Via Mantova, 44- 37019 Peschiera (d.G.). Tel. 045.75. 51.400 parroco: don Attilio Bonato (ottobre 2009).
sabato 15 gennaio 2022
16 gennaio 2022: 2a domenica del temo ordinario
2a domenica del tempo ordinario
Dal libro del profeta Isaìa - Is 62,1-5 Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.
Salmo Responsoriale - Dal Sal 96 (95)
R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.
Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. R.
Prostratevi al Signore nel suo atrio santo. Tremi davanti a lui tutta la terra. Dite tra le genti: «Il Signore regna!». Egli giudica i popoli con rettitudine. R.
Seconda Lettura .Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 12,4-11 Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 2,1-11
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Il racconto delle nozze di Cana sembra, a prima vista, solo un gesto generoso di Gesù che fa un bel regalo alla coppia di sposi durante il pranzo, togliendo loro il disagio e l’imbarazzo per la mancanza di vino… intervento molto importante di Gesù… ma il Vangelo contiene tanti simboli che dobbiamo chiarire!
I discepoli di Gesù sono presenti ma non sono protagonisti. Sono ‘spettatori’ e rappresentano ogni lettore di questa pagina evangelica, quindi ciascuno di noi. Ognuno é chiamato, come i discepoli di allora, a riflettere sul fatto per giungere alla fede. Che è l’aspetto più importante e il finale del Vangelo di oggi!
Qui ci concentriamo su alcuni punti, sulle varie scene del fatto.
Anzitutto il dialogo fra Maria e Gesù
L’intervento della madre di Gesù. presente alla festa, è abbastanza naturale. Le sue parole, “non hanno più vino”, mettono in luce la sua sensibilità e attirano l’ attenzione di Gesù su una situazione di bisogno che si era creata. Più che chiedere un miracolo, Maria esprime la sua fiducia in Gesù nei confronti dei protagonisti della festa.
La risposta di Gesù sembra strana, quasi scortese: «Che ho da fare con te o donna?» ma non è così! E’ una frase che serve a sottolineare la differenza di prospettiva:
se le parole di Maria sono guidate dalla considerazione del ‘bisogno’ umano di quel momento, le parole di Gesù rimandano invece, ad una sguardo più grande, rivolto al futuro, cioè alla sua vita, all’ ‘ora’, alla croce, al progetto del Padre che Gesù porterà a termine. Sulla croce, trono di gloria, si capirà veramente chi è Gesù, non solo nel momento del miracolo di quel giorno!
La parola ‘ora’ indica, quindi, l’ inizio della manifestazione della gloria di Gesù che si può vedere già a Cana, ma questa gloria si compirà pienamente nella sua morte e risurrezione.
Maria interviene ancora. E, rivolgendosi ai servi, pronuncia parole molto simili a quelle che il popolo d’ Israele aveva detto ai piedi del monte Sinai, nel momento dell’alleanza dei 10 comandamenti e poi in altre circostanze: “Tutto ciò che ha detto il Signore, noi lo faremo». Maria, quasi come eco di quella promessa antica, dice: “Tutto quello che vi dirà, fatelo!” La volontà di Dio ora è quella di Gesù e ha, quindi, l’ assoluta precedenza nella nostra vita, nella vita di ogni credente! Ognuno di noi è invitato a far tesoro di queste parole di Maria, la prima discepola!
Gesù e i servi
I servi eseguono prontamente l’invito di Gesù: “Riempite le anfore di acqua!”
Dicono gli storici che, nell’insieme, le 6 anfore contenevano quasi 500 litri d’acqua! Sembra un’esagerazione… ma siamo nell’ordine dei simboli!
L’acqua veniva usata dagli ebrei per i riti di purificazione religiosa, secondo antichi usi. Ma ora, con la venuta di Gesù, questi riti non hanno più alcun significato! Gesù è venuto a togliere la pesantezza di un sistema religioso ormai superato. Al punto che Gesù stesso può dire: “Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero!”.
Ora Gesù porta una novità assoluta: è Lui la nuova legge scritta nel cuore, è il dono definitivo dato agli uomini, simboleggiato dal vino abbondante e squisito, è Lui che bisogna seguire e su di Lui bisogna impostare tutta la propria vita!
Il maestro di tavola
Il maestro di tavola (cioè il servo che era responsabile del banchetto) è la persona che prende atto del miracolo avvenuto. Le sue parole sono una felice sorpresa per il vino nuovo servito a tavola. Anche qui, però c’è un simbolo. Nella Bibbia il vino abbondante è una delle immagini usate per descrivere la gioia dei giorni messianici, mentre la mancanza di vino indica il venir meno della relazione con Dio e la tristezza che ne segue. Il vino buono e nuovo è quindi un segno della vita in abbondanza che viene donata agli uomini attraverso Gesù! Il vino nuovo che rallegra il cuore è Gesù stesso e la sua parola!
