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Via Mantova, 44- 37019 Peschiera (d.G.). Tel. 045.75. 51.400 parroco: don Attilio Bonato (ottobre 2009).
sabato 7 febbraio 2015
venerdì 6 febbraio 2015
AscoltarTi è una festa - V Domenica del Tempo Ordinario
5a domenica del tempo ordinario
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,
subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.
Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed
ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti
i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.
Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non
permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si
alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là
pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo
trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene
altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti
sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e
scacciando i demòni.
......................................................Preghiera
Tu,
Gesù, non ti lasci afferrare da ansia, da affanno,
dalla
bramosia di consenso, dalla voglia di popolarità.
Avvicini
i malati che ti portano per annunciare loro che Dio
non
li ha abbandonati alle loro infermità, ai loro handicap,
ma
vuole manifestare loro la sua tenerezza di Padre.
È
questo amore la sorgente nascosta di ogni tua parola,
di
ogni tuo gesto. È questo amore che si esprime
nella
condivisione e nella compassione, ma anche nella preghiera
che
ti assicura il legame con Lui, che
fa di te il segno tangibile della bontà del Padre.
È
questa forza tranquilla che testimonia un disegno di Salvezza
che
intende raggiungere tutti, per offrire la possibilità di una vita nuova.
È
questa forza tranquilla che trasfigura
situazioni
ritenute ineluttabili e libera dalla schiavitù del male,
offrendo
una libertà sconosciuta.
Dona
anche a me, Gesù, la gioia di incontrarti oggi.
Spezza
le mie catene e riporta pace nella mia esistenza attraverso
il tuo Vangelo.
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Parrocchia “Beato
Andrea”
Verbale del consiglio pastorale parrocchiale del 29 gennaio 2015
Il 29 gennaio 2015 si è riunito nel
salone parrocchiale S.Francesco il C.P.P. a seguito convocazione per discutere
e deliberare il seguente o.d.g.
SETTIMANA EUCARISTICA 2015
QUARESIMA 2015
Varie
Discussione dell’odg:
v. il programma deciso
e presentato sul foglio degli avvisi
Quaresima
18-02 Le Ceneri
29-03 Le Palme (con processione prima delle messe delle
09:30, e 11:00)
02-04 Lavanda dei piedi
03-04 20:30 Via Crucis in località Dolci
04-04 21:30 Veglia Pasquale
05-04 Pasqua
E’ in allestimento il calendario per la catechesi degli
adulti nel tempo di Quaresima, parte si terrà nei gruppi di preghiera e parte
in parrocchia; di ausilio potrà essere il sussidio “una chiesa in uscita”
tratto dall’ “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco
Si segnala la Catechesi Diocesana sull’Eucarestia presieduta
dal Vescovo nelle date 22-02, 01-03, 08-03, 15-03 presso i Salesiani.
E’ stata avanzata la proposta di raccolta viveri durante le
domeniche di Quaresima a favore delle famiglie bisognose
Varie
01-02 Giornata della vita
02-02 20:30 Messa nella “Presentazione di Gesù al tempio”
Si sta vagliando un possibile calendario in vista della chiusura
del quarantesimo della nostra parrocchia con una serata di canti sacri nel mese
di settembre, una messa con Vescovo in occasione della festa del Beato Andrea
in ottobre, infine l’allestimento di una mostra fotografica
sabato 31 gennaio 2015
1° febbraio 2015
Avvisi
Sabato
31 gennaio - ore 20.30: 4° incontro di preparazione al matrimonio sacramento
Domenica
1° febbraio: GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA sul tema: “Solidali per la vita”. Messaggio del Consiglio Episcopale
Permanente per la 37a Giornata Nazionale per la vita (1° febbraio 2015)
“Solidali
per la vita”
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| nanna.... |
“I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei
popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché
trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita”. Queste parole
ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della
persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo
naturale termine. È l’invito a farci servitori di ciò che “è seminato nella
debolezza” (1Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni
donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita.
Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova
creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio “la forza rivoluzionaria
della tenerezza e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la
famiglia, ma per l’intera società.
Il preoccupante declino demografico che stiamo
vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità
avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si
ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata,
portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti.
Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche
a quali figli lasceremo il mondo?
Il triste fenomeno dell’aborto è una delle cause di
questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere
la luce e di portare un prezioso contributo all’Italia. Non va, inoltre,
dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre
persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una
notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non
nasceranno mai.
Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è
come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla “cultura del
benessere che ci anestetizza” e dalla crisi economica che pare non
finire. Il nostro Paese non può lasciarsi rubare la fecondità.
È un investimento necessario per il futuro
assecondare questo desiderio che è vivo in tanti uomini e donne. Affinché
questo desiderio non si trasformi in pretesa occorre aprire il cuore anche ai
bambini già nati e in stato di abbandono. Si tratta di facilitare i percorsi di
adozione e di affido che sono ancora oggi eccessivamente carichi di difficoltà
per i costi, la burocrazia e, talvolta, non privi di amara solitudine.
Spesso sono coniugi che soffrono la sterilità biologica e che si preparano a
divenire la famiglia di chi non ha famiglia, sperimentando “quanto stretta è la
porta e angusta la via che conduce alla vita” (Mt 7,14).
La solidarietà verso la vita – accanto a queste
strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme
nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia.
Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un
bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico
di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell’aborto al quale, anche
suo malgrado, è orientata.
Una scelta di solidarietà per la vita che, anche
dinanzi ai nuovi flussi migratori, costituisce una risposta efficace al grido
che risuona sin dalla genesi dell’umanità: “dov’è tuo fratello?”(cfr. Gen 4,9).
Grido troppo spesso soffocato, in quanto, come ammonisce Papa Francesco,
“in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione
dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci
riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”.
La fantasia dell’amore può farci uscire da questo
vicolo cieco inaugurando un nuovo umanesimo: “vivere fino in fondo ciò che è
umano (…) migliora il cristiano e feconda la città”. La costruzione di questo
nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita.
2 febbraio: Festa della “Presentazione di Gesù al Tempio”.
La Messa è alle 20.30 (e non alle 18.00). con il rito
della benedizione delle candele e la processione.
Giovedì 5 febbraio - ore 20.30: riunione animatori catechesi
adulti
Catechismo
4
febbraio - ore 20.30: incontro
genitori dei ragazzi di 2a media
5 febbraio: catechismo ragazzi di 1a media
7 febbraio: catechismo 3a e 5a elementare
domenica 8 febbraio ore 16.00, nel salone del Beato
Andrea, la Compagnia teatrale “I MAI STRACHI” presenta uno spettacolo.
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+ Dal
Vangelo secondo Marco
(4a domenica B)
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga,
[a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti
insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella
loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a
gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io
so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da
lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti
furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo?
Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e
gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione
della Galilea.
preghiera
(4a
domenica anno B)
La tua parola, Gesù,
desta in chi l’ascolta una sensazione sconosciuta, la certezza di trovarsi
davanti alla forza e alla bellezza di Dio. Ecco perché si prova timore. Ci si
accorge subito della differenza che esiste con altre parole: le parole dotte,
che trasudano orgoglio, le parole leggere,
prive di peso specifico, le parole
pretenziose, fatte solo per illudere, tutte le parole che nascono dalla voglia
di emergere, di apparire,dal bisogno di esibirsi. La tua parola, Gesù, sgorga da un ’esperienza
unica: chi più di te conosce il Padre dal momento che vivi unito a lui da un
legame eterno e profondo, più tenace, più amorevole di qualsiasi rapporto
umano?
ha di generare il nuovo, di cambiare la
realtà,
di trasformare gli
uomini. La tua parola, Gesù, raggiunge il profondo del cuore umano,
anche quelle zone a
noi sconosciute, che vorremmo
ignorare, e risana, guarisce, riporta
pace.
