sabato 17 ottobre 2020

 18 ottobre 2020

29a domenica del tempo ordinario

 

Prima lettura (Is 45,1.4-6)

Dal libro del profeta Isaìa

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri».

Salmo responsoriale (Sal 95)

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Seconda lettura (1Ts 1,1-5)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. 
Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.


Vangelo (Mt 22,15-21)

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


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OMELIA - 29a domenica del tempo ordinario 

 

 

A Gerusalemme Gesù è coinvolto in una serie di dibattiti che chiamano in causa i gruppi più rappresentativi del giudaismo.  L'episodio mette due personaggi a confronto: Gesù e gli interroganti. Gesù -- è definito un maestro «veritiero», che insegna la via di Dio «secondo verità» e che non «guarda in faccia nessuno». Un uomo franco, lineare, tutto d'un pezzo, coerente tra il dire e il fare…. Non dice ciò che gli è utile, ciò che gli fa comodo, non è condizionato dal consenso e dalla popolarità: dice ciò che è vero, comunque esso sia. 

Tutto il contrario è la figura dell'interrogante: un uomo contorto, malizioso, capace di fingere per trarre in inganno. La sua domanda non nasce dal desiderio di sapere né gli interessa la verità. Il Vangelo parla di «malizia» e di «ipocrisia. Ma veniamo al punto. 

Al tempo di Gesù, quando la terra d'Israele era soggetta all'imperatore di Roma. 

I più sensibili tra gli ebrei ritenevano di essere in qualche modo violentati nella loro fede. 

I romani non impedivano loro di professarla, ma neppure la rispettavano come essi avrebbero voluto, ad esempio imponendo la loro moneta: gli ebrei trovavano ripugnante dover maneggiare monete con l'effigie dell'imperatore, mentre le norme religiose esigevano di non fare immagine alcuna, né di uomini né di animali. Se si aggiunge che con quelle monete dovevano "pagare le tasse" agli odiati occupanti, la questione si presentava scabrosa. 

Alcuni nemici di Gesù (erodiani e farisei…) per tendergli un tranello: “E’ lecito o no pagare le tasse a Cesare, cioè all'imperatore romano?

Se avesse risposto di sì, lo avrebbero denunciato presso i connazionali quale amico dei romani e quindi traditore del suo popolo; se avesse risposto di no, lo avrebbero accusato presso le autorità romane di essere loro nemico.

Gesù si fece mostrare una moneta …. "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio".

Con queste parole Gesù stabilisce princìpi e criteri sempre validi anche oggi…. 

Riconosce la legittimità del potere politico, i diritti dello Stato, che diventano doveri per il cittadino… È significativo, ad esempio, che Paolo scriva ai cristiani di Roma (Rm 13) sollecitandoli a pagare le tasse e a rispettare le autorità (che pure erano pagane). 

Anche se non gestito dai cristiani, lo Stato ha i suoi diritti.. Gesù, però,  nega le sue eventuali pretese di essere un assoluto: non tutto va a Cesare, perché ci sono soprattutto i diritti di Dio che diventano una risposta doverosa per il credente. Pagare le tasse non piace a nessuno, ma è giusto e dunque doveroso farlo, perché è destinato a realizzare il bene comune (se poi il governo esagera nelle richieste o usa male il ricavato, in una moderna democrazia i cittadini possono manifestare il loro scontento alle prossime elezioni).

 Tuttavia lo Stato non può arrogarsi diritti che competono solo a Dio («e a Dio quello che è di Dio»). 

Questo significa che  l’autorità dello Stato non può assorbire tutto l'uomo, non può sostituirsi alla coscienza, non può imporre il suo pensiero. Il cristiano rifiuta di far coincidere per intero la sua coscienza con gli interessi dello Stato. (Vedi le dittature del secolo scorso: nazismo- comunismo.. e altre…)

Ancora: Gesù parlava a uomini che conoscevano bene la Bibbia; in particolare la sua prima pagina, laddove si afferma che "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò" (Genesi 1,27): se la moneta apparteneva a colui di cui recava l'immagine, anche l'uomo appartiene a Colui di cui è l'immagine. In altre parole, l'uomo è tenuto a impegnarsi per il bene comune, deve concorrere a realizzare una società terrena giusta e solidale, ma nessuno stato, nessun governante potrà mai pretendere autorità sulla sua coscienza, sulla sua dignità, sulla sua libertà. Peraltro l'uomo ha il dovere di non consegnare mai a nessuno la propria coscienza.

