sabato 9 ottobre 2021

 10 ottobre 2021 - 28a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura

Dal libro della Sapienza - Sap 7,7-11
 
Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento.
L'ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 89 (90)

R. Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre.

 

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male. R.
 
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l'opera delle nostre mani,
l'opera delle nostre mani rendi salda. R.

 

Seconda Lettura - .Dalla lettera agli Ebrei -Eb 4,12-13
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.


Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,17-30

 
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

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Omelia 28a B 2021 

 

Un tale corre incontro al Signore. Corre, con un gesto bello, pieno di slancio e desiderio. Ha grandi domande e grandi attese e fa’ a Gesù una domanda seria:


«Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli ricorda i comandamenti più importanti della legge. Subito la risposta sincera: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate sin dalla mia giovinezza”. Ma Gesù lo invita ad un passo più grande, ad una scelta più coraggiosa. “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Lo sguardo di amore di Gesù è il gesto che dà inizio ad una risposta possibile… Accogliendo lo stesso sguardo di Gesù che arriva fino a noi nella fede, possiamo dire: non ci può essere risposta libera al Signore nella vita, se non ci sentiamo amati e scelti da lui. Seguire Gesù, stare dietro a lui, sia pure con fatica,  è la conseguenza del sentirci amati da lui. Tutto inizia da qui. La vita cristiana non è anzitutto la decisione morale di osservare delle regole e dei comandamenti, ma la risposta a quel “seguimi”, cioè la scelta della persona stessa di Gesù, come del bene più grande! 

Il giovane non trova il coraggio di abbracciare il progetto di vita che il Signore gli propone, e il motivo è detto con chiarezza: «poiché aveva molti beni».

Rinunciare, almeno in parte ai beni e alle nostre risorse,  ha significato solo se apre alla condivisione! Nel valore della sobrietà, del sapersi accontentare, c’è la destinazione ai poveri di ciò che abbiamo, secondo le nostre risorse e possibilità, senza giudicare gli altri sulla quantità de loro dono!

Il distacco dai beni è condizione indispensabile per la sequela. E per due ragioni. Un'esigenza di fraternità: come puoi continuare a possedere tutto ciò che hai, quando ti accorgi che attorno a te ci sono fratelli che mancano del necessario? 

E un'esigenza di libertà: legato a troppe cose (e non si tratta soltanto di soldi), che assorbono tutto il tuo tempo e la tua attenzione, come puoi trovare lo spazio e il gusto per le cose di Dio?

(Ci sono recenti episodi terribili di cronaca nera che ci mostrano come l’idolatria del denaro è come un cancro che divora e rovina, fino a sacrificare gli affetti più cari!)

 

Gesù dà un giudizio severo sulle ricchezze che crea nei discepoli paura e perplessità: 

«E chi mai si può salvare?». La risposta di Gesù va al nocciolo della questione: ciò che non è possibile raggiungere con le sole forze dell'uomo può essere possibile ricevere come dono di Dio. 

I discepoli hanno in un certo senso ragione: se queste sono le esigenze del Regno, sembra che non sia possibile all'uomo salvarsi. Ma non capiscono che la salvezza è possibile se accogliamo l’opera di Dio, cioè la sua potenza, che è sostegno sicuro della nostra fragilità… E nella preghiera accogliamo la sapienza della vita come ci ricorda la prima lettura: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza”.

Il discepolo ha un secondo interrogativo: se lascio tutto, che cosa avrò? (10,28). 

E’ la paura che il distacco richiesto sia un prezzo troppo alto da pagare. “Vale la pena di essere cristiani? E’ una perdita o un guadagno? 

