Via Mantova, 44- 37019 Peschiera (d.G.). Tel. 045.75. 51.400 parroco: don Attilio Bonato (ottobre 2009).
giovedì 13 marzo 2014
martedì 4 marzo 2014
Quaresima 2014
All'inizio della Quaresima, può essere utile fermarci su alcune riflessioni che aveva proposto, qualche anno fa, il Papa emerito, Benedetto XVI
Il significato spirituale della Quaresima in una
riflessione di Benedetto XVI
La Quaresima è di un itinerario di quaranta giorni che ci
condurrà al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del
Signore, cuore del mistero della nostra salvezza. Nei primi secoli di
vita della Chiesa questo era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto
l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede e di
conversione per giungere a ricevere il sacramento del Battesimo. Si trattava di
un avvicinamento al Dio vivo e di una iniziazione alla fede da compiersi
gradualmente, mediante un cambiamento interiore da parte dei catecumeni, cioè
di quanti desideravano diventare cristiani ed essere incorporati a Cristo e
alla Chiesa”.
Successivamente, anche
i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di
rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a
quella di Cristo…
Tutti, fin dai primi
tempi della chiesa, sapevano che il tempo che precede la Pasqua è il tempo del
cambiamento interiore, del pentimento; il tempo che identifica la nostra vita
umana e tutta la nostra storia come un processo di conversione che si mette in
movimento ora per incontrare il Signore alla fine dei tempi”…
Il tempo di quaranta
giorni e, con un chiaro riferimento alla Sacra Scrittura ci introduce così in
un preciso contesto spirituale. Quaranta è infatti il numero simbolico con cui
l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza
della fede del Popolo di Dio. E’ una cifra che esprime il tempo dell’attesa,
della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è
fedele alle sue promesse. Questo numero non rappresenta un tempo cronologico
esatto, scandito dalla somma dei giorni. Indica piuttosto una paziente
perseveranza, una lunga prova, un periodo sufficiente per vedere le opere di
Dio, un tempo entro cui occorre decidersi ad assumere le proprie responsabilità
senza ulteriori rimandi. E’ il tempo delle decisioni mature”.
Il numero quaranta appare anzitutto nella storia di Noè.
Quest’uomo giusto, a causa del diluvio trascorre quaranta giorni e quaranta
notti nell’arca, insieme alla sua famiglia e agli animali che Dio gli aveva
detto di portare con sé. E attende altri quaranta giorni, dopo il diluvio,
prima di toccare la terraferma, salvata dalla distruzione (Gen 7,4.12;
8,6)". Poi prosegue: "Mosè rimane sul monte Sinai, alla presenza del
Signore, quaranta giorni e quaranta notti, per accogliere la Legge. In tutto questo
tempo digiuna (Es 24,18). Quaranta sono gli anni di viaggio del popolo ebraico
dall’Egitto alla Terra promessa, tempo adatto per sperimentare la fedeltà di
Dio: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto
percorrere in questi quarant’anni… Il tuo mantello non ti si è logorato addosso
e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni» (Dt 8,2.4)".
Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere
l’Oreb, il monte dove incontra Dio (1 Re 19,8). Quaranta sono i giorni durante
i quali i cittadini di Ninive fanno penitenza per ottenere il perdono di Dio
(Gn 3,4). Quaranta sono anche gli anni dei regni di Saul (At 13,21), di Davide
(2 Sam 5,4-5) e di Salomone (1 Re 11,41), i primi tre re d’Israele. Anche i
Salmi riflettono sul significato biblico dei quaranta anni, come ad esempio il
Salmo 95: «Se ascoltaste oggi la sua voce! “Non indurite il cuore come a
Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi
disgustò quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato, non
conoscono le mie vie”» (vv. 7c-10)”.
“Nel Nuovo Testamento, Gesù, prima di iniziare la vita
pubblica, si ritira nel deserto per quaranta giorni, senza mangiare né bere (Mt
4,2): si nutre della Parola di Dio, che usa come arma per vincere il diavolo.
Le tentazioni di Gesù richiamano quelle che il popolo ebraico affrontò nel
deserto, ma che non seppe vincere. Quaranta sono i giorni durante i quali Gesù
risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al Cielo e inviare lo Spirito
Santo (At 1,3)”.
La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo di
favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga
esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta
giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di
Dio.
