sabato 15 ottobre 2022

 16 ottobre 2022

29 domenica del tempo ordinario

Dal libro dell'Èsodo -Es 17,8-13
 
In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 120 (121)

 

R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.
 
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele. R.
 
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte. R.
 
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R.
 

Seconda Lettura -Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 3,14-4,2

 
Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca -Lc 18,1-8


In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».


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Omelia 2022

 

Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre. E qui nascono le prime domande…

Nella preghiera ci sono difficoltà di altro genere…mancanza di tempo, (ma per le cose che ci interessano, il tempo lo troviamo…), velocità della vita quotidiana, le mille cose da fare, distrazioni, aridità spirituale… che cosa possiamo imparare dal Vangelo riguardo alla preghiera? 

Viviamo in una cultura nella quale scienza e tecnica ci fanno credere che siamo capaci di tutto, che ce la facciamo da soli, che Dio non ci è necessario, che possiamo fare a meno di lui. Che è importante fare, agire… e la preghiera sembra quasi un tempo sprecato perchè non dà risultati..  Per molti la preghiera, poi, sembra solo una chiacchiera con Dio, un parlare dei nostri sentimenti, dove noi siamo i protagonisti…

 

Innanzitutto, va sempre detto che la preghiera cristiana nasce dall’ascolto della voce del Signore che ci parla. Come “la fede nasce dall’ascolto” (Rm 10,17), così anche la preghiera. 

Per pregare in modo cristiano, e non come fanno i pagani che recitano lunghe preghiere (cf. Mt 6,7), occorre ascoltare, occorre lasciarsi aprire gli orecchi dal Signore che parla e accogliere la sua Parola: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,9). 

e Marta ai piedi di Gesù… trovare un po’ di calma per dare il primato al Signore…

Leggere una pagina di Vangelo, rifletterci sopra e chiedersi: “E adesso che cosa ho capito? Quale messaggio per me?”…

 

Perché pregare è come voler bene. Infatti c'è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre, lo pensi, lo desideri…Pregare è come risvegliare la nostra coscienza che siamo figli amati , che siamo di fronte ad un Padre che ci tiene sempre davanti ai suoi occhi… «Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (S. Agostino).

La preghiera è il respiro della fede.

E bastano poche parole… anche nella mente, nel silenzio di una stanza, in ogni luogo, perfino nella confusione del traffico (anche se è più difficile!)

E poi la preghiera è orientata all’azione, alle scelte da fare, secondo il progetto di Dio. Dal salmo: Insegnami, o Signore, la via dei tuoi precetti ed io la seguirò sino alla fine. Dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore.

Il Vangelo ci porta a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, che non si arrende, fragile e decisa al tempo stesso. Ha subito ingiustizia e non abbassa la testa. Si insegna la perseveranza, la costanza, l’insistenza che è la prova della nostra fiducia in Dio. E Dio si impegna ad ascoltarci, anche se abbiamo l’impressione che non sempre lo faccia…. Dio ci ascolta, sì o no’?

 

La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse». E il Vangelo ne è pieno: non vi lascerò orfani, sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine del tempo e tante altre…

I pensieri di Dio per il nostro vero bene, non corrispondono sempre ai nostri pensieri e ai nostri desideri…Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il cuore dell'uomo. Non si prega solo per ottenere, ma per essere trasformati.

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29a domenica del tempo ordinario -C

 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli: “Ascoltaci, Signore!”

 

Per il papa, i vescovi e per tutti i pastori della chiesa: siano per noi testimoni fedeli della Parola. Preghiamo.

 

Per i governanti: sappiano coltivare il bene e la pace nel mondo, animati dalla giustizia misericordiosa di Dio, dalla sua carità e dal suo cuore di Padre. Preghiamo.

 

Per gli uomini e le donne del nostro tempo, perché si aprano al dono della fede e rivolgano il loro cuore a Dio, nella certezza di ottenere da lui prontamente ogni bene necessario. Preghiamo.

