sabato 3 aprile 2021

3-4 aprile- PASQUA DI RISURREZIONE

 

SEQUENZA

Alla vittima pasquale,
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'Agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Vangelo

Egli doveva risuscitare dai morti. - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,1-9

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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la nostra chiesa






 omelia di Pasqua

 

Pasqua è la festa più grande della nostra fede, festa della nuova creazione. Nel nostro intimo sentiamo un po’ tutti che la Pasqua contiene in sé un annuncio di speranza, un messaggio che ci rincuora e ci sostiene. E qual è il fondamento di tutto questo? E’ Gesù risorto e vivo. Lui ci ha aperto la strada verso una nuova vita e noi vogliamo percorrerla! 

Quindi c’è una nuova prospettiva per noi. All’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale abbiamo ascoltato il racconto della creazione del mondo. Questa prepara la creazione nuova, cioè la possibilità di essere rinnovati profondamente nell’intimo, di essere nuova creatura, per il dono del Battesimo (di cui facciamo memoria in questa Veglia..) . 

Il Battesimo mette in noi il germe e l’inizio di una vita come figli di Dio che rende possibile una relazione unica con Il Signore della vita. E’ il fondamento del nostro essere cristiani.

Da qui deriva l’essere fratelli nella stessa fede. E’ una grazia  che possiamo vivere perchè riceviamo dal Signore il dono di un amore che non ci siamo dati, che non è prima di tutto il risultato dei nostri sforzi, peraltro sempre necessari. 

Ma ancora prima di vivere la fraternità nella stessa fede, siamo trasformati dalla grazia di Dio che rende possibile relazioni buone, esperienze di dialogo sincero, di perdono e di accoglienza, di ascolto autentico e di sostegno generoso… 

(Vedi le semplici parole dei ragazzi (e) che hanno offerto piccole esperienze  di vita nella  Via Crucis del Venerdì Santo a Roma: momenti nei quali la presenza di Gesù è stata riconosciuta e invocata da loro come forza e sostegno per superare gli ostacoli dell’egoismo e delle proprie piccole chiusure!).

Il Risorto, con la sua potenza di vita, ci fa desiderare e godere tutto ciò che é bello e buono e che dà vigore e serenità alla nostra vita. Senza di Lui non possiamo farcela… soprattutto in questo tempo difficile…

 

Un altro aspetto importante  della Pasqua: “Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1,3). 

La luce rende possibile la vita, l’incontro, la comunicazione.  L’oscurità ci crea ansia e paura. 

Gesù Risorto é finalmente lo splendore pieno della luce… Risorge dal sepolcro e diventa la piena luce di Dio. Questa, però, non si riferisce soltanto a Gesù. Con la sua risurrezione la luce stessa si espande, di diffonde fino a illuminare gli angoli più nascosti delle nostre tenebre, cioè del peccato che ci condiziona. Il Signore ci attira dietro di sé e vince ogni forma di buio. 

E’ possibile, allora la libertà al male. Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, ci prende per mano e ci è stato detto: ricevi la luce della fede e sii fedele a questa! Non vergognarti di essere cristiano! Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo illuminazione.

 

Ed ora una riflessione-preghiera sul Vangelo della resurrezione:

 

È ancora buio, Gesù, quando Maria Maddalena si reca al tuo sepolcro.

Non ci sono solo tenebre all’esterno, c'è oscurità anche dentro il suo cuore,

sconvolto dalla tua morte e ora dall’ impossibilità di piangere su un corpo senza vita. Così si fa strada un’ ipotesi, quella che appare la più plausibile:

«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno postol».

Così Pietro e l'altro discepolo corrono per vedere cos 'è accaduto, e trovano i teli e il sudario, posati all'interno, in bell’ordine.

Ed è a questo punto che il più giovane, lui che era giunto per primo alla tua tomba,

arriva anche per primo alla fede. Era rimasto ai piedi della croce assieme a Maria, la madre tua, ti aveva visto morire, consegnare lo spirito al Padre. Ora avverte che non poteva finire così, che il tuo amore non poteva venir sconfltto dalla morte. E il suo cuore si apre un po’alla volta alla fiducia e alla speranza. Le Scritture si compongono come le tessere di un mosaico e c'è la certezza finalmente di poter incontrarti ancora e sempre. Tu vivo e presente nella nostra vita fi tutti i giorni! (Roberto Laurita)

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LA  RESURREZIONE IN GIOTTO


Giotto raffigura gli angeli seduti sul sepolcro vuoto, le guardie tramortite e l’incontro di Maria di Magdala con il Signore risorto (Giovanni 20,11-18). A Padova, nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305), vediamo Maria protendersi verso Gesù che con la mano le fa segno di non avvicinarsi: è il Noli me tangere di tanti dipinti, in cui il Signore è rappresentato con la vanga o la zappa da giardiniere (così Tiziano, nella tela ora alla National Gallery di Londra, 1514). Giotto, però, non si sofferma sul fraintendimento di Maria, che pensò di avere davanti a sé il custode del giardino e non Gesù risorto. 

Agli attrezzi da giardiniere sostituisce uno stendardo su cui è scritto: «Victor mortis». Ogni equivoco è dissipato: ecco il Signore della vita, vincitore della morte, che come gli angeli indossa una veste bianca con i bordi d’oro. Già apparso nella storia dell’arte, il motivo del vessillo, associato spesso alla croce vittoriosa, diverrà un topos, un emblema frequente della risurrezione, dalla fine del Medioevo in poi. (da "Famiglia cristiana )



giovedì 1 aprile 2021


Seconda Lettura

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice,voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 11,23–26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.




Vangelo - Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,1-15


Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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 OMELIA 

S. Paolo ci ha presentato il momento di quel giovedì che chiamiamo santo perché in quell’ora Gesù ha dato il meglio di sé e ha voluto riassumere tutta la sua vita in un gesto che dura ancora oggi…

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione“ (Lc 22,15): con queste parole Gesù ha vissuto il suo ultimo convito e l’istituzione dell’ Eucaristia. Gesù è andato incontro a quell’ora, desiderandola. 

Nel suo intimo ha atteso quel momento per  celebrare l’alleanza, il legame di amore con gli uomini, con tutti noi … e noi, questa sera, siamo alla stessa mensa che Gesù ha condiviso con i suoi, siamo alla stessa tavola… Ci separano, da quel momento, tanti secoli, più di 2000 anni, ma il Signore ci mette in bocca le sue stesse parole… è nostro contemporaneo, ci prepara la stessa mensa che è stata preparata allora… Con le parole “Fate questo in memoria di me”… noi obbediamo, per amore, alla volontà di Gesù…Non facciamo  la cerimonia di commemorazione di un fatto passato e lontano che vive in noi come un ricordo nostalgico .. ma riceviamo la presenza attuale  del Signore che ci incontra, ci dona la sua parola viva e il suo pane di cui ci nutriamo..

 

Gesù ha desiderio di noi, ci attende perché possiamo apprezzare il suo dono. E noi, dobbiamo domandarci sempre: abbiamo veramente desiderio di Lui? C’è dentro di noi la spinta ad incontrarlo? Desideriamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nell’ Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, troppo abituati al dono che non ci sorprende più? Preferiamo altre strade e altre scelte diverse dall’Eucarestia… Qualcuno dice: “Perché legarci a questa “pratica”, quando ci sono tanti altri modi per essere cristiani? E se è vero che l’Eucarestia non è l’unica strada per esprimere la nostra fede e per incontrare il Signore, è anche vero che questa è l’occasione più forte e unica, che non può essere sostituita da nessun altro momento. Non esiste legame più alto e più efficace nel quale il Signore possa incontrarci.

Il Signore desidera che non ci siano posti vuoti al suo banchetto, che non troviamo scuse facili per disertarlo, per cercare delle giustificazioni comode, come “non ho tempo”, o “non ne ho voglia”  o “verrò quando me la sento…”…

 

Dicendo sì al desiderio di Gesù per noi, dobbiamo anche domandarci: che cosa significa nutrirci di Gesù, prendere e mangiare questo pane.. ? E’ solo un fatto che finisce finchè siamo in chiesa oppure si prolunga nella vita di tutti i giorni? Ci risponde S.Paolo:

“Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor10,16s). Con l’Eucaristia nasce la Chiesa. Noi tutti mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa: Gesù ci rende tutti una cosa sola. L’Eucaristia dice la più grande vicinanza tra noi e Gesù.. e nello stesso tempo l’unione visibile tra tutti, dono e impegno continui. E Gesù ha voluto farci questo regalo nella più assoluta semplicità…Niente cose vistose, complicate, difficili da capire. Il libro della sua parola, una mensa (l’altare), un po’ di pane e un po’ di vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo che ci vengono restituiti come cibo e nutrimento che è Gesù stesso: Lui si trasforma in cibo e bevanda spirituale! “Noi ti offriamo le cose che ci hai dato e Tu donaci in cambio te stesso!” (dalla liturgia)

E  questa unità diventa servizio, impegno di una carità che non si accontenta di buone intenzioni… 

Ecco quello che ha fatto Gesù. Ha lavato i piedi ai suoi, si è chinato davanti a loro come un servo fa verso il suo padrone… Gesù, sconcerta Pietro che si ribella davanti ad a questo segno.  Per lui è segno  di debolezza e di umiliazione, non degno di un maestro importante e prestigioso…che avrebbe inaugurato un futuro glorioso, di prestigio e di potenza…

“Io, maestro e signore, ho fatto  così e anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri..” Che cosa vuol dire? Che significato ciascuno di noi può dare a queste parole?

Cominciamo dai tanti e semplici segni di attenzione, di cortesia e di buone maniere… 

In una società spesso chiusa e diffidente, possiamo dare segnali per invertire la tendenza…

Sembra solo galateo, solo una questione di buone maniere…ma per noi cristiani la sorgente di questi comportamenti è l’amore stesso di Gesù che passa nelle nostre parole e nelle nostre azioni… Lavare i piedi può essere scoprire le necessità degli altri e venire loro incontro… fare un passo verso di loro, mettendo il nostro interesse in secondo piano e cercando il bene dell’altro.. fare piccoli gesti di servizio umile e spesso faticoso che fanno la felicità della persona alla quale ci rivolgiamo……spesso bisognosa. 



lunedì 29 marzo 2021

video catechistici Settimana Santa








 

sabato 27 marzo 2021

 28 marzo 2021 

catechesi ragazzi


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Domenica delle Palme (Anno B)

 

Prima lettura (Is 50,4-7)

Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare 
una parola allo sfiduciato. 
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

 

Salmo responsoriale (Sal 21)

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».  

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.  

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.  

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

 

Seconda lettura (Fil 2,6-11)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio 
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

 

Vangelo (Mc 14,1-15,47)


Forma breve (Mc 15, 1-39):
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? 
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo 
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. 

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota 
Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 

- Con lui crocifissero anche due ladroni 
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. 

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò 
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

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Vangelo: Al cuore del racconto: l’istante della morte di Gesù - 

Commento di V. D’Anna 

 

I cristiani hanno considerato la Passione come una luce e una ricchezza. Marco (Mc 14,1 15,47) proclama la realizzazione sconcertante del piano di Dio, racconta i fatti nella loro cruda realtà.

Nel processo Marco distingue due momenti: l’istruttoria e la seduta del consiglio che si svolge alle prime ore del mattino. Dopo aver situato l’episodio e aver presentato i personaggi (14,53-54), parla dell’istruttoria, il cui risultato è fissato sin dall’inizio: Gesù deve essere messo a morte. Ma questa prospettiva urta con i fatti: Gesù non ha concesso nulla che meriti tale sentenza. Delle numerose deposizioni, Marco ricorda solo una frase riguardante la distruzione del tempio, ma si premura di osservare che su questo come sugli altri punti le testimonianze non erano concordi. Finalmente il Sommo Sacerdote interroga Gesù sulla sua funzione nel piano di Dio: è lui il Messia, il figlio del Benedetto? La risposta di Gesù costituisce una solenne proclamazione di messianicità trascendente. L’unica sua conseguenza è di scatenare le reazioni in senso opposto: si grida alla bestemmia, si afferma che Gesù è reo di morte, egli viene malmenato e dileggiato e i suoi nemici lo legano come un malfattore per consegnarlo a Pilato.

 

L’interrogatorio di Gesù davanti a Pilato è raccontato in poche righe. Riferisce una domanda di Pilato: Sei tu il re dei giudei? Gesù risponde: Tu lo dici. Nessuna spiegazione. Si tratta di uno strano processo: i giudei si accaniscono contro il re dei giudei e questi non risponde nulla. Nella seconda scena il re dei giudei viene messo a confronto con un sedizioso omicida. Chi dei due deve essere liberato? Chi punito? Il procuratore romano propone di liberare il re dei giudei che non ha commesso alcun delitto, ma la folla dei giudei, istigata dai sommi Sacerdoti, vuole che sia inflitto al suo re il supplizio romano: alla fine Pilato cede.

I soldati si affrettano a commentare il verdetto del processo romano con una farsa appropriata: il re dei giudei riceve un mantello di porpora, una corona, omaggi; ma la corona è di spine e gli omaggi sono parole di scherno accompagnate da colpi. 

Possiamo  distinguere sei momenti successivi:  1° Requisizione di Simone di Cirene; 2° Crocifissione; 3° Insulti; 4° Tenebre; 5° Morte di Gesù e sue ripercussioni; 6° Menzione delle pie donne. 

 

Marco fornisce alcuni nomi che garantiscono l’ autenticità dei fatti e rimandano a testimoni che si possono interrogare. La regalità viene riconosciuta in un contesto totalmente opposto a questa dignità: spoliazione completa, umiliazione suprema, impotenza del giustiziato che deve morire. La serie degli insulti si ricollega, senza difficoltà, alla scena della crocifissione. Un primo gruppo di ingiuriatori, i passanti, corrisponde alla sfilata dei falsi testimoni. Essi riprendono l’accusa lanciata contro Gesù davanti ai sommi sacerdoti: Gesù ha preteso di distruggere il tempio e di ricostruirlo in tre giorni. Un secondo gruppo è quello dei giudici che richiamano la domanda fatta in occasione del processo e la dichiarazione messianica di Gesù: il Cristo Re d’Israele. Il contesto è di derisione.

Ed ecco giungere l’ora del giudizio di Dio. In un primo tempo, essa non si presenta come un’ora di liberazione, ma come un’ora di oppressione estrema. In questa atmosfera opprimente il grido di Gesù sembra dar ragione ai dileggiatori. 

Gesù muore in croce (15,33-41). Una nota importante si verifica quando Gesù viene consegnato nelle mani dei peccatori (14,41). Nella parte precedente (14,1-40) si manifestano prima di tutto i diversi atteggiamenti nei confronti della persona di Gesù: la volontà risoluta del sinedrio di ucciderlo (14,1-2), la grande stima della sua persona da parte di una donna (14,3-9), il tradimento di Giuda (14,10-11). Poi Gesù celebra con i dodici la Pasqua (14,22-25), durante la quale istituisce l’Eucaristia, predice il loro prossimo abbandono (14,26-31) e al Getsemani pregando si rende conforme alla volontà del Padre ed esorta i discepoli a vegliare e pregare (14,32-42). A partire dal suo arresto (14,43-52) Gesù è solo, abbandonato dai discepoli e si trova nelle mani dei peccatori. Viene processato e condannato a morte dal sinedrio (14,53-65) e rinnegato tre volte da Pietro (14,66-72). Il sinedrio lo consegna nelle mani di Pilato (15,19) che, indagandone il caso, si rende conto della sua innocenza(15,2-5), ma cede alla pressione della folla e consegna Gesù alla crocifissione (15,6-15).

D’ora in poi Gesù si trova nelle mani dei soldati di Pilato che dapprima deridono questo re dei giudei, poi lo conducono al Golgota e lo crocifiggono (15,16-27). A cominciare dal suo arresto, Gesù sembra completamente passivo e caratterizzato dal silenzio. Lo interrompe solo per rivolgersi al Padre nella preghiera. Una importante cesura è rappresentata dal buio di tre ore. Mezzogiorno è il tempo più chiaro e luminoso della giornata.

Proprio in questo tempo si verifica il contrario. L’oscurità appartiene ai fenomeni del giorno del Signore. È il giorno in cui non agiscono solo gli uomini, ma Dio interviene e giudica l’operare umano. 

Alle tre (ora nona del computo antico), Gesù grida a gran voce e si rivolge a Dio utilizzando l’ inizio del Salmo 22. Marco riferisce l’ inizio del salmo due volte, in aramaico e in greco. Gesù grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 

Colui che prega esprime innanzitutto la sua unione con Dio sin dagli inizi della sua esistenza e ben radicata nella sua persona (Sal 2,10—11). All’unione con Dio è connessa l’esperienza dell’abbandono da Dio che si esprime pure in ulteriori domande: «Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta». Questa sensazione dell’assenza di Dio è causata dall’opprimente presenza dei nemici che deridono e minacciano il supplicante. Gesù riprende questa preghiera e con essa esprime la sua situazione. Nonostante il dominio dei suoi avversari e i dolori di una morte particolarmente terribile e vergognosa, Gesù afferma la sua unione con Dio. 

La reazione di alcuni circostanti che interpretano il grido di Gesù come richiesta dell’aiuto di Elia.

Sembra un ultimo atto di derisione e viene trascurata. È di nuovo Gesù che dà un forte grido e spira. 

Tutti gli evangelisti parlano del morire di Gesù in un modo attivo, riferendosi o verbalmente o nominalmente al suo spirito.

Dicono ‘spirò’ (Mc 15,37; Lc 23,46) o ‘rese lo spirito’ (Mt 27,50; Gv 19,30). Gesù che era riempito e guidato dallo Spirito Santo ridà a Dio questo spirito che lo ha reso un essere vivente e che ha determinato la sua vita.

 

Gesù ha realizzato così il compito che il Padre gli ha affidato, mentre i suoi avversari pensano di avere raggiunto il loro traguardo con il farlo morire. Ora il tempo del dileggio è finito e comincia quello del riconoscimento della sua persona e della conferma delle sue parole. Nello squarcio del velo del tempio si manifesta un altro intervento di Dio (15,38) e il centurione romano, un pagano, è il primo che riconosce Gesù come Figlio di Dio (15,39). D’ora in poi Gesù Figlio di Dio è il luogo della presenza di Dio e della riconciliazione con lui. Questa linea positiva continua con le donne della Galilea che, mentre i discepoli lo abbandonano, sono presenti e accompagnano Gesù nei momenti difficili della passione. Questa presenza delle donne prepara pure la loro partecipazione alla sepoltura di Gesù e la loro visita alla sua tomba il mattino dopo il sabato.


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27/8. 03. 2021:  DOMENICA DELLE PALME 

AVVISI

 

In questa domenica sono consegnati dei rami d’olivo all’uscita della chiesa, come segno di augurio.... E’ promossa anche la raccolta consueta per le persone in difficoltà.

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TRIDUO PASQUALE NELLA MORTE e 

RESURREZIONE DEL SIGNORE


GIOVEDI SANTO (1°.04)


ore 20.00: S. Messa nella “Cena del Signore”

 

 

Dopo la S. Messa, continua la preghiera personale in chiesa davanti all’ Eucarestia.


VENERDI’ SANTO (2.04)

 

Giorno di digiuno e astinenza.

 

ore 8.30: preghiera di Lodi

 

 

ore 15.00: in chiesa:  Celebrazione liturgica della PASSIONE DEL SIGNORE

 

Dalle 16.30 alle 19.00: possibilità della Confessione.

 

ore 20.00: Via Crucis in chiesa

In questo giorno possiamo aiutare le comunità cristiane di Terra Santa

 

SABATO SANTO (3.04)

ore 8.30: preghiera di Lodi

 

Dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00: possibilità della Confessione. E’ presente anche don Vincenzo, monaco 

 

 

ore 20.00: SOLENNE VEGLIA PASQUALE NELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE

E’ la Celebrazione più solenne dell’anno liturgico e prevede 4 momentiLa liturgia della luce - la liturgia della parola - la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica. E’ molto importante la partecipazione a questo momento culminante della vita liturgica.


PASQUA (4-04)

 

LE MESSE hanno il consueto orario: 8.00 – 9.30

11.00 (animata dal coro giovani)

 

Preghiera di Pasqua

 

La tua morte ha gettato i tuoi discepoli  in un dolore cupo e profondo, 

faticano ad uscire. Ma ecco, Gesù, l’annuncio che li raggiunge e li sorprende, al punto di non riuscire ad accogliere le parole delle donne che ti annunciano risorto. Sembrano loro un vaneggiamento, una cosa del tutto impossibile e un sogno che potrebbe provocare un’ ulteriore delusione.

E’ difficile accettare quanto è accaduto: ammettere che la morte non ha potuto pronunciare l’ultima parola sulla tua esistenza, colma d'amore.

È difficile riconoscere che questa è la strada scelta da Dio per salvarci

e che non esistono scorciatoie per arrivare alla gloria della risurrezione.

È difficile passare da un sepolcro in cui piangerti e onorarti come un morto e credere fermamente che tu sei vivo e presente in mezzo a noi, lungo le strade della nostra storia. Eppure se ci lasciamo condurre da questo evento inatteso e insperato, la nostra esistenza conosce un orizzonte nuovo, un futuro diverso. È quella novità che non si realizza con il ricorso alla forza e all’ arroganza, o  con l’atteggiamento di chi pensa di bastare a se stesso e di non aver bisogno di te…

Fa’, o Signore,  che non ti consideriamo un fantasma evanescente, una figura  lontana da noi, una presenza ingombrante di cui possiamo fare a meno… Aiutaci a capire che senza di te, risorto e vivo, non riusciamo a vivere in pienezza, che tu ci doni il segreto di una vita buona e serena, che tu realizzi i nostri desideri più profondi che non ci deludono mai.

 

 

BUONA E SERENA PASQUA A TUTTI !



sabato 20 marzo 2021

 21 marzo 2021

catechesi ragazzi 










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liturgia 5a domenica di Quaresima 

Prima lettura (Ger 31,31-34)

Dal libro del profeta Geremìa

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. 
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

 

Salmo responsoriale (Sal 50)

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.  

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

Seconda lettura (Eb 5,7-9)

Dalla lettera agli Ebrei 

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, 
venne esaudito. 
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, 
divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

 

Vangelo (Gv 12,20-33)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
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Omelia 5a quaresima B 

 

Alcuni greci esprimono il desiderio di vedere Gesù. (“Vogliamo vedere Gesù!). Non é un vedere da curiosi, come si volesse incontrare una star, un personaggio famoso…Vedere significa conoscere, capire meglio, forse simpatizzare e anche, fare una scelta!

Anche noi facciamo nostra la richiesta di questi greci, chiamati a entrare in una relazione con il Signore che non finisce mai! 

Questa richiesta offre a Gesù l'occasione per un breve discorso sul significato della sua vita e della sua morte. È l'ultimo discorso pubblico di Gesù. Con molta probabilità questi greci sono pagani, ma aperti (come i Magi) alla ricerca della verità, uomini del desiderio che 

preme nel loro cuore. E così diventano il simbolo di quella chiamata alla fede che va oltre i confini di Israele. La croce cheGesù ha deciso di affrontare è una porta spalancata sul mondo! 

Gesù risponde a questi  greci con una parabola, che dà il senso di tutta la  sua vita.  

Gesù è come un seme che va nella terra (cioè che si dona sino alla morte) per portare frutto. 

Il seme sparisce nel terreno, si nasconde, sembra annullarsi, perdersi per sempre! La vicenda della passione di Gesù sembrerà confermare il fallimento della sua vita. Gesù muore con la peggiore della condanna, crocifisso fuori dalla città santa, abbandonato dai suoi amici, rifiutato dalle autorità religiose che lo definiscono un bestemmiatore e un pericoloso contestatore della religione ufficiale!

Ma questo seme porta in sé la forza della vita! Morendo, esce dalla terra e diventa un germoglio che porta frutto! 

E il frutto è descritto poco più avanti: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me».

La  croce è divenuta, a volte nel nostro modo comune di intendere, semplicemente simbolo di fatica, di sofferenza e di fallimento. La croce è ben altro. È la manifestazione dell'amore di Dio, della sua comunione e della sua solidarietà nei nostri confronti. Gli scritti di Giovanni ne offrono una testimonianza abbondante: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito» (3,16); «Non c'è amore più grande di chi dona la vita per i propri amici» (15,13).

 

Come in tutto il vangelo di Giovanni, Gesù parla della croce usando la parola gloria: «Quando sarò innalzato», «quando sarò glorificato». La croce è gloria: si intenda la gloria dell'amore, non certo la gloria della potenza. 

 

Propongo un esempio di una vita, offerta a Dio come un seme caduto nella morte ma che ha portato molto frutto. E’ la testimonianza di Charles de Foucould. 


Papa Francesco, durante la Messa a Santa Marta, ancora nel 2016 ha ricordato che il 1 dicembre di quell’anno ricorreva il centesimo anniversario dell’assassinio del beato Charles de Foucauld, avvenuto in Algeria il primo dicembre 1916. Era “un uomo che ha dato una testimonianza esemplare di povertà, contemplazione e servizio ai poveri”.

«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore,  rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» ( Gv 12.24). 

Nella vicenda spirituale del beato Charles de Foucauld questa parola evangelica, a lui molto cara, rappresenta il cuore della sua vocazione e della sua missione. Egli si è posto con una tale docilità nelle mani di Dio, con una tale fiducia e abbandono alla sua volontà, da lasciarsi gettare da Lui nel terreno, come il seme nella mano del seminatore. Dio, come è noto, lo ha gettato nel deserto, il deserto del Sahara, ma non solo, anche nel mezzo dei deserti umani, perché essi potessero fiorire e dare frutto. 

 

alla cugina Marie de Bondy – 16 dicembre 1905


…Non tormentarti nel sapermi solo, senza amici, senza aiuto spirituale: non soffro affatto di questa solitudine, ma la trovo dolcissima; ho il santissimo sacramento, il migliore degli amici, al quale parlare giorno e notte; sono contento e non mi manca nulla. Tutto il tempo che non dedico alla preghiera, alla cura dei malati, ad accogliere i visitatori o i poveri che vengono a trovarmi, lo occupo nei lavori attorno alla lingua tuareg; ne avrò ancora per sei mesi prima di portarli a termine. In autunno avevo molte visite di indigeni, ma ora sono pochissime; il freddo, per quanto non intenso, fa rimanere ciascuno sotto la sua tenda, perché la gente è vestita e nutrita così poco da essere freddolosa. Desidera sapere cosa posso fare per gli indigeni: non bisogna parlar loro direttamente di nostro Signore, perché significherebbe farli scappare. occorre entrare in confidenza con loro, farseli amici, render loro piccoli servizi, stringere amicizia, dar loro buoni consigli, esortargli con discrezione a seguire la religione naturale, dimostrare che i cristiani vogliono loro bene… Non c’è altro da fare per il momento, nei confronti della popolazione in generale; se si incontra qualche anima ben disposta, allora si può andare più avanti…Preghi, preghi molto per l’immenso gregge del Sahara e del Marocco, del quale Gesù vuole che mi occupi, in attesa che egli mandi migliori pastori! Nessuna conversione negli anni di solitudine!

 

 Ma dopo la morte, in tempi successivi, una grande fioritura.  Ad oggi gli appartenenti alla grande famiglia Charles de Foucauld sono più di 13mila membri dei 20 gruppi formalmente riconosciuti dall’associazione internazionale delle famiglie  charles de foucauld. essi sono presenti in tutti i continenti (81 nazioni) in particolare nei luoghi più “caldi”, nelle periferie delle metropoli dell’occidente e dei paesi più poveri e nei luoghi di forte presenza araba: dall’Iraq ad Haiti, dal Libano al Giappone, da Israele al Rwanda, al Vietnam, al deserto del Sahara, al Cile, al Pakistan


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21 marzo  2021 – 5a domenica di Quaresima

Avvisi

Le iniziative principali della Quaresima

 

1-  Venerdì ore 15.00: la Via Crucis. Segue riflessione. 

2- Tutte le domeniche di Quaresima, nella cesta della solidarietà, si fa la 

    raccolta di alimenti e di medicinali. Lo facciamo aiutando il centro 

    Caritas con l’Emporio della carità di Sona-Sommacampagna. 

Catechesi

Per quanto riguarda i bambini e i ragazzi , continua il nostro impegno con la proposta diocesana attraverso i contatti on line: l’offerta di video, preghiere,  suggerimenti per attività in famiglia, con l’aiuto dei genitori. Tenete presente che tutto il materiale di cui sopra, è visibile anche sul BLOG della nostra parrocchia- Basta scrivere: blog beato andrea o beato andrea blog. 

 

Giovedì 25 marzo è la SOLENNITA’ DELL’ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

(sabato 27 marzo inizio dell’ora legale)


La prossima domenica è la DOMENICA DELLE PALME E INIZIO DELLA SETTIMANA SANTA. La Domenica delle Palme  presenterò l’orario delle varie Celebrazioni della Settimana Santa, fino alla domenica di Pasqua e alla settimana dell’Ottava di Pasqua. 

Per quanto riguarda la prossima DOMENICA DELLE PALME, dobbiamo rispettare scrupolosamente le regole di sicurezza sanitaria. Pertanto non ci sarà la tradizionale processione con i rami d’olivo.  Questi  saranno consegnati ai partecipanti all’Eucarestia, in un apposito cellofane, da alcune persone incaricate, all’ingresso in chiesa. 

In questa occasione c’ è la possibilità di dare anche un sostegno economico alle persone in difficoltà. (Domenica della carità)

 

preghiera sul Vangelo

 

È la storia del chicco di grano che deve morire nel grembo della terra se vuole portare frutto. È la tua storia, Gesù, quella della tua vita regalata interamente all’umanità, messa nelle mani degli uomini, del tuo amore che non mette confini perché accoglie anche 

la sofferenza, l'ingiustizia e addirittura la morte. Ed è quanto accade 

ad ogni nostra esistenza: solo se accetta di donarsi,

di spezzarsi, di offrirsi, di marcire, o conosce una pienezza e una fecondità impreviste ed inaudite.

Non è difficile da capire questa verità: è duro viverla, fino in fondo. 

In un ’epoca in cui la parola d'ordine                                   

è l’autoaffermazione, in cui si colloca sempre al primo posto

la riuscita, il vantaggio personale, i propri diritti inalienabili,

non è facile essere disposti a sacrificarsi, a rinunciare

alle proprie legittime aspirazioni, ai propri progetti ben costruiti per mettere a servizio degli altri non solo il proprio tempo, le proprie doti,

ma addirittura se stessi. Eppure questa è la stradache tu hai tracciato e percorso, strada di morte e di risurrezione.