sabato 9 aprile 2022



 
10 aprile 2022

 Domenica delle Palme


Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaìa - s 50,4-7

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 21 (22)

 

R. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. R.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele. R.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2,6-11

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo  Luca (Forma breve) - Lc 23,1-49


In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.


Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.


Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.


Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!", e alle colline: "Copriteci!". Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.


Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».

Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.


Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».


Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, 

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

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Parrocchia BEATO ANDREA DA PESCHIERA 

 

SETTIMANA SANTA TRIDUO PASQUALE 2022 

 

Domenica delle Palme e della PASSIONE DEL SIGNORE

 

S. Messe ore 8.00- 9.30- 11.00

 

In questa domenica delle Palme alcuni volontari(e) mettono  a disposizione dei rami d’ulivo. E’ un segno di augurio pasquale a tutta la Comunità, con la possibilità, per chi lo desidera, di sostenere iniziative di solidarietà e di carità nella nostra parrocchia e per la Caritas di Sona-Sommacampagna.

 

Lunedi - Martedì e Mercoledì santo - S.Messa ore 8.00 

 

MARTEDÌ 12 APRILE DALLE 18.00 ALLE 19.30: 

Celebrazione della Riconciliazione/Confessione.

Saranno presenti alcuni sacerdoti per offrire questo servizio. 

A questo appuntamento importante sono invitati i ragazzi del catechismo (elementari e medie e gli adulti che lo desiderano. Alle ore 18.00 una breve momento di preghiera introduttivo.  


GIOVEDI SANTO (14 aprile) ore 9.30: S.Messa del Crisma in Cattedrale 


ore 20.30 - S. Messa nella Cena del Signore - (con il rito della lavanda dei piedi). A questa S. Messa sono invitate, in particolare, le famiglie dei ragazzi di 4a e 5a elementare. 


 

VENERDI SANTO  (15 aprile). 

Giorno di digiuno e di astinenza. 

Colletta pro Terra Santa


ore 8.30 Preghiera di Lodi. 

ore 15.00 Celebrazione della Passione 

ore 20.30 Via Crucis (in loc. Portovecchio)

 

Le famiglie che si trovano nella zona sono invitate a mettere dei segni di devozione al passaggio della Via Crucis. (In caso di cattivo tempo la VIA CRUCIS sarà in chiesa, alla stessa ora) 

 


SABATO SANTO (16  aprile) ore 8.30 Lodi. 

Le Confessioni: 16.00 alle 19.00 


ore 21.00: Solenne VEGLIA PASQUALE
E’ la Celebrazione più importante dell’anno liturgico, alla quale tutti siete invitati 


PASQUA (17 aprile)


Orario delle Messe:

 8.00 - 9.30 - 11.00. 

Lunedì dell’Angelo (18 aprile): S. Messa 9.30 


È ancora notte quando Maria viene al tuo sepolcro, Gesù, e lo trova spalancato e vuoto. E non le resta che pensare al furto del tuo corpo senza vita. È ancora buio fuori e dentro di lei: sono le tenebre che avvolgono il suo cuore da quando ha visto il succedersi di avvenimenti drammatici, culminati nella tua morte sulla croce. L'oscurità avvolge anche gli animi dei due discepoli che corrono alla tua tomba per constatare di persona. I teli e il sudario sono lì a testimoniare che tu non ne hai più bisogno, perché la morte è stata sconfitta e tu ora vivi, risorto, nella gloria. Ed è proprio lì, dentro il luogo in cui avrebbero voluto seppellire ogni tua parola e ogni tuo gesto, che il discepolo si apre alla luce della fede. È grazie a quella luce che tutto acquista senso e la croce appare nel fulgore della tua risurrezione. È grazie a quella luce che il dolore e la tristezza si mutano in gioia e una nuova audacia percorre il cuore. 

Buona Pasqua ! 


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CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA 


GIUSTIZIA E PACE SI BACERANNO  -PREGHIERA PER LA PAC



Domenica delle Palme, 10 aprile 2022

Il Presidente 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

R. Amen.
Il Presidente 

La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo
siano con tutti voi. 
(Cf ıCor ı,3)
R. 
E con il tuo spirito. 

