martedì 8 novembre 2016

I martiri albanesi

da “Avvenire”
I primi 38 martiri del regime comunista albanese sono beati. La proclamazione nella Cattedrale di Scutari, durante la Messa presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto dela Congregazione per le Cause dei Santi. Subito dopo aver scoperto l'arazzo che li raffigura, è stato il prossimo cardinale, don Ernest Simoni, anch'egli perseguitato dalla dittatura e finito in carcere per 28 anni, a portare ai piedi dell'immagine l'urna contenente le reliquie. Un grande applauso ha sottolineato il commovente momento.

Questa beatificazione – ha detto Amato all'omelia - “ricorda a tutti che sulla terra il bene è continuamente osteggiato dal male. Ma non sono i persecutori, bensì i martiri gli autentici protagonisti della storia dell'umanità”. Essi “hanno mostrato verso i nemici – ha aggiunto il porporato – gli stessi sentimenti e atteggiamenti di Cristo: perdono, lealtà, fortezza, fraternità, misericordia. Diventano in tal modo la bussola salutare per il nostro retto orientamento verso il porto del bene, che è il regno di Dio da edificare anche su questa terra”.
Alla celebrazione hanno preso parte decine di migliaia di fedeli. Gremita la Cattedrale, che il regime aveva trasformato in palazzetto dello sport, gremito anche il sagrato antistante e le vie laterali. Insieme con il cardinale Amato hanno concelebrato il presidente della Cei e del Ccee, cardinale Bagnasco, i cardinali Crescenzio Sepe (Napoli), Salvatore De Giorgi (emerito di Palermo) e Rainer Maria Woelki (Colonia), oltre naturalmente al “padrone di casa”, monsignor Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, e una trentina di vescovi provenienti da tutta Europa (numerosi gli italiani, tra i quali gli arcivescovi di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, di Taranto, Filippo Santoro, di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio, e il vescovo di Teramo-Atri, Michele Seccia).
Presenti anche numerosi parenti dei nuovi beati, tra i quali i nipoti di monsignor Vincent Prennushi, arcivescovo di Durazzo, che ne è il capofila. In rappresentanza delle istituzioni pubbliche il presidente del Parlamento di Tirana e cinque ministri. Hanno anche presenziato esponenti ortodossi e musulmani.
“Desidero benedire e ringraziare il Signore per tutto questo e, insieme con voi, implorare la forza dello Spirito Santo per questa piccola Chiesa in terra di Albania – ha detto monsignor Massafra al termine della celebrazione -. Siamo un piccolo resto, ma dal cuore grande e, perciò disponibile a quanto il Signore richiederà da noi”.
Chi sono i nuovi beati della Chiesa di Albania
Nell'elenco dei 38 martiri figurano 2 vescovi, 21 sacerdoti diocesani, sette francescani, tre gesuiti, quattro laici (tra i quali una donna) e un seminarista. La loro morte è compresa tra il 1945, data della prima esecuzione e il 1974, anno dell'ultima. Numerosi altri sacerdoti e laici persero la vita sotto il regime comunista. Monsignor Massafra ha auspicato che presto giunga anche per loro il riconoscimento del martirio.
«È un martirio corale di una Chiesa e abbraccia quasi l’intero periodo delle persecuzioni, poiché il primo a morire fu il sacerdote Lazer Shantoja il 3 marzo 1945, mentre l’ultimo (un altro sacerdote), Mikel Beltoja, trovò la morte il 10 febbraio 1974» ha spiegato Padre Giovangiuseppe Califano, postulatore della causa. Naturalmente «coloro che furono perseguitati erano molti di più, ma queste erano le figure più luminose, quelle sulle quali si potevano trovare delle prove inconfutabili sul martirio in odium fidei. Erano inoltre le persone più in vista sotto il profilo intellettuale e culturale. Il regime, dunque, li eliminò subito (solo sette su 38 furono uccisi dopo il 1950) perché essi potevano formare le coscienze e mettere in guardia dai pericoli del comunismo».

Lo fecero senz’altro i due vescovi Prennushi e Gjini
i quali risposero al tentativo del regime di costituire una Chiesa staccata da Roma con la perentoria affermazione: «Non separeremo mai il nostro gregge dal Papa».
Lo fece anche il seminarista Mark Cuni, che con altri compagni e alcuni professori dette vita all’Unione albanese, movimento non violento per allertare la popolazione in occasione delle prime elezioni dopo la guerra. Pagò con la fucilazione, insieme con due gesuiti: Daniel Dajani e Giovanni Fausti, quest’ultimo di origine italiana.

Commovente è la storia di Maria Tuci, l’unica donna fra i 38, laica. Resistette con forza alla violenza carnale dei suoi persecutori, ma fu letteralmente sfigurata in volto (lei che viene descritta come molto bella), al punto che i parenti ebbero difficoltà a riconoscerla. Non tutti furono fucilati, alcuni morirono di stenti in carcere o in seguito alle percosse e alle torture. Praticamente tutti però perdonando i loro persecutori.

sabato 5 novembre 2016

AscoltarTi è una festa - XXXII Domenica del Tempo Ordinario

32a domenica del tempo ordinario

Dal secondo libro dei Maccabèi

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Salmo responsoriale (Sal 16)
Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

Seconda lettura (2Ts 2,16-3,5)
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.
Vangelo (Lc 20,27-38)
Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, 27si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Forma breve (Lc 20, 27.34-38):
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni8 sadducèi, 27i quali dicono che non c’è risurrezione: 34«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

^*^*^*^*^*^*^^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*
6 novembre 2016 - 32a domenica del tempo ordinario - anno C


Avvisi
Lunedì 7- ore 18.30: catechismo 1a media
…..........................................................................................................
Venerdì 11 - ore 18.30: S. Messa concelebrata nella parrocchia di S. Martino in occasione della Festa patronale della parrocchia
…..........................................................................................................
Sabato 12 - ore 10.00: catechismo 4a e 5a elementare

Sabato 12 novembre -nel pomeriggio- al Palazzetto dello sport a Verona si tiene l’ annuale MEETING ADOLESCENTI per gli adolescenti di tutta la diocesi.
Saranno presenti anche i nostri adolescenti di Peschiera.
…..........................................................................................................
preghiera sul Vangelo della domenica

Sono in molti, Gesù, ad immaginare il mondo nuovo che tu prepari,
semplicemente come una riverniciatura della realtà del nostro mondo di quaggiù. Sono in molti, Gesù, ad immaginare la vita futura con  i connotati di questa vita terrena che ben conosciamo…
E invece no. Quello che tu ci prometti  é un mondo segnato dalla novità,
in cui il tuo amore trova compimento e riesce a distruggere tutto ciò
che rovina l’esistenza degli uomini, tutto ciò che provoca sofferenza
e genera divisione e angoscia, tutto ciò che alimenta gli istinti più bassi,
i comportamenti più egoistici, 
i disegni più meschini.
Strappaci, dunque, Signore Gesù, alle nostre rappresentazioni limitate,
alle nostre attese prive di respiro
e donaci di aprire il cuore e l’intelligenza alla fantasia dello Spirito.
Insegnaci a diventare figli e figlie della risurrezione,
che già percorrono i sentieri inediti
di una terra nuova in cui mettono radice la giustizia e la pace
e le armi da guerra scompaiono, rimpiazzate dai gesti dell’accoglienza senza limiti.