lunedì 17 maggio 2021

 16 maggio: Celebrazione della Prima Confessione

Domenica pomeriggio 16 maggio, 27 tra bambini e bambine ci sono accostati per la prima volta al sacramento della riconciliazione

All’inizio un po’ di timore e qualche volto un po’ tirato, come quello di Zaccheo sull’albero, mentre aspettava l’arrivo di Gesù. 

Ma la gioia e i sorrisi dei bambini sono riapparsi dopo aver incontrato Gesù, che è il volto e Il segno visibile di Dio, Padre misericordioso. 

Il perdono è tra i doni più grandi. Se lo accogliamo come cuore pronto, siamo disposti a donare anche gli altri il perdono che riceviamo da Gesù. Allora l’amicizia buona con gli altri diventa possibile.

 

Chiedendo e accogliendo il perdono di Dio attraverso il sacramento della riconciliazione, proviamo quella gioia che ci aiuta a sentire Dio presente in noi. Carissime bambine e bambini il nostro augurio come catechisti, insieme a quello di don Attilio, è cercare e richiedere sempre l’incontro con Gesù e con il suo amore generoso: Lui ce lo dona sempre e volentieri !

Tenetevi pronti perché, con i prossimi appuntamenti, ci prepareremo ad un altro grande incontro  Avete indovinato? È quello con Gesù nell’Eucaristia.


Lucia Bazzoli con i catechisti e don Attilio


Ho aggiunto l' immagine, con il commento, della parabola del Padre misericordioso... di REMBRANDT


(il piccolo segno/regalo che i ragazzi(e) hanno ricevuto dopo la Confessione, 

si riferisce proprio a questo dipinto)

Il Padre rappresenta Dio stesso che accoglie il figlio che si é allontanato da casa... In quel figlio siamo rappresentati anche noi...
Questo figlio ha pensato che la casa paterna fosse una specie di prigione e ha creduto che, andandosene da essa, avrebbe trovato la libertà e la felicità...
Il Padre non lo costringe: non vuole che il figlio resti in casa, accanto a lui, per forza e gli dà la parte del patrimonio che gli spettava. DIO, Padre buono, rispetta le nostre decisioni, anche se non é indifferente alle scelte sbagliate che ci allontanano da lui. 

Il figlio spendaccione finisce male la sua avventura... e rimane senza niente! 
A questo punto l'unica possibilità per cavarsela, (dopo essersi ridotto  a pascolare i porci), é quella di ritornare alla casa paterna: "Mi alzerò e andrò da mio Padre". E' stato un vero pentimento? Solo in parte!
La profonda nostalgia della casa paterna é accompagnata anche dal bisogno di nutrirsi per vivere! E quindi é anche un ritorno "interessato": ("Io qui muoio di fame!"). 
Il Padre, però, non ha mai smesso di sperare nel ritorno di questo figlio e non ha mai ritirato da lui il suo amore! Non lo sgrida, non minaccia punizioni o castighi!
"Lo vide quando era ancora lontano, gli corse incontro gli si gettò al collo e lo  baciò...". 

E così Dio Padre si comporta verso ciascuno di noi! 
E' lui che per primo prende l'iniziativa per venirci incontro e non guarda al nostro passato, quando abbiamo detto di no al suo amore sempre fedele! Addirittura organizza una festa con un ricco banchetto e riammette il figlio nella sua dignità! Gli mette l'anello al dito e i calzari ai piedi: "Tu sei ancora il mio figlio amato"!  

