sabato 18 giugno 2022

 19 giugno: SOLENNITA’ del CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE

Prima Lettura . Dal libro della Gènesi - Gen 14,18-20

 

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 109 (110)

 

R. Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi». R.
 
Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici! R.
 
A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato. R.
 
Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek». R.
 

Seconda Lettura - Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 11,23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Sequenza 
  
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev'essere gettato.
 
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
 
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nùtrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
 
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo,
nella gioia dei tuoi santi.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,11b-17

 

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

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Omelia

 

L’Eucarestia. In questa solennità siamo chiamati a capire e a vivere  ancora di più il dono più eccellente, la realtà più grande di un Dio che in Gesù, si consegna a noi, diventa nostro amico e compagno di viaggio nella vita. Ma soprattutto nel segno di un pane mangiato, vuole unirsi a noi perché in Lui diventiamo una sola cosa nella fede. Siamo chiamati a non abituarci, a non ripetere il rito stancamente, come fosse una abitudine che ci rende un po’ pigri…

 

S. Paolo ci ricorda che l’Eucarestia ha una lunga storia e radici molto lontane e profonde a partire dal Cenacolo. Tutto è iniziato lì. Gesù, nel dare il pane spezzato ai discepoli, aveva anticipato la sua vita spezzata, sulla croce, cioé la sua morte. “Fate questo in memoria di me”. Non semplicemente: “fate ancora il mio gesto come un rito da ripetere, come fosse una scenetta per non dimenticarmi”. Ma: ”Il gesto del pane spezzato” che si rinnova in ogni ’Eucarestia, vuol dire che anche noi siamo chiamati a fare della nostra vita un dono di condivisione e di fraternità. E questo è possibile perché  il Signore donandosi a noi, ci dà anche la sua energia e la volontà di fare come Lui. Ecco perché l’Eucarestia è anche il pane dei forti e il pane del cammino!

Nell'episodio della moltiplicazione dei pani (Luca 9,11-17) si vede il grande gesto di Gesù: la folla di circa cinquemila uomini e dopo che tutti furono saziati avanzarono dodici ceste di cibo. Notiamo ancora: il dialogo fra i discepoli e Gesù. Questi vedono il bisogno della gente e fanno una proposta che sembra ragionevole: «Congeda la gente perché vada nei villaggi e nelle campagne intorno per alloggiare e trovar cibo». Ma per Gesù questo interessamento non basta. In certo senso i discepoli si chiamano fuori, come a dire: “ognuno pensi per sé, noi non possiamo farci niente!”

Gesù invece li chiama alla responsabilità: «Dategli voi stessi da mangiare». 

 

Gesù vuole dare inizio ad  un nuovo mondo. Vuole fare di quel luogo deserto, di ogni deserto, una casa, un luogo ospitale dove si condivide la vita, ci si incontra come partecipi della stessa mensa. Per questo risponde: “date loro voi stessi da mangiare”. L'attenzione dei discepoli è già molto importante.  Ma Gesù non vuole semplicemente sfamare la gente, ma compiere un segno che dà un senso nuovo a quel fatto. Per Gesù  il comperare il pane va sostituito con il condividere. Questa è la svolta e il grande significato dell'Eucaristia. 

Perché il dono del pane moltiplicato è un segno che  ci invita  a cambiare le relazioni fra noi e gli altri, fra noi e le cose. Non solo questo pane dice una presenza speciale di Dio, ma una presenza che si fa pane spezzato e vita condivisa. Le cose che possiedi – fossero pure soltanto cinque pani e due pesci – sono doni di Dio, da godere con gli altri, non a differenza degli altri. 

Alcuni gesti di Gesù come la benedizione, lo spezzare il pane, la distribuzione con l'aiuto dei discepoli, la raccolta degli avanzi, fanno pensare alla cena eucaristica. Ma non si tratta soltanto di un annuncio anticipato dell'Eucaristia, ma di una vera e profonda rivelazione che  Gesù fa di se stesso: una vita in dono. 

