sabato 5 novembre 2022

I cittadini in campo

 

L’impegno delle reti associative cristiane

 «Insieme a papa Francesco, per la pace» 

 

La Lettera dei Presidenti dei movimenti cattolici ed ecumenici, scritta in vista della manifestazione per la pace del 5 novembre

 

A pochi giorni dalla grande manifestazione per la pace del 5 novembre a Roma e uniti a Papa Francesco, offriamo questo contributo di riflessione al dibattito e al confronto in corso sul drammatico problema della guerra e sulla necessità di avviare concreti percorsi di pace.

Dal 24 febbraio 2022 la Russia di Putin con l’invasione dell’Ucraina ha portato la guerra nel cuore dell’Europa. Una guerra che comporta in prevalenza vittime civili, tra cui in maggioranza donne, bambini e anziani, a causa di bombardamenti su abitazioni, scuole, ospedali, centri culturali, chiese, convogli umanitari. Questa guerra si pone accanto alle tante altre sparse per il mondo, per lo più guerre dimenticate perché lontane da noi. Da quando è apparso sulla terra l’uomo ha cominciato a combattere contro i propri simili: Caino ha ucciso Abele. E poi tutta una sequela di guerre: di conquista e di indipendenza, guerre rivoluzionarie e guerre controrivoluzionarie, guerre sante e guerre di religione, guerre difensive e guerre offensive, crociate… fino alle due guerre mondiali. Con la creazione delle Nazioni Unite si pensava che la guerra fosse ormai un’opzione non più prevista, una metodologia barbara, dunque superata, per la soluzione dei conflitti. E invece no. Eccoci ancora con il dramma della guerra vicino a noi.

Don Primo Mazzolari, dopo l’esperienza drammatica di due guerre mondiali, era giunto alla conclusione, in “Tu non uccidere”, che la guerra è sempre un fratricidio, un oltraggio a Dio e all’uomo, e di conseguenza, tutte le guerre, anche quelle rivoluzionarie, difensive ecc., sono da rifiutare senza mezzi termini. È quanto aveva scritto ai governanti dei Paesi belligeranti anche Papa Benedetto XV nel pieno della prima guerra mondiale, indicandola come «una follia, un’inutile strage». 

E come non ricordare Paolo VI all’Onu nel 1965 con il suo grido rivolto ai potenti del mondo: «Mai più la guerra, mai più la guerra, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con le armi in pugno»?

Un grido, questo, ripetuto da Giovanni Paolo II nel tentativo di scongiurare la guerra in Iraq e l’invasione del Kuwait e da Benedetto XVI ad Assisi accanto ai leader religiosi mondiali.

Ora, di fronte al drammatico conflitto in corso in Ucraina, è papa Francesco a ricordarci costantemente che la guerra è «una follia, un orrore, un sacrilegio, una logica perversa»: «Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate il fuoco. Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili. E tali saranno se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni» (Angelus di domenica 3 ottobre 2022).

Come realtà del mondo cattolico italiano e dei movimenti ecumenici e nonviolenti a base spirituale, vogliamo unire la nostra voce a quella di Papa Francesco per chiedere un impegno più determinato nella ricerca della pace.

 

Affidarsi esclusivamente alla logica delle armi rappresenta il fallimento della politica. Il nostro Paese deve da protagonista far valere le ragioni della pace in sede di Unione Europea, di Nazioni Unite e in sede Nato. Il dialogo, il confronto, la diplomazia sono le strade da percorrere con determinazione.

Servono urgentemente concrete scelte e forti gesti di pace. 

Di fronte all’evocazione del possibile utilizzo di ordigni atomici, e dunque di fronte al terribile rischio dello scatenarsi di un conflitto mondiale, un gesto dirompente di pace sarebbe certamente la scelta da parte del nostro Paese di ratificare il “Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari”, armi di distruzione di massa, dunque eticamente inaccettabili. 

L’abbiamo già chiesto ad alta voce in 44 presidenti nazionali di realtà del mondo cattolico e come movimenti ecumenici e nonviolenti a base spirituale, con la sottoscrizione, nella primavera del 2021, del documento “L’Italia ratifichi il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari”, e poi con un secondo documento del gennaio 2022. L’hanno chiesto centinaia di Sindaci di ogni colore politico. L’hanno chiesto in un loro documento i vescovi italiani. L’hanno chiesto associazioni e movimenti della società civile. Rinnoviamo ora questa richiesta al nuovo Governo e al nuovo Parlamento affinché pongano urgentemente all’ordine del giorno la ratifica del “Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari”, a indicare che il nostro Paese non vuole più armi nucleari sul proprio territorio e che sollecita anche i propri alleati a percorrere questa strada di pace. Purtroppo, anche dopo tante guerre, noi non abbiamo ancora imparato la lezione e continuiamo ogni volta ad armarci, a fare affari con la vendita di armi e a prepararci alla guerra.

Forse sarebbe opportuno con determinazione e coraggio percorrere altre strade. Forse sarebbe opportuno riempire di precise scelte e contenuti quella che Giorgio La Pira chiamava «l’utopia della pace ». Prima che sia troppo tardi.

 

«La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo e di impostare le relazioni internazionali» (papa Francesco, 24 marzo 2022).

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Cara amica e caro amico, 

sono contento che ti metti in marcia per la pace. Qualunque sia la tua età e condizione, permettimi di darti del “tu”. Le guerre iniziano sempre perché non si riesce più a parlarsi in modo amichevole tra le persone, come accadde ai fratelli di Giuseppe che provavano invidia verso uno di loro, Giuseppe, invece di gustare la gioia di averlo come fratello. Così Caino vide nel fratello Abele solo un nemico.

