venerdì 19 febbraio 2021

 21 febbraio 2021

CATECHESI RAGAZZI


























Liturgia 1a Quaresima B

 

Prima lettura (Gen 9,8-15)

Dal libro della Gènesi

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne».

 

Salmo responsoriale (Sal 24)

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.  

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

 

Seconda lettura (1Pt 3,18-22)

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. 
Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

 

Vangelo (Mc 1,12-15)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

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1a domenica di Quaresima - omelia  (21.02. 2021)

 

All’Inizio della Quaresima ci viene offerto, con poche parole, il messaggio fondamentale della prima predicazione di Gesù: “Converitevi e credete al Vangelo!” Prima, però si parla dell’ esperienza del deserto. 

E’ lo Spirito Santo che lo sospinge in questo luogo difficile e aspro. «Lo spinse»...cioè la tentazione non é un incidente di percorso, un fatto dovuto al caso… ma un’esperienza che rientra nel disegno stesso di Dio e che attraversa tutta la vita del Signore. Ora viene mostrata in un momento significativo, ma non sarà l’unico. Gesù si troverà spesso a confronto con Satana, lo Spirito del male che cercherà di farlo deviare dal sentiero del Padre suo.

Lo Spirito, donato al battesimo, quindi. non separa Gesù dalla storia, dalle sue ambiguità e dalle sue fatiche.

 

L’espressione: «nel deserto rimase quaranta giorni» è un richiamo al cammino dell’Esodo, dell’uscita dall’Egitto, dove il popolo dei credenti, liberato dalla schiavitù, aveva in parte fallito. Gesù, invece, risulta vincitore| I «quaranta giorni» ci ricordano quelli passati da Mosè sul monte per ricevere la Legge (Es 34,28), quelli di Elia per raggiungere lo stesso monte (1 Re 19,8) e quelli dei primi credenti con Gesù risorto (At 1,3). Sono giorni di preparazione ad un evento di salvezza, un intervento divino che cambia la storia.

Il verbo «tentare» indica  la prova della fede in Dio. Per Gesù si tratta di vedere se intende rimanere Figlio, come dichiarato nel Battesimo e su quali scelte: quelle della riuscita mondana, del potere e del prestigio o quella della fedeltà difficile, a prezzo anche del dono di sé senza misura, fino alla prova della morte.

Anche noi, in Quaresima, siamo chiamati a vivere una specie di combattimento spirituale, cioè a vincere le tendenze negative presenti in noi. Dobbiamo riconoscerle senza scuse e senza accusare gli altri, con sincerità per mettervi rimedio… un po’ alla volta, ma con decisione e con l’aiuto della parola di Dio, della preghiera e della carità. 

 

Resistendo al male, Gesù costruisce il nuovo «paradiso», cioè armonia tra l’uomo e la natura, degli uomini tra di loro e con Dio. Diventa il nuovo Adamo, l’uomo nuovo secondo il progetto di Dio, il primo che apre questa possibilità anche a noi, perchè possiamo diventare anche noi uomini nuovi in lui.  

Le bestie selvagge addomesticate, sono il segno di una non più  ostile perché pacificata da Gesù. E il servizio dagli angeli, servitori di Dio, dice che Gesù sta camminando secondo  il pensiero di Dio, che lo approva.

 

Gesù, ora,  annuncia la buona notizia  che il regno di Dio è vicino», lett.: «sì è fatto vicino”, cioé è pienamente  disponibile per voi. S.Paolo ci ricordava nel mercoledì delle Ceneri:  “E’ questo il momento favorevole. È questo il giorno della salvezza…lasciatevi riconciliare con Dio!”

E’ la nostra risposta all’appello di Dio: un cambiamento di mentalità, di prospettive di vita e di scelte concrete, cioè l’accoglienza di un messaggio nuovo, che da qui in poi l’ evangelista svilupperà seguendo la vicenda umana di Gesù.

