sabato 7 marzo 2020

8 marzo 2020

COMUNICAZIONE DEL PARROCO- 7 marzo 

Cari amici,

vi ho già inviato, via wattsapp, le disposizioni della nostra diocesi tramite il vicario generale. Ora vi avviso sull’iniziativa di questa domenica 8 marzo.
Dalle 8.00 di domani, la chiesa sarà aperta. 
Esporrò il Santissimo Sacramento per la preghiera personale, con alcuni sussidi a disposizione. 
È possibile anche fare la Comunione, tenendo presenti le rigorose norme sanitarie. Si potrà farla a piccoli gruppi, quando si vuole. 
Io sarò in Chiesa dalle 8.00 alle 11.45. 
Uniamoci nella preghiera: il Signore ci custodisca nella sua volontà, aiuti tutte le persone colpite da questa malattia e le loro famiglie.
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2a domenica di Quaresima - anno A

Dal libro della Genesi Gn 12,1-4

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 32 (33)

R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

SECONDA LETTURA

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo – 2 Tm 1,8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio.

VANGELO

Dal vangelo secondo Matteo Mt 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
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“Io credo che tu sei il Cristo” – CATECHESI ADULTI

Seconda domenica di Quaresima (2020)

Invocazione

Signore, trasfigurato nella luce, rivelati in noi perché, per quanto avvilita sia la tua immagine in noi, è pur sempre quella che tu stesso imprimesti.  Vogliamo illuminarci della tua luce: rendi valido il nostro volere! Dio, nostra forza, ricordati di averci creato perché giungiamo alla tua luce.  Amen!

Vangelo: Mt 17,1-9

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Commento al Vangelo

Sei giorni dopo... 

Questa indicazione temporale fa preciso riferimento a qualcosa che è accaduto prima…Ma cosa è accaduto? 
Nel capitolo precedente, il 16°, Gesù – riconosciuto da Pietro come «Cristo, il Figlio del Dio vivente» (16,16) – sconcerta i discepoli dicendo che per dare compimento alla sua identità ha davanti un destino di morte e sofferenza (16,21). Pietro non ci sta, ma la sua opposizione si scontra con il rimprovero di Gesù: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”(16,23). 
Detto questo il Signore detta le condizioni della sequela: non mettere al centro se stessi e abbracciare la croce. Solo così si potrà trovare la vita! (16,25). 
Quindi in gioco ci sono i criteri per poter condividere il cammino di Gesù e il racconto della Trasfigurazione si fa carico di garantirne la verità e l’efficacia rispetto a un presente, segnato da un’ostilità per Gesù e per i suoi. 
Detto altrimenti: la meta per cui si fatica è raggiungibile o rimane un’illusione? 

La Trasfigurazione anticipa la meta di Gesù 

La selezione dei tre apostoli, che costituiscono la cerchia più intima di Gesù, conferisce particolare importanza all’episodio. Anche la salita su un alto monte concorre a creare un clima di solenne attesa perché è il luogo che la Bibbia riserva alla manifestazione di Dio. Infatti nell’Esodo Mosè vede il Signore e riceve le tavole proprio sul monte Oreb/Sinai. 
E’ Gesù a occupare il centro della scena. Si trasforma, assumendo una condizione che Matteo descrive ricorrendo all’immagine della luce: il volto diventa luminoso e la veste brillante. Con questo modo di raccontare l’evangelista vuole far capire che grazie a Gesù risplende sulla terra la luce stessa di Dio: egli ne è il segno tangibile della presenza.
 In questo c’é il riferimento alla fondamentale figura di Mosè. Anch’egli infatti è descritto come colui che porta al popolo la luce divina della Legge e, in Esodo in 34,29, si trova un’evidente richiamo al volto: “Quando Mosè scese dal monte Sinai [...] non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui (Dio)”. 
Il riferimento a Mosè diviene evidente al v. 3, dove si narra che, accanto a lui è presente anche Elia ed entrambi sono in conversazione con Gesù. Ebbene, se Mosè rappresenta il dono della Legge, Elia – nella tradizione biblica – rappresenta il profeta per eccellenza, destinato da Dio a preparare la venuta del Messia. 
Nell’insieme la descrizione conferisce a Gesù un posto di assoluto rilievo nella 
storia di Dio con il suo popolo: finalmente quanto è stato messo in atto nella Legge e nella profezia per la salvezza, in Gesù trova una definitiva conferma. Come si afferma nel vangelo di san Giovanni: “Chi vede me (cioè Gesù), vede colui che mi ha mandato” (12,45). 
Questo racconto vuole dimostrare ai discepoli che le parole di Gesù sulla sua sorte di sofferenza e di morte non sono il fallimento della sua vicenda. 
Il cammino che conduce alla croce non si ferma ad essa, ma – nella Risurrezione – mostra la grandezza definitiva di Gesù che porta alla comunione con Dio. 
Per dirla in un modo più semplice, Gesù, manifestando in anticipo la sua gloria, permette ai discepoli di buttare il cuore oltre l’ostacolo: ora hanno un tangibile anticipo del fatto che la loro sequela sulla via della croce non porta alla sconfitta, ma alla gloria. 
Questo vale per tutti noi: se sappiamo dove mira il cammino, anche gli ostacoli più difficili si possono superare. A maggior ragione se ad aprire la strada è lo stesso Figlio di Dio. 