Conclusione: la fede e la gloria
“I discepoli credettero in Gesù”. Ecco la conclusione del Vangelo ed è quello che ci auguriamo avvenga anche per noi. La fede è uno slancio, un movimento mai concluso. Non si crede in una cosa o in una dottrina, ma in una persona. Il discepolo si fida di Gesù, si abbandona a lui e si lascia condurre. Come l'atteggiamento di Maria: «Fate qualunque cosa vi dirà» (v. 5).Questa fede può andare incontro a difficoltà e incomprensioni. Ma se non manca la disponibilità del cuore ad accogliere sempre Gesù, non c’è da avere paura!
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2a domenica del tempo ordinario
Intenzioni per la preghiera dei fedeli:
Donaci, Signore, una fede viva!
Per la nostra comunità.
Il vino donato dal Signore alle nozze di Cana è Gesù stesso. La sua sicura presenza si offre ancora a noi, oggi, come fonte di gioia e di speranza. Preghiamo.
Per la Chiesa che conosce a volte il male de|l' invidia, della rivalità e della competizione. Trasformala in casa di comunione, in cui i carismi che doni a ciascuno, sono messi al servizio del bene di tutti, per l’utilità comune. Ti preghiamo.
Per quanti stanno vivendo un momento difficile per la pandemia o per altre preoccupazioni. Trovino una parola che li sostiene e una mano che li risolleva. Ti preghiamo.
Perché nelle nostre famiglie non venga mai a mancare il vino della fede, della preghiera, dell'attenzione reciproca e del perdono.
Ti preghiamo.
Sull’esempio di Maria alle nozze di Cana, rendici attenti ai bisogni degli altri. lnsegnaci a pregare, a intercedere per loro e a farci loro vicino.
Al centro, vero protagonista deLe nozze di Cana, è Cristo, affiancato da Maria e dai discepoli, gli unici che indossano abiti antichi. Sull’ala di sinistragli sposi e gli ospiti di maggiore prestigio, abbigliati con abiti fastosi, in stoffe broccate e ricamate, con profusione di oro, perle e gemme preziose.
Sulla destrai prelati, tutti raffigurati condescrizione ritrattistica. Sempre a destra, in primo piano rispetto all’osservatore,l’avvenimento miracoloso, con la mescita del vino dalle splendide anfore ansate e lo stupore dei convitati più prossimi.
La parte superiore del dipinto Alle spalle della tavolata, unagrandebalaustramarmorea separa il proscenio principale dal secondo, posto a livello più alto. Questo secondo piano brulica di movimento, persone che salgono e scendono, che si affaccendano nel trasporto e nella preparazione delle pietanze, in asse rispetto a Cristo il tavolo con i macellai che provvedono alla preparazione dell’agnello, altro evidente rimando alla Passione.
Sullo sfondo, l’ampia porzione di cielo, con un elegante campanile che svetta, conferisce ulteriore spazialità e luce alla composizione.
L'importanza del quartetto di musicisti in primo piano. Tornando di nuovo in primo piano, esattamente al centro del dipinto, nella posizione quindi più prossima all’osservatore troviamo la geniale invenzione con cui l’artista firma e sottoscrive l’esecuzione deLe nozze di Cana:un quartetto di musicisti accompagna il banchetto. Alla violaPaolo Veronese, al violoncello Tiziano, al violino Tintoretto, al flauto Jacopo Bassano. Coloro che nel Cinquecento di fatto “orchestrano” tutta la produzione
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AVVISI
Domenica prossima 23 gennaio:
Festa del nostro Patrono, il BEATO ANDREA DA PESCHIERA.
(La memoria liturgica é il 19 gennaio... ma per favorire la presenza e dare il giusto rilievo alla Festa, la celebriamo nella prossima domenica)
Domenica della PAROLA DI DIO.
Voluta da Papa Francesco, è un bella occasione per riflettere e vivere il dono della parola del Signore nella vita personale e comunitaria
sabato 8 gennaio 2022
9 GENNAIO: BATTESIMO DEL SIGNORE
Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaìa Is 40,1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».
Salmo Responsoriale - Dal Sal 103 (104) - R. Benedici il Signore, anima mia.
Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda. R.
Costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento, fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri. R.
Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature. Ecco il mare spazioso e vasto: là rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi. R.
Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni. R.
Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. R.
Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito - Tt 2,11-14; 3,4-7
Figlio mio, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.
Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 3,15-16.21-22
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
Il gesto di Gesù che si sottomette – assieme a tutto il popolo al battesimo di Giovanni «in remissione dei peccati» esprime, anzitutto, un atteggiamento di profonda solidarietà di Gesù con il suo popolo peccatore. Gesù non si pone al di fuori della storia del suo popolo, ma si inserisce in essa, profondamente solidale con il momento di conversione che il popolo sta vivendo.
Il Signore, quindi, prende sul serio quel grande movimento di popolo che andava da Giovanni. E’ una grande novità rispetto a tutti i grandi profeti della storia biblica. Gesù non prende le distanze dagli uomini peccatori, ma riceve sulle sue spalle i loro peccati. Questa la scelta di solidarietà guiderà tutta la vita di Gesù e raggiungrà il suo culmine sulla Croce. Nel battesimo al Giordano troviamo il germe dell'intera vita di Gesù, come nel nostro battesimo c'è il germe di tutta la nostra esistenza cristiana.
Mentre Gesù prega, i cieli si aprono, lo Spirito discende, le parole della voce celeste…sono i segni che accompagnano la manifestazione del Battesimo…
Piero della Francesca
E questi segni, semplicemente, svelano ciò che Gesù è già.
Fermiamoci sulla frase “Tu sei l’Amato”. Gesù è Colui che da sempre è oggetto dell’amore del Padre, perché si muove, per così dire nella “sua orbita”. Cioè vuole essere un tutt’uno con la volontà del Padre suo. Gesù dirà infatti: “Mio cibo è fare la volontà del Padre mio. Gesù si nutre del pane che è la parola e la missione che riceve dal Padre e che Lui compie con piena disponibilità nell’ amore!
E poi il segno della colomba… La colomba rimanda a Noè e alla fine del diluvio. Quando viene mandata in esplorazione per verificare il ritiro delle acque, la colomba tornerà tenendo nel becco una foglia di olivo: segno della fine del castigo per la malvagità degli uomini, segno della ripresa della natura e l’inizio di un tempo nuovo di speranza e messaggera della pace ristabilita
tra Dio e l’umanità. Ora é Gesù la nostra pace, perché rende possibile il sogno di tutti gli uomini di vivere non da nemici ma nel segno della fraternità.
E ora importante nella festa di oggi fare memoria viva del dono del nostro battesimo, origine e fonte della nostra vita di figli di Dio.
Battesimo significa immersione.. Così ll credente è stato immerso immerso in Dio. Questo dono deve continuare a fruttificare nella vita perché maturi sempre più la coscienza di essere figli, continuamente amati e legati agli altri nella comune fraternità!. Un autore spirituale così si esprime: «Prima che tu agisca, prima di ogni tuo merito, che tu lo sappia o no, da parte di Dio il tuo nome è 'amato'. Tu ci hai amati per primo, o Dio, e noi parliamo di te come se ci avessi amato per primo una volta sola. Invece continuamente, di giorno in giorno, per la vita intera Tu ci ami per primo».
Lettera dei genitori nel giorno di Battesimo
Figlio nostro, oggi abbiamo voluto battezzarti in Cristo Gesù, immergerti nella morte e nella resurrezione del Dio in cui noi crediamo. In questa lettera, che potrai leggere in seguito, vogliamo dirti perché l’abbiamo fatto. Non è per importi una scelta che ti abbiamo fatto battezzare, ma per aprire davanti a te un cammino di libertà che domani potrai liberamente scegliere di fare tuo. Abbiamo voluto darti ciò che avevamo di meglio. Noi crediamo che questo piccolo seme di fede, seminato oggi nel giardino del tuo cuore, nella luce del giorno e nelle tenebre della notte, germinerà nel segreto della tua vita. Ti immergiamo oggi nell’oceano di amore di Gesù per darti una forza nuova più grande di te, sarà il coraggio dei tuoi combattimenti, la chiarezza delle tue scelte, la luce dei tuoi passi. Per vincere le forze del male essa sarà la tua speranza e la tua gioia. Abbiamo voluto battezzarti in Cristo perché tu diventi un uomo libero e responsabile in questo mondo a volte un po’ folle.
E soprattutto perché tu diventi un fratello che costruisce, con Dio, l’avvenire della nostra terra. Sappi che un giorno potrai anche dimenticare questo dono immortale,
ma rimarrai segretamente segnato dal fuoco del suo appello. Come la Vergine Maria che offre suo Figlio Gesù nel Tempio, noi abbiamo voluto portarti sulla soglia della casa del Dio imprevedibile, deporti tra le braccia della sua Chiesa e farti entrare nel popolo dei credenti che diventano tuoi fratelli e sorelle. E quando, domani, non potremo più accompagnarti nel cammino della vita, ti resterà almeno, scolpita nella fronte e nel cuore, la croce di Cristo Savatore. È lui infatti, lui solo, il tuo Salvatore e il tuo Signore che traccerà per te un cammino di pace e di libertà. Al di là delle tue angosce e delle tue miserie, è lui che ti aprirà la casa del Padre e, al momento della morte, ti darà la sua eternità di amore.
