giovedì 23 dicembre 2021

 

NATALE DEL SIGNORE: MESSA NELLA  NOTTE

 

Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaia - Is 9,1-6


Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Salmo Responsoriale - Dal Sal 95 (96)

R. Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta. R.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. R.
 

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito - Tt 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,1-14

 

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.


Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli 
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». 

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Natale notte- omelia (2021)

 

Cari amici, benvenuti a tutti voi!  Condividiamo nella fede il senso profondo della nascita del Signore, anche in questo anno…

Nascita che si rinnova, ma non come un evento ripetitivo… piuttosto come una festa  che ci offre la continua visita di Dio nella nostra vita… LIberiamo il Natale da tutte le incrostazioni che rischiano di  renderlo banale e solo festaiolo… 

“Salviamo il Natale! Salviamo il Natale!”. E’ l’invito e la speranza che abbiamo sentito ripetere spesso nei giorni scorsi. L’hanno detto gli albergatori del turismo, i commercianti e tanti altri! Si capisce… in tempi di crisi economica… ci si augura, finalmente, una ripresa! 

E poi? Il resto? Mi auguro e ci auguriamo tutti, come cristiani, che la nascita del Signore 

ci scuota, ci liberi da una fede forse un po’ stanca, quasi assopita! Ci dia un nuovo slancio, risvegli il nostro desiderio di sentire il Signore che viene ancora per me, per noi, tutti. Il Signore come presenza amica e necessaria per darci nuovo vigore, per farci gustare la bellezza della fede… non soltanto memoria nostalgica del passato per un Natale dei buoni sentimenti!

Natale è festa per tutti, oggi, anche per chi frequenta la Chiesa solo in questa occasione o per chi è in difficoltà per la fede, ma avverte lo stesso il bisogno di una risposta alle sue inquietudini. I frutti del Festeggiato Gesù, si estendono a tutti... Saremo veramente capaci di  aprire le porte al Signore Gesù?

 

In quei giorni, un decreto di Cesare Augusto... Forti contrasti: da una parte l’imperatore che ordina il censimento per conoscere come tassare i suoi  sudditi; dall’altra i protagonisti veri della storia sono Maria, Giuseppe, un bambino appena nato, i pastori. Non è Augusto imperatore  che porta la salvezza, ma Gesù. Dagli annunci dell’ imperatore si passa alla ‘bella notizia’ degli angeli ai pastori, gente poco considerata…

La gloria di Dio si rivela nella piccolezza di un Bambino in una grotta per animali

L’uomo oggi sembra cercare esperienze forti e vistose…ma che spesso portano fuori strada: non si adatta al semplice e all’ordinario. 

C’è bisogno di stupore: a Natale abbiamo bisogno di capire la sorpresa di Dio. La sua gloria  nell’esperienza umana di una nascita quasi nascosta, sconosciuta ai più... 

Attraverso il Verbo fatto carne, Dio ha detto la sua parola più fore e senza pentimento, la parola definitiva. (K. Rahner): “Questa parola dice: Mondo, ti amo! Uomo, ti amo!» 

Che risposta diamo all’amore senza riserve di Dio? Di un Dio che non si impone, ma che si propone discretamente quasi per dirci: “Fidati di me! Sono venuto per darti  la pienezza della vita, non per toglierti qualcosa ma per chiamarti mio figlio!”

 

“…e lo pose in una mangiatoia. Il nome Betlemme significa «Casa del pane». 

Gesù, Colui che esiste prima che il mondo fosse, si fa pane per nutrirci e donare energia divina alla nostra esistenza. L’Altissimo si è fatto piccolissimo, l’Onnipotente si fa bisognoso di tutto. E’ la grandezza dell’amore che vuole esser abbracciato da noi, anche nel rischio di non essere riconosciuto. Fatichiamo ad accettare un Dio che, con la sola sua presenza, inquieta e chiede cambiamenti, propone lo stile dell’amore, ci coinvolge nella costruzione di una società  migliore, più accogliente e rispettosa, più umana a misura dell’umanità del Figlio di Dio.