 

Il Presidente 

Fratelli e sorelle, siamo raccolti per pregare per tutti i cristiani e per tutti i fratelli e le sorelle la cui vita è segnata in questi tempi dal terrore della guerra, da tanta sofferenza e morte. Il nostro pensiero va a tutte quelle donne, quegli anziani e quei bambini costretti a emigrare, a lasciare il Paese dove sono nati e dove desiderano tornare a vivere e a tutti quegli uomini che si ritrovano a combattere ma nel loro cuore vorrebbero che tacessero le armi. Con loro e per loro invochiamo l’infinita misericordia del Padre, domandando al Signore di proteggere la loro vita, perché cessi subito ogni violenza ed inizi un tempo nuovo, di pace e di resurrezione. 

Lettore

Dalla Lettera enciclica, Fratelli tutti, di papa Francesco (10-11)


Per decenni è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. Per esempio, si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita. Ricordiamo «la ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente». Ugualmente ha preso forza l’aspirazione ad un’integrazione latinoamericana e si è incominciato a fare alcuni passi. In altri Paesi e regioni vi sono stati tentativi di pacificazione e avvicinamenti che hanno portato frutti e altri che apparivano promettenti.
Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali. E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti» 

 

SALMO 85 

 

Supplica per la pace e la giustizia 

Sei stato buono, Signore, con la tua terra, hai ristabilito la sorte di Giacobbe.
Hai perdonato la colpa del tuo popolo, hai coperto ogni loro peccato. 

Hai posto fine a tutta la tua collera, ti sei distolto dalla tua ira ardente. Ritorna a noi, Dio nostra salvezza, e placa il tuo sdegno verso di noi. 

Forse per sempre sarai adirato con noi, di generazione in generazione riverserai la tua ira? Non tornerai tu a ridarci la vita, perché in te gioisca il tuo popolo? 

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza. 

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con fiducia. 

Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. 

Amore e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. 

Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino. 

 

ORAZIONE - Il Presidente 

 

O Dio, creatore del mondo, che guidi il corso dei secoli secondo la tua volontà, ascolta con bontà le nostre preghiere, e concedi serenità e pace ai nostri giorni, perché con gioia incessante lodiamo la tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore. 
(MR p. 895) R. Amen. 

 

CANTO E INTRONIZZAZIONE DELLA CROCE 

 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto:
« Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34) R. accordaci la tua misericordia. 

Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto:
« oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43) R. prepara per noi un posto nel tuo regno. 

Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto al discepolo:
«Ecco tua madre» e a tua madre «Donna ecco tuo figlio» (Cf Gv 19,26-27) R. conferma la tua Chiesa quale madre di ogni credente. 

Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto: «Ho sete» (Gv 19,28)
R. 
dona anche a noi la sete del Dio vivente. 

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Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto:«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46) R. rendici capaci di sopportare il silenzio di Dio. 

 

Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto: «È compiuto» (Gv 19,30)
R. 
concedici di compiere la nostra vocazione fino alla morte. 

Presidente 

Signore Gesù, tu che sulla croce hai detto:
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46)
R. 
insegnaci ad abbandonarci in Dio nell’ora della morte. 

 

PREGHIERA SILENZIOSA DAVANTI ALLA CROCE 

ACCLAMAZIONE AL VANGELO VANGELO 

 

Il Presidente o il diacono 

Dal vangelo secondo Giovanni (15, 9-10.12-17)


Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. Parola del Signore.
R. Lode a te, o Cristo. 

 

Lettore
Dalla Lettera enciclica, Fratelli tutti, di papa Francesco (25-27)


Guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana vengono giudicati in modi diversi a seconda che convengano o meno a determinati interessi, essenzialmente economici. Ciò che è vero quando conviene a un potente, cessa di esserlo quando non è nel suo interesse. Tali situazioni di violenza vanno «moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”».
Questo non stupisce se notiamo la mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unità, perché in ogni guerra ciò che risulta distrutto è «lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana», per cui «ogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento». Così, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di «garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia».
Paradossalmente, ci sono paure ancestrali che non sono state superate dal progresso tecnologico; anzi, hanno saputo nascondersi e potenziarsi dietro nuove tecnologie. Anche oggi, dietro le mura dell’antica città c’è l’abisso, il territorio dell’ignoto, il deserto. Ciò che proviene di là non è affidabile, perché non è conosciuto, non è familiare, non appartiene al villaggio. È il territorio di ciò che è “barbaro”, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”. Riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità» 