Che cosa farà ora il figlio che se n'era andato da casa? Come si comporterà verso suo Padre?  La parabola non ci dice nulla di questo... il risultato rimane come sospeso... Perché? Perché quel figlio gli darà una risposta generosa, solo se avrà capito veramente l'amore del Padre, se si renderà conto che all'amore si risponde con la riconoscenza fedele, libera e gioiosa! 
Così é per noi... Una volta ricevuto e compreso il perdono, siamo chiamati ad esservi fedeli. Ne va della nostra felicità!
(don Attilio)







sabato 15 maggio 2021

Nei cieli un grido risuonò, alleluia!

catechesi ragazzi

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16 maggio: ASCENSIONE DEL SIGNORE    

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli Fu elevato in alto sotto i loro occhi. At 1,1-11

 

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale. Dal Sal 46 (47)

R. Ascende il Signore tra canti di gioia. 

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.

 

Seconda Lettura

Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,1-13

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Parola di Dio.

 

Vangelo - Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,15-20

 

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore.

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Ascensione - omelia


Ascensione: giorno della scomparsa di Gesù o della sua assenza? E quindi, giorno della nostalgia? 

Fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi…” Non dobbiamo pensare che questo fatto sia avvenuto, prendendo il racconto alla lettera… Il corpo di Gesù non è lievitato in alto, scomparendo tra le nuvole. Il testo usa un’immagine simbolo, che non significa falsa! Ci vuol dire che Gesù, apparso dopo la sua resurrezione per 40 giorni, davanti ai suoi amici (gli apostoli e non soltanto loro…) si è fatto vedere per l’ultima volta, davanti ai loro occhi del corpo. 

E gli apostoli hanno capito che non avrebbero più potuto godere della sua presenza fisica… Questo fatto, però, non è stato un dramma per loro… Subito si accenna a un qualche segno di rimpianto (espresso dalle parole  angeliche.. ”Perchè ve ne state a guardare in alto…?). E questo è comprensibile!

Ma un po’ alla volta gli apostoli hanno letto il tutto con gli occhi della fede:

C’é stata una maturazione interiore profonda: “il nostro Gesù è tornato nella sua dimora celeste e vive nella pienezza della gloria presso il Padre. S.Paolo ai cristiani di Efeso: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose”. Il Vangelo dice: “Sedette alla destra di Dio”.
Ma ora il Signore non ci ha abbandonato, non ci ha lasciato soli, senza guida… Ci ha promesso lo Spirito Santo, l’altro Consolatore”.

Gesù, infatti, dà una consegna: Dovete attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Con l’invio dello Spirito inizia, quindi, il tempo della chiesa: non un imprevisto storico che segnerebbe  una frattura tra Gesù e noi… C’è un disegno unico, senza rotture.

Gesù, infatti, dà un compito importante agli apostoli, proprio a coloro che l’ avevano tradito. La sua fiducia in loro è sorprendente: “Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”.

Inizia su quell'altura la "Chiesa in uscita" (papa Francesco). Inizia con l'invio che chiede agli apostoli, un cambio di sguardo. Devono passare da una comunità, da una Chiesa che mette se stessa al centro, che accende i riflettori su di sé, ad una Chiesa che si mette al servizio di tutti, che non ha timore di proporre Gesù e il suo Vangelo, che non si nasconde, che non paura di offrire la parola del Signore…

E questo è compito di tutti! compito di tutti!

 

Nel documento “La gioia del Vangelo” di Papa Francesco ci dice: “In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione… La nuova evangelizzazione chiede un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto ad ogni cristiano, perché nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione, dal momento che, se uno ha realmente fatto esperienza dell’amore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non può attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni. Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù”.

Una fede fatta convinzione e scelta di vita… è espansiva e contagiosa. Offre dei significati per la vita stessa, pone delle domande che anche stimolano a pensare, ad uscire dalla superficialità. S. Paolo agli Efesini ci dà una traccia per essere chiesa:

 

“Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito…”

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Giotto: Ascensione (Cappella degli Scrovegni-Padova)


Da “Bibbia giovane”

 

“Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato  di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo»”. 