Ti do del “tu” perché da fratelli siamo spaventati da un mondo sempre più violento e guerriero. Per questo non possiamo rimanere fermi. Alcuni diranno che manifestare è inutile, che ci sono problemi più grandi e spiegheranno che c’è sempre qualcosa di più decisivo da fare. Desidero dirti, chiunque tu sia – perché la pace è di tutti e ha bisogno di tutti – che invece è importante che tutti vedano quanto è grande la nostra voglia di pace. Poi ognuno farà i conti con se stesso. Noi non vogliamo la violenza e la guerra. E ricorda che manifesti anche per i tanti che non possono farlo. Pensa: ancora nel mondo ci sono posti in cui parlare di pace è reato e se si manifesta si viene arrestati! Grida la pace anche per loro!

Quanti muoiono drammaticamente a causa della guerra. I morti non sono statistiche, ma persone. Non vogliamo abituarci alla guerra e a vedere immagini strazianti. E poi quanta violenza resta invisibile nelle tante guerre davvero dimenticate. Ecco, per questo chiediamo con tutta la forza di cui siamo capaci: “Aiuto! Stanno male! Stanno morendo! Facciamo qualcosa! Non c’è tempo da perdere perché il tempo significa altre morti!” Il dolore diventa un grido di pace.

La pace mette in movimento. È un cammino. « E, per giunta, cammino in salita», sottolineava don Tonino Bello, che aggiungeva: «Occorre una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.

Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo». Le strade della pace esistono davvero, perché il mondo non può vivere senza pace. Adesso sono nascoste, ma ci sono. Non aspettiamo una tragedia peggiore. Cerchiamo di percorrerle noi per primi, perché altri abbiamo il coraggio di farlo. Facciamo capire da che parte vogliamo stare e dove bisogna andare. E questo è importante perché nessuno dica che lo sapevamo, ma non abbiamo detto o fatto niente.

Non sei un ingenuo. Non è realista chi scrolla le spalle e dice che tanto è tutto inutile. Noi vogliamo dire che la pace è possibile, indispensabile, perché è come l’aria per respirare. E in questi mesi ne manca tanta. È proprio vero che uccidere un uomo significa uccidere un mondo intero. E allora quanti mondi dobbiamo vedere uccisi per fermarci?

«Quante volte devono volare le palle di cannone prima che siano bandite per sempre? ». «Quante orecchie deve avere un uomo prima che possa sentire la gente piangere?». «Quante morti ci vorranno finché non lo saprà che troppe persone sono morte? ». «Quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare? ». Io, te e tanti non vogliamo lutti peggiori, forse definitivi per il mondo, prima di fermare queste guerre, quella dell’Ucraina e tutti gli altri pezzi dell’unica guerra mondiale. Le morti sono già troppe per non capire! E se continua, non sarà sempre peggio? Chi lotta per la pace è realista, anzi è il vero realista perché sa che non c’è futuro se non insieme. 

È la lezione che abbiamo imparato dalla pandemia. Non vogliamo dimenticarla. L’unica strada è quella di riscoprirci “Fratelli tutti”. Fai bene a non portare nessuna bandiera, solo te stesso: la pace raccoglie e accende tutti i colori. Chiedere pace non significa dimenticare che c’è un aggressore e un aggredito e quindi riconoscere una responsabilità precisa. Papa Francesco con tanta insistenza ha chiesto di fermare la guerra. 

Poco tempo fa ha detto: «Chiediamo al Presidente della Federazione Russa, di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte e chiediamo al Presidente dell’Ucraina perché sia aperto a serie proposte di pace ». Chiedi quindi la pace e con essa la giustizia. L’umanità ed il pianeta devono liberarsi dalla guerra. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza Internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale, per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari, ridurre la spesa militare in favore di investimenti che combattano le povertà. 

E chiediamo all’Italia di ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari non solo per impedire la logica del riarmo, ma perché siamo consapevoli che l’umanità può essere distrutta. Dio, il cui nome è sempre quello della pace, liberi i cuori dall’odio e ispiri scelte di pace, soprattutto in chi ha la responsabilità di quanto sta accadendo. Nulla è perduto con la pace. L’uomo di pace è sempre benedetto e diventa una benedizione per gli altri. Ti abbraccio fraternamente.

Cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Cei 

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6 novembre 2022 

32a domenica del tempo ordinario

 

Prima Lettura - Dal secondo libro dei Maccabèi - 2 Mac 7,1-2.9-14
 
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 16 (17)

 

R. Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R.
 
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole, R.
 
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. R.
 

Seconda Lettura - Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 2,16-3,5

 
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca- Lc 20,27-38


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».


Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

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omelia

 

Tutto comincia con una domanda dei sadducei che cercano di  mettere in imbarazzo Gesù (Lc 20,27-38). Sembra quasi una barzelletta…La donna che ha avuto sette mariti, uno dietro l’altro… nella vita futura di chi sarà moglie? Con questo esempio strano e assurdo, cercano di mettere in ridicolo l'idea della risurrezione, di considerarla una specie di superstizione popolare! 

Gesù risponde e  cita un passo del libro dell’Esodo che è un testo su Dio e sul rapporto che Dio ha avuto con i grandi patriarchi: Abramo. Isacco e Giacobbe. Gesù si rifà al centro della Scrittura e conduce il discorso alla radice, cioè sulla certezza del Dio vivente e sulla sua fedeltà. 

Ecco il pensiero di Gesù: se Dio ama l'uomo veramente, non può abbandonarlo in potere della morte. Se Dio ha stabilito una relazione di amore e di fedeltà con questi grandi personaggi, come si può pesare che tutto si interrompa con la morte? E questo non vale solo per loro, ma per tutti quelli che credono in Lui. 


