sabato 9 maggio 2020

10 maggio

OGGI... FESTA DELLA MAMMA!
UN RINGRAZIAMENTO SINCERO A TUTTE LE MAMME! 

E UNA PREGHIERA:

Preghiera della mamma

Signore, Ti affido i miei figli: 
te li affido assieme a mio marito, il compagno della mia vita
che partecipa, per primo a questa festa e ricorrenza.
Nella mia preghiera, anche lui è partecipe e presente!
Veglia su di loro.
Li ho cresciuti nella tua conoscenza, 
ho fatto loro conoscere ed amare il tuo amore.
Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me.
Sono persone. Ho cercato, con impegno attento, 
di abituarli a non dipendere in tutto da me e da mio marito.
Aiutali a cercarti sempre, perché non si spenga in loro la fede!
Tu me li avevi donati e affidati, 
io li ho cresciuti nel tuo nome.Ora sono io che li affido a te. 
A te che li puoi seguire dovunque, meglio di quanto 
non abbia mai potuto fare io.
Signore, io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà;
ma fa' che essi trovino in te la forza per superarle: esse li matureranno.
Non ti  prego di allontanare da loro i pericoli, 
ma fa' che essi li sappiano affrontare con coraggio.
Non Ti prego di evitare loro le delusioni della vita, 
ma di conservare in loro la speranza e la fede: 
con esse potranno rendere il mondo migliore.
E se non mancherà lorola parte di dolore quotidiano,
dona loro, ti prego, la forza e il coraggio!
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Notizie…ultime
Carissimi, 

avete già conosciuto il contenuto del protocollo di intesa tra il governo italiano e la CEI sull’apertura delle celebrazioni liturgiche a partire da lunedì 18 maggio… Su wattsapp sono fioccati i messaggi e mi avete risparmiato il compito di dare l’avviso. Grazie!
Alcune considerazioni.
Contenti per questa possibilità, ora bisogna mettere in atto le previste misure, che non sono proprio così semplici e domandano collaborazione, soprattutto da parte del “Cenacolo” o “Consulta ministeriale. (ex Consiglio pastorale).
Ne dico alcune. Bisogna anzitutto darsi da fare per gestire la “sanificazione” della chiesa prima del prossimo 18 maggio.
Vedremo con quali strumenti di pulizia efficaci… per i quali mi informerò. Ringrazio fin d’ora le persone che si sono sempre prestate per la pulizia settimanale della chiesa e che la faranno (ne sono certo), anche in questa occasione! 
Nel frattempo mi sono consultato con alcuni parroci della nostra Unità pastorale.

Io credo che la Messa feriale dal 18 maggio(apertura ufficiale) è opportuno farla in chiesa “grande”, per gestire meglio le distanze previste. Credo anche che la domenica 24 maggio (Ascensione del Signore)è preferibile celebrare la S.Messa in chiesa, anche se è prevista la possibilità di farla all’aperto…
Mi auguro che questo nuovo inizio, con tutte le misure previste (ad es. guanti, mascherine distanza fisica e altro…), ci aiuti a vivere con serenità e impegno questo desiderato appuntamento dell’ Eucarestia. Il Signore ci dice nel discorso sul “pane di vita” (Giovanni cap. 6): “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per quello  che rimane per la vita etern e che  il Figlio dell’Uomo vi darà”.
Anche se non sarà possibile fare il gesto della pace e i nostri volti saranno in parte coperti, saremo lo stesso ben disposti interiormente a sentirci ancora comunità viva, riunita nella fede del Signore Risorto!

don Attilio
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Liturgia 5a domenica di Pasqua

Prima Lettura - Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli - At 6,1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. 
Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. 
Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale- Dal Sal 32 (33)

R. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.

Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate. Rit.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra. Rit.

Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

Seconda Lettura
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 2,4-9
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo. Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Parola di Dio

Vangelo
Io sono la via, la verità e la vita.- Dal Vangelo secondo Giovanni- Gv 14,1-12


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Parola del Signore
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omelia 5a domenica di Pasqua

Il discorso di Gesù riportato dal vangelo di Giovanni (14,1-12) si apre con un invito a superare la paura: «Non sia turbato il vostro cuore». Si tratta di paure profonde: la paura della sofferenza, della morte, del futuro. 

