venerdì 10 aprile 2020

11 aprile -Sabato Santo

Nel SABATO SANTO celebriamo  la discesa agli inferi. Che cos’è?

Come Gesù nella sua predicazione terrena era guidato dallo Spirito (Luca, 4,1.14), ricevuto nel battesimo, così ora dopo la sua morte raggiunge tutti coloro che gli era stato impossibile incontrare come uomo. Le parole che vengono riportate anche nel credo apostolico («discese agli inferi») stanno ad indicare che la missione di Gesù non può essere limitata soltanto agli anni dell’esistenza terrena, quando Egli era sottoposto ai limiti spazio temporali della sua vicenda storica. Gesù è andato ad annunciare la salvezza anche al mondo dei morti, agli spiriti inferiori, agli spiriti in carcere, ai trapassati di tutte le epoche. Colui che dimorava per tre giorni nel cuore della terra andò agli inferi per rendere impotente il diavolo. Gesù ha raggiunto quelli che stavano nelle zone più oscure, che erano senza speranza. In tal modo Gesù ha raggiunto tutte le generazioni precedenti.
(don Francesco Carensi da "Toscana oggi"
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Da una riflessione di don Gaetano Brambilla, TEOLOGO salesiano (sintesi)

Esaminiamo con cura gli elementi fondamentali della scena.

La discesa agli inferi 
(Duccio di Boninsegna-Siena)


Gesù Cristo, “fulgida apparizione dalla Veste‘ irradiata d’oro” (E. Carli), è il punto focale della scena. La sua figura, collocata sullo sfondo roccioso al punto di convergenza dell’arco nero dell’ingresso agli inferi e dell’ arco nero della grotta infernale, poggia i piedi sul “gradino oscuro” del demonio ormai vinto. “Va a cercare il primo uomo come la pecora smarrita: si rivolge verso Adamo prigioniero e verso Eva anche lei prigioniera per liberarli dai loro dolori” (Epifànio di Salamina). 

Gesù è presentato come il Figlio di Dio, il Kyrios, “il principe della vita(At 3,15). Lo indicano chiaramente gli abiti che indossa: la tunica di) rosso-porpora e il manto blu-cielo arricchiti di lineamenti d’oro sono — nella tradizione iconografica orientale — gli abiti preziosi dell’Imperatore vittorioso. Lo indica la grande aureola che gli circonda il capo, nella quale è incisa la croce: il Signore vivente è Colui che è stato crocifisso (vedi At 2,23-24). Lo indica il singolare scettro regale cui si appoggia con la mano sinistra: un legno culminante in una croce vuota (“Non è qui, è risuscitato”: vedi Lc 24,6), in un vessillo di vittoria spiegato nel vento (“Io ho vinto il mondo”: vedi Gv 16,33) e ancora in una piccola croce. E’ il Re che ha vinto “l’ultimo nostro nemico” “posto sotto i suoi piedi” (vedi 1Cor 15,26) come un mostro oscuro e deforme. “La morte è - Veramente - stata ingoiata dalla vittoria. Dov’è, o morte la tua vittoria?  a noi la vittoria per mezzo del signore nostro Gesù Cristo” (vedi 1Cor 15,55-56)     Il volto e la capigliatura, le mani e i piedi del Risorto non recano alcun segno delle violenze e delle sofferenze subite: è il nuovo Adamo nello splendore della risurrezione. 
Ai suoi piedicome nemico ormai definitivamente sconfitto il demonio.
E’ il Dio della pace che ha messo satana sotto i suoi piedi nel gesto profetico della completa e definitiva vittoria dei credenti sul demonio (vedi Rm. 16,20).    
Sul nemico sconfitto il Signore vittorioso cammina: si fa incontro ad Adamo, all’uomo e lo prende per mano. Nel suo solenne e lieve camminare, nel suo affettuoso e forte prendere per mano il primo uomo leggiamo la valenza salvifica, misericordiosa, della sua morte e della sua risurrezione: per noi, per la nostra, salvezza il Figlio di Dio si è fatto uomo, è stato crocifisso, è risorto. 
Adamo è in ginocchio, accanto a lui Eva
Sono i progenitori, sono l’icona dell’umanità: sono ciascuno di noi, creature di Dio e bisognosi di salvezza. In ginocchio: nell’atteggiamento di chi riconosce la grandezza divina del Salvatore. 
Il gesto dolce e forte di Gesù Risorto, il suo prendere per mano Adamo per rialzarlo, riassume e compendia i gesti misericordiosi e potenti (i miracoli) operati nella sua vita terrena: davvero Egli “ha preso per mano” l’uomo bisognoso di salvezza e lo ha fatto rialzare, (letteralmente: risorgere): come la suocera ammalata di Pietro (Mc 1,31), la bambina morta (Mc 5,41), il cieco di Betsaida (Mc 8,23), il fanciullo indemoniato (Mc i 9,27). 