Ma rispondendo ai sadducei, Gesù ne approfitta anche per correggere le idee di quei farisei, che concepivano la risurrezione in termini materiali, prestandosi in tal modo all'ironia e alle critiche di chi aveva dei dubbi sul mondo futuro…

Gesù afferma che la vita dei morti non è un ritorno al mondo di questa vita terrena. 

Anche noi facciamo fatica a immaginare come saremo… ed è comprensibile, perché non abbiamo nessuna esperienza del mondo di Dio e della vita futura. Possiamo avere anche delle idee un po’ ingenue e infantili… Ma c’è anche un problema più di fondo. 

Oggi, per la debolezza della loro fede, molti pensano che tutto sia finito con la morte e quindi non ci sia nessuna speranza di una vita dopo la morte. Che  questo mondo è il solo e l’ unico mondo che abbiamo e quindi…approfittiamo per godercelo senza farci tanti scrupoli morali o limiti, di nessun genere finché possiamo! 

 

Dobbiamo confermare la forza delle parole del Credo che professiamo ogni domenica: “Credo la vita eterna, credo la vita del mondo che verrà”.   

Sarà  una vita diversa, perché custodita dall’amore di Dio: verrebbe da somigliarla a quella degli angeli, dice Gesù (20,36). Ma quando Luca scriveva il suo Vangelo egli certamente pensava anche al mondo pagano del suo tempo, che non accettava la risurrezione del corpo: il corpo, si pensava, è la prigione dello spirito e la salvezza consiste, appunto, nel liberarsene. Di fronte a questa mentalità, che rischiava di tradire nel profondo l'insegnamento di Gesù, Gesù stesso  spiega che la risurrezione non significa in alcun modo un prolungamento dell'esistenza presente. La risurrezione non è la rianimazione di un cadavere. È un salto di qualità. Si tratta di un'esistenza nuova, di un altro mondo. E’ una nuova creazione che ci rende simili al Cristo.

Abbiamo bisogno di credere ancora ancora di più alle parole del Signore, Ci fidiamo di Lui e del suo amore più forte della morte. 

 

S.Paolo ai Corinti: “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.  Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti”

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Intenzioni per la preghiera dei fedeli

 

Tu sei fonte di vita eterna !

 

Per la Chiesa di Cristo: la speranza della risurrezione che continuamente viene annunciata agli uomini, sia sorgente di impegno per creare un mondo più giusto e più fraterno; preghiamo. 

 

Per tutti i cristiani: sentendosi, in forza del Battesimo, figli della risurrezione, sappiano scegliere tutto ciò che favorisce la crescita della vita in ogni sua forma e in tutti i suoi aspetti; preghiamo. 

 

Per la nostra umanità: non scelga la morte, fabbricando armi, distruggendo la natura, seminando la violenza, ma scelga tutto ciò che favorisce il diffondersi della vita nella sua pienezza; preghiamo. 

 

Nella 72a GIORNA DEL RINGRAZIAMENTO.

Perché lo Spirito del Signore ci educhi al rendimento di grazie per i frutti della terra che sostentano la nostra vita, all'apprezzamento verso i lavoratori della terra, al rispetto e alla salvaguardia dell'ambiente e della natura da cui tutti traiamo nutrimento, preghiamo

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il Messaggio per la 72ª Giornata Nazionale del Ringraziamento del 6 novembre sul tema: “«Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto» (Am 9,14). Custodia del creato, legalità, agromafie”.


L’agricoltura tra corruzione e cura

 

L’agricoltura è un’attività umana che assicura la produzione di beni primari ed è sorgente di grandi valori: la dignità e la creatività delle persone, la possibilità di una cooperazione fruttuosa, di una fraternità accogliente, il legame sociale che si crea tra i lavoratori. Apprezziamo oggi più che mai questa attività produttiva in un tempo segnato dalla guerra, perché la mancata produzione di grano affama i popoli e li tiene in scacco. Le scelte assurde di investire in armi anziché in agricoltura fanno tornare attuale il sogno di Isaia di trasformare le spade in aratri, le lance in falci (cf. Is 2,15).

Non poche volte all’interno dell’attività agricola si infiltra un agire che crea grandi squilibri economici, sociali e ambientali. È ormai ampiamente documentata in alcune regioni italiane l’attività fiorente delle agromafie, che fanno scivolare verso l’economia sommersa anche settori e soggetti tradizionalmente sani, coinvolgendoli in reti di relazioni corrotte. Il riciclaggio di denaro sporco o l’inquinamento dei terreni su cui si sversano sostanze nocive, il fenomeno delle «terre dei fuochi» che evidenziano i danni subiti dagli agricoltori e dall’ambiente, vittime di incendi provocati da mani criminali, sono esempi di degrado. Nelle imprese catturate da dinamiche ingiuste si rafforzano comportamenti che minacciano ad un tempo la qualità del cibo prodotto e i diritti dei lavoratori coinvolti nella produzione. Si tratta di strutture di peccato che si infiltrano nella filiera della produzione alimentare: si pensi alle forme di caporalato, che portano a sfruttamento e talvolta alla tratta, le cui vittime sono spesso persone vulnerabili, come i lavoratori e le lavoratrici immigrati o minorenni, costretti a condizioni di lavoro e di vita disumane e senza alcuna tutela. Parlare di «agromafia» significa anche parlare di pratiche di agricoltura insostenibili dal punto di vista ambientale e di sofisticazione alimentare che mina la tutela dei prodotti cosiddetti “dop”, così come uso di terreni agricoli per l’immagazzinamento di rifiuti tossici industriali o urbani.