La risposta di Gesù non potrebbe essere più netta, quasi una sfida: avrete la vita eterna nel futuro e il centuplo nel tempo presente. Che vuol dire? Il centuplo  significa una vita in cui  è possibile godere di relazioni vere che riempiono di senso la vita stessa. Vuol dire gustare  valori come la semplicità, la libertà, la serenità, la comprensione, il gusto del bello e del vero. E’ accogliere e sentirsi accolti, creare una rete di incontri che danno soddisfazione perché non sono inquinati dall’interesse e dall’utile… Seguire Cristo non è subire sacrifici pesanti. E’ scoprire, piuttosto, il tesoro nascosto o la pietra preziosa,  Il Vangelo chiede sì la rinuncia, ma solo di tutto quello  che è zavorra che rende la vita pesante e triste. Il Signore faccia capire a noi e a tanti altri  che  vale la pena di scegliere Lui. E ci dia la prova che non abbiamo sbagliato!

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preghiera sul Vangelo


L’intenzione era buona: «ricevere in eredità la vita eterna»,

e il suo comportamento risultava del tutto ineccepibile.

Ma tu gli hai chiesto, Gesù, qualcosa che ha bloccato sul nascere

ogni entusiasmo, ogni velleità:

«Vendi quello che hai e dallo ai poveri.

Poi vieni e seguimi».

Così la sua disponibilità si è mutata in tristezza, il suo volto aperto e limpido

si è improvvisamente oscurato.

La ragione ci viene subito svelata: possedeva molti beni.

Ecco perché le tue parole, Gesù, rivolte a tutti i discepoli,

diventano franche e senza equivoci: la ricchezza costituisce

un serio pericolo per chi vuole entrare nel Regno.

Da strumento, infatti, finisce spesso col diventare un padrone.

Assoggetta il cuore e lo rende incapace di vivere

un'autentica libertà, costruisce una prigione dorata

dalla quale non si riesce ad uscire se non a prezzo di gesti

colmi di determinazione e soprattutto impedisce

di vedere coloro che attendono una condivisione generosa.

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In questa omenica 10 ottobre, alle ore 11.00: celebrazione della Cresima per 33 ragazzi(e) di 3a media, presieduta da mons. Cristiano Falchetto. Preghiamo per i Cresimandi, perché vivano questo dono con grande impegno e proseguano nel cammino della loro  crescita, anche nei prossimi anni di formazione.


la nostra chiesa......






Liturgia del Sacramento 

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI 

 

Celebrante 

Rinunciate a satana e a tutte le sue opere e seduzioni? 

Cresimandi: Rinuncio.

 

Celebrante 

Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Cresimandi: Credo.

 

Celebrante 

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Cresimandi: Credo.

 

Celebrante 

Credete nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e che oggi, per mezzo del sacramento della Confermazione, è in modo speciale a voi conferito, come già agli Apostoli nel giorno di Pentecoste? Cresimandi: Credo.

Celebrante 

Credete nella santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

Cresimandi: Credo.

 

Celebrante 

Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa.

E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. Assemblea: Amen.

 

IMPOSIZIONE DELLE MANI  

Celebrante 

Fratelli carissimi, preghiamo Dio onnipotente per questi suoi figl. Egli che nel suo amore li ha rigenerati alla vita eterna mediante il Battesimo, e li ha chiamati a far parte della sua famiglia, effonda ora lo Spirito Santo, che li confermi con la ricchezza dei suoi doni, e con l'unzione crismale li renda pienamente conformi a Cristo, suo unico Figlio. 

E tutti pregano per qualche tempo in silenzio


Celebrante 

Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato questi tuoi figli dall'acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato, infondi in loro il tuo santo Spirito Paràclito: Spirito di Sapienza e di Intelletto, Spirito di Consiglio e di Fortezza, Spirito di Scienza e di Pietà e riempiti dello spirito del tuo santo timore. Per Cristo nostro Signore.

Assemblea: Amen.

CRISMAZIONE

 

(Ogni cresimando(a) accompagnato dal padrino o dalla madrina - che gli tiene la mano destra sulla spalla – si avvicina al Celebrante  e pronuncia il proprio nome).

 

 

 

Celebrante 

N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.