La reazione di Pietro e l’intervento di Dio 

Di fronte a un tale spettacolo, Pietro ha una strana reazione: vuole costruire tre tende. Ma cosa intende Matteo con questa domanda dell’apostolo? 
Si possono dare due risposte diverse, ma non contraddittorie.

La prima si appoggia all’affermazione entusiasta di Pietro: «E’ bello per noi stare qui» (v. 4). 
È affascinato della condizione celestiale e maestosa in cui si trova il suo Maestro: perché non dimenticare tutto il resto – gli altri amici e la fatica del cammino – e starcene qui? Non si può arrivare alla meta aggirando la parte più esigente del percorso? 
La tentazione è allettante, ma impossibile da realizzare: la vita non si compie stando fermi: l’immobilità e il disimpegno sfociano nell’insignificanza e nella superficialità. Come dice Gesù in Matteo 12,30: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.”Non si può non scegliere! 

La seconda spiegazione riguarda la valutazione che i lettori di Matteo devono dare alla persona di Gesù. Infatti Pietro, con le tre tende per ciascuno dei tre (così suona il greco), rischia di allineare Gesù alle altre due figure del Primo Testamento. Agli occhi di Matteo Mosè ed Elia sono senz’altro molto importanti, ma restano comunque dei servitori di Dio. Gesù, invece, è assolutamente superiore, perché ne è la diretta manifestazione. 
A confermare la grandezza di Gesù, interviene la stessa autorità di Dio al v. 5. Lì vi sono le stesse parole presenti anche nel racconto del Battesimo (come in 3,17: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”, ma con un’aggiunta decisiva: “Ascoltatelo!”
Alla domanda in che cosa consista questo ascolto, si risponde con le parole del capitolo che precede la Trasfigurazione:

Matteo 16, 24-25«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?». 

Sono parole sconvolgenti perché mettono assieme la ricerca della propria realizzazione, con la disponibilità a mettere in gioco l’esistenza secondo le
esigenze del Vangelo. Gesù che si trasfigura e che mostra tutta la sua gloria anticipa l’esito del cammino suo e dei suoi discepoli. Andare sulla strada del vangelo, croce compresa, non prevede sicura sconfitta, ma custodisce la vittoria ed è aperto a una relazione ricca e appagante. Anche i discepoli, come Gesù e grazie a lui, sanno di poter dialogare con Mosè ed Elia e con loro godere della compagnia di Dio e del Risorto. 
Val quindi la pena camminare dietro Gesù. 