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Avvisi

 

Oggi GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE sul tema: “TESSITORI DI FRATERNITA’”. 



Venerdì 23 ore 20.30 a Lazise: Presentazione ottobre missionario

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Il 25 ottobre prossimo alla Messa delle 11,00 celebrazione della Cresima, riservata ai ragazzi (e) e agli stretti familiari. Chi frequenta

questa Messa è pregato di partecipare ad una delle altre in orario.

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Stiamo cercando di organizzare il catechismo, seguendo anche le indicazioni della nostra diocesi. E’ importante avere un contatto anche con le famiglie dei fanciulli e dei ragazzi, perché nella nuova proposta, si intende valorizzare il contributo educativo delle nostre famiglie. Perciò, in accordo con le catechiste(i) abbiamo pensato di fare 3 incontri, per spiegare il tutto:

 

Mercoledì 21 ottobre- alle 20,45 -in chiesa: le famiglie dei ragazzi di 5a e 1a media.

Giovedì  22 ottobre- alle 20,45 -in chiesa: le famiglie dei ragazzi di 3a e 4a elem. 

Martedì 27 ottobre alle 20,45 -in chiesa: le famiglie dei ragazzi di 2a media.

 

Preghiera (sul Vangelo della domenica)

 

Nessun cristiano, Gesù, può trovare giustificazioni

per non pagare le tasse, per sottrarsi con qualche sotterfugio al dovere di contribuire alle necessità di un Paese.

Le tue parole sono chiare. Le scuse accampate da questa o quella categoria per non corrispondere il dovuto, si sciolgono come neve al sole. 

Non si può essere veri discepoli se non si è cittadini onesti

e non si può donare qualcosa in carità, evitando di versare somme ben più ingenti richieste dalla giustizia. Ma da chi ti segue, tu non esigi solamente che sia rispettoso delle leggi del suo popolo.

Tu chiedi che sia altrettanto rigoroso nel suo rapporto con Dio.

E se è vero che strade e ponti, assistenza sociale e sanitaria,

cura dell’ordine e del bene pubblico sono garantiti da uno Stato,

è altrettanto vero che molto di più noi dobbiamo a Dio e che, di conseguenza, ben più rigorosa deve essere in gratitudine e in obbedienza la nostra relazione con lui.



sabato 10 ottobre 2020

11 ottobre 2020 . 28a domenica del tempo ordinario

Dal libro del profeta Isaìa

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

 

Salmo responsoriale (Sal 22)

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.  

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

 

Seconda lettura (Fil 4,12-14.19-20)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. 
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. 
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Vangelo (Mt 22,1-14)

Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

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omelia 28a A

 

Nelle letture di q. dom. ricorre il tema del banchetto… segno di festa, di gioia condivisa, di incontri rassicuranti e carichi di speranza. In questo modo Dio si dichiara apertamente per portare gioia al suo popolo. Non il Dio severo che mette ansia e inquietudine, ma il Dio che si  impegna perchè il popolo da lui scelto (cioè  noi) si senta rassicurato e possa contare su un amore che non viene mai meno… Se non fosse così, la nostra fede sarebbe una noiosa consegna di compiti da fare, di ordini e di impegni fastidiosi da eseguire, perché il Signore ce li comanda! Nella prima lettura il profeta Isaia (25,6-10) parla di un grande raduno di tutti i popoli. E’ il sogno di Dio, la sua volontà di raggiungere tutti, di rompere barriere che dividono, di creare ponti di vicinanza. Quanto oggi ne abbiamo bisogno!  

Da “Fratelli tutti”. Ci sono paure antiche che non sono state superate dal progresso… Anche oggi, dietro le mura dell’antica città c’è l’abisso, il territorio dell’ignoto, il deserto... È il territorio di ciò che è “barbaro”, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani… e diventano semplicemente “quelli”. Riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra…. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità»

La parabola di Gesù… festa per le nozze del figlio…E’ la festa di Dio che, mandando nel mondo il Figlio Gesù come sposo dell’umanità, dà la possibiltà di godere del suo dono, di questa alleanza di amore!