Mamma e Papà
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BATTESIMO DI GESU’
Preghiera dei fedeli
Donaci il tuo Spirito, Signore!
Per la Chiesa che si sforza di proporre e testimoniare la fede: lo Spirito le doni il coraggio di vivere secondo il Vangelo. Preghiamo...
Per i giovani e gli adulti che chiedono il battesimo e per coloro che li accompagnano: Io Spirito li apra alla parola di Gesù e doni loro di portare un frutto abbondante di amore. Preghiamo...
Per i bambini ed i ragazzi che hanno ricevuto il battesimo da piccoli: lo Spirito attraverso i genitori e i catechisti favorisca l'incontro con il Signore Gesù e Ii introduca nella vita della comunità. Preghiamo...
Per coloro che si assumono la responsabilità di preparare i genitori al battesimo dei propri figli: lo Spirito renda fecondo il loro lavoro di ascolto e di accompagnamento nella fede. Preghiamo...
Per coloro che hanno dimenticato il dono del Battesimo e si sono allontanati dalla vita cristiana. Attraverso l’esempio dei credenti sentano la nostalgia della fede e trovino la strada per riscoprire nella comunità la presenza viva del Signore che rimane sempre con noi. Preghiamo.
Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaìa - Is 60,1-6
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.
Salmo Responsoriale - Dal Sal 71 (72)
R. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. R.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. R.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti. R.
Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. R.
.Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,2-3a.5-6 Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
Vangelo - Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
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OMELIA
Nella Solennità dell’Epifania la Chiesa continua a celebrare il mistero della nascita di Gesù salvatore, soprattutto il significato universale di questa nascita. Facendosi uomo nel grembo di Maria, il Figlio di Dio è venuto non solo per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia (cfr Mt 2,1-12) che oggi vogliamo meditare e pregare.
Giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”? Erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli astri il futuro; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Persone sicure che nella creazione, nei segno delle stesse poteva esistere quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una presenza da decifrare e capire…. Ma che cosa trovano nella grande città di Gerusalemme?.
Vediamo quali persone e quali segni incontrano… Con loro anche noi possiamo imparare dalla loro esperienza..
Anzitutto il re Erode. Erode è un uomo di potere, noto per la sua brutalità, che in quel bambino, di cui ha sentito parlare, vede solo un rivale da combattere. In fondo…anche Dio gli sembra un rivale pericoloso… Erode ascolta dai suoi esperti delle Sacre Scritture le parole del profeta Michea, ma il suo unico pensiero è il trono, per il quale sacrifica tutto.
Anche oggi, a volte, molte persone rischiano di vedere Dio come una sorta di rivale che condiziona, che toglie la libertà, che impedisce la gioia di vivere pienamente… quasi che senza di Lui si possa stare bene ugualmente, perché Lui non ci serve... Lontano da noi il sospetto che dare spazio a Dio ci tolga qualcosa, ci rubi un po’ di felicità, ci impedisca di essere liberi…Del resto è stato questo il sospetto dei progenitori, di Adamo ed Eva. Hanno pensato che Dio fosse un rivale, che senza di Lui potevano realizzare il loro sogno di felicità…
Se siamo gente di fede siamo sicuri che Dio è l’amore che non ci toglie nulla, non ci minaccia. Anzi, è l’Unico capace di offrirci la possibilità di vivere in pienezza, di provare la vera gioia.
I Magi poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti che sanno tutto sulle Sacre Scritture, che sono capaci di citarne a memoria ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per chi vuole percorrere la via di Dio. Il problema è che questi on possono essere guide per gli altri, indicano la strada, ma non camminano, rimangono immobili. Quando arrivano i Magi, “Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme..”. Per loro le Scritture diventano una specie di atlante da leggere con curiosità e su cui discutere. Ma ci chiediamo: Anche per noi esiste la tentazione di tenere la Bibbia come un libro da soprammobile? Un libro sigillato, ben chiuso, magari anche bene illustrato ma che poi è rimasto là…in vetrina
Il Signore ci doni la passione dei Magi la soddisfazione di conoscere il Libro che ci indica la via da seguire, per giungere alla vita… Provare a leggere ogni giorno qualche libro o qualche passo della Bibbia ... senza stancarci alle prime difficoltà… E su queste parole far nascere anche la nostra preghiera… perché non gli permettiamo di parlarci..