Preghiera sul Vangelo

Quel giorno, sul monte, tu, Gesù, ti sei manifestato nella tua gloria ai tre apostoli ed essi hanno avvertito la tentazione di fermarsi, di arrestare per sempre il loro percorso per godere all'infinito di quella consolazione straordinaria. Anch'io, quando ti sento vicino, vorrei dimenticare che c'è una strada che mi attende e passa per il Calvario.
Quel giorno, sul monte, il tuo volto, Gesù, ha brillato come il sole:
una visione donata perché non venissero meno quando ti avrebbero visto sfigurato dal dolore, inchiodato alla croce. Anche a me tu regali istanti di luce e di splendore, ma lo fai perché affronti fiducioso anche i passaggi oscuri. Quel giorno, sul monte, i tre apostoli hanno udito la voce del Padre che li invitava ad ascoltare il suo Figlio. 
Ed è proprio la tua Parola che continua ad accompagnarci in ogni momento, anche nel cuore della notte più profonda.

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 IL MESSAGGIO PER LA GMG
Il Papa ai giovani: alzatevi e apritevi alla realtà vera 

«Giovane, dico a te, alzati». È il tema scelto da papa Francesco per la Giornata mondiale della gioventù del 2020 che verrà celebrata nella Domenica delle Palme a livello diocesano, il prossimo 5 aprile. Con questo messaggio si apre ufficialmente il cammino che porterà i giovani al prossimo incontro internazionale della Gmg, che si svolgerà - come annunciato lo scorso anno a conclusione di quella di Panama - nella capitale del Portogallo, Lisbona nel 2022. «Da quella città – ricorda Francesco nel suo Messaggio diffuso ieri –nei secoli XV e XVI moltissimi giovani, tra cui tanti missionari, sono partiti per terre sconosciute, anche per condividere la loro esperienza di Gesù con altri popoli e nazioni». Indicato anche il tema per la Gmg diocesana del 2021: «Alzati. Ti costituisco testimone di quel che hai visto», mentre quello che caratterizzerà l’appuntamento internazionale portoghese nel 2022 avrà al centro la Vergine: «Maria si alzò e andò in fretta».
“Giovane, dico a te, alzati!” (cfr Lc 7,14)

Carissimi giovani, nell’ottobre 2018, con il Sinodo dei vescovi sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, la Chiesa ha intrapreso un processo di riflessione sulla vostra condizione nel mondo di oggi, sulla vostra ricerca di un senso e un progetto nella vita, sul vostro rapporto con Dio. Nel gennaio 2019, ho incontrato centinaia di migliaia di vostri coetanei di tutto il mondo, radunati a Panamá per la Giornata Mondiale della Gioventù. Eventi di questo tipo – Sinodo e Gmg – esprimono una dimensione essenziale della Chiesa: il “camminare insieme”. In questo cammino, ogni volta che raggiungiamo una pietra miliare importante, siamo sfidati da Dio e dalla vita stessa a ripartire. Voi giovani siete esperti in questo! Amate viaggiare, confrontarvi con luoghi e volti mai visti prima, vivere esperienze nuove. Perciò ho scelto come meta del vostro prossimo pellegrinaggio intercontinentale, nel 2022, la città di Lisbona, capitale del Portogallo. Da lì, nei secoli XV e XVI, moltissimi giovani, tra cui tanti missionari, sono partiti verso terre sconosciute, anche per condividere la loro esperienza di Gesù con altri popoli e nazioni. Il tema della Gmg di Lisbona sarà: «Maria si alzò e andò in fretta» ( Lc
1,39). Nei due anni precedenti, ho pensato di riflettere insieme a voi su altri due testi biblici: “Giovane, dico a te, alzati!” (cfr Lc 7,14), nel 2020, e “Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto” (cfr At 26,16), nel 2021.
Come potete vedere, il verbo comune ai tre temi è alzarsi. Questa espressione assume anche il significato di risorgere, risvegliarsi alla vita. è un verbo ricorrente nell’Esortazione Christus vivit (Cristo vive!), che vi ho dedicato dopo il Sinodo del 2018 e che, insieme al Documento finale, la Chiesa vi offre come un faro per illuminare i sentieri della vostra esistenza. Spero con tutto il cuore che il cammino che ci porterà a Lisbona coincida nella Chiesa intera con un forte impegno per l’attuazione di questi due documenti, orientando la missione degli animatori della pastorale giovanile.
Passiamo adesso al nostro tema di quest’anno: Giovane, dico a te, alzati!(cfr Lc 7,14). Ho già citato questo versetto del Vangelo nella Christus  vivit:«Se hai perso il vigore interiore, i sogni, l’entusiasmo, la speranza e la generosità, davanti a te si presenta Gesù come si presentò davanti al figlio morto della vedova, e con tutta la sua potenza di Risorto il Signore ti esorta: “Ragazzo, dico a te, alzati!” » (n. 20).
Questo brano ci racconta come Gesù, entrando nella cittadina di Nain, in Galilea, s’imbatte in un corteo funebre che accompagna alla sepoltura un giovane, figlio unico di una madre vedova. Gesù, colpito dal dolore straziante di questa donna, compie il miracolo di risuscitare suo figlio. Ma il miracolo giunge dopo una sequenza di atteggiamenti e di gesti: «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: “Non piangere!”. Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono» ( Lc7,13-14). Fermiamoci a meditare su alcuni di questi gesti e parole del Signore.

