sabato 24 luglio 2021

 25 luglio 2021

17a domenica - anno B 

Dal secondo libro dei Re - 2Re 4,42-44
 
In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».
Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 144 (145)

 

R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
 
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.
 
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.
 

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef  4,1-6
 
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,1-15

 
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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Omelia 17a B 

 

Il vangelo presenta un’introduzione di luogo: il lago di Tiberiade; poi la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la conclusione: Gesù si ritira nuovamente in solitudine.  Anzitutto Gesù, sul monte, siede per insegnare. E’ il monte dal quale Gesù, nuovo Mosè e molto più grande di lui, dona ora la legge nuova che perfeziona e rinnova quella del Sinai, dei dieci comandamenti.

Il cibo che Gesù offrirà tra poco, è pane concreto, che sazia la fame; ma esso diventa anche  simbolo dell’ insegnamento che egli sta donando alle folle

Si descrive anche il contesto liturgico: “Era vicina la Pasqua”… la festa principale del mondo giudaico, memoria della liberazione dall’Egitto, con il banchetto pasquale. Ora Gesù è il nuovo agnello pasquale che è pronto ad immolarsi per amore e che conduce il suo popolo, dal deserto alla nuova terra promessa che è il suo Regno, luogo della vera libertà. 

E farà il dono di un nuovo banchetto, nel quale Lui stesso sarà il vero cibo, il vero pane disceso dal cielo.

Gesù  si lascia colpire dalla fame della folla, fame di pane, ma anche fame della sua parola, della sua persona. 

Gesù provoca Filippo chiedendogli: «Dove potremo comprare il pane?... Vuole far emergere i pensieri di Filippo che, con semplicità, dichiara la sua impotenza a risolvere la situazione... “…Non c’è via d’uscita…non saprei proprio che cosa fare”: è la debolezza degli uomini di fronte alla potenza di Dio che, solo, può rispondere al problema! Giovanni ci sta dicendo chi è veramente Gesù, il Figlio di Dio, attraverso i segni che compie e superano ogni aspettativa!

Entra in campo Andrea che  manifesta una maggiore fiducia in quello che Gesù può fare: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci». Si ricorre a un bambino, per avere la soluzione di problemi così grandi… ma qui c’è un messaggio: quel bambino è disposto a «perdere» il poco che ha portato per sé. Così Gesù accetta il poco che abbiamo, vuole che gli diamo con fiducia le poche cose, segno della nostra povertà ma anche noi stessi in una piena disponibilità verso di Lui. E quei pochi pani messi nelle mani di Gesù, diventano la base per saziare la moltitudine.

Quei pani «offerti» dal bambino,sono, allora, segno di condivisione. In certo modo ognuno potrebbe dire: “Voglio dare tutto quel poco che ho, perché diventi dono e disponibilità per tutti. Solo nel dono generoso la mia vita si arricchisce, mentre gli altri ricevono la ricchezza e i benefici  di quello che ho donato!  

 

Questo «segno» compiuto da Gesù insegna ad affrontare la vita con una logica diversa. Se la nostra società insegue solo il fascino del denaro, qui si introduce un’altra logica: quella dell’apertura reciproca. Condivisione e apertura che non sono fatte necessariamente di gesti grandi e appariscenti!

Gesù rende grazie, come se dicesse: “ il pane che sto per darvi proviene dall’alto, cioè dalla bontà di un Padre di cui io sono il segno visibile. Riconoscete in Lui la fonte di quel dono che vi ho offerto!” Nella logica della fede, quindi c’è uno scambio: noi diamo  al Signore il poco che abbiamo, e Lui ce lo ridona moltiplicato per noi e per tutti! “Noi ti offriamo le cose che ci hai dato e Tu donaci in cambio te stesso” 

Alla fine Gesù si mostra coerente con il suo programma di vita. Non intende inseguire le aspettative della gente che lo voleva re, un re potente e pronto a risolvere il problema del pane e di altre esigenze materiali… Gesù si ritira per essere se stesso, cioè solamente come la presenza stessa di Dio che si offre gratis e che chiede di essere cercato nella fede.