Cresimato: Amen. Celebrante: La pace sia con te.

Cresimato: E con il tuo spirito.

sabato 2 ottobre 2021

 3 0ttobre 2021

Prima lettura (Gen 2,18-24)

Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». 
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. 
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 
Allora l’uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.


Salmo responsoriale (Sal 127)

Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.  

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.  

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion. 

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!


Seconda lettura (Eb 2,9-11)

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. 
Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.


Vangelo (Mc 10,2-16)

Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.






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omelia 27a B 


il Vangelo ci mette davanti la grandezza e la grazia del matrimonio con lo sguardo di Dio. Come vede Dio l’unione dell’uomo e della donna? Quali sono i suoi pensieri? E’ importante riflettere su questo… 

Alcuni farisei si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova. La domanda circolava con molta frequenza: è lecito a un marito ripudiare la moglie? La risposta è quella data ai tempi di Mosè: sì, è lecito, Mosé l’aveva premesso.. Poi si discuteva: a quali condizioni? Chi ammetteva un divorzio ”facile”, per motivi anche molto banali; chi, invece era molto più rigoroso: solo in casi molto gravi il divorzio era possibile..… Si vuol sapere il parere di Gesù: da che parte si schiererà? Con un divorzio più facile e largo o con uno più rigoroso e severo?

Gesù non sta a questo gioco e afferma una cosa enorme: non tutta la legge dice il pensiero ultimo di Dio. Talvolta la legge è il riflesso di un cuore duro: “per la durezza del vostro cuore Mosè diede il permesso del ripudio....”. Mosè ha dovuto cedere alla vostra debolezza… Ma ora è venuto il momento di ritornare alle origini, al progetto originario di Dio. In principio, prima della durezza del cuore, non fu così. Gesù ci prende quasi per mano e ci accompagna per godere e apprezzare l’amore reciproco dell’ uomo e della donna .. e i due saranno una “carne sola”: saranno uniti per sempre nel corpo e nello spirito. Metteranno assieme tutto se stessi, si doneranno l’uno all’altra, senza riserve… Non solo istinto possessivo, sentimento, emozione passeggera ma un incontro dalle radici profonde  che diventa storia e non l’ episodio di qualche momento.  

La vita coniugale è espressione di un amore che, per essere tale, si fa dono, ricerca e impegno per la felicità dell’altro, un no detto all’egoismo e alla tentazione del possesso..

L’amore vissuto così diventa perdono, attenzione premurosa, sopportazione paziente dei difetti, riconciliazione… Ma è possibile o si tratta di un bel sogno? 

Di fronte a dolorose crisi di tante coppie, a volte  si crea un clima di sfiducia e di scoraggiamento. E possibile un amore per sempre? Fedele e indissolubile? Noi crediamo, sulla parola di Gesù’ che sia possibile.. senza giudicare le crisi coniugali con atteggiamenti superficiali che possono ferire la sensibilità di chi è in difficoltà…

L'uomo non separi quello che Dio ha congiunto”. Dal principio Dio congiunge le vite! Questo è il nome di Dio: Dio congiunge, fa incontrare le vite, le unisce, crea comunione.

Ma l’amore va coltivato.. l’amore si impara, si costruisce ogni giorno, ha bisogno di essere alimentato con la grazia di Dio.

Se i due sposi si sono promessi nel matrimonio piena fedeltà  e il “per sempre” hanno bisogno di attingere dall’amore di Dio questa capacità. E’ Dio  la sorgente e la forza dell’amore..,. Bisogna chiedere al Signore la grazia di perseverare: nella preghiera personale e di coppia, nell’ascolto della parola di Dio, nella partecipazione all’Eucarestia…

L'uomo non divida, cioè agisca come Dio, si impegni a custodire la tenerezza, con gesti e parole che creano comunione tra i due, che sanno unire le vite. Tutto parte dal cuore, non da una norma esterna. Chi non si impegna totalmente nelle sue relazioni d'amore si trova già su un terreno scivoloso  e pericoloso che può portare a situazioni gravi, senza rimedio! 