I Magi hanno ascoltato dagli esperti la voce delle Sacre Scritture: questa indicazione è stata necessaria per continuare il cammino.. e solo queste potevano indicare loro la via. E’ stata la Parola di Dio la vera stella, che, li ha portati dal Signore!
E il segno della stella?
Sopra la grande città la stella sparisce, non si vede più. Che cosa significa?.
Per quegli uomini era logico cercare il nuovo re nel palazzo reale, dove si trovava la corte. Ma con grande stupore, hanno capito che quel neonato non era nei luoghi del potere e della forza. Spesso il potere e la grandezza, sbarrano la strada all’incontro con quel Bambino. Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma nell’umiltà del suo amore, quell’amore che chiede di essere semplicemente cercato e accolto! La potenza di Dio è nella semplicità e nella fragilità di un amore umile e in modo del tutto differente da quello che pensiamo: a Betlemme incontriamo i segni poveri del suo amore, aperto, oggi, a tutti i popoli.
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Intenzioni per la preghiera dei fedeli
Rispenda nel mondo la luce del Vangelo!
O Padre, oggi riversi in abbondanza sul mondo la luce di Cristo: rendi la tua Chiesa madre e maestra per ogni uomo che sinceramente cerca il tuo volto,
noi ti preghiamo
O Padre, oggi chiami davanti al tuo Cristo i Magi: dona forza, coraggio, e fedeltà a tutti i missionari che nel mondo annunziano il vangelo con la loro testimonianza di autenticità e di coerenza, noi ti preghiamo.
O Padre, ai poveri in spirito e ai piccoli, hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Fa’ che le nuove generazioni in tutto il mondo conoscano la grande gioia della testimonianza evangelica, noi ti preghiamo.
O Padre, hai convocato accanto al tuo Figlio uomini e popoli di ogni fede, razza e cultura: fa’ che sia garantita la dignità ad ogni persona, nel desiderio e nell’ impegno per il bene comune, noi ti preghiamo.
O Padre, tu rendi inquieto il cuore dell'uomo fino a quando non riposa in te: riscalda il nostro cuore con il fuoco della tua Parola e accogli le preghiere personali che ora ti innalziamo (silenzio)... noi ti preghiamo
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Riportiamo la poesia Il viaggio dei Magi scritta da T. S. Eliot e
pubblicata nel 1927.
Uno dei massimo poeti del Novecento, Thomas Stearns Eliot (1888-1965), Premio Nobel per la letteratura nel 1948, compose nel 1927 (poco dopo la sua conversione al cristianesimo) una poesia, Journey of the Magi, qui proposta nella traduzione italiana realizzata nel 2014 da Nicola D’Ugo, poeta, scrittore e traduttore.
Come nel racconto evangelico, i Magi seguono la stella sino al luogo dov’è nato il Salvatore, ma nella poesia tutto è metafora della condizione umana di profondo bisogno, d’incompiutezza, di totale sproporzione rispetto al Dio che si fa uomo in un bimbo piccolissimo.
Il poeta colloca il viaggio in inverno, tra le mille difficoltà, e poi trova la meta nei disagi, grandi. E in più c’è tutt’attorno la gente, che cerca di scoraggiare la speranza dei cercatori. Ma poi finalmente ecco la visione di quel Pargolo divino, Colui che portando la nuova vita dà la morte al vecchio peccato per lasciare ancora una volta sulla Terra l’uomo non totalmente compiuto. Perché sì, non è qui, in questo mondo, il nostro approdo finale. Ecco cosa significativamente ci ricorda, tra l’altro, l’Epifania del Signore, cioè il suo manifestarsi alle genti.
T. Eliot
«Fu una gelida venuta per noi, proprio il tempo peggiore dell’anno Per un viaggio, e per un viaggio lungo come questo: le strade affondate e la stagione rigida, Nel cuore fitto dell’inverno.» E i cammelli irritati, gli zoccoli doloranti, restii, Che si stendevano sulla neve che si andava sciogliendo. Ci furono momenti in cui rimpiangemmo i palazzi estivi sui pendii, le terrazze, e le fanciulle di seta che portano i sorbetti. Poi i cammellieri che sbottavano in bestemmie e lamentele e se ne scappavano, e rivolevano i loro liquori e le loro donne, E i falò notturni che si spegnevano, e l’assenza di ripari, e le città inospitali, e ostili le cittadine, e sporchissimi i paesini che vendevano a prezzi esosi: sono stati momenti durissimi per noi. Alla fine preferimmo viaggiare intere nottate, dormendo a tratti, con le voci che ci cantavano nelle orecchie, che dicevano che era tutta una pazzia.
