Via Mantova, 44- 37019 Peschiera (d.G.). Tel. 045.75. 51.400 parroco: don Attilio Bonato (ottobre 2009).
sabato 12 novembre 2016
13 novembre 2016
33a domenica del tempo ordinario
Dal libro del profeta Malachìa
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i
superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel
giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non
lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio
nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Salmo responsoriale
Il Signore giudicherà il mondo
con giustizia.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti
a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Risuoni il mare
e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme
le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il
mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.
Dalla seconda lettera di san Paolo
apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non
siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane
di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di
peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da
imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa
regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi
vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi
tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane
lavorando con tranquillità.
+ Dal Vangelo secondo Luca
martedì 8 novembre 2016
I martiri albanesi
da “Avvenire”
I
primi 38 martiri del regime comunista albanese sono beati.
La proclamazione nella Cattedrale di Scutari, durante la Messa
presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto dela Congregazione per
le Cause dei Santi. Subito dopo aver scoperto l'arazzo che li raffigura, è
stato il prossimo cardinale, don Ernest Simoni, anch'egli perseguitato
dalla dittatura e finito in carcere per 28 anni, a portare ai piedi
dell'immagine l'urna contenente le reliquie. Un grande applauso ha sottolineato
il commovente momento.
Questa
beatificazione – ha detto Amato all'omelia - “ricorda a tutti che sulla terra
il bene è continuamente osteggiato dal male. Ma non sono i persecutori, bensì i
martiri gli autentici protagonisti della storia dell'umanità”. Essi “hanno
mostrato verso i nemici – ha aggiunto il porporato – gli stessi sentimenti e
atteggiamenti di Cristo: perdono, lealtà, fortezza, fraternità, misericordia.
Diventano in tal modo la bussola salutare per il nostro retto orientamento
verso il porto del bene, che è il regno di Dio da edificare anche su questa
terra”.
Alla
celebrazione hanno preso parte decine di migliaia di fedeli. Gremita la
Cattedrale, che il regime aveva trasformato in palazzetto dello sport, gremito
anche il sagrato antistante e le vie laterali. Insieme con il cardinale Amato
hanno concelebrato il presidente della Cei e del Ccee, cardinale Bagnasco, i
cardinali Crescenzio Sepe (Napoli), Salvatore De Giorgi (emerito di Palermo) e
Rainer Maria Woelki (Colonia), oltre naturalmente al “padrone di casa”,
monsignor Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, e una trentina di
vescovi provenienti da tutta Europa (numerosi gli italiani, tra i quali gli
arcivescovi di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, di Taranto, Filippo Santoro, di
Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio, e il vescovo di
Teramo-Atri, Michele Seccia).
Presenti
anche numerosi parenti dei nuovi beati, tra i quali i nipoti di monsignor
Vincent Prennushi, arcivescovo di Durazzo, che ne è il capofila. In
rappresentanza delle istituzioni pubbliche il presidente del Parlamento di
Tirana e cinque ministri. Hanno anche presenziato esponenti ortodossi e
musulmani.
“Desidero
benedire e ringraziare il Signore per tutto questo e, insieme con voi,
implorare la forza dello Spirito Santo per questa piccola Chiesa in terra di
Albania – ha detto monsignor Massafra al termine della celebrazione -. Siamo un
piccolo resto, ma dal cuore grande e, perciò disponibile a quanto il Signore
richiederà da noi”.
Chi
sono i nuovi beati della Chiesa di Albania
Nell'elenco
dei 38 martiri figurano 2 vescovi, 21 sacerdoti diocesani, sette francescani,
tre gesuiti, quattro laici (tra i quali una donna) e un seminarista. La loro
morte è compresa tra il 1945, data della prima esecuzione e il 1974, anno
dell'ultima. Numerosi altri sacerdoti e laici persero la vita sotto il regime
comunista. Monsignor Massafra ha auspicato che presto giunga anche per loro il
riconoscimento del martirio.
«È un
martirio corale di una Chiesa e abbraccia quasi l’intero periodo delle
persecuzioni, poiché il primo a morire fu il sacerdote Lazer Shantoja il
3 marzo 1945, mentre l’ultimo (un altro sacerdote), Mikel Beltoja, trovò
la morte il 10 febbraio 1974» ha spiegato Padre Giovangiuseppe Califano,
postulatore della causa. Naturalmente «coloro che furono perseguitati erano
molti di più, ma queste erano le figure più luminose, quelle sulle quali si
potevano trovare delle prove inconfutabili sul martirio in odium fidei. Erano
inoltre le persone più in vista sotto il profilo intellettuale e culturale. Il
regime, dunque, li eliminò subito (solo sette su 38 furono uccisi dopo il 1950)
perché essi potevano formare le coscienze e mettere in guardia dai pericoli del
comunismo».