Gesù la racconta  anzitutto per spiegare come mai la sua predicazione veniva rifiutata dai praticanti, dai fedeli osservanti, dagli scribi e farisei e veniva invece accolta dai pubblicani e dai peccatori. Gesù vede che questo è accaduto: la conversione dei lontani e l’indurimento dei vicini… Poi Matteo poi, passa a spiegare che il Vangelo è annunciato ai pagani che lo ricevono con grande sorpresa e gioia! “Il finale del Vangelo: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura!”

Nel linguaggio della parabola i primi invitati sono i giudei… i contemporanei di Gesù i quali tirano fuori tante scuse per non partecipare alla festa. 

Ma Dio non si rassegna: a Lui interessa che la sala si riempia, che molti possano godere del suo dono, che sentano la sua presenza di Dio come vicina e così gustare la sua amicizia. L'appello è rivolto a tutti, (buoni e cattivi..) e la sala deve essere, comunque, riempita. Tutti, senza distinzioni, hanno diritto di partecipare alla festa di Dio! 

Puo’ sembrare strano il finale dell’invitato senza l’abito della festa. Non è banalmente, un problema di etichetta, per cui bisognava vestirsi bene per accontentare il re! 

L’abito rappresenta l’insieme delle virtù, delle risposte generose al dono della fede, cioè una vita cristiana fedele e operosa…Una volta entrati nella sala, non per proprio merito, occorre essere degni del favore che si è ricevuto. Non basta stare nella chiesa per tradizione o per convenienza. 

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Avvisi

 

Lunedì 12 ottobre si tiene a Cavalcaselle  un incontro con i rappresentanti della nostra Unità pastorale (CUP= Consiglio di unità pastorale) per un confronto e uno scambio di proposte in vista di qualche iniziativa pastorale comune alle nostre parrocchie del basso lago.

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Giovedì 15 - alle 20.45- aspetto le catechiste(i) per definire meglio la programmazione della catechesi in questo anno pastorale.

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Domenica prossima 18 ottobre: Giornata missionaria mondiale

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Preghiera (sul Vangelo della domenica)

 

Gesù, quello che conta non è  figurare tra i primi destinatari

del banchetto di nozze che ci  è stato preparato: ciò che importa è accogliere l'invito che ci raggiunge e accettare di partecipare alla ricchezza dei suoi doni,   sapendo che Egli, il Padre,  ci vuole tutti alla sua mensa.

Egli sa bene che portiamo un vestito sporco e sdrucito; 

ma In un’ occasione importante come questa,

ci chiede se siamo disposti a toglierci i nostri stracci

e a metterci la veste nuziale che ci è stata preparata...   

Quella veste domanda solo di essere indossata.

Essa testimonia la volontà di cambiare la nostra vita

per rispondere alla bontà del padrone di casa e capire

la preziosità del dono che riceviamo.

Gesù, tu sai bene quanto sia generoso il Padre tuo: fa’ che io non approfitti della sua pazienza e della sua generosità.









domenica 4 ottobre 2020

 5 ottobre 2020

27a  domenica del tempo ordinario

 

Dal libro del profeta Isaìa

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

 

Salmo responsoriale (Sal 79)

La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

Seconda lettura (Fil 4,6-9)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. 
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. 
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

 

Vangelo (Mt 21,33-43)

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

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Omelia 27a A (4.10.2020)

 

Il canto di Isaia 5,1-7 è un piccolo capolavoro e prepara la parabola di Gesù, che è quasi il suo prolungamento, applicato alla vicenda di Gesù.. Il profeta Isaia si serve di un'immagine tolta dai campi, la vigna, per descrivere in profondità la storia del suo popolo. 

Le vicende di Israele ripetono costantemente lo stesso motivo: da una parte l'amore di Dio, dall'altra il tradimento del popolo. L’amore di Dio dice la sua premura, la sua cura e tutte le sue attenzioni verso la vigna, cioè verso il suo popolo. Da una parte, un impegno continuo del Signore per mostrare q. amore; dall’altra la storia dell’ingratitudine, di un rifiuto ostinato.

