mercoledì 2 marzo 2022


Emergenza Ucraina – Raccolta fondi Caritas: la Presidenza CEI a sostegno della popolazione -28 Febbraio 2022

 

Caritas Italiana è infatti in costante collegamento con le Caritas in Ucraina, in coordinamento con Caritas Europa e Caritas Internationalis e resta accanto alla popolazione, confermandosi una presenza instancabile nell’emergenza, con una costante attenzione alle persone. Inoltre, a fianco e a supporto delle Caritas dei Paesi confinanti, si adopera per l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra. Si stima che nei prossimi giorni tra uno e cinque milioni di ucraini potrebbero cercare rifugio in Europa: l’intera rete delle Caritas diocesane su tutto il territorio nazionale sostiene le azioni necessarie per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione in sofferenza o in fuga e a contribuire all’accoglienza di quanti arriveranno in Italia.

È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite:

 

• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –

Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111

 

• Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474

 

• Banco Posta, viale Europa 175, Roma – 

Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013

 

• UniCredit, via Taranto 49, Roma – 

Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

°°°°°°°°°°°°°°                        °°°°°°°°°°°               °°°°°°°°°

 2 marzo: MERCOLEDI delle CENERI

e inizio Quaresima

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,1-6.16-18
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
********************************************************************************************************

°"Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace. 

Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra".

PAPA FRANCESCO

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Intenzioni per la preghiera dei fedeli:

Converti i nostri cuori, Signore!

 

Solo tu, Signore, puoi trasformare i nostri cuori di pietra in cuori capaci di amare. Fa' che in questo tempo di grazia i cristiani si impegnino a far cessare le divisioni, i sospetti, le ostilità che umiliano la vita. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare la nostra elemosina in un gesto di fraternità e di compassione. Fa' che ci accorgiamo dei poveri per ascoltarli e ad aiutarli. Preghiamo. 


Solo tu, Signore, puoi trasformare il nostro digiuno in un gesto di carità e di giustizia. Nelle nostre famiglie si impari la sobrietà, per non dimenticare quelli che mancano dell'indispensabile. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare la preghiera in un rapporto di amore, in un respiro della vita. Aiutaci a dare valore al nostro incontro con te, a cercare momenti di preghiera personale e familiare, riscoprendo il valore del silenzio interiore. Fa’ che la preghiera ci educhi a cambiare la vita nelle scelte che tu ci domandi. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare i nostri impegni di Quaresima in sentieri di conversione e di autenticità. Vieni incontro a chi ti cerca sinceramente. Ridesta la nostalgia di te in chi ti ha dimenticato. Preghiamo.


Solo tu, Signore, puoi trasformare coloro che sono pentiti del male commesso, e orire la possibilità di cominciare una vita nuova, anche con il sacramento della riconciliazione. 

Preghiamo.

***************************************************************************************************

CEI. Messaggio per la Quaresima 2022: Quando venne la pienezza del tempo (Gal 4,4)

 

Carissimo, carissima, la Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo (cfr. Col 3,1). La Chiesa come comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo un “tempo pieno” (cfr. Gal 4,4), cioè pronto all’incontro personale con Gesù. Questo messaggio, dunque, vi raggiunge come un invito a una triplice conversione, urgente e importante in questa fase della storia, in particolare per le Chiese che si trovano in Italia: conversione all’ascolto, alla realtà e alla spiritualità.

 

Conversione all’ascolto

 

La prima fase del Cammino sinodale ci consente di ascoltare ancora più da vicino le voci che risuonano dentro di noi e nei nostri fratelli. Tra queste voci quelle dei bambini colpiscono con la loro efficace spontaneità: «Non mi ricordo cosa c’era prima del Covid»; «Ho un solo desiderio: riabbracciare i miei nonni». Arrivano al cuore anche le parole degli adolescenti: «Sto perdendo gli anni più belli della mia vita»; «Avevo atteso tanto di poter andare all’università, ma adesso mi ritrovo sempre davanti a un computer». Le voci degli esperti, poi, sollecitano alla fiducia nei confronti della scienza, pur rilevando quanto sia fallibile e perfettibile. Siamo raggiunti ancora dal grido dei sanitari, che chiedono di essere aiutati con comportamenti responsabili. E, infine, risuonano le parole di alcuni parroci, insieme con i loro catechisti e collaboratori pastorali, che vedono diminuite il numero delle attività e la partecipazione del popolo, preoccupati di non riuscire a tornare ai livelli di prima, ma nello stesso tempo consapevoli che non si deve semplicemente sognare un ritorno alla cosiddetta “normalità”.

