sabato 5 marzo 2022

6 marzo 2022 

Prima Lettura

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 26,4-10
 
Mosè parlò al popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani
e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Araméo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».

 

Salmo Responsoriale - Dal Salmo 90 (91)

 

R. Resta con noi, Signore, nell'ora della prova.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido». R.
 
Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie. R.
 
Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi. R.
 
«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso. R.


 

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani- Rm 10,8-13

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 4,1-13

 
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l’uomo"».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

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Omelia 1a Quar. C

Sorprende che è lo Spirito Santo ricevuto al Battesimo che conduce Gesù nel deserto, dove avviene il confronto con Satana. 

L’essere Figlio di Dio. il dono dello Spirito e la missione (questi i tre momenti del suo Battesimo) non impediscono a Gesù di  incontrare la prova cioè la fatica che Lui ha fatto per essere fedele al disegno del Padre. Gesù è stato provato in tutto come noi: lui è figlio vero della nostra umanità. E come noi siamo soggetti alla fatica e alla tentazione, così è stato per Gesù… e noi si tratta di una finzione o di una messa in scena… 

Siamo nel deserto: luogo di silenzio e di solitudine, luogo nel quale il popolo del S. aveva incontrato difficoltà serie per credere e in  Dio e aveva spesso messo in dubbio la sua provvidenza.

Satana suggerisce a Gesù di essere Messia secondo le aspettative della gente… 

La prima tentazione che punta sulla fame,  é una richiesta di potenza a proprio vantaggio.

”Fa’ questa pietra diventi pane…”  Gesù, In effetti, moltiplicherà il pane nel deserto ma non  sarà a proprio vantaggio, ma solo come gesto di compassione e di solidarietà.. Questa prima tentazione viene dalla fame, dalla paura di mancare di qualcosa. Essa consiste nel gettarsi sul cibo e sulle cose senza controllo…. “Mangiare, consumare, appropriarsi di beni. Soddisfare a qualsiasi costo e al più presto i propri bisogni immediati”. L’uomo non è soddisfatto solo per i suoi bisogni materiali…  ma ha fame anche amore, di giustizia, di fedeltà: ha  bisogno di essere nutrito dalla parola di Dio, di ricevere dal Signore il senso del suo vivere… Gesù risponde citando la parola di Dio: “non di solo pane vivrà l’uomo..”

La seconda tentazione porta Gesù in alto: in una esperienza nella quale a Gesù  vengono mostrati tutti i regni della terra… la tentazione del potere politico sul mondo.  Ma Gesù non è venuto per dominare,  per conquistare un potere terreno.  Gesù sarà il servo degli uomini non il loro dominatore, il benefattore che li  risana e li salva.

Gesù, superando questa seconda tentazione, ricusa i mezzi di potere, scarta la violenza, entra nella sua vita pubblica senza spirito di dominio, con dolcezza, senza armi, con la sola forza della parola di verità. Gesù dà inizio alla sua vita pubblica con le mani nude, povero, vulnerabile, come un fratello.

La terza tentazione, dal punto più alto del Tempio, quella di tentare Dio  perché compia una azione spettacolare in aiuto a Gesù. Ma Gesù non intende forzare la mano a Dio,  perché gli venga incontro con un miracolo che fa colpo. Gesù non chiede un miracolo per se stesso, neppure sulla croce.

La potenza di Dio è donata per amare e servire, non per avere, potere e farsi valere. «Se sei Figlio di Dio, dimostralo», ripete Satana. E difatti Gesù lo ha dimostrato, ma per una via completamente differente: l'obbedienza, la fiducia nel Padre, il servizio, la dedizione fino alla Croce. Non si può però terminare la lettura di questo racconto di Luca senza osservare la sua sorprendente conclusione: «Il diavolo si allontanò da Lui per ritornare nel tempo fissato». Dunque la prova non è un episodio chiuso, ma aperto. È previsto un tempo in cui Satana ritornerà. La prova si riproporrà nella vita di Gesù e, più tardi, nella vita della comunità e dei discepoli. In un certo senso, tutta la vita di Gesù fu accompagnata dalla prova, come ebbe a dire egli stesso ai discepoli: «Voi siete rimasti costantemente con me nelle mie prove». Una prova insistente, proveniente da varie parti (da Satana, da scribi e farisei, dalla gente) e tuttavia sempre uguale nel contenuto, il tentativo, cioè, di distogliere Gesù dalla fiducia nella parola di Dio per indurlo a percorrere strade umanamente più promettenti. Una prova che Gesù superò nella preghiera e nella vigilanza e nel più completo e fiducioso abbandono nelle mani del Padre, rifiutando fino all'ultimo ciò che il tentatore gli aveva proposto sin dall'inizio: «Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso».