 

Per noi qui riuniti: perché sentiamo l’ esigenza di pregare sempre senza stancarci mai, alzando al cielo le nostre mani, per sostenerci reciprocamente nella carità ed edificare la tua chiesa. Preghiamo

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Avvisi 16 ottobre 2022 - 29a domenica del tempo ordinario

 

In questa domenica diamo inizio ufficiale al catechismo con la Messa delle 11.00

 

Segnalo un’ iniziativa molto importante, come dal manifesto appeso in bacheca: 

Martedi 18 ottobre -ore 20.45- a Bardolino, nel teatro CORALLO, si tiene uno spettacolo in parole e musica,  dal titolo “ Il mondo di Lucy”.

Questa e altre iniziative  dal titolo “Cultura della vita, costruiamo il futuro!” sono a cura del Centro aiuto vita di Peschiera,  e di altri enti e associazioni che si impegnano in questo settore. 

 

La prossima domenica 23 ottobre, si tiene  la GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE.

Le offerte saranno consegnate al Centro missionario diocesano che ha appena celebrato i 50 anni della sua istituzione (1972).

Nella nostra unità pastorale del lao sud  è prevista (come negli anni precedenti…) una serata missionaria che si terrà a Lazise venerdì 28 ottobre alle 20.30.

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sabato 8 ottobre 2022

 9 ottobre 2022

28a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura - Dal secondo libro dei Re
2 Re 5,14-17

 
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell'esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito  da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

 

Salmo Responsoriale.  Dal Sal 97 (98)


R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.
 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.
 

Seconda Lettura - .Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 2,8-13

 
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

 

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

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Gesù è in cammino ed è attento a tutte le persone che incontra. La strada è il luogo degli incontri più diversi, senza averli programmati. 

E così si presentano a lui dieci lebbrosi, un gruppo senza speranza, alla deriva della società, tra i più emarginati, costretti a segnalare la loro presenza, come obbligava la legge, con il grido: ”Immondo, immondo!” Una parola che li imprigionava nella loro condizione di malattia, segnata, però, da una situazione di colpa e di peccato. Per questo, si pensava, erano lebbrosi!

 

Si rivolgono a Gesù maestro e lo chiamano anche per nome! Forse ne avevano sentito parlare… Chiamare per nome é l’inizio di una confidenza, carica di speranza…

Gesù, appena li vede, dà loro una consegna: «Andate a presentarvi ai sacerdoti»...”

Sembra strano questo invito. Ma Gesù non mostra indifferenza, quasi volesse non dare peso al loro grido di aiuto… La legge prescriveva che, nel caso (del resto molto difficile..) di guarigione, il lebbroso si presentasse dal sacerdote che doveva segnalare  ufficialmente il ritorno alla salute. Gesù non va contro la legge… Ma il motivo più vero di questo “andate..” è una domanda di fiducia. Gesù vuole avere da questi lebbrosi la conferma che si fidano di lui, che credono alla sua parola, anche senza avere la verifica immediata della guarigione! La strada che stanno facendo è il cammino verso una fede più solida, un atto di abbandono… Così deve essere anche l nostra fede: un percorso nel quale la fede deve diventare più forte, anche senza prove…

 

 “E mentre andavano, furono purificati”. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano. La guarigione comincia con il primo passo compiuto credendo alla parola di Gesù. La vita guarisce non quando raggiunge la meta, ma quando si inizia percorsi di fiducia sulla parola del Signore! Nove lebbrosi guariscono. Non sappiamo più nulla di loro!  Probabilmente sono stati presi dall’entusiasmo  di una  felicità che non si aspettavano, ridiventati persone libere e normali, dimenticando, però, il Donatore che aveva reso possibile questa gioia e questo ritorno alla vita piena.

 

Invece un samaritano, uno straniero, si vede guarito, si ferma, si gira, torna indietro, perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù; dal contatto con quel rabbi. Anzitutto loda Dio che considera il primo autore della sua guarigione. 

Poi si mette ai piedi di Gesù in un atto di umiltà e quasi di venerazione, intuendo in Gesù un segno della presenza stessa di Dio. E dice un semplice grazie. E’ la sua risposta sincera, il bisogno di riconoscere il dono ricevuto, un uscire da se stesso per  riconoscere il Dobatore.

Ancora una volta il Vangelo propone un samaritano, uno straniero, un eretico come modello di fede: “la tua fede ti ha salvato!”.

 

Il centro della narrazione è la fede che salva. Tutti e dieci sono guariti. Tutti e dieci hanno creduto alla parola, si sono fidati e si sono messi in cammino. Ma uno solo è salvato. Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si sono chiuse  le piaghe della malattia. Nella salvezza si ritrova la sorgente che ristora e disseta. 

Si entra nell’amore  di Dio, matura una più viva la relazione con Lui e Dio diventa il tuo Salvatore. Non c’è più nulla di più importante di Lui !  

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Preghiera dei fedeli

 

Ascolta, Signore, 

la nostra preghiera !


 

Perché la Chiesa trovi sempre nell’ Eucaristia il culmine verso cui tende la sua azione missionaria e, insieme,

 la fonte da cui promana tutta la sua forza, preghiamo


Per quanti faticano a togliere barriere culturali e razziali che dividono gli uomini; per chi cura con amore le piaghe e le malattie dei sofferenti, preghiamo


Come il decimo lebbroso del Vangelo, concedi a tutti noi di poterti ringraziare per il dono dell'incontro con te e della fede che ci salva la vita. Preghiamo.

 

Signore Dio, Tu hai creato l'uomo e la donna come immagine viva del tuo amore. ti affidiamo l'unione degli sposi e insieme il loro desiderio di comunicare ai figli la fede cristiana. Preghiamo.

Ti affidiamo, o Padre, i nostri ragazzi e ragazze, che la possima domenica inizieranno il ctechismo. Possano scoprire l'amore che Gesù ha per loro, siano sostenuti dalle loro famiglie e nei catechisti che li seguono, trovino una guida che li ama e li aiuta. Preghiamo.

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sabato 1 ottobre 2022

 1°ottobre 2022

27a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura

Dal libro del profeta Abacuc - Ab 1,2-3;2,2-4
 
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 94 (95)
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
 
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
 
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.
 

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2 Tm 1,6-8.13-14
 
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17,5-10
 
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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omelia


I discepoli chiedono a Gesù: «Signore, aumenta la nostra fede» (v. 5). Qual è il motivo chespinge i discepoli a formulare questa richiesta e, Soprattutto, di quale fede si tratta?

Non c'è dubbio: sono le richieste forti di Gesù a far nascere nei discepoli Ia domanda suIIa fede. Gesù esige ad esempio, come detto nel passo immediatamente precedente, «un perdono

senza misura» (17,3-4). Di fronte a tale richiesta in vista della sequela il discepolo scopre Ia pochezza della propria fede, la sua incapacità a capire Ia serietà di un discorso così impegnativo e soprattutto Ia sua grande diicoltà a tradurle in vita concreta.

ln realtà, aerma Gesù, di fede non ne occorre tanta come a volte si pensa, ne basta poca, purché autentica. Il paragone di Gesù è molto vivace: iI gelso è saldamente abbarbicato alla terra e neppure Ie tempeste riescono a sradicarlo. Ebbene, un briciolo di fede può sradicarlo.

La fede è un aidarsi totalmente a Dio, l'accettazione di un progetto calcolato sulle possibilità di Dio e non sulle nostre. Non si misurano più Ie possibilità a partire da noi, ma partire dall'amore di Dio verso di noi. Dopo I'insegnamento suIIa forza della fede (ne basta un briciolo per sradicare un albero), ecco una parabola (vv. 7-10) che, a prima vista, sembra proporre una visione di Dio non proprio simpatica, che sembra diicile accettare... 