 

Di domenica in domenica, Gesù, tu ci chiami alla tua mensa. Ci doni la tua Parola perché sia luce sui nostri passi, bussola che orienta il cammino, lampada che rischiara le profondità, gli anfratti oscuri dell’anima. Ci doni la tua Parola perché possiamo decifrare insieme la nostra esistenza, ma anche questa storia a cui apparteniamo. Di domenica in domenica, Gesù, tu spezzi per noi quel pane che è il tuo Corpo: corpo offerto per la vita del mondo, corpo sacrificato sull'altare della croce, corpo spezzato perché ognuno possa entrare in comunione con te.

È per la tua morte e risurrezione che noi siamo trasformati, trasfigurati nel corpo e nell’ anima per diventare i cittadini di un mondo nuovo.

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Signore, donaci il pane della vita !


Per la chiesa, convocata da ogni parte della terra attorno alla mensa eucaristica: perché sappia spezzare il pane della Parola e il 

Corpo di Cristo in favore di tutti, anche di coloro che ignorano o hanno dimenticato il Vangelo di Gesù, preghiamo.

 

Per il papa, i vescovi e i sacerdoti, che presiedono l' Eucaristia: perché la fede nel “pane di vita eterna” di cui sono custodi e dispensatori, li sostenga e li rafforzi nella fede, preghiamo.

 

Per gli ammalati nel corpo e nello spirito, perché nell'esperienza della precarietà siano sostenuti dal pane del cielo, anche attraverso la presenza e il servizio dei ministri della Comunione, preghiamo.

 

Per la chiesa che riceve il dono del pane eucaristico: perché maturi un impegno di amore e di servizio per i fratelli, per costruire una comunità unita e solidale. Preghiamo

 

Per noi qui presenti, che celebriamo il memoriale della morte e della risurrezione di Gesù: perché sapendoci figli amati, ritroviamo la forza necessaria e riprendiamo fiduciosi il nostro cammino, preghiamo.

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A fine giugno la Chiesa è invitata a vivere 

l’incontro mondiale delle famiglie: 

«Lamore familiare, vocazione e via di santità». Anni fa il Papa disse che la famiglia appartiene al «sogno» di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità. Ne siamo convinti, anche in mezzo alle tante ferite.

Ecco le indicazioni per le giornate di fine giugno (in particolare per gli appuntamenti di venerdì 24 e sabato 25 giugno puoi scaricare la locandina sopra come immagine e farla girare tra i tuoi contatti, grazie!):

§ Mercoledì 22 giugno proponiamo di condividere tra famiglie un momento di preghiera in comunità. Potrebbe essere vissuto in parrocchia oppure anche a piccoli gruppi informali in qualche luogo adatto. Raccogliendo l’abbondante materiale messo a disposizione dal vicariato di Roma e dal dicastero per laici, famiglia e vita abbiamo disposto uno schema che potrebbe essere usato integralmente o in parte. «Alla scuola di Nazareth: per rendere normale l’amore», strutturato in tre momenti: «I. Lo Spirito santo e la famiglia: storia di vita quotidiana», «II. Una famiglia che loda», «III. Una famiglia che gioisce nel cammino di santità».

§ Giovedì 23 giugno invitiamo a vivere un momento di preghiera in ogni singola famiglia«Riscoprirsi figli, amati, grati» attraverso un tempo di richiesta di perdono e di lode e ringraziamento.

§ Venerdì 24 giugno dalle 20:30 vivremo sul terrazzo dell’Opera Don Calabria sopra la città di Verona a San Zeno in Monte una festa del perdono. È una serata di confessioni e di preghiera nello stile di Giovani e Riconciliazione G&R. È un modo per riscoprire il dono e la forza del sacramento della Riconciliazione. Crediamo sia un grande tesoro che rischia di sfuggirci. Non esiste cammino né tanto meno cammino di santità senza l’esperienza ricevuta e offerta del perdono. E la strada del perdono è sempre percorribile. Può essere che una persona non sia nella condizione di riceverne tutti i frutti sacramentali ma la partecipazione sincera al cammino della riconciliazione può aprire e rendere possibili nuovi passi.