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1a domenica di Quaresima

Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

 

Aiutaci nella prova, Signore!

La tua Chiesa, ritrovi sempre la fiducia in te, confidando nella tua parola che traccia il suo cammino nel mondo. 

Noi ti preghiamo.

 

I tuoi figli, che  sono messi alla prova nelle scelte difficili della vita, cerchino in Te coraggio e fortezza. Noi ti preghiamo.

 

Tante persone attraversano deserti di dolore e di sofferenza che rendono faticosa la vita e spengono la speranza.  Fa’ che trovino persone attente ai loro bisogni. Noi ti preghiamo. 

 

 

La terribile guerra in Ucraina ci chiama ad una risposta di solidarietà concreta, secondo le proposte di carità che ci vengono offerte. E non manchi mai la nostra preghiera al Padre della misericordia perchè non si spenga la speranza e si convertano i cuori induriti, carichi di odio e di violenza. Noi ti preghiamo.

 

IL NOSTRO VESCOVO MONS. ZENTI, lunedì 7 marzo, compie 75 anni. 

I nostri auguri e il nostro  cordiale ringraziamento per il suo servizio pastorale in questi 15 anni nella nostra diocesi. Lo accompagnamo con la nostra  preghiera, prendendo atto della sincera disponibilità del vescovo ad accogliere le proposte che il Papa, a fine mandato, gli indicherà. Noi ti preghiamo.

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Avvisi Quaresima 2022 

 

LITURGIA

  

 

 

Valorizziamo la proposta della DIOCESI che porta il seguente titolo: “Togliti i sandali: è suolo santo!”

Sono le parole che Dio rivolge a Mosè dal roveto ardente (Es 3,5) e che segnano l’inizio del cammino dell’Esodo. Questa espressione che apre il percorso che condurrà alla liberazione di Israele può guidare anche le nostre comunità cristiane della diocesi di San Zeno durante il tempo di Quaresima. Queste poche parole, infatti, mettono in luce il percorso spirituale che la liturgia propone ai credenti perché possano sperimentare la liberazione dal peccato e dalla morte che si realizza nella Pasqua.  

 

Assieme a questo lo sguardo meditativo sul crocifisso di Salvador Dalì.

 

Nella LITURGIA DOMENICALE, una particolare attenzione a momenti di silenzioe alla proclamazione delle letture.

CELEBRAZIONE DEI VESPERI DELLA DOMENICA (ON LINE).

Un gruppo di persone animerà la preghiera serale della domenica,

che si potrà seguire poi a casa tramite il blog della parrocchia 

(sul canale you tube) a partire dalle ore 18.00 

 

 

CATECHESI

UNA CATECHESI biblica sulla liturgia della Messa domenicale.

TUTTI I MERCOLEDì alle 20.30 in salone parrocchiale. 


LA CARITA’

LA CARITAS di Sona-Sommacampagna ci chiede ancora un aiuto per sostenere i singoli e le famiglie di quella zona.

Si possono portare tutti i generi alimentari e in particolare, (secondo le indicazioni dell’emporio), farina, succo di pomodoro, zuccheo e caffè…

 


Un aiuto per l’emergenza UCRAINA 

Le offerte sono detraibili fiscalmente 

Banca Etica – IBAN: IT 40 Z 05018 11700 000017091380 – (intestato a  Ass. di Carità San Zeno onlus)

Banco Posta – C/C postale: 001006070856 – (intestato a  Ass. di Carità San Zeno onlus)

Donazione diretta presso Caritas Diocesana Veronese in L.ge Matteotti, 8 – Verona, dal lunedì al venerdì con orario 9:00-13:00 e 14:00-17:00 

(le donazioni in contanti non sono detraibili)

Per maggiori informazioni potete contattare la Segreteria Caritas:  Telefono 045 2379300 (dal lunedì al venerdì con orario 9:00-13:00 e 14:00 17:00);             