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L’UNITÀ PASTORALE 

DEL LAGO SUD

 

 

parrocchie di Lazise - Colà e Pacengo- 

S. Benedetto - Beato Andrea - S. Martino  Cavalcaselle 

 Castelnuovo e Sandrà 

Propone una

 

 

 

VEGLIA  CON  MARIA 


preghiera - riflessioni e canti 

sulla figura di Maria 


 

mercoledì 4 agosto 2021 (ore 20.30) 

 

alla chiesa di Colà 

 

MADONNA DELLA NEVE




sabato 17 luglio 2021

 18 luglio 2021 

16a domenica anno B

 

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 23,1-6


Dice il Signore:
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d'Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore -
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia».

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 22 (23)

 

R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia. R.
 
Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R.
 
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. R.
 
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. R.

 

Seconda Lettura - Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,13-18
 
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito..

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
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omelia 16a B (2021)

Gesù ha un ritmo di vita molto intenso, le  sue giornate sono piene. Ma dentro questi impegni così numerosi, trova il tempo per ritirarsi, solo, sul monte a pregare (1,35). Il ritmo della sua giornata non trascura il momento della solitudine, della preghiera, della comunicazione col Padre.

Alla luce di questo quadro del ritmo della vita di Gesù, comprendiamo meglio il brano di questa domenica (Marco 6,30-34). Il Vangelo ci precisa ancora lo scorrere  della vita di Gesù… E le scelte che Lui ha fatto riguardano anche la vita di noi, discepoli in questo nostro tempo, chiamati a far riferimento a quello che Lui ha fatto perché diventi il nostro stile di vita…


I discepoli ritornano dal loro giro missionario: hanno sperimentato la potenza della Parola, ma anche la fatica e il rifiuto. E raccontano a Gesù il loro vissuto. C’è sempre bisogno di trovare qualcuno che ascolti, che trovi il tempo per dare udienza alla nostra vita, che non sia distratto e raccolga anche i nostri sfoghi, i fatti positivi e anche le nostre delusioni! E così fa Gesù!  E subito Gesù li invita al riposo, in un luogo solitario, in sua compagnia: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». C'è il momento della missione e dell'impegno e c'è il momento del riposo, c'è il momento dell'accoglienza e c'è il momento della solitudine. Ne abbiamo tutti bisogno… Un riposo che non è passare il tempo facendo tante cose, vivendo la giornata con mille occupazioni… ma una sosta che sia un recupero di energie fisiche e spirituali… anche sapendo stare da soli, in una solitudine sana che non ci rende più inquieti e nervosi… fuori dal chiasso e dalla confusione, gustando anche uno stile di ascolto e di preghiera più calma. Credo che qualche esperienza di questo genere sia possibile! 

Quindi non la fretta e l'ansia, l'accumulo del lavoro, ma la ricerca di Dio, e lo spazio dato alle persone. Proviamoci!

 

Ma il riposo programmato da Gesù non è stato possibile, almeno in parte…La folla giunge di sorpresa, impedendo il riposo. E Gesù che cosa fa? 

Non la fa attendere, ma la accoglie e soddisfa le sue esigenze. Gesù non si irrigidisce nei suoi programmi, anche giusti, ma si mantiene aperto a una disponibilità sempre pronta.

Ma la disponibilità di Gesù è particolare. Lui non è a disposizione delle richieste superficiali della folla, ma solo delle sue esigenze profonde: «E insegnava loro molte cose». Più tardi moltiplicherà per quella folla i pani, ma ora insegna la Parola. E’ il pastore buono descritto nel salmo 22 della liturgia di oggi… a differenza dei cattivi pastori che disperdono il gregge, rimproverati fortemente nella prima lettura di Geremia. La promessa di Dio fatta a Geremia, “radunerò io stesso le mie pecore…”, si compie finalmente  in Gesù buon pastore.

Gesù insegna, si presenta come maestro, perché c’è bisogno di verità, di conoscere le intenzioni e  il pensiero di Dio, il suo disegno di amore…

Abbiamo bisogno anche oggi che Gesù ci istruisca, ci faccia da maestro, ci insegni quello che vale  di più, ci aiuti a distinguere il bene dal male, da quello che è travestito di  bene ma che, in realtà, ci inganna e ci delude!