Stiamo vivendo, ora, un tempo di paura e di incertezza in questo tempo di pandemia e sembra che le parole di Gesù siano dette proprio per questa occasione! 
Non eravamo preparati ad un fatto così sconvolgente. Siamo chiamati a vincere il disorientamento e anche il sospetto verso i vicini, possibili portatori di contagio!  Tuttavia abbiamo accolto anche meravigliosi esempi di vicinanza e di prossimità! Quante persone, soprattutto nell’ambito sanitario o in famiglia, si sono fatte prossimo, anche correndo rischi e pericoli per la loro salute! 
Il contesto in cui Gesù pronuncia queste parole é drammatico, perché sta andando incontro alla passione e alla morte e intravvede il turbamento dei suoi amici. 
Come è penetrante l’intuito di Gesù che legge nel profondo dell’animo e partecipa con intensità allo stato d’animo dei suoi!
Gesù suggerisce che c'è un solo modo per vincere queste molte e profonde paure: la fede in Dio e la fede in Lui.
E ha ragione: soltanto Dio è la roccia. Le altre sicurezze deludono. L'amore di Dio è fedele e non ci abbandona mai: questa è la grande certezza che rasserena il credente.
Dobbiamo far entrare in noi questa convinzione, anche se non abbiamo la conferma immediata dei risultati che ci attendiamo. Ci può essere un tempo faticoso di arido deserto, prima di gustare i frutti della “terra promessa”, cioè  della tranquillità e della pace!

Poi Gesù fa un’affermazione di grande rilievo: “Io sono la via, la verità e la vita”!
Quel “Io sono” dice la verità profonda di Gesù, la sua identità, cioè chi è veramente 
Lui nel rapporto con noi, i suoi discepoli.
La via. Non solo indica la strada, (il che sarebbe solo un’ indicazione esterna, solo morale, senza coinvolgimento),ma Lui stesso è la strada. Bisogna percorrere questa via, andare dietro a Lui e con Lui, non scegliere altre possibilità che portano altrove… come dice un canto di qualche anno fa: “Strade vuote, strade senza te...”.
Soprattutto Gesù è la via perché rivela al mondo il Padre: “Io e il Padre siamo una sola cosa”. Ed è la porta, perchè bisogna passare solo attraverso di Lui. 

La verità. Nella Bibbia verità non è soltanto un principio teorico che si oppone alla falsità. E’, piuttosto, il senso profondo del vivere, ciò che è sicuro, ciò di cui ci si può fidare, su cui costruire la propria vita. Il salmo 86,11 mette in parallelo “via” e “verità” con l’espressione: “Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini…”.

La vita.“Io sono venuto perchè (gli uomini) abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. La meta del cammino è la vita con il Padre. E’ l’esistenza in pienezza, cioè quella che non possiamo darci perché partecipa della vita definitiva, di cui possiamo sperimentare un anticipo o una caparra , se siamo partecipi, fon d’ora, della comunione d’amore con il Padre: “Chi crede in me, ha la vita eterna”.

C'è però anche un secondo punto sul quale intendo insistere. A Filippo che forse aspirava a una visione religiosa più alta e più dimostrativa («Mostraci il Padre»), Gesù risponde: «Chi ha visto me ha visto il Padre». 
Per il cristiano Gesù - la sua persona e la sua vita, la sua storia - è lo spazio in cui Dio si è reso visibile e conoscibile. Nell'incarnazione del Figlio di Dio l'invisibilità di Dio si è dissolta: il Dio invisibile ci è venuto vicino, raggiungibile e conoscibile. L'uomo è in cerca di Dio e Dio ci ha dato risposta.

Ma dove e come incontrare il Signore? 
Il Padre ha rivelato il suo volto nell'esistenza storica di Gesù, ma ora - nel tempo della Chiesa, in attesa del ritorno del Signore - dove e come fare ancora esperienza di Dio? Certo nell'ascolto della sua Parola, nella continua memoria della sua vita: in fondo è per questo che gli evangelisti hanno scritto i loro Vangeli. Ma la risposta resterebbe incompiuta se non aggiungessimo un'espressione che si trova nella prima lettera di Giovanni (4,12): «Nessuno ha mai visto Dio, ma se ci amiamo scambievolmente, Dio dimora in noi». Dunque Dio continua a farsi presente nell'amore vicendevole: Dio è amore ed è in un'esperienza di autentico amore, in un'esperienza di autentico amore, come quella di Cristo, che l'uomo può entrare in comunione con il mondo di Dio.

preghiera

Dio, nostro Padre, noi ti lodiamo:
tu ti sei fatto conoscere a noi in un uomo, Gesù, il Cristo, il tuo Figlio. Egli ha abitato in mezzo a noi e ha condiviso in tutto la nostra esistenza.
Egli non è lontano da noi, ma vivo e risorto accompagna il cammino della sua Chiesa. Signore, Gesù, tu hai scelto la solidità della pietra per farci scoprire il nostro posto 
nella costruzione della Chiesa e per mostrarci la solidarietà che esiste fra i tuoi discepoli. Spirito Santo, donaci la tua luce perché le nostre costruzioni siano solide ed efficaci. 


Colma il nostro cuore della tua saggezza e della tua pace. 