Email segreteria@caritas.vr.it o donazioni@caritas.vr.it


 

 

  Non raccogliere cose, cibo, vestiario…

   Chi desidera dare disponibilità di volontariato e altro (tipo alloggi ecc.) si rivolga             direttamente alla Caritas

 

 3. Un aiuto alle missioni della nostra diocesi.

 

Invito a leggere anche sulle bacheche, all’ingresso della chiesa, il programma per altre iniziative di carattere formativo e culturale  e che si rivolgono  anche alla nostra 

UNITA’ PASTORALE DEL LAGO SUD

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CALENDARIO QUARESIMA 2022  marzo/aprile …  le iniziative…

 

 

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Mercoledì delle Ceneri

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1a domenica di Quaresima

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Cinema africano  (parr. di Colà-Pacengo-Lazise)

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Cinema africano  (parr. di Colà-Pacengo-Lazise

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Cinema africano  (parr. di Colà-Pacengo-Lazise

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2a domenica di Quaresima

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1° incontro CUP (a Cavalcaselle) -20.30

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 3a domenica di Quaresima

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Ch. Beato Andrea- incontro con Paolo Curtaz : “La fine della chiesa?” (20.30)

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4a domenica di Quaresima

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2° incontro CUP (a Cavalcaselle )- 20.30

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APRILE  2022

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5a domenica di Quaresima

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Gard Art : meditazione in testi e musica (a cura di Spazio aperto) 20.30

“La Passione di Maria”- chiesa S.Benedetto 

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Via Crucis missionaria a Colà 

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Domenica delle Palme

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GIOVEDI SANTO

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VENERDI SANTO

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SABATO SANTO

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PASQUA DEL SIGNORE




mercoledì 2 marzo 2022


Emergenza Ucraina – Raccolta fondi Caritas: la Presidenza CEI a sostegno della popolazione -28 Febbraio 2022

 

Caritas Italiana è infatti in costante collegamento con le Caritas in Ucraina, in coordinamento con Caritas Europa e Caritas Internationalis e resta accanto alla popolazione, confermandosi una presenza instancabile nell’emergenza, con una costante attenzione alle persone. Inoltre, a fianco e a supporto delle Caritas dei Paesi confinanti, si adopera per l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra. Si stima che nei prossimi giorni tra uno e cinque milioni di ucraini potrebbero cercare rifugio in Europa: l’intera rete delle Caritas diocesane su tutto il territorio nazionale sostiene le azioni necessarie per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione in sofferenza o in fuga e a contribuire all’accoglienza di quanti arriveranno in Italia.

È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite:

 

• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –

Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111

 

• Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474

 

• Banco Posta, viale Europa 175, Roma – 

Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013

 

• UniCredit, via Taranto 49, Roma – 

Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

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 2 marzo: MERCOLEDI delle CENERI

e inizio Quaresima

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,1-6.16-18
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
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°"Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace. 

Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra".

PAPA FRANCESCO

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MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

Converti i nostri cuori, Signore!

 

Solo tu, Signore, puoi trasformare i nostri cuori di pietra in cuori capaci di amare. Fa' che in questo tempo di grazia i cristiani si impegnino a far cessare le divisioni, i sospetti, le ostilità che umiliano la vita. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare la nostra elemosina in un gesto di fraternità e di compassione. Fa' che ci accorgiamo dei poveri per ascoltarli e ad aiutarli. Preghiamo. 


Solo tu, Signore, puoi trasformare il nostro digiuno in un gesto di carità e di giustizia. Nelle nostre famiglie si impari la sobrietà, per non dimenticare quelli che mancano dell'indispensabile. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare la preghiera in un rapporto di amore, in un respiro della vita. Aiutaci a dare valore al nostro incontro con te, a cercare momenti di preghiera personale e familiare, riscoprendo il valore del silenzio interiore. Fa’ che la preghiera ci educhi a cambiare la vita nelle scelte che tu ci domandi. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare i nostri impegni di Quaresima in sentieri di conversione e di autenticità. Vieni incontro a chi ti cerca sinceramente. Ridesta la nostalgia di te in chi ti ha dimenticato. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare coloro che sono pentiti del male commesso, e orire la possibilità di cominciare una vita nuova, anche con il sacramento della riconciliazione. 

Preghiamo.