Ascoltare in profondità tutte queste voci anzitutto fa bene alla Chiesa stessa. Sentiamo il bisogno di imparare ad ascoltare in modo empatico, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza (cfr. Es 3,7-9). Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore » (Mc 12,29; cfr. Dt 6,4).

A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli (cfr. Mc 12,31). Leggere, meditare e pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti.

L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità. Una Chiesa che ascolta è una Chiesa sensibile anche al soffio dello Spirito. In questo senso, può essere utile riprendere quanto il Consiglio Episcopale Permanente scriveva nel messaggio agli operatori pastorali, lo scorso settembre: «L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. L’ascolto degli ultimi, poi, è nella Chiesa particolarmente prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto ai piccoli, agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi».

Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra ancora l’ascolto libero e sincero da parte della Chiesa? Come possiamo migliorare nella Chiesa il modo di ascoltare?

 

Conversione alla realtà

 

«Quando venne la pienezza del tempo» ( Gal 4,4). Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione. Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto, da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi. Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia degli uomini sia importante agli occhi del Padre.

L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù, le malattie e la morte erano molto più invasive e frequenti nella vita delle persone di quanto non lo siano oggi. In quell’epoca e in quella terra si moriva certo di più e con maggiore drammatica facilità di quanto non avvenga oggi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienezza dei tempi”.

L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» ( Rm 8,25). Questa perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia (cfr. 2 Cor 6,4), personale e comunitaria.

Nei primi mesi della pandemia abbiamo assistito a un sussulto di umanità, che ha favorito la carità e la fraternità. Poi questo slancio iniziale è andato via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in sé stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo” (2Ts 3,5), che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi (cfr. Gv 13,1)?

Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito ecclesiale di educare alla verità, contribuendo a colmare il divario tra realtà e falsa percezione della realtà. In questo “scarto” tra la realtà e la sua percezione si annida il germe dell’ignoranza, della paura e dell’intolleranza. Ma è questa la realtà che ci è data e che siamo chiamati ad amare con perseveranza.

Questa seconda conversione riguarda allora l’impegno a documentarsi con serietà e libertà di mente e a sopportare che ci siano problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo.

Quali rigide precomprensioni impediscono di lasciarsi convincere dalle novità che vengono dalla realtà? Di quanta pazienza è capace il cuore dei credenti nel costruire soluzioni per la vita delle persone e della società?

 

Conversione alla spiritualità

 

Restare fedeli alla realtà del tempo presente non equivale però a fermarsi alla superficie dei fatti né a legittimare ogni situazione in corso. Si tratta piuttosto di cogliere “la pienezza del tempo” ( Gal 4,4) ovvero di scorgere l’azione dello Spirito, che rende ogni epoca un “tempo opportuno”.

L’epoca in cui Gesù ha vissuto è stata fondamentale per via della sua presenza all’interno della storia umana e, in particolare, di chi entrava in contatto con lui. I suoi discepoli hanno continuato a vivere la loro vita in quel contesto storico, con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti: ma la sua compagnia ha modificato il modo di essere nel mondo. Il Maestro di Nazaret ha insegnato loro a essere protagonisti di quel tempo attraverso la fede nel Padre misericordioso, la carità verso gli ultimi e la speranza in un rinnovamento interiore delle persone. Per i discepoli è stato Gesù a dare senso a un’epoca che altrimenti avrebbe avuto ben altri criteri umani per essere giudicata.

Dopo la sua morte, dall’assenza fisica di Gesù è fiorita la vita eterna del Risorto e la presenza dello Spirito nella Chiesa: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani » ( Gv 14,16-18; cfr. At 2,113). Lo Spirito domanda al credente di considerare ancora oggi la realtà in chiave pasquale, come ha testimoniato Gesù, e non come la vede il mondo. Per il discepolo una sconfitta può essere una vittoria, una perdita una conquista. Cominciare a vivere la Pasqua, che ci attende al termine del tempo di Quaresima, significa considerare la storia nell’ottica dell’amore, anche se questo comporta di portare la croce propria e altrui (cfr. Mt 16,24; 27,32; Col 3,13; Ef 4,1-3).

Il Cammino sinodale sta facendo maturare nelle Chiese in Italia un modo nuovo di ascoltare la realtà per giudicarla in modo spirituale e produrre scelte più evangeliche. Lo Spirito infatti non aliena dalla storia: mentre radica nel presente, spinge a cambiarlo in meglio. Per restare fedeli alla realtà e diventare al contempo costruttori di un futuro migliore, si richiede una interiorizzazione profonda dello stile di Gesù, del suo sguardo spirituale, della sua capacità di vedere ovunque occasioni per mostrare quanto è grande l’amore del Padre.

Per il cristiano questo non è semplicemente il tempo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è invece un tempo dello Spirito, un tempo di pienezza, perché contiene opportunità di amore creativo che in nessun’altra epoca storica si erano ancora presentate.

Forse non siamo abbastanza liberi di cuore da riconoscere queste opportunità di amore, perché frenati dalla paura o condizionati da aspettative irrealistiche. Mentre lo Spirito, invece, continua a lavorare come sempre.

 Quale azione dello Spirito è possibile riconoscere in questo nostro tempo? Andando al di là dei meri fatti che accadono nel nostro presente, quale lettura spirituale possiamo fare della nostra epoca, per progredire spiritualmente come singoli e come comunità credente?

 

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana

C


sabato 26 febbraio 2022

 27 febbraio 2022- 8a domenica del tempo ordinario 

Prima Lettura - Dal libro del Siracide - Sir 27,5-8, (NV) [gr. 27,4-7]

 

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l'albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 91 (92)

 

R. E' bello rendere grazie al Signore.

E' bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte. R.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. R.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c'è malvagità. R.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,54-58

Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov'è, o morte, la tua vittoria?
Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?»
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.
Parola di Dio.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

**********                *********                **********                **********                **********

8a C -S.d. P. omelia- 27 febbraio 2022

 

 

Gesù continua a istruire gli apostoli e la gran moltitudine di discepoli e di folla, quindi anche noi. Ci sono immagini prese dalla vita quotidiana, da semplici proverbi. In sostanza Gesù vede due pericoli per noi, suoi discepoli: l’ ipocrisia e l’ incoerenza.

Luca ha presente situazioni precise nella vita dei cristiani ai quali scrive. Quali relazioni ci sono tra credenti?  Sono relazioni fraterne che nascono dalla fede e portano alla carità o sono inquinate dal bisogno di primeggiare e di stare sopra gli altri per proporre se stessi come modelli di vita?

Prima di tutto l’attenzione è per i responsabili della vita della chiesa e per chi ha un compito di guida, nei vari ambiti della vita comune. «Un cieco può forse guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?”. Si è ciechi quando si pretende di essere guide degli altri, ma senza farsi guidare e illuminare dalla sola luce che è Gesù. Si crede di far luce agli altri, e di indicare la strada da percorrere, ma può essere quasi spenta la luce interiore della fedeltà alla parola che è “lampada ai miei passi e luce sul mio cammino”. 

Quindi si tratta di farsi imitatori nella vita dell’unico maestro che è Gesù. Si è continuamente discepoli, gente che deve sempre imparare alla scuola del Vangelo: scuola che non ha orari 

ed è sempre aperta.  

 

La pagliuzza e la trave nell’occhio. Gesù fa presente una tendenza pericolosa e molto diffusa. Si vedono facilmente i piccoli o grandi difetti negli altri… forse anche con il gusto malsano di ingigantire questi stessi difetti, di trovare delle scuse per giustificare distanze e antipatie, per montare su un piedistallo e  darsi delle arie!

Ma nel tuo occhio ci può essere una trave… Non sai vedere le tue pecche, forse più grandi di quelle che tu noti subito negli altri. Non sai riconoscere i tuoi limiti, riconciliarti con le tue debolezze che cerchi, magari, di nascondere, trovando scuse ridicole e dicendo spesso: “è colpa degli altri!”. Se ci si vede poveri e quindi bisognosi della misericordia di Dio, si é più disposti a usare la stessa misericordia o compassione verso chi è debole come noi o forse meno di noi! L’operazione più difficile è conoscere se stessi nella verità, senza esaltarsi e senza deprimersi. 

Se il discepolo matura e fa proprio l’insegnamento del maestro Gesù, può a sua volta divenire guida per gli altri; così, chi si propone di correggere la condotta degli altri, fa in modo  che il suo occhio non sia ferito dalla trave del peccato o dell’orgoglio.

Bisogna che l’occhio sia purificato e guarito dalla grazia di Dio che risana. Dio sa fare un intervento per guarirci da una specie di cataratta interiore! Solo così è possibile cavare dall’occhio del fratello la pagliuzza della colpa.

Gesù, poi, fa l’esempio dell’albero buono e sano che produce frutti buoni. Il nostro modo di agire, i comportamenti di ogni giorno ci dicono se l’albero della nostra vita è sano. 

Già Giovanni Battista invitava le folle che si recavano presso di lui a «fare frutti degni di conversione», perché «ogni albero che non porta frutto buono è destinato a essere reciso e arso nel fuoco”.  I frutti sono le nostre opere buone che nascono dalla parola del Vangelo che le ispira e le produce. E non c’é pericolo  di sbagliarsi!. 

A conclusione, ci può essere utile meditare anche su una frase della 1a lettura del Siracide che è quasi un anticipo della Vangelo. 

“Il frutto dimostra come è coltivato l'albero, così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini. 

La parola rivela i pensieri del cuore.

°°°°°°°°°°°                                        °°°°°°°°°°°°                                        °°°°°°°°°°°°

8a domenica del tempo ordinario 

Intenzioni per la preghiera dei fedeli:  Ascoltaci, Signore!

La guerra in Ucraina ci ha sconvolto e rischia di aumentare le nostre ansie e preoccupazioni. Signore, Tu sei il re della pace! Converti il cuore dei violenti e dei potenti, insensibili alla via della concordia e della riconciliazione. Facendo nostro l’appello del  Papa, si cerchino senza sosta, anche le minime possibilità di dialogo per un accordo pacifico. Nel modo che ci sarò richiesto, rendici attenti ai profughi e agli esuli. Preghiamo.

 

 

Aiutaci a edificare la tua Chiesa, sentendoci parte attiva di essa in 

questo nostro tempo. Preghiamo;

 

Fa’ che costruiamo ponti di dialogo tra le persone che incontriamo,

per essere segno della tua misericordia . Preghiamo.

 

Aiutaci a riconoscere i nostri difetti e le nostre mancanze, per non giudicare gli altri con il nostro giudizio severo. Preghiamo.

 

Poni in noi parole che difendano la dignità di ogni essere umano in qualsiasi condizione si trovi e a qualunque età della vita. Preghiamo.

   °°°°°°°°°°°°    °°°°°°°°°°°°   °°°°°°°°°°°°   °°°°°°°°°°°°

2 febbraio: mercoledì delle Ceneri e inizio Quaresima

Le S.Messe con il rito dell'imposizione delle Ceneri saranno:

ore 15.00: sono invitati in particolare i ragazzi 

ore 20.30: gli adulti. 

Papa Francesco 

ha chiesto a tutta la chiesa di vivere, mercoledì, una giornata di PREGHIERA e di DIGIUNO per implorare il dono della pace in UCRAINA




                         









**********                *********                **********                **********                **********













sabato 19 febbraio 2022

 20 febbraio 202

7a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura

Dal primo libro di Samuele - 1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23

 

In quei giorni, Saul si mosse e scese al deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti di Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif.
Davide e Abisai scesero tra quella gente di notte ed ecco, Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno.
Abisai disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. Ma Davide disse ad Abisai: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”.
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.
Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era grande spazio tra di loro.
Davide gridò: “Ecco la lancia del re, passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore”.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 102 (103)

R. Il Signore è buono e grande nell'amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità;
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.

Come dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero
verso quelli che lo temono. R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 15,45-49

Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l'uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all'uomo terreno, così saremo simili all'uomo celeste.

 

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,27-38


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.
E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso .
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

°°°°°°°°                     °°°°°°°°°                        °°°°°°°°°°                        °°°°°°°°°°



Omelia domenica 7a C


Pagina impegnativa quella del Vangelo di questa domenica… Il Signore è esagerato nel farci certe richieste e ci chiede l’impossibile?  … “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano…” 

Si tratta di Vangelo e quindi di un percorso di grande impegno… Siamo di fronte ad una proposta che mette in luce i nostri limiti,  le nostre difficoltà nei confronti di chi ci  può  essere nemico o comunque una persona sgradita, antipatica, poco amabile o che ci fatto del male o ci ha trattato male…  Oggi, fra l’altro, bisogna reagire ad un clima pesante nelle relazioni più prossime, quelle familiari  e anche quelle più estese, nella società. Questo tempo difficile di pandemia ha scombussolato tante persone e  le ha rese più aggressive!

 

Alcune persone hanno subito dei gravi torti senza meritarlo e che hanno creato in loro un forte disagio interiore. Spesso dicono: “Ho cercato di perdonare ma non dimentico…”  

Ma il non dimenticare, è qualcosa di così grave che impedisce il possibile perdono? Credo di no! Nella persona offesa restano nella mente e nel cuore, senza volerlo, quasi in modo istintivo, gli stati d’animo pesanti di fatti dolorosi che hanno segnato la vita e hanno aperto delle piaghe, cioé delle ripercussioni interiori anche per molto tempo. La mente, spesso, non ce la fa a dimenticare… 

A questo punto  bisogna avere il coraggio di iniziare un percorso spirituale, cioè animato dalla Spirito Santo che è amore…forse molto lungo, che attraverso tappe  successive ma decise, possono condurre ad una specie di rivoluzione dell’animo, ispirata al Vangelo. L’odio istintivo si attenua, diventa meno forte e si può aprire un tempo di libertà.

Di questo processo di cambiamento interiore ci parla l’episodio della 1a lettura e che ha come protagonista Davide, fuggiasco perché perseguitato dal re Saul. Il re é malato di una profonda gelosia verso di lui, perchè lo vede come un rivale al trono. Davide sorprende nel sonno Saul e lo potrebbe eliminare, come gli viene suggerito! Ma Davide contiene l’odio e la rabbia e lo risparmia. E’ prevalso in lui un senso di rispetto e di pietà!

 

Nel Vangelo di oggi gli atteggiamenti da assumere nei confronti del nemico sono quattro: amare, far del bene, benedire, pregare.

Il nemico non è solo il persecutore, ma anche di chi sparla di noi, chi ci odia e ci maltratta, chi chiede un prestito senza avere poi la possibilità di ridare. 

Ecco il percorso suggerito dal Vangelo. Se subito l’amore ci richiede molto, si può e si deve pregare e benedire, per vincere lo stesso odio. 

La preghiera è già una via d’uscita dal rancore che paralizza, perchè diventa un segno di avvicinamento, l’uscita da un tunnel buio, una richiesta al Signore perchè renda possibile ciò che sembra impossibile e sia Lui a cambiare il cuore indurito. 

Se al momento non mi sento capace di perdono, almeno prego perché questo, un giorno possa succedere…mantengo la fiducia, tengo aperta la porta del cuore… 

Perché il perdono? 1- Fare delle scelte alternative rispetto a quelli che sono chiamati peccatori ed essere figli dell'Altissimo.