Il brano diviene dunque un invito ai credenti di oggi di «ritornare alle fonti» della fede, ossia all’esperienza primordiale dei discepoli/e che sperimentarono la presenza e l’azione di Gesù, per vivere i quaranta giorni della Quaresima alla luce del suo messaggio, che lo conferma come «Cristo (= Messia) e Figlio di Dio» (1,1). 

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21 febbraio 2021 – 1a domenica di Quaresima

Avvisi

Le iniziative principali della Quaresima

 

1-  Venerdì ore 15.00: la Via Crucis. Segue riflessione. 

2- Tutte le domeniche di Quaresima, nella cesta della solidarietà, si fa la 

       raccolta di alimenti e di medicinali. Lo facciamo aiutando il centro 

       Caritas con l’Emporio della carità di Sona-Sommacampagna. 

3- Sensibilizzazione sulle attività missionarie diocesane

 

Catechesi

 

Per quanto riguarda i bambini e i ragazzi, continua il nostro impegno con la proposta diocesana attraverso i contatti on line: l’offerta di di video, preghiere,  suggerimenti per attività in famiglia, con l’aiuto dei genitori.

Le catechiste sono impegnate a fornire alle famiglie e, quindi, ai ragazzi, il materiale disponibile sul cellulare.

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In QUARESIMA c’è la proposta di invitare i ragazzi anche 

alla S. Messa delle ore 11.00. In particolare:

 

1a di Quaresima: ragazzi elementari (21.02)

2a di Quaresima: ragazzi medie (28.02)

3a di Quaresima: ragazzi elementari (7.03)

4° di Quaresima: ragazzi medie (14.03)

5a di Quaresima: ragazzi medie  (21.03)

DOMENICA DELLE PALME (28.03)

 

Faremo molta attenzione alle norme igieniche e sanitarie!

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La catechesi degli adulti che non si può fare presso le famiglie. Ho pensato, allora,  di proporre un momento di riflessione il venerdì, dopo la Via Crucis delle ore 15.oo. Per mezz’ora circa, in chiesa, darò qualche spunto di meditazione sul Vangelo della domenica seguente.

 

Preghiera sul Vangelo

 

È lo stesso Spirito, Gesù, a spingerti nel deserto, ambiente ostile, perché con la sua forza tu possa affrontare il tempo della prova e della tentazione. La tua missione comincia proprio ora e già fin dagli inizi si deve confrontare con mille seduzioni, con fatiche ed ostacoli. 

 Il tuo non sarà un percorso né facile, né tranquillo.

Non sarai esonerato dai contrasti e dai conflitti e li affronterai del tutto disarmato, con il solo sostegno che ti viene da una fiducia  smisurata nel Padre, con la sola forza dell’amore.

L’attesa ormai è terminata: per mezzo tuo Dio opera nella storia degli uomini, ma ha scelto di non sbaragliare avversari e nemici, né di imporsi con la forza. 

A ognuno è offerta una possibilità eccezionale, ma ognuno potrà decidere liberamente se accoglierla o rifiutarla. Aiutaci, Gesù, in questa Quaresima, ad aprirti il nostro cuore, a lasciarci cambiare tutti dalla tua parola, a fidarci di te e delle tue promesse. Non abbandonarci alla tentazione e sostienici nella lotta contro il male.

 

martedì 16 febbraio 2021

 INIZIO QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,1-6.16-18
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
 
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
 
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Parola del Signore 

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L'immagine scelta per la Quaresima e la Pasqua 2021 è una porzione del mosaico realizzato nel 2006 da padre Marko Ivan Rupnik e dagli artisti del Centro Aletti nella cappella del Collegio San Stanislao a Ljubljana, in Slovenia. Il punto di partenza contenutistico per questo mosaico si trova nella cappella stessa, che porta una tragica impronta storica: qui dentro le persone che vi erano condotte aspettavano la morte, aspettavano di conoscere la decisione su dove sarebbero state deportate e uccise.