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Pensieri….

In questo periodo di Coronavirus abbiamo assistito ad una grande varietà e ricchezza di pensieri, riflessioni, domande problematiche di carattere religioso che toccano anche elementi vitali della fede… Molti spunti da wattsapp in sede locale e cioè della nostra parrocchia e poi, articoli di giornale, testimonianze ecc... Il fatto di stare a casa e vivere (o subire?)  la quarantena, ha amplificato, di fatto, queste occasioni in una misura molto più evidente che nei tempi, cosidetti normali. Quasi un approccio più incisivo al proprio mondo interiore, uno sguardo più immediato su se stessi e sulla propria coscienza.  
Abbiamo usufruito, inoltre, di molte proposte di celebrazioni liturgiche in streaming o in altre forme, come video o qualsiasi altro strumento che la tecnica ha messo a disposizione di chi vi era interessato. Molti mi hanno riferito che hanno trovato utili e incoraggianti questi messaggi, come preghiere o spunti di spirituali provenienti da ogni dove. Ho apprezzato anch’io tutto questo, anche se ho dovuto, ad un certo punto, rinunciare a parecchie risposte: mi ci sarebbe voluto molto più tempo, trascurando altri aspetti personali della mia vita interiore! 

Ma è emersa anche una domanda. La partecipazione on line alla Messa, comodamente seduti su un divano, non è forse sufficiente per esprimere la fede, se ci sono delle buone intenzioni? E’ proprio necessario andare in chiesa, celebrare i sacramenti in un luogo fisico? La Messa e altro, non rischiano diventare una stanca abitudine o una sorta di regola pesante, l’osservanza di norme esteriori che possono essere sostituite da una “chiesa” spirituale e più intima che custodisce questi valori senza dar loro una esteriore visibililtà?  Sono domande ricorrenti e datate, non solo in tempi di corona virus. 
interno del Duomo di Verona dal quale
sono state trasmesse le S.Messe
Ho trovato in sintonia con la mia risposta, l’intervento su “Avvenire” di giovedì  scorso 7 maggio della psicologa Ceriotti Migliarese che dice:

“In questo periodo così strano, l’impossibilità di frequentare i sacramenti e la Messa pongono il popolo cristiano davanti a una situazione inedita, che apre diversi interrogativi. Nella discussione che si è aperta su molti media, mi ha fatto riflettere in modo particolare un commento che ho intravisto su Facebook; una persona che conosco, lontana dalla fede ma non ostile in modo pregiudiziale, scrive: perché i cristiani non possono rinunciare per un po’ ai loro riti in vista della salute di tutti e del bene comune? Mi sembra che questa domanda esprima molto bene la generale sottovalutazione di ciò che i credenti pongono invece come una questione cruciale, e che sia la logica conseguenza proprio di questo pensiero: che l’Eucarestia cioè sia per noi 'un rito'. Un rito certamente importante, rispettabile, dotato di un forte valore simbolico e identitario, ma come tutti i riti certo non indispensabile in tempo di crisi, perché la vita concreta viene prima di ogni rito, sia pure importante. Ma davvero quello che ci manca è un rito?

E conclude:“La fede per noi è credere che nell’Eucaristia incontriamo una Persona viva, concreta e tangibile: la Persona del Risorto. La fede ci dice che non si tratta di un incontro simbolico, ma di un incontro che ha la stessa consistenza e realtà di un abbraccio, l’incontro con una Persona amata e che ci ama. Noi crediamo in una Presenza concreta, e andiamo con gioia a incontrare concretamente (non simbolicamente) Qualcuno che amiamo”

Sono pienamente d’accordo: è quello che volevo dire anch’io!
La nostra fede è l’adesione del cuore ad una Persona che si è fatta carne, che si è resa visibile, che da Risorto ha visitato i suoi amici, che ha dato inizio ad una sua nuova visibilità nella Chiesa, comunità dei credenti i quali accolgono Lui e i fratelli in un luogo fisico di incontro, nella fraternità e nell’osserevanza amorosa dei suoi comandamenti.
Il Vescovo di Milano, mons. Mario Delpini, valutando la differenza tra lo streaming e l’incontro fisico nella Messa, diceva con un esempio che può dare l’idea: “E’ la differenza che c’è tra il vedere in TV il fuoco di un caminetto, rispetto al calore reale di chi gode del caldo davanti al suo caminetto in casa!”  