 “Per loro non c’era posto”. La chiusura del cuore di tanti (il vero peccato) ha portato Dio a prendere un decisione: poteva presentarsi come il Dio punitivo, mostrando la gloria e la potenza che schiacciano… 

Ma Dio  ha deciso di nascere indifeso e fragile. Ha scelto quest’ultima via: non un Dio che incute timore ma che fa appello all’umanità di ciascuno, consegnandosi alla nostra libertà,  accettando perfino di essere ignorato e rifiutato.

Dio nasce e quasi nessuno se ne accorge; nasce fuori della casa e della città. Dopo le prime porte aperte, quelle di Maria e Giuseppe, tante altre restano sprangate.

Dal momento che Dio si è vestito di umanità facendosi piccolo e debole, il povero, l’emarginato e l’oppresso diventano il luogo in cui Dio si fa presente.

Il Natale, quindi,  è la festa, é radice della solidarietà!  D’ora in poi chi vuol guardare in faccia Dio, deve guardare il volto di ogni uomo, soprattutto di quello che è rifiutato, tagliato fuori, del migrante che chiede accoglienza, di ogni persona che sente il peso della vita e che domanda ascolto, simpatia, uno sguardo che si china sulla sua solitudine. Il Natale è un abbraccio, per gesti di apertura, semplici e sinceri!

   Che il Bambino Gesù ci educhi ad una vita che dica il nostro essere fratelli, tutti figli   

     amati dall’unico Padre! 

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NATALE DEL SIGNORE

 

Ascolta la nostra voce, Signore!

 

Ti chiediamo, Signore, di celebrare il Natale partecipando intensamente alla tua venuta, perché tu possa riempire il nostro cuore di fiducia, speranza e accoglienza generosa. Ti preghiamo.                                                                                                                                                                                                                 

Ti chiediamo, Signore, di celebrare il Natale, rendendo grazie e gloria a te, e di vivere il Natale offrendo a tutti gli uomini che tu ami, la pace che viene dall'alto. Ti preghiamo.

 

Ti chiediamo, Signore, di celebrare il Natale con la fede genuina dei pastori, di essere Chiesa capace di contemplare con stupore, condividendo le ansie, le gioie, e le speranze dell'intera comunità umana. Ti preghiamo.

 

Ti chiediamo, Signore, di celebrare il Natale forti nella fede che ci rende figli, determinati a condividere con i poveri, i bisognosi, i soli, un dono che può rallegrare ogni esistenza. Ti preghiamo.

 

In Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, tu, o Dio sei in noi e noi siamo in te. Ascolta dunque la voce di ciascuno di noi e dell'intera nostra comunità, mentre ti innalziamo, in silenzio,  preghiere e speranze (silenzio)...

Ti preghiamo.


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Il nostro presepio tradizionale…

con un messaggio!

 

 

Guardando e meditando sul nostro presepio, contempliamo l’evento della venuta del Figlio di Dio nell’umiltà della nostra natura umana.

La nascita del Bambino nella stalla, con Maria e Giuseppe che vegliano amorosamente sul di lui. E la venuta degli umili pastori, che ricevono la  notizia sorprendente dalle voci angeliche: “OGGI E’ NATO PER VOI IL SALVATORE CHE E’ CRISTO SIGNORE!”. (Messa della notte).

E subito la risposta sollecita: «ANDIAMO, DUNQUE, FINO A BETLEMME, VEDIAMO QUESTO AVVENIMENTO CHE IL SIGNORE CI HA FATTO CONOSCERE». (Messa dell’aurora)

Anche noi, discepoli di oggi, camminiamo idealmente e con il cuore colmo di stupore verso Betlemme. Siamo presi, quasi catturati, da questa nascita che rivela la fantasia incredibile del nostro Dio. Colui che, nel Signore Gesù, viene ancora a visitarci come sole che sorge dall’alto. Occorre che quel Bambino apra i nostri occhi, spesso chiusi o abbagliati da altre luci che ci distolgono dal fissare il nostro sguardo per ricevere il dono di un amore offerto anche a noi, oggi e sempre!

 

Ma quale impegno comporta per noi il Natale? Una contemplazione sterile senza conseguenze? No! 

Dal momento che Dio si è vestito di umanità, facendosi piccolo e debole, il povero, l’emarginato e l’oppresso diventano il luogo in cui Dio si fa presente.

Il Natale, quindi,  è la radice della solidarietà!  D’ora in poi chi vuol guardare in faccia Dio, deve guardare il volto di ogni uomo, soprattutto di quello che è rifiutato, tagliato fuori, del migrante che chiede accoglienza, di ogni persona che sente il peso della vita e che domanda ascolto, simpatia, uno sguardo che si china sulla sua solitudine. 

l Natale è un abbraccio, per gesti di apertura, semplici e sinceri!

Che il Bambino Gesù ci educhi ad una vita che dica il nostro essere fratelli, tutti figli amati dall’unico Padre! 

La scena sulla destra del nostro presepio ci presenta il dramma dei profughi, provenienti da regioni devastate dalla guerra e da situazioni di grande miseria. 

Sono impediti di passare nella nostra Europa, per le barriere di filo spinato che li respingono e li costringono in luoghi dove l’accoglienza è quasi completamente ignorata! Tuttavia molte famiglie polacche, che accendono lanterne verdi alle finestre delle loro case, sono segno di speranza! Sono la prova di una presenza vigile che suona come conforto e partecipazione commovente alla sofferenza di questi migranti!

Che l’Europa, pur nella reale difficoltà di gestire questa terribile emergenza, riscopra le sue autentiche radici cristiane: sono le radici evangeliche che devono aprire all’accoglienza e che permettono di vincere l’indifferenza e una colpevole passività!

 

                                    

...in attesa


i reticolati che dividono....

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                    messaggi sul Natale...

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IL FATTO di Bruno Fasani

Da “Verona fedele 19.12.2021

 

Guai a toccare Babbo Natale
mito per bambini sognanti e sogno dei cacciatori di affari 

 

Pretendere che monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, passi inosservato è come chiedere al sole di regalarci il buio. Lo chiamano il vescovo canterino, per via delle performance vocali con cui cerca di raggiungere il cuore delle nuove generazioni. Non sappiamo se pastoralmente parlando sia una strada maestra o un viottolo di campagna, ma l’intenzione va comunque lodata. Del resto, una buona voce, una altrettanto buona intonazione, la capacità di suonare qualche strumento musicale, tutto questo è risorsa che Dio gli ha dato in dotazione e che lui sta gestendo secondo la logica dei talenti di cui rendere conto. 

L’efficacia di questo metodo di evangelizzazione sembra comunemente riconosciuta, soprattutto dalle sue parti, dove la gente risulta ancora molto sensibile alla tavolozza colorata ed emotiva dei sentimenti, così come risulta palese la sua notorietà, che ha varcato da tempo i confini della Trinacria. Oltretutto sembra che il politicamente corretto abbia da tempo deciso che un ve- scovo “fuori registro” sia, non solo apprezzabile, ma anche auspicabile e incentivabile.  A meno che... A meno che non osi mettere in discussione Babbo Natale dicendo, come ha fatto, che non si tratta di una persona reale in carne e ossa, ma di una figura simbolica, alla pari della Befana e di Santa Lucia, personaggi consacrati nel ruolo di dispensatori di doni e coi quali, tutti e da

sempre, abbiamo intrecciato le nostre infantili emozioni, attese, speranze... 

È bastato che dicesse, davanti ad un gruppo di signore immerse nell’ingenua beatitudine di emotivi sentimenti materni, che non è Babbo Natale come figura reale a portare i doni, perché si scatenasse l’indignazione popolare, accompagnata dal biasimo arrivato col botto fin dentro la cronaca nazionale. Eppure l’intenzione di monsignor Antonio Staglianò, politicamente scorretta ma teologicamente perfetta, era lì a ricordarci che la vera sorgente dei doni, compresa la capacità di diventare dono a nostra volta, non fonda le proprie radici nell’immaginario, per quanto bello, ma dentro la storia di una persona, un certo Gesù di Nazareth. 

Gesù che i cristiani, a dispetto dei consumatori di pasticche di laicismo, si ostinano a ricordare nel giorno della nascita, il 25 dicembre di ogni anno. Si racconta che la tradizione dell’albero di Natale, cresciuta nell’Europa del Nord, sia nata per ricordare che Gesù è venuto nel mondo per ripristinare quel giardino dell’Eden, quello della famosa mela, che l’egoismo umano aveva compromesso e rovinato. Nelle case si cominciò, la vigilia di Natale, a metter un albero addobbato di mele rosse, ai cui piedi si posavano i pacchi di regali da scambiarsi nella notte santa. L’albero diventava così il simbolo di un’umanità riconciliata, in cui il dono di sé che Dio faceva agli uomini, venendo in questo mondo, diventava il paradigma cui ogni vita cristiana doveva ispirarsi. Per un Dio che si faceva dono, amarsi e servire diventava l’unico imperativo per chi diceva di volerlo seguire. 

Poi sappiamo bene come sono andate e come vanno ancora le cose, da quando i miti del consumo sono saliti in cattedra. La Luce del mondo si è scolorita nelle lucine a intermittenza, le mele sono diventate palle di vetro, il bambino poco 

più di un pretesto, molto gradito alle fabbriche di presepi e addobbi natalizi. Progressivamente si è dovuto cedere il passo alla logica dei mercati, rubando spazio 

 al mistero fino a rimpiazzare il bambino coi suoi scimmiottatori, tanto cari ai cassieri 

e alle aziende produttrici. Un po’ meno ai cristiani convinti e ai vescovi che dei cristiani si prendono cura. Soprattutto se questi vescovi decidono di decidono di dire cose politicamente scorrette. 



sabato 18 dicembre 2021

 19 dicembre 2021 - 4a Avvento C 

Prima Lettura

Dal libro del profeta Michèa - Mi 5,1-4a
 
Così dice il Signore:
«E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me
colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall'antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 79 (80)

 

R. Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Tu, pastore d'Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci. R.
 
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell'uomo che per te hai reso forte. R.
 
Sia la tua mano sull'uomo della tua destra,
sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. R.

 

Seconda Lettura - Dalla lettera agli Ebrei - Eb 10,5-10
 
Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice:
«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: "Ecco, io vengo
- poiché di me sta scritto nel rotolo del libro -
per fare, o Dio, la tua volontà"».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
Parola di Dio.


Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,39-45 

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto.
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omelia - 4a Domenica di Avvento C

Vangelo ( Lc 1, 39-483 ) Beata colei che ha creduto

Il vangelo di oggi è di Luca; il brano è quello della Visitazione, cioè di Maria che fa visita ad Elisabetta.

Pontormo: la Visitazione

E’ l’incontro tra queste due madri che attendono un figlio … 

Maria va premurosamente a trovare Elisabetta che è incinta e questo lo sa dall’angelo che nell’annunciazione le aveva annunciato la maternità della cugina. 

Le offre, così, la prova dell’azione potente di Dio che agisce anche al di là delle previsioni umane. Maria va per aiutare la cugina anziana, ma anche per rendere lode e per magnificare l’azione di Dio che stava operando nelle due madri.

Tutto questo appare con evidenza nel cantico del Magnificat. “L’anima mia magnifica il Signore…”

S.Ambrogio commenta le seguenti parole del Vangelo: “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo…” e dice

Elisabetta udì per prima il saluto di Maria, ma Giovanni nel grembo per primo sentí la grazia del Salvatore; Elisabetta ha udito con l’orecchio del corpo, Giovanni invece ha trasalito nel grembo per il dono di Colui che Maria portava dentro di sé; Elisabetta ha percepito l`arrivo di Maria, Giovanni Battista l`arrivo del Signore, la donna l`arrivo di Maria, il bambino l`arrivo del bambino Gesù che Maria portava in sé” 

Per la Vergine Maria è la prima beatitudine evangelica: a “Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore”

Come per la fede di Abramo è iniziata l’opera della salvezza, così per la fede di Maria arriva la pienezza della salvezza.

Attraverso Maria Gesù appare come il Messia, poiché la sua presenza effonde lo Spirito e con esso la gioia. Giovanni infatti, che sussulta dalla gioia nel grembo materno appena sente la voce di Maria, già testimonia per Gesù, prima ancora della sua predicazione al fiume Giordano. 

Maria è beata non solo e non tanto perché genera fisicamente il Cristo, ma, come dirà Gesù, è beata perché  “ha ascoltato la parola di Dio e l’ha messa in pratica” (Lc 11,27-28). Maria è, quindi, vicina a noi nel viaggio combattuto della fede, negli istanti 

La frase pronunciata da Elisabetta “Chi sono io perché la madre del mio Signore venga a me?” è presa dalla frase che Davide, stupito, pronuncia davanti all’arca dell’alleanza che sta per entrare in Gerusalemme. Dice Davide: “Come potrà venire da me l’arca del Signore?” (2 Sam 6-9). 

Ora è Maria l’arca, cioè il luogo fisico (e non un recipiente di legno9 nel quale prende dimora il Figlio di Dio. Ancora S. Ambrogio commenta:

 

«Beata» - dice Elisabetta - «tu che hai creduto».

Ma anche voi siete beati, perché avete udito e avete creduto: ogni anima che crede, concepisce e genera la Parola di Dio e riconosce le sue opere. Che in ciascuno sia l`anima di Maria, per glorificare il Signore; che in ciascuno sia lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se corporalmente c`è una sola madre di Cristo, secondo la fede Cristo è generato da tutti; ogni anima infatti riceve il Verbo di Dio in sé, purché, immacolata e immune da colpe, sappia custodire la castità con coraggio.

Maria imitatrice del suo Figlio. L’autore della Lettera agli Ebrei immagina che Gesù, entrando nel mondo per diventare uomo, pronunci una frase, un proposito solenne che sarà il programma della sua vita: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà».

Così ha fatto anche Maria che risponde all’angel: “Avvenga di me secondo la tua parola…”

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4a domenica di Avvento – C

Preghiamo insieme e diciamo:

Maria, madre del Signore, prega  per noi.

1. Per la santa Chiesa di Dio. Da essa – cioè da tutti noi cristiani – può venire al mondo un’animazione e una guida nel compiere il bene.

Perché con l’esempio della sua carità evangelica sappia stimolare e orientare l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà, preghiamo                             

2. Per coloro che si professano cristiani. C’è sempre il rischio che questo nome sia solo un’etichetta di superficie.
Perché la venuta del Signore stimoli chi si professa cristiano a realizzare davvero in sé il progetto di Dio, preghiamo.

3. Per le mamme che nel mondo sono in attesa di una nuova 

creatura. Esse vivono un momento delicato, e non sempre trovano le condizioni sociali e famigliari favorevoli alla loro missione.
Perché siano protette dalle pubbliche istituzioni e circondate da persone premurose e attente, preghiamo.

4. Per le nostre famiglie. In tutte, la festa del Natale è solita ridestare i cosiddetti buoni sentimenti. E c’è il pericolo di fermarsi lì.
Perché con le giuste disposizioni del cuore si passi alla carità concreta che perdona, si impegna e sostiene chi ci vive accanto, preghiamo.

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AVVISI


Mercoledì 22 dicembre, alle ore 17.00 si dà la possibilità di celebrare la CONFESSIONE COMUNITARIA con L’ASSOLUZIONE GENERALE

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La vigilia di Natale -venerdì 24 dicembre- la Messa nella Notte è alle ore 20.30. 

Ci sarà un confessore dalle 16.30 alle 18.00

 

Poi le Messa di Natale con il solito orario:

8.00- 9.30- 11.00 


martedì 14 dicembre 2021

sabato 11 dicembre 2021

12 dicembre 2021: 3a Avvento C 

Dal libro del profeta Sofonìa - Sof 3,14-17
 
Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d'Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».

 

Salmo Responsoriale - Is 12,2-6

 

R. Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d'Israele.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.
 
Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.
 
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d'Israele. R.

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 4,4-7
 

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca - Lc 3,10-18


In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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omelia 3a Avvento C 

 

Ancora davanti a noi  è la predicazione di Giovanni Battista (Lc 3,10-18) che  è, insieme, l'annuncio di una lieta notizia e la presenza di un giudizio, «Viene uno che è più forte di me, e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»: questa è la lieta notizia. Ma è anche un giudizio: «Ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia». Certamente Gesù spiazzerà il Battista, quando correggerà il giudizio severo del Precursore e  offrirà la novità  del suo perdono ai peccatori e ai lontani! Ma questo non significa restare indifferenti… Piuttosto vuol dire, accogliere il perdono offerto come una grande occasione da non sprecare... che é come dire: “Siate attenti e non superficiali...prendete sul serio la proposta che il Signore vi fa, non sottovalutatela! “

Ed ora la domanda fatta al Battista: ”Che cosa dobbiamo fare?” Domanda sempre valida e attuale. Se ognuno di noi, davanti al Signore, si interroga: ”Che cosa devo fare, Signore?”, significa che sta compiendo i passi giusti per avviare un percorso di fedeltà, per crescere nella consapevolezza di se stesso e fare le scelte utili e giuste gradite al Signore! Giovanni Battista non impone separazioni o fughe dal mondo, non invita a seguirlo nel deserto. Alle folle raccomanda, scendendo al pratico, l'amore fraterno e la condivisione: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Agli esattori delle tasse – lavoro comunemente ritenuto impuro – non dice di cambiare mestiere, ma più semplicemente raccomanda di non lasciarsi corrompere e di non approfittare della loro posizione: «Non esigete nulla di più di quanto è stato fissato». E ai soldati raccomanda di non abusare della loro forza, di non fare rapine e violenze, ma di accontentarsi della loro paga.

Si potrebbe dire: “Siate fedeli nel vostro quotidiano, agli impegni propri del vostro lavoro…Non cercate scorciatoie e non andate dietro a cose straordinarie!”

Venendo a noi… ci viene un  pensiero:  se metto a disposizione la mia tunica e il mio pane, io non cambio il mondo e le sue strutture ingiuste, non ho risolto il problema della fame nel mondo! Però ho dato un messaggio forte, a me stesso e agli altri: la fame non è invincibile, il dolore degli altri ha fatto breccia dentro di me. Non sono indifferente verso chi ha fatto naufragio, o verso quelli che sta dietro ai reticolati, per impedire loro di trovare una terra abitabile…

Il precedente invito del Battista (Vangelo della scorsa domenica) era generale: “convertitevi!”  Ora il suo invito è didattico, concretizza la conversione, fa degli esempi in base alla vita dei suoi penitenti, la introduce nel quotidiano e l'applica alle situazioni particolari delle diverse categorie di persone. È questo lo sforzo che ognuno di noi è chiamato a fare!

Accorgendosi poi che la gente si chiede se non sia proprio lui il Messia, il Battista distoglie immediatamente l'attenzione da sé, per dirigerla verso un Altro: il più forte, che battezzerà nello Spirito e nel fuoco. Il Battista è come una freccia in direzione di Cristo. La sua funzione è di aprire la strada al Cristo: una volta che Egli è giunto, Giovanni non ha più nulla da dire.

 

Un altro messaggio; Oggi è la domenica della gioia. S.Paolo: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!” Come è possibile la gioia in questo tempo difficile, nei pensieri di un virus che ci preoccupa, di una vita segnata dall’incertezza, per molti di un disagio economico… Eppure la gioia non è un sentimento passeggero, legato a circostanze favorevoli, quando tutto va a meraviglia… Si tratta, piuttosto. di una serenità dell’anima, di un sentire  profondo che ci consente di non essere travolti da fatti e pensieri negativi, fino a portarci via la certezza che, come ci ricorda sempre S.Paolo, “il Signore è vicino”. Se è vicino, vuol dire che non ci sentiamo soli, che la nostra vita è custodita dalla sua presenza che ci segue e ci rassicura. Per chi crede realmente e senza incertezze, per chi ha sempre un amico che pensa a lui ed al quale può rivolgersi in ogni istante del giorno e della notte ed in ogni occasione della vita.

Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso: nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. 

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12 dicembre 2021  -  Domenica 3a di AVVENTO - anno C

 

Intenzioni per la  preghiera dei fedeli: 

Rallegra i nostri cuori, Signore!

 

Signore, tu ci inviti: “Rallegratevi nel Signore sempre!”  

Anche in mezzo alle fatiche del vivere e ai problemi che ci preoccupano, possiamo trovare nel Signore la fonte della serenità, come dono per noi e come testimonianza per tutti della gioia del Vangelo. Preghiamo

 

Signore, ti affidiamo Papa Francesco. Donagli la forza di testimoniare con fermezza il Vangelo ad un mondo spesso indifferente e chiuso ai valori della fede. Preghiamo

 

Signore, ti affidiamo tutti quelli che nelle comunità cristiane regalano agli altri il loro tempo, le loro risorse e le loro energie. Rendi cordiali i loro gesti e piene di saggezza le loro parole. Preghiamo

 

Signore, ti affidiamo coloro che abbattono le barriere che separano i popoli. Dona compimento ai loro sforzi: ognuno possa apprezzare le diversità e ritenerle una ricchezza. Preghiamo

Signore ti affidiamo tutti quelli che con pazienza, fanno fiorire attorno a loro la tenerezza, il sorriso, la pace. Rendili strumenti efficaci di comprensione e di bontà.  Preghiamo

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Domenica 19 dicembre

dalle ore 15.30

nella chiesa di S.Benedetto

incontro di riflessione e di preghiera 

per le parrocchie della nostra

UNITA’ PASTORALE del

Lago sud

(con possibilità della Confessione)

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Domenica 19 dicembre

raccolta di coperte, indumenti pesanti, biancheria intima, scarpe

a favore della

RONDA DELLA CARITA’.

 

Si può portare il tutto da sabato 18, dopo le S. Messe festive 

del 19/12 e anche nel pomeriggio della stessa domenica.

 

L’iniziativa è sostenuta dai ragazzi(e) 

di 3a media.

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martedì 7 dicembre 2021

 8 dicembre . IMMACOLATA

IMMACOLATA


Dal libro della Gènesi - Gen 3,9-15.20
 
[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 97 (98)

R. Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele. R.
 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,3-6.11-12
 
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d'amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati - secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà -
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
Parola di Dio.

 

Vangelo . Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1, 26-38


In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l'angelo si allontanò da lei.
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omelia Immacolata 

 

Per capire il dono di Maria per noi, fatto dal Signore, possiamo fermarci sulla 1a lettura del libro della Genesi…e trovare dei confronti utili… con l’esperienza di Maria…

Adamo ed Evo sono i nostri progenitori,...in realtà rappresentano tutti noi, uomini e donne… la loro esperienza è anche la nostra…

 

Dopo il peccato dell’uomo e della donna il  Signore Dio viene nel giardino…per trovarli. 