 


La scena si ispira al brano della visione della pianura di ossa del profeta Ezechiele (cf Ez 37,1-14).

Tutta la terra è disseminata di ossa. Ci sono ossa dappertutto, in tantissime grotte, perché noi uomini, di generazione in generazione, continuiamo a spingerci nelle grotte. C’è sempre qualcosa di più importante dell’uomo che si ha davanti e ce lo fa spingere nella morte. Ma quanto più è forte la morte, tanto più forte è Gesù Cristo

 

Lo Spirito Santo è il Signore che dà la vita

 

 

In questa valle soffia lo Spirito e le ossa rivivono. E allora basta con le ossa, basta con gli elenchi di morti, di uccisi. Bisogna mostrare come la fede guarda a queste ossa, come la Parola di Dio le illumina. Quando soffia questo vento – lo Spirito –, tutte queste ossa rivivono, si rivestono. Teologicamente parlando, sappiamo che lo Spirito Santo è il Signore che dà la vita, è il Signore che ha portato il Verbo nella vita, ha formato la vita secondo l’immagine del Verbo, ha incarnato Gesù Cristo nella Vergine Maria. Perciò questo Spirito non è un’energia astratta, ma un Volto.

Gli artisti hanno cercato di far apparire il volto di Gesù Cristo come la cosa più potente in questa cappella. Perché lo Spirito Santo ha concentrato l’amore di Dio su questo volto, che è immensamente buono.

Cristo viene, scende e dà la mano ai morti. Quando stende la mano, essi rivivono. Il Signore viene da noi e ci dà la mano per tirarci fuori.

Cristo è nel vortice del suo mantello, un mantello che nella Bibbia ha più significati, ma essenzialmente richiama la gloria di Dio, cioè Dio che si rivela nello splendore della sua maestà, della sua potenza, della sua santità.

 

La Chiesa è il luogo in cui si riflette la gloria di Cristo risorto

Qui Cristo scende, ma il suo mantello, invece, sale. Nel suo mantello ci sono gli apostoli, e progressivamente si riempie di tutti quelli che il Signore sta tirando fuori dalla morte. Il mantello è la Chiesa, perché la Chiesa è il luogo in cui si riflette la gloria di Cristo risorto.

La Chiesa è l’ambito dove si vince la morte, dove in Cristo risorto troviamo il senso anche della più assurda sofferenza di quelli che hanno confidato in Lui.

 

Con questa scena è indicato che la Chiesa è luogo dell’amore, che vivifica, che non esclude, ma fa crescere, benedice e illumina. La Chiesa è l’ambito in cui ogni opera buona che uno ha fatto, anche se è il più grande peccatore, non sarà più dimenticata. La Chiesa è l’eterna memoria della bontà, della carità.

Gli apostoli fanno dei segni: pregano, indicano il Signore, predicano, battezzano, ungono, ordinano, perdonano.

Qui ci sono tutti i sacramenti e tutto ciò che la Chiesa ha per comunicarci la vita, affinché questa nostra misera realtà umana possa entrare nella vita.

A sinistra, guardando Cristo, Pietro impone le mani su colui che Cristo ha tirato dalla morte. Il perdono, infatti, è come la salvezza dalla tomba: è la vita che si è perduta, ma si troverà per l’eternità nel Signore, nascosta in Dio.

Dall’altra parte, c’è la donna che Cristo ha strappato dalla morte. Intorno alla sua mano è avvolta la stola, un simbolo del rito del matrimonio, che richiama tutta la teologia di Paolo sulla fedeltà di Cristo e della Chiesa, di Dio e dell’uomo, dell’uomo e della donna.

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sabato 13 febbraio 2021

CATECHESI RAGAZZI 













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14 febbraio 2021: 6a dom. tempo ordinario

Prima lettura (Lv 13,1-2.45-46)

Dal libro del Levìtico

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: 
«Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. 
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

 

Salmo responsoriale (Sal 31)

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.  