Che osa dovevo fare alla mia vigna e non l’abbia fatto? ‘E’ il lamento del Signore che provoca, con questa domanda, una riflessione e un ripensamento da parte del suo popolo…


Ma si può rifiutare l’amore di Dio? E’ un rischio possibile…Dio accetta anche di non essere capito, di essere rifiutato e incompreso… accetta anche che i suoi doni siano visti come delle imposizioni o dei tranelli per costringerci a fare quello che Lui vuole… 

Ma la pazienza di Dio non vuol dire indifferenza verso il suo popolo, perché ci sarà un giudizio (5,3). Dio si aspettava uva pregiata, e invece ebbe uva scadente (5,2). 

In altre parole: si aspettava giustizia ed ecco oppressione, si aspettava rettitudine ed ecco la disonestà (5,7). A questo punto non resta che la sanzione: la vigna cadrà in rovina, non sarà più coltivata e vi cresceranno rovi e pruni. Ma l’intervento duro di Dio non è mai per sempre: tende continuamente a convertire, a risanare, a riprendere il cammino interrotto, a ridare speranza e fiducia… 

 

La parabola di Gesù richiama  il canto della vigna del profeta, con alcune differenze.

Ad esempio: il peccato non consiste semplicemente nella disobbedienza a Dio, ma nel fatto che, oltre ai profeti, viene ucciso, alla fine, il Figlio mandato per ultimo... lo stesso Messia.

Si tratta di un duro giudizio sui capi e responsabili del popolo di Israele, e quindi non su tutto il popolo… I contadini non vogliono riconoscere il padrone come tale. Questo è il loro peccato. Si comportano come se la vigna appartenesse a loro. E quando uccidono il figlio lo dicono chiaro: vogliono farsi eredi e padroni. 

Ecco un insegnamento anche per l’oggi: rifiutando la signoria di Dio, rifiutando la pietra angolare che è Gesù, la vita si disperde, non ci sono più riferimenti sicuri, si crea una situazione caotica, la convivenza umana si frantuma. Senza il riconoscimento di Dio, il mondo non sta in piedi. 

Questo avvertimento severo viene applicato e aggiornato anche per coloro che subentrano nella coltivazione della vigna, cioè per i cristiani, cioè per la chiesa che è l’erede delle promesse di Dio, come si dice chiaramente con le parole finali:

“La vigna sarà data ad altri chne porteranno i frutti….”. Siamo sicuri che questi frutti saranno portati? Non è automatico! Il dono di Dio chiama ad una risposta libera e convinta!

Troviamo in queste parole anche un grande conforto: sentiamo che le nostre sterilità non bloccano la storia di Dio che non si stanca mai di darci il compito di coltivare e lavorare nella sua vigna per un vino buono, cioè per una vita che porti frutto.

Possiamo trovare indicazioni preziose per la nostre scelte, per una vita fruttuosa, che Paolo presenta nella lettera ai Filippesi: 

 

Fratelli, “non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti…In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

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4 ottobre 2020 - 27a domenica del tempo ordinario - anno A

Avvisi

 

Oggi: GIORNATA PER LA CARITA’ DEL PAPA. La raccolta si fa attraverso i cestini delle elemosine domenicali.

 

In questa domenica 4 ottobre celebrIamo la MESSA di PRIMA COMUNIONE per un secondo gruppo di ragazzi (di 5a elem.). 

La Messa, è riservata ai ragazzi e agli stretti familiari. Il 25 ottobre prossimo alla Messa delle 11,00 celebrazione della Cresima, riservata ai ragazzi (e) e agli stretti familiari.

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Ricordo fin d’ora che sono previsti due incontri per le catechiste (i), tenuti da don Malaffo, per completare quello precedente di settembre.

Gli incontri, per le catechiste della zona lago si tengono al Beato Andrea alle ore 20.30 i  lunedì 5 e 26 ottobre.