Forse che Dio si comporta come certi padroni incontentabili, che sempre chiedono e

pretendono, e non danno un attimo di pace ai loro servitori?

Ma la piccola parabola del padrone e dei servi non intende descriverci i comportamenti di Dio verso l'uomo, bensì indicare come deve essere il comportamento dell'uomo verso Dio: un comportamento di totale disponibilità, senza calcoli, senza pretese. Non si entra a servizio del Vangelo con lo spirito del salariato: tanto di lavoro e tanto di paga, nulla di più e nulla di meno.

Molti servitori di Dio (ma Io sono davvero?) sembrano concepire iI loro rapporto con Dio come un contratto: prestazione per prestazione, io ti do tanto in obbedienza e servizio e tu mi devi tanto in premio. Gesù vuole che i suoi discepoli arontino con piena disponibilità, Ie esigenze del Regno, con spirito completamente diverso, con spirito di gioia e di gratitudine. Dopo una giornata piena di lavoro, non dire «ho finito», e non accampare diritti: non vantartene e non fare confronti con gli altri. 

Dì semplicemente: ho fatto il mio dovere. Non si tratta di dire sono«un servo inutile»... Dio non ti considera inutile, non vuole svalutare ll tuo lavoro e non apprezzare Ia tua fatica e la tua generosità... Si tratta invece di dire: sono semplicemente un

servo e faccio il mio servizio volentieri, senza pretese. ..

 

Servo inutile è colui che, in una società che pensa solo all'utile, scommette sul dono gratuito di sé, senza cercare iI proprio vantaggio, senza vantare meriti. La sua gioia è servire la vita, custodendo con tenerezza coloro che sono affidati al suo umile servizio. ..

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Preghiera dei fedeli

Padre nostro, ascoltaci!

 

Signore, accompagna con la tua guida la nostra chiesa di Verona, che ha accolto il vescovo Domenico. Ricolmalo delle tue benedizioni e donagli di essere segno vivo di comunione in mezzo a noi.

Noi ti preghiamo. 

 

Tu solo, Signore, puoi aumentare la nostra fede: aiuta ogni credente a comportarsi in modo giusto e retto, anche quando il male sembra sconfiggere il bene e riesce difficile soffrire per il Vangelo e credere nella tua giustizia. Noi ti preghiamo. 

 

Nelle tue mani, o Padre, sta la sorte dei popoli: risana il cuore di coloro che hanno responsabilità pubbliche, perché vedano le difficoltà dei cittadini e prendano decisioni giuste. Noi ti preghiamo. 

 

Tu, o Padre, non ci hai dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza: fa’ che crescendo alla scuola della tua Parola e della celebrazione dei santi misteri, non ci vergogniamo di essere cristiani. Noi ti preghiamo.

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VERBALE

 

Mercoledì 28 settembre, alle ore 20.30, presso la sala parrocchiale del Beato Andrea, si è tenuto l'incontro del Consiglio pastorale parrocchiale che è così composto:

 

Don Attilio Bonato, presidente.

Cristina Ridolfi, segretaria.

Mariateresa Marconi.

Ivana Bresciani.

Paola Loro.

Paola Bognoli

Tiziana Errica.

Annamaria  Pomari.

Giuseppe Scappini.

 Francesco Caldogno.

Rosanna Degani.

Raffaella Speri.

 

L'incontro è stato preceduto da una lettura della Lettera ai Filippesi 1,11 seguita da una riflessione comunitaria.

 

ORDINE DEL GIORNO

   

 1 Abbiamo preso atto del regolamento, in particolare l'articolo 3 che delinea i compiti del Consiglio pastorale o Consulta.

 

2 Uno sguardo al Sinodo Universale:

grazie alla sintesi di Lilia Sebastiani, abbiamo preso atto del lavoro della prima parte del sinodo, aspettando di lavorare più attivamente alla seconda parte.