Adamo e i padrI

Alle spalle di Adamo ed Eva, in seconda fila, tre figuremolto anziane, caratterizzate da una barba fluente e capelli lunghi: forse i tre padri del popolo di Israele: i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.


Sulla destrain primo piano una figura avvolta nel manto purpureo dei re, con il capo
cinto da una corona, alza la mano destra in segno di ammirato saluto mentre con la sinistra stringe un libro (forse il libro dei Salmi, di cui nella tradizione biblica era ritenuto autore): è il re Davide,
 antenato e figura del Messia venturo. Il suo discendente — secondo la promessa profetica — avrebbe regnato per sempre e avrebbe donato pace e salvezza definitiva al popolo di Dio (vedi 2 Sam 7,16 e Le 1, 32-33). Del Salvatore il grande re aveva parlato nelle sue preghiere poetiche (salmi).  
Ancora altre figure, giovani e anziani,re e profeti di Israele: in tutto — e forse non a caso — 12 persone: a nella Bibbia il numero della totalità. Rappresentano il “popolo che dimorava in terra e in ombra di morte” (vedi Is. 8,23-“9,1): è l’antico popolo del Signore, è  tutta l’ umanità negli inferi.. 
L’antico popolo di Dio, l’umanità passata non sono scomparsi nel nulla, inghiottiti dalla morte: è l’umanità creata da Dio in Cristo, da Lui amata e redenta in Cristo, che
nell’incontro con Lui compie il suo destino. “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe” si rivela nella Pasqua di Cristo “il Dio dei viventi” (vedi Mc   12,27): che compie nella
risurrezione il destino buono che ha sognato da sempre in Cristo per tutta l’umanità.

“Svegliati, tu che dormi”:

Il senso di questo incontro misterioso fra Gesù Cristo e l ’umanità è rivelato in maniera singolare da una antica omeliache la chiesa romana legge nella Liturgia delle ore al mattino del sabato santo. Nel testo attribuito a Epifanio di Salamina è trascritto come in un e piccolo dramma il messaggio del disegno di Duccio. 

“Gesù Cristo va a cercare Adamo, primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Il Figlio di Dio va a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entra da loro portando le armi vittoriose della croce. Prende per mano Adamo, lo scuote dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! a coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno.
Risorgi? dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi sono diventato libero tra i morti. 
Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati.
Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Alzati, allontaniamoci da qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Io, che sono la vita, ti comunico quello che sono: il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. E’ preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli!.

“Discese agli inferi”