La tua parola, Gesù,
è accompagnata da segni e prodigi.
perché appaia che Dio sta agendo nella storia.
sabato 24 gennaio 2015
25 gennaio 2015
Avvisi
18-25 gennaio: conclusione della SETTIMANA DI
PREGHIERA PER L’UNITA’
DEI CRISTIANI sul tema: “Dammi da bere”
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Sabato 24 gennaio - ore
20.30: 3° incontro di preparazione al matrimonio sacramento
Domenica prossima 1°
febbraio: GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA sul tema:
“Solidali per la vita”
“Solidali per la vita”
24 gennaio :Giornata delle
comunicazioni sociali sul tema “Comunicare in famiglia”
Messaggio
Comunicare la
famiglia: ambiente
privilegiato dell’incontro
nella gratuità dell’amore
Il tema della famiglia
è al centro di un’approfondita riflessione ecclesiale e di un processo sinodale
che prevede due Sinodi, uno straordinario – appena celebrato – ed uno ordinario, convocato per il prossimo
ottobre. In tale contesto, ho ritenuto opportuno che il tema della prossima
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali avesse come punto di riferimento
la famiglia. La famiglia è del resto il primo luogo dove impariamo a
comunicare. Tornare a questo momento originario ci può aiutare sia a rendere la
comunicazione più autentica e umana, sia a guardare la famiglia da un nuovo
punto di vista.
Possiamo lasciarci
ispirare dall’icona evangelica della visita di Maria ad Elisabetta (Lc
1,39-56). «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”» (vv. 41-42).
Anzitutto, questo
episodio ci mostra la comunicazione come un dialogo che si intreccia con il
linguaggio del corpo. La prima risposta al saluto di Maria la dà infatti il
bambino, sussultando gioiosamente nel grembo di Elisabetta. Esultare per la
gioia dell’incontro è in un certo senso l’archetipo e il simbolo di ogni altra
comunicazione, che impariamo ancora prima di venire al mondo. Il grembo che ci
ospita è la prima “scuola” di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto
corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente
protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Questo
incontro tra due esseri insieme così intimi e ancora così estranei l’uno
all’altra, un incontro pieno di promesse, è la nostra prima esperienza di
comunicazione. Ed è un'esperienza che ci accomuna tutti, perché ciascuno di noi
è nato da una madre.
Anche dopo essere
venuti al mondo restiamo in un certo senso in un “grembo”, che è la famiglia.
Un grembo fatto di persone diverse, in relazione: la famiglia è il «luogo dove
si impara a convivere nella differenza» (Esort. ap. Evangelii gaudium,
66). Differenze di
generi e di generazioni, che comunicano prima di tutto perché si accolgono a
vicenda, perché tra loro esiste un vincolo. E più largo è il ventaglio di
queste relazioni, più sono diverse le età, e più ricco è il nostro ambiente di
vita. È il legame che sta a fondamento della parola, che a sua volta rinsalda
il legame. Le parole non le inventiamo: le possiamo usare perché le abbiamo
ricevute. E’ in famiglia che si impara a parlare nella “lingua materna”, cioè
la lingua dei nostri antenati (cfr 2 Mac 7,25.27). In famiglia si percepisce
che altri ci hanno preceduto, ci hanno messo nella condizione di esistere e di
potere a nostra volta generare vita e fare qualcosa di buono e di bello.
Possiamo dare perché abbiamo ricevuto, e questo circuito virtuoso sta al cuore
della capacità della famiglia di comunicarsi e di comunicare; e, più in
generale, è il paradigma di ogni comunicazione.