I sacramenti sono i segni evidenti e più eccellenti, di questa “fisicità” della fede che non è relegata solo al luogo interiore della propria coscienza individuale. Ciò non significa che la Messa e gli altri sacramenti siano l’unica modalità nella quale si realizza l’incontro con il Signore e che la fede cristiana passi esclusivamente attraverso questi “canali di trasmissione”!
La fede si esprime in modi diversi e solo il Signore conosce i cuori e sa valutare la vicinanza e la fedeltà a Lui, anche di chi afferma di non conoscerlo o si rifiuta di conoscerlo! 
Si tratta, comunque e sempre, di vivere la vita come una ricerca mai conclusa sulle tracce della fede, anche con le proprie pigrizie o ripensamenti! 
Mi colpisce un’ invocazione di un vespero settimanale: 
“Signore, fa’ che abbiamo sempre la volontà di trovarti e il desiderio  di cercanti ancora, dopo averti trovato!”
Buona “ricerca” per me e per tutti!

don Attilio

sabato 2 maggio 2020

3 maggio 2020

4a domenica di Pasqua

Prima Lettura - Dio lo ha costituito Signore e Cristo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,14.36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 22 (23)
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:non manco di nulla.Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce. Rit.

Rinfranca l'anima mia. Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Rit.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagnetutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. Rit.

Seconda Lettura - Siete tornati al pastore delle vostre anime.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1Pt 2,20b-25
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.

Vangelo - Io sono la porta delle pecore.
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 10,1-10


In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». 

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Didascalia del mosaico

ll mosaico é collocato in una lunetta. Sullo sfondo di un bel cielo azzurro, al centro della scena é il Signore, buon Pastore. Le sue vesti sontuose color giallo-oro sottolineano la sua divinità e la vittoria sulla morte di Colui che é ora il Vivente. Egli  tiene in mano una croce gemmata, segno del suo sacrificio pasquale, attraverso il quale é ritornato alla vita. Il capo é cinto con un'aureola.
Il paesaggio agreste, nel quale sono le pecore al pascolo, dà alla scena un tono di calda e serena intimità. Le pecore sono disposte attorno al loro Pastore e volgono tutte il capo verso di lui.
E' segno di quell'attenzione docile che il Vangelo di Giovanni esprime con le parole: "Le mie pecore ascoltano la mia voce  Io le chiamo ed esse mi seguono".
Il Pastore le chiama ad una ad una, dice il testo evangelico. C'é, quindi, un rapporto personale di tenerezza e di attenzione premurosa. Ciò é messo in evidenza dal gesto significativo del Pastore che allunga la sua mano, fino ad accarezzare una pecorella che sta alla sua sinistra

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4a Pasqua A - omelia

Un commentatore precisa che.. “la parabola del pastore (Gv 10,1-10) si muove su uno sfondo molto familiare alla vita palestinese.La sera i pastori conducono il gregge in un recinto per la notte. Un recinto comune serve generalmente a diversi greggi. Il mattino ciascun pastore grida il suo richiamo e le pecore – le sue pecore che conoscono la sua voce – lo seguono”.
Oggi, in una società prevalentemente industriale e commerciale, non è molto conosciuta la vita del gregge e dei pastori, almeno per i più piccoli! … Se dei bambini vedessero delle pecore passare ad es. in montagna o andassero in qualche fattoria o agriturismo didattico, per molti di loro sarebbe quasi una scoperta!
Gesù utilizza il paragone agreste di questo mestiere, allora molto comune. E’ la sapienza di Gesù che legge la vita abituale del suo tempo e la orienta verso significati nuovi.
Che differenza c’è tra Gesù e gli altri pastori? Raccontando questa scena familiare Gesù sottolinea anzitutto che Egli è il vero pastore perché – a differenza del mercenario – non viene a rubare le pecore, ma a donare la vita. Il falso pastore pensa a se stesso e sfrutta le pecore, il vero pastore invece pensa alle pecore e dona se stesso. La caratteristica del vero pastore è il dono di sé. 

Che rapporto esiste tra Gesù e le pecore? La parola “gregge” e “pecore” oggi dà l’dea di qualcosa di antipatico… Essere gregge assume, in un certo linguaggio istintivo, l’idea della mancanza di personalità, di una appartenenza anonima che ci renderebbe tutti uguali, senza far risaltare la propria personalità o le proprie capacità
personali. Niente di tutto questo nella similitudine evangelica!
Infatti il pastore Gesù “chiama le sue pecore, ciascuna per nome…”. Gesù chiama ciascuno, conosce la vita di ognuno di noi, entra in una relazione personale, ci coinvolge in un dialogo che tocca e fa vibrare i nostri sentimenti e i nostri pensieri…
Finchè non ci sentiamo guardati, chiamati e amati da Lui, saremo soltanto esecutori passivi di regole di vita, magari sopportate con pesantezza e malavoglia!