Così recita l’antico simbolo apostolico, risalente alla chiesa di Roma nel III secolo. Così recita il simbolo niceno-costantinopolitano, che la Chiesa d’occidente proclama ogni domenica nella celebrazione eucaristica. 
A partire dalle testimonianze bibliche, possiamo intendere questo articolo del Credo
come parola buona, come Vangelo: risposta sorprendente e graziosa al nostro domandare un destino buono, che il silenzio della morte non vanifichi.
“Morendo ha distrutto la morte” — recita la preghiera eucaristica seconda. Gesù Cristo, il Fglio di Dio fatto uomo, ha ridonato futuro ‘e bellezza al nostro destino nel mistero della sua Pasqua. Con ciò però l’inferno è vinto, o- per essere più esatti - la morte, che prima era davvero l’inferno, ora non lo è più. Anzi né inferno né morte sono più gli stessi di prima, perché in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi abita l’amore”. E il destino di tutti gli uomini, accomunati dalla dissoluzione della polvere, in Lui diventa destino buono e divino. 
 La storia dell’umanità non è più via di solitudine e di fallimento, poiché le porte degli Inferi sono state sfondate. Così credono i cristiani quando professano la discesa di Cristo agli inferi. Con un linguaggio simbolico e, profondamente vero affermano che là dove l’umanità. sembrava terminare il suo cammino, nel fallimento totale, là è stata raggiunta dal Figlio di Dio e riportata al progetto delle origini: al mistero della “predestinazione in Cristo”  (vedi Ef. 1,3-6).
Così i cristiani hanno celebrato nell’arte, soprattutto nelle Chiese d’Oriente: raffigurando il Figlio di Dio, che nel silenzio del sabato santo scende nella dimora dei morti, sconfigge il potere di satana e conduce a libertà l’umanità vissuta prima di Lui.

giovedì 9 aprile 2020

venerdì santo 10 aprile 2020

Venerdì Santo

Propongo la Prima lettura e il salmo….Il testo del Vangelo di Giovanni potete leggerlo da qualche altra fonte che certamente conoscete..

O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato

trasmessa a tutto il genere umano,
rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno,
così per l’azione del tuo Spirito,

fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste.
Per Cristo nostro Signore.
 
Prima Lettura - Egli è stato trafitto per le nostre colpe
Dal libro del profeta IsaìaIs 52,13 - 53,12
 
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.

Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato

e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza

per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,

vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli. Parola di Dio
 
Salmo Responsoriale Dal Sal 30 (31)

R. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;

difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,

i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,

salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

Commento al venerdì santo: la croce

Il Venerdì santo siamo chiamati  a leggere e a comprendere il libro della croce.
Abbiamo bisogno di uno sguardo contemplativo, soprattutto in questo tempo di “ritiro” nelle nostre case… possiamo recuperare il valore del silenzio, magari mettendoci davanti a un crocifisso che si trova, certamente, nelle nostre abitazioni!
Sappiamo che per i dominatori romani del tempo, la croce era uno strumento terribile di morte e di abiezione. 
Vi erano condannati i peggiori delinquenti che morivano dopo un’atroce agonia… 
Era un supplizio destinato anche a chi fomentava disordini, facendo parte di qualche gruppo armato che si opponeva  ferocemente al dominio dell’odiato imperatore.
Per l’evangelista Giovanni, invece, la croce è un trono di gloria! La prospettiva è completamente ribaltata! “Il Signore regnò dalla croce!”, dice un antico inno liturgico.
Perché un trono? Perché l’amore tenace di Gesù, che non chiede vendetta ma si dispone addirittura al perdono, manifesta la forza di una carità senza misura che solo Dio è capace di esprimere. Regnare per Gesù significa mostrare il dominio della bontà sulla cattiveria e sull’odio. Gesù domina perchè si mostra superiore e quindi vince su tutto ciò che è segno di morte, come la violenza senza limiti. E con il suo esempio trascina tutti noi perché possiamo regnare con Lui! 
La sua morte può significare per noi la morte cioè la sconfitta e il superamento di tutto ciò ci trascina verso il male nelle forme di ogni egoismo, per risorgere con Lui a vita nuova.
L’egoismo ci imprigiona nella rete del nostri meschini interessi, che tendono a diventare per noi la regola distorta di vita.
Gesù, invece, vive fino in fondo la forte mitezza che aveva proclamato nelle Beatitudini sul monte: “Beati i miti perché erediteranno la terra!” La terra che Gesù eredita è la sua glorificazione presso il Padre: i cieli e la terra nuova, che sono  anche la nostra futura eredità! 
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da “Servizio della Parola” (n° 515) aprile 2020

ROUAULT : Cristo in croce 1936
Per tutti i crocifissi della terra

Tutti i crocifissi del mondo sono fratelli di Gesù Cristo, il Figlio amato. E sono anch'essi gli amati dal Padre. Ecco perché ora facciamo salire verso Colui che salva il grido di tutti i crocifissi della terra!