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CEI. Messaggio per la Quaresima 2022: Quando venne la pienezza del tempo (Gal 4,4)

 

Carissimo, carissima, la Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo (cfr. Col 3,1). La Chiesa come comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo un “tempo pieno” (cfr. Gal 4,4), cioè pronto all’incontro personale con Gesù. Questo messaggio, dunque, vi raggiunge come un invito a una triplice conversione, urgente e importante in questa fase della storia, in particolare per le Chiese che si trovano in Italia: conversione all’ascolto, alla realtà e alla spiritualità.

 

Conversione all’ascolto

 

La prima fase del Cammino sinodale ci consente di ascoltare ancora più da vicino le voci che risuonano dentro di noi e nei nostri fratelli. Tra queste voci quelle dei bambini colpiscono con la loro efficace spontaneità: «Non mi ricordo cosa c’era prima del Covid»; «Ho un solo desiderio: riabbracciare i miei nonni». Arrivano al cuore anche le parole degli adolescenti: «Sto perdendo gli anni più belli della mia vita»; «Avevo atteso tanto di poter andare all’università, ma adesso mi ritrovo sempre davanti a un computer». Le voci degli esperti, poi, sollecitano alla fiducia nei confronti della scienza, pur rilevando quanto sia fallibile e perfettibile. Siamo raggiunti ancora dal grido dei sanitari, che chiedono di essere aiutati con comportamenti responsabili. E, infine, risuonano le parole di alcuni parroci, insieme con i loro catechisti e collaboratori pastorali, che vedono diminuite il numero delle attività e la partecipazione del popolo, preoccupati di non riuscire a tornare ai livelli di prima, ma nello stesso tempo consapevoli che non si deve semplicemente sognare un ritorno alla cosiddetta “normalità”.

Ascoltare in profondità tutte queste voci anzitutto fa bene alla Chiesa stessa. Sentiamo il bisogno di imparare ad ascoltare in modo empatico, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza (cfr. Es 3,7-9). Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore » (Mc 12,29; cfr. Dt 6,4).

A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli (cfr. Mc 12,31). Leggere, meditare e pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti.

L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità. Una Chiesa che ascolta è una Chiesa sensibile anche al soffio dello Spirito. In questo senso, può essere utile riprendere quanto il Consiglio Episcopale Permanente scriveva nel messaggio agli operatori pastorali, lo scorso settembre: «L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. L’ascolto degli ultimi, poi, è nella Chiesa particolarmente prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto ai piccoli, agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi».

Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra ancora l’ascolto libero e sincero da parte della Chiesa? Come possiamo migliorare nella Chiesa il modo di ascoltare?

 

Conversione alla realtà

 

«Quando venne la pienezza del tempo» ( Gal 4,4). Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione. Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto, da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi. Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia degli uomini sia importante agli occhi del Padre.

L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù, le malattie e la morte erano molto più invasive e frequenti nella vita delle persone di quanto non lo siano oggi. In quell’epoca e in quella terra si moriva certo di più e con maggiore drammatica facilità di quanto non avvenga oggi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienezza dei tempi”.

L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» ( Rm 8,25). Questa perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia (cfr. 2 Cor 6,4), personale e comunitaria.

Nei primi mesi della pandemia abbiamo assistito a un sussulto di umanità, che ha favorito la carità e la fraternità. Poi questo slancio iniziale è andato via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in sé stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo” (2Ts 3,5), che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi (cfr. Gv 13,1)?

Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito ecclesiale di educare alla verità, contribuendo a colmare il divario tra realtà e falsa percezione della realtà. In questo “scarto” tra la realtà e la sua percezione si annida il germe dell’ignoranza, della paura e dell’intolleranza. Ma è questa la realtà che ci è data e che siamo chiamati ad amare con perseveranza.

Questa seconda conversione riguarda allora l’impegno a documentarsi con serietà e libertà di mente e a sopportare che ci siano problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo.

Quali rigide precomprensioni impediscono di lasciarsi convincere dalle novità che vengono dalla realtà? Di quanta pazienza è capace il cuore dei credenti nel costruire soluzioni per la vita delle persone e della società?

 

Conversione alla spiritualità

 

Restare fedeli alla realtà del tempo presente non equivale però a fermarsi alla superficie dei fatti né a legittimare ogni situazione in corso. Si tratta piuttosto di cogliere “la pienezza del tempo” ( Gal 4,4) ovvero di scorgere l’azione dello Spirito, che rende ogni epoca un “tempo opportuno”.