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! 

 

Seconda lettura (1Cor 10,31-11,1)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. 
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

 

Vangelo (Mc 1,40-45)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

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omelia 6a domenica del tempo ordinario-  2021

 

 

La forza della parola di Gesù ha attirato i primi discepoli, ha conquistato la gente riunita nella Sinagoga di Cafarnao, ha riportato vittoria sugli spiriti immondi e sulle infermità fisiche degli uomini.  Ora… il racconto della guarigione di un lebbroso. 

Tra tutte le malattie, la lebbra era considerata dagli israeliti quella che più di tutte rendeva impuro l’uomo perché distruggeva la sua integrità fisica ed era il segno massimo del peccato e della sua gravità. E condannava l’uomo anche a una grave emarginazione sociale. 

(v.1a lettura… descrizione drammatica della condizione del lebbroso). La lebbra ha sempre suscitato terrore per il suo terribile potere di disgregare il corpo umano e per il suo carattere contagioso che sradica il malato dalla comunità e lo confina in una solitudine quasi maledetta.

 

il lebbroso e Gesù...

Un lebbroso viene incontro a Gesù, si prostra dinanzi a lui e lo supplica di guarirlo. 

Così manifesta la sua fede-fiducia e la speranza che ripone nel maestro di Nazareth:

«Se vuoi, puoi purificarmi». Nessuna pretesa di guarigione, solo una umile richiesta: “Se vuoi… Mi affido a te, tu solo puoi farlo… forse tu sei disposto a subire, come me, la situazione di impuro che diventerai! Puoi purificarmi, cioè liberarmi dal male fisico ma anche dalla maledizione che mi pesa come un macigno. Io, considerato peccatore  e perciò colpevole in questa mia condizione! ”

Gesù si muove a compassione. E’ una compassione che indica la partecipazione profonda  alla miseria di quell’uomo e un profondo sentimento di solidarietà. È la sua tenerezza che lo porta a commuoversi fino a compiere un gesto di contatto: “lo toccò…”. Quindi non una guarigione a distanza, ma nella vicinanza fisica.. Gesù rompe le norme rigide della legge che vietava il contatto fisico con queste persone impure e tocca il lebbroso. Significava anche diventare impuro come lui… Il gesto di stendere la mano ha anche una senso simbolico perché indica la protezione di Gesù sul lebbroso. Le parole di Gesù, «Lo voglio, sii purificato!”, esprimono la potenza di Gesù, una parola semplice e  forte.

 

Nel congedare il lebbroso lo invita a non dire nulla e a presentarsi ai sacerdoti. Ma il lebbroso, lo comprendiamo, non è in grado di trattenere la gioia contagiosa della guarigione, in seguito a quell’incontro! Diventa, così, missionario della bontà di Gesù annunciata a tutti!  Gesù non trattiene il lebbroso al suo seguito.. gli dà la possibilità di essere testimone.

E Gesù si ritira in luoghi deserti… E’ molto probabile che Gesù, da solo, accetti la sua condizione di impuro, avendo toccato e guarito il lebbroso. Veramente ha preso su di sé le nostre miserie, si è caricato delle nostre iniquità…per toglierci da questi legami che ci imprigionano e ci tolgono la libertà! 

 

La malattia è sempre qualcosa di cui non riusciamo a comprendere pienamente il senso. L’atteggiamento di Dio nei confronti della malattia è quello di un disagio. Dio non ama la malattia; Gesù infatti ha compassione per tutti gli ammalati. La malattia non è un bene per l’uomo, è un momento di prova, di sofferenza. Lottare con tutte le forze contro la malattia è quindi non solo un atteggiamento legittimo, ma significa mettersi dalla parte di Dio.