Ma se Gesù pastore chiama, si aspetta una risposta…La voce del pastore non deve cadere nel vuoto, ma esige una pronta adesione, una disponibilità piena che implica fiducia e diventa, poi, scelta impegnativa. Le pecore “lo seguono perché ascoltano la sua voce”. Vita cristiana è seguire Gesù, camminare dietro a Lui, renderci partecipi delle sue scelte, sentirci coinvolti nel suo stesso destino. 
Così Gesù aveva chiamati i primi pescatori del lago: “Seguitemi!”. 
Non si tratta di imparare una dottrina, delle norme morali, una filosofia di vita. 
Si tratta di frequentare Gesù, di stare con Lui, di sentirsi discepoli di un maestro itinerante che conduce i suoi discepoli al largo, fuori dall’ovile… che ci fa conoscere spazi nuovi dove poter abitare la vita stessa con la  freschezza di un annuncio  nuovo e attraente!

Il pastore Gesù “cammina davanti ad esse…E’ Lui il maestro e la guida… Nessuno si può paragonare a Lui.  “Mi guida per il giusto cammino per amore del suo nome”. Così commenta don Vincenzo nel suo “I salmi nell’esperienza cristiana (vol. 1) : I sentieri di giustizia sono le specifiche virtù e le azioni derivanti dalle virtù. anche gli uomini  vissuti prima della legge scritta percorsero questa giustizia”.

“Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me...”. Sempre don Vincenzo: Chi cammina nelle tenebre senz’alcuna luce, confidi nel nome del Signore e si appoggi al suo Dio” (Is 50,10). Le preoccupazioni non devono trasformarsi in angustie opprimenti; per rasserenarci dobbiamo esporre al Signore la nostra situazione e parlarne con lui: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i Vostri cuori e  vostri pensieri in Cristo Gesù» (Fil 4,6-8).  
La “valle oscura” è rappresentata anche dal pericolo insito nella tentazione: Se mi trovo in mezzo all’ombra della morte, non la temo: per esempio Giuseppe, quando fu sottoposto alla tentazione di colei che voleva trarlo all’intemperanza, è stato in mezzo all’ombra della morte, ma non ha temuto nessun male, ella non è riuscita a prenderlo».(Didimo il cieco)
A completamento, un pensiero di don Bruno Maggioni: 

Gesù/pastore non solo traccia la strada al gregge (cammina davanti al gregge), né è soltanto colui che raduna il gregge (che ama le sue pecore), ma è colui che – camminando davanti al gregge – pensa alle pecore che non appartengono all'ovile. Così Pietro: è il pastore della Chiesa, ma il suo pensiero è per il mondo intero. La sua funzione è anche di non permettere alla comunità cristiana di chiudersi nel particolare, di estraniarsi dal mondo, di pensare a se stessa.










2 maggio 2020

           Mese di maggio





AFFIDAMENTO ALLA VERGINE MARIA

Madre del Redentore, crocifisso e risorto, 
Madre che sei diventata nostra 
nel momento in cui Cristo compiva, morendo, 
l’atto supremo del suo amore per gli uomini, 
aiutaci! Prega per noi! 
Abbiamo bisogno di vivere, con te, da risorti. 
Dobbiamo e vogliamo lasciare 
ogni compromesso umiliante col peccato; 
dobbiamo e vogliamo camminare con te seguendo Cristo. 
Il tuo Figlio è risorto; prega per noi il tuo Figlio. 
Anche noi siamo risorti con lui; anche noi vogliamo vivere da risorti. 
Salvaci dal male; dalla guerra, dall’odio, dall’ipocrisia, 
dall’incomprensione reciproca; dalla tristezza in questo tempo difficile della pandemia.


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giovedì 30 aprile 2020

30 aprile 2020


Sul caso del rapporto Papa e vescovi italiani in tema di Corona virus 
 30 aprile 2020

Sento il bisogno di intervenire, dando il mio modesto parere, su quanto è stato detto e commentato in seguito all’intervento di Papa Francesco, prima della Messa feriale in S. Marta il giorno 28 aprile. 
Papa Francesco ha sentito la necessità di richiamare, in un clima di prudenza, l’impegno dell’obbedienza alle autorità civili, per accogliere le restrizioni necessarie, nell’intento di evitare il diffondersi della pandemia. 
Questo intervento, fatto di poche parole, (come lo poteva consentire il contesto di una celebrazione liturgica), ha provocato svariate reazioni nell’opinione pubblica, nella stampa a livello nazionale, e anche all’interno della chiesa. Spesso di consenso, assieme a qualche domanda aperta o a qualche interrogativo.
L’amplificazione di queste parole del Papa, è dovuta soprattutto al raffronto immediato che è stato fatto con la nota dei vescovi italiani che, poco prima, avevano reclamato il diritto di dare maggiori possibilità per le celebrazioni liturgiche e le Messe festive e feriali. 
Ciò non era stato previsto dal decreto ministeriale in vista della cosidetta fase 2, cioè della graduale ripartenza. (Si parlava soltanto della possibilità di celebrare i funerali con al massimo 15 persone).
I vescovi, che erano già in trattativa con la ministra Lamorgese per discutere eventuali aperture di carattere liturgico, sono rimasti delusi per la mancata o comunque insufficiente risposta della Presidenza del Consiglio. In seguito a ciò, preso atto di questo rammarico, è intervenuto lo stesso Presidente Conte (sorpreso, forse, per la reazione dei vescovi) e si é riaperto il dialogo doveroso, per decidere soluzioni da adottare nel prossimo futuro.

Perché allora, tanto clamore? Soprattutto perché l’ invito del Papa è stato letto quasi una sconfessione dell’ operato dei vescovi, in polemica con loro, come se esistessero due linee di pensiero contrapposte! Ne è conferma, ad esempio, l’intervento in una trasmissione serale di La7 del giornalista Travaglio che è uscito con le seguenti, testuali parole: “Il Papa ha sbugiardato i vescovi!”. Espressione molto pesante e arbitraria che, tuttavia, può avere creato anche un certo consenso nell’opinione pubblica. 

Come stanno veramente le cose? Forse i vescovi sono stati superficiali nel fare le richieste di cui sopra? Forse hanno sottovalutato il pericolo di un’espansione dell’epidemia con le loro giuste istanze? Mi rifiuto assolutamente di pensarlo! Ne è prova (fra altre testimonianze…) la precisazione di don Maffeis, sottosegretario della CEI, che ha ribadito la massima attenzione dei vescovi nel disporre e confermare le opportune misure di sicurezza e di distanziamento, oltre ad altro, nel caso di celebrazioni pubbliche.

La malevolenza e il chiacchericcio, come dice Papa Francesco, sono sempre all’erta per inquinare il clima del dialogo dentro e fuori la chiesa. Sono certo (o me lo auguro di cuore!) che Papa Francesco, in seguito a tutte queste polemiche, abbia sentito di sua iniziativa il Card. Bassetti, Presidente della CEI, per chiarire questo equivoco. Immagino le seguenti cordiali, parole: 


“Caro (Cardinal) Gualtiero, sono dispiaciuto per l’eco, non sempre positiva, che ha avuto il mio intervento in S. Marta, presso alcuni organi di stampa, quasi avessi voluto sconfessare il vostro operato di vescovi!Non me l’aspettavo! Certo non potevo dire tutto in quel momento, (nel contesto di una liturgia eucaristica…), ma ora voglio completare il mio pensiero. Non posso ignorare lo sforzo sincero che state facendo come chiesa italiana per sostenere la fede del popolo (parola che io amo fortemente, come tu sai!). Certamente uno dei pilastri di questa fede è la S. Messa. 
Anche in questi tempi difficili, è giusto aprirsi con grande prudenza a qualche possibilità, spero non lontana. So che è molto difficile realizzare le richieste misure di contenimento, ma val la pena di provarci! Il popolo di Dio avverte questo bisogno! Del resto fa parte della grande tradizione della chiesa la fedeltà al dono dell’Eucarestia, fatto costitutivo della vita cristiana.
Ricordiamo, fra le altre, la bella testimonianza dei martiri di Abitene, nei primi secoli, che hanno professato, di fronte all’autorità civile, la fede nell’Eucarestia con le belle parole: “Sine dominico, (vivere) non possumus!”. (“Non possiamo vivere senza il giorno del Signore cioè senza Eucarestia!”)
Nel desiderio di una sempre più ampia e sincera collaborazione, ti confermo la mia stima e il mio incoraggiamento, che ti prego di estendere anche a tutti gli altri vescovi. Francesco”.

Se sono stato un po’ presuntuoso nell’interpretare, con troppa fantasia, il pensiero del Papa, me ne scuso. Tuttavia so che Papa Francesco ama la schiettezza e la sincerità e se avessi scritto a lui, non se ne sarebbe rammaricato!
In questa situazione attuale, un po’ complessa, ho cercato di dare il mio contributo per sperare in un clima più sereno. 

don Attilio, parroco del Beato Andrea in Peschiera del Garda

venerdì 24 aprile 2020

26 aprile 2020

3a domenica di Pasqua 

Prima Lettura
Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.
Dagli Atti degli Apostoli - At 2,14.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 15 (16)
R. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,

né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

Seconda Lettura

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,17-21
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. Parola di Dio

Vangelo - Lo riconobbero nello spezzare il pane.
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».
 Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore
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omelia  3a Pasqua A