I quarant’anni della
peregrinazione di Israele nel deserto presentano atteggiamenti e situazioni
ambivalenti. Da una parte essi sono la stagione del primo amore con Dio e tra
Dio e il suo popolo, quando Egli parlava al suo cuore, indicandogli
continuamente la strada da percorrere…
D’altro canto, la
Bibbia mostra anche un’altra immagine della peregrinazione di Israele nel deserto:
è anche il tempo delle tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele
mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i
propri idoli, poiché avverte l’esigenza di venerare un Dio più vicino e
tangibile ... ”.
Questa ambivalenza la
ritroviamo in modo sorprendente nel cammino terreno di Gesù, naturalmente senza
alcun compromesso col peccato.
Dopo il battesimo di
penitenza al Giordano, nel quale assume su di sé il destino del Servo di Dio
che rinuncia a se stesso e vive per gli altri e si pone tra i peccatori per
prendere su di sé il peccato del mondo, Gesù si reca nel deserto per stare 40
giorni in profonda unione con il Padre.
Questa dinamica è una
costante nella vita terrena di Gesù, che ricerca sempre momenti di solitudine
per pregare il Padre suo e rimanere in intima comunione e in intima solitudine
con Lui e poi ritornare in mezzo alla gente. Ma in questi tempi di “deserto” e
di incontro speciale col Padre, Gesù si trova esposto al pericolo ed è assalito
dalla tentazione e dalla seduzione del maligno, il quale gli propone una via
messianica lontana dal progetto di Dio, perché passa attraverso il potere, il
successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla Croce. Questa è
l'alternativa al messianismo di potere, di successo: un messianismo di amore,
di dono di sé”.
Ha quindi sottolineato
che “questa situazione di ambivalenza descrive anche la condizione della Chiesa
in cammino nel “deserto” del mondo e della storia. In questo “deserto” noi
credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di
Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la
carità; un’esperienza che ci fa partecipi della vittoria di Cristo sul peccato
e sulla morte mediante il Sacrificio d’amore sulla Croce. Ma il “deserto” è
anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di
parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che
rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad
ogni riferimento alla trascendenza. E’ questo anche l’ambiente in cui il cielo
sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo,
dell’incomprensione e dell’inganno. Nonostante questo, anche per la Chiesa di
oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo
la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva
che disseta e ristora”.
giovedì 27 febbraio 2014
Omelia Messa Quarantore
Le due letture che abbiamo proclamato, dalla lettera ai Romani e dal Vangelo di Giovanni, non sembrano avere in apparenza alcun riferimento all’Eucarestia. In realtà essi ci richiamano il significato essenziale dell’Eucaristia, che è sacramento in relazione con la morte del Signore come noi proclamiamo dopo la consacrazione: annunciamo la tua morte, Signore.
Il passo della lettera ai Romani è il testo migliore, il più profondo, per capire che cosa significhi amore nel Nuovo Testamento. Richiamo tre frasi importanti che abbiamo sentito:
Cristo è morto per gli empi,
Dio dimostra il suo amore,
Cristo è morto per noi.
Cominciamo ad osservare la prima frase: Cristo è morto per noi. Dobbiamo cogliere l'assoluta novità di questo annuncio. In tutta l'antichità si parlava di certi uomini dal valore etico eccezionale che morivano per salvaguardare un valore positivo. Ad esempio: morivano per salvare la maestà della legge, come ha fatto Socrate; per soccorrere la patria in pericolo, come fecero i fratelli Maccabei. Ma nessuno è morto per aiutare persone che erano considerate malvagie. Questo non solo sarebbe stato considerato una cosa strana ma anche ingiusta e sbagliata. Tutti avrebbero pensato caso mai che gli empi o malvagi era meglio abbandonarli a loro stessi. Nessuno si sarebbe lamentato di questo abbandono. La legge degli uomini non è in grado di condannare un reato senza condannare anche il reo. Non è possibile punire un furto senza condannare anche il ladro. Dio invece ha voluto condannare il reato senza colpire l'uomo colpevole; ha cercato di condannare il peccato, senza far perire il peccatore. Gesù aveva già detto una cosa simile: Dio fa piovere e manda il sole anche sul campo dei malvagi. Non li disprezza e non si vendica di loro. Potremmo dire: Dio cerca di riciclare senza buttare via tutto. Quello che noi cerchiamo di fare giustamente con i rifiuti, Egli vuole farlo con gli uomini che noi consideriamo dei rifiuti. Quello che sto dicendo non è una curiosità o una provocazione. È il messaggio centrale del Vangelo. Al centro del Vangelo troviamo infatti l'annuncio di Dio che giustifica i colpevoli. Li giustifica: cioè li perdona per poter farli diventare uomini giusti. Questo è l'unico tribunale che osa fare e può fare una cosa del genere. In un qualsiasi tribunale, chi confessa subisce la condanna, magari attenuata, ma la subisce. Nel tribunale di Dio, chi confessa la sua colpa viene assolto perché Dio vuole recuperare qualsiasi colpevole.