Gesù ha guarito gli ammalati che lo hanno accostato; oggi tocca all’uomo continuare l’opera di Gesù, compiere altri ‘miracoli’ servendosi dei mezzi che la scienza mette a sua disposizione.

Marco presenta Gesù che annuncia la vicinanza del regno di Dio (1,15):  Dio è il Dio della compassione e lo serviamo solo quando ci prendiamo cura dell’uomo.

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14 febbraio 2021 – 6a domenica del tempo ordinario

Avvisi

 

Lunedì 15 alle ore 20.30 in chiesa incontro del C.P.P. (che ha preso il nome di “Cenacolo”)  per vedere assieme le principali iniziative della Quaresima nella catechesi, liturgia e carità. L’incontro è aperto a tutti coloro che volessero collaborare…

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Mercoledì 17 è il Mercoledì delle Ceneri e inizio della Quaresima, con il rito dell’imposizione delle Ceneri. 

Per i giovani e gli adulti è giorno di astinenza e di digiuno.

Ci sono due S. Messe: alle ore 15.00 e alle 20.30. 

Inoltre è proposta una celebrazione di preghiera (non la S. Messa) per i ragazzi delle elementari e delle medie, alle ore 11.00

 

 

Nel pomeriggio sono particolarmente invitati gli adulti e gli anziani che difficilmente potrebbero essere presenti alla sera.

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Preghiera sul Vangelo

Gesù, tu non compi miracoli per fare pubblicità alla tua causa,

per importi all’attenzione della folla. 

A muoverti è l’amore, la compassione: conosci bene le sofferenze provocate dalla lebbra, il calvario che diventa la vita di una persona quando si scopre aggredita dal male che deturpa e sfigura il suo corpo e per questo viene subito cacciata dalla sua famiglia, dal suo paese ed è costretta a vivere in luoghi solitari, priva di sostegno, di cure, di gesti di bontà e di tenerezza. Per questo tu non esiti a compiere anche gesti rischiosi e pericolosi, che espongono al contagio. 

Tu non ti limiti a parlare, tu tocchi quell’uomo perché avverta quanto sia preziosa la sua vita, quanto ti stia a cuore la sua felicità. E tuttavia gli chiedi di non divulgare la notizia, ma di limitarsi a far certificare la sua guarigione. Perché? A te non sfugge il terribile equivoco che si potrebbe creare se ti prendessero solo per un guaritore, uno che fa tanti miracoli. Quelli che tu offri sono solo segni dell’amore di Dio in azione, ma solo davanti alla croce ognuno potrà capire


sabato 6 febbraio 2021

 7 febbraio 2021 

catechesi per bambini e ragazzi



Gesù guarisce la suocera di Pietro
Gesù guarisce i malati



Gesù in preghiera





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Liturgia 5a domenica tempo ordinario







Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse: 
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene». 

 

Salmo responsoriale (Sal 146)

Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.  

Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

 

Seconda lettura (1Cor 9,16-19.22-23)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! 
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.


Vangelo (Mc 1,29-39)

Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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5a dom. B – (2021)- omelia 

 

Come viveva Gesù le sue giornate? Quali erano i momenti più significativi? Certo, il Vangelo non è un diario o una cronaca… Ma dalle scelte che Gesù fa, possiamo capire i punti di forza del suo agire che lo hanno sempre guidato. E Marco ci presenta una giornata tipica di Gesù, come dovevano essere anche molte altre giornate…

E così ci descrive il volto interiore di Gesù stesso. 

Il brano presenta tre momenti: Gesù, uscito dalla sinagoga,  guarisce la suocera di Simone (vv. 29-31); la sera, dopo il tramonto del sole, guarisce molti malati (VV. 32-34); il mattino seguente si porta a pregare in un «luogo deserto» per prepararsi a un nuovo annuncio missionario (vv. 35-39). Quindi: l’annuncio della parola, le guarigioni e la preghiera sono le azioni dominanti…

L’azione di Gesù, poi,  si svolge in due spazi della vita quotidiana: la casa, spazio della vita privata con l’ intimità e gli affetti, e la porta della città, luogo della vita pubblica.