L’epoca in cui Gesù ha vissuto è stata fondamentale per via della sua presenza all’interno della storia umana e, in particolare, di chi entrava in contatto con lui. I suoi discepoli hanno continuato a vivere la loro vita in quel contesto storico, con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti: ma la sua compagnia ha modificato il modo di essere nel mondo. Il Maestro di Nazaret ha insegnato loro a essere protagonisti di quel tempo attraverso la fede nel Padre misericordioso, la carità verso gli ultimi e la speranza in un rinnovamento interiore delle persone. Per i discepoli è stato Gesù a dare senso a un’epoca che altrimenti avrebbe avuto ben altri criteri umani per essere giudicata.

Dopo la sua morte, dall’assenza fisica di Gesù è fiorita la vita eterna del Risorto e la presenza dello Spirito nella Chiesa: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani » ( Gv 14,16-18; cfr. At 2,113). Lo Spirito domanda al credente di considerare ancora oggi la realtà in chiave pasquale, come ha testimoniato Gesù, e non come la vede il mondo. Per il discepolo una sconfitta può essere una vittoria, una perdita una conquista. Cominciare a vivere la Pasqua, che ci attende al termine del tempo di Quaresima, significa considerare la storia nell’ottica dell’amore, anche se questo comporta di portare la croce propria e altrui (cfr. Mt 16,24; 27,32; Col 3,13; Ef 4,1-3).

Il Cammino sinodale sta facendo maturare nelle Chiese in Italia un modo nuovo di ascoltare la realtà per giudicarla in modo spirituale e produrre scelte più evangeliche. Lo Spirito infatti non aliena dalla storia: mentre radica nel presente, spinge a cambiarlo in meglio. Per restare fedeli alla realtà e diventare al contempo costruttori di un futuro migliore, si richiede una interiorizzazione profonda dello stile di Gesù, del suo sguardo spirituale, della sua capacità di vedere ovunque occasioni per mostrare quanto è grande l’amore del Padre.

Per il cristiano questo non è semplicemente il tempo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è invece un tempo dello Spirito, un tempo di pienezza, perché contiene opportunità di amore creativo che in nessun’altra epoca storica si erano ancora presentate.

Forse non siamo abbastanza liberi di cuore da riconoscere queste opportunità di amore, perché frenati dalla paura o condizionati da aspettative irrealistiche. Mentre lo Spirito, invece, continua a lavorare come sempre.

 Quale azione dello Spirito è possibile riconoscere in questo nostro tempo? Andando al di là dei meri fatti che accadono nel nostro presente, quale lettura spirituale possiamo fare della nostra epoca, per progredire spiritualmente come singoli e come comunità credente?

 

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana

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sabato 26 febbraio 2022

 27 febbraio 2022- 8a domenica del tempo ordinario 

Prima Lettura - Dal libro del Siracide - Sir 27,5-8, (NV) [gr. 27,4-7]

 

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l'albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 91 (92)

 

R. E' bello rendere grazie al Signore.

E' bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte. R.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. R.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c'è malvagità. R.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,54-58

Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov'è, o morte, la tua vittoria?
Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?»
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.
Parola di Dio.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

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8a C -S.d. P. omelia- 27 febbraio 2022

 

 

Gesù continua a istruire gli apostoli e la gran moltitudine di discepoli e di folla, quindi anche noi. Ci sono immagini prese dalla vita quotidiana, da semplici proverbi. In sostanza Gesù vede due pericoli per noi, suoi discepoli: l’ ipocrisia e l’ incoerenza.

Luca ha presente situazioni precise nella vita dei cristiani ai quali scrive. Quali relazioni ci sono tra credenti?  Sono relazioni fraterne che nascono dalla fede e portano alla carità o sono inquinate dal bisogno di primeggiare e di stare sopra gli altri per proporre se stessi come modelli di vita?

Prima di tutto l’attenzione è per i responsabili della vita della chiesa e per chi ha un compito di guida, nei vari ambiti della vita comune. «Un cieco può forse guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?”. Si è ciechi quando si pretende di essere guide degli altri, ma senza farsi guidare e illuminare dalla sola luce che è Gesù. Si crede di far luce agli altri, e di indicare la strada da percorrere, ma può essere quasi spenta la luce interiore della fedeltà alla parola che è “lampada ai miei passi e luce sul mio cammino”. 