 

RICHIESTA DI PERDONO 

 

Il Presidente 

Il cammino della Quaresima sta per concludersi, mentre si aprono davanti a noi i giorni santi della redenzione. Davanti alla croce tutta la nostra vita è contestata e rinnovata. Quell’amore così grande svela i nostri egoismi e rinnova il nostro cuore, per questo disponiamoci a chiedere perdono per i nostri peccati. 

 

Lettore 

 

Signore Gesù, sei stato quaranta giorni nel deserto per lottare contro il tentatore e rinnovare la tua fede al Padre. Ma noi abbiamo continuato a camminare nelle nostre strade, nelle tenebre, spesso senza amore e senza pace. Ci siamo affidati ai nostri calcoli, più che alla tua Parola. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. 

R. Kyrie eleison. 

 

Lettore 

Signore Gesù, prima di incamminarti verso Gerusalemme, ti sei trasfigurato davanti ai tuoi discepoli, mostrando loro che solo attraverso la croce si può giungere alla novità della risurrezione. Ma noi abbiamo cercato di affermare la nostra gloria e il nostro potere facendoci grandi davanti agli altri, cercando di dominare e di essere primi ad ogni costo. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. R. Kyrie eleison. 

Lettore 

Signore Gesù, hai manifestato la pazienza del Padre e nella tua croce hai riconciliato ogni uomo con lui. Noi invece ci siamo adirati con Dio per le nostre sofferenze e non ci siamo impegnati a portare i frutti attesi e desiderati. Non abbiamo costruito la pace. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
R. Kyrie eleison. 

Lettore 

Signore Gesù, tu ci hai rivelato il volto e il nome di Dio, Padre di misericordia, e con l’offerta della tua vita ci hai indicato la via del ritorno nella sua casa. Ma noi continuiamo a vagare lontani, a sperperare l’amore, a giudicare il prossimo. Non abbiamo perdonato e non abbiamo cercato il dialogo con i fratelli. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. 

R. Kyrie eleison. 

Lettore 

Signore Gesù, hai condannato il peccato ma non il peccatore, hai mostrato misericordia alla misera e al misero, ci hai amati fino a donare te stesso per noi. Ma noi abbiamo svilito questa chiamata all’amore e abbiamo vissuto per noi stessi, preoccupandoci prima dei nostri interessi, cercando il nostro bene. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. 

R. Kyrie eleison. 

PREGHIERA DEL SIGNORE 

Presidente 

E ora, con le parole di Cristo nostro Signore, rivolgiamoci a Dio nostro Padre, perché rimetta i nostri peccati e ci liberi da ogni male.
R. Padre nostro... 

ORAZIONE 

Il Presidente 

O Dio, che hai insegnato alla Chiesa
a osservare i tuoi precetti nell’amore verso te e verso i fratelli, donaci uno spirito di pace e di grazia,
perché l’intera tua famiglia ti serva con tutto il cuore
e con purezza di spirito viva concorde nella pace.
Per Cristo nostro Signore. 
(MR p. 875)
R. 
Amen. 

BENEDIZIONE E CONGEDO 

Il Presidente 

Il Signore vi benedica e vi custodisca. 

R. Amen.
Il Presidente 

Faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia.
R. Amen. 

Il Presidente 

Rivolga a voi il suo volto e vi conceda la sua pace. R. Amen. 

Il Presidente 

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
discenda su di voi e con voi rimanga sempre. 
R. Amen. 

Il Presidente 

Nel nome del Signore, andate in pace. 

R. Rendiamo grazie a Dio. C

 

sabato 2 aprile 2022

 3 aprile 2022

5a domenica di Quaresima

Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaìa -Is 43,16-21
 
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me


 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 125 (126)

 

R. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R.
 
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R.
 