 

3 La nostra parrocchia:

l'importanza della Parola/catechesi, liturgia e carità sono gli aspetti fondamentali del nostro servizio a Cristo.

La catechesi degli adulti verrà svolta nei tempi forti di Avvento e Quaresima.

Mariateresa Marconi si è offerta di ospitare nella sua abitazione un gruppo  di adulti, interessati all'approfondimento del vangelo durante il tempo ordinario dell'anno .

Apertura dell'anno catechistico per i bambini e i preadolescenti sarà il 16 ottobre.

Come fare per aprire nuove strade di evangelizzazione?

 

4 la Carità: verrà riproposta la raccolta alimentare in Avvento e quaresima, come gli anni precedenti.

Verranno valutati singolarmente casi di bisogno estremo.

 

5 festa del Beato Andrea

ci siamo chiesti se fosse meglio proporla a giugno ( in forma più snella e semplice da gestire).

 

6 Conclusione:

 abbiamo concluso con un momento di condivisione.





sabato 24 settembre 2022

 25 settembre 2022

26a domenica del tempo ordinario

1ª lettura – Am 6,1a.4-7

 

Dal libro del profeta Amos


Guai agli spensierati di Sion

e a quelli che si considerano sicuri

sulla montagna di Samaria!

Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani

mangiano gli agnelli del gregge

e i vitelli cresciuti nella stalla.

Canterellano al suono dell’arpa,

come Davide improvvisano su strumenti musicali;

bevono il vino in larghe coppe

e si ungono con gli unguenti più raffinati,

ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.

Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati

e cesserà l’orgia dei dissoluti.

 

Dal Salmo 145 (146)

 

R/. Loda il Signore, anima mia.

 

Il Signore rimane fedele per sempre,

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri. R/.

 

Il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi è caduto,

il Signore ama i giusti,

il Signore protegge i forestieri. R/.

 

Egli sostiene l’orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie dei malvagi.

Il Signore regna per sempre,

il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R/.

 

2ª lettura – 1 Tm 6,11-16 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,

che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,

il beato e unico Sovrano,

il Re dei re e Signore dei signori,

il solo che possiede l’immortalità

e abita una luce inaccessibile:

nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.

A lui onore e potenza per sempre. Amen.

 

Vangelo – Lc 16,19-31  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: 

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 


Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. 

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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omelia


La parabola del ricco gaudente e del povero Lazzaro presenta due quadri , due situazioni in forte contrasto fra loro. La prima scena riguarda Il ricco. E’ uno che pensa solo a godere, che banchetta tutti i giorni senza farsi mancare nulla, che nuota nell’abbondanza, nei piaceri e nel lusso sfrenato, cioè nello spreco…

Invece il povero Lazzaro (“Dio aiuta”) è sotto la porta del ricco, debole e ammalato, senza potersi muovere, incapace persino di scacciare i cani randagi che gli danno fastidio. Quello che sorprende, dentro questo contrasto è che il povero e il ricco sono vicini, ma il ricco non si accorge del povero, come se neanche esistesse!

 

Dopo la morte, la situazione si capovolge: il ricco è nei tormenti, il povero vicino ad Abramo, cioè nella felicità dei giusti.  

Gesù descrive il regno dei morti ricorrendo  alla mentalità e all'immaginario del suo tempo. Non c’è la descrizione delle pene terribili dell’’inferno, con le fiamme che divorano e tormentano i dannati. Gesù intende, almeno in parte, reagire ad mentalità allora molto diffusa. Si pensava: la ricchezza è il segno della benevolenza e dell’approvazione di Dio, la povertà è segno della disgrazia che si è voluta, per certe azioni colpevoli. 

 

L’insegnamento centrale della parabola è questo: il ricco non è condannato perché ha agito con violenza e ha tormentato il povero, lo ha allontanato con forza. Semplicemente ha vissuto da ricco, ignorando il povero. E’ la colpa dell’indifferenza, del far finta di non vedere, del dire “non mi interessa, non tocca a me, peggio per lui!”