 

Con un linguaggio nuovo e moderno, Giotto descrive quanto narrato negli Atti degli Apostoli suddividendo la scena in due registri: in quello inferiore su un promontorio brullo e roccioso raffigura gli undici apostoli (Giuda si era tolto la vita) e Maria, tutti genuflessi, in atteggiamento orante e con lo sguardo rivolto verso l’alto. Nel registro superiore ritrae Gesù che sale al Cielo ammantato in candide vesti e avvolto da bagliori di luce che seguono tutto il profilo del Suo corpo. E la nube citata negli Atti degli Apostoli viene modellata dall’artista con una forma di nuvola-tappeto che sospinge il Risorto in maniera dolce e decisa.

 

Completano l’ambientazione due schiere di angeli e santi che ordinati in file sovrapposte, con un gusto squisitamente medievale, accompagnano l’Ascensione ripetendo le mani di Gesù alzate e tese verso l’alto, come per volere condividere con Lui l’evento straordinario.

Appunto, straordinario. Come Giotto che rompe con la tradizione iconografica descrivendo Gesù di profilo e con una figura possente, molto fisica e descritta con una meticolosità tale da far intravedere perfino i denti. Straordinarie sono anche le mani del Risorto che Giotto non termina andando a chiudere la scena con la cornice dell’opera stessa: sono mani che continuano e anelano al Cielo, a Dio verso cui Gesù sta facendo ritorno e, magari, i Suoi occhi Lo stanno già contemplando. 

 

Ma la contemplazione degli apostoli, invece, viene interrotta da “ i due uomini in bianche vesti” che l’artista raffigura subito sopra gli apostoli mentre indicano cosa sta avvenendo sopra di loro e li invitano a non attardarsi nella pura visione dell’evento in modo passivo, ma a farne parte diffondendo la Sua Parola. Ed è proprio nel momento dell’Ascensione che la dicotomia tra cielo e terra viene superata. Viene ribadito che è il Cielo, ovvero il Paradiso, il destino cui l’uomo deve aspirare. 

E la meravigliosa figura della Vergine Maria anch’Ella ritratta in adorazione del Figlio.



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AVVISI

 

Oggi, Solennità dell’Ascensione, i ragazzi(e) di 4a elementare celebrano la loro PRIMA CONFESSIONE. RIcordiamoli al Signore perché vivano questo momento di grazia come impegno per la loro fede, accompagnati dai loro genitori e dai catechisti (e).

 

Oggi è anche la 55a giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema: “«Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono”. (v. blog)

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Domenica prossima – 23  maggio 

SOLENNITA’ DELLA PENTECOSTE

 

Ci prepariamo, invocando lo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo e confermato in noi con  l a CresimaChi può, è invitato a partecipare alla Messa feriale, sempre alle ore 8.00.

C’è la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione.

Sabato 22, pomeriggio, dalle ore 16.00, è presente anche mio fratello Vincenzo, Camaldolese per offrire questa opportunità…. 

in particolare ai ragazzi (e) che si stanno preparando alla Cresima e che sono invitati anche alla Messa di sabato 22 alle ore 18.00 o della  domenica 23 ale ore 11.00. Sono confermati gli orari delle Messe festive.

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preghiera sul Vangelo

 

Non sono superuomini, immuni da cedimenti, 

da dubbi, senza ombra di paura, con una fede priva di incrinature…

Eppure tu, Gesù, li mandi in missione.

Chiedi loro di partire, di mettersi in cammino per raggiungere ogni uomo e ogni donna, di qualsiasi regione della terra.

Affidi loro il tuo Vangelo perché lo portino dovunque.

Non è una parola qualsiasi: ha la capacità unica di cambiare la vita di trasformare i cuori, di guarire nel profondo e di donare uno slancio nuovo.

Per questo è accompagnata da segni eloquenti che ne confermano la forza: le divisioni vengono superate con i linguaggi molteplici dell’amore; il male, anche il più velenoso, il più pericoloso e devastante, risulta sconfitto, umiliato,

e tutti coloro che attendono compassione e consolazione

sono sanati e rimessi in piedi. Non possono più contare sulla tua presenza fisica, terrena, ma ricevono molto di più: asceso al cielo, tu ora vivi nella gloria,  al modo di Dio, e quindi sei vicino ad ognuno di loro, senza limiti di spazio e di tempo.