§ Sabato 25 giugno dalle 9:30 alle 16:00 circa vivremo con chi vorrà una giornata di preghiera, formazione, condivisione, festa a Verona presso l’Opera Don Calabria a San Zeno in Monte che abbiamo intitolato «La vita della famiglia (è) la vita della Chiesa». Il nostro vescovo Giuseppe ci introdurrà nella giornata con la preghiera, poi continueremo con un momento di formazione attraverso il contributo di sposi e presbiteri e una risonanza. Per il pranzo sarà servito un primo, poi ognuno si organizzerà per portare per sé quello che vuole. Sarà un momento per tutta la famiglia. Per questa giornata chiediamo di mandare adesione (indicando anche il numero di bambini) a cristinaegiuliano@gmai.com

§ Domenica 26 giugno invitiamo a vivere nella Messa centrale delle proprie parrocchie la preghiera per la famigliaQui potete trovare una piccola indicazione su come fare e inoltre metteremo disponibili nei vicariati un certo numero di cartoncini segnalibro con la preghiera per la famiglia formulata in occasione dell’incontro mondiale.


sabato 11 giugno 2022

178 Te lodiamo Trinità

 12 giugno: SS.TRINITA'

Prima Lettura -Dal libro dei Proverbi - Pro 8,22-31

Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 8

 

R. O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? R.
 
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi. R.
 
Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari. R.
 

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani  -Rm 5,1-5

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,12-15


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».






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SS.TRINITA’ - omelia

 

E’ di grande importanza per la nostra fede cristiana, la solennità di questa domenica della SS.Trinità!

A volte si ha l'impressione che per molti cristiani questa Festa sia niente più di una verità da credere, un mistero del tutto incomprensibile. Quando si parla di mistero, si pensa di solito ad un mondo estraneo anche alla nostra vita, da accettare senza capirne il valore! 

In realtà è un mistero luminoso, cioè che fa luce su Dio (“Chi è veramente il nostro Dio?).  2 testi della Scrittura: “Dio abita in una luce inaccessibile” ma “veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”. 

Di fronte alla rivelazione della Trinità ci è richiesto il silenzio di chi medita e riflette con calma, ma anche lo stupore e la gioia. 

Si tratta di una realtà infinitamente più grande di noi…Nello stesso tempo si tratta anche di una realtà che ci permette di entrare nella verità del nostro Dio. La nostra vita riceve luce, viene illuminata da quel Dio che ha deciso di manifestarsi, di farsi conoscere dalle sue creature…

Conoscendo il Padre, il Figlio e lo Spirito, noi intravediamo che Dio è nel suo intimo più profondo un dialogo di amore tra tre Persone.

(Una grande scuola di approfondimento spirituale, soprattutto nella preghiera, è l’attenzione al linguaggio di fede della liturgia, in particolare della Messa…)

(Nessun uomo l'avrebbe scoperto chi è veramente Dio, se Gesù non ce ne avesse parlato)

Nella sua natura più nascosta Dio è una realtà di comunione, quasi una famiglia. È questa l'originalità della concezione cristiana di Dio che risponde anche all’esigenza profonda della vita umana. 

Infatti l'uomo sente insopprimibile la nostalgia della comunità, della solidarietà e del dialogo; ne ha bisogno per vivere e per crescere, ne ha bisogno più dell'aria che respira. 

Il Dio Trinità ci ricorda che questa nostra esigenza umana riflette la realtà stessa di Dio: Dio per primo è comunione perfetta, è legame infinito di amore… E noi, poiché siamo «immagine di Dio, cioé di questo Dio», siamo fatti per incontrarci, per dialogare e amare, e Dio è, appunto – per quanto ci è dato capire – una comunità di amore. La vocazione alla comunità è la traccia della Trinità nell'uomo.

Nella festa della SS. Trinità l'evangelista Giovanni ci invita a vedere in Gesù, concretamente nel suo farsi uomo, nella sua vita e, soprattutto, nella sua Croce (questo è il senso pregnante dell'espressione «dare il Figlio») la sorprendente profondità dell'amore del Padre. Il verbo «dare» significa spesso in Giovanni «donare». Si noti la sottolineatura: «il Figlio unigenito». Il Padre ci ha fatto dono del suo Figlio amato. E si noti anche l'universalità della destinazione del dono: il mondo intero.

L'evangelista poi ci ricorda ancora il compito, la missione dello Spirito Santo: lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.  

Vi accompagnerà come maestro che guida, verso la verità. Ma la verità è Gesù stesso: ”Io sono la via, la verità e la vita…”. Quindi lo Spirito Santo apre per noi il tesoro prezioso della vita e delle parole di Gesù. Così possiamo andare verso Gesù, cercare la sua presenza, gustare le sue parole per farle diventare la nostra scelta di ogni giorno.