Vedere il dolore e la morte

Gesù pone su questa processione funebre uno sguardo attento e non distratto. In mezzo alla folla scorge il volto di una donna in estrema sofferenza. Il suo sguardo genera l’incontro, fonte di vita nuova. Non c’è bisogno di tante parole. E il mio sguardo, com’è? Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social? Quante volte oggi ci capita di essere testimoni oculari di tanti eventi, senza però mai viverli in presa diretta! A volte la nostra prima reazione è di riprendere la scena col telefonino, magari tralasciando di guardare negli occhi le persone coinvolte.
Intorno a noi, ma a volte anche dentro di noi, incontriamo realtà di morte: fisica, spirituale, emotiva, sociale. Ce ne accorgiamo o semplicemente ne subiamo le conseguenze? C’è qualcosa che possiamo fare per riportare vita? Penso a tante situazioni negative vissute da vostri coetanei. C’è chi, per esempio, si gioca tutto nell’oggi, mettendo in pericolo la propria vita con esperienze estreme. Altri giovani invece sono “morti” perché hanno perso la speranza. Ho sentito da una ragazza: «Tra i miei amici vedo che si è persa la spinta a mettersi in gioco, il coraggio di alzarsi». Purtroppo anche tra i giovani si diffonde la depressione, che in alcuni casi può portare persino alla tentazione di togliersi la vita. Quante situazioni in cui regna l’apatia, in cui ci si perde nell’abisso delle angosce e dei rimorsi! Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima! Intorno a loro tante volte sguardi distratti, indifferenti, di chi magari si gode le proprie happy hour tenendosi a distanza.
C’è chi vivacchia nella superficialità, credendosi vivo mentre dentro è
morto (cfr Ap 3,1). Ci si può ritrovare a vent’anni a trascinare una vita verso il basso, non all’altezza della propria dignità. Tutto si riduce a un “lasciarsi vivere” cercando qualche gratificazione: un po’ di divertimento, qualche briciola di attenzione e di affetto da parte degli altri... C’è anche un diffuso narcisismo digitale, che influenza sia giovani che adulti. Tanti vivono così! Alcuni di loro forse hanno respirato intorno a sé il materialismo di chi pensa soltanto a fare soldi e sistemarsi, quasi fossero gli unici scopi della vita. A lungo andare comparirà inevitabilmente un sordo malessere, un’apatia, una noia di vivere, via via sempre più angosciante.
Gli atteggiamenti negativi possono essere provocati anche dai fallimenti personali, quando qualcosa che stava a cuore, per cui ci si era impegnati, non va più avanti o non raggiunge i risultati sperati. Può succedere in campo scolastico, o con le ambizioni sportive, artistiche... La fine di un “sogno” può far sentire morti. Ma i fallimenti fanno parte della vita di ogni essere umano, e a volte possono anche rivelarsi una grazia! Spesso qualcosa che pensavamo ci desse felicità si rivela un’illusione, un idolo. Gli idoli pretendono tutto da noi rendendoci schiavi, ma non danno niente in cambio. E alla fine franano, lasciando solo polvere e fumo. In questo senso i fallimenti, se fanno crollare gli idoli, sono un bene, anche se ci fanno soffrire.
Si potrebbe continuare con altre condizioni di morte fisica o morale in cui un giovane può trovarsi, come le dipendenze, il crimine, la miseria, una malattia grave… Ma lascio a voi di riflettere personalmente e prendere coscienza di ciò che ha causato “morte” in voi o in qualcuno a voi vicino, nel presente o nel passato. Nello stesso tempo, ricordate che quel ragazzo del Vangelo, che era morto per davvero, è tornato in vita perché è stato guardato da Qualcuno che voleva che vivesse. Questo può avvenire ancora oggi e ogni giorno.