C’è un altro tema nel Vangelo di oggi. “Portavano dei bambini a Gesù... Ma i discepoli li rimproverarono. Al vedere questo, Gesù si indignò. Prendendoli fra le braccia li benediceva”: perché nei loro occhi Gesù vede il riflesso della bontà di Dio che li ha chiamati alla vita.

L'indignazione di Gesù è un sentimento grave e potente. I bambini, allora, non erano molto considerati. Accoglierli significa imparare aver cura di loro e di quelli che, come loro, non sono amati e rispettati.

 

A chi è come loro appartiene il regno di Dio. I bambini non sono più buoni degli adulti; non sono soltanto teneri, ma anche capaci di capricci! Quindi hanno bisogno di essere educati alla bontà, di essere accompagnati dai genitori perché conoscano l’amore vero che porta, un po’ alla volta, con grande pazienza,  a uscire da sé stessi, a non cercare solo il loro interesse, quello che fa comodo e che chiude la porta alla gratuità…

E Gesù aggiunge: Bisogna essere come loro… Perché I bambini, anche se hanno difetti da superare, ci insegnano ad avere fiducia: sentono di non farcela da soli, hanno il bisogno naturale dei loro genitori, del loro amore come del  pane che li nutre e del sale che dà sapore alla vita! Senza di loro non potrebbero vivere!  Così il cristiano impara dai bambini a gettare tutta la sua fiducia in Dio, a sentirlo vicino e necessario nella sua figura di Padre che ama e ci educa  ad una risposta riconoscente! 

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Intenzioni per la preghiera universale

Dio fedele, ascoltaci!

 

Perché le comunità parrocchiali pongano attenzione e cura pastorale alle famiglie e le aiutino a realizzare la loro vocazione. Preghiamo.


Perché gli sposi cristiani mantengano sempre fresca la loro vocazione matrimoniale con la preghiera, la fedeltà e la comprensione reciproca. Preghiamo.


Perché le famiglie in crisi non cedano allo scoraggiamento e alla delusione che paralizza, ma sentano l'aiuto delle persone vicine che offrano loro percorsi di speranza. Preghiamo.


Perché nessun bambino sperimenti l'orrore dell'abbandono, della violenza e della guerra. Preghiamo.


Perché i bambini e i ragazzi possano vivere in un ambiente familiare unito e sereno, aperto al dialogo e all'aiuto reciproco. Preghiamo.

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3 ottobre  2021 – 27a domenica del tempo ordinario

Avvisi

 

 

Domenica prossima 10 ottobre, alle ore 11.00: celebrazione della Cresima per 33 ragazzi(e) di 3a media, presieduta da mons, Cristiano Falchetto, Provicario della nostra diocesi. I fedeli che sono presenti abitualmente a questa Messa, sono pregati di partecipare alle altre Messe di orario. Preghiamo per i Cresimandi, perché vivano questo dono con grande impegno e proseguano nel cammino della loro  crescita, anche nei prossimi anni di formazione.

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Preghiera sul Vangelo 

Ti prendono per un consulente legale e vorrebbero forzarti, Gesù, ad entrare in una disputa giuridica sulla quale erano già scorsi fiumi di sentenze di maestri illustri. Tu invece fai appello al progetto di Dio, quale appare limpidamente attraverso la sua parola. È Dio stesso, infatti, che si impegna e a congiungere un uomo e una donna. È Dio stesso che li rende un segno evidente e tangibile del suo amore indissolubile, fedele e fecondo. Possiamo allora attentare con leggerezza e per capriccio all'opera stessa di Dio? Possiamo prendere a pretesto la nostra fragilità e debolezza, i nostri limiti, il nostro peccato ,per chiedergli di cambiare il disegno apportatore di una gioia autentica, di una comunione solida, di una pienezza consolante? Tu non minacci né giudichi, Gesù, ma vuoi spalancare davanti agli sposi che credono in te, una possibilità inedita,

quella di vivere, per tua grazia, un amore che resiste nel tempo.