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Intenzioni per la preghiera  dei fedeli:

 

LODE A TE, SANTA TRINITA’

 

Per la Chiesa di Cristo: manifesti   al mondo la sua realtà di popolo di Dio convocato dall'amore del Padre, per mezzo del Figlio, nella comunione dello Spirito. Preghiamo.


Per tutti i cristiani battezzati nel nome del Padre, del Figlio e    dello Spirito. Vivano l'impegno battesimale rendendo la loro vita             un inno di lode alla Trinità santa. Preghiamo. 


Per gli ammalati, i poveri, i carcerati, per tutti gli emarginati e per    coloro che soffrono: attraverso il nostro aiuto fraterno  ritrovino l’amore del Padre, la salvezza del Figlio e la consolazione dello Spirito. Preghiamo.


Sia sempre viva in noi la coscienza del rispetto della natura, dono di Dio e nostra casa comune. Perchè accogliamo le buone pratiche per una economia più solidale e facciamo la nostra parte per rendere l’ambiente più sano e meno inquinato, come segno di attenzione per il bene di tutti. Preghiamo  


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Andrej Rublev (1360-1430)

Andrej Rublev è il sommo iconografo russo, la Chiesa Ortodossa russa lo ha proclamato Santo. La sua icona della Trinità, dipinta tra il 1422 e il 1427 e conservata oggi nel Museo Tretjakov di Mosca, è universalmente ritenuta un capolavoro, sia dal punto di vista artistico che teologico. Come afferma Daniel Rousseau "questa icona non intende rappresentare concretamente le tre persone della Santissima Trinità. Come lo potrebbe, dato che la divinità non può essere rappresentata per sua essenza?".

Il soggetto dell'icona della Trinità, che riprende l'iconografia del celebre prototipo di Rublev, si basa sul racconto dell' Ospitalità di Abramo" (Genesi 18), che narra l'incontro avvenuto presso il querceto di Mamre, tra Abramo, capostipite del popolo eletto, e tre pellegrini, che la Bibbia chiama "angeli". Durante quest'incontro i tre annunciano al patriarca la nascita del figlio Isacco.

A partire dal IX secolo nei testi liturgici orientali l'episodio viene considerato come l'apparizione ad Abramo della Santa Trinità.

Il momento rappresentato nell'icona è quello in cui i tre "uomini" sono seduti a mensa. Essi sono messaggeri, cioè angeli del Signore, sono perciò raffigurati con ali, come vuole l'iconografia tradizionale. Altri elementi che legano il testo della Genesi all'immagine sono la tenda di Abramo rappresentata come un palazzo (o un tempio) e un albero, la quercia. In più è presente l'elemento della montagna, probabilmente sia per un'esigenza di composizione, sia per il suo valore di luogo-simbolo di rivelazione. Su questi elementi Rublev tesse una sottile trama di evocazioni simboliche, che hanno ricevuto molteplici interpretazioni.La simbologia, tipica dell'iconografia tradizionale, si basa sul cerchio-comunione: le tre figure sono immerse in un armonioso colloquio che si esprime con sguardi e gesti che convergono sulla mensa, simbolo dell'Incarnazione e dell'Eucarestia.

Tutti sono d'accordo nell'individuare nei tre Angeli la Trinità di Dio, ma alcuni ritengono che il Padre sia al centro, il Figlio alla sua destra e lo Spirito Santo alla sua sinistra, altri vedono il Padre sempre al centro, il Figlio alla sua sinistra e lo Spirito Santo alla sua destra e altri ancora interpretano la figura centrale come quella del Figlio, al sinistra il Padre e a destra lo Spirito (quest'ultimo è l'ordine con cui sono nominati nel Credo). 

La comune natura divina dei tre è sottolineata da: volti e figure giovanili e indentiche, aureole tutte uguali, dal colore azzurro (colore divino) e dallo scettro (segno della stessa autorità).

 



domenica 5 giugno 2022

venerdì 3 giugno 2022

 5 giugno: PENTECOSTE

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,1-11


Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale
Dal Sal 103 (104) - R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. 


Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,8-17

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Parola di Dio.