Avere pietà

Le Sacre Scritture riportano spesso lo stato d’animo di chi si lascia toccare “fino alle viscere” dal dolore altrui. La commozione di Gesù lo rende partecipe della realtà dell’altro. Prende su di sé la miseria dell’altro. Il dolore di quella madre diventa il suo dolore. La morte di quel figlio diventa la sua morte.
In tante occasioni voi giovani dimostrate di saper con-patire. Basta vedere quanti di voi si donano con generosità quando le circostanze lo richiedono. Non c’è disastro, terremoto, alluvione che non veda schiere di giovani volontari rendersi disponibili a dare una mano. Anche la grande mobilitazione di giovani che vogliono difendere il creato dà testimonianza della vostra capacità di udire il grido della terra.
Cari giovani, non lasciatevi rubare questa sensibilità! Possiate sempre ascoltare il gemito di chi soffre; lasciarvi commuovere da coloro che piangono e muoiono nel mondo di oggi. «Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime» (Christus vivit, 76). Se saprete piangere con chi piange, sarete davvero felici. Tanti vostri coetanei mancano di opportunità, subiscono violenze, persecuzioni. Che le loro ferite diventino le vostre, e sarete portatori di speranza in questo mondo. Potrete dire al fratello, alla sorella: «Alzati, non sei solo», e far sperimentare che Dio Padre ci ama e Gesù è la sua mano tesa per risollevarci.

Avvicinarsi e “toccare”

Gesù ferma il corteo funebre. Si avvicina, si fa prossimo. La vicinanza si spinge oltre e si fa gesto coraggioso affinché l’altro viva. Gesto profetico. È il tocco di Gesù, il Vivente, che comunica la vita. Un tocco che infonde lo Spirito Santo nel corpo morto del ragazzo e riaccende le sue funzioni vitali.
Quel tocco penetra nella realtà di sconforto e disperazione. È il tocco del Divino, che passa anche attraverso l’autentico amore umano e apre spazi impensabili di libertà, dignità, speranza, vita nuova e piena. L’efficacia di questo gesto di Gesù è incalcolabile. Esso ci ricorda che anche un segno di vicinanza, semplice ma concreto, può suscitare forze di risurrezione.
Sì, anche voi giovani potete avvicinarvi alle realtà di dolore e di morte che incontrate, potete toccarle e generare vita come Gesù. Questo è possibile, grazie allo Spirito Santo, se voi per primi siete stati toccati dal suo amore, se il vostro cuore è intenerito per l’esperienza della sua bontà verso di voi. Allora, se sentite dentro la struggente tenerezza di Dio per ogni creatura vivente, specialmente per il fratello affamato, assetato, malato, nudo, carcerato, allora potrete avvicinarvi come Lui, toccare come Lui, e trasmettere la sua vita ai vostri amici che sono morti dentro, che soffrono o hanno perso la fede e la speranza.

“Giovane, dico a te, alzati!”