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R.
 
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R.


Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 3,8-14


Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. 

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11


In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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5a Quaresima C -omelia

 

Gesù insegna.., ed ecco un fuori programma, la novità: “gli conducono una donna … in adulterio..”. 

Non c’è via di scampo, la colpa è evidente … Donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, che viene accusata… senza scuse... donna che si può mettere a morte.E viene da domandarci: “Dov’era l’uomo adultero e infedele? Perché nel pensiero comune di allora non si parla di lui e quasi viene giustificato o, comunque, non ritenuto colpevole quanto la donna? 

Mosè ordina di uccidere donne come questa…(forse la condanna a morte non era eseguita automaticamente.. comunque era un fatto serio che poteva arrivare anche a questa conclusione tragica…)

E tu, cosa dici? Gesù si sarebbe compromesso con la sua risposta….Ma Il maestro si china e scrive col dito per terra. Perché?  tante interpretazioni….

E’ probabile che Gesù chieda a tutti uno spazio di silenzio e di calma, per prendere le distanze da un sentimento aggressivo, dall’ agitazione scomposta di chi vorrebbe agire quasi di istinto… 


Inoltre Gesù scrive per terra a indicare che sì è abbassato fino ad accogliere la nostra miseria morale, si è caricato delle nostre fragilità umane per portarci fuori dal pantano delle nostre scelte sbagliate…

“Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. Un invito forte a guardarci dentro, a leggere nel cuore le nostre debolezze….Imparare a puntare il dito verso se stessi, invece di dirigerlo solo verso gli altri con troppa faciloneria…  Dare un nome e riconoscere le nostre piccole o grandi miserie… è il primo passo per disporci a ricevere la misericordia di Dio. “Confesso a Dio onnip. e a voi fratelli che ho peccato in… pensieri. parole opere e omissioni…”.

 L’invito di Gesù ottiene subito il suo effetto: “Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani”. Tutti: per dire che nessuno ha il diritto di condannare. Gesù rimane solo con la donna. (Sono rimasti la misera e la misericordia: S. Agostino).

Si alza. Un gesto bellissimo: si alza davanti all'adultera, come ci si alza davanti alla persona attesa e importante. Gesù coltiva la relazione personale, a “tu per tu…ogni persona merita attenzione e rispetto: l’adultera non è il suo peccato, non è soltanto il suo passato di sbagli e di errori… Gesù intravvede una nuova possibilità per lei… le apre il futuro, le dà un nuovo orizzonte… fa ripartire la vita.. 

“Neppure io ti condanno”. Gesù non giustifica l'adulterio, non banalizza la colpa, ma fa ripartire la vita, riapre il futuro. Il cuore del racconto è un Dio più grande del nostro cuore, la cui prima legge è che l'uomo viva. 

Gesù non chiede un atto di pentimento prima del perdono, ma chiede un impegno serio

dopo aver concesso questo perdono. …”Va’ in pace e non peccare più..”. = Il mio perdono è come un atto di guarigione che ti viene dato perché tu impari a vivere risanata e ristabilita nella tua dignità di creatura di Dio… Alla misericordia deve corrispondere la tua risposta di gratitudine che dà alla tua vita una direzione nuova... La pace concessa si trasforma in in impegno di fedeltà… 

Forse dimentichiamo che il perdono ricevuto nel sacramento della confessione non è un colpo di spugna che lascia le cose come prima, che ci dà un po’ di sollievo sul momento…

E’ un atto di grazia di  Dio, un segno di misericordia che chiede di essere preso sul serio perché tutto non resti come prima. E’ l’attesa paziente  di Dio verso di noi ed è anche la nostra speranza: che l’amore ricevuto porti frutto…

(S.Paolo…)

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5a domenica di Quaresima – anno C 

Convertici a Te, Signore! 

 

Padre, indirizza i cammini delle persone, delle comunità e dei popoli, verso mete positive, verso desideri illuminati dalla verità e dal bene.  

Ti preghiamo.


Padre, tu hai posto nel cuore di Paolo un grande amore per Cristo. Infondi lo stesso amore nel cuore di ogni battezzato, perché ciascuno ricerchi una profonda comunione di amore con Colui che è la via, la verità, la vita. Ti preghiamo.