 

«Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto» (Am 9,14)

 

La terra è creata ed affidata all’umanità come un giardino: l’immagine biblica esprime la bellezza del creato e suggerisce il compito degli uomini di esserne i custodi e i coltivatori, con la responsabilità di trasmetterlo alle generazioni future (cf. Gen 2,15). L’alleanza di Dio con il suo popolo si manifesta nel dono di una terra «dove scorrono latte e miele» (cf Es 3,8), nei confronti della quale Israele conserva sempre la memoria che la prosperità viene dall’Altissimo, e a Lui ogni anno va presentata con gratitudine ogni primizia, condividendo la gioia per i beni ricevuti con chi non ha una sua proprietà, ossia con il levita e con il forestiero (cf. Dt 26,11). L’esperienza del peccato incrina la relazione all’interno dell’umanità e con la casa comune del creato: la Scrittura non manca di denunciare chi calpesta la dignità dell’altro, attraverso un uso ed un commercio iniquo di beni che sono invece destinati a tutti. In modo particolare è il profeta Amos che denuncia questa situazione: mercanti disonesti falsano le bilance e ingannano sulle unità di misura, per fare guadagni iniqui a svantaggio di chi lavora con onestà e dei poveri. Riescono persino a vendere lo scarto del grano! Il profeta si scaglia contro questa cultura di un profitto iniquo, che nega la dignità delle persone più umili, giungendo a «comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali» (Am 8,6).

Alle parole severe di denuncia si associano anche quelle che annunciano una rinnovata prosperità che scaturirà dalla fedeltà alla Parola di Dio: nei tempi messianici le relazioni sono improntate a giustizia ed equità, e l’umanità potrà godere dei frutti del suo lavoro. Lo stesso Amos assicura: «Pianteranno vigne e ne berranno vino, coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto» (Am 9,14). L’ingiustizia che ha devastato il lavoro dell’uomo e ne ha calpestato la dignità è destinata ad essere sconfitta: laddove si custodisce il legame con il Creatore, l’uomo mantiene viva la sua vocazione di custode del fratello e della casa comune.

La relazione tra cura del creato e giustizia è fondamentale, perché quando viene meno l’uomo violenta la natura e non promuove il lavoro del fratello. L’enciclica Laudato sì ha affermato: «Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà (…). Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139). Legalità e trasparenza sono determinanti per la salute, per la cura della terra, per la qualità della vita sociale: senza di esse non c’è amore per la creazione e tutela della dignità della persona, né amicizia sociale per gli uomini e le donne che la lavorano.

 

L’impegno di tutti

 

La Chiesa continua a denunciare le forme di corruzione mafiosa e di sfruttamento dei poveri e vuole mantenere le mani libere da legami con i poteri di agromafie invasive e distruttive. Purtroppo, le terre inquinate sono frutto anche di silenzi omertosi e di indifferenza.

La comunità cristiana invoca, inoltre, un impegno forte da parte delle autorità pubbliche: è necessaria un’azione continuativa di prevenzione delle infiltrazioni criminali e di contrasto ad esse. Al contempo, quanto farebbe bene all’economia il sostegno di soggetti che operano nella legalità. Essi testimoniano un’economia che valorizza le persone e custodisce l’ambiente. È il segno che la dottrina sociale della Chiesa si incarna nel concreto e promuove relazioni di fraternità tra le persone e di cura verso il creato. Ben venga ogni strumento normativo disponibile per strappare i lavoratori alla precarietà! Sosteniamo la responsabilità degli operatori del mondo agricolo e delle loro associazioni: sono reti di sostegno reciproco per far fronte alla pressione delle agromafie, specie in un tempo in cui le difficoltà legate alla pandemia le rendono più forti.

La Chiesa incoraggia e sostiene tutte le aziende agricole esemplari nella legalità. Una testimonianza così preziosa vale tantissimo: arricchisce il tessuto relazionale di un territorio e forma coscienze libere. Non ha prezzo un’economia che si alimenta di giustizia e trasparenza. Alle imprese che promuovono lavoro e ambiente va il nostro grazie perché mostrano che è possibile un modello di agricoltura sostenibile. Vediamo anche quante belle esperienze di cooperazione sono garanzia di inclusione sociale!

Assume, infine, sempre più rilevanza la responsabilità dei consumatori nel premiare con l’acquisto di prodotti di aziende agricole che operano rispettando la qualità sociale e ambientale del lavoro. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (CV 66, LS 206), afferma il magistero sociale della Chiesa. Occorre ricordare che abbiamo una responsabilità nello stile di vita che adottiamo anche quando compriamo i prodotti agricoli. Possiamo diventare protagonisti di un’economia giusta o rafforzare strutture di peccato. Davvero oggi il mondo agricolo vive una scelta tra «la vita e il bene, la morte e il male» (Dt 30, 15): ne va, oltre che dell’esistenza personale di uomini e donne, anche della vita sociale, economica ed ambientale del Paese. Un impegno per tutti.

 



 

 




sabato 29 ottobre 2022


 30 ottobre 2022

Liturgia della Parola – 31a C 

 

Prima Lettura

Dal libro della Sapienza Sap 11,22-12,2
 
Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
 

Salmo Responsoriale Dal Sal 144 (145)

 

R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.
 

Seconda Lettura - Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 1,11-2,2

 
Fratelli,  preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10

 
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito,

perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».



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Omelia 2022 - 31a C 

 

Oggi il vangelo ci narra l’incontro tra Gesù e Zaccheo. È un testo che raccoglie tanti spunti di riflessione presenti nel V. di Luca. Gesù è sulla via che sale verso Gerusalemme, la meta del viaggio che Gesùprende con grande decisione (cf. Lc 9,51). Una tappa di questo viaggio è la città di Gerico, zona di confine della provincia romana della Giudea. Mentre Gesù sta attraversando Gerico, entra in scena un personaggio, Zaccheo che viene presentato con poche parole: é l'esattore -capo della dogana di Gerico, zona di confine della provincia romana. Ha al suo servizio dei dipendenti ed è molto ricco. Gli esattori vengono considerati dei pubblici peccatori e i giudei osservanti li evitavano ritenendoli impuri. Gesù sa andare oltre il pensiero ed  è capace di vedere in profondità: sgorge un uomo, dove gli altri vedono solo un delinquente...