Si tratta soprattutto di imitare Dio che è  «benevolo verso gli ingrati e i cattivi», cioé attento, accogliente, mite. Infatti siamo stati creati a sua immagine. Si ama perché si vuole prolungare fino a chi ci ha offeso, la benevolenza stessa di Dio.

Abbiamo degli esempi  luminosi, anche recenti,  sulla capacità del perdono...

Fatti che ci fanno bene, ci danno speranza.  

Emilia Catalano è la mamma di Agostino Catalano, caposcorta di Paolo Borsellino, ucciso a Palermo con il il magistrato e altri quattro agenti di scorta il 19 luglio 1992.

Questo è l’appello che rivolge agli uomini della mafia quando ha quasi 80 anni, nell’aprile del 2004, nella cattedrale di  Palermo, durante la «Pasqua dello studente.

 

“Oggi con la stessa emozione e con le stesse lacrime che hanno bagnato il mio dolore, lancio il mio appello a tutti coloro che sono armati di odio, di vendetta, di bombe:

arrendetevi all’amore di Dio, adate la vostra vita a Gesù che è risorto. Convertitevi, voi criminali, voi che non avete il timore di Dio. Basta con l’odio, ritornate ad avere un cuore semplice e buono, ritornate al cuore di Maria. Mettetevi nelle mani di Dio e confidate nel suo perdono. Per i mafiosi di tutti i tempi chiedo il perdono di Dio, perché solo lui può mettere pace nei loro cuori e nella loro vita”.

 

Coro della parrocchia di RUDA (Friuli Venezia Giulia)


*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

7a domenica del tempo ordinario 

                                        Intenzioni per la preghiera dei fedeli: 

 

Dio dell’amore, ascoltaci!

Per tutti i cristiani. In un mondo lacerato da divisioni, odi e violenze, siano il segno della misericordia di Dio che ama tutti, preghiamo. 

 

Per le nazioni sull'orlo della guerra, per i popoli in conflitto o divisi al loro interno da fazioni in lotta. Attraverso l'azione di uomini amanti della pace giungano alla riconciliazione, preghiamo.

 

Per le famiglie della nostra comunità divise tra loro da incomprensioni; per gli amici che non si guardano più; per chi si odia per motivi di lavoro o di carriera. Volgendo lo sguardo a Cristo, sorgente della riconciliazione, imparino a perdonare, preghiamo

 

Per noi, che stiamo per unirci all'offerta della vita che Cristo ha fatto al Padre. Cresca la fraternità e scompaia l'odio tra fratello e fratello


Preghiera sul Vangelo


Lo riconosco, Gesù, le tue parole sono come un pugno nello stomaco,

dure, difficili da digerire.

Perché quando si riceve un torto, quando si viene imbrogliati,

quando si è fatti oggetto di palesi ingiustizie, quando si è subita la calunnia

e si è stati colpiti in quello che vi è o di più prezioso e importante nella vita,

non è affatto spontaneo ricambiare il male con il bene,

rinunciare alla vendetta o a lanciare qualche maledizione.

 

E quando si riesce a superare il rancore, l’astio, l’ostilità

c'è un'ulteriore tentazione da affrontare: quella di chiedere a te di fare giustizia, quella di demandare a te il momento

in cui farla pagare a chi ha oppresso, a chi ha tradito, insultato,

fatto del male, provocato sofferenze.

Così si ritiene che in fondo le cose verranno messe a posto

e i giusti avranno ottenuto soddisfazione.

 

Ma tu oggi mi avverti che Dio, il Padre tuo, è piuttosto strano:

si rivela benevolo verso gli ingrati e i malvagi

e mi chiede di fare misericordia,

di non giudicare e di non condannare.

Tu stesso, del resto, non gli hai domandato di vendicarti, 

di far pagare ai tuoi nemici, ma hai pagato tu, l’lnnocente,

col tuo sangue, con la tua vita.