S. Paolo, poi, ci presenta Gesù come fonte di pace. “Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne”.

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sabato 10 luglio 2021

 11 luglio 2021

15a domenica del tempo ordinario


Prima Lettura

Dal libro del profeta Amos - Am 7,12-15
 
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va', profetizza al mio popolo Israele».


Salmo Responsoriale
Dal Sal 84 (85)

R. Mostraci, Signore, la tua misericordia. Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.
 
Amore e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. R.
 
Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino. R.


Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,3-10
 

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d'amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,7-13


 
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

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omelia 2021


Marco ha già raccontato della vocazione dei primi quattro discepoli, che lasciarono tutto per seguire Gesù (1,17-20). Questa esperienza, che è unica, è come lo specchio della chiamata alla vita di discepoli che siamo noi. Possiamo, quindi, riconoscerci in loro… Continua, in modo diverso, la storia di allora, nella nostra vicenda di cristiani, oggi…

Gesù ha avuto l’ intenzione precisa di fondare un gruppo stabile: «Chiamo a sé quelli che volle lui ed essi andarono da lui e ne costituì Dodici» (3,13-14). 

E lo ha fatto per due motivi: «Affinché stessero con lui e per mandarli a predicare e avere il potere di scacciare i demoni» (3,14-15). 

Il primo scopo della chiamata è essere-con-Gesù; da questa esperienza profonda di vita, nasce la possibilità della missione apostolica. Marco ha sempre presentato i discepoli insieme con Gesù: stanno con lui in ogni circostanza, ascoltano il suo insegnamento e sono testimoni delle opere prodigiose, ma anche del fallimento nella sua patria. 

Ora inizia la seconda fase dell’esperienza di chiamata: continuare la stessa opera del Maestro e rendere presente la sua attività. 

«Chiama i Dodici “. Gesù prende l’iniziativa e chiama ‘a sé, perché l’apostolo è anzitutto una persona in comunione profonda con il suo Signore. Il regista è Gesù… E’ sua la proposta, non un impegno che nasce prima di tutto dalla buona volontà.

“Cominciò a mandarli a due a due”… Non è ancora la missione definitiva che  Cristo risorto affiderà ai suoi discepoli dopo la Pasqua. Questo è un primo momento di quella che sarà la futura missione della Chiesa. 

Essere in due (o in gruppo…) dice la necessità di sostenersi e di aiutarsi…

Il lavoro apostolico fatto in due (o più persone…) è proposto come un segno di fraternità, come desiderio di un legame da cercare e approfondire. Anche nella chiesa di oggi c’è bisogno di creare occasioni nelle quali la fede viene condivisa, in cui si cercano, anche con fatica, le vie migliori per proporre il messaggio del Vangelo, si scambiano le esperienze e si impara dagli altri quello che è meglio fare!

“Diede loro potere sugli spiriti immondi…”

I discepoli ricevono in regalo dal Maestro la capacità di fare quello che lui ha fatto, cioè liberare l’uomo dal potere del maligno.

Ed ora… le indicazioni date da Gesù. lo stile e i modi per  vivere la missione  in modo efficace… Sono tutte indicazioni che portano ad uno stile di povertà, di sobrietà, nell’accontentarsi del poco che serve per non appesantire la vita di cose inutili e ingombranti…  Si direbbe: puntare all’essenziale…

Tutte le volte che la chiesa, a cominciare dai responsabili o pastori , si è affidata alla ricchezza, allo sfarzo, ai grandi mezzi, alla potenza di sistemi e organizzazioni che hanno condizionato la sua libertà nell’annuncio…sono cominciati guai seri e si è visto una perdita di credibilità e di fiducia! E anche oggi, purtroppo, può succedere questo!

Ci sono, poi, le raccomandazioni sulle parole da dire e sul comportamento  modo da tenere nei confronti di chi accoglie o non accoglie gli inviati… 

“Predicavano perché la gente si convertisse…” . Bisogna annunciare la conversione, una proposta impegnativa e seria, non un messaggio debole o di compromesso, che accontenti le orecchie. E poi l’attenzione e la cura delle persone debili… come ha fatto Gesù.

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sabato 3 luglio 2021

 4 luglio 2021

 14a  domenica del tempo ordinario

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 2,2-5
 
In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. Mi disse: «Figlio dell'uomo, io ti mando ai figli d'Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: "Dice il Signore Dio". Ascoltino o non ascoltino - dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 122 (123)

 

R. I nostri occhi sono rivolti al Signore.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni. R.
 
Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi. R.
 
Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi. R.

 

Seconda Lettura - Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
2Cor 12,7-10

 
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

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Vangelo (Mc 6, 1-6) - omelia 

 

Nel vangelo di oggi, a Nazaret, Gesù si incontra con la sua gente.  Si presenta al suo paese non come semplice cittadino che fa una visita alla sua famiglia e amici; Gesù ci va con i suoi discepoli, nel pieno esercizio della sua qualità di maestro, dotato di saggezza e di autorità fuori dal comune. 

Ed ecco le tante domande di curiosità ma soprattutto di sospetto, di meraviglia e di incredulità … Tutto questo ci può sembrare strano… A noi verrebbe da dire, al posto dei compaesani di Gesù: “E’ tornato Gesù, che è partito dal nostro paese, ha lasciato la sua famiglia e il suo lavoro e ha fatto una scelta, per la verità, inaspettata… Si è messo a predicare, ha fatto miracoli, si è circondato di poveri pescatori … E allora, proviamo a conoscere questa novità.. .vediamo se ha qualcosa di interessante da dirci. Che sia veramente un profeta, un inviato da Dio?”

Ma i suoi concittadini, conoscendo le sue umili origini vedono in lui solo l’uomo che, fino a 30 anni, ha fatto il carpentiere. Non è possibile, dicono, che Dio parli attraverso un uomo così semplice, che incontra la gente umile, che accoglie i lontani e i peccatori, che non predica il giudizio severo di Dio…

A Nazaret avrebbero forse accettato un Gesù nelle vesti di un capo carismatico, magari in lotta contro il potere romano. E Gesù si è sentito come bloccato nel suo paese natale, appunto perché lì mancava praticamente la fede. E “nessuno profeta è considerato nella propria patria”. 

Molte sono le ragioni di questo rifiuto. 

Hanno ridotto la missione e la figura del Messia ad un compito terreno…

Alcuni hanno creduto di poter essere sufficienti a se stessi e si sono chiusi ad ogni novità che scombussolava le loro abitudini… come era avvenuto per i tanti profeti del Primo testamento: Geremia. Ezechiele… Anche il culto era stato deformato nel formalismo, cioè in una prestazione religiosa di tipo commerciale, vantando i propri meriti. Ma nel Vangelo di oggi c’ é sempre una serie di domande stimolanti anche per noi…

“Chi sei per me, oggi, Gesù? Ti ho conosciuto abbastanza? Il libro della Bibbia o dei Vangeli mi é familiare, oppure è messo nella libreria, un lontano ricordo di qualche regalo, forse di tanti anni fa, che è rimasto un po’ polveroso? 

Sto formando i miei pensieri e le mie scelte alla luce del Vangelo o credo di saper già tutto di te?

Il cristiano, poi,  è una persona attenta a tutti i segni, ai fatti della storia, anche di oggi, che possono essere letti e interpretati in tanti modi… C’è l’ opinione pubblica, il pensiero comune e dominante del tipo: Tutti la pensano così… e quindi mi adeguo anch’io, per non sembrare un pesce fuor d’acqua, con il pericolo di essere considerato fuori tempo e non più adeguato ai tempi che corrono…

Quel si meravigliava della loro incredulità, da parte di Gesù, è un invito anche per oi oggi. La fede è uno sguardo intelligente e fiducioso sulla vita, illuminata dalla parola del Signore, luce ai nostri passi, bussola che ci orienta, forza che ci sostiene… come ha sostenuto Paolo apostolo che dice di sé: ”Quando sono debole è allora che sono forte…”, cioè la mia debolezza è sostenuta dalla presenza rasssicurante di Dio che mi accompagna e mi guida.

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Preghiera

 

I tuoi compaesani, Signore, non ti hanno creduto nonostante i miracoli che facesti, nonostante le parole che a loro rivolgevi, perché erano schiavi di preconcetti radicati nel cuore, imbrigliati da una religiosità rigida e fredda. Avevano dimenticato che Dio è sorpresa e perenne novità perché è amore.

Corro anch’io, Signore, lo stesso rischio perché mi fermo ad abitudini senza un’anima e faccio fatica ad aprirmi ad ogni novità che è frutto del tuo Spirito.

Sono incapace di accogliere i sottili palpiti del tuo amore che fanno di ogni giornata motivo di stupore e di ringraziamento e rendono il cuore capace di meraviglia.

Aiutami, Signore, a liberarmi dalle incrostazioni che mi bloccano. Fa’ che possa vivere una fede che mi porta ogni giorno ad accogliere la novità impegnativa che viene da te. Una novità che mi permette di conoscerti sempre meglio, dicendo il mio sì alle tue proposte di vita.

sabato 26 giugno 2021

 27 giugno 2021- 13a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura Dal libro della Sapienza
Sap 1, 13-15; 2,23-24
 

Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c'è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l'invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 29 (30)

R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.
 
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. R.
 
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.

 

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi -2 Cor. 8, 7.9.13-15
 
Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest'opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco- Mc 5, 21-43
 
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».


Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

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omelia


Il vangelo, secondo Marco di oggi ci presenta un Gesù Salvatore che vuole 

l’ umanità libera dal male, dalla malattia, dalla morte. 

Gesù compie, con grande semplicità, il miracolo, per manifestare la sua ribellione al male. ll miracolo è come il suo grido di rivolta contro tutto ciò che degrada la persona, in tutte le sue forme… 

Il primo personaggio del racconto è Giairo, capo della sinagoga, quindi persona autorevole e certamente molto conosciuta. “Gli si gettò ai piedi e lo supplicò “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva. Andò con lui”. Giairo è pieno di fiducia e di speranza… Giairo si spoglia del ruolo che riveste come capo di quella comunità  e si affida completamente a Gesù. E Gesù acconsente… Il cammino di Gesù è prova del suo farsi carico della sofferenza umana, di una partecipazione profonda. Il Signore  cammina sulle strade degli uomini, incrocia le loro esistenze, anche quella di una sola persona, mettendo in secondo piano la folla. “Mai egli si chiuse alle necessità e alle sofferenze degli uomini” (dalla preghiera eucaristica).

 

E qui una sorpresa… Una donna sofferente di perdite di sangue… Una malattia 

da 12 anni, peggiorata sempre di più. Malattia, secondo le prescrizioni di una legge religiosa severa e discriminatoria,  che la rendeva impura, segregata dagli altri, lasciata fuori anche dagli impegni pubblici della preghiera!  Incredibile, ci viene spontaneo pensare…

Il tocco furtivo del mantello da parte della donna potrebbe sembrare un gesto superstizioso e scaramantico e anche un gesto audace e pericoloso che poteva contaminare anche le persone che questa donna avesse toccato, compreso Gesù stesso! In realtà rivela un sentimento di grande speranza nei confronti di quel maestro…che stava passando. Lei ha intuito che non si trattava di un maestro qualsiasi, come tanti….

 

La fede è saltare oltre l’ostacolo, non farsi condizionare da gesti o parole che escludono, lasciare aperta la porta alla novità di un incontro intuito come l’occasione unica della vita! “Chi mi ha toccato?” Sembra una domanda banale e così, infatti, la interpretano i discepoli! Ma Gesù dà apposta pubblicità ad un miracolo così delicato. E’ libero dai tabù sessuali del puro e dell' impuro: come ha fatto per l’ indemoniato e per il lebbroso, riammette pubblicamente la donna nella società.  E solo Gesù è in grado di capire il valore di quel toccare! E’ un atto di affidamento a lui, una prova di fiducia senza limiti.  Gesù lo riconosce subito e a lei, impaurita e tremante, Gesù consegna un attestato di fede: “La tua fede ti ha salvato!”

Gesù si preoccupa di due aspetti: il primo è la salvezza, cioè  la liberazione dal male, dalla prigionia del peccato e, (in modo  inseparabile), il secondo è la guarigione dalla malattia fisica!