SEQUENZA
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano,
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Vangelo Dal Vangelo secondo Giovanni  - Gv 14,15-16.23b-26


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

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OMELIA Pentecoste C

 

La solennità di oggi… la Festa dello Spirito Santo da maturare sempre di più in noi, da riscoprire come grazia e dono forse un po’ trascurati e da mettere come fonte della nostra vita spirituale…

Il Vangelo della domenica di Pentecoste propone un brano molto denso tra i discorsi di addio di Giovanni nell’ultima Cena (14,15-26). Gesù presenta lo Spirito Consolatore che agisce nel  tempo della Chiesa quando questa incontra problemi e interrogativi: Gesù  parla dell'odio del mondo, della persecuzione e dell’incredulità. Proprio in queste prove sempre presenti nella storia, lo Spirito Santo  si rende presente…

 

Che cosa fa lo Spirito Santo in noi e nella chiesa? Conserva fedelmente la memoria di Gesù, perché la sua parola sia sempre meglio capita e vissuta. E ci dà il coraggio della testimonianza. Per cui non abbiamo più nessuna vergogna di dirci cristiani. 

Ma la condizione per accogliere lo Spirito è l'amore a Gesù, l'ascolto della sua parola e l'osservanza dei comandamenti. Se mancano queste tre condizioni lo Spirito non può far sentire la sua presenza in noi. 

 

Diamo anche uno sguardo alla lettera di Paolo ai Romani (8, 8-17. Paolo insegna che lo Spirito è libertà, perché ci libera dalla schiavitù dall'egoismo. Lo Spirito trasforma i desideri dell'uomo: non più i desideri o le tendenze dell'egoismo, ma della carità. Prigioniero del suo egoismo (la carne), l'uomo a volte sente la legge di Dio come un peso e una schiavitù. 

Lo Spirito trasforma il cuore dell'uomo. Per questo il cristiano desidera quello che piace a Dio stesso. I desideri di Dio, diventano i desideri stessi dell’uomo. Il credente, sotto l’azione dello Spirito Santo, sente che la sua vita si realizza proprio facendo la volontà di Dio, soprattutto nella legge della carità. In questo senso il cristiano trova gioia e soddisfazione nella sua esperienza di fede. Gode di essere cristiano.. elo comunica anche agli altri…

 

Ancora… Lo Spirito rinnova anche il rapporto con Dio: non più schiavi, ma figli. E anche questo è segno di grande libertà. Per Paolo la presenza dello Spirito è una presenza liberante, per cui si vive un nuovo rapporto con Dio sperimentato come Padre. Il cristiano l'uomo può rivolgersi a Lui con libertà, con franchezza e con grande confidenza. Non sente Dio come una presenza lontana che mette paura, che lo inquieta, della quale si può fare anche a meno..

Il cristiano, piuttosto può far sua la stessa confidenza e libertà che  Gesù aveva verso il Padre. Una riflessione di un autore spirituale (il grande patriarca Atenagora di Costantinopoli….)

 

Senza lo Spirito Santo Dio è lontano,
Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa è una semplice organizzazione, l’autorità è un dominio,
la missione una propaganda, il culto un rito vuoto,
e l’agire dell’essere umano una morale da schiavi.

Ma nello Spirito Santo Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa significa comunione trinitaria, l’autorità è un servizio liberatore,
la missione è una Pentecoste, la liturgia è memoriale e anticipazione,
l’agire umano è divinizzato
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Intenzioni per la preghiera dei fedeli

 

Vieni, Spirito Santo!


O Padre, hai infuso il tuo Spirito sul Papa e sui vescovi per servire la fede del tuo popolo: concedi loro di svolgere con fedeltà il loro ministero, perché ai tuoi fedeli non manchi mai la libertà e il coraggio. Preghiamo.

 


O Padre, hai infuso il tuo Spirito su di noi nel giorno del nostro Battesimo e della Confermazione: dona ad ogni cristiano della nostra comunità di crescere nel rapporto con te e di donarsi generosamente agli altri. Preghiamo.

 


O Padre, hai infuso il tuo Spirito nella creazione perché fosse colma delle tue bellezze: guida i governanti ad una gestione responsabile delle risorse naturali, perché a nessuno manchi il pane quotidiano, nel rispetto dell'armonia del creato. Preghiamo.

 


O Padre, hai infuso una scintilla del tuo Spirito in ogni uomo perché abbia la possibilità di incontrarti e di conoscerti: aiuta i popoli nel loro sviluppo, perché grazie alla luce che abita nel loro cuore possano giungere a piena maturità. Preghiamo.

 


O Padre, infondi il tuo Spirito sui cinque novelli sacerdoti ordinati in questa Vigilia di Pentecoste. Rendili coraggiosi testimoni di Cristo Buon Pastore. Fa’ che vivano con coraggio il loro ministero a sevizio della nostra chiesa. Preghiamo.


I gravi episodi di disordini avvenuti a Peschiera, in un raduno concordato tra giovanissimi, mette in luce una seria emergenza educativa. E’ necessario che questi ragazzi vengano educati al sano vivere civile, al rispetto, alla  disciplina dei sentimenti, al rifiuto della violenza in tutte le sue forme. Spirito di sapienza e di consiglio, aiuta le famiglie, le persone e le istituzioni educative a creare una società 

sana, fondata sui  valori di una convivenza serena e rispettosa verso tutti. Preghiamo.

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Preghiera allo Spirito Santo

 

Vieni, Spirito Santo, vieni a donarci dolcezza e cordialità: allora potremo tendere la mano invece di giudicare e condannare.

Vieni, Spirito di Dio, vieni a donarci gioia: allora potremo far festa  anche con chi ha perso la speranza.

Vieni, Spirito Santo, vieni a donarci fiducia: allora potremo resistere 

anche quando abbiamo paura, perché amico fedele è Dio. 

Vieni, Spirito di Dio, vieni a donarci la pace: allora potremo costruire ponti 

che permettano agli uomini di incontrarsi! 

Vieni, Spirito Santo, vieni a donarci coraggio: allora potremo compiere gli stessi gesti di Gesù. 

Vieni, Spirito di Dio, vieni a donarci attenzione: allora potremo vivere 

con lo spirito e il cuore aperti al sole della Parola di Gesù. 

Vieni, Spirito Santo, vieni a infondere nell'esistenza degli uomini il soffio nuovo 

della lieta novella di Gesù. 

Vieni, Spirito di Dio, vieni sulla nostra terra, vieni a mettere 

nel cuore dei viventi il fuoco dell'amore di Dio!



 

 

 

sabato 28 maggio 2022

 29 maggio 2022- ASCENSIONE DEL SIGNORE

Prima Lettura - Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 46 (47)

R. Ascende il Signore tra canti di gioia. 

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.
 
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.
 
Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.
 

Seconda Lettura - Dalla lettera agli Ebrei
 Eb 9,24-28; 10,19-23

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso. Parola di Dio.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca -  Lc 24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore

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OMELIA


Luca ci racconta che Gesù, nei quaranta giorni dopo la risurrezione, si mostrò agli occhi dei discepoli, diede a loro delle istruzioni, spiegando le cose del regno di Dio. Aggiunge poi una terza espressione, con la quale documenta la convivenza e la comunione di quei giorni con gli apostoli, “prese il pasto assieme a loro”. E’ la dimostrazione del legame di amicizia che continuava ancora…

Poi, nel racconto dell’Ascensione, Luca ha inserito un’osservazione sorprendente. Infatti ci dice che i discepoli erano “pieni di grande gioia”, quando dal monte degli ulivi sono scesi verso Gerusalemme. Secondo il nostro normale modo di vedere, qui c’è davvero qualcosa che non va: l’Ascensione del Signore al cielo era l’ultima apparizione del Risorto; i discepoli sapevano che non avrebbero più rivisto il Signore in questo mondo. E allora? Come si spiega la gioia? 

La paura dei discepoli di essere abbandonati forse era presente in un primo momento o in qualche situazione, come è da immaginare… Lo lascia un po’ intendere l’invito ai discepoli fatto dalle creature angeliche (Atti), mentre Gesù scompare da loro: “Perché state a guardare in alto?”. Guardare in alto poteva essere il segno di una qualche forma di nostalgia, forse la paura di essere abbandonati… 

Inoltre gli apostoli sapevano del grande compito che li atteneva sulla parola di Gesù: uscire verso l’ignoto e rendere testimonianza a Gesù davanti a un mondo che li vedeva solo come gente di poco conto venuta dalla Giudea, per di più emarginata dal suo stesso popolo.