Padre, ogni cristiano, nella Pasqua imminente, sperimenti, come l’adultera, la forza e la dolcezza della tua misericordia.

Ti preghiamo. 


Padre, molti scagliano pietre sugli altri, dimenticando di essere peccatori. Frena le lingue che seminano menzogna e cattiveria; trattieni le mani che usano violenza sugli altri; poni fine al dolore degli innocenti; proteggi gli indifesi, soprattutto i bambini, e poni nel cuore di tutti un profondo rispetto per ogni persona, creata a tua immagine e somiglianza. Ti preghiamo

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domenica 27 marzo 2022


 


 


 

sabato 26 marzo 2022

 27 marzo 2022: 4a di Quaresima

Prima Lettura - Dal libro di Giosuè - Gs 5,9a.10-12
 
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 33 (34)

 

R. Gustate e vedete com'è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R.
 
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R.
 

Seconda Lettura di  S. Paolo apostolo ai Corìnzi - 2 Cor 5,17-21
 
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 15,1-3.11-32


In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

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Omelia 2022

 

E’ una parabola  molto conosciuta… chiediamo al Signore che ci venga il desiderio di capirla ancora più a fondo…per i tanti significati che contiene!

La parabola del padre e dei suoi due figli… o la parabola del padre misericordioso.

“Si avvicinavano a Gesù tutti  i pubblicani e i peccatori… ma i farisei e gli scribi mormoravano”.

Gesù sta a pranzo con questi lontani e con  tutti quelli  che sperano nella misericordia divina. E giustifica la sua condotta di fronte alla ‘mormorazione’ …dei suoi critici con parabole. 

Il suo comportamento è quello stesso di Dio. Il figlio minore si allontana senza il minimo di un dialogo con il padre: la richiesta anticipata dell’eredità, la consegna da parte del padre senza dire una parola, la raccolta dei beni, la partenza per una regione lontana. Il ‘padre’ è nominato solo per questioni di eredità, solo in termini economici: «Dammi la parte del patrimonio che mi spetta di diritto». Anche nel figlio maggiore è presente lo stesso pensiero, legato ai soldi... Perché il padre non parla? La parabola non fa trasparire i suoi sentimenti, ma questo non significa che sia indifferente: è un dolore muto. Adesso ogni parola sarebbe inutile, sarebbe incompresa.  

Del resto il padre non costringe, non minaccia: è in questione il rispetto della libertà del figlio, anche quella di poter sbagliare. Non si può restare in casa per forza! 

 

L’ allontanamento del figlio va verso un’ umiliazione sempre più pesante  e l’abbruttimento della persona: separazione dalla casa e dal suo popolo, dispersione dei beni raccolti, carestia e fame che lo riducono a cercare come cibo le carrube. È ridotto a vivere con i porci - animali impuri per gli ebrei - fino a nutrirsi dello stesso cibo. Ecco un primo messaggio: separato da Dio per un rifiuto colpevole, l’uomo rovina se stesso, perde la sua dignità, non è più in grado di capire la sua vita, la sua e quella degli altri. 

 

Il figlio prodigo arriva  al culmine della umiliazione per iniziare il suo ritorno. 

Questo ritorno avviene in due momenti: uno interiore e uno fisico. Anzitutto il figlio minore ‘ritorna in sé’, ripensando al padre che aveva nel frattempo dimenticato. Noi speriamo, pensando all’oggi, che tutti quelli che si sono allontanati, che vivono una crisi di fede per tanti motivi, che non credono che Dio sia necessario, sentano la nostalgia della casa paterna.Possano intuire il calore di una casa nella quale poter godere ancora dell’abbraccio del padre. 

 

Il figlio, nel preparare un discorso da dire al padre, non pensa di essere accolto ancora come figlio,  ma ragiona ancora in termini commerciali: avere la retribuzione per un lavoro, ritrovare un po’ di cibo per sopravvivere. Questo pensiero, tuttavia, gli dà la forza di mettersi in moto verso il proprio padre.