Il Vangelo non dice il nome di quel ragazzo risuscitato da Gesù a Nain. Questo è un invito al lettore a immedesimarsi in lui. Gesù parla a te, a me, a ognuno di noi, e dice: “Alzati!”. Sappiamo bene che anche noi cristiani cadiamo e ci dobbiamo sempre rialzare. Solo chi non cammina non cade, ma non va nemmeno avanti. Per questo bisogna accogliere l’intervento di Cristo e fare un atto di fede in Dio. Il primo passo è accettare di alzarsi. La nuova vita che Egli ci darà sarà buona e degna di essere vissuta, perché sarà sostenuta da Qualcuno che ci accompagnerà anche in futuro senza mai lasciarci, aiutandoci a spendere questa nostra esistenza in modo degno e fecondo.
È realmente una nuova creazione, una nuova nascita. Non è un condizionamento psicologico. Probabilmente, nei momenti di difficoltà, tanti di voi vi sarete sentiti ripetere le parole “magiche” che oggi vanno di moda e dovrebbero risolvere tutto: “Devi credere in te stesso”, “Devi trovare le risorse dentro di te”, “Devi prendere coscienza della tua energia positiva”... Ma tutte queste sono semplici parolee per chi è veramente “morto dentro” non funzionano. La parola di Cristo è di un altro spessore, è infinitamente superiore. È una parola divina e creatrice, che sola può riportare la vita dove questa si era spenta.
La nuova vita “da risorti”
Il giovane, dice il Vangelo, «cominciò a parlare » ( Lc 7,15). La prima reazione di una persona che è stata toccata e restituita alla vita da Cristo è esprimersi, manifestare senza paura e senza complessi ciò che ha dentro, la sua personalità, i suoi desideri, i suoi bisogni, i suoi sogni. Forse prima non l’aveva mai fatto, era convinta che nessuno potesse capirla!
Parlare significa anche entrare in relazione con gli altri. Quando si è “morti” ci si chiude in sé stessi, i rapporti si interrompono, oppure diventano superficiali, falsi, ipocriti. Quando Gesù ci ridona la vita, ci “restituisce” agli altri (cfr v. 15). Oggi spesso c’è “connessione” ma non comunicazione. L’uso dei dispositivi elettronici, se non è equilibrato, può farci restare sempre incollati a uno schermo. Con questo messaggio vorrei anche lanciare, insieme a voi giovani, la sfida di una svolta culturale, a partire da questo “Alzati!” di Gesù. In una cultura che vuole i giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali, facciamo circolare questa parola di Gesù: “Alzati!”. È un invito ad aprirsi a una realtà che va ben oltre il virtuale. Ciò non significa disprezzare la tecnologia, ma utilizzarla come un mezzo e non come un fine. “Alzati” significa anche “sogna”, “rischia”, “impegnati per cambiare il mondo”, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te. “Alzati e diventa ciò che sei!”. Grazie a questo messaggio, tanti volti spenti di giovani intorno a noi si animeranno e diventeranno molto più belli di qualsiasi realtà virtuale.
Perché se tu doni la vita, qualcuno la accoglie. Una giovane ha detto: “Ti alzi dal divano se vedi qualcosa di bello e decidi di farlo anche tu”. Ciò che è bello suscita passione. E se un giovane si appassiona di qualcosa, o meglio, di Qualcuno, finalmente si alza e comincia a fare cose grandi; da morto che era, può diventare testimone di Cristo e dare la vita per Lui.
Cari giovani, quali sono le vostre passioni e i vostri sogni? Fateli emergere, e attraverso di essi proponete al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale. Vi ripeto nella mia lingua materna: hagan lìo! Fatevi sentire! Da un altro giovane ho sentito dire: “Se Gesù fosse stato uno che si fa gli affari suoi, il figlio della vedova non sarebbe risuscitato”.
La risurrezione del ragazzo lo ricongiunse a sua madre. In questa madre possiamo vedere Maria, nostra Madre, alla quale affidiamo tutti i giovani del mondo. In lei possiamo riconoscere pure la Chiesa, che vuole accogliere con tenerezza ogni giovane, nessuno escluso. Preghiamo dunque Maria per la Chiesa, affinché sia sempre madre dei suoi figli che sono nella morte, piangendo e invocando la loro rinascita. Per ogni suo figlio che muore, muore anche la Chiesa, e per ogni figlio che risorge, anch’essa risorge.
Benedico il vostro cammino. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Roma, San Giovanni in Laterano, 11 febbraio 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes





domenica 1 marzo 2020

1 marzo 2020




..nella nostra chiesa
1a Quaresima A 

Prima lettura (Gen 2,7-9; 3,1-7)
Dal libro della Genesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio    ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete          
toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Salmo responsoriale (Sal 50)
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia 
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. 

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. 

