sabato 10 settembre 2022

 11 settembre 2022

Liturgia 24a C 

 

Prima Lettura -Dal libro dell'Èsodo Es 32,7-11.13-14
 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale Dal Sal 50 (51)

R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

 

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
 
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
 
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.
 

Seconda Lettura -Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 1,12-17

 
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-32


 
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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omelia 24a C (2022)

 

Dalle tre parabole di Luca 15 proposte dalla liturgia di questa domenica, scelgo la prima, che presenta sufficienti motivi di meditazione! Così la seconda è quasi una replica della prima… La novità delle parabole di Gesù è quella di vedere sempre, o quasi sempre, le cose dal punto di vista di Dio, non semplicemente dal punto di vista dell'uomo. Persino di fronte al peccatore, Gesù nelle sue parabole non descrive anzitutto il peccato (dove non c'è alcuna bellezza), ma l'amore di Dio che cerca il peccatore per perdonarlo. Qui c'è la grande bellezza e la novità che Gesù porta…

Nella parabola della pecora perduta e ritrovata si vede che il pastore non interrompe la sua ricerca finché non la trova: dunque una ricerca ostinata, perseverante, per nessun motivo disposto ad abbandonare la pecora al suo destino. E poi si annota che il pastore non lascia il gregge nell'ovile, al sicuro, come sarebbe ragionevole aspettarsi, ma nel «deserto»: l'ansia per la pecora perduta lo porta quasi a trascurare il resto del gregge, come se la pecora smarrita gli importasse più di tutte le altre. Certo questo particolare che, magari non corrisponde agli usi di allora, (…è sempre meglio mettere al sicuro le pecore!) è molto profondo sul piano del suo significato. Così la parabola riesce a parlarci di Dio. Ci fa presente che Dio non è semplicemente un pastore ma un Padre. Anche se ha molti figli, un padre si preoccupa per ciascuno come se fosse l'unico, si trattasse pure del figlio cattivo. Così è l'amore vero, quello di Dio come dovrebbe essere anche quello degli uomini. La ricerca ansiosa del pastore è stata provocata dalla perdita di una sola pecora (a fronte di altre novantanove) e la conversione di un solo peccatore ha fatto gioire Dio (a fronte di novantanove giusti): tutto questo è una profonda verità di grande bellezza. Se avessimo letto, supponiamo, che un pastore perso il suo gregge subito ritornò sui suoi passi per cercarlo, avremmo detto ancora che Dio è come un pastore che cerca il suo popolo… ma, in questa parabola si mette in evidenza la preziosità e la dignità di ogni persona che è importante agli occhi di Dio. 

 

Dio non ci vede come una comunità qualsiasi, come intruppati in un gruppo anonimo senza volto, ma ci accoglie e ci cerca nella diversità  e nella ricchezza di ciascuno, anche nelle esperienze di allontanamento da Lui. 

Davanti a Dio, anche quando lo dimentichiamo o ci allontaniamo da Lui,  noi siamo sempre ricercati, oggetto di una attenzione e di uno sguardo che arriva nella profondità della vita. 

La parabola parla anche di conversione: «Così, vi dico, c'è gioia davanti agli occhi di Dio per un solo peccatore che si converte» (15,10). Questa conversione non è un complito e un impegno che uno si sente obbligato a fare e che Dio ti impone. Se l’amore di Dio è stato capito e accolto, è evidente che la vita può cambiare e può diventare risposta riconoscente per rimanre in quell’amore che ti è stato donato gratis!  

 

E un’ ultima seconda annotazione: la gioia per un solo peccatore ritrovato è la dimostrazione della verità di un Padre che fa festa per un figlio ritrovato.

E’ la gioia di Dio per i suoi figli! 

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24a domenica del tempo ordinario 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli: 

Mostraci, Signore, la tua misericordia!

 

Per i ministri della Chiesa. Ravvivati dalla sollecitudine d'amore che animò Cristo, il Buon Pastore, sappiano  mettersi alla ricerca di coloro che si sono smarriti, preghiamo.


Per tutti coloro che sono nel dubbio a di una vita senza senso. Possano accogliere la luce della fede e riconoscere l'amore del Padre,

preghiamo.

 

Per i poveri, i malati, gli esclusi. Trovino nei discepoli del Signore persone che facciano loro sperimentare che Dio non li abbandona, ma va alla Ioro ricerca per rivestirli di dignità, preghiamo.

