sabato 16 gennaio 2021

 17 gennaio 2011

Letture 2a domenica t.o. -anno B 

 

Prima Lettura Dal primo libro di Samuèle - 1Sam 3,3b-10.19

 

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

 

Salmo Responsoriale - dal Sal 39

R. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. R.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». R.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». R.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. R.

 

Seconda Lettura- 1Cor 6,13c-15a.17-20

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi


F
ratelli, il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro - dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

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 omelia

Vocazione è la parola che racchiude le letture di q. domenica. Dopo quella particolare del giovane Samuele, Il Vangelo ci offre un altro esempio di chiamata,.  Qui, nel Vangelo, il Signore non chiama direttamente… Sulla scena c’è il Battista che  fissa lo sguardo su Gesù. Tutta la vita del Precursore è stata orientata da questo sguardo rivolto a Lui e non a se stesso. La sua missione di precursore sta ormai per finire. Quando arriva lo sposo, (che è Gesù…) l’amico  dello sposo si deve ritirare (cfr. 3,29-30). Il passaggio di Gesù indica al Battista che per lui è venuta l’ora di fermarsi per lasciare posto a un altro. È Gesù ormai che deve prendere l’iniziativa. 

L’ indicazione forte del Battista, “Ecco l’agnello di Dio”, dà inizio a una reazione a catena, che porterà altri a farsi discepoli di Gesù.  Alla fine del racconto, infatti, Andrea va da Pietro, gli comunica con convinzione la scoperta che ha fatto…la chiamata si allarga, come i cerchi prodotti da un sasso sullo stagno. 

Andrea, ricco della propria esperienza di fede, ora diviene a sua volta come Eli nell’Antico Testamento e come il suo antico maestro, il Battista: tutto rivolto verso il Signore e tutto teso a indicarlo come unico Messia Salvatore.

 

Una domanda per noi chiesa, oggi: “Come fare perché il mio incontro con il Signore diventi interessante anche per altri? 

Quali saranno, ad esempio, quei genitori o quegli adulti capaci di una fede matura che si espande, che trascina o, perlomeno, suscita domande anche in chi non crede?

Andrea e il suo compagno, entrambi discepoli del Precursore, in questo modo sono spinti alla sequela del Cristo. 

Il vangelo di Giovanni parla spesso dell’impegno di  cercare Gesù e scoprire chi è e ci offre i tratti caratteristici dell’essere discepolo. Quindi quello che è avvenuto allora, 

(la chiamata dei primi discepoli), può diventare esperienza nell’oggi della nostra vita… Essere discepoli oggi di quel Gesù che mi passa accanto… Certo, in modo diverso da allora… ma la sostanza è uguale. 

Non c’è vita in cui Gesù non passi, non c’è nessuna storia personale che Gesù non tocchi e non voglia incontrare… 

Dipende da noi: vogliamo farci incontrare oppure ci giriamo da un’altra parte?

Che cos’è, allora la fede? E’ l’esperienza vissuta nell'incontro e nell’adesione alla persona del Cristo: che qui viene indicato con tre titoli: Agnello di Dio (v. 36), Rabbi (v. 38), Messia (v. 41). Siamo davanti ad un itinerario di fede e a una scoperta del mistero di Gesù, attraverso la graduale conoscenza e adesione.


I discepoli seguono Gesù, si fidano, fanno un primo passo, abbandonano le loro certezze di quel momento…E adesso l’iniziativa passa a Gesù: sono le sue prime parola nel V. di Gv.:  «Che cercate?» Domanda che è rivolta a ogni uomo che intende seguirlo: la parola di Dio come la parola di Gesù è lama che discende in profondità e scopre la verità dell’esistenza. 

Come se Gesù dicesse: “Quali sono i tuoi interessi? Che cosa pensi sia più importante per te nella tua vita? In quali settori spendi le tue energie?” 


“Dove abiti?”, chiedono i discepoli… Gesù non ha un indirizzo o un recapito… La domanda può voler dire, allora…: Che cos’hai di interessante da offrirci, rispetto agli altri maestri? Qual è il tuo modo di vivere, per cui valga la pena di venirti dietro? Ci stiamo forse sbagliando?”.


“Venite e vedrete!”. Si può seguire Gesù solo dopo averlo frequentato,  stando con Lui, accettando di scoprire la ricchezza delle sue parole e della sua persona..

E ognuno deve rispondere per se stesso; non sono ammesse deleghe o rimandi senza decidere mai!

“Quel giorno rimasero con lui…” La parola rimanere-restare indica che non si tratta di un’ esperienza passeggera, l’emozione di un momento, l’entusiasmo di poche ore, ma di una scelta stabile e senza rimpianti!

Non si tratta di ammirare qualcuno, ma di fare esperienza di una persona, di entrare nell’intimità di Gesù, per vivere come Lui, a somoglianza di Lui. 

“Solo chi rimane in me porta molto frutto!” 

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17 gennaio 2021 – 2a domenica del tempo ordinario

Avvisi

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18-25 gennaio: SETT. di PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

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19 gennaio è la memoria del BEATO ANDREA, nostro Patrono.  Essendo difficile celebrarla alla sera (né fare l’invito ai precedenti parroci della parrocchia),  ne faremo memoria domenica prossima, 24 gennaio, a tutte le Messe. (Anche alla Messa feriale del 19 gennaio)

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Preghiera sul Vangelo

 

Non e facile, mio Dio, il ruolo che hai affidato a Giovanni, il battezzatore: una missione a tempo ben definito: preparare la strada e poi scomparire, indicare che il Messia è arrivato e   poi defilarsi per sempre.

Eppure, se ci penso un poco, tu chiedi anche me di essere un po’, come lui e metti sulla mia bocca la tua Parola perché io la porti ai miei fratelli. Ma io non posso poi neppure immaginare cosa avverrà a quel seme che ho lanciato sul terreno.

Mi chiedi di fare la mia parte di testimone del Regno, cercando assieme ai miei fratelli  quella giustizia e quella pace , che attecchiscono solo a duro prezzo; ma senza giudicarmi indispensabile perché altri mieteranno dove io ho seminato e piantato.

Mi affidi l’educazione alla fede perché le nuove generazioni possano entrare nella tua alleanza. 

Sei tu l’Agnello di Dio:  tu solo hai preso su di te il peccato e il male del mondo per distruggere la loro forza con il tuo amore.

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Il Beato Andrea da Peschiera fu il vero Frate Predicatore, potente in opere e in parole, tutto consacrato al bene delle anime, infaticabile nell’evangelizzare intere popolazioni. Prese l’Abito Domenicano nel convento di Brescia, da quello passò in S. Marco di Firenze per compiervi gli studi. In questo venerabile cenobio fioriva in pieno, per opera del Beato Antonio Della Chiesa, la riforma voluta dal Beato Raimondo Da Capua, e così Andrea si formò non solo ai forti studi, ma anche alle solide virtù. Inviato nella Valtellina a difendervi la fede, minacciata dall’eresia, per 45 anni ne fu la vigile sentinella perlustrando instancabile quelle valli alpine, povero e penitente, come il suo gran Padre Domenico, compiendovi prodigi di zelo. Predicò con ardore la divina parola, confermandovi innumerevoli anime nella fede e richiamandole da tutte le vie del male. Creò nuove parrocchie, fondò monasteri, eresse, nel 1475, il celebre convento di Morbegno, che non solo contribuì al rifiorimento della vita regolare nell’Ordine, ma fu un vero baluardo contro l’eresia, vera casa della santa predicazione di cui egli fu l’anima senza voler tuttavia accettare mai nessun grado di superiorità. L’unico ufficio cui ambì, e che sempre esercitò con santa gioia, fu quello di Questuante, fedele, anche in questo, imitatore del suo glorioso Patriarca. In questa vita di penitenza, di preghiera, d’incredibili fatiche perseverò fino alla più tarda vecchiaia. Il suo corpo è ancor oggi molto venerato nella chiesa parrocchiale di Morbegno, paese dove trovò la morte il 18 gennaio 1485 nel convento da lui fondato. 

Papa Pio VIII il 26 settembre 1820 ha confermato il culto.

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Preghiera comune e solidarietà.  Così cresce l’unità tra le Chiese 

(da Avvenire 15 gennaio 2021)

 

Uniti nella preghiera, linfa del dialogo. Alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si apre lunedì, le Chiese cristiane scrivono insieme una Lettera per ribadire che tutto può essere rinnovato dalla «presenza del Signore e della sua Parola di vita, custodita e annunciata nelle nostre comunità». 

 

Ecco il testo della Lettera ecumenica inititolata «Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune », diffusa in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in programma, come ogni anno, dal 18 al 25 gennaio.

 

Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune

Care sorelle e cari fratelli, mai come in questo tempo abbiamo sentito il desiderio di farci vicini gli uni gli altri, insieme alle nostre comunità che sono in Italia. La sofferenza, la malattia, la morte, le difficoltà economiche di tanti, la distanza che ci separa, non vogliamo nascondano né diminuiscano la forza di essere uniti in Cristo Gesù, soprattutto dopo aver celebrato il Natale. La sua luce, infatti, è venuta ad illuminare la vita delle nostre comunità e del mondo intero: è luce di speranza, di pace, luce che indica un nuovo inizio. Sì, non possiamo solo aspettare che dopo questa pandemia “tutto torni come prima”, come abitualmente si dice. Noi, invece, sogniamo e vogliamo che tutto torni

meglio di prima, perché il mondo è segnato ancora troppo dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza. Il male che assume queste forme vorrebbe toglierci la fede e la speranza che tutto può essere rinnovato dalla presenza del Signore e della sua Parola di vita, custodita e annunciata nelle nostre comunità.

In questi mesi di dolore e di grande bisogno abbiamo visto moltiplicarsi la solidarietà. Molti si sono uniti alle nostre comunità per dare una mano, per farsi vicino a chi aveva bisogno di cibo, di amicizia, di nuovi gesti di vicinanza, pur nel rispetto delle

giuste regole di distanziamento. Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore per questa solidarietà moltiplicata, ma vogliamo dire anche grazie a tanti, perché davvero scopriamo quanto sia vero che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (cfr. Atti 20,35). La gratuità del dono ci ha aiutato a riscoprire la continua ricchezza e bellezza della vita cristiana, inondata dalla grazia di Dio, che siamo chiamati a comunicare con maggiore generosità a tutti. Così, non ci siamo lasciati vincere dalla paura, ma, sostenuti dalla presenza benevola del Signore, abbiamo continuato ad uscire per sostenere i poveri, i piccoli, gli anziani, privati spesso della vicinanza di familiari e amici. Le nostre Chiese e comunità hanno trovato unità in quella carità, che è la più grande delle virtù e che, unica, rimarrà come sigillo della nostra comunione fondata nel Signore Gesù.

Desideriamo, infine, intensificare la preghiera gli uni per gli altri, per i malati, per coloro che li curano, per gli anziani soli o in istituto, per i profughi, per tutti coloro che soffrono in questo tempo. Come abbiamo scritto nella presentazione del sussidio per la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, oggi la nostra preghiera sale intensa, perché il Signore guarisca l’umanità dalla forza del male e della pandemia, dall’ingiustizia e dalla violenza, e ci doni l’unità tra noi. Ci uniamo con la nostra preghiera anche nella memoria del Metropolita Zervos Gennadios, che per diversi anni ha condiviso con noi il cammino verso la piena unità e ci ha lasciato il 16 ottobre dello scorso anno. La preghiera stessa infatti diventi a sua volta fonte di unità. Ignazio di Antiochia ricorda ai cristiani di Efeso nei suoi scritti: “Quando infatti vi riunite crollano le forze di Satana e i suoi flagelli si dissolvono nella concordia che vi insegna la fede”. Rimanere in Gesù vuol dire rimanere nel suo amore. Quell’amore che ci spinge ad incontrare senza timore gli altri, specialmente i più deboli, i periferici, i poveri ed i sofferenti, come Gesù stesso ci ha insegnato, percorrendo senza sosta le strade del suo tempo.

Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune, che vedrà riunite le nostre comunità soprattutto in questa settimana.

Un fraterno saluto a tutti nell’amicizia e nella stima che ci uniscono.

 

Mons. Ambrogio Spreafico

vescovo presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo

Mons. Polykarpos Stavropoulos

vicario patriarcale della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta

pastore Luca Maria Negro

presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

 





sabato 9 gennaio 2021

 10 gennaio 2011: BATTESIMO DEL SIGNORE

Prima lettura (Is 55,1-11)

 

Dal libro del profeta Isaia

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua,

voi che non avete denaro, venite,

comprate e mangiate; venite, comprate

senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane,

il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.

Porgete l’orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,

principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano

a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo d’Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino.

L’empio abbandoni la sua via

e l’uomo iniquo i suoi pensieri;

ritorni al Signore che avrà misericordia di lui

e al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,

le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra,

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo

e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme a chi semina

e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.

 

Salmo responsoriale (Da Is 12)

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza.


Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra. Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 

Seconda lettura (1Gv 5,1-9)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi,  chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.  In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.  In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.  Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.

E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?  Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.  Poiché tre sono quelli che danno testimonianza:  lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi.  Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

 

Vangelo (Mc 1,7-11)

Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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 omelia


Il racconto del Giordano ci riporta alla Genesi, quando la Bibbia prende avvio con una immagine d'acqua: “in principio... lo spi­rito di Dio aleggiava sulle ac­que (Gen 1,2)”… L’azione potente di Dio era già al lavoro nel momento della creazione, prima opera dell’amore di Dio che esce da sé e ci dona l’acqua, assieme alle tante altre manifestazioni della natura.   

Gesù si presenta, ormai adulto, all’inizio della sua attività… condivide il cammino del suo popolo che va dal Battezzatore Giovanni. Lui, innocente e senza peccato, non ha bisogno di riconoscere alcuna colpa, ma si  immerge nelle acque per dire: “Mi immergo e sono partecipe di questa umanità peccatrice per tirarla fuori dalla sue miserie, per darle un futuro di libertà dal male, in tutte le sue forme…”. 

Allora, subito dopo,  la presentazione pubblica del Padre che riconosce e approva la scelta di Gesù.

1° segno: Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come u­na colomba. Il cielo si squarciò, si strappò. (Gli antichi pensavano che, tra cielo e terra, ci fosse una specie di barriera che divideva…).  Questo cielo invece si apre e diventa per sempre un segno di speranza. Il cielo chiuso vorrebbe  dire la distanza, la chiusura di Dio verso gli uomini, come specie una cappa mi­nacciosa e pesante. Cielo aperto, invece, é il volto di Dio che cerca gli uomini, disponibile verso di loro, disposto sempre ad incontrarli…  

2° segno: E’ la parola dall’alto che spiega il senso del gesto di Gesù. 

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

E’ come una di­chiarazione d'amore gioioso; Gesù è per sempre l’Amato dal Padre: «mio com­piacimento» significa: tu mi piaci! Una definizione della grazia di Dio: prima che tu faccia qualsiasi cosa, come sei, per quello sei, tu sei oggetto del mio amore! Prima che io risponda, prima che io sia buono o no, riconosco la gratuità di Dio, perché la grazia è anzitutto dono e non calcolo o me­rito.

Anche per me…. la voce del Padre ripete ad ognuno: io ti amo.

E questa voce è stata detta per noi nel momento del Battesimo….Oggi è la memoria viva anche del nostro battesimo…

E’ giusto valorizzarlo come l’inizio della vita della fede: un inizio che va coltivato per tutta  la vita… La vita cristiana è sviluppo dei quel dono, vivere da figli, rinnovati dalla presenza di quel Dio che è Padre e che ha orientato l’esperieza 

della mia esistenza in vista di Lui e verso la  crescita della fraternità…aperta ad ogni persona..

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10 gennaio 2021 – Festa del Battesimo del Signore

Avvisi

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Preghiera del  Battesimo di Gesù

 

Dopo trent’anni passati a Nazaret, Gesù, tu sei venuto da Giovanni per farti battezzare. Ed è proprio lì che comincia la tua missione: porterai dovunque la buona notizia e l’accompagnerai con segni consolanti di guarigione e di misericordia.

Tutti potremo finalmente intendere quello che il Padre vuole realizzare per la salvezza dell’umanità. 

Tutti vedranno con i loro occhi i cambiamenti prodotti dalla forza dello Spirito. Ora che i cieli si sono aperti, Dio riversa il suo amore e desidera che ogni creatura si lasci generare a vita nuova. Ecco perché lo Spirito discende su di te, in forma corporea e abita la tua esistenza per poter agire nella storia. Ecco perché il Padre fa udire la sua voce e ti riconosce come il Figlio, colui che offre la sua vita per la salvezza del mondo. Donaci, Gesù, di non chiudere i cuori davanti al Vangelo che ci annunci e di riconoscere con gioia il momento di grazia che ci doni. Tu passi per la nostra vita: a noi, non rendere vana la tua presenza. Tu sei disposto a fare misericordia: a noi il compito di accogliere un’esistenza nuova.

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BATTESIMO DI CRISTO Piero della Francesca (1420-1492) 

Commento a cura di Emilio Rocchi, Settore Catechesi e Arte, Ufficio Catechistico Diocesano, Bologna 

(sintesi per il blog)

 

Innanzi tutto qualche nota sul Pittore: Piero della Francesca di Borgo San Sepolcro, uno dei massimi interpreti del rinascimento pittorico fiorentino, che dipinse questa pala centrale di un trittico destinato alla Badia di Borgo, suo paese natale, fra il 1445 e il 1447, commissionata dal Priore Generale Camaldolese Ambrogio Traversi, suo amico ed anche ispiratore del dipinto stesso. Il dipinto è stato venduto ed è conservato alla National Gallery di Londra dal 1861, mentre le altre parti del trittico sono rimaste nel Museo Civico di Borgo San Sepolcro (AR). Le dimensioni sono 167x116cm. 

Il dipinto ritrae il momento in cui il Battista battezza Gesù nel fiume Giordano alla presenza di tre angeli e di un gruppetto di personaggi sullo sfondo ed un battezzato in secondo piano 


In basso il centro del quadrato inferiore è occupato dalla figura frontale del Cristo in atteggiamento di preghiera mentre Giovanni Battista gli versa l’acqua battesimale del Giordano. 

 

Giovanni sembra piegare il ginocchio sinistro come in un inchino.

Di lato è un albero da frutto bianco, dello stesso colore della carnagione di Cristo ed è chiaramente un albero di noce, come sullo sfondo vi è un secondo albero da frutto (albero della conoscenza del bene e del male?) ed in mezzo vi sono tre angeli, di cui il primo ha le ali iridate e la mano destra è atteggiata in un gesto che allora esprimeva “concordia”, gli altri due si stringono la mano. 

 

Sulla destra vi è una persona, che sembra spogliarsi o più verosimilmente rivestirsi ed ha un indumento intimo, che è molto diverso da quello di Cristo, mentre il colore della pelle è esattamente bianco, come quello di Cristo. 

Ancora dietro alcuni personaggi “importanti” a giudicare dalle vesti rinascimentali e dalle barbe fluenti…

 

Lo sfondo è caratterizzato da dolci colline , quasi appiattite, da una vegetazione rigogliosa con tanti alberi scuri (conifere) a differenza di quello in primo piano, con piccoli cespugli che invadono anche il primo piano e con una serie di tronchi scuri tagliati quasi a livello del terreno. Il fiume Giordano sembra metà in secca e vi è di fianco un sentiero “diritto” (che contrasta con l’ambiente collinare, dolcemente sinuoso) e che porta ad un piccolo borgo sullo sfondo (appunto Borgo, il paese di Piero, che si chiamerà poi “Borgo - San Sepolcro. Infine la luce tersa, che richiama una scena primaverile di rinascita. 

In Piero si raggiunge una perfetta armonia tra forma e colore. I personaggi hanno atteggiamenti molto misurati quasi assorti nei loro gesti e ciò trasmette un senso di calma profonda. 

In questo dipinto allora le figure principali sono :

la colomba, che è anche al centro del cerchio superiore, e l’albero in primo piano, rispetto al quadrato inferiore, in cui, tuttavia, la figura del Cristo occupa il centro geometrico. 

La compostezza, la proporzione e la diposizione rigorosamente geometrica delle figure, nonchè il raccoglimento dei protagonisti ci richiama subito al profondo significato teologico dell’immagine. Ed il primo dato che cogliamo è che il Battesimo, come la figura umana di Cristo (l’incarnazione) sono un opera portentosa della Trinità e dello Spirito santo 

L’umanità vera di Cristo si può caricare del peccato, ma rimane comunque “candida” come il colore della sua pelle...e dello stesso colore diventa anche la pelle del battezzato sullo sfondo: anch’egli è diventato candido per i meriti di Cristo e si sta rivestendo di una “veste candida”, che esprime la nuova Vita in Dio, ricevuta tramite il Battesimo.

Per questo diventa realmente una “nuova creatura” come dice San Paolo (2Cor. 5,17). 

 

Anche il segno della luce di Cristo… richiama fortemente il Prologo di Giovanni “in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv.1,4) “la luce vera che illumina ogni uomo (Gv.,1,9). 

Il battezzato “dopo essere stato illuminato” (Eb.10,32) è divenuto “figlio della luce” (1Ts., 5,5), e “luce” egli stesso (Ef.5,8). Gesù sempre in Giovanni si proclama la Luce del mondo (Gv. 8,12) e questa scena sembra proprio risplendere di luce nuova, che fa germogliare nel catecumeno la nuova vita, ma anche fa germogliare la natura. 

 

Ed è significativo che tutti questi segni e simboli battesimali siano contestualizzati nell’ambiente umbro di Piero e precisamente nel suo paese di Borgo. Così anche il battezzato che si riveste è un contemporaneo di Piero a giudicare dall’abbigliamento. 

Tutto ciò indica chiaramente che lo Spirito “che procede dal Padre e dal Figlio” e che, attraverso il Battesimo, trasforma l’uomo in una nuova creatura, , continua ad operare nella creazione in modo straordinario come al tempo di Piero, così anche in noi se sapremo accoglierlo, anche attraverso questi segni. 

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martedì 5 gennaio 2021

 6 gennaio:  EPIFANIA DEL SIGNORE

Prima lettura (Is 60,1-6) - Dal libro del profeta Isaia

 

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,

nebbia fitta avvolge i popoli;

ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce,

i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda:

tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano,

le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante,

palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,

perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,

verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà,

dromedari di Madian e di Efa,

tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore.

 

Salmo responsoriale (Sal 71)

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

 

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

 

Seconda lettura (Ef 3,2-3.5-6)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Efesini

 

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore:  per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:  che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo,

 

Vangelo (Mt 2,1-12)

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.  Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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EPIFANIA – omelia (2021)

 

La solennità di oggi dà un respiro universale al Natale e al Vangelo. E’ festa missionaria. Epifania vuol dire, appunto, manifestazione di Gesù alle genti, a quelli che non erano ebrei, rappresentati da questi misteriosi personaggi, i magi, venuti da lontano.  Gesù è nato Re dei giudei, ma non solo. E’ venuto per tutti, e tutti possono cercarlo e andare a lui, e da tutti il Signore si lascia incontrare. 

Nasce in una semplice famiglia formata da un artigiano, Giuseppe, e dalla sua giovane moglie, Maria; nasce in una stalla. Eppure alcuni uomini da lontano, dall’oriente, nella loro ricerca, ricevono il dono di vedere, in questa semplice nascita, il compimento della loro attesa.

 

I magi non conoscono le Scritture, la lingua o le consuetudini della terra verso cui si mettono in viaggio. Sembrano anche sprovveduti e ingenui nel chiedere informazioni a Erode, circa la nascita del nuovo re.  Ma sono uomini abitati dal desiderio, dall’inquietudine e dunque in ricerca. 

 

Le persone di ogni tempo e cultura, che seguono la voce della loro coscienza, hanno in comune soprattutto la ricerca del bene. In ogni essere umano c’è l’aspirazione al bene, alla vita piena, alla pace… e questo desiderio, quando non è inquinato dal male che imprigiona, spinge a cercare, a mettersi in cammino, a vedere orizzonti più grandi… 

E domandano: “Dov’è il Re dei giudei che è nato?”. Questa domanda  dei magi crea  inquietudine e turbamento da parte dei rappresentanti del potere politico e di tutta Gerusalemme. Il potere si sente minacciato. 

La domanda è rivolta proprio ai giudei che non si erano accorti della nascita del loro Re. Non se n’era accorto il re che regnava in quel momento, Erode, non se n’erano accorti i sacerdoti del tempio di Gerusalemme e neppure gli esperti delle sante Scritture, gli scribi. 

Ecco la sorpresa: chi è competente e conosce le Scritture sa dare la risposta esatta: “E’ nato a Betlemme….”. Ma questi esperti non si muovono, sono troppo sicuri di sé, non cercano di capire, sono presi dalla pigrizia delle proprie abitudini,  non colgono i tempi di Dio, l’occasione unica che si presenta! Possono istruire gli altri, ma non si fanno istruire e cambiare dalla sapienza di Dio! 

Di fronte al Vangelo si può rimanere turbati. In che senso? In senso positivo perchè  il Vangelo, letto e accolto nella sincerità del cuore, può farci capire che siamo ancora lontani rispetto alle attese che Dio ha verso di noi… Ci accorgiamo di dovere fare ancora tanta strada (un po’ come i magi…) per rispondere ai desideri del Signore verso di noi… e questo, in una persona spiritualmente sensibile, può creare subito dispiacere e quasi un pentimento. E però questo sentimento sincero non deprime, ma porta ad un senso di sollievo perchè dona pace e muove verso una crescita interiore, sostenuta dalla grazia di Dio…

I sapienti magi, prima orientati dalla stella e ora, soprattutto obbedienti alle Scritture dei giudei, arrivano fino al bambino Re Messia, a Betlemme, non in una reggia, con lo sfarzo degno di un principe, ma semplicemente in un luogo semplice e ordinario. 

 

E così, come convertiti nella loro mente e nel loro cuore, i magi riconoscono la vera regalità, non certo della potenza e della forza ma quella della debolezza umana e dell’umiltà che si offre nella vera potenza dell’amore: proprio quello che quel Bambino è venuto a portare.  

E’ stato un incontro che ha cambiato la loro vita.. lo si può intuire dalle parole finali del Vangelo che dice: “Avvertiti poi in sogno di  non passare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.”

Non è solo una giusta precauzione di salvarsi dall’ira di Erode…Probabilmente l’evangelista avverte un altro significato in questo cambio di strada : Una volta che si è incontrato quel bambino, non si può più camminare sulla solita strada di prima, nelle vecchie abitudini, (per i magi nelle antiche pratiche della loro religione…). Se il Signore é stato ancora veramente accolto, si apre una via nuova, quella della sequela: “Indicami Signore la via dei tuoi comandamenti…”, cioè della tua persona che è via, verità e vita.

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         L’ Adorazione dei Magi di Paolo Caliari detto il Veronese


 

è un tesoro artistico della chiesa di Santa Corona a Vicenza. La grande pala  è alta oltre tre metri, per quasi due e mezzo di base. 

 

Realizzata attorno al 1575, questa grandiosa Adorazione dei Magi testimonia la maturità artistica del Veronese e l’enorme successo della sua pittura, caratterizzata da colori fastosi, sorprendenti effetti di luce e impostazioni scenografiche. Dove l’occhio viene immediatamente appagato dalla ricchezza dei dettagli e dalla vivacità dei giochi cromatici, in un’arte che sembra facile e spensierata, ma che è il frutto di lunga meditazione e attenta elaborazione. E che in fondo è il segno stesso del genio autentico: far apparire semplici le cose più complesse.

 

Per diritto di anzianità, il sapiente dai capelli bianchi

è il primo a portare l’omaggio al Re dei Giudei, e si inginocchia davanti a quella creatura nata a Betlemme, baciando il piedino del divino infante. 

 

È Maria che glielo porge, con quello sguardo che racchiude emozioni profonde e consapevole accettazione degli eventi straordinari a cui è stata chiamata. 

Ma anche Giuseppe osserva, con l’aria di chi si sta sforzando di capire cosa sta succedendo. 

Così come il magio in piedi strabuzza gli occhi, sorpreso, affascinato, mentre il suo moro collega,  lontano di qualche passo, già s’inchina al mistero…


Mistero che si svela come lo squarcio delle nubi in cielo, nella danza di angeli e cherubini, da dove filtra un potente fascio di luce che si concentra sul Verbo incarnato, in un teatrale espediente per cui la stella osservata e seguita, inaudito segnale celeste, si trasforma già nel sole di giustizia, nell’astro sorto a illuminare le genti che ancora camminano nelle tenebre. Quelle genti che pur hanno costruito edifici magnifici, colonne possenti, come quelle a cui è addossata l’umile capanna, che con quel loro svettare verso l’alto denunciano un desiderio di infinito, ma che soltanto ora, con la venuta del Messia, può dirsi esaudito.

L’azzurro del mantello della Vergine, come l’oro, il rosso, il blu delle vesti dei sovrani giunti da Oriente, il bianco del costume del paggio, sono come le tappe di un viaggio sentimentale, dei sensi, ma anche dell’anima. 

Tessuti preziosi, autentici saggi di bravura del talento del Caliari, ma anche testimonianza, a futura memoria, del commercio imbastito dal committente stesso dell’opera, quel Marcantonio Cogollo, vicentino, che discretamente si inserisce nella scena, sul bordo sinistro della tela, dietro il magio africano. E che in fondo ci rappresenta un po’ tutti, curiosi e desiderosi anche noi di affacciarci alla soglia di una storia che salva.


(commento artistico a cura del museo diocesano in S.Eustorgio (Milano), dove la tela è stata esposta nel 2019)

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                               ..altra opera artistica sull'Epifania 


Michelino da Besozzo, bottega di (documentato a Pavia, Milano e Venezia dal 1388 al 1450), Corteo dei Magi, Affresco strappato, cm 210 x 705, Inv. MD 2001.053.002)  

 

 

 L’affresco, che raffigura una parte del corteo dei Magi che si snoda fra speroni rocciosi, riflette i tratti sfarzosi ed eleganti della cultura artistica tardogotica lombarda, evidenti nella varietà delle pose, nella ricchezza dei costumi e dei copricapi, nelle preziose bardature dei cavalli. La lunetta è racchiusa da un motivo geometrico giocato sui colori bianco, rosso e verde, che presenta affinità con la produzione miniata dell’epoca. Caratteristiche della bottega di Michelino sono il sinuoso e fluire della linea e la puntuale attenzione al dato naturale. L’opera, proveniente dalla Quadreria Arcivescovile, era in origine nella chiesa milanese di Santa Maria Podone.

( Milano- commento a cura del Museo diocesano)