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La Presidenza della CEI Sulla legge Zan: nota dei vescovi italiani

 

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi lunedì 26 aprile, coerentemente a quanto già espresso nel comunicato del 10 giugno 2020, nel quadro della visione cristiana della persona umana, ribadisce il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza. Tuttavia, una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna.

In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del ddl Zan in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative.

L’atteggiamento che è stato di Gesù Buon Pastore ci impegna a raggiungere ogni persona, in qualunque situazione esistenziale si trovi, in particolare chi sperimenta l’emarginazione culturale e sociale.

Il pensiero va in particolare ai nostri fratelli e sorelle, alle nostre figlie e ai nostri figli, che sappiamo esposti anche in questo tempo a discriminazioni e violenze.

Con Papa Francesco desideriamo ribadire che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (Amoris Laetitia, 250).

Alla luce di tutto questo sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna, e riconosciamo anche di doverci lasciar guidare ancora dalla Sacra Scrittura, dalle Scienze umane e dalla vita concreta di ogni persona per discernere sempre meglio la volontà di Dio.

Auspichiamo quindi che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale.


CEI 

 

 



sabato 8 maggio 2021

video bambini 

9 maggio 2021: 6a domenica di Pasqua

Prima Lettura

Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 10,25-26.34-35.44-48

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».

Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».

Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.

Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale
Dal Sal 97 (98)

R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia. 
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele. R.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

 

Seconda Lettura

Dio è amore.Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
1Gv 4,7-10

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.


Vangelo

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Dal Vangelo secondo Giovanni  - Gv 15,9-17


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

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6a Pasqua B- omelia

 

 

Continua il discorso di Gesù a partire dalla vite e dai tralci… Ora Il simbolo della vite lascia il posto al tema centrale che questo simbolo voleva esprimere: è l’amore del quale  il Padre è la fonte. Noi dovremmo capire che ogni vera espressione di amore, come Gesù ce lo presenta, deriva da quello, come da una sorgente… perché il Padre è l’origine dell’amore.

La parola “amore” oggi (e non solo oggi,..) è inflazionata, cioè è una delle parole più usate e abusate e prende una quantità grandissima di significati… amor di patria,  per la professione, tra amici, per il lavoro, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli e familiari e infine amore del prossimo e amore per Dio.. E qui ci avviciniamo al senso del Vangelo … 

Il Padre ama Gesù, e questo amore fonda quello che egli ha per gli uomini. Dal modo con cui il Padre ama Gesù e con cui questi ama i discepoli, nasce anche la possibilità dell’amore reciproco che deve esistere tra i discepoli stessi. È quindi un unico amore! Inizia dal Padre, arriva  al Figlio e  dal Figlio si riversa sui discepoli e dai discepoli si espande su tutti, anzitutto sui credenti in Gesù, ma non solo! E’ come un filo rosso che tiene unite tutte le vere possiblità dell’amore, a partire dal primo, quello di Dio stesso.

 

Al centro di tutto sta la frase “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.  La morte di Cristo è l’ultimo e supremo atto d’amore che ci illustrato , con i fatti, il volto stesso di Dio…

 

Poi Gesù aggiunge: Rimanete nel mio amore…”

Non si tratta di vivere sentimenti o esperienze passeggere, solo emotive (anche se le emozioni, prese con maturità, sono importanti!...). Rimanere vuol dire conservare l’amore come un tesoro prezioso, restarvi fedeli, coltivarlo anche quando sembra debole (perchè noi siamo deboli), tenerlo acceso, come si alimenta una fiamma che sta calando…

Ne sanno qualcosa gli sposi, quando imparano ad amarsi nella fedeltà che spesso richiede costanza e tenacia e bisogna superare il capriccio di sentimenti, di stati d’animo che nascono da chiusure e da egoismi nascosti e che spesso sono contrabbandati come espressione di spontaneità senza regole!