Gesù è nella casa di Pietro che rappresenta il luogo  dell’intimità, dei rapporti profondi dentro una famiglia… e  compie il gesto per chi si trova in stato di bisogno: per la suocera di Pietro. La casa di Simone è quasi immagine della futura comunità, della chiesa che sperimenta la misericordia di Dio e vive rapporti cordiali e fraterni.

In un ambiente e per una mentalità che considerava la malattia come «segno» e conseguenza del peccato (cfr. Gv 9,2), la guarigione della suocera di Pietro (vv. 30-31) è segno della vittoria sul potere della morte e del peccato e della misericordia stessa di Dio.  

«Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò». La parola «alzare» è lo stesso verbo usato per la risurrezione di Gesù. La mano di Gesù è per questa donna la stessa mano di Dio che interviene a liberarla (Sal 73,23: «Tu mi hai preso per la mano destra e mi hai risollevato»).

La suocera di Simone, liberata dalla febbre, si alza per servire Gesù e i discepoli. Il verbo «servire» è ciò che farà lo stesso Gesù: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»(Mc 10,45)!

La suocera di Pietro è esempio per quel servizio reciproco che la chiesa è chiamata a vivere. Dall’ incontro con lui si esce liberati e, proprio per questo, liberi di servire, come Gesù.  Importanti sono anche gli altri due brevi aspetti del racconto: le guarigioni (vv. 32-34) e la preghiera di Gesù (vv. 35-38). 

La gente non ha potuto condurre a Gesù i malati durante il sabato, a motivo del riposo, ma, a sera, quando il riposo è finito, quella piccola piazza davanti alla casa di Simone si riempie di poveri che chiedono guarigione e aiuto. È l’intera città che, secondo Marco, si raduna davanti alla porta, una città che si presenta con i suoi malati a testimoniare la fatica e i problemi dell’esistenza quotidiana. L’esperienza della malattia, le tante fragilità della vita…le paure per la nostra salute  sono aspetti che stiamo sperimentando in questo tempo di pandemia… E sappiamo che Gesù non ci è indifferente e ci dà risorse e coraggio per sperare ancora…



Infine, la preghiera solitaria di Gesù, al mattino presto, richiama  l’ atteggiamento del fedele orante che prolunga la sua preghiera tutta la notte (Sal 16,7-8; 134,1) e desidera  essere in preghiera al sopraggiungere del nuovo giorno (Sal 57,9: «Svegliati, mio cuore, voglio svegliare l’aurora». Gesù ritrova ogni volta nella preghiera il vero orientamento della sua vita. Per noi un invito forte. Come la preghiera accompagna la nostra vita? Si dice: “Importante è fare, agire, vivere 

il Vangelo nella pratica della vita…” E’ vero. Ma come ti sarà possibile fare questo, e ispirarti nel tuo agire al Vangelo se non ricevi luce, forza ed energia interiore dal dialogo costante con il Signore? Come puoi essere vicino e familiare di Dio se non lo cerchi, se non trovi momenti di ascolto e di dialogo con Lui? …anche, a volte, in una certa aridità della stessa preghiera.

Pietro vuole quasi interrompere la preghiera di Gesù…”Tutti di cercano..” Forse intendeva dire: “Approfitta di questa grande popolarità 

che ti è piovuta addosso…ne guadagneremo anche noi!…”

 La  risposta ai discepoli: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!» (v. 38),

Gesù è sempre intento a svolgere la sua missione, non si lascia imprigionare da nessun posto e di nessun gruppo umano. E’ libero.. Di qui la sua prontezza e decisione nello scegliere la via segnata dal Padre per la sua missione.  La sua missione è  itinerante: Gesù incammino! Un Gesù sempre in attività, ma che si ferma per chi ha veramente bisogno di lui, che sente necessaria la preghiera anche prolungata, che sfugge al pensiero di una popolarità pericolosa. Abbiamo tutto da imparare!