Singolare esperienza dei due discepoli di Emmaus, nel racconto di Luca…
I due in cammino…stanno tornando nel loro villaggio distante circa 12 km. dalla citta di G. che hanno lasciato, abbandonando la comunità dei discepoli.
Tutto si svolge sulla strada...  
“Gesù si avvicinò e camminava con loro”. E’ la sorpresa di Gesù che si avvicina… Nel Vangelo molta gente si era avvicinata a Gesù, al punto che doveva difendersi, qualche volta, dalla massa che premeva e lo costringeva a salire sulla barca. 
La gente, sorpresa dal suo insegnamento e dai suoi gesti di guarigione o di vicinanza…
Ora è Gesù che si fa vicino, fa la stessa strada, incrocia domande, delusioni, dubbi…. E si accorge subito della loro tristezza… Gesù sa leggere nello sguardo… E’ bravissimo ad intuire lo stato d’animo e li interroga: “Che discorsi state facendo?”. Lui muove i suoi passi sui nostri, desidera raggiungerci là dove siamo…intuisce anche i nostri tristi pensieri…non è estraneo alla nostra vita…e lo fa invitandoci ad uscire da noi stessi, per aprirci alla confidenza… Succede anche a noi… chiusi nei nostri pensieri, desideriamo sentire una voce amica che ci dice. “Che cosa stai pensando?” E allora, forse, ci sblocchiamo e inizia un dialogo ricco di umanità….
I due gli raccontano la storia di quel giusto Gesù e la cocente delusione di un uomo finito sulla croce… peggio di così non poteva finire!  
Tutto il racconto si concentra su quella parola: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…”. Domina il rimpianto per attese andate deluse…forse anche quelle di un restauro politico, della rinascita gloriosa del regno di Davide… 
I due di Emmaus avevano ancora in mente, forse, la speranza di un regno mondano, non di un regno fatto di un servizio amorevole, segno di un amore che si consegna. Alcune voci di donne avevano risvegliato in loro una speranza…ma troppo debole per essere creduta…ma lui non l’hanno visto!

Gesù, ora, li rimprovera dolcemente. “Siete duri di cuore!”La vicinanza amichevole non esclude un richiamo.  Abbiamo bisogno a volte, anche noi, dell’ammonimento e del richiamo di Gesù per scuoterci, per capire meglio chi siamo veramente, anche i nostri errori, per comprendere meglio Lui.  

Gesù, allora, con pazienza  si fa interprete di se stesso, della sua vicenda… e fa una catechesi ampia di tutti gli avvenimenti accaduti e che riguardavano Lui. 
Si fa maestro, educatore con una lettura sapiente della Bibbia…come aveva fatto altre volte con i discepoli in casa per spiegare qualche parabola o altro ancora! 
La sua parola accende un fuoco nel loro cuore!
E noi abbiamo bisogno che questo libro della Bibbia ci sia familiare, per sentirlo come voce di Colui che ci parla oggi… che ci invia quasi una lettera personale… 

I due discepoli cominciano a intuire chi è quello sconosciuto..
Giunti vicini al villaggio, Gesù mostra di voler «andare più lontano».
Come un Dio che non costringe, che lascia libere le persone di accoglierlo o meno e non si impone. Solo l’esperienza benevola del Signore, il fatto di aver gustato la sua presenza, può portarci alla supplica: “Resta con noi, perché si fa sera”.Che è come riascoltare l’invito del salmo: “Gustate e vedete come è buono il Signore!”
E infatti, lo invitano a restare, in una maniera delicata, ma anche sincera! Non possono più fare a meno di Lui! 
E il viandante si ferma; è a suo agio nella casa, dove si intessono relazioni profonde. Casa simbolo di chiesa, di comunità aperta al dono. 
E qui il Viandante compie il gesto dell’Ultima Cena: spezza ancora il pane, come a dire: “…Sono ancora qui con voi, rinnovo il dono della mia vita spezzata come in ogni Eucarestia. Tutte le volte che la celebrerete, Io sarò sempre pane spezzato per la vita del mondo!Prendete e mangiate, questo è il mio corpo.”
Dio è pane che si consegna alla fame dell'uomo. Si dona, nutre e scompare: vive per noi.
Strana questa partenza/scomparsa di Gesù… Sembra uno scherzo poco comprensibile! In realtà Gesù vuol far capire che se i due non godranno più della sua presenza fisica, potranno vederlo con gli occhi della fede. Gesù scompare, ma non 
non si allontana, non ci lascia soli, non rompe il legame con noi.  
A noi è data la certezza di incontrarlo nella sua chiesa, nei fratelli, nella Parola di vita, nell’Eucarestia. “Me ne vado e tornerò da voi…”, soprattutto nel dono dello Spirito, Maestro e Consolatore!