Ma la fedeltà costante è patrimonio e impegno per tutti!

 

Voi siete miei amici. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.”

Se noi facciamo ciò che Gesù ci chiede, cioè se amiamo e crediamo, lui ci riconosce come amici. Non servi, nella condizione di chi si sente obbligato e costretto a osservare certe regole sotto minaccia o ricatto! La vita cristiana, liberamente scelta 

e accolta, matura nel terreno dell’amicizia con Dio per cui Dio non ci è estraneo, assente, lontano e disinteressato alla nostra vita. Amicizia vuol dire vicinanza, presenza e sostegno.  E Gesù ci ha rivelato i segreti stessi di Dio.  Noi abbiamo conosciuto  le intenzioni e il progetto di Dio per noi. 

 

«Vi ho detto queste cose perché  la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Nessuno di noi è indifferente al tema della gioia. Ebbene, rimanere nell’amore del Padre è la causa di una grande gioia. In una visuale della fede (che va corretta), sentiamo dire che la vita cristiana é sacrificio, dolore e rinuncia faticosa… sembra poco attraente un cristianesimo di questo tipo!

Se la rinuncia non viene sentita come impegno necessario che esprime la capacità di amare, non ha senso! La rinuncia per la rinuncia non vale! Gesù ci prmette una gioia come qualità del nostro essere cristiani. E Papa Francesco ha intitolato la sua enciclica( lettera universale) Evangelii gaudium-la gioia del Vangelo

 

2. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.

3. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta.


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avvisi

 

Martedì 11 maggio ricorre l’anniversario dell’Apparizione della Madonna del Frassino. 

Al mattino - ore 11.00- Concelebrazione, presieduta dal Vescovo di Mantova, con i sacerdoti del lago veronese. 

 

 MARTEDì 11 maggio - Pellegrinaggio delle nostre 3 parrocchie di  

 Peschiera alla Madonna del Frassino

 NEL PIAZZALE  DELLA CHIESA sarà proposta la preghiera del rosario. 

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preghiera sul Vangelo

L’amore che ci lega a te, Gesù, non si costruisce sulle belle parole, sulle dichiarazioni di fede, sull’onda dei sentimenti.

È con i fatti che siamo chiamati a mostrare quanto ci sta a cuore

la relazione del tutto unica che vogliamo vivere con te.

Così non ci scoraggiamo se vi sono momenti in cui ci sembra che tu

sia assente, giorni nei quali non avvertiamo

la consolazione di sentirti vicino. Fare la tua volontà, osservare i tuoi comandamenti, anche quando si tratta di avanzare

come in zone difficili e aride: ecco quello che vale.


L’amore che ci lega a te, Gesù, è solo la risposta ad un amore

del tutto smisurato: tu hai donato la tua vita per noi.

Come potremo ricambiarti? Come potremo illuderci

di aver colmato la distanza che ci separa da una misura così alta?

Ma tu non vuoi affatto umiliarci. Tu guardi al nostro cuore

e ci chiedi di allargare agli altri la nostra attenzione, la nostra solidarietà, per vivere in modo autentico da fratelli, perché figli dello stesso Padre, perché tutti redenti dal tuo sangue.

 

 


sabato 1 maggio 2021

 

maggio 2021

5a domenica di Pasqua - B 

Prima Lettura

Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Dagli Atti degli Apostoli At 9,26-31

 

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. Parola di Dio.


Salmo Responsoriale
Dal Sal 21 (22)

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea. 

 

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano; il vostro cuore viva per sempre! R.

Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli. R.

A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere. R.