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7 febbraio 2021 – 5a domenica del tempo ordinario

 

Avvisi

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Questa domenica 7 febbraio è la 43a GIORNATA PER LA VITA sul tema: “Libertà e vita”. 

Ci sarà la possibilità di aiutare il Centro aiuto vita di Verona e di Peschiera (S. Martino). E’ a disposizione anche la rivista periodica “NOI, FAMIGLIA E VITA”, edita da Avvenire, che presenta il messaggio della giornata e altri aspetti ad essa collegati.

 


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Giovedì 11 febbraio è la 29a giornata mondiale del malato.

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Preghiera sul Vangelo

 

Nei tuoi gesti, Gesù, c'è tutto il tuo amore e la tua compassione verso una persona malata. 

Ecco perché tu ti avvicini, ti fai prossimo, vieni accanto:

non puoi guarire a distanza, senza essere troppo coinvolto,

senza toccare con mano un corpo che soffre, che pena.

Ecco perché hai voluto assumere la nostra carne, sperimentare in prima persona quello che passa per le nostre membra, condividere tutto ciò che appartiene alla nostra esistenza umana. 

Tu prendi per mano come fa un padre con il figlio o che non sa ancora orientarsi, come una madre che sostiene il suo passo incerto, come un amico che non ti abbandona quando sei debole, fragile, incapace di rialzarti da solo, di venirne fuori con le tue forze.

Tu prendi per mano e manifesti la tua dolcezza e la tua forza,

senza ferire, senza umiliare. E rimetti in piedi, accompagni, aiuti ognuno di noi perché ritrovi l’energia per camminare, per andare avanti. Rialzi ora e sei pronto a rialzare ogni volta che cadiamo.

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Libertà e vita: Messaggio dei vescovi italiani nella 43a GIORNATA PER LA VITA

 (7 febbraio2021 )

 

La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita. Nelle settimane di forzato lockdown quante privazioni abbiamo sofferto, specie in termini di rapporti sociali! Nel contempo, quanta reciprocità abbiamo respirato, a riprova che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno; quanta cultura della prossimità, quanta vita donata per far fronte comune all’emergenza!

Qual è il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?

Sono domande che in certe stagioni della vita interpellano ognuno di noi, mentre torna alla mente il messaggio chiaro del Vangelo: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). I discepoli di Gesù sanno che la libertà si può perdere, fino a trasformarsi in catene: “Cristo ci ha liberati – afferma san Paolo – perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1).

Una libertà a servizio della vita

La Giornata per la Vita 2021 vuol essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso.

A ben pensarci, la vera questione umana non è la libertà, ma l’uso di essa. La libertà può distruggere se stessa: si può perdere! Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente. Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro. Un uso individualistico della libertà porta, infatti, a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la “casa comune”, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone. Papa Francesco ci ricorda che l’amore è la vera libertà perché distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione (cfr. Udienza 12 settembre 2018).

Responsabilità e felicità

 Il binomio “libertà e vita” è inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice. Senza il dono della libertà l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce. L’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità. Essa è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità. Responsabilità significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente.

Dire “sì” alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia. Ogni uomo merita di nascere e di esistere. Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile. Solo considerando la “persona” come “fine ultimo” sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale. L’esercizio pieno della libertà richiede la Verità: se desideriamo servire la vita con vera libertà occorre che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà s’impegnino a conoscere e far conoscere la Verità che sola ci rende liberi veramente. Così potremo accogliere con gioia “ogni vita umana, unica e irripetibile, che vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile (Papa Francesco, 25 marzo 2020, a 25 anni dall’Evangelium vitae). Gli uomini e le donne veramente liberi fanno proprio l’invito del Magistero: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità!”.