A prima vista…potrebbe sembrare solo per dare un giudizio severo, per una condanna senza possibilità di appello, dopo la colpa. E così, in effetti, Adamo ed Eva sentono la presenza di Dio come una minaccia: hanno paura e perciò fuggono nel folto del giardino per nascondersi ed evitare l’incontro con Dio. Eppure, (ecco la sorpresa… !) se Dio va nel giardino per incontrarli, non è tanto per condannare, ma per salvare, per aprire una via nuova, per offrire un rimedio alla colpa ormai consumata e alle sue conseguenze.

In altre parole, il primo peccato è visto nella prospettiva della redenzione, cioè della misericordia di Dio che offre sempre. 

Dio fa una prima domanda  all’uomo: «Dove sei?»… non vuol dire: “dove ti sei nascosto, vieni qui che facciamo i conti !…. Ma in quale situazione sei finito? Come ti senti dopo il peccato? 

La domanda di Dio é un atto di premura e di amore… Infatti il Signore Dio sa bene dove si è nascosta la sua creatura, ma è l’uomo a non sapere più dove si trova, perché ha smarrito se stesso. La domanda tende a far sì che l’uomo si interroghi, comprenda di essersi smarrito, perché solo così potrà davvero poi ritrovare se stesso.

 

La risposta di Adamo: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. Questa paura di Dio descrive la nuova situazione nel cuore umano con il peccato. Il peccato, qualsiasi tipo di peccato, è la decisione di prendere le distanze da Dio: la sensazione che senza Dio si possa stare meglio, che la nostra vita sia più libera senza di Lui.

Che è come dire: “Io non voglio più essere creatura di Dio, nata dal suo amore, ma voglio essere indipendente… Dio non vuole la mia felicità, è quasi un ostacolo alla mia realizzazione… Posso decidere da solo quello che è bene e quello che è male per me…”. 

Adamo mangia dell’albero della conoscenza del bene e del male perché vuole mettersi al posto di Dio e decidere da solo quello che è bene e quello che è male per lui. Il peccato ha come conseguenza il sospetto su Dio… alimenta quindi la distanza e la fuga da Lui.

Vincere il peccato, allora, è ridare fiducia a Dio, rendere vivo il nostro dialogo con Lui, accettare che sia Dio a indicarci la strada giusta della vita. Isaia: “Io sono Dio che ti insegno per il tuo bene…”

Quando è rotto il rapporto con Dio, si complicano anche le relazioni tra gli uomini… Adamo accusa Eva... Eva dà la colpa al serpente… Se Dio non è accolto, facilmente si creano distanze e le barriere tra le persone. Si evita di guardarsi dentro nella coscienza per riconoscere il male come una responsabilità personale… senza scuse o alibi e senza incolpare gli altri.

 

La parte finale del testo si apre ad una prospettiva di speranza… Al serpente verrà schiacciata la testa… Il serpente è simbolo di una visione della vita opposta a Dio e che alimenta il sospetto su Dio. Il serpente sarà sconfitto, cioè il male non avrà l’ultima parola, non è più forte di Dio. 

Questa vittoria ha come protagonista Maria che non fugge davanti alla promessa dell’angelo, ma che si lascia trovare da Dio in un’ umile casa di Nazaret…

Il Figlio di Dio che Maria concepisce nel suo grembo è frutto della sua obbedienza piena di fiducia. La invochiamo perché ci insegni la strada della fedeltà, della fiducia in Dio che viene in cerca di noi perché noi ci facciamo trovare da Lui… la strada del servizio, di chi svolge con attenzione il suo compito e le sue responsabilità… Ci sentiamo sotto il suo sguardo di Madre che riflette quello di Dio stesso: un unico sguardo che ci ha messi dentro un disegno grande che S.Paolo ha espresso così con queste parole della 2a lettura:
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo..”