Gesù ora riprende il cammino verso la casa di Giairo: ”Continua ad aver fede!”, gli dice, nonostante le voci rasssegnate di una morte che sembrava, ormai, senza rimedio!

In casa, al trambusto della gente, contrasta  la calma di Gesù. con quella parola, oggetto di derisione: La bambina non è morta, ma dorme”. Subito il ritorno alla vita della bambina e poi il gesto di Gesù: “La sollevò prendendola per mano…”

In questa ragazzina si anticipa simbolicamente il rnistero della Pasqua  di Gesù e dei credenti, in cui la morte è solo un “sonno”, come dice ora il Cristo, in attesa dell’ incontro con la realtà eterna di Dio.  Non si muore mai del tutto: la morte, infatti, ci apre il passaggio alla vita eterna.

La morte, per chi crede,  diventa cioè un “passaggio”, assume così il carattere pasquale di una vittoria… La morte è la porta aperta su cieli nuovi e su mondi nuovi, che abbatte la fragile parete della realtà terrena e ci permette di gettarci nelle braccia del Padre

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Avvisi 

 

In questa domenica “GIORNATA per la CARITA’ DEL PAPA”


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Martedì 29 giugno (ore 8.00): Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.

E’ un festa importante… Chi può, veda di partecipare!

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Ringrazio i ministri della comunione per il prezioso servizio che svolgono nella nostra parrocchia. In un incontro fatto con loro, si è   pensato pensato di far presente in parrocchia o presso gli  stessi ministri,  l’eventuale  richiesta di alcune famiglie, con la presenza di  anziani (e) in casa, che desiderano ricevere la S.Comunione. Ora Il problema della pandemia sembra meno grave e pesante!

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preghiera sul Vangelo 

 

Tu, Signore, ami la vita e non la morte, tu ingaggi una lotta senza quartiere contro la malattia e contro la morte, contro tutto quello che attenta alla nostra felicità, alla nostra salute, alla vitalità del corpo e alla serenità dell’anima. Tu provi compassione per le nostre fatiche e ti accosti con bontà per rialzarci e restituirci ad un’esistenza serena.

 


sabato 19 giugno 2021

 20 giugno 2021

12a domenica dsel tempo ordinario 

Prima lettura (Gb 38,1.8-11)

Dal libro di Giobbe

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:  
«Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?».

 

Salmo responsoriale (Sal 106)

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Coloro che scendevano in mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore
e le sue meraviglie nel mare profondo.

Egli parlò e scatenò un vento burrascoso,
che fece alzare le onde:
salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;
si sentivano venir meno nel pericolo.  

Nell’angustia gridarono al Signore,
ed egli li fece uscire dalle loro angosce.
La tempesta fu ridotta al silenzio,
tacquero le onde del mare.  

Al vedere la bonaccia essi gioirono,
ed egli li condusse al porto sospirato.
Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini. 

 

Seconda lettura (2Cor 5,14-17)

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. 
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

 

Vangelo (Mc 4,35-41)

Dal Vangelo secondo Marco


In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». 

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»



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omelia  12a domenica anno B 

 

ll racconto della tempesta sedata propone un momento forte e di grande impatto nell’esperienza dei primi discepoli, ex-pescatori, sullo scenario del lago di Galilea. Lago, secondo diverse testimonianze, soggetto a frequenti tempeste. Ma nel racconto possiamo trovare anche elementi di istruzione e di catechesi che vanno oltre i protagonisti di allora e riguardano anche noi, discepoli di oggi!  La traversata sul lago è immagine del viaggio della nostra vita, non sempre liscio e tranquillo! E la barca rappresenta, in particolare, la comunità-chiesa che vive assieme a Gesù…   Il mare infuriato è una rappresentazione delle grandi tempeste della storia umana, che devastano la natura  e la vita fisica e spirituale delle persone. Sono i grandi mali,  i problemi personali che angosciano e i tragici fatti della vita…. Ne è un esempio la pandemia che ha scombussolato la nostra vita e quella di tanta gente! 

Ricorderete in molti quel piovoso 27 marzo 2020, in una p.zza S.Pietro vuota e Papa Francesco che ha proposto, in piena pandemia, un pensiero e una preghiera, carica di speranza, commentando proprio il  Vangelo della liturgia di oggi! (v, il testo in fondo alla pagina....)

Le grandi  onde minacciano di far naufragare la barca sulla quale, idealmente siano anche noi con Gesù!  Ma la sua presenza è tutta da  riscoprire! 

Gesù aveva detto: “Passiamo all’altra riva!”. Il viaggio di Gesù nasce dalla sua volontà di arrivare alla sponda orientale del lago, per entrare nel territorio pagano,nella zona dei Geraseni. Gente molto diversa dagli ebrei e disprezzata da loro. Gesù, quindi, si prepara ad incontrare persone “ad alto rischio”, ostili all’annuncio del Vangelo. E’ una specie di tempesta interiore... che Gesù affronta con coraggio!

 

Ma ora c’è la burrasca! I discepoli sulla barca, colti dal panico chiedono l’aiuto del Maestro. «Maestro, non ti importa che siamo perduti?». Dove sei?  Gesù sembra passivo ed estraneo: dorme sul cuscino a poppa, nella parte posteriore della barca… Il grido dei discepoli è quello di tanta gente che vede Dio quasi silenzioso e indifferente di fronte ai fatti che sconvolgono la vita, a problemi di vario genere… a tutte le insidie e ai fallimenti… una malattia,  un senso di solitudine… un momento di depressione… 

Ma Il sonno di Gesù non è disinteresse: esprime, piuttosto, tutta la sua completa fiducia nel Padre (Sal 4,6): In pace mi corico e mi addormento subito: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare”.

“La mia anima è come un bambino svezzato in braccio a sua madre!”

Ma ora Gesù interviene e calma la tempesta. Il potere di Gesù è grande, efficace. Ai discepoli, invece, rivolge un rimprovero che è decisamente il più forte nei loro confronti. 

Gesù segnala la durezza di cuore, la sfiducia in lui. E la fede se n’è andata?

Avere fede vuol dire a vincere il dubbio, la paura, per non lasciarsi dominare dall’angoscia, dal fallimento, dinanzi a tutte le burrasche della vita…Quello che conta é non rassegnarsi e non mollare. Bisogna abbandonarsi a colui che sembra dormire, ma in realtà veglia,  come ci ricorda la preghiera di un salmo: 

Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra”.

Alla fine resta sempre aperta anche per noi la domanda dei discepoli: 

”Chi è dunque costui?” Chi sei per me, Gesù? Presenza che mi rassicura o mi inquieta? Forse non ti conosciuto abbastanza! Aprimi gli occhi e il cuore perchè ti riconosca e ti segua senza paura! Facciamo entrare Gesù veramente nella storia della nostra vita.Permettiamogli di raggiungerci; lasciamoci afferrare da Lui. 

Cediamo a Lui il timone della nostra barca.

Lui c'è. Perennemente.  Il suo invito è sempre lo stesso: "Perché non avete fede? Io sono il Signore".

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20 GIUGNO  2021 – 12a domenica del tempo ordinario

 

Avvisi 

Giovedì 24 giugno: Festa della Natività di S.Giovanni Battista

 

preghiera sul Vangelo nella domenica  12a  

 

Quante volte, Gesù, ho reagito anch'io al modo degli apostoli!

Sì, in mezzo alla tempesta mi sono sentito abbandonato e  privo di ripari, senza sostegno. Mi è parso che tu dormissi, che non ti interessassi di me, che non ti stesse a cuore la mia sorte. 

Sono tante le burrasche che mi è capitato di attraversare.

Mi sono sentito sopraffatto dal vento dell’ostilità, dalle onde del rifiuto, o del dubbio e del sospetto.

Nella, a cui appartengo, mi sento talvolta sballottato tra gente che sembra avere la risposta ad ogni quesito, il metodo sicuro del successo, il carisma della popolarità, la certezza dell'efficacia.

E a me pare che il tuo Vangelo generi più interrogativi che sicurezze.

In ogni caso mi inviti ad essere sempre controcorrente e critico verso un ambiente che non è sempre disponibile al tuo Vangelo. E questo, senza mancare di rispetto verso nessuno!

Ma tu mi dici: “Coraggio. Non avere paura, io sono con te”


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 MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE - 27 marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati. 

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).