sabato 11 aprile 2020

PASQUA 2020

PASQUA



Dal Vangelo secondo Giovanni- Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Che cosa significa la Risurrezione di Gesù?
(don Vincenzo Bonato, monaco camaldolese)
Piero della Francesca:Resurrezione


1. Prima di tutto la Risurrezione non è un semplice ritorno a questa vita. Lazzaro o il figlio della vedova di Naim, liberati dalla morte per opera di Gesù, in realtà non risorsero (come si dice in modo improprio), ma semplicemente ritornarono a questa vita terrena. Infatti, più tardi, morirono di nuovo mentre una persona risorta (il primo risorto in realtà è stato Gesù) non può più morire perché possiede una vita immortale, eterna. Il corpo di un risorto è spirituale, ossia trasformato radicalmente dallo Spirito Santo. 
2. Risorgendo dai morti, Gesù torna presso Dio Padre.  I nemici di Gesù avevano detto che era un falso profeta. Per giunta castigato da Dio. Ora Dio dimostra il contrario: lo glorifica e lo accredita. Allora è vero che Gesù era stato mandato da Lui. Sulla terra, fu il Figlio a lui gradito in modo pieno, il modello di ogni uomo. 
3. Gesù non soltanto riceve una vita eterna ma viene proclamato come il Signore. Ora siede alla destra del Padre e può portare a compimento la sua missione, interrotta con violenza dai suoi oppositori. Gesù non ha fallito ma anzi riprende il suo compito, a servizio degli uomini, con una energia ancora più efficace e decisiva. La storia del mondo orami è sua. Egli è il Principio (Alfa) ed il compimento (Omega).
4. Il primo risultato della morte e risurrezione è stato l'invio dello Spirito Santo ai credenti. Secondo l'annuncio dei profeti, la nuova creazione sarebbe stata caratterizzata dalla presenza dello Spirito. Ora lo Spirito fa in modo che il discepolo di Gesù continui la sua missione, diventi un altro Cristo. 
5. Morte e Risurrezione sono come due facce della stessa medaglia, sono due aspetti inseparabili. Gesù ottiene la vita eterna perché ha donato tutto se stesso a Dio e agli uomini. La vita eterna è amore. Inoltre, vivendo e morendo nell'amore, Gesù ha accumulato un tesoro che ora distribuisce ai credenti d'ogni epoca. Senza la sua morte, Gesù non avrebbe accumulato alcun tesoro. Senza la risurrezione, il tesoro accumulato rimarrebbe inservibile. 
6. Gesù è tornato là dov'era prima di scendere su questa terra. Non ha avuto nessun vantaggio? Il suo guadagno è stato quello di recuperarci. Il vantaggio di Gesù è il nostro guadagno. Ora riporta a Dio l'umanità e il suo vanto e il suo tesoro sono tutti gli uomini che parteciperanno alla sua gloria d'amore, in terra e in cielo. 

Preghiera 

Noi ti lodiamo, Cristo risorto, 
aurora nuova del giorno senza fine e sole di gioia.
Brilli sulle tenebre dei nostri giorni
la luce della vita eterna.

Noi ti lodiamo, Cristo risorto, vero pane di Dio, 
impastato con le primizie del nuovo raccolto. 
Purificaci dal vecchio lievito della corruzione
e saziaci con la tua giovinezza eterna.
Noi ti lodiamo, Cristo risorto,
Primogenito di coloro chesconfiggono la morte,
splendore della gloria eterna. 
Apri le tombe delle nostre angosce sulla pace di Dio.

La tua risurrezione, Signore Gesù, 
ha creato i cieli nuovi e la terra nuova.
Aprici le porte del paradiso perché celebriamo la Pasqua eterna
con il Padre e lo Spirito nei secoli dei secoli.
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Riceviamo il simpaticissimo augurio del CORO GIOVANI! !

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...e il mio..... (nel pensiero alla Corale parrocchiale e a tanti altri! 