Ma io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene; 

annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!». R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo :1Gv 3,18-24

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Vangelo

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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Omelia 2021-  5a Pasqua 

 

Uno spunto dalla 1a lettura… Paolo si è appena convertito sulla via di Damasco, nel misterioso incontro con il Signore Risorto e sente il bisogno di unirsi alla comunità-madre di Gerusalemme. Ma deve superare un momento critico. Il gruppo dei cristiani sospetta di lui, lui poco tempo prima persecutore violento e non si fida della sua conversione, lo vede come una spia per  controllare i cristiani e per condurli in prigione…come era avvenuto poco prima.

E allora Barnaba, uomo sapiente e generoso, si interessa di Paolo, lo garantisce di fronte alla comunità, si fa garante del suo cambiamento profondo… E Paolo non perde tempo: una vota rassicurato, inizia la sua opera di evangelizzatore, pieno di entusiasmo!

C’è sempre bisogno nella chiesa di persone sagge che insegnano a superare i pregiudizi, che fanno da ponte tra gruppi diversi, che sostengono e lavorano per l’unità contro le divisioni.

 

Oggi la liturgia ci fa ascoltare il brano evangelico della «vera vite». 

Gesù, osservatore attento, prende un’ immagine dalla vita agricola e si presenta come la vite vera … un'affermazione che va letta alla stregua delle altre analoghe affermazioni di Gesù. «Sono il vero pane», «Io sono la luce». In queste affermazioni c'è una nota polemica: Gesù è la vera vite, il vero pane, la vera luce. Tutte queste affermazioni indicano che Gesù, e non altri, è in grado di offrirci quella vita che andiamo cercando.

L'affermazione di Gesù («Io sono la vite») si inserisce in un tema molto presente nella Bibbia del Primo testamento, ma è anche nuova e diversa. 

Là si dice che Dio ha una vigna, che la coltiva con premura e amore, senza essere ricambiato, perchè questa non é all'altezza delle attese di Dio! Qui si afferma che Gesù stesso è la vite…finalmente rispondente alle aspettative di Dio.

Ma qual è il punto di vista di Giovanni nel costruire questo esempio? 

E’ anzitutto un atto di riconoscenza e di ringraziamento, perché ora il discepolo, unito al Cristo, può finalmente portare frutti C’é anche un elemento di avvertimento, di serietà e di responsabilità. Infatti il tralcio, cioè ogni credente, può portare frutto solo se rimane attaccato alla vite. 

Si dice che anche il cristiano può essere un ramo secco e improduttivo! 

La comunità è in Cristo, unita a lui e quindi protetta, salvata e feconda, ma la possibilità del peccato è sempre possibile. Quello che conta sono i frutti da portare: il ramo fruttifero viene potato, il ramo sterile bruciato. E’ evidente il tema del giudizio: Dio prende atto di una vita pigra, senza segni di amore e di fedeltà attiva, senza frutti di bontà…

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto». Che vuol dire rimanere?  Gli altri Vangeli parla di seguire Gesù: si tratta di fare strada dietro a lui, di sentirlo come guida, di non perderlo mai di vista! Giovanni dice: rimanere. Vuol dire perseverare, restare fedeli alla scelta, non vivere una vita sprazzi, a momenti, 

coltivare la relazione con lui nell’ascolto nella preghiera, nella disponibiltà che nasce dall’amore in tutte le sue forme!

Per noi è un motivo di grande gioia il sapere che, grazie alla nostra unione con Gesù, la nostra vita è veramente feconda. In che modo? Qual è il frutto che dobbiamo portare? Gesù non lo precisa qui, ma lo possiamo capire da altri passi del Vangelo di Giovanni e del Nuovo Testamento: il frutto principale che i tralci uniti alla vite devono portare è l’amore. «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità», ci dice Giovanni nella sua Prima lettera. Questo è veramente il frutto che la vita di Gesù in noi produce. La vita di Gesù è una vita di amore.

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2 maggio 2021 - 5a dom. di Pasqua 

 AVVISI

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Ci prepariamo a vivere il mese di maggio con la recita del rosario: Il rosario sarà proposto in alcune zone per le persone che vorranno continuare la tradizione di pregare assieme.