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Seconda lettura (Rm 5,12-19)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Vangelo (Mt 4,1-11)
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli   disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 1Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
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“Io credo che tu sei il Cristo” –CATECHESI ADULTI
Prima domenica di Quaresima (2020)

Preghiera allo Spirito Santo (Paolo VI)

Vieni, Spirito Santo. Tu sei il Vivificatore, il Consolatore, il Fuoco dell’anima, la viva sorgente interiore.
Tu sei l’Amore, nel significato divino di questa parola.
Noi abbiamo di te assoluto bisogno. Tu sei la Vita della nostra vita.
Tu sei il Santificatore che abbiamo ricevuto tante volte nei sacramenti.
Tu sei il tocco di Dio che ha impresso nelle nostre anime il carattere cristiano. Tu sei la dolcezza e insieme la fortezza della vera vita cristiana.
Tu sei il dolce ospite della nostra anima. Tu sei l’Amico per il quale vogliamo avere attenzione interiore, silenzio reverenziale, ascoltazione docile, devozione affettuosa, amore forte.
Vieni, o Spirito Santo, rinnova la faccia della terra. Amen.

Per introdurci: preghiera penitenziale  (dal salmo 50)

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. 
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. 
 Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io   l’ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio. 
Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito 
mia madre. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo m’insegni
 la sapienza. 
Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve. 
Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato. 
 Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. 
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. 
 Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
    
Lettura del Vangelo -Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Commento al Vangelo

All’inizio del cammino quaresimale la liturgia propone l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto, presentato nei vangeli in collegamento al battesimo a cui egli si sottopose.  Satana si rifà infatti alla voce risuonata al Giordano: Se tu sei Figlio di Dio... Perché questo? Le tentazioni diventano un’occasione offerta a Gesù per provare la sua adesione al Padre. 
Gesù, vero uomo, venne spinto nel deserto dallo Spirito proprio perché era necessario che la sua umanità passasse attraverso la prova. Egli, infatti, non finse di essere tentato per insegnare come si vinca la tentazione/il desiderio/la superbia – per un discorso moralistico – ma realmente visse l’esperienza del dubbio e la fatica di credere divenendo così guida autentica e modello di vita per ogni uomo e donna di fede.
Possiamo ben notare le molte citazioni dalla Bibbia che Gesù, un ebreo perfettamente inserito nelle tradizioni di Israele ben conosceva. Il Maestro Gesù si rifà ai testi sacri del suo popolo, ispirandosi sempre alla Parola di Dio. 
Gesù fa sue le prove del popolo di Israele nel deserto: nelle acque del battesimo si richiama il passaggio del mar Rosso; nel digiuno, i 40 giorni di Mosè sul monte Sinai come pure la peregrinazione del popolo nel deserto. 
Le citazioni poste in bocca a Gesù si rifanno al miracolo della manna (Es 16), al miracolo dell’acqua scaturita dalla roccia (Es 17,1-7) e al dono della terra di
Canaan (Es 23,20-33; 34,11-14). In tutto questo si comprende quanto Israele no
sia riuscito a porre la sua piena fiducia in Dio, cosa che invece Gesù manifesta pienamente.
L’episodio delle tentazioni nel deserto appare come un dialogo,una discussione su tre argomenti fondamentali posti in tre diverse situazioni: la fame nel deserto; l’altezza e la vertigine da gestire sul pinnacolo del Tempio di Gerusalemme, il luogo santo del culto di Israele; il potere conquistabile guardato dal monte più alto di quella sua terra. 

Il primo argomento verte sul fare un miracolo per sfamarsi, soddisfacendo così uno dei bisogni primari di ogni creatura vivente; 
il secondo argomento riguarda lo sfidare Dio ponendo in atto un gesto a dir poco folle, pretendendo che Dio intervenga: un’azione che risulta inoltre oltremodo spettacolare, con lo scopo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica conquistabile attraverso miracoli scenografici; 
il terzo argomento posto dal tentatore ha a che fare con la conquista del potere sul mondo, ottenibile riconoscendo il diavolo come suo incontestato signore.