CARISSIMI,

il mio augurio sentito arrivi a tutti… 
In questa Pasqua così singolare e così “strana”, l’augurio che vi offro e che ci scambiamo nasce da un cuore toccato e convertito (lo speriamo!) dalla presenza viva del Signore Risorto. 
Il Risorto ci conduce ad una vita rinnovata, anche in questo tempo così difficile, che stiamo ancora soffrendo. Possiamo cogliere, nel limite di questi giorni, nuove possibilità. Momenti prolungati di vicinanza in famiglia, come luogo della scambio di parole e di piccoli gesti significativi, segno di amore. (pur nella fatica di vivere gomito a gomito, assieme, senza possibilità di uscire in spazi liberi...). Occasioni di riflessione e di accettazione sulle nostre fragilità, che il virus ha messo in evidenza.  
Ci liberiamo da una certa superficialità che tende a ritenerci assoluti protagonisti della nostra vita, senza limitazioni, con le quali, invece, dobbiamo fare i conti. Per tanti, purtroppo, anche l’incontro con il dramma della morte, spesso in solitudine.
Ma anche momenti di vicinanza cordiale e di solidarietà, spicciola e quotidiana, che possono aprirci a persone, dapprima quasi ignorate…
Un aiuto anche materiale per famiglie o singoli  che devono  fare i conti con un’improvvisa povertà!  Una telefonata, scambi di messaggi ripetuti sui social, per rompere l’isolamento: una rete di relazioni, volti di persone, storie di fatica e di speranza!
E poi, c’è la possibilità, per chi crede, di riempire spazi liberi per la preghiera. 
Se la chiesa edificio non si può visitare, ci ricordiamo della parola di Gesù, nel Vangelo: 
“Quando preghi, entra nella tua camera e prega il Padre tuo nel segreto…E il Padre tuo che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Forse in tante case questo luogo materiale non è sempre facile da trovare. 
E allora matura ugualmente il desiderio dell’incontro con il Signore, sempre vivo e presente.
Viviamo nella speranza la Pasqua di quest’anno! Egli si fa incontro a noi, all’inizio, forse, come sconosciuto (quando i nostri cuori sono appesantiti!).
Poi Lui si rivela, manifesta se stesso, ci rincuora e ci rinvia a quella comunità di fede che è la chiesa, nella quale possiamo aprirci ad una fraternità nuova, nel dono della Parola che si fa anche pane, nostro cibo spirituale.
Che il Signore faccia crescere in noi la fame vera di questo pane, che per tanto tempo non abbiamo potuto gustare!

don Attilio


venerdì 10 aprile 2020

11 aprile -Sabato Santo

Nel SABATO SANTO celebriamo  la discesa agli inferi. Che cos’è?

Come Gesù nella sua predicazione terrena era guidato dallo Spirito (Luca, 4,1.14), ricevuto nel battesimo, così ora dopo la sua morte raggiunge tutti coloro che gli era stato impossibile incontrare come uomo. Le parole che vengono riportate anche nel credo apostolico («discese agli inferi») stanno ad indicare che la missione di Gesù non può essere limitata soltanto agli anni dell’esistenza terrena, quando Egli era sottoposto ai limiti spazio temporali della sua vicenda storica. Gesù è andato ad annunciare la salvezza anche al mondo dei morti, agli spiriti inferiori, agli spiriti in carcere, ai trapassati di tutte le epoche. Colui che dimorava per tre giorni nel cuore della terra andò agli inferi per rendere impotente il diavolo. Gesù ha raggiunto quelli che stavano nelle zone più oscure, che erano senza speranza. In tal modo Gesù ha raggiunto tutte le generazioni precedenti.
(don Francesco Carensi da "Toscana oggi"
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Da una riflessione di don Gaetano Brambilla, TEOLOGO salesiano (sintesi)

Esaminiamo con cura gli elementi fondamentali della scena.

La discesa agli inferi 
(Duccio di Boninsegna-Siena)


Gesù Cristo, “fulgida apparizione dalla Veste‘ irradiata d’oro” (E. Carli), è il punto focale della scena. La sua figura, collocata sullo sfondo roccioso al punto di convergenza dell’arco nero dell’ingresso agli inferi e dell’ arco nero della grotta infernale, poggia i piedi sul “gradino oscuro” del demonio ormai vinto. “Va a cercare il primo uomo come la pecora smarrita: si rivolge verso Adamo prigioniero e verso Eva anche lei prigioniera per liberarli dai loro dolori” (Epifànio di Salamina). 