Poi all’alba scendemmo in una valle temperata, umida, sotto la coltre di neve, odorante di vegetazione, con un ruscello che scorreva ed un mulino ad acqua che picchiava il buio e tre alberi davanti al cielo basso. E un vecchio cavallo bianco galoppò via per i prati. Poi arrivammo ad una bettola con dei pampini sulla volta, sei mani nel vano della porta si giocavano a dadi pezzi d’argento, e i piedi scalciavano gli otri vuoti. Ma di informazioni non ce n’erano, e così proseguimmo e arrivammo di sera, senza un istante di anticipo trovando il luogo; fu (direste voi) una soddisfazione.
Tutto questo è successo molto tempo fa, lo ricordo, e lo farei ancora, ma appuntatevi questo appuntatevi questo: siamo stati condotti per tutta quella strada per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certamente, ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio.
Avevo visto le nascite e le morti, ma avevo creduto che fossero diverse; questa Nascita fu una dura e amara agonia per noi, come la Morte, la nostra morte. Tornammo nei nostri possedimenti, in questi regni, ma non più a nostro agio qui, coi vecchi ordinamenti, tra un popolo straniero aggrappato ai propri dèi. Sarei lieto di un’altra morte.
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venerdì 31 dicembre 2021
1° gennaio 2022; SOLENNITA' di MARIA SS. MADRE DI DIO
Prima Lettura -Dal libro dei Numeri - Nm 6, 22-27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale - Dal Sal 66 (67)
R. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti. R.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. R.
Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra. R.
Seconda Lettura -Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 4,4-7
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio. Parola di Dio.
Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore.
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omelia 2022
La prima lettura biblica del nuovo anno fa scendere su di noi una benedizione colma di speranza,…Ne abbiamo tanto bisogno! “Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli”.
Dio ci raggiunge non da estraneo o dandoci dei divieti o regole rigide, ma benedicendo.
La sua benedizione è energia, forza, presenza e augurio di bene che scende su di noi, ci avvolge, ci penetra, ci incoraggia. “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto.. e ti dia pace!”. Noi conosciamo le caratteristiche di una persona anche da come ci guarda: uno sguardo distratto, indifferente e qualche volta di ostilità, crea distanza. Invece ci troviamo accolti quando lo sguardo di chi ci sta davanti è sereno, accogliente, perfino sorridente… Lo sguardo di Dio è uno sguardo di tenerezza.
Papa Francesco, commentando il Vangelo della chiamata di Matteo, il pubblicano, dice: “Mai il Signore ti abbassa, mai ti umilia. Ti invita ad alzarti. Uno sguardo che ti porta a crescere, ad andare avanti, che ti incoraggia, perché ti vuole bene. Ti fa sentire che lui ti vuole bene. E questo dà quel coraggio per seguirlo: ‘Ed egli si alzò e lo seguì”. Guardàti dal Signore, (come è stato per Matteo), siamo invitati a rispondergli, non abbassando gli occhi, pensando che Lui ci voglia umiliare o punire, ma dicendo: “Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo volto… “.
Che cosa ci riserverà il nuovo anno? Non lo possiamo sapere. Gli indovini o gli oroscopi che riempiono le pagine delle riviste, tirano ad indovinare, cercando di darci rassicurazioni o consigli vari che non ci danno alcuna garanzia …
Noi tutti, comunque, speriamo che sia un anno buono, cioè in buona salute, un anno di una certa sicurezza economica, di un lavoro sicuro che ci dia un minimo di tranquillità, senza imprevisti che ci turbano. Un anno, soprattutto, di affetti sinceri e di relazioni che fanno crescere, anzitutto in famiglia.
Come cristiani dobbiamo augurarci tutto il bene possibile secondo il pensiero di Dio stesso, che desidera per noi il bene, anche quando non lo sappiamo o non lo vogliamo vedere.L’augurio che ci facciamo in questo giorno può avere il respiro grande di chi vuole il vero bene per le persone che incontriamo, perché siano serene, come lo desideriamo per noi stessi… “Insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. Così dice un salmo. Contare i giorni non vuol dire girare le pagine del calendario… Vuol dire essere sapienti e attenti nel valutare quello che è importante, quello che vale la pena di cercare e desiderare con tutte le nostre forze; vuol dire fare le scelte migliori, quelle che la nostra coscienza ci suggerisce e che corrispondono al pensiero stesso di Dio.
Qualunque cosa accadrà quest'anno, Dio sarà chino su di noi e ci farà grazia.
Otto giorni dopo Natale ritorna lo stesso racconto di quella notte: Facciamoci guidare da Maria, che custodiva e meditava tutte queste cose nel suo cuore; che cercava il filo che tenesse insieme tutte le esperienze da lei vissute, cercando di comprendere la direzione e la verità dei fatti che potevano sembrare slegati o addirittura in contrasto fra loro.