Ora facciamo attenzione al terzo versetto: Cristo è morto per noi. Forse qualcuno si inquieta quando sente dire: Cristo è morto per giustificare gli empi. Ho appena spiegato che cosa significhi questo detto. Ma poco dopo San Paolo dice: Cristo è morto per noi. Allora forse anche noi siamo considerati empi? San Paolo non osa dirlo ma c’invita a guardare dentro di noi e a domandarci se anche nei nostri confronti Dio non abbia dovuto compiere un’azione di recupero. Non c'è stato nulla di sbagliato nella nostra vita? Non c’è nulla di iniquo dentro di noi?
Se ci chiediamo: dove sono e chi sono gli empi? In genere non facciamo alcuna fatica a dare la risposta e ci viene subito in mente un lungo elenco di persone.
Se ci chiediamo invece: Dove sono i buoni? Che cosa rispondiamo? Se rispondiamo che siamo noi, tutta la Bibbia dice che siamo non soltanto degli illusi o dei presuntuosi ma dei bugiardi, cioè persone che mentono sapendo mentire. Ognuno di noi porta dentro di sé due persone: la persona buona con la quale ci identifichiamo e la persona malvagia che non vogliamo vedere. La vediamo bene degli altri ma non la vediamo in noi. Invece di sfuggire alla realtà, faremmo meglio ad accogliere questo messaggio: Cristo è morto per gli empi, Cristo è morto per noi. Anche dentro di me ci sono molte cose che dispiacciono al Signore. Anch'io sono tra coloro che il Signore ha voluto e vuole recuperare invece di gettare via.
Facciamo attenzione adesso al versetto in mezzo: Dio ha dato il suo Figlio. Nel Vangelo di San Giovanni abbiamo sentito dire che Dio ha donato il suo Figlio a favore del mondo. Questo è davvero sbalorditivo. Ha preferito noi al suo stesso Figlio.
Certamente un gesto di amore come questo gli uomini non sono capaci di farlo. Faccio un esempio. Quando scoppia una guerra, un genitore pensa: sarà forse giusto combattere per la patria, ma al fronte è meglio che ci vada un altro giovane, il figlio del mio vicino. Tutti vogliono risparmiare il proprio figlio. Questa è una cosa molto comprensibile. Soltanto Dio non ha risparmiato il proprio Figlio ma lo ha donato a favore del malvagi, ossia a favore di persone che sarebbe stato giusto far sparire.
Noi passiamo tutta la vita e ci nutriamo spesso del'eucarestia senza aver capito quanto grande sia l'amore di Dio per noi.
La risposta d’amore riconoscente che dobbiamo dare non è quella di fare chissà che cosa, ma dobbiamo soltanto lasciarci recuperare dal signor. Dio ti chiede soltanto questo: dammi la possibilità di recuperarti. L’impegno d’amore che Egli ha profuso per noi, non è venuto meno. Se Dio ci ha amato quando eravamo ancora dei malvagi, molto di più ci ama adesso che è riuscito a renderci giusti. Non può non amare come amici, colui che ci ha amati quando eravamo suoi nemici.
lettera alle famiglie di Papa Francesco
Care
famiglie,
mi
presento alla soglia della vostra casa per parlarvi di un evento che, come è
noto, si svolgerà nel prossimo mese di ottobre in Vaticano. Si tratta
dell’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per
discutere sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto
dell’evangelizzazione”. Oggi, infatti, la Chiesa è chiamata ad annunciare il
Vangelo affrontando anche le nuove urgenze pastorali che riguardano la
famiglia.
Questo
importante appuntamento coinvolge tutto il Popolo di Dio, Vescovi, sacerdoti,
persone consacrate e fedeli laici delle Chiese particolari del mondo intero,
che partecipano attivamente alla sua preparazione con suggerimenti concreti e
con l’apporto indispensabile della preghiera. Il sostegno della preghiera è quanto
mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie.