Gesù è presentato come il Figlio di Dio, il Kyrios, “il principe della vita(At 3,15). Lo indicano chiaramente gli abiti che indossa: la tunica di) rosso-porpora e il manto blu-cielo arricchiti di lineamenti d’oro sono — nella tradizione iconografica orientale — gli abiti preziosi dell’Imperatore vittorioso. Lo indica la grande aureola che gli circonda il capo, nella quale è incisa la croce: il Signore vivente è Colui che è stato crocifisso (vedi At 2,23-24). Lo indica il singolare scettro regale cui si appoggia con la mano sinistra: un legno culminante in una croce vuota (“Non è qui, è risuscitato”: vedi Lc 24,6), in un vessillo di vittoria spiegato nel vento (“Io ho vinto il mondo”: vedi Gv 16,33) e ancora in una piccola croce. E’ il Re che ha vinto “l’ultimo nostro nemico” “posto sotto i suoi piedi” (vedi 1Cor 15,26) come un mostro oscuro e deforme. “La morte è - Veramente - stata ingoiata dalla vittoria. Dov’è, o morte la tua vittoria?  a noi la vittoria per mezzo del signore nostro Gesù Cristo” (vedi 1Cor 15,55-56)     Il volto e la capigliatura, le mani e i piedi del Risorto non recano alcun segno delle violenze e delle sofferenze subite: è il nuovo Adamo nello splendore della risurrezione. 
Ai suoi piedicome nemico ormai definitivamente sconfitto il demonio.
E’ il Dio della pace che ha messo satana sotto i suoi piedi nel gesto profetico della completa e definitiva vittoria dei credenti sul demonio (vedi Rm. 16,20).    
Sul nemico sconfitto il Signore vittorioso cammina: si fa incontro ad Adamo, all’uomo e lo prende per mano. Nel suo solenne e lieve camminare, nel suo affettuoso e forte prendere per mano il primo uomo leggiamo la valenza salvifica, misericordiosa, della sua morte e della sua risurrezione: per noi, per la nostra, salvezza il Figlio di Dio si è fatto uomo, è stato crocifisso, è risorto. 
Adamo è in ginocchio, accanto a lui Eva
Sono i progenitori, sono l’icona dell’umanità: sono ciascuno di noi, creature di Dio e bisognosi di salvezza. In ginocchio: nell’atteggiamento di chi riconosce la grandezza divina del Salvatore. 
Il gesto dolce e forte di Gesù Risorto, il suo prendere per mano Adamo per rialzarlo, riassume e compendia i gesti misericordiosi e potenti (i miracoli) operati nella sua vita terrena: davvero Egli “ha preso per mano” l’uomo bisognoso di salvezza e lo ha fatto rialzare, (letteralmente: risorgere): come la suocera ammalata di Pietro (Mc 1,31), la bambina morta (Mc 5,41), il cieco di Betsaida (Mc 8,23), il fanciullo indemoniato (Mc i 9,27). 

Adamo e i padrI

Alle spalle di Adamo ed Eva, in seconda fila, tre figuremolto anziane, caratterizzate da una barba fluente e capelli lunghi: forse i tre padri del popolo di Israele: i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.