La malattia più profonda di quest’uomo è quella che papa Francesco, in una sua omelia, ha definito mondanità: l’atteggiamento di chi “è solo con il proprio egoismo, dunque è incapace di vedere la realtà”.

E’ un richiamo per tutti! Il pericolo di restare passivi di fronte a situazioni difficili in cui si trovano le persone accanto a noi, di non fare nulla.

 

Questo pensiero è completato dalla seconda parte della parabola, dove sono di scena i fratelli che continuano a vivere come il ricco gaudente nella loro ricchezza.  È proprio il loro vivere da ricchi che li rende ciechi di fronte al povero e ciechi di fronte alle Scritture. Il ricco non se la prende con Dio  e non opprime il povero, semplicemente non lo vede. Sta qui il grande pericolo della ricchezza, ed è questa forse la principale lezione della parabola. 

Il ricco vorrebbe che i suoi fratelli fossero avvertiti. Ma a che servirebbe avvertirli? Hanno già i profeti e Mosè, non occorre altro. 

 

E così la Parola di Dio nella sacra Scrittura é più che sufficiente per avere tutte le indicazioni utili per comportarsi bene secondo la volontà di Dio. Non servono miracoli o provvedimenti speciali per credere e per convincersi  della verità che 

porta alla vita e alle scelte che Dio vuole da noi! .

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Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

 

Donaci un cuore generoso!

 

 

Sabato 1° ottobre il vescovo Domenico farà  il suo ingresso nella nostra diocesi. Il Signore lo benedica e lo sostenga nel suo prossimo impegno pastorale. La diocesi di Verona si  mostri accogliente e disponibile verso di lui, perchè possa servire con efficacia le nostre comunità. La fede e la carità crescano secondo i desideri di Dio e la forza dello Spirito Santo. 

 

 

Perché la Chiesa continui a manifestare la presenza di Dio che è sempre attento nei confronti dei poveri e dei bisognosi. 

 

Le possibilità economiche non ci rendano ciechi di fronte alle necessità degli altri. Preghiamo. 

 

Perché il prossimo mese missionario di ottobre faccia crescere in noi l’interesse per la realtà delle missioni e ci renda corresponsabili dell’annuncio del Vangelo nelle situazioni di ogni giorno. 

 

Signore Gesù, tu ci hai chiamati a seguirti per portare a tutti gli uomini il Vangelo della salvezza. Noi vogliamo rinnovare davanti a Te la nostra disponibilità. Tu donaci la grazia di perseverare. Conservaci nel tuo amore ora e per tutti i giorni della nostra vita. 


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Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati

«Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura» (Eb 13,14).

Cari fratelli e sorelle!

Il senso ultimo del nostro “viaggio” in questo mondo è la ricerca della vera patria, il Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo, che troverà la sua piena realizzazione quando Lui tornerà nella gloria. Il suo Regno non è ancora compiuto, ma è già presente in coloro che hanno accolto la salvezza. «Il Regno di Dio è in noi. Benché sia ancora escatologico, sia il futuro del mondo, dell’umanità, allo stesso tempo si trova in noi». [1]

La città futura è una «città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Il suo progetto prevede un’intensa opera di costruzione nella quale tutti dobbiamo sentirci coinvolti in prima persona. Si tratta di un meticoloso lavoro di conversione personale e di trasformazione della realtà, per corrispondere sempre di più al piano divino. I drammi della storia ci ricordano quanto sia ancora lontano il raggiungimento della nostra meta, la Nuova Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini» (Ap 21,3). Ma non per questo dobbiamo perderci d’animo. Alla luce di quanto abbiamo appreso nelle tribolazioni degli ultimi tempi, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno per l’edificazione di un futuro più rispondente al progetto di Dio, di un mondo dove tutti possano vivere in pace e dignità.

«Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pt 3,13). La giustizia è uno degli elementi costitutivi del Regno di Dio. Nella ricerca quotidiana della sua volontà, essa va edificata con pazienza, sacrificio e determinazione, affinché tutti coloro che ne hanno fame e sete siano saziati (cfr Mt 5,6). La giustizia del Regno va compresa come la realizzazione dell’ordine divino, del suo armonioso disegno, dove, in Cristo morto e risorto, tutto il creato torna ad essere “cosa buona” e l’umanità “cosa molto buona” (cfr Gen 1,1-31). Ma perché regni questa meravigliosa armonia, bisogna accogliere la salvezza di Cristo, il suo Vangelo d’amore, perché siano eliminate le disuguaglianze e le discriminazioni del mondo presente.

Nessuno dev’essere escluso. Il suo progetto è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Tra questi ci sono molti migranti e rifugiati, sfollati e vittime della tratta. La costruzione del Regno di Dio è con loro, perché senza di loro non sarebbe il Regno che Dio vuole. L’inclusione delle persone più vulnerabili è condizione necessaria per ottenervi piena cittadinanza. Dice infatti il Signore: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 34-36).

Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Mi piace cogliere questo approccio al fenomeno migratorio in una visione profetica di Isaia, nella quale gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme, la Gerusalemme aperta a tutte le genti (cfr Is 60,10-11).

Nella medesima profezia l’arrivo degli stranieri è presentato come fonte di arricchimento: «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli» (60,5). In effetti, la storia ci insegna che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi. Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono Ma questo contributo potrebbe essere assai più grande se valorizzato e sostenuto attraverso programmi mirati. Si tratta di un potenziale enorme, pronto ad esprimersi, se solo gliene viene offerta la possibilità.

Gli abitanti della nuova Gerusalemme – profetizza ancora Isaia – mantengono sempre spalancate le porte della città, perché possano entrare i forestieri con i loro doni: «Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli» (60,11). La presenza di migranti e rifugiati rappresenta una grande sfida ma anche un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti. Grazie a loro abbiamo la possibilità di conoscere meglio il mondo e la bellezza della sua diversità. Possiamo maturare in umanità e costruire insieme un “noi” più grande. Nella disponibilità reciproca si generano spazi di fecondo confronto tra visioni e tradizioni diverse, che aprono la mente a prospettive nuove. Scopriamo anche la ricchezza contenuta in religioni e spiritualità a noi sconosciute, e questo ci stimola ad approfondire le nostre proprie convinzioni.

Nella Gerusalemme delle genti il tempio del Signore è reso più bello dalle offerte che giungono da terre straniere: «Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te, i montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio, saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria.» (60,7). In questa prospettiva, l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono. Essi sono spesso portatori di dinamiche rivitalizzanti e animatori di celebrazioni vibranti. La condivisione di espressioni di fede e devozioni diverse rappresenta un’occasione privilegiata per vivere più pienamente la cattolicità del Popolo di Dio.

Cari fratelli e sorelle, e specialmente voi, giovani! Se vogliamo cooperare con il nostro Padre celeste nel costruire il futuro, facciamolo insieme con i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti e rifugiati. Costruiamolo oggi! Perché il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi. Non possiamo lasciare alle prossime generazioni la responsabilità di decisioni che è necessario prendere adesso, perché il progetto di Dio sul mondo possa realizzarsi e venga il suo Regno di giustizia, di fraternità e di pace.

Preghiera

Signore, rendici portatori di speranza,
perché dove c’è oscurità regni la tua luce,
e dove c’è rassegnazione rinasca la fiducia nel futuro.

Signore, rendici strumenti della tua giustizia,
perché dove c’è esclusione fiorisca la fraternità,
e dove c’è ingordigia prosperi la condivisione.

Signore, rendici costruttori del tuo Regno
Insieme con i migranti e i rifugiati
e con tutti gli abitanti delle periferie.

Signore, fa’ che impariamo com’è bello
vivere tutti da fratelli e sorelle. Amen.

Roma, San Giovanni in Laterano, 9 maggio 2022

FRANCESCO