 

Preghiera (sul Vangelo della domenica)

 

È vero, Gesù, l'arroganza non ha limiti ed è proprio essa che ci induce a trattare come nostra proprietà quella vigna che ci è stata affidata perché porti un frutto abbondante. Eppure c’è una storia d'amore che non possiamo facilmente ignorare: a chi appartiene?  Chi l'ha piantata? Chi l'ha curata e dotata di quello che le era indispensabile? Non è forse il Padre tuo che da secoli non si stanca di venire incontro agli uomini, di entrare nella loro storia, con tutti i rischi che comporta, per realizzare un progetto destinato a portare pace e gioia? È vero, Gesù, c’è anche ingratitudine quando non siamo disposti a riconoscere tutti i doni che abbiamo ricevuto, tutto ciò che non ci siamo meritati eppure è stato posto nelle nostre mani. Come possiamo arrivare a trattar male, addirittura con violenza,

quelli che ci segnalano le nostre ingiustizie, i nostri comportamenti orgogliosi, la nostra voglia di spadroneggiare, di fare come se la nostra vita ci appartenesse interamente?   Signore, aiutaci a portar frutto nell’operosità e nella riconoscenza!

 

sabato 15 agosto 2020

16 agosto 2020

20a domenica anno A

 Prima lettura (Is 56,1.6-7)

Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

 

Salmo responsoriale (Sal 66)

Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.  

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.  

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. 

 

Seconda lettura (Rm 11,13-15.29-32)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. 
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

 

Vangelo (Mt 15,21-28)

Dal Vangelo secondo Matteo



In quel tempo,  partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.  Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».  Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».  Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

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omelia 20a A

 

Una donna e una madre straniera, intelligente e tenace, che non si arrende ai silenzi e alle risposte brusche di Gesù. E’ uno dei personaggi più simpatici del Vangelo. E Gesù, uomo di incontri, comprende maggiormente la sua missione e si apre alle richieste forti  di questa donna. 

E’ di un altro paese e di un'altra religione…ma la sua insistenza in un certo senso convince Gesù ad agire nei suoi confronti. Gesù non è certo un uomo insensibile ma aveva sempre operato miracoli e guarigioni a favore del suo popolo, il popolo della promessa. Ora Gesù comprende, sollecitato da lei, che i confini si allargano e la sua misericordia non conosce limiti… Gesù, commosso dalle parole della pagana, si manifesta pastore buono e medico premuroso non solo per quelli di Israele, ma accogliendo tutto il dolore del mondo.

Anche i discepoli sono coinvolti nella richiesta insistente della donna: “Rispondile, vedi come ci grida dietro… così ci lascia in pace!” 

E’ come la proposta sbrigativa fatta a Gesù alla moltiplicazione dei pani: “Congeda la folla perché vada nei villaggi a procurarsi il pane… cioè ognuno si arrangi!”. 

La donna insiste: Aiuta me e mia figlia! Gesù replica con una parola che sembra essere troppo  ruvida, ma che ha forse, lo scopo di mettere ancora alla prova la fiducia nei suoi confronti: “Non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani”. I pagani, dai giudei, erano chiamati “cani” e disprezzati come tali.

E qui arriva la risposta geniale della donna: “E’ vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni!”

È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù. Nel regno di Dio, non ci sono figli e non figli, uomini e cani. Ma solo figli da saziare, e figli sono anche quelli che pregano un altro Dio.

“Donna, grande è la tua fede!” 

La sua grande fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono figli e cani, che Gesù prova dolore per il dolore di ogni uomo, che la sofferenza di un uomo conta più della sua religione. Lei sa che Dio è felice quando una madre, qualsiasi madre, gode per la guarigione di sua figli, come della guarigione di ogni persona bisognosa finalmente guarita.

“Avvenga per te come desideri!”. Gesù accoglie il desiderio, lo capisce e lo fa diventareesperienza di gioia che rinnova la vita!

  Anche l'amore di Dio può avere le sue priorità, nel senso di una attenzione che  riguardava allora anzitutto i figli della promessa, cioè gli ebrei. Ma se i figli sono i primi non è per escludere gli altri, ma per far posto anche agli altri. E così per la parola di una donna pagana la priorità, che Israele vantava, viene allargata e purificata. E Gesù riconosce e ne dà atto, come se quella donna pagana lo avesse in un certo senso illuminato. Anche dai pagani può venire una parola di verità.

Che cosa impariamo?

1-   Una fede fiduciosa, tenace e insistente. Insistere vuol dire allenarsi alla fiducia che Dio non si stanca di noi e non chiude la porta quando bussiamo. “Chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarò aperto!”

2-   Impariamo la fede e la genuinità dell’incontro con Dio da qualsiasi parte…