Sulla destrain primo piano una figura avvolta nel manto purpureo dei re, con il capo
cinto da una corona, alza la mano destra in segno di ammirato saluto mentre con la sinistra stringe un libro (forse il libro dei Salmi, di cui nella tradizione biblica era ritenuto autore): è il re Davide,
 antenato e figura del Messia venturo. Il suo discendente — secondo la promessa profetica — avrebbe regnato per sempre e avrebbe donato pace e salvezza definitiva al popolo di Dio (vedi 2 Sam 7,16 e Le 1, 32-33). Del Salvatore il grande re aveva parlato nelle sue preghiere poetiche (salmi).  
Ancora altre figure, giovani e anziani,re e profeti di Israele: in tutto — e forse non a caso — 12 persone: a nella Bibbia il numero della totalità. Rappresentano il “popolo che dimorava in terra e in ombra di morte” (vedi Is. 8,23-“9,1): è l’antico popolo del Signore, è  tutta l’ umanità negli inferi.. 
L’antico popolo di Dio, l’umanità passata non sono scomparsi nel nulla, inghiottiti dalla morte: è l’umanità creata da Dio in Cristo, da Lui amata e redenta in Cristo, che
nell’incontro con Lui compie il suo destino. “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe” si rivela nella Pasqua di Cristo “il Dio dei viventi” (vedi Mc   12,27): che compie nella
risurrezione il destino buono che ha sognato da sempre in Cristo per tutta l’umanità.

“Svegliati, tu che dormi”:

Il senso di questo incontro misterioso fra Gesù Cristo e l ’umanità è rivelato in maniera singolare da una antica omeliache la chiesa romana legge nella Liturgia delle ore al mattino del sabato santo. Nel testo attribuito a Epifanio di Salamina è trascritto come in un e piccolo dramma il messaggio del disegno di Duccio. 

“Gesù Cristo va a cercare Adamo, primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Il Figlio di Dio va a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entra da loro portando le armi vittoriose della croce. Prende per mano Adamo, lo scuote dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! a coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno.
Risorgi? dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi sono diventato libero tra i morti. 
Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati.
Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Alzati, allontaniamoci da qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Io, che sono la vita, ti comunico quello che sono: il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. E’ preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli!.

“Discese agli inferi”

Così recita l’antico simbolo apostolico, risalente alla chiesa di Roma nel III secolo. Così recita il simbolo niceno-costantinopolitano, che la Chiesa d’occidente proclama ogni domenica nella celebrazione eucaristica. 
A partire dalle testimonianze bibliche, possiamo intendere questo articolo del Credo
come parola buona, come Vangelo: risposta sorprendente e graziosa al nostro domandare un destino buono, che il silenzio della morte non vanifichi.
“Morendo ha distrutto la morte” — recita la preghiera eucaristica seconda. Gesù Cristo, il Fglio di Dio fatto uomo, ha ridonato futuro ‘e bellezza al nostro destino nel mistero della sua Pasqua. Con ciò però l’inferno è vinto, o- per essere più esatti - la morte, che prima era davvero l’inferno, ora non lo è più. Anzi né inferno né morte sono più gli stessi di prima, perché in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi abita l’amore”. E il destino di tutti gli uomini, accomunati dalla dissoluzione della polvere, in Lui diventa destino buono e divino. 
 La storia dell’umanità non è più via di solitudine e di fallimento, poiché le porte degli Inferi sono state sfondate. Così credono i cristiani quando professano la discesa di Cristo agli inferi. Con un linguaggio simbolico e, profondamente vero affermano che là dove l’umanità. sembrava terminare il suo cammino, nel fallimento totale, là è stata raggiunta dal Figlio di Dio e riportata al progetto delle origini: al mistero della “predestinazione in Cristo”  (vedi Ef. 1,3-6).
Così i cristiani hanno celebrato nell’arte, soprattutto nelle Chiese d’Oriente: raffigurando il Figlio di Dio, che nel silenzio del sabato santo scende nella dimora dei morti, sconfigge il potere di satana e conduce a libertà l’umanità vissuta prima di Lui.

giovedì 9 aprile 2020

venerdì santo 10 aprile 2020

Venerdì Santo

Propongo la Prima lettura e il salmo….Il testo del Vangelo di Giovanni potete leggerlo da qualche altra fonte che certamente conoscete..

O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato

trasmessa a tutto il genere umano,
rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno,
così per l’azione del tuo Spirito,

fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste.
Per Cristo nostro Signore.
 
Prima Lettura - Egli è stato trafitto per le nostre colpe
Dal libro del profeta IsaìaIs 52,13 - 53,12
 
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.

Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato

e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza

per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,

vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli. Parola di Dio
 
Salmo Responsoriale Dal Sal 30 (31)

R. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;

difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,

i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,

salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

Commento al venerdì santo: la croce

Il Venerdì santo siamo chiamati  a leggere e a comprendere il libro della croce.
Abbiamo bisogno di uno sguardo contemplativo, soprattutto in questo tempo di “ritiro” nelle nostre case… possiamo recuperare il valore del silenzio, magari mettendoci davanti a un crocifisso che si trova, certamente, nelle nostre abitazioni!
Sappiamo che per i dominatori romani del tempo, la croce era uno strumento terribile di morte e di abiezione. 
Vi erano condannati i peggiori delinquenti che morivano dopo un’atroce agonia… 
Era un supplizio destinato anche a chi fomentava disordini, facendo parte di qualche gruppo armato che si opponeva  ferocemente al dominio dell’odiato imperatore.
Per l’evangelista Giovanni, invece, la croce è un trono di gloria! La prospettiva è completamente ribaltata! “Il Signore regnò dalla croce!”, dice un antico inno liturgico.
Perché un trono? Perché l’amore tenace di Gesù, che non chiede vendetta ma si dispone addirittura al perdono, manifesta la forza di una carità senza misura che solo Dio è capace di esprimere. Regnare per Gesù significa mostrare il dominio della bontà sulla cattiveria e sull’odio. Gesù domina perchè si mostra superiore e quindi vince su tutto ciò che è segno di morte, come la violenza senza limiti. E con il suo esempio trascina tutti noi perché possiamo regnare con Lui! 
La sua morte può significare per noi la morte cioè la sconfitta e il superamento di tutto ciò ci trascina verso il male nelle forme di ogni egoismo, per risorgere con Lui a vita nuova.
L’egoismo ci imprigiona nella rete del nostri meschini interessi, che tendono a diventare per noi la regola distorta di vita.
Gesù, invece, vive fino in fondo la forte mitezza che aveva proclamato nelle Beatitudini sul monte: “Beati i miti perché erediteranno la terra!” La terra che Gesù eredita è la sua glorificazione presso il Padre: i cieli e la terra nuova, che sono  anche la nostra futura eredità! 
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da “Servizio della Parola” (n° 515) aprile 2020

ROUAULT : Cristo in croce 1936
Per tutti i crocifissi della terra

Tutti i crocifissi del mondo sono fratelli di Gesù Cristo, il Figlio amato. E sono anch'essi gli amati dal Padre. Ecco perché ora facciamo salire verso Colui che salva il grido di tutti i crocifissi della terra!

Per coloro che soffrono a causa della malattia

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono lacerati nella carne e nell'anima, coloro che non ne possono più,
coloro che sono abbandonati a causa della loro malattia,
coloro che sono limitati nel corpo e nello. spirito.
Padre di Gesù Cristo, sono i tuoi figli crocifissi dalla malattia!
Donaci il coraggio di andare verso di loro.

Per coloro che soffrono a causa della miseria

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono prigionieri della povertà e che lanciano la loro richiesta di aiuto e
a causa della fame, a causa della siccità, a causa dell'oppressione e dello sfruttamento, coloro che vengono lasciati nell’analfabetismo,
coloro che sono parcheggiati nei campi profughi.
Hanno perduto tutto. Perderanno anche la loro umanità?
Non hanno niente. Non possiedono nulla. E vengono dimenticati. o
Guardali, Padre di Gesù Cristo, sono i tuoi figli crocifissi dalla miseria!
Donaci il coraggio di andare verso di loro per dire: abbiamo un posto per voi, per alleviare la vostra croce!

Per coloro che soffrono a causa della violenza

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono calpestati dalla violenza e che non sanno come sfuggire ai colpi che li raggiungono, coloro che sono terrorizzati dalla guerra e non sanno come difendersi dal terrore delle armi, coloro che non comprendono perché da troppo tempo sono dimenticati dal cielo e dalla terra. Guarda coloro che dei loro fratelli conoscono solo il volto deformato dall'odio e le mani pronte a colpire.
Padre di Gesù Cristo, guardali tutti, sono i tuoi figli crocifissi dalla violenza! Donaci il coraggio di fare qualcosa per loro,
di levare le nostre voci contro la violenza per diminuire un po’ il peso della loro croce!