La preghiera di un contadino sudamericano
Signore, alla fine di questo anno voglio ringraziarti per tutto quello che ho ricevuto da te, grazie per la vita e l’amore, per i fiori, l’aria e il sole, per l’allegria e il dolore, per quello che è stato possibile e per quello che non ha potuto esserlo.
Ti regalo quanto ho fatto quest’anno: il lavoro che ho potuto compiere, le cose che sono passate per le mie mani e quello che con queste ho potuto costruire.
Ti offro le persone che ho sempre amato, le nuove amicizie, quelli a me più vicini, quelli che sono più lontani, quelli che se ne sono andati, quelli che mi hanno chiesto una mano e quelli che ho potuto aiutare, quelli con cui ho condiviso la vita, il lavoro, il dolore e l’allegria.
Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono per il tempo sprecato, per i soldi spesi male, per le parole inutili e per l’amore disprezzato, perdono per le opere vuote, per il lavoro mal fatto, per il vivere senza entusiasmo e per la preghiera sempre rimandata, per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi, semplicemente… ti chiedo perdono.
Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità, tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e,
all’inizio di un nuovo anno, io fermo la mia vita davanti al calendario ancora da inaugurare e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.
Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria, la forza e la prudenza, la carità e la saggezza.
Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà, chiudi le mie orecchie a ogni falsità, le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste o in grado di ferire, apri invece il mio essere a tutto quello che è buono, così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni e le sparga a ogni mio passo.
Riempimi di bontà e allegria perché quelli che convivono con me trovino nella mia vita un po’ di te.
Signore, dammi un anno felice e insegnami e diffondere felicità.
Il Signore benedica i cristiani che renderanno più vive ed operose le loro comunità e regaleranno parte del loro tempo agli altri, mettendo a disposizione le loro competenze. Preghiamo...
Il Signore benedica coloro che renderanno questo nuovo anno un buon anno, facendo crescere la giustizia e la fraternità sulla terra, migliorando le situazioni di miseria e di abbandono. Preghiamo...
Il Signore benedica i responsabili dell'economia e i dirigenti che favoriranno lo sviluppo e l'occupazione, miglioreranno le condizioni del lavoro e daranno speranza a tante famiglie in difficoltà. Preghiamo...
Il Signore benedica coloro che si impegneranno ad alleviare il dolore, ad offrire tenerezza agli abbandonati, un sostegno a chi è disagiato, amicizia a chi è solo. Preghiamo...
Il Signore benedica i giovani che desiderano realizzare progetti importanti per la loro vita affettiva, sociale e professionale: affrontino con slancio le prime difficoltà per dar vita a qualcosa di bello e di grande. Preghiamo...
MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCOPER LA LV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2022
Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura
1. «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).
Le parole del profeta Isaia esprimono la consolazione, il sospiro di sollievo di un popolo esiliato, sfinito dalle violenze e dai soprusi, esposto all’indegnità e alla morte. Su di esso il profeta Baruc si interrogava: «Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11). Per questa gente, l’avvento del messaggero di pace significava la speranza di una rinascita dalle macerie della storia, l’inizio di un futuro luminoso.
Ancora oggi, il cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato col nuovo nome di sviluppo integrale, rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. Come ai tempi degli antichi profeti, anche oggi il grido dei poveri e della terra non cessa di levarsi per implorare giustizia e pace.
In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. [ Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.
Vorrei qui proporre tre vie per la costruzione di una pace duratura. Anzitutto, il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana. Si tratta di tre elementi imprescindibili per «dare vita ad un patto sociale», senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente.
2. Dialogare fra generazioni per edificare la pace
In un mondo ancora stretto dalla morsa della pandemia, che troppi problemi ha causato, «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni».
Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori. Di questa fiducia reciproca dobbiamo tornare a riappropriarci! L’attuale crisi sanitaria ha amplificato per tutti il senso della solitudine e il ripiegarsi su sé stessi. Alle solitudini degli anziani si accompagna nei giovani il senso di impotenza e la mancanza di un’idea condivisa di futuro. Tale crisi è certamente dolorosa. In essa, però, può esprimersi anche il meglio delle persone. Infatti, proprio durante la pandemia abbiamo riscontrato, in ogni parte del mondo, testimonianze generose di compassione, di condivisione, di solidarietà.
Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa.
Mentre lo sviluppo tecnologico ed economico ha spesso diviso le generazioni, le crisi contemporanee rivelano l’urgenza della loro alleanza. Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani.