La prima tentazione ci dice che Gesù ha considerato la Parola del Padre più importante del ciboMio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 4,34). È una necessità che Gesù mette dunque, nella scala dei valori, ad un livello più basso rispetto al Regno: egli si è fidato della provvidenza del Padre, come ci testimonia nell’esortazione a cercare principalmente il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,24-34), e ha sempre rivolto il suo sguardo di Figlio verso quell’unico orizzonte che è Dio stesso, rimanendo fedele, umile ed ubbidientefino alla morte, e alla morte di croce(Fil 2,8).

La seconda tentazione ci mostra che il desiderio di fare spettacolo e di conquistare il successo facendo intervenire addirittura gli angeli e usando Dio per ottenerlo, non fa parte della logica di Gesù. Anche se il tentatore usa la Bibbia e manipola la Parola di Dio per essere più convincente, Gesù non cade nel tranello di recitare un ruolo per ottenere seguaci. Il potere che lui sceglie è quello proprio di Dio, per cui ogni ginocchio si piegherà (Fil 2,10) proclamandolo Figlio e Messia, ma solo dopo aver attraversato l’enigma della morte. Egli decide infatti di essere l’agnello di Dioche vince il male assumendolo pienamente e trasformandolo in bene per il mondo intero. Gesù salva attraverso quella croce proprio perché non risponde con la durezza alla violenza subita, ma accetta con amore la libertà di fare anche il male propria dei suoi accusatori e dei carnefici, riconoscendo in loro l’incomprensione nei suoi confronti e l’incapacità di capire: da qui scaturisce la richiesta del loro perdono fatta al Padre (cf. Lc 23,34).

Nella terza tentazione Gesù, rifiutando il potere offertogli da Satana e allontanando da lui colui che vorrebbe essere adorato per assoggettarlo a sé pienamente, dimostra di non voler influire direttamente sulle scelte che guidano il mondo, ottenendo facilmente il consenso del popolo. Dio è l’unico che ha il vero potere, quello del servizio. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mt 20,28). Il suo mettersi a servizio lo dimostrerà e attuerà in modo lampante durante l’ultima cena, lavando i piedi agli apostoli. 
Concludendo, Gesù viene dunque tentato nel suo essere Messia, per la liberazione dal dominio straniero, ma il messianismo politico concepito dai giudei viene da lui respinto. La conquista e l’instaurazione di un potere imperialistico in nome di Dio è una perversione diabolica della vera relazione di fede che riconosce l’unica signoria di Dio (R. Fabris).
Infine: Gesùche aveva rifiutato l’intervento divino per fare spettacolo e avere successo viene  aiutato nel segreto del deserto dagli angeli mandati dal Padre che, nella sua provvidenza, sazia l’umanissima fame del Figlio: un’immagine bellissima che ci testimonia la tenerezza di Dio, autentico Padre e Madre che soccorre e che ama.

Padre Nostro
Preghiera sul Vangelo

La tua missione è cominciata e tu, Gesù, vieni subito sottoposto alla tentazione. Non è facile il compito che ti aspetta. Coloro che attendono il Messia se lo sono immaginato nei modi più diversi.
E tu devi scegliere, a costo di deludere e di scontentare; a costo di apparire debole e incapace. Ti sei fatto uomo per questo: devi fare i conti con la fame, con la fatica, con la fragilità, legate alla nostra condizione. Non cerchi scorciatoie, ma accetti di farti condurre solo dalla fiducia nel Padre tuo.
Potresti compiere gesti spettacolari per attirare l’ attenzione su di te,
per dimostrare che tu vieni veramente da Dio: sei il suo Figlio!
Ma tu non hai bisogno che il Padre ti spiani la strada da ogni ostacolo
e costringa tutti ad accoglierti: non hai bisogno di prove per essere sicuro del suo amore. Ogni progetto ha bisogno di mezzi e spesso noi uomini riteniamo che sia determinante un grande spiegamento di forze.  
Tu, invece, decidi di essere il Messia povero, 
ma anche totalmente libero, che obbedisce solo al Padre.
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020
«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» 
(2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva. 
In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

2. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà. 
In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui. 

3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48). 
Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione. 

4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.
Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.
Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14). 
Francesco
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