Per coloro che soffrono a causa della solitudine

il "nostro"Crocifisso
Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda le famiglie devastare o disunite: sono fatte per essere un luogo di amore
e non focolai di separazione e di gelosia, di egoismo e di ripicche. 
Guarda coloro che attendono tenerezza e muoiono nel vuoto di ogni giorno, coloro che non credono più alla fedeltà,
coloro che sono abbandonati nella vecchiaia dopo aver donato tutto, coloro che non osano affrontare più la lotta di ogni giorno
e disperano e non attendono più nulla né dalla vita, né dagli altri.
Padre di Gesù Cristo, guardali tutti: sono i tuoi figli crocifissi dalla solitudine! Donaci il coraggio di tendere la mano 
in segno di amicizia, di vicinanza, per recare sollievo e condividere
il carico troppo pesante che si portano sulle spalle
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mercoledì 8 aprile 2020

9 aprile Giovedì santo


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Riflessione di don Lorenzo Zani (biblista di Trento)
da: “Introduzione ai Vangeli- il Segno ed.)

"L'Ultima Cena " di Claret ( XVII° sec. -Vescovado Cuneo)

Premessa: Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucarestia durante l’ultima Cena. Questa omissione ha creato spesso imbarazzo, ma ciò non significa che l’evangelista non apprezzi il valore profondo di questo sacramento. 
Giovanni intende, piuttosto, interpretare il significato che l’Eucaristia riveste per I discepoli. Che cosa significa concretamente vivere l’Eucaristia nella vita di ogni giorno?  Questo dono quali esigenze comporta nelle scelte della vita?

“Sapendo che era giunta la sua ora. Sapendo che il padre gli aveva dato tutto nelle mani”… sottolineata la piena consapevolezza di, Gesù. 
Egli è conscio della sua passione, è conscio che la croce é passaggio al Padre, è conscio della sua dignità, è conscio del suo legame col Padre e di avere tutto nelle proprie mani. Poco dopo Giovanni dice che Gesù è consapevole della presenza del traditore tra i commensali (Gv. 13,11). Sottolineando questa conoscenza di Gesù, l’evangelista mette in luce la sua divinità, ma soprattutto mette in luce la serietà e la libertà con le quali egli affronta ‘la morte. Il tradimento, la passione, la “sconfitta” della croce, la solitudine dei discepoli fanno parte del piano di Dio che Gesù accetta liberamente. 
 “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. L’amore è la chiave di lettura, di tutto il racconto. Gesù ha sempre amato i discepoli. Essi qui sono chiamati “i suoi” e cosi viene indicata l’intensità di amore che lo unisce a loro. 
I discepoli sono nel mondo, sono nella solitudine, nella persecuzione, in un ambiente estraneo, instabile, sono esposti a Satana. Quanto Gesù sta, per fare, è la testimonianza di un amore definitivo, portato fino alle ultime possibilità, fino all’ ultimo istante della vita. 
Quando gli apostoli sono preoccupati istintivamente di sé, di mettersi in salvo, Gesù li ama oltre ogni misura. Il suo amore è espresso con il termine con cui la Bibbia descrive l’amore di Dio: “agape”. Gesù ama i discepoli con l’amore che viene da Dio e si modella su quello di Dio. 
E’ un amore gratuito, totale, immutabile, definitivo. Per comprendere che cos’è,  più che all’ esperienza umana bisogna ritornare a quanto Gesù qui sta per compiere: la lavanda dei piedi.
Gesù si mette l’asciugatoio, entra cioè nella storia, rivestito del servizio, pronto ad aiutare l’altro. Lava i piedi, (mestiere riservato ai servi e agli schiavi!), onorando cosi le realtà create e tra queste specialmente l’uomo: lavando i piedi, Gesù manifesta accoglienza, stima e onore ai suoi commensali.
Infine Gesù riprende le vesti e si rimette a tavola coi suoi discepoli. ll Verbo si è messo a servizio dell’uomo, perché l’uomo riscopra la sua dignità ed entri nella gloria di Dio. Dopo la sua obbedienza il suo servizio, Gesù siederà alla destra del Padre e assieme a lui l’uomo è elevato alla dignità di figlio di Dio.