Infatti, questa Assemblea sinodale è dedicata in modo speciale a voi, alla
vostra vocazione e missione nella Chiesa e nella società, ai problemi del
matrimonio, della vita familiare, dell’educazione dei figli, e al ruolo delle
famiglie nella missione della Chiesa. Pertanto vi chiedo di pregare
intensamente lo Spirito Santo, affinché illumini i Padri sinodali e li guidi
nel loro impegnativo compito. Come sapete, questa Assemblea sinodale
straordinaria sarà seguita un anno dopo da quella ordinaria, che porterà avanti
lo stesso tema della famiglia. E, in tale contesto, nel settembre 2015 si terrà
anche l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia. Preghiamo dunque tutti
insieme perché, attraverso questi eventi, la Chiesa compia un vero cammino di
discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad
affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo.
Vi scrivo
questa lettera nel giorno in cui si celebra la festa della Presentazione di
Gesù al tempio. L’evangelista Luca narra che la Madonna e san Giuseppe, secondo
la Legge di Mosè, portarono il Bambino al tempio per offrirlo al Signore, e che
due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito Santo, andarono loro incontro
e riconobbero in Gesù il Messia (cfr Lc 2,22-38). Simeone lo prese tra le
braccia e ringraziò Dio perché finalmente aveva “visto” la salvezza; Anna,
malgrado l’età avanzata, trovò nuovo vigore e si mise a parlare a tutti del
Bambino.
È
un’immagine bella: due giovani genitori e due persone anziane, radunati da
Gesù. Davvero Gesù fa incontrare e unisce le generazioni! Egli è la fonte
inesauribile di quell’amore che vince ogni chiusura, ogni solitudine, ogni
tristezza. Nel vostro cammino familiare, voi condividete tanti momenti belli: i
pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e
i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà… Tuttavia, se manca l’amore manca la
gioia, e l’amore autentico ce lo dona Gesù: ci offre la sua Parola, che
illumina la nostra strada; ci dà il Pane di vita, che sostiene la fatica
quotidiana del nostro cammino.
Care
famiglie, la vostra preghiera per il Sinodo dei Vescovi sarà un tesoro prezioso
che arricchirà la Chiesa. Vi ringrazio, e vi chiedo di pregare anche per me,
perché possa servire il Popolo di Dio nella verità e nella carità. La
protezione della Beata Vergine Maria e di san Giuseppe accompagni sempre tutti
voi e vi aiuti a camminare uniti nell’amore e nel servizio reciproco. Di cuore
invoco su ogni famiglia la benedizione del Signore.
Dal
Vaticano, 2 Febbraio 2014
Festa della Presentazione del Signore
sabato 22 febbraio 2014
23 febbraio - 2 marzo 2014
SETTIMANA EUCARISTICA
“Signore, insegnaci a
pregare!
Lunedì 24 febbraio
Ore 15.30-16.00 adorazione
ragazzi di 1a media
ore 17.00 adorazione per tutti
ore 17.30 Vespero
ore 18.00 S. Messa
ore 17.00 adorazione
per tutti
ore 17.30 Vespero
ore 18.00 S. Messa
Mercoledì 26
febbraio
ore 17.00 adorazione
per tutti
ore 17.30 Vespero
ore 18.00 S. Messa
Giovedì 27 febbraio
ore 15.30 / 16.00 ADORAZIONE con i bambini 5a elementare
ore 17.30 Vespero
ore 20.30 S.Messa solenne, animata dal coro parrocchiale.
Venerdì 28 febbraio
ore 16.30 - 18.00 ADORAZIONE per tutti: in particolare “Gruppo anziani”
ore
17.30 Vespro
e S.Messa
ore 20.30 Celebrazione di preghiera per adolescenti
ore 20.30 Celebrazione di preghiera per adolescenti
e giovani, con
i genitori
Sabato
1° marzo
ore 10.30 -11.00 Preghiera con i bambini di 3a
elementare e loro genitori
ore 16.30 S.
Messa prefestiva con il rito dell’ UNZIONE
DEI MALATI
(Non
c’è la S. Messa delle ore 18.00)
Domenica
2 marzo
ore 8.00 S. Messa
ore 10.30 S.
MESSA conclusiva della Settimana Eucaristica con la corale e
“Presentazione dei ragazzi di 1a Comunione” alla Comunità
BENEDIZIONE
EUCARISTICA
ore 19.00 S. Messa
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