L’esperienza del legame
che ci “precede” fa sì che la famiglia sia anche il contesto in cui si
trasmette quella forma fondamentale di comunicazione che è la preghiera. Quando
la mamma e il papà fanno addormentare i loro bambini appena nati, molto spesso
li affidano a Dio, perché vegli su di essi; e quando sono un po’ più grandi
recitano insieme con loro semplici preghiere, ricordando con affetto anche
altre persone, i nonni, altri parenti, i malati e i sofferenti, tutti coloro
che hanno più bisogno dell’aiuto di Dio. Così, in famiglia, la maggior parte di
noi ha imparato la dimensione religiosa della comunicazione, che nel
cristianesimo è tutta impregnata di amore, l’amore di Dio che si dona a noi e
che noi offriamo agli altri.
Nella famiglia è
soprattutto la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare
gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono
scelte e tuttavia sono così importanti l’una per l’altra, a farci capire che
cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità. Ridurre
le distanze, venendosi incontro a vicenda e accogliendosi, è motivo di
gratitudine e gioia: dal saluto di Maria e dal sussulto del bambino scaturisce
la benedizione di Elisabetta, a cui segue il bellissimo cantico del Magnificat,
nel quale Maria loda il disegno d’amore di Dio su di lei e sul suo popolo. Da
un “sì” pronunciato con fede scaturiscono conseguenze che vanno ben oltre noi
stessi e si espandono nel mondo. “Visitare” comporta aprire le porte, non
rinchiudersi nei propri appartamenti, uscire, andare verso l’altro. Anche la
famiglia è viva se respira aprendosi oltre sé stessa, e le famiglie che fanno
questo possono comunicare il loro messaggio di vita e di comunione, possono
dare conforto e speranza alle famiglie più ferite, e far crescere la Chiesa
stessa, che è famiglia di famiglie. La famiglia è più di
ogni altro il luogo in cui, vivendo insieme nella quotidianità, si sperimentano
i limiti propri e altrui, i piccoli e grandi problemi della coesistenza,
dell’andare d’accordo. Non esiste la famiglia
perfetta, ma non
bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti;
bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva. Per questo la famiglia
in cui, con i propri limiti e peccati, ci si vuole bene, diventa una scuola di
perdono. Il perdono è una dinamica di comunicazione, una comunicazione che si
logora, che si spezza e che, attraverso il pentimento espresso e accolto, si
può riannodare e far crescere. Un bambino che in famiglia impara ad ascoltare
gli altri, a parlare in modo rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista
senza negare quello altrui, sarà nella società un costruttore di dialogo e di
riconciliazione.
A proposito di limiti e
comunicazione, hanno tanto da insegnarci le famiglie con figli segnati da una o
più disabilità. Il deficit motorio, sensoriale o intellettivo è sempre una
tentazione a chiudersi; ma può diventare, grazie all’amore dei genitori, dei
fratelli e di altre persone amiche, uno stimolo ad aprirsi, a condividere, a
comunicare in modo inclusivo; e può aiutare la scuola, la parrocchia, le
associazioni a diventare più accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno.
In un mondo, poi, dove
così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le
chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di
comunicazione come benedizione. E questo anche là dove sembra prevalere
l’inevitabilità dell’odio e della violenza, quando le famiglie sono separate
tra loro da muri di pietra o dai muri non meno impenetrabili del pregiudizio e
del risentimento, quando sembrano esserci buone ragioni per dire “adesso
basta”; in realtà, benedire anziché maledire, visitare anziché respingere,
accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male,
per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla
fratellanza.