Spunti per l’attualizzazione:

Provo a meditare questa pagina del Vangelo: che cosa mi suggerisce immediatamente?

Mi chiedo: come esprimo l’impegno del mio servizio dentro la comunità cristiana e nella società, cioè nell’ambito del mio lavoro e della mia attività quotidiana?

Sono tentato, a volte, di fare del mio servizio un’ occasione di visibilità, con una tendenza al comando e alla superiorità sugli altri? Chiedo collaborazione e so apprezzare il lavoro delle persone che mi sono accanto, sapendo anche ringraziare per la loro disponibilità?  

Tendo a fare critiche e a creare malumori inutili che creano un clima pesante e poco sereno?

Infine ringrazio il Signore che mi ha concesso di vivere, nel servizio, la mia appartenenza generosa alla comunità cristiana o alla società civile. 


Nella ns. chiesa: la scultura in maiolica dell'ULTIMA CENA, di scuola napoletana




Ultima Cena: particolare





martedì 7 aprile 2020

8 aprile 2020

Prima Lettura. Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. (Terzo canto del Servo del Signore)

Dal libro del profeta IsaìaIs 50,4-9°

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 68 (69)

R. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi. 

Per te io sopporto l'insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. R.

Mi sento venir meno. Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto. R.

Loderò il nome di Dio con un canto,lo magnificherò con un ringraziamento.
Vedano i poveri e si rallegrino;voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri. R.

Vangelo - Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Parola del Signore
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Commento al Vangelo
Gesù si trova a mensa con i suoi amici. E’ un momento di intimità, nella celebrazione della Pasqua che Gesù intende partecipare ai suoi, che sono la sua famiglia. Ed è anche un momento decisivo di chiarezza, perché Gesù invita i suoi a fare luce nel loro cuore e a chiedersi quale atteggiamento stanno vivendo verso di lui. “In verità vi dico uno di voi mi tradirà”. Parola forte e drammatica, perché l’amicizia non nasconde, non passa sopra alla verità di se stessi e non scende a compromessi. 
“Essi, addolorati….gli domandarono: - Sono forse io, Signore?”.Momento cruciale: dolore e imbarazzo… Ogni discepolo di Gesù è chiamato a porre a se stesso la stessa domanda:
“Sono anch’io, Signore, uno che ti ha tradito, che non ha riconosciuto il tuo amore, poiché non mi sono fidato di te, scegliendo altre strade e non la tua?”. 

Ed ora un pensiero su Giuda, prendendo lo spunto da Papa Benedetto XVI, nel suo libro “Gesù di Nazaret” (seconda parte)- pag.82.

La luce che, provenendo da Gesù, era caduta nell'anima di Giuda, non si era spenta del tutto. C'è un primo passo verso la conversione:
“Ho peccato “,  dice ai suoi committenti. Cerca di salvare Gesù e ridà il denaro (cfr Mt -27, 35s). Tutto ciò che di puro e di grande aveva ricevuto da Gesù, rimaneva iscritto nella sua anima - non poteva dimenticarlo.  
La seconda sua tragedia - dopo il tradimento è che non riesce più a credere ad un perdono. Il suo pentimento diventa disperazione. Egli vede ormai solo se stesso e le sue tenebre, non vede più la luce di Gesù — quella luce che può illuminare e superare anche le tenebre. Ci fa così vedere il modo errato del pentimento: un pentimento che non riesce più a sperare, ma vede ormai solo il proprio buio, è distruttivo e non è un vero pentimento. Fa parte del giusto pentimento la certezza della speranza - una certezza che nasce dalla fede nella potenza maggiore della Luce fattasi carne in Gesù.
Giovanni conclude il brano su Giuda in modo drammatico con le parole: «Egli, preso il boccone, uscì. Ed era notte” (13,30). Giuda esce fuori, entra nella notte, fugge dalla luce che è Gesù…
Mi viene da dire per lui e per tutti i disperati del mondo: “Non sia spenta del tutto la speranza! Solo Dio sa!”