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Martedì 11 maggio ricorre l’anniversario dell’Apparizione della Madonna del Frassino. Al mattino -ore 11.00- Concelebrazione, presieduta dal Vescovo di Mantova, con i sacerdoti del lago veronese. 

 

Alla sera -ore 20.30- nel piazzale del chiesa del Frassino- è proposta la preghiera guidata del rosario, in particolare per le nostre tre parrocchie di Peschiera. (Non c’è la Messa)

preghiera sul Vangelo

 

Il nostro rapporto con te, Gesù, è chiamato ad essere stabile e duraturo e a resistere a tante seduzioni e lusingheche ci distolgono da ciò che è essenziale.

Per questo richiede cura  ed attenzione e non può essere abbandonato alle sensazioni del momento. Il nostro rapporto con te, Gesù, passa anche attraverso potature,

percorsi dolorosi, frangenti oscuri in cui ci sembra di conoscere la morte, ma che poi ci aprono ad una fecondità sconosciuta e

ci permettono un frutto abbondante.

È questa l’avventura decisiva, sorprendente ed eccezionale

che siamo chiamati a compiere.

Diventare tuoi discepoli - è vero -  non è "una passeggiata, 

ma quando ti si prende sul serio, quello che riceviamo è molto di più di quanto possiamo donarti.

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sabato 24 aprile 2021

Vangelo bambini: 4 domenica di pasqua B 2018

 25 aprile 2021

catechesi ragazzi







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Letture 4a Pasqua B 

Prima lettura (At 4,8-12)

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: 
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. 
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

 

Salmo responsoriale (Sal 117)

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.  

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.  

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.

 

Seconda lettura (1Gv 3,1-2)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

 

Vangelo (Gv 10,11-18)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

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Omelia 4a Pasqua B 

 

Io sono il buon pastore: uno dei titoli più interessanti che Gesù ha dato di se stesso…

Noi, nella società industriale, facciamo fatica a capire la portata di questa immagine, molto più comprensibile ai tempi di Gesù, in un ambiente agricolo e pastorale…

Del resto il simbolo di Dio pastore è molto presente nella tradizione della Bibbia.

Basti pensare al salmo 22 (che è spesso proposto nella liturgia): “Il Signore è il mio pastore… mi guida per sentieri di giustizia, ad acque tranquille mi conduce…anche se vado in una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me…”

Il pastore buono nella visione del profeta Isaia «porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri» (Isaia 40,11). Isaia richiama una dimensione tenera e materna che, unita alla fortezza, diventa  una «combattiva tenerezza», secondo una bella espressione di papa Francesco in Evangelii gaudium 88.

La tenerezza non è debolezza o cedimento, ma si unisce alla forza di chi difende il gregge dai lupi, cioè da tutti i pericoli o le minacce. Perché Gesù non è come il mercenario, al quale non importa nulla delle pecore! 

 

Per tante volte Gesù ripete la caratteristica del suo essere pastore: “io offro la mia vita”; la mia vita per la tua… A Cristo importano le pecore, tutte, quella smarrita che ha abbandonato l’ovile e le novantanove che restano al sicuro.

 

E’ la grande differenza rispetto alla tradizione conosciuta fino a quel momento. Ora il pastore Gesù dà la vita, si espone ai pericoli per difendere le pecore dai lupi… E’ come se Gesù dicesse ad ogni pecora del suo gregge: Tu sei importante per me… “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, perchè le pecore non sono un gregge anonimo, tutte intruppate in un gruppo senza volto, senza caratteristiche personali che le possono distinguere le une dalle altre.