Per coloro che soffrono a causa della malattia

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono lacerati nella carne e nell'anima, coloro che non ne possono più,
coloro che sono abbandonati a causa della loro malattia,
coloro che sono limitati nel corpo e nello. spirito.
Padre di Gesù Cristo, sono i tuoi figli crocifissi dalla malattia!
Donaci il coraggio di andare verso di loro.

Per coloro che soffrono a causa della miseria

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono prigionieri della povertà e che lanciano la loro richiesta di aiuto e
a causa della fame, a causa della siccità, a causa dell'oppressione e dello sfruttamento, coloro che vengono lasciati nell’analfabetismo,
coloro che sono parcheggiati nei campi profughi.
Hanno perduto tutto. Perderanno anche la loro umanità?
Non hanno niente. Non possiedono nulla. E vengono dimenticati. o
Guardali, Padre di Gesù Cristo, sono i tuoi figli crocifissi dalla miseria!
Donaci il coraggio di andare verso di loro per dire: abbiamo un posto per voi, per alleviare la vostra croce!

Per coloro che soffrono a causa della violenza

Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda coloro che sono calpestati dalla violenza e che non sanno come sfuggire ai colpi che li raggiungono, coloro che sono terrorizzati dalla guerra e non sanno come difendersi dal terrore delle armi, coloro che non comprendono perché da troppo tempo sono dimenticati dal cielo e dalla terra. Guarda coloro che dei loro fratelli conoscono solo il volto deformato dall'odio e le mani pronte a colpire.
Padre di Gesù Cristo, guardali tutti, sono i tuoi figli crocifissi dalla violenza! Donaci il coraggio di fare qualcosa per loro,
di levare le nostre voci contro la violenza per diminuire un po’ il peso della loro croce!

Per coloro che soffrono a causa della solitudine

il "nostro"Crocifisso
Padre, tu che non abbandoni mai i tuoi figli, guarda le famiglie devastare o disunite: sono fatte per essere un luogo di amore
e non focolai di separazione e di gelosia, di egoismo e di ripicche. 
Guarda coloro che attendono tenerezza e muoiono nel vuoto di ogni giorno, coloro che non credono più alla fedeltà,
coloro che sono abbandonati nella vecchiaia dopo aver donato tutto, coloro che non osano affrontare più la lotta di ogni giorno
e disperano e non attendono più nulla né dalla vita, né dagli altri.
Padre di Gesù Cristo, guardali tutti: sono i tuoi figli crocifissi dalla solitudine! Donaci il coraggio di tendere la mano 
in segno di amicizia, di vicinanza, per recare sollievo e condividere
il carico troppo pesante che si portano sulle spalle
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mercoledì 8 aprile 2020

9 aprile Giovedì santo


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Riflessione di don Lorenzo Zani (biblista di Trento)
da: “Introduzione ai Vangeli- il Segno ed.)

"L'Ultima Cena " di Claret ( XVII° sec. -Vescovado Cuneo)

Premessa: Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucarestia durante l’ultima Cena. Questa omissione ha creato spesso imbarazzo, ma ciò non significa che l’evangelista non apprezzi il valore profondo di questo sacramento. 
Giovanni intende, piuttosto, interpretare il significato che l’Eucaristia riveste per I discepoli. Che cosa significa concretamente vivere l’Eucaristia nella vita di ogni giorno?  Questo dono quali esigenze comporta nelle scelte della vita?

“Sapendo che era giunta la sua ora. Sapendo che il padre gli aveva dato tutto nelle mani”… sottolineata la piena consapevolezza di, Gesù. 
Egli è conscio della sua passione, è conscio che la croce é passaggio al Padre, è conscio della sua dignità, è conscio del suo legame col Padre e di avere tutto nelle proprie mani. Poco dopo Giovanni dice che Gesù è consapevole della presenza del traditore tra i commensali (Gv. 13,11). Sottolineando questa conoscenza di Gesù, l’evangelista mette in luce la sua divinità, ma soprattutto mette in luce la serietà e la libertà con le quali egli affronta ‘la morte. Il tradimento, la passione, la “sconfitta” della croce, la solitudine dei discepoli fanno parte del piano di Dio che Gesù accetta liberamente. 
 “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. L’amore è la chiave di lettura, di tutto il racconto. Gesù ha sempre amato i discepoli. Essi qui sono chiamati “i suoi” e cosi viene indicata l’intensità di amore che lo unisce a loro. 
I discepoli sono nel mondo, sono nella solitudine, nella persecuzione, in un ambiente estraneo, instabile, sono esposti a Satana. Quanto Gesù sta, per fare, è la testimonianza di un amore definitivo, portato fino alle ultime possibilità, fino all’ ultimo istante della vita. 
Quando gli apostoli sono preoccupati istintivamente di sé, di mettersi in salvo, Gesù li ama oltre ogni misura. Il suo amore è espresso con il termine con cui la Bibbia descrive l’amore di Dio: “agape”. Gesù ama i discepoli con l’amore che viene da Dio e si modella su quello di Dio. 
E’ un amore gratuito, totale, immutabile, definitivo. Per comprendere che cos’è,  più che all’ esperienza umana bisogna ritornare a quanto Gesù qui sta per compiere: la lavanda dei piedi.
Gesù si mette l’asciugatoio, entra cioè nella storia, rivestito del servizio, pronto ad aiutare l’altro. Lava i piedi, (mestiere riservato ai servi e agli schiavi!), onorando cosi le realtà create e tra queste specialmente l’uomo: lavando i piedi, Gesù manifesta accoglienza, stima e onore ai suoi commensali.
Infine Gesù riprende le vesti e si rimette a tavola coi suoi discepoli. ll Verbo si è messo a servizio dell’uomo, perché l’uomo riscopra la sua dignità ed entri nella gloria di Dio. Dopo la sua obbedienza il suo servizio, Gesù siederà alla destra del Padre e assieme a lui l’uomo è elevato alla dignità di figlio di Dio.


Spunti per l’attualizzazione:

Provo a meditare questa pagina del Vangelo: che cosa mi suggerisce immediatamente?

Mi chiedo: come esprimo l’impegno del mio servizio dentro la comunità cristiana e nella società, cioè nell’ambito del mio lavoro e della mia attività quotidiana?

Sono tentato, a volte, di fare del mio servizio un’ occasione di visibilità, con una tendenza al comando e alla superiorità sugli altri? Chiedo collaborazione e so apprezzare il lavoro delle persone che mi sono accanto, sapendo anche ringraziare per la loro disponibilità?  

Tendo a fare critiche e a creare malumori inutili che creano un clima pesante e poco sereno?

Infine ringrazio il Signore che mi ha concesso di vivere, nel servizio, la mia appartenenza generosa alla comunità cristiana o alla società civile. 


Nella ns. chiesa: la scultura in maiolica dell'ULTIMA CENA, di scuola napoletana




Ultima Cena: particolare





martedì 7 aprile 2020

8 aprile 2020

Prima Lettura. Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. (Terzo canto del Servo del Signore)

Dal libro del profeta IsaìaIs 50,4-9°

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 68 (69)

R. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi. 

Per te io sopporto l'insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. R.

Mi sento venir meno. Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto. R.

Loderò il nome di Dio con un canto,lo magnificherò con un ringraziamento.
Vedano i poveri e si rallegrino;voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri. R.

Vangelo - Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Parola del Signore
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Commento al Vangelo
Gesù si trova a mensa con i suoi amici. E’ un momento di intimità, nella celebrazione della Pasqua che Gesù intende partecipare ai suoi, che sono la sua famiglia. Ed è anche un momento decisivo di chiarezza, perché Gesù invita i suoi a fare luce nel loro cuore e a chiedersi quale atteggiamento stanno vivendo verso di lui. “In verità vi dico uno di voi mi tradirà”. Parola forte e drammatica, perché l’amicizia non nasconde, non passa sopra alla verità di se stessi e non scende a compromessi. 
“Essi, addolorati….gli domandarono: - Sono forse io, Signore?”.Momento cruciale: dolore e imbarazzo… Ogni discepolo di Gesù è chiamato a porre a se stesso la stessa domanda:
“Sono anch’io, Signore, uno che ti ha tradito, che non ha riconosciuto il tuo amore, poiché non mi sono fidato di te, scegliendo altre strade e non la tua?”. 

Ed ora un pensiero su Giuda, prendendo lo spunto da Papa Benedetto XVI, nel suo libro “Gesù di Nazaret” (seconda parte)- pag.82.

La luce che, provenendo da Gesù, era caduta nell'anima di Giuda, non si era spenta del tutto. C'è un primo passo verso la conversione:
“Ho peccato “,  dice ai suoi committenti. Cerca di salvare Gesù e ridà il denaro (cfr Mt -27, 35s). Tutto ciò che di puro e di grande aveva ricevuto da Gesù, rimaneva iscritto nella sua anima - non poteva dimenticarlo.  
La seconda sua tragedia - dopo il tradimento è che non riesce più a credere ad un perdono. Il suo pentimento diventa disperazione. Egli vede ormai solo se stesso e le sue tenebre, non vede più la luce di Gesù — quella luce che può illuminare e superare anche le tenebre. Ci fa così vedere il modo errato del pentimento: un pentimento che non riesce più a sperare, ma vede ormai solo il proprio buio, è distruttivo e non è un vero pentimento. Fa parte del giusto pentimento la certezza della speranza - una certezza che nasce dalla fede nella potenza maggiore della Luce fattasi carne in Gesù.
Giovanni conclude il brano su Giuda in modo drammatico con le parole: «Egli, preso il boccone, uscì. Ed era notte” (13,30). Giuda esce fuori, entra nella notte, fugge dalla luce che è Gesù…
Mi viene da dire per lui e per tutti i disperati del mondo: “Non sia spenta del tutto la speranza! Solo Dio sa!” 

lunedì 6 aprile 2020

7 aprile 2020



Prima Lettura Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra. (Secondo canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta IsaìaIs 49,1-6

Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele - poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza -, e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale- Dal Sal. 70 (71)

R. La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza. In te, Signore, mi sono rifugiato,mai sarò deluso. Per la tua giustizia, liberami e difendimi,tendi a me il tuo orecchio e salvami. R.

Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,ogni giorno la tua salvezza,che io non so misurare.Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruitoe oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R.

Vangelo Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,21-33.36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». Parola del Signore

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Riflessione sul Vangelo

Mentre Gesù rivela, con i gesti e con le parole della cena, la pienezza del suo amore, l’evangelista Giovanni mette in luce, quasi per contrasto, la debolezza dell'uomo. 
Il tradimento di Giuda e il tradimento di Pietro sono ben diversi, sia nelle motivazioni morali che nella loro conclusione. Eppure sono ambedue segno della fragilità della
“carne” di fronte alla logica del regno di Dio. Carne è l’uomo considerato nel suo limite che può essere superato solo grazie alla potenza di Dio, con la forza del suo Spirito.
Giuda era dominato da bassi interessi come il denaro, o forse da altri, come il nazionalismo fanatico che proponeva la rivolta armata contro il potere di Roma.
Ma anche l’entusiasmo sincero per Gesù da parte di Pietro, non era sostenuto da una adesione forte al progetto del Maestro, che lo invitava a seguirlo sulla via della croce, senza averne risposta, anzi nel suo rifiuto ostinato. Pietro ne aveva di entusiasmo, ma anche per lui, quella fu una notte di tradimento. 
 “Darò la mia vita per te!”,protesta Pietro. E’ una promessa senza fondamento…sulle ali di un entusiasmo inconsapevole e fragile. Non ha capito il vero senso del cammino di Gesù, si fida solo dei suoi poveri sentimenti.
Certo, l’apostolo comprenderà poco alla volta la malizia del suo comportamento, quando incrocerà lo sguardo penetrante di Gesù nel cortile del tempio, dopo la cattura:
E uscito fuori, pianse amaramente...”.Da lì ha inizio un percorso di consapevolezza e di
profonda maturazione interiore. Pietro è tutti noi quando ci fidiamo troppo di noi stessi e non ci affidiamo alla forza dell’amore di Dio che sostiene la nostra debolezza. 
Lo capirà S. Paolo quando affermerà: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza!” (Fil. 4,13)
Tornando a Giuda, il testo dice: “Preso il boccone subito uscì: ed era notte.”.Non è la notte del tempo che segue il giorno, ma la notte delle tenebre, nelle quali entra Giuda. 
Tuttavia la sua fine tragica non ci consente di dare un giudizio definitivo su di lui che spetta solo a Dio.
E in questo contesto di tradimenti e di debolezze Gesù afferma: “Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato”. Perché la gloria di Dio è la forza del suo amore fedele che supera e vince tutte le nostre umane debolezze.

domenica 5 aprile 2020

5 aprile


Lunedì Santo - 6 aprile 2020



Lunedì Santo - 6 aprile 2020
Prima Lettura

Non griderà, non farà udire in piazza la sua voce. (Primo canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta IsaìaIs 42,1-7

«Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento». Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 26 (27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?

Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.
Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. R. 
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia. R. 
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Salve, nostro Re:
tu solo hai compassione di noi peccatori.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
 
Vangelo - Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevanoin Gesù.

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Cari amici, abbiamo iniziato la Settimana Santa. Ho visto che ci sono in visione molti sussidi come video testi e altre possibilità che ci possono aiutare a vivere intensamente questi prossimi giorni.
Grazie per queste vostre iniziative!  
Io mi limito semplicemente ad offrire sul blog della parrocchia, in versione, diciamo così casalinga, la liturgia di ogni giorno con un breve commento sulla parola del Signore.
Il Vangelo del lunedì santo ci presenta un momento di calda intimità di Gesù con la famiglia di Betania, famiglia certamente molto cara a Gesù che godeva spesso dell’ospitalità dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, presente ora a tavola dopo che era stato risuscitato dai morti. La casa di Betania potrebbe essere simbolo anche della casa-Chiesa, nella quale cerchiamo di vivere rapporti fraterni di amicizia, di cordialità e di incontro sereno. Così ci auguriamo che sia la nostra comunità ogni comunità cristiana.
Ed ecco la sorpresa: Maria compie un gesto di grande significato verso Gesù: “prende una libbra di olio profumato di nardo assai prezioso, cosparge i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Tutta la casa si riempie di profumo”.
A questo punto interviene Giuda, che doveva poi tradire Gesù. 
Si lamenta per lo spreco di profumo e giustifica la sua critica con la proposta di beneficare i poveri. In realtà appare la malizia profonda del cuore di Giuda il quale, nella sua avarizia e attaccamento al denaro (..sullo sfondo si delinea l’imminente vendita di Gesù per 30 denari),rubava i soldi dalla borsa comune che sosteneva Gesù gli apostoli.
Gesù apprezza caldamente il gesto di Maria: è quasi un segno profetico in previsione anche della sepoltura. E commenta: “I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
Che intende dire Gesù? Gesù apprezza e gode dell’attenzione premurosa di Maria verso di lui. E questo legame affettuoso deve essere presente in ogni discepolo di Gesù e perciò in ciascuno di noi. La relazione calda con Gesù, l’accoglienza della sua persona, il rapporto vitale con lui, l’obbedienza alla sua parola: sono questi i beni primari che esprimono tutta la nostra fede. Se mancasse questa relazione, non possiamo dirci discepoli di Gesù, ma forse delle generiche persone religiose…

 E i poveri ? Gesù non intende per nulla sottovalutare i poveri, ma vuole mettere in evidenza che l’attenzione ad essi  deve essere accompagnata  dalla primaria dedizione amorevole alla sua persona. Questo attaccamento a Gesù, assolutamente necessario, ci aiuterà anche ad acquisire una giusta sensibilità verso poveri e gli ultimi, come Gesù stesso ha fatto nella sua vita.
Così scrive un commentatore: “Che cosa sarebbe la Chiesa, se la borsa di Giuda fosse piena per i poveri e la casa di Betania vuota di profumo? (V. Mannucci)

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Una simpaticissima e sentita testimonianza dal Brasile....