Ma proprio qui sta la novità e la sorpresa. L’Ascensione porta con sé qualcosa di rassicurante: questa volta Gesù entra nella vita degli apostoli e della chiesa per sempre. Certo in modo nuovo: non sarà più visibile agli occhi del corpo, ma sarà presente e vivo agli occhi della fede. E’ il Signore della storia. Per questo c’è motivo di gioia. Gli apostoli e la chiesa vivono una presenza nuova di Gesù, sono sicuri che si è aperta una strada nella quale Gesù sta davanti a noi. Anche noi dovremmo maturare una convinzione forte: Il Signore non è scomparso dalla scena della chiesa e del mondo. “Io sono con voi tutti i giorni..(Mt). “Non vi lascio orfani, io vengo da voi” (Gv)

C’è un’altra annotazione importante dell’evangelista. Gesù aprì le braccia e li benedisse. Mentre li benediceva, scomparve dinanzi a loro. La sua ultima immagine sono le sue braccia aperte, i gesti della benedizione. 

L’Ascensione è segno della benedizione. Come dice un autore spirituale: “Le mani di Cristo sono diventate il tetto che ci copre e, insieme, la forza che apre la porta del mondo verso l’alto. E’ benedicendoli che egli se ne va, ma vale anche il contrario: benedicendoli egli resta. E’ questo, da allora, il suo modo di legarsi con il mondo e con ciascuno di noi: egli benedice, è divenuto lui stesso benedizione per noi”. 

I discepoli ( e anche noi con loro…) sapevano di essere stati benedetti per sempre e di trovarsi sotto quelle mani benedicenti, dovunque fossero andati.

 

Un altro aspetto. L’Ascensione di Cristo non è uno spettacolo per i discepoli, ma un’evento in cui essi stessi sono inseriti. E’ un “in alto i nostri cuore…” (preghiera prima del Santo) , un movimento verso l’alto, a cui tutti veniamo chiamati. Ci dice che l’uomo può vivere rivolto verso l’alto, che è capace dell’altezza. Di più: l’altezza che sola corrisponde alla misura dell’uomo è l’altezza di Dio stesso. 

Stavano sempre nel tempio lodando Dio…”. Questa lode riconoscente diventerà, poi, l’impegno forte dell’annuncio. Il Vangelo diventa buona notizia per tutti. 

Gli apostoli (e noi cristiani di oggi) devono passare da una Chiesa che mette al centro se stessa, che accende i riflettori su di sé, ad una Chiesa “in uscita”  che si mette al servizio del cammino del mondo. E’ l’impegno a riconoscere i semi di verità presenti nel cuore di tanti e il compito, mai finito, di  predicare la conversione sempre necessaria per i cristiani e per tutti!.

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Ridesta la nostra fede, Signore!

 

Padre santo, ti supplichiamo per la tua Chiesa. Aiutala ad immergersi nella storia degli uomini. Donale la forza di una carità grande, perché guardando e curando i mali della terra, dia a tutti la speranza di un cielo. 

Noi ti preghiamo. 


Padre santo, ti supplichiamo per i popoli travagliati dai conflitti. 

Accompagna la fatica dei costruttori di pace. 

La violenza e la guerra non sfigurino più il volto dell’uomo.

No ti preghiamo.


Padre santo, il tuo Figlio Gesù prima di salire al cielo ha promesso il dono dello Spirito Santo. Assisti coloro che si preparano a ricevere  i sacramenti  e rivestili di potenza dall’alto. Da’ a tutti i cristiani il coraggio e l'entusiasmo di credere in te. Noi ti preghiamo.


Padre santo, ci hai dato Gesù che è entrato nel santuario del cielo con l’offerta della sua vita. Ti supplichiamo per noi e per la nostra comunità. Fa’ che diventiamo annuncio di liberazione e di speranza per molti che soffrono nello sconforto. Noi ti preghiamo.

 

Padre Santo, Ti affidiamo tutte le nostre famiglie perché 

siano  sempre luogo di riconciliazione. Tu ci assicuri la tua presenza che, nel Signore Gesù ci accompagna e ci consola, Noi ti preghiamo.