Oggi siamo chiamati a capire e a interiorizzare questo aspetto, che collega il pastore Gesù alla croce, segno e luogo della sua donazione e del suo martirio… Il bastone del pastore, nel salmo 22 rappresenta il simbolo della custodia premurosa:  “il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”. Ora questo legno diventerà poi, per Gesù, il legno della croce sulla quale si consumerà pienamente il dono della vita… 

 

Dare la vita nel linguaggio del Vangelo non è solo un fatto del passato, legato alla morte in croce e alla resurrezione. Gesù ora e per sempre offre vita: ci mantiene in quel legame costante di amore che va conservato e fatto crescere, è lui la vite    che offre oggi la linfa vitale ai tralci che siamo noi. Staccati dalla vite, i tralci muoiono.

Anche oggi il pastore Gesù ci conduce ad acque tranquille… Ci disseta perchè possiamo colmare la nostra sete di lui, ci ristora con il pane della sua parola e con il pane vivo, vero cibo che è l’Eucarestia, ci chiama condividere nella fraternità il dono di essere la sua chiesa.

Nela chiesa i pastori hanno un compito importante: quello di diventare guide autorevoli, di portare a Cristo, non di proporre se stessi e le proprie idee, ma di essere segno di unità. (Oggi è la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa). Ma tutti nella chiesa, in modo diverso e con modalità differenti siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, a svolgere quindi un servizio di guida per chi ha bisogno di avere punti di riferimento sicuri, di trovare persone che, con la loro vita, mostrano la bellezza e l’attualità del Vangelo!

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Ravenna: mausoleo di GALLA PLACIDIA

Lo stile di Gesù Buon Pastore

 

La lunetta nella quale si trova il mosaico presenta uno stile pittorico simile alla pittura romana. Le figure poi assumono pose naturali. Inoltre la scena raffigura elementi realistici come le piante, i cespugli e le colline.

 

La tecnica

Il Gesù Buon Pastore è un’opera realizzata con la tecnica del mosaico. I materiali utilizzati sono il vetro, le pietre dure colorate e pezzi di intonaco colorato. Le tessere sono applicate sulla parete attraverso l’intonaco ancora umido. Per creare l’illusione di luci in movimento sulla superficie mosaicata le tessere sono poi orientate in diverse direzioni.

 

Il colore e l’illuminazione

 

La tonalità più evidente del mosaico è il verde, mentre in alto il blu-azzurro è più brillante. Nell’insieme questo mosaico presenta una temperatura cromatica fredda. Le pecore sono bianche con diverse sfumature di grigio e ocra. 

 

Lo spazio

 

Nel primo piano si notano alcune pecore e al centro la figura di Gesù. Dietro in secondo piano vi sono poi altre pecore e le due colline con la vegetazione. La profondità è rappresentata dalla disposizione delle figure verso l’alto e non dalla loro diminuzione di grandezza.

 

Significato teologico

 

Gesù, Buon Pastore, seduto, è al centro della scena mosaicale. Lo sfondo del cielo è di un vivace colore azzurro, con varie tonalità. Attorno alla testa, un’aureola, segno della sua divinità, di cui è simbolo anche la veste sontuosa giallo-oro, sopra la quale si distende una tunica. Il tutto fa pensare alla sua dignità regale. Il Cristo abbraccia una croce per indicare che Lui è il pastore che offre la sua vita per le sue pecorelle, secondo il Vangelo di Giovanni: “Il buon pastore dà la vita per le pecore”: (Giovanni 10,11). Queste, inserite in un calmo paesaggio agreste, contornato da cespugli erbosi e da rocce, sono tutte rivolte verso il Pastore Cristo, quasi ad indicare il loro legame affettivo con Lui, che le chiama ad una ad una. Le pecore sono rivolte a Cristo perchè intendono ascoltare la sua voce: (Giovanni 10,3: “le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori”).

Con un caratteristico gesto affettivo, il Pastore tende la mano verso una pecora del suo gregge, quasi ad accarezzarla. Nella parte inferiore del mosaico scorre un rivolo d’acqua. E’ immediato pensare al passo del salmo 22,2 nel quale si parla del Signore-Pastore che… “mi conduce ad acque tranquille e ristora l’anima mia”.

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