Le grandi sfide sociali e i processi di pacificazione non possono fare a meno del dialogo tra i custodi della memoria – gli anziani – e quelli che portano avanti la storia – i giovani –; e neanche della disponibilità di ognuno a fare spazio all’altro, a non pretendere di occupare tutta la scena perseguendo i propri interessi immediati come se non ci fossero passato e futuro. La crisi globale che stiamo vivendo ci indica nell’incontro e nel dialogo fra le generazioni la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente «con rattoppi o soluzioni veloci», ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili.
Se, nelle difficoltà, sapremo praticare questo dialogo intergenerazionale «potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri». Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?
Basti pensare al tema della cura della nostra casa comune. L’ambiente stesso, infatti, «è un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva». Vanno perciò apprezzati e incoraggiati i tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia. Lo fanno con inquietudine e con entusiasmo, soprattutto con senso di responsabilità di fronte all’urgente cambio di rotta, che ci impongono le difficoltà emerse dall’odierna crisi etica e socio-ambientale.
D’altronde, l’opportunità di costruire assieme percorsi di pace non può prescindere dall’educazione e dal lavoro, luoghi e contesti privilegiati del dialogo intergenerazionale. È l’educazione a fornire la grammatica del dialogo tra le generazioni ed è nell’esperienza del lavoro che uomini e donne di generazioni diverse si ritrovano a collaborare, scambiando conoscenze, esperienze e competenze in vista del bene comune.
3. L’istruzione e l’educazione come motori della pace
Negli ultimi anni è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. Eppure, esse costituiscono i vettori primari di uno sviluppo umano integrale: rendono la persona più libera e responsabile e sono indispensabili per la difesa e la promozione della pace. In altri termini, istruzione ed educazione sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso.
Le spese militari, invece, sono aumentate, superando il livello registrato al termine della “guerra fredda”, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante.
È dunque opportuno e urgente che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti. D’altronde, il perseguimento di un reale processo di disarmo internazionale non può che arrecare grandi benefici allo sviluppo di popoli e nazioni, liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio e così via.
Auspico che all’investimento sull’educazione si accompagni un più consistente impegno per promuovere la cultura della cura. Essa, di fronte alle fratture della società e all’inerzia delle istituzioni, può diventare il linguaggio comune che abbatte le barriere e costruisce ponti. «Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media». È dunque necessario forgiare un nuovo paradigma culturale, attraverso «un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature». Un patto che promuova l’educazione all’ecologia integrale, secondo un modello culturale di pace, di sviluppo e di sostenibilità, incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente.
Investire sull’istruzione e sull’educazione delle giovani generazioni è la strada maestra che le conduce, attraverso una specifica preparazione, a occupare con profitto un giusto posto nel mondo del lavoro.
4. Promuovere e assicurare il lavoro costruisce la pace
Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello.
La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche.
In particolare, l’impatto della crisi sull’economia informale, che spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante. Molti di loro non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate. In molti Paesi crescono la violenza e la criminalità organizzata, soffocando la libertà e la dignità delle persone, avvelenando l’economia e impedendo che si sviluppi il bene comune. La risposta a questa situazione non può che passare attraverso un ampliamento delle opportunità di lavoro dignitoso.
Il lavoro infatti è la base su cui costruire la giustizia e la solidarietà in ogni comunità. Per questo, «non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale». Dobbiamo unire le idee e gli sforzi per creare le condizioni e inventare soluzioni, affinché ogni essere umano in età lavorativa abbia la possibilità, con il proprio lavoro, di contribuire alla vita della famiglia e della società.
È più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato. Occorre assicurare e sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere una rinnovata responsabilità sociale, perché il profitto non sia l’unico criterio-guida.
In questa prospettiva vanno stimolate, accolte e sostenute le iniziative che, a tutti i livelli, sollecitano le imprese al rispetto dei diritti umani fondamentali di lavoratrici e lavoratori, sensibilizzando in tal senso non solo le istituzioni, ma anche i consumatori, la società civile e le realtà imprenditoriali. Queste ultime, quanto più sono consapevoli del loro ruolo sociale, tanto più diventano luoghi in cui si esercita la dignità umana, partecipando così a loro volta alla costruzione della pace. Su questo aspetto la politica è chiamata a svolgere un ruolo attivo, promuovendo un giusto equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale. E tutti coloro che operano in questo campo, a partire dai lavoratori e dagli imprenditori cattolici, possono trovare sicuri orientamenti nella dottrina sociale della Chiesa.
Cari fratelli e sorelle! Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro. E assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e le loro famiglie.
Ai governanti e a quanti hanno responsabilità politiche e sociali, ai pastori e agli animatori delle comunità ecclesiali, come pure a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività. E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace. E che sempre li preceda e li accompagni la benedizione del Dio della pace!