 

 



sabato 25 settembre 2021

 26 settembre 2021 26a domenica del tempo ordinario

Prima Lettura - Dal libro dei Numeri - Nm 11,25-29
 
In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 18 (19)

R. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

 

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.
 
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.
 
Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti. R.
 
Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato. R.

 

Seconda Lettura - Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Gc 5,1-6
 
Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,38-43.45.47-48


In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

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Omelia 26a B - 2021

 

La lettura evangelica di questa domenica – presenta un colloquio privato di Gesù in casa, luogo-simbolo della chiesa: per indicare che le parole di Gesù sono indirizzate alla sua comunità: potremmo parlare di un «inizio di regola comunitaria”. 

Come dovranno comportarsi i discepoli per essere degni di chiamarsi di Gesù e membri della chiesa? Un problema: 

«Maestro, abbiamo visto un tale, che non era dei nostri, che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito».

Questa protesta di Giovanni mette in evidenza l'egoismo di gruppo (frequente, purtroppo, anche oggi…), che sembra nascere dalla  fede, ma che in realtà è la prova di una fede che tende a escludere, a dividere, a creare un senso di superiorità nei confronti di chi non ci sembra degno di fare il bene, o qualcosa di buono! E’ come se i discepoli di Gesù avessero protestato : “Compiere il bene è solo compito nostro e nessuno può avere la pretesa di farlo come noi o al nostro posto! “. 

I discepoli non sopportano che lo Spirito Santo soffi dove vuole: si sentono traditi nella loro funzione di testimoni e rappresentanti del Cristo. Vorrebbero che la potenza di Dio passasse solo attraverso le loro mani. (Episodio simile nella 1a lettura..)

Ma i veri amici di Dio dovrebbero godere della larghezza dello Spirito Santo. 


Riconoscono il bene dovunque venga fatto. Anche chi, per vari motivi che non sta a noi giudicare, non fanno parte ufficialmente della chiesa e sono visti come “i lontani, ci dimostrano spesso che sono capaci di grande solidarietà, di attenzione ai bisognosi, di una sensibilità dalla quale noi, discepoli di Cristo, abbiamo molto da imparare! Non dobbiamo rischiare noi di farli diventare lontani, cioè di allontanarli!

Gesù conclude il suo insegnamento con una sentenza sorprendente e carica di speranza: «Chi non è contro di noi, è con noi». Che è come dire: chi non ha ostilità o cattiveria nei nostri confronti, deve essere considerato come vicino a noi e ha diritto di fare il bene assieme a noi”. Ecco una rete di collaborazione, un lavoro comune per il bene da fare che riguarda tutti!    

C’è nel Vangelo di Matteo un’ altra sentenza forse più  conosciuta: (Mt 12,30): «Chi non è con me, è contro di me». Ma non c'è contraddizione fra le due affermazioni, riguardano situazioni differenti. Le parole di Matteo vanno bene per i discepoli indecisi e amanti dei compromessi, e li richiama al dovere di scelte precise. Di fronte a Cristo, o alla verità, o al bene dell'uomo, non si può restare neutrali: o di qua o di là. La sentenza di Marco si rivolge invece a discepoli tentati di integrismo. Ce n’è per tutti! 

Un'altra parola di Gesù riguarda lo scandalo verso i piccoli e lo scandalo verso se stessi. Probabilmente Gesù pensava ai maestri della legge del suo tempo che imponevano regole pesanti che scoraggiavano i semplici o quelli che erano deboli nella fede. Nella chiesa di questo periodo, questo scandalo è legato anche ai peccati di abuso sessuale sui bambini o sui piccoli, anche, purtroppo per colpa di uomini di chiesa che hanno creato tanta sorpresa e confusione e hanno messo in crisi la fede di molti! Come già aveva denunciato Papa Benedetto e oggi, Papa Francesco in diverse occasioni…, i responsabili  di questi gravi peccati devono accettare le conseguenze di legge, pentirsi seriamente e fare penitenza!