 

Per la nostra comunità parrocchiale, perché sappia essere luogo di riconciliazione e di pace, accogliente verso coloro che sono alla ricerca di Dio, ricca di misericordia vero chi ha smarrito la via del Vangelo, preghiamo.

 

Per gli studenti che iniziano l’anno scolastico: vivano l'esperienza della scuola come un momento di crescita nelle relazioni con gli altri improntate a rispetto, amicizia, condivisione e come una preziosa occasione per far fruttificare i doni che Dio ha posto in loro. Preghiamo





sabato 13 agosto 2022

 14 agosto 2022

Liturgia 20a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura - Dal libro del profeta Geremìa - Ger 38,4-6.8-10

 

 In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 39 (40)

R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. R.
 
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. R.
 
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. R.
 
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. R.
 

Seconda Lettura - Dalla lettera agli Ebrei - Eb 12,1-4

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
Parola di Dio.
 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,49-53
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

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B. 20a C (da una riflessione di Enzo Bianchi)

 

Il brano evangelico di questa domenica, che contiene alcune parole “dure” di Gesù  è tra i testi che vano capiti e bene  e non presi come fossero una una minaccia paurosa!

Gesù sta salendo a Gerusalemme con i suoi discepoli e ha piena consapevolezza che la meta di quel viaggio è la città santa che uccide i profeti e li rigetta (cf. Lc 13,33-34), dunque il luogo del suo passaggio da questo mondo al Padre (cf. Lc 9,31; Gv 13,1) attraverso la morte in croce. Tra i suoi insegnamenti e le sue parole Luca testimonia alcune convinzioni di Gesù. Gesù dichiara: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già divampato!”. È evidente che qui Gesù non parla del fuoco che brucia e crea paura… 

E’ il  fuoco della forza di Dio che Gesù è venuto a portare tra noi e che desidera si manifesti, guarendoci dalla nostra freddezza…

Una parola non scritta nei vangeli canonici ma ricordata da alcuni scrittori antichi dice: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco; chi è lontano da me, è lontano dal Regno”. Gesù, quindi,  era un uomo divorato da un fuoco, un uomo passionale… La sua missione era quella di accendere il  fuoco della presenza forte di Dio nel mondo. Il fuoco è anche simbolo dello Spirito santo, già annunciato da Giovanni il Battista come forza, presenza divina nella quale Gesù immergerà chi si converte… è quel fuoco che negli Atti degli apostoli scende come fiamma viva che si posa sul capo delle persone nel Cenacolo. 

Quel fuoco dello Spirito che egli ha portato dal Padre sulla terra, fuoco di amore, dovrebbe incendiare il mondo, ardere nel cuore di ogni essere umano: questo lui desiderava fortemente! 

Lo desiderava nei suoi giorni terreni e lo desidera ancora oggi, perché quel fuoco da lui portato spesso è coperto dalle ceneri che la chiesa stessa gli mette sopra, impedendogli di ardere : basta leggere tutta la storia della fede cristiana per rendersi conto che il fuoco del Vangelo divampa qua e là, in persone e comunità che lo fanno riapparire smuovendo la brace, ma poi presto, troppo presto, è nuovamente coperto dalla cenere. 

Segue poi un altro pensiero di Gesù strettamente collegato al primo: “Io devo ricevere un’immersione, e come sono angustiato finché non sia compiuta!”. Ecco un altro desiderio di Gesù, desiderio non di sofferenza, di dolore, ma di compiere la volontà del Padre e di donare la sua vita affinché gli altri vivano in pienezza! È un annuncio della sua passione e morte, quando sarà immerso nella prova, nella sofferenza e nella morte di croce. 

Non perché le sofferenze abbiano valore in sé, ma perché, se lui continua a essere fedele, obbediente all’amore, alla volontà del Padre che conosce solo l’amore, allora dovrà pagarne il prezzo. 

Gesù è certamente angosciato di fronte a tale prospettiva, ma è ansia che si compia presto, che sia cosa fatta per sempre. Non che desideri la morte e la sofferenza, nessuna volontà “dolorista” da parte sua, ma volontà che si acceleri il cammino verso il compimento pieno della volontà di Dio, che è anche la sua volontà, e che la sua vita sia salvezza per gli altri.

 

Vi è infine un terzo pensiero di Gesù, che consegue ai primi due, un pensiero che riguarda i discepoli, dunque anche noi oggi. 

Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione!”. …Attenzione, non che Gesù desiderasse la divisione tra le persone e nella sua comunità, le contrapposizioni, i contrasti! Ma sapeva bene che di fronte a lui e al suo messaggio ci sono decisioni diverse e la sua persona provoca, di fatto, delle divisioni. (v. il vecchio Simeone a Maria: “segno di contraddizione!” Appare un giusto, ed ecco che tutti si scatenano contro di lui; appare una possibilità di pace, e quelli che sono armati reagiscono; appare Gesù, e subito, fin dalla sua nascita, si scatena il potere omicida. Mentre gli angeli a Betlemme annunciano “pace in terra agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14), il potente tiranno di turno, allora Erode, fa una strage di bambini innocenti e ignari (cf. Mt 2,16-18). Più il Vangelo è vissuto da uomini e donne, più appaiono la divisione e la contraddizione, anche all’interno della stessa famiglia, della stessa comunità. Fino al manifestarsi in forme gravi: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre…

Non avviene forse così anche oggi, soprattutto in questi ultimi anni, nelle comunità cristiane? 

Cristiani che si dicono tali e si presentano come difensori dell’identità cristiana, ma poi restano sordi alla voce del Vangelo di fronte ai drammi di tanti uomini in situazioni di miseria; cristiani che, dando il primato al Vangelo e non alle tradizioni religiose umane, sono disprezzati, giudicati ingenui, buonisti o addirittura vigliacchi…

Gesù è e resta “Principe di pace” (Is 9,5), e la sua vittoria è assicurata, ma al Regno si accede attraverso molte tribolazioni (cf. At 14,22), prove, divisioni. Così è accaduto per lui, Gesù; così deve accadere per noi suoi discepoli, se gli siamo fedeli e non abbiamo paura del fuoco ardente del Vangelo e dello Spirito di Gesù.

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Preghiera dei fedeli

 

Sostieni la nostra fede, Signore.

 

Per ogni cristiano, perché, deposto tutto ciò che è di peso nella sua corsa verso il Signore, sappia essere con perseveranza testimone dell'amore di Dio che salva, preghiamo. 

Per il nostro papa Francesco e per i vescovi uniti a lui, perché con il loro insegnamento e la loro vita, siano per tutti noi presenza della misericordia di Dio e sostegno al nostro cammino di fede, preghiamo. 

Per le famiglie ferite, per quelle che vivono al loro interno divisioni e incomprensioni, perché incontrino l'aiuto e il sostegno della comunità cristiana e possano ritrovare speranza, serenità, armonia, preghiamo

Per le sorelle e i fratelli cristiani, che soffrono persecuzione a causa della loro fede, perché, partecipando al sacrificio di Cristo, rendano fecondo |'annuncio del Vangelo, preghiamo. 

Per ciascuno di noi, perché la partecipazione all'Eucaristia domenicale accenda nei nostri cuori il fuoco dell'amore di Dio e ci renda sempre docili all'azione dello Spirito Santo, preghiamo









sabato 6 agosto 2022



 7  agosto: 19a domenica del tempo ordinario

Dal libro della Sapienza - Sap 18,6-9

 

La notte [della liberazione] fu preannunciata
ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 32 (33)

R. Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità. R.
 
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.
 
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo. R.
 
Dalla lettera agli Ebrei - Eb 11,1-2.8-12
 
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,35-40
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che 
non pensate viene il Figlio dell'uomo.
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omelia 19a domenica C- 2022

Oggi Gesù si rivolge alla sua chiesa, a noi, chiamati «piccolo gregge»: un gregge amato da Dio, scelto e destinato al Regno, ma piccolo. Piccolo di numero 

(…lo possiamo vedere oggi, quando nelle nostre chiese ci sono tanti posti vuoti e, in particolare quando il fatto cristiano viene ignorato o emarginato culturalmente..). Nonostante questo, il piccolo gregge è sotto lo sguardo amorevole di Dio che incoraggia e ridà il vigore della fede-fiducia in Lui. 

Questa piccolezza può far nascere il dubbio e lo scoraggiamento nel cuore di molti. Ma è uno scoraggiamento da superare: Dio forma e segue un piccolo gruppo (…che è una costante della Bibbia e della storia della salvezza!), gruppo che però sia formato da autentici credenti, non da cristiani abitudinari o di facciata. Questo piccolo gruppo (che non è blindato e quindi potrebbe crescere anche di numero!) non deve chiudersi in se stesso, ma diventare fermento e lievito nella pasta del mondo, a beneficio di tutti. 

Quindi  non rassegnazione o disimpegno, ma grinta e determinazione  nel proporre con forza e umiltà il messaggio del Vangelo, anche quando i risultati sembrano scarsi!

Il piccolo gregge è anche invitato a distribuire i propri beni: «Vendete ciò che avete e datelo in elemosina». È questa la ricchezza che non viene meno, a differenza di quel possedere sempre di più di cui ha parlato la parabola del ricco stolto. È in questa direzione che bisogna orientare il proprio cuore: «Dove è il vostro tesoro ivi è pure il vostro cuore».

Il racconto prosegue poi con alcune raccomandazioni e inviti forti: «Siate pronti, con i fianchi cinti e le lucerne accese». L'immagine delle lucerne fa venire in mente la luce che deve illuminare le zone di buio in noi e attorno a noi… La cintura ai fianchi ricorda l'uso dei lavoratori che sollevavano e rotolavano ai fianchi le vesti per non essere impediti nel lavoro, oppure il gesto dei viandanti che sollevavano le vesti per camminare spediti. Il Signore viene all'improvviso!

E’ proposto quell'atteggiamento vigilante che impedisce  di essere dei pigroni e sedentari, di accontentarsi di una fede di sopravvivenza! 

Le nostre giornate sono piene di occasioni, anche semplici, nelle quali può risuonare la voce del Signore che in quel momento ci chiama a scelte decise, a non essere passivi o rassegnati! 

Poi una terza parabola: l'amministratore fedele (vv. 41-48). Così il tema della vigilanza viene arricchito dall’impegno di fedeltà nell'amministrazione dei beni del padrone, il senso di responsabilità. Quali sono i beni del padrone da amministrare fedelmente e con responsabilità? Il testo non lo dice espressamente, ma possiamo pensare all'uso di tutto quei beni (ricchezze, rapporti, tutto) che Dio ci ha posto fra le mani e che devono essere amministrati ma non tenuti esclusivamente per sé. La fedeltà e il senso di responsabilità sono richiesti in proporzione del compito che ciascuno ha del padrone: più grande è il compito dato, più grande è la responsabilità. È quanto dire che fedeltà e responsabilità sono soprattutto richieste ai credenti, alla Chiesa.

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Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

Dio fedele, ascoltaci!

 

Perché il servizio al prossimo sia latteggiamento di ogni credente nella chiesa. Preghiamo.  

Le nostre comunità cristiane, in tempi difficili per la fede,

si sentano stimolate dalle parole del Vangelo che chiede una     fedeltà generosa. Sentano il conforto del Signore che ci esorta a non temere. Preghiamo

Coloro che detengono il potere economico e politico operino 

per la pace e per offrire a ciascuno la possibilità di avere il necessario per vivere, soprattutto in questo tempo di grave crisi economica. Preghiamo.

Il Vangelo ci ha chiesto di essere vigilanti cioè attenti e pronti a rispondere ai tanti inviti che il Signore ci fa nelle nostre giornate. 

In questo modo siamo in grado di far fruttare i doni che ci ha dato per il nostro bene e quello dei nostri fratelli. Preghiamo.

 




sabato 30 luglio 2022

18a domenica del tempo ordinario 

Dal libro del Qoèlet - Qo 1,2; 2,21-23
 
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

 

Salmo Responsoriale Dal Sal 89 (90)

R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
 
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
 
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.
 

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési - Col 3,1-5.9-11
 
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,13-21
 
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

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omelia: Vangelo: la vera ricchezza della vita e non la vita dalla ricchezza!

 

 

Luca, l’ evangelista della povertà e della radicalità evangelica, ci ha conservato questo piccolo gioiello di teologia e di psicologia. 

In apertura troviamo la richiesta fatta a Gesù di intervenire per risolvere problemi di eredità: lo potremmo definire una scena di bega familiare (V. 13). Si tratta di  uno che si sente defraudato di quanto gli spetta da parte del fratello… Gesù si era guadagnato stima e considerazione agli occhi della gente che si rivolgeva a lui per  essere difesa nei suoi diritti. 

Ma Gesù si rifiuta di entrare in queste questioni e mostra con il suo rifiuto la diversità della sua missione, rispetto alla comune aspettativa della gente. La sua missione ha carattere spirituale e non temporale. Gesù sfrutta piuttosto l’ opportunità di questo dialogo… e così ammonisce a guardarsi dalla cupidigia che potremmo intendere come la ricerca avida del denaro. Quanto sia negativa questa ricerca, è messo in luce dal  testo di 1a Tm 6,10: «L’ attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori». Poiché il denaro non conduce alla vita, anzi, come qui nella parabola, produce una situazione di rottura o almeno contraria alla vita per l’ ostilità creatasi tra i due fratelli. Quante questioni, anche oggi, per problemi di eredità! Ne sanno qualcosa, in particolare gli avvocati!

Più denaro non equivale a più vita: non esiste rapporto diretto tra benessere materiale e una vita buona e soddisfacente! Ma non tutti la pensano così. Allora con una grande finezza narrativa e psicologica, Luca riporta la parabola di Gesù. Viene messo inscena un uomo che fa della ricchezza l’ ideale di vita; egli è l’esempio di tutti coloro che ritengono il denaro fonte di sicurezza e di tranquillità, La situazione di partenza mostra l’occasione favorevole di un abbondante raccolto. Il ricco non riesce più a stivarlo nei suoi magazzini. Si potrebbero allargare quelli esistenti o costruirne degli altri: no, egli vuole abbattere prima di costruire: Tutto di nuovo come se la vita fosse completamente nelle sue mani e come se l’ interesse materiale fosse sufficiente a soddisfare tutte le esigenze dell’uomo. «Anima mia hai a disposizione molti beni per molti anni». La sua spensieratezza lo illude di una falsa gioia!  Il ricco si rivolge a se stesso con un tono di autocompiacimento. La sua visuale è limitata,  perché si riduce al riposarsi, mangiare, bere e divertirsi: tutto qui! (Non è anche il progetto di tante persone anche oggi?) Bruscamente interviene Dio stesso a frantumare sogni come bolle di sapone: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita» Il ricco  è stupido perché non vive, ma vegeta. L’uomo ricco aveva commesso almeno due grossolani errori: non ha pensato per nulla agli altri… Tutto è centrato su se stesso: io, io, io…i miei raccolti», i miei magazzini», ecc.); Poi  aveva agito da padrone assoluto, come se tutto fosse dipeso da lui… (v. Qoelet nella prima lettura). La frase finale parla a tutti noi, al di là del caso concreto.). 

 

“Anche se uno è nelll’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Perdono tempo e rischiano grosso tutti coloro che non tengono in debito conto un amoroso rapporto con Dio, fissati solo sulle preoccupazioni materiali…Le ricchezze non sono demonizzate, perché possono svolgere una funzione benefica: quella della condivisione e della solidarietà…Maria“ ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i sazi di ricchezza..”

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preghiera sul Vangelo


Tu ci metti in guardia, Gesù, da ogni cupidigia che si impossessa

di noi, delle nostre energie, del nostro tempo e ci rende incapaci di cogliere

il valore effettivo di ogni cosa.

Catturati da quello che luccica, dal successo, dal potere, dal sapere,

perdiamo di vista l'obiettivo, l'approdo che dà senso alla nostra esistenza.

Tu ci ricordi, Gesù, che corriamo il rischio

di sciupare la nostra vita solo perché ci siamo illusi

sul valore di tante realtà, che invece vengono meno

e non ci possono assicurare una vita riuscita, quella che resiste

anche quando veniamo abbandonati alla nostra fragilità,

anche quando i nostri supposti tesori sì sono rivelati di vile metallo.

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Intenzioni per la preghiera dei fedeli

 

Ti preghiamo, ascoltaci!

— Signore, ricordati della tua Chiesa, la cui vita è nascosta con Cristo in te. Rendila comunità di uomini nuovi, che si rinnovano ad immagine del loro Creatore... 

— Signore, ricordati delle società fondate sul benessere, sul consumo e sul tornaconto. Rendile coscienti della vanità di tali conquiste quando non rendono migliore il cuore dell’uomo e non promuovono la verità e la giustizia...

— Signore, ricordati delle società che vivono il dramma della fame, della miseria, dello sfruttamento, dell’indebitamento estero, delle malattie, della fuga dalla patria in cerca di un destino migliore. 

Fa’ che ad ogni persona e ad ogni popolo sia garantita la dignità, siano tutelati i diritti, siano offerte possibilità di sviluppo umano... 

—Signore, ricordati di noi, condizionati dal fascino dalla ricchezza e dal successo, scambiati come fonte di felicità. Aiutaci a non essere servi delle cose, ma a servircene nella libertà e nell’amore…

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Dalla novella “La roba” di Giovanni Verga

GIOVANNI  VERGA

Il viandante che andava lungo il Biviere di Lentini, steso là come un pezzo di mare morto, e le stoppie riarse della Piana di Catania, e gli aranci sempre verdi di Francofonte, e i sugheri grigi di Resecone, e i pascoli deserti di Passaneto e di Passanitello, se domandava, per ingannare la noia della lunga strada polverosa, sotto il cielo fosco dal caldo, nell'ora in cui i campanelli della lettiga suonano tristamente nell'immensa campagna, e i muli lasciano ciondolare il capo e la coda, e il lettighiere canta la sua canzone malinconica per non lasciarsi vincere dal sonno della malaria: - Qui di chi è? - sentiva rispondersi: - Di Mazzarò -. E passando vicino a una fattoria grande quanto un paese, coi magazzini che sembrano chiese, e le galline a stormi accoccolate all'ombra del pozzo, e le donne che si mettevano la mano sugli occhi per vedere chi passava: - E qui? - Di Mazzarò -. E cammina e cammina, mentre la malaria vi pesava sugli occhi, e vi scuoteva all'improvviso l'abbaiare di un cane, passando per una vigna che non finiva più, e si allargava sul colle e sul piano, immobile, come gli pesasse addosso la polvere, e il guardiano sdraiato bocconi sullo schioppo, accanto al vallone, levava il capo sonnacchioso, e apriva un occhio per vedere chi fosse: - Di Mazzarò -. Poi veniva un uliveto folto come un bosco, dove l'erba non spuntava mai, e la raccolta durava fino a marzo.[...]


Commento

Mazzaro, essere umano venuto al mondo senza nulla, ne` denaro ne` beni ne` famiglia (si esclude la madre), raccolto "per carita nudo e crudo" nei suoi campi dal barone, comprende ben presto che, per esistere come uomo e non essere considerato alla stregua di una bestia presa a calci, deve possedere qualcosa, ma questo qualcosa diventa tanto, un accumolo infinito di "roba" (che, nel pensar concreto di Mazzaro`, s`identifica con la terra, con la proprieta fondiaria), di cui non si serve, però, per vivere meglio o per essere riverito ed invidiato, ma per se stessa; l`accumulazione e`, infatti, fine a se stessa. E, alla fine della sua vita, Mazzaro` vorrebbe scioccamente portare tutto con se perchè i beni sono parte del suo essere, della sua avarizia.


Renato Guttuso: "Contadini al lavoro"

Ecco la frase finale della novella… 

 

 

… Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: — Roba mia, vientene con me

 

sabato 23 luglio 2022

 24 luglio 2022: 17a domenica del tempo ordinario

Dal libro della Gènesi - Gen 18,20-32

 

In quei giorni, disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 137 (138)

 

R. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo. R.
 
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. R.
 
Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano. R.
 
La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani. R.
 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési - Col 2,12-14

Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 11,1-13

 

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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omelia 17a C 

 

Il brano del Vangelo tratta della preghiera… 

Tre parti: la preghiera di Gesù (vv. 1-4), la parabola dell’amico insistente (vv. 5-8) e infine la sua applicazione (vv. 9-13).  

Anche in questo camminare Gesù si fermava, sostava e pregava: i discepoli lo vedevano impegnato in questa azione fatta certamente in un modo che li colpiva e li interrogava. Proprio alla fine di una di queste soste in preghiera, un discepolo gli chiede di insegnare a tutti come pregare, sull’esempio di ciò che aveva fatto Giovanni il Battista con quanti lo seguivano.  E' l'esempio di Gesù che fa nascere nei discepoli il desiderio di pregare (11,1-13). Facendo scaturire la preghiera del discepolo dall'esempio di Gesù, Luca vuole ricordarci che la nostra preghiera deve assomigliare alla sua.

Anche noi, come quel discepolo, desideriamo interrogare Gesù: “Insegnaci a pregare! ne abbiamo bisogno.. a volte la preghiera ci riesce difficile…Ci stanchiamo…o siamo spesso distratti….Non sappiamo che cosa dire… Ci bastano le formule di preghiera imparate a memoria?

Tutti proiettati sulle attività, la preghiera ci sembra un tempo poco utile, sottratto alle tante cose da fare che sembrano più importanti… Qualche volte, per grazia di Dio, abbiamo anche gustato un preghiera autentica…

Gesù ci consegna una preghiera breve, essenziale, il Padre nostro che nella versione di Luca è più breve rispetto a quella che di solito usiamo… 

L'invocazione «Padre» è sempre sulle labbra di Gesù: esprime il suo essere Figlio. 

Il cristiano è invitato a pregare facendo sua  la parola stessa di Gesù, sentendosi cioè figlio amato in unione a Cristo. Sta in questo rapporto l'originalità cristiana della preghiera. Ci possono essere tante strade per invocare Dio, secondo la sensibilità e la storia di ciascuno… ma nella preghiera autentica e vera non deve mai mancare la coscienza di essere e di sentirci figli, a imitazione di Gesù stesso!

Nella prima parte del Padre nostro noi siamo chiamati a fare nostri i pensieri e i desideri di Dio stesso: «Sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno».

Nella seconda parte chiediamo ciò che è utile e necessario per la nostra vita:

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano», poi il perdono dei peccati e la richiesta di non soccombere alle tentazioni, (“non abbandonarci alla tentazione”) e la liberazione dal male. 

Vediamo ora la parabola e la sua applicazione. Vuole presentare la preghiera di domanda come preghiera insistente, assidua, che non viene meno. È una parabola: Chi tra voi, se ha un amico e va a casa sua a mezzanotte e gli dice: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, lo sente rispondere dall’interno: “Non procurarmi molestie! La porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me! Non posso alzarmi per darteli”? Vi dico: anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua insistenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”.

Parabola semplice….  Gesù, poi, commenta:

non abbiate paura di chiedere a Dio che è Padre, chiedete con semplicità, sicuri di essere esauditi da chi vi ama, e chiedete senza stancarvi mai. Si tratta di cercare con la convinzione della necessità della ricerca, con la convinzione che c’è qualcosa che vale la pena di essere cercato, e poi si giungerà a trovare. Si tratta anche di bussare a una porta: se si bussa, è perché c’è speranza che qualcuno dal di dentro apra e ci accolga, ma a volte occorre bussare ripetutamente…

 

… Perché Dio ha bisogno di essere più volte supplicato, perché vuole essere cercato, perché vuole che bussiamo ancora e ancora? Ne ha così bisogno? No, siamo noi che abbiamo bisogno di chiedere, perché siamo dei mendicanti; siamo noi che dobbiamo rinnovare la nostra ricerca di ciò che è veramente necessario; siamo noi che dobbiamo desiderare che ci sia aperta una porta, in modo da poter incontrare chi ci accoglie. Dio non ha bisogno della nostra insistente preghiera, ma siamo noi ad averne bisogno, per aumentare il nostro desiderio e la nostra attesa di fronte a colui che ci é Padre.

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Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

 

Ascoltaci, o Padre! 

Padre, sei immenso e più grande di ogni cosa. La tua bontà ispiri ogni credente. La tua misericordia diventi la meta e la vocazione della chiesa. Preghiamo.

 


Padre, in comunione con Cristo, tuo Figlio, alla mensa eucaristica, nell'ascolto della sua Parola, sappiamo incontrare  la tua misericordia. Preghiamo.

 


Padre, sappiamo di poterti adare ogni nostra necessità. Non farci mancare i doni, anche materiali, che ci sono necessari per la vita. Preghiamo.

 


Padre, abbiamo bisogno del tuo perdono, per seminare riconciliazione e pace nelle nostre parole e nei nostri gesti. La nostra convivenza sociale e civile sia improntata all'accoglienza. Preghiamo.

 


Padre, la tua fedeltà resiste alla nostra ingratitudine. Sostienici nell'ora della prova, concedi iI tuo conforto e la tua forza a chi sore, suggerisci parole di consolazione a chi accompagna i malati, aiuta tutti a non soccombere alla tentazione del male. Preghiamo.

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