Lo fecero
senz’altro i due vescovi Prennushi e Gjini,
i quali risposero al
tentativo del regime di costituire una Chiesa staccata da Roma con la
perentoria affermazione: «Non separeremo mai il nostro gregge dal Papa».
Lo
fece anche il seminarista Mark Cuni, che con altri compagni e alcuni
professori dette vita all’Unione albanese, movimento non violento per allertare
la popolazione in occasione delle prime elezioni dopo la guerra. Pagò con la
fucilazione, insieme con due gesuiti: Daniel Dajani e Giovanni Fausti,
quest’ultimo di origine italiana.
Commovente
è la storia di Maria Tuci, l’unica donna fra i 38, laica. Resistette con
forza alla violenza carnale dei suoi persecutori, ma fu letteralmente sfigurata
in volto (lei che viene descritta come molto bella), al punto che i parenti
ebbero difficoltà a riconoscerla. Non tutti furono fucilati, alcuni morirono di
stenti in carcere o in seguito alle percosse e alle torture. Praticamente tutti
però perdonando i loro persecutori.
sabato 5 novembre 2016
32a domenica del tempo ordinario
Dal
secondo libro dei Maccabèi
In quei
giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre,
furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni
suine proibite.
Uno di
loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da
noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il
secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla
vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi,
ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo
costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la
lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho
queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle
di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di
questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto
morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.
Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli
uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati;
ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».
Salmo responsoriale (Sal 16)
Ci
sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.
Ascolta,
Signore, la mia giusta causa,
sii
attento al mio grido.
Porgi
l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie
labbra non c’è inganno.
Tieni
saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei
piedi non vacilleranno.
Io
t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a
me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi
come pupilla degli occhi,
all’ombra
delle tue ali nascondimi,
io nella
giustizia contemplerò il tuo volto,
al
risveglio mi sazierò della tua immagine.
Dalla
seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli,
lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci
ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti
i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il
resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia
glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti
e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi
confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo
a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo
facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di
Dio e alla pazienza di Cristo.
Dal
Vangelo secondo Luca
In quel
tempo, 27si avvicinarono a Gesù alcuni
sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa
domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se
muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo
fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29C’erano dunque sette fratelli: il
primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare
figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione,
di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di
questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della
risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire,
perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono
figli di Dio. 37Che
poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando
dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi;
perché tutti vivono per lui».
Forma
breve (Lc 20, 27.34-38):
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni8 sadducèi, 27i quali dicono che non c’è risurrezione: 34«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono
marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita
futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali
agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche
Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio
di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti
vivono per lui».
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6 novembre 2016
- 32a domenica del tempo ordinario - anno C
Avvisi
Lunedì 7- ore 18.30: catechismo 1a
media
…..........................................................................................................
Venerdì 11 - ore 18.30: S. Messa concelebrata nella parrocchia di S. Martino
in occasione della Festa patronale della parrocchia
…..........................................................................................................
Sabato 12 - ore 10.00: catechismo 4a
e 5a elementare
Sabato 12 novembre -nel pomeriggio- al Palazzetto
dello sport a Verona si tiene l’ annuale MEETING
ADOLESCENTI per gli adolescenti di tutta la diocesi.
Saranno presenti anche
i nostri adolescenti di Peschiera.
…..........................................................................................................
preghiera sul Vangelo
della domenica
Sono in molti, Gesù, ad
immaginare il mondo nuovo che tu prepari,
semplicemente come una
riverniciatura della realtà del nostro mondo di quaggiù. Sono in molti, Gesù,
ad immaginare la vita futura con i
connotati di questa vita terrena che ben conosciamo…
E invece no. Quello che
tu ci prometti é un mondo segnato dalla
novità,
in cui il tuo amore trova
compimento e riesce a distruggere tutto ciò
che rovina l’esistenza
degli uomini, tutto ciò che provoca sofferenza
e genera divisione e
angoscia, tutto ciò che alimenta gli istinti più bassi,
i comportamenti più
egoistici,
i disegni più meschini.
Strappaci, dunque,
Signore Gesù, alle nostre rappresentazioni limitate,
alle nostre attese prive
di respiro
e donaci di aprire il
cuore e l’intelligenza alla fantasia dello Spirito.
Insegnaci a diventare figli
e figlie della risurrezione,
che già percorrono i
sentieri inediti
di una terra nuova in cui
mettono radice la giustizia e la pace
e le armi da guerra
scompaiono, rimpiazzate dai gesti dell’accoglienza senza
limiti.
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