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I discepoli di Emmaus (Arcabas, 1994) 
Un interessante contributo artistico
Fonte:  don Antonio Scattolini, Responsabile del Servizio Pastorale dell'arte della Diocesi di Verona

Il ciclo pittorico dedicato ai Pellegrini di Emmaus (1993-1994) è opera di Arcabas, pseudonimo di Jean Marie Pirot. La caratteristica peculiare di Arcabas è una certa ingenuità, uno sguardo di candore nel descrivere l'evento sacro, un'ingenua semplicità che rende tutto lineare, di facile lettura, così come per i nostri padri erano di facile lettura i grandi cicli d'affreschi che decoravano le pareti delle chiese.

I pellegrini di Emmaus

Il tutto prende avvio dalla tavola che ci presenta i tre personaggi del Vangelo: i due pellegrini e il misterioso viandante che si accosta a loro durante il cammino. I tre sono visti frontalmente, dietro i loro piedi possiamo notare le tracce del cammino fatto. Mani e volti parlano dei fatti appena passati che il misterioso viandante (si noti il volto di luce dai lineamenti misteriosi e non marcati) pare non conoscere; parole di sconforto, fatti tragici davanti ai quali la loro speranza si è miseramente infranta. Parlano ma non si guardano in faccia e non guardano il pellegrino che è con loro. Sono quasi scomposti nel procedere, quasi sembrano cadere, solo chi è tra loro è diritto, saldo sul bastone a cui si appoggia (segno del bastone del buon pastore). Stanno fuggendo da Gerusalemme per riprendere la vita di prima ma con una grande amarezza.

La parola come un seme

Il misterioso viandante li ascolta con attenzione e poi apre la loro mente alla comprensione delle Scritture; quelle parole non sono fredde ed asettiche spiegazioni, ma sono coinvolgenti riferimenti ai fatti che loro hanno visto, a parole che loro hanno già sentito. Il cuore dei due si riscalda, la memoria si risveglia dal torpore; all'amarezza della delusione subentra pian piano la speranza di un possibile re-inizio, di un possibile ritorno a ciò che avevano visto e che aveva conquistato il loro cuore.





Una porta aperta
Eccoli ora sulla soglia: la porta è aperta, una tavola con una bella fruttiera campeggiano in primo piano ad indicare la quotidianeità dell'esistenza; i due invitano il misterioso pellegrino ad entrare e a restare con loro per quella sera, dopo quel tratto di cammino fatto insieme. Se prima c'erano delle ombre ora è pura luce, se prima erano piegati dalla delusione ora sono eretti, in atteggiamento di supplica, se prima i loro occhi erano ciechi ora vedono e insieme guardano il loro compagno di cammino. Il pellegrino è una forma scura contro la luce dello sfondo, si nota il bastone, il suo leggero piegarsi accetta l'invito e con loro si siederà a mensa.

Una tovaglia che viene stesa

Ora sono entrati, si sono seduti: il momento è conviviale e solenne insieme. Tutto è mistico, a partire dai colori usati, dai simboli che si notano (una croce), dal fondo sagomato su cui si stagliano i tre personaggi. Al centro il pellegrino ha il volto in parte in ombra, gli occhi abbassati, il gesto benedicente sulla coppa che gli sta davanti. Il discepolo a sinistra osserva con sguardo intenso l'ospite, mentre l'altro versa del vino al convitato. Momento di convivialità e di attesa, di silenzio carico di ascolto per quell'uomo che riscaldava il cuore, per quelle parole che svelavano una speranza nuova.

La scomparsa
La frazione del pane della tavola precedente ha rivelato l'identità del misterioso ospite: era Lui, era Gesù! Sconcerto e meraviglia si legge nello sguardo di uno dei due e nella mossa repentina dell'altro, tanto da far cadere la sedia su cui era seduto. Dietro a loro la luce ed una piccola croce a segnare l'evento cui hanno assistito, ad identificare il misterioso pellegrino che li ha ascoltati e li ha istruiti. La mensa è ancora imbandita, il mestolo è ancora nella zuppiera eppure non è il tempo di restare, di fermarsi; dopo lo sconcerto e la meraviglia i due dovranno riprendere di nuovo il cammino.


Il ritorno

E così avviene. La tavola rimane ancora apparecchiata: piatti, posate, bicchieri pieni, la zuppiera, il candelabro spento, la tovaglia raccolta, i tovaglioli abbandonati, la sedia rovesciata...tutto parla di un'uscita frettolosa, tanto che la porta è ancora spalancata e fuori si vede un cielo nitido, blu intenso, punteggiato di stelle. La soglia è aperta così come il loro cuore e la loro mente si sono aperti alla speranza ed alla comprensione. Non è tempo per commentare, ma di annunciare ai fratelli a Gerusalemme quanto è avvenuto, che il Signore è veramente risorto e si accompagna misteriosamente ai suoi.