L’incontro con il padre, però, presenta una novità e una sorpresa incredibile: la gratuità che ricrea l’uomo e la relazione. Nonostante la libertà lasciata al figlio, il padre non ha mai smesso di attenderlo. Anzitutto compie gesti di accoglienza e ospitalità. Il figlio se ne era andato lontano, il padre lo vede e riconosce quando è ‘ancora lontano’; il figlio aveva abbandonato la casa, il padre gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia; il figlio aveva sperperato i beni, il padre fa festa. E’ il padre a prendere l’iniziativa. Ma c’è di più: mentre il figlio pensava, al massimo, di poter essere considerato un ‘salariato’, il padre lo riveste con dei segni che ne ristabiliscono la dignità di ‘figlio’. Gli dona infatti il vestito ‘primo’, cioè della precedente condizione,  l’anello al dito segno di autorità, i calzari ai piedi caratteristici della sua libertà. E vi aggiunge la gioia e la festa. “Mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”

Il  perdono crea una cosa nuova: è la ‘nuova creazione’ che Paolo annuncia nella seconda lettura. Così, perdonare e non computare i peccati trovano piena espressione nel ricreare; il banchetto celebra la festa e la gioia per la nuova creazione, la ritrovata relazione tra padre e figlio, fondata sulla festa e la gratuità. Come Dio nel profeta Osea ricrea la sposa adultera e infedele, così Dio continua a ricreare i peccatori ‘convertiti’. Ecco che si realizza la nuova alleanza (cfr. Ez 36, 26-27).

 

Il figlio maggiore — rappresentato da farisei e scribi - non riconosce il fratello (dice: «questo tuo figlio»), Sullo sfondo… il mondo ebraico che non vedeva bene i pagani far parte della stessa comunità, con gli stessi diritti. Così il fratello maggiore rinfaccia al padre: «Ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando». 

Un figlio che compie sempre il suo dovere, ma non ha il coraggio di chiedere al padre di far festa, mostra di avere di lui una falsa immagine, manca di confidenza. Certamente manca una comunicazione serena e rivela ancora, come nel caso del figlio/fratello minore, un rapporto commerciale (i beni), anziché personale e filiale.

Non sappiamo se il figlio maggiore abbia accettato o no di entrare. La parabola resta aperta. Ma le argomentazioni del padre aprono il significato a una considerazione. Tutto è tuo! Ma

questo tuo fratello... Ciò che conta è il senso della fraternità che porta al senso della festa e della gioia; è riconoscere l’amore del padre per tutti, giusti e ingiusti. 

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4a QUARESIMA – anno C
 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli

Mostraci la tua misericordia!

 

 

 

 

 

Padre, guarda l'umanità gravata da problemi di sussistenza e impegnata in un esodo ben più massiccio di quello vissuto dal tuo popolo. Attraverso le autorità preposte e la sensibilità dei cristiani, dona la possibilità di un lavoro e di una condizione di vita dignitosa. Ti preghiamo.

 

 

Padre, a noi peccatori hai affidato il ministero della riconciliazione. Rendi la Chiesa ministra della tua misericordia, impegnata a riconciliare e a promuovere ciò che unisce. 

Ti preghiamo.

 

 

Padre, il tuo amore ci accompagna e ci segue anche quando ci allontaniamo dalla tua casa. Metti una salutare inquietudine e una profonda nostalgia in tutti coloro che si sono allontanati da te, affinché nella Pasqua possano gustare la gioia del tuo abbraccio. 

Ti preghiamo.

 

 

 

Padre, allontana da noi la tentazione di essere fratelli maggiori che giudicano i fratelli minori. Aiutaci a togliere prima la trave dal nostro occhio e poi la pagliuzza dall'occhio del fratello. Insegnaci l'umiltà, la mansuetudine e la gioia dell'accoglienza. Ti preghiamo.

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ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA 

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace. 

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore! 

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza. 

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto. 

Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno. 

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.
Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra. Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione. Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.
Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.
Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare. Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare. Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità. Regina della pace, ottieni al mondo la pace. 

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata. 

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria. 

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo. 

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sullenostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen 


 

 

 

 


mercoledì 23 marzo 2022

3 incontro quaresima