Oggi i media più
moderni, che soprattutto per i più giovani sono ormai irrinunciabili, possono
sia ostacolare che aiutare la comunicazione in famiglia e tra famiglie. La
possono ostacolare se diventano un modo di sottrarsi all’ascolto, di isolarsi
dalla compresenza fisica, con la saturazione di ogni momento di silenzio e di
attesa disimparando che «il silenzio è parte integrante della comunicazione e
senza di esso non esistono parole dense di contenuto» (Benedetto XVI, Messaggio per la
46ª G.M. delle Comunicazioni Sociali, 24.1.2012). La possono favorire se aiutano a raccontare e
condividere, a restare in contatto con i lontani, a ringraziare e chiedere
perdono, a rendere sempre di nuovo possibile l’incontro. Riscoprendo
quotidianamente questo centro vitale che è l’incontro, questo “inizio vivo”,
noi sapremo orientare il nostro rapporto con le tecnologie, invece che farci
guidare da esse. Anche in questo campo, i genitori sono i primi educatori. Ma
non vanno lasciati soli; la comunità cristiana è chiamata ad affiancarli perché
sappiano insegnare ai figli a vivere nell’ambiente comunicativo secondo i
criteri della dignità della persona umana e del bene comune.
La sfida che oggi ci si
presenta è, dunque, reimparare a raccontare, non semplicemente a produrre e
consumare informazione. E’ questa la direzione verso cui ci spingono i potenti
e preziosi mezzi della comunicazione contemporanea. L’informazione è importante
ma non basta, perché troppo spesso semplifica, contrappone le differenze e le
visioni diverse sollecitando a schierarsi per l’una o l’altra, anziché favorire
uno sguardo d’insieme.Anche la famiglia, in
conclusione, non è un oggetto sul quale si comunicano delle opinioni o un
terreno sul quale combattere battaglie ideologiche, ma un ambiente in cui si
impara a comunicare nella prossimità e un soggetto che comunica, una “comunità
comunicante”. Una comunità che sa accompagnare, festeggiare e fruttificare. In
questo senso è possibile ripristinare uno sguardo capace di riconoscere che la
famiglia continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione
in crisi. I media tendono a volte a presentare la famiglia come se fosse un
modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che
una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro
qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa
comunicare nell’amore ricevuto e donato. Raccontare significa invece
comprendere che le nostre vite sono intrecciate in una trama unitaria, che le
voci sono molteplici e ciascuna è insostituibile. La famiglia più bella,
protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla
testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di
quello tra genitori e figli. Non lottiamo per difendere il passato, ma
lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente
abitiamo, per costruire il futuro.
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Catechismo
28 gennaio: catechismo ragazzi di 2a media
ore
20.30: incontro genitori dei ragazzi di
2a media
31 gennaio: 2a e 4a elementare
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+
Dal
Vangelo secondo Marco
(3a domenica
anno B)
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea,
proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio
è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di
Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in
mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò
diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo
fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò.
Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono
dietro a lui.
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preghiera
(3a
domenica anno B)
O
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ra è giunto il momento, non c’è più tempo per
attendere: tu dai inizio ad un mondo nuovo e ognuno
deve prendere posizione, accoglierti, cambiare vita oppure rifiutarti ed ignorare la tua offerta di grazia. È la grande responsabilità che ognuno di noi si assume, Gesù: in fondo tu non obblighi nessuno, ma fai appello alla sua libertà.
deve prendere posizione, accoglierti, cambiare vita oppure rifiutarti ed ignorare la tua offerta di grazia. È la grande responsabilità che ognuno di noi si assume, Gesù: in fondo tu non obblighi nessuno, ma fai appello alla sua libertà.
Quel giorno tu sei passato per il lago di
Tiberiade e hai chiesto a quei pescatori, intenti nel loro lavoro, di mollare
tutto e di seguirti. Quel giorno non
potevano sapere quanto la loro vita sarebbe stata trasformata, a cosa sarebbero
andati incontro, per quali strade li avresti condotti. Tu ti saresti servito di
loro per raggiungere gli uomini nel bel mezzo delle loro angustie, delle loro
fatiche, dei loro smarrimenti e strapparli al disorientamento, al potere del male, a tutto ciò che mortifica
l'esistenza. Ancor oggi, Gesù, tu
passi per le nostre case e le nostre strade, per i diversi ambienti di lavoro e ci chiedi di fidarti di te, di
prendere sul serio la tua proposta, di sporcarci le mani per un mondo nuovo.
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