Ma si possono scandalizzare i piccoli cioè i deboli nella fede anche in altri modi: quando gli adulti, in genere, non testimoniano questa fede, quando le loro parole sono pesanti e volgari, quando le loro decisioni non portano ad un impegno morale serio per scelte di egoismo, di banalità e di superficialità…

Infine c’è lo scandalo prodotto da noi stessi e le parole severe di Gesù. Le mani, i piedi, l’occhio… sono organi che dicono relazione con gli altri. La mano può colpire 

In un gesto violento di aggressione, il piede  può portarci in luoghi o situazioni pericolose, l’occhio può essere cattivo, guardare gli altri con cattiveria e  disprezzo…

O, ad esempio,  uno sguardo che non custodisce l’amore tra gli sposi.

Gesù dice: taglia! Cioè elimina da te, con fermezza, tutti gli ostacoli che mettono in serio pericolo la tua fede, che è il bene più prezioso da salvare! E ci sarà alla fine il giudizio di Dio che non può restare indifferente di fronte al male! Questo giudizio non è in contrasto con il suo amore, ma è la conseguenza delle nostre libere scelte!

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26 settembre  2021 – 26a domenica del tempo ordinario

 

Avvisi

 

 

Domenica 26 sett. Ore 12.00:  matrimonio Roberto e Sara

 

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Sabato 2 ott. ore 10.00 : incontro in chiesa per i cresimandi

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Preghiera sul Vangelo

 

Siamo talmente affezionati alle nostre etichette, che ci balza subito all'occhio, Gesù, chi non è dei nostri, chi non appartiene al nostro gruppo, alla nostra comunità. E subito investiamo zelo ed energie per bloccarlo immediatamente, per impedirgli di agire nel tuo nome. Del resto ci chiediamo: dove andremo a finire se alcuni si permettono  usurpano le tue parole e i tuoi gesti, un tesoro di cui noi solamente ci consideriamo eredi autorizzati?

Tu non sembri condividere il nostro comportamento 

e ci chiedi di usare determinazione e coraggio

in tutt'altro senso: nello sradicare risolutamente

il male che ha attecchito nel nostro cuore, 

nelle decisioni e negli atteggiamenti, in tutto ciò che scandalizza

i poveri ed i piccoli. Gesù, donami la tua saggezza e liberami dalla fretta

nel giudicare gli altri.

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 107ma GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2021
 - [26 settembre 2021 
“Verso un noi sempre più grande”

 

Cari fratelli e sorelle!

 

Nella Lettera Enciclica Fratelli tutti ho espresso una preoccupazione e un desiderio, che ancora occupano un posto importante nel mio cuore: «Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”» (n. 35).

Per questo ho pensato di dedicare il messaggio per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato a questo tema: “Verso un noi sempre più grande”, volendo così indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo.

La storia del “noi”

Questo orizzonte è presente nello stesso progetto creativo di Dio: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità. 

E quando, a causa della sua disobbedienza, l’essere umano si è allontanato da  Dio, Questi, nella sua misericordia, ha voluto offrire un cammino di riconciliazione non a singoli individui, ma a un popolo, a un noi destinato ad includere tutta la famiglia umana, tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3).

La storia della salvezza vede dunque un noi all’inizio e un noi alla fine, e al centro il mistero di Cristo, morto e risorto «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Il tempo presente, però, ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi (cfr Fratelli tutti, 11) e l’individualismo radicale (cfr ibid., 105) sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali.

In realtà, siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità. Per questo colgo l’occasione di questa Giornata per lanciare un duplice appello a camminare insieme verso a un noi sempre più grande, rivolgendomi anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo. 