Quindi si tratta di farsi imitatori nella vita dell’unico maestro che è Gesù. Si è continuamente discepoli, gente che deve sempre imparare alla scuola del Vangelo: scuola che non ha orari 

ed è sempre aperta.  

 

La pagliuzza e la trave nell’occhio. Gesù fa presente una tendenza pericolosa e molto diffusa. Si vedono facilmente i piccoli o grandi difetti negli altri… forse anche con il gusto malsano di ingigantire questi stessi difetti, di trovare delle scuse per giustificare distanze e antipatie, per montare su un piedistallo e  darsi delle arie!

Ma nel tuo occhio ci può essere una trave… Non sai vedere le tue pecche, forse più grandi di quelle che tu noti subito negli altri. Non sai riconoscere i tuoi limiti, riconciliarti con le tue debolezze che cerchi, magari, di nascondere, trovando scuse ridicole e dicendo spesso: “è colpa degli altri!”. Se ci si vede poveri e quindi bisognosi della misericordia di Dio, si é più disposti a usare la stessa misericordia o compassione verso chi è debole come noi o forse meno di noi! L’operazione più difficile è conoscere se stessi nella verità, senza esaltarsi e senza deprimersi. 

Se il discepolo matura e fa proprio l’insegnamento del maestro Gesù, può a sua volta divenire guida per gli altri; così, chi si propone di correggere la condotta degli altri, fa in modo  che il suo occhio non sia ferito dalla trave del peccato o dell’orgoglio.

Bisogna che l’occhio sia purificato e guarito dalla grazia di Dio che risana. Dio sa fare un intervento per guarirci da una specie di cataratta interiore! Solo così è possibile cavare dall’occhio del fratello la pagliuzza della colpa.

Gesù, poi, fa l’esempio dell’albero buono e sano che produce frutti buoni. Il nostro modo di agire, i comportamenti di ogni giorno ci dicono se l’albero della nostra vita è sano. 

Già Giovanni Battista invitava le folle che si recavano presso di lui a «fare frutti degni di conversione», perché «ogni albero che non porta frutto buono è destinato a essere reciso e arso nel fuoco”.  I frutti sono le nostre opere buone che nascono dalla parola del Vangelo che le ispira e le produce. E non c’é pericolo  di sbagliarsi!. 

A conclusione, ci può essere utile meditare anche su una frase della 1a lettura del Siracide che è quasi un anticipo della Vangelo. 

“Il frutto dimostra come è coltivato l'albero, così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini. 

La parola rivela i pensieri del cuore.

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8a domenica del tempo ordinario 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli:  Ascoltaci, Signore!

La guerra in Ucraina ci ha sconvolto e rischia di aumentare le nostre ansie e preoccupazioni. Signore, Tu sei il re della pace! Converti il cuore dei violenti e dei potenti, insensibili alla via della concordia e della riconciliazione. Facendo nostro l’appello del  Papa, si cerchino senza sosta, anche le minime possibilità di dialogo per un accordo pacifico. Nel modo che ci sarò richiesto, rendici attenti ai profughi e agli esuli. Preghiamo.

 

 

Aiutaci a edificare la tua Chiesa, sentendoci parte attiva di essa in 

questo nostro tempo. Preghiamo;

 

Fa’ che costruiamo ponti di dialogo tra le persone che incontriamo,

per essere segno della tua misericordia . Preghiamo.

 

Aiutaci a riconoscere i nostri difetti e le nostre mancanze, per non giudicare gli altri con il nostro giudizio severo. Preghiamo.

 

Poni in noi parole che difendano la dignità di ogni essere umano in qualsiasi condizione si trovi e a qualunque età della vita. Preghiamo.

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2 febbraio: mercoledì delle Ceneri e inizio Quaresima

Le S.Messe con il rito dell'imposizione delle Ceneri saranno:

ore 15.00: sono invitati in particolare i ragazzi 

ore 20.30: gli adulti. 

Papa Francesco 

ha chiesto a tutta la chiesa di vivere, mercoledì, una giornata di PREGHIERA e di DIGIUNO per implorare il dono della pace in UCRAINA




                         









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