Zaccheo è consapevole di essere peccatore, di non avere meriti da vantare. Umiliato da questa condizione e disprezzato da tutti, ha nel cuore un grande desiderio di conoscere il profeta e maestro Gesù, nella speranza che l’incontro con lui possa cambiare qualcosa nella sua vita. Lo mostra il suo comportamento: Cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura”.

Anche noi, come lui, andiamo a Gesù e lo cerchiamo con i nostri propri limiti e le nostre oscurità. Impariamo da Zaccheo la passione e il desiderio di incontrarlo, superando qualche ostacolo... anche la possibilità di non essere apprezzati o capiti…

 

Certo, occorrono desiderio, passione per Gesù. Questa passione traspare dal comportamento di Zaccheo: Corse avanti precedendo Gesù e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché stava per passare di là”. Per raggiungere il suo scopo, inoltre, Zaccheo non esita a rendersi ridicolo agli occhi altrui. Si immagini la scena: un uomo noto, che ha un certo potere, il quale si arrampica su un albero… Ed ecco un improvviso ribaltamento: “Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo, lo vide e gli parlò”. Zaccheo desidera vedere e scopre di essere visto da Gesù: in questo incrocio c’è tutto il senso della vita cristiana. Noi vogliamo vedere Gesù, ma è lui che ci vede, ci ama in anticipo, ci chiama e ci offre la vita in abbondanza. 

Qui è necessario sostare pazientemente sulle parole di Gesù: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo rimanere, dimorare a casa tua”.

“Zaccheo”: Gesù lo chiama con il suo nome proprio. “Scendi”. “Subito, in fretta”: non c’è tempo da perdere, l’occasione è da afferrare senza indugio!
“Oggi”: non ieri né domani.  

 “A casa tua”: entrare nella casa di un altro significa condividere con lui l’intimità; nello specifico, essendo Zaccheo un peccatore pubblico, questo auto-invito di Gesù significa compromettersi in modo scandaloso con il suo peccato. Gesù non dice: “Scendi subito perché voglio convertirti”, No, chiede a Zaccheo di essere suo ospite. Ovvero, si fa bisognoso per entrare in dialogo con lui, parla il suo linguaggio, quello di chi era abituato a dare banchetti e ad accogliere persone in casa propria per fare affari…

Il perdono da parte di Dio, di Gesù, può suscitare la conversione! 

Lo dimostra la reazione di Zaccheo, che “scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia”, Con questa annotazione il testo potrebbe concludersi. Ma ecco che, come spesso è accaduto a Gesù, i benpensanti non non tollerano che si rivolga di preferenza ai peccatori manifesti: “Tutti mormoravano: ‘È entrato in casa di un peccatore!’”. Resta sempre la possibilità di uno sguardo cattivo, che continua a vedere in Zaccheo solo il peccatore e in Gesù solo un falso maestro…

Zaccheo allora, restituito alla sua dignità, parla rivolto a Gesù, che chiama “Signore” (grande confessione di fede!), senza curarsi dei falsi giusti che li accusano. ma Zaccheo si impegna a compiere un gesto concreto che riguarda le sue ricchezze, e soprattutto riguarda gli altri, i destinatari del suo peccato: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”, ben oltre il dovuto secondo la Legge. Il gesto di quest’uomo è all’insegna della giustizia e della condivisione: questo il modo di impiegare le ricchezze per un discepolo di Gesù.

A questo punto Gesù, rivolto al solo Zaccheo, fa un commento articolato in due momenti. Prima dice: “Oggi la salvezza è avvenuta in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo”, cioè un membro della comunità di fede, un figlio suscitato dalle pietre del peccato (cf. Lc 3,8). 

Lo esprime bene il commento finale: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. È una parola che ne ricorda altre di Gesù: “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Lc 5,32.

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preghiera sul Vangelo della domenica 

 

Per le strade di Gerico quel giorno c’era tanta folla, ressa di curiosi attorno al Maestro di cui si parlava in quei giorni. C’era molta gente che si attendeva una parola forte, un segno strepitoso. Non era forse vero che facevi miracoli?

Come facesti ad accorgerti che c’era un piccolo uomo, 

un certo Zaccheo, capo dei pubblicani, che era salito su un sicomoro per essere sicuro di vederti? Non l’hai notato per caso: infatti da sempre eri abituato a fare attenzione a tutti, anche se ti spingevano da ogni parte.. Cosa pensò la gente quando ti invitasti a casa di un imbroglione, di uno che aveva costruito la sua fortuna sul sangue della povera gente? Ma tu eri venuto per salvare i perduti


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Tu sei la nostra salvezza, Signore.

 

Rendi la tua Chiesa segno vivo della tua presenza nel mondo. 

Ti preghiamo. R.

 

Ti prehiamo, Signore, per gli uomini e per le donne del nostro tempo. Non siano aridi nel loro spirito, ma sappiano lasciarsi condurre dall’inquietudine, dalla sete, dalla curiosità sana del cuore umano che conduce fino a Te. Ti preghiamo. R.

 

Facciamo memoria oggi davanti a te, Signore, di tanti uomini e donne che, come Zaccheo, si sono aperti alla tua voce, hanno allargato gli spazi ristretti della loro vita, hanno seguito l’invito alla condivisione. 

Ti preghiamo. R. 

 

Ti affidiamo, Signore, i ragazzi e le ragazze a volte bruciati, con i loro sogni, in una notte, per incidenti stradali o situazioni di degrado. 

Dona loro la coscienza di scegliere i momenti sani e belli del tempo libero e consola il cuore di chi li ama e si preoccupa per la loro vita. 

Ti preghiamo. R.

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Avvisi 30 ottobre 2022

 

Lunedì 31 ottobre non c’è la Messa feriale delle ore 8.00, ma solo quella della vigilia di “Tutti i Santi” 

alle ore 18.00

 

Martedì 1° novembre è la SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI. Le Messe hanno il solito orario festivo.

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Nel pomeriggio di martedì 1° nov. - alle ore 15.00 - ci troviamo al santuario del Frassino per il Rosario e poi, in processione, ci rechiamo al Cimitero per la Celebrazione della parola in suffragio dei defunti. (ore 15.30)

 

Mercoledì 2 novembre- nella Comm. di tutti i fedeli defunti, la Messa è al solito orario, alle ore 8.00 














sabato 15 ottobre 2022

 16 ottobre 2022

29 domenica del tempo ordinario

Dal libro dell'Èsodo -Es 17,8-13
 
In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 120 (121)

 

R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.
 
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele. R.
 
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte. R.
 
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R.
 

Seconda Lettura -Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 3,14-4,2

 
Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca -Lc 18,1-8


In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».


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Omelia 2022

 

Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre. E qui nascono le prime domande…

Nella preghiera ci sono difficoltà di altro genere…mancanza di tempo, (ma per le cose che ci interessano, il tempo lo troviamo…), velocità della vita quotidiana, le mille cose da fare, distrazioni, aridità spirituale… che cosa possiamo imparare dal Vangelo riguardo alla preghiera? 

Viviamo in una cultura nella quale scienza e tecnica ci fanno credere che siamo capaci di tutto, che ce la facciamo da soli, che Dio non ci è necessario, che possiamo fare a meno di lui. Che è importante fare, agire… e la preghiera sembra quasi un tempo sprecato perchè non dà risultati..  Per molti la preghiera, poi, sembra solo una chiacchiera con Dio, un parlare dei nostri sentimenti, dove noi siamo i protagonisti…

 

Innanzitutto, va sempre detto che la preghiera cristiana nasce dall’ascolto della voce del Signore che ci parla. Come “la fede nasce dall’ascolto” (Rm 10,17), così anche la preghiera. 

Per pregare in modo cristiano, e non come fanno i pagani che recitano lunghe preghiere (cf. Mt 6,7), occorre ascoltare, occorre lasciarsi aprire gli orecchi dal Signore che parla e accogliere la sua Parola: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,9). 

e Marta ai piedi di Gesù… trovare un po’ di calma per dare il primato al Signore…

Leggere una pagina di Vangelo, rifletterci sopra e chiedersi: “E adesso che cosa ho capito? Quale messaggio per me?”…

 

Perché pregare è come voler bene. Infatti c'è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre, lo pensi, lo desideri…Pregare è come risvegliare la nostra coscienza che siamo figli amati , che siamo di fronte ad un Padre che ci tiene sempre davanti ai suoi occhi… «Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (S. Agostino).

La preghiera è il respiro della fede.

E bastano poche parole… anche nella mente, nel silenzio di una stanza, in ogni luogo, perfino nella confusione del traffico (anche se è più difficile!)

E poi la preghiera è orientata all’azione, alle scelte da fare, secondo il progetto di Dio. Dal salmo: Insegnami, o Signore, la via dei tuoi precetti ed io la seguirò sino alla fine. Dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore.

Il Vangelo ci porta a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, che non si arrende, fragile e decisa al tempo stesso. Ha subito ingiustizia e non abbassa la testa. Si insegna la perseveranza, la costanza, l’insistenza che è la prova della nostra fiducia in Dio. E Dio si impegna ad ascoltarci, anche se abbiamo l’impressione che non sempre lo faccia…. Dio ci ascolta, sì o no’?

 

La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse». E il Vangelo ne è pieno: non vi lascerò orfani, sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine del tempo e tante altre…

I pensieri di Dio per il nostro vero bene, non corrispondono sempre ai nostri pensieri e ai nostri desideri…Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il cuore dell'uomo. Non si prega solo per ottenere, ma per essere trasformati.

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29a domenica del tempo ordinario -C

 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli: “Ascoltaci, Signore!”

 

Per il papa, i vescovi e per tutti i pastori della chiesa: siano per noi testimoni fedeli della Parola. Preghiamo.

 

Per i governanti: sappiano coltivare il bene e la pace nel mondo, animati dalla giustizia misericordiosa di Dio, dalla sua carità e dal suo cuore di Padre. Preghiamo.

 

Per gli uomini e le donne del nostro tempo, perché si aprano al dono della fede e rivolgano il loro cuore a Dio, nella certezza di ottenere da lui prontamente ogni bene necessario. Preghiamo.

 

Per noi qui riuniti: perché sentiamo l’ esigenza di pregare sempre senza stancarci mai, alzando al cielo le nostre mani, per sostenerci reciprocamente nella carità ed edificare la tua chiesa. Preghiamo

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Avvisi 16 ottobre 2022 - 29a domenica del tempo ordinario

 

In questa domenica diamo inizio ufficiale al catechismo con la Messa delle 11.00

 

Segnalo un’ iniziativa molto importante, come dal manifesto appeso in bacheca: 

Martedi 18 ottobre -ore 20.45- a Bardolino, nel teatro CORALLO, si tiene uno spettacolo in parole e musica,  dal titolo “ Il mondo di Lucy”.

Questa e altre iniziative  dal titolo “Cultura della vita, costruiamo il futuro!” sono a cura del Centro aiuto vita di Peschiera,  e di altri enti e associazioni che si impegnano in questo settore. 

 

La prossima domenica 23 ottobre, si tiene  la GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE.

Le offerte saranno consegnate al Centro missionario diocesano che ha appena celebrato i 50 anni della sua istituzione (1972).

Nella nostra unità pastorale del lao sud  è prevista (come negli anni precedenti…) una serata missionaria che si terrà a Lazise venerdì 28 ottobre alle 20.30.

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sabato 8 ottobre 2022

 9 ottobre 2022

28a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura - Dal secondo libro dei Re
2 Re 5,14-17

 
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell'esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito  da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

 

Salmo Responsoriale.  Dal Sal 97 (98)


R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.
 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.
 

Seconda Lettura - .Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 2,8-13

 
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

 

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

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Gesù è in cammino ed è attento a tutte le persone che incontra. La strada è il luogo degli incontri più diversi, senza averli programmati. 

E così si presentano a lui dieci lebbrosi, un gruppo senza speranza, alla deriva della società, tra i più emarginati, costretti a segnalare la loro presenza, come obbligava la legge, con il grido: ”Immondo, immondo!” Una parola che li imprigionava nella loro condizione di malattia, segnata, però, da una situazione di colpa e di peccato. Per questo, si pensava, erano lebbrosi!

 

Si rivolgono a Gesù maestro e lo chiamano anche per nome! Forse ne avevano sentito parlare… Chiamare per nome é l’inizio di una confidenza, carica di speranza…

Gesù, appena li vede, dà loro una consegna: «Andate a presentarvi ai sacerdoti»...”

Sembra strano questo invito. Ma Gesù non mostra indifferenza, quasi volesse non dare peso al loro grido di aiuto… La legge prescriveva che, nel caso (del resto molto difficile..) di guarigione, il lebbroso si presentasse dal sacerdote che doveva segnalare  ufficialmente il ritorno alla salute. Gesù non va contro la legge… Ma il motivo più vero di questo “andate..” è una domanda di fiducia. Gesù vuole avere da questi lebbrosi la conferma che si fidano di lui, che credono alla sua parola, anche senza avere la verifica immediata della guarigione! La strada che stanno facendo è il cammino verso una fede più solida, un atto di abbandono… Così deve essere anche l nostra fede: un percorso nel quale la fede deve diventare più forte, anche senza prove…

 

 “E mentre andavano, furono purificati”. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano. La guarigione comincia con il primo passo compiuto credendo alla parola di Gesù. La vita guarisce non quando raggiunge la meta, ma quando si inizia percorsi di fiducia sulla parola del Signore! Nove lebbrosi guariscono. Non sappiamo più nulla di loro!  Probabilmente sono stati presi dall’entusiasmo  di una  felicità che non si aspettavano, ridiventati persone libere e normali, dimenticando, però, il Donatore che aveva reso possibile questa gioia e questo ritorno alla vita piena.

 

Invece un samaritano, uno straniero, si vede guarito, si ferma, si gira, torna indietro, perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù; dal contatto con quel rabbi. Anzitutto loda Dio che considera il primo autore della sua guarigione. 

Poi si mette ai piedi di Gesù in un atto di umiltà e quasi di venerazione, intuendo in Gesù un segno della presenza stessa di Dio. E dice un semplice grazie. E’ la sua risposta sincera, il bisogno di riconoscere il dono ricevuto, un uscire da se stesso per  riconoscere il Dobatore.

Ancora una volta il Vangelo propone un samaritano, uno straniero, un eretico come modello di fede: “la tua fede ti ha salvato!”.

 

Il centro della narrazione è la fede che salva. Tutti e dieci sono guariti. Tutti e dieci hanno creduto alla parola, si sono fidati e si sono messi in cammino. Ma uno solo è salvato. Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si sono chiuse  le piaghe della malattia. Nella salvezza si ritrova la sorgente che ristora e disseta. 

Si entra nell’amore  di Dio, matura una più viva la relazione con Lui e Dio diventa il tuo Salvatore. Non c’è più nulla di più importante di Lui !  

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Preghiera dei fedeli

 

Ascolta, Signore, 

la nostra preghiera !


 

Perché la Chiesa trovi sempre nell’ Eucaristia il culmine verso cui tende la sua azione missionaria e, insieme,

 la fonte da cui promana tutta la sua forza, preghiamo


Per quanti faticano a togliere barriere culturali e razziali che dividono gli uomini; per chi cura con amore le piaghe e le malattie dei sofferenti, preghiamo


Come il decimo lebbroso del Vangelo, concedi a tutti noi di poterti ringraziare per il dono dell'incontro con te e della fede che ci salva la vita. Preghiamo.

 

Signore Dio, Tu hai creato l'uomo e la donna come immagine viva del tuo amore. ti affidiamo l'unione degli sposi e insieme il loro desiderio di comunicare ai figli la fede cristiana. Preghiamo.

Ti affidiamo, o Padre, i nostri ragazzi e ragazze, che la possima domenica inizieranno il ctechismo. Possano scoprire l'amore che Gesù ha per loro, siano sostenuti dalle loro famiglie e nei catechisti che li seguono, trovino una guida che li ama e li aiuta. Preghiamo.

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sabato 1 ottobre 2022

 1°ottobre 2022

27a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura

Dal libro del profeta Abacuc - Ab 1,2-3;2,2-4
 
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 94 (95)
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
 
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
 
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.
 

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2 Tm 1,6-8.13-14
 
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17,5-10
 
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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omelia


I discepoli chiedono a Gesù: «Signore, aumenta la nostra fede» (v. 5). Qual è il motivo chespinge i discepoli a formulare questa richiesta e, Soprattutto, di quale fede si tratta?

Non c'è dubbio: sono le richieste forti di Gesù a far nascere nei discepoli Ia domanda suIIa fede. Gesù esige ad esempio, come detto nel passo immediatamente precedente, «un perdono

senza misura» (17,3-4). Di fronte a tale richiesta in vista della sequela il discepolo scopre Ia pochezza della propria fede, la sua incapacità a capire Ia serietà di un discorso così impegnativo e soprattutto Ia sua grande diicoltà a tradurle in vita concreta.

ln realtà, aerma Gesù, di fede non ne occorre tanta come a volte si pensa, ne basta poca, purché autentica. Il paragone di Gesù è molto vivace: iI gelso è saldamente abbarbicato alla terra e neppure Ie tempeste riescono a sradicarlo. Ebbene, un briciolo di fede può sradicarlo.

La fede è un aidarsi totalmente a Dio, l'accettazione di un progetto calcolato sulle possibilità di Dio e non sulle nostre. Non si misurano più Ie possibilità a partire da noi, ma partire dall'amore di Dio verso di noi. Dopo I'insegnamento suIIa forza della fede (ne basta un briciolo per sradicare un albero), ecco una parabola (vv. 7-10) che, a prima vista, sembra proporre una visione di Dio non proprio simpatica, che sembra diicile accettare... 

Forse che Dio si comporta come certi padroni incontentabili, che sempre chiedono e

pretendono, e non danno un attimo di pace ai loro servitori?

Ma la piccola parabola del padrone e dei servi non intende descriverci i comportamenti di Dio verso l'uomo, bensì indicare come deve essere il comportamento dell'uomo verso Dio: un comportamento di totale disponibilità, senza calcoli, senza pretese. Non si entra a servizio del Vangelo con lo spirito del salariato: tanto di lavoro e tanto di paga, nulla di più e nulla di meno.

Molti servitori di Dio (ma Io sono davvero?) sembrano concepire iI loro rapporto con Dio come un contratto: prestazione per prestazione, io ti do tanto in obbedienza e servizio e tu mi devi tanto in premio. Gesù vuole che i suoi discepoli arontino con piena disponibilità, Ie esigenze del Regno, con spirito completamente diverso, con spirito di gioia e di gratitudine. Dopo una giornata piena di lavoro, non dire «ho finito», e non accampare diritti: non vantartene e non fare confronti con gli altri. 

Dì semplicemente: ho fatto il mio dovere. Non si tratta di dire sono«un servo inutile»... Dio non ti considera inutile, non vuole svalutare ll tuo lavoro e non apprezzare Ia tua fatica e la tua generosità... Si tratta invece di dire: sono semplicemente un

servo e faccio il mio servizio volentieri, senza pretese. ..

 

Servo inutile è colui che, in una società che pensa solo all'utile, scommette sul dono gratuito di sé, senza cercare iI proprio vantaggio, senza vantare meriti. La sua gioia è servire la vita, custodendo con tenerezza coloro che sono affidati al suo umile servizio. ..

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Preghiera dei fedeli

Padre nostro, ascoltaci!

 

Signore, accompagna con la tua guida la nostra chiesa di Verona, che ha accolto il vescovo Domenico. Ricolmalo delle tue benedizioni e donagli di essere segno vivo di comunione in mezzo a noi.

Noi ti preghiamo. 

 

Tu solo, Signore, puoi aumentare la nostra fede: aiuta ogni credente a comportarsi in modo giusto e retto, anche quando il male sembra sconfiggere il bene e riesce difficile soffrire per il Vangelo e credere nella tua giustizia. Noi ti preghiamo. 

 

Nelle tue mani, o Padre, sta la sorte dei popoli: risana il cuore di coloro che hanno responsabilità pubbliche, perché vedano le difficoltà dei cittadini e prendano decisioni giuste. Noi ti preghiamo. 

 

Tu, o Padre, non ci hai dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza: fa’ che crescendo alla scuola della tua Parola e della celebrazione dei santi misteri, non ci vergogniamo di essere cristiani. Noi ti preghiamo.

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VERBALE

 

Mercoledì 28 settembre, alle ore 20.30, presso la sala parrocchiale del Beato Andrea, si è tenuto l'incontro del Consiglio pastorale parrocchiale che è così composto:

 

Don Attilio Bonato, presidente.

Cristina Ridolfi, segretaria.

Mariateresa Marconi.

Ivana Bresciani.

Paola Loro.

Paola Bognoli

Tiziana Errica.

Annamaria  Pomari.

Giuseppe Scappini.

 Francesco Caldogno.

Rosanna Degani.

Raffaella Speri.

 

L'incontro è stato preceduto da una lettura della Lettera ai Filippesi 1,11 seguita da una riflessione comunitaria.

 

ORDINE DEL GIORNO

   

 1 Abbiamo preso atto del regolamento, in particolare l'articolo 3 che delinea i compiti del Consiglio pastorale o Consulta.

 

2 Uno sguardo al Sinodo Universale:

grazie alla sintesi di Lilia Sebastiani, abbiamo preso atto del lavoro della prima parte del sinodo, aspettando di lavorare più attivamente alla seconda parte.

 

3 La nostra parrocchia:

l'importanza della Parola/catechesi, liturgia e carità sono gli aspetti fondamentali del nostro servizio a Cristo.

La catechesi degli adulti verrà svolta nei tempi forti di Avvento e Quaresima.

Mariateresa Marconi si è offerta di ospitare nella sua abitazione un gruppo  di adulti, interessati all'approfondimento del vangelo durante il tempo ordinario dell'anno .

Apertura dell'anno catechistico per i bambini e i preadolescenti sarà il 16 ottobre.

Come fare per aprire nuove strade di evangelizzazione?

 

4 la Carità: verrà riproposta la raccolta alimentare in Avvento e quaresima, come gli anni precedenti.

Verranno valutati singolarmente casi di bisogno estremo.

 

5 festa del Beato Andrea

ci siamo chiesti se fosse meglio proporla a giugno ( in forma più snella e semplice da gestire).

 

6 Conclusione:

 abbiamo concluso con un momento di condivisione.