Una Chiesa sempre più cattolica

Per i membri della Chiesa Cattolica tale appello si traduce in un impegno ad essere sempre più fedeli al loro essere cattolici, realizzando quanto San Paolo raccomandava alla comunità di Efeso: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,4-5). 

Infatti la cattolicità della Chiesa, la sua universalità è una realtà che chiede di essere accolta e vissuta in ogni epoca, secondo la volontà e la grazia del Signore che ci ha promesso di essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi (cfr Mt 28,20). Il suo Spirito ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza. Nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia.

I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva, dando seguito alla missione affidata da Gesù Cristo agli Apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

Oggi la Chiesa è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti. Tra gli abitanti delle periferie troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza. «I flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova “frontiera” missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente» (Discorso ai Direttori Nazionali della Pastorale per i Migranti, 22 settembre 2017).

 

Un mondo sempre più inclusivo

 

A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso.

Il futuro delle nostre società è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace. Mi è particolarmente cara l’immagine, nel giorno del “battesimo” della Chiesa a Pentecoste, della gente di Gerusalemme che ascolta l’annuncio della salvezza subito dopo la discesa dello Spirito Santo: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (At 2,9-11). 

È l’ideale della nuova Gerusalemme (cfr Is 60; Ap 21,3), dove tutti i popoli si ritrovano uniti, in pace e concordia, celebrando la bontà di Dio e le meraviglie del creato. Ma per raggiungere questo ideale dobbiamo impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre paure per lasciarci arricchire dalla diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire il miracolo di un noi sempre più grande.

A tutti gli uomini e le donne del mondo chiedo di impiegare bene i doni che il Signore ci ha affidato per conservare e rendere ancora più bella la sua creazione. «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”» (Lc 19,12-13). Il Signore ci chiederà conto del nostro operato! Ma perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo, che si fa carico di tutti i fratelli e le sorelle che continueranno a soffrire mentre cerchiamo di realizzare uno sviluppo più sostenibile, equilibrato e inclusivo. Un impegno che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso. 

 

Il sogno ha inizio

 

Il profeta Gioele preannunciava il futuro messianico come un tempo di sogni e di visioni ispirati dallo Spirito: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1). Siamo chiamati a sognare insieme. Non dobbiamo aver paura di sognare e di farlo insieme come un’unica umanità, come compagni dello stesso viaggio, come figli e figlie di questa stessa terra che è la nostra Casa comune, tutti sorelle e fratelli (cfr Enc. Fratelli tutti, 8).

 

Preghiera

 

Padre santo e amato,
il tuo Figlio Gesù ci ha insegnato 
che nei Cieli si sprigiona una gioia grande
quando qualcuno che era perduto
viene ritrovato,
quando qualcuno che era escluso, rifiutato o scartato
viene riaccolto nel nostro noi,
che diventa così sempre più grande.

Ti preghiamo di concedere a tutti i discepoli di Gesù
e a tutte le persone di buona volontà
la grazia di compiere la tua volontà nel mondo.
Benedici ogni gesto di accoglienza e di assistenza
che ricolloca chiunque sia in esilio
nel noi della comunità e della Chiesa,
affinché la nostra terra possa diventare,
così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle. Amen.

 

Roma, San Giovanni in Laterano, 3 maggio 2021, Festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo

Francesco

 



sabato 18 settembre 2021

 

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19 settembre 2021- 25a domenica del tempo ordinario


Prima Lettura - Dal libro della Sapienza
Sap 2,12.17-20

 
[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto,
che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Salmo 53 (54)

R. Il Signore sostiene la mia vita.


Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. R.
 
Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi. R.
 
Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono. R.
 

Seconda Lettura -.Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Gc 3,16-4,3

 
Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37

 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

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Omelia 25a  B 

 

ll brano di Marco è l’ annuncio della Passione e poi un insegnamento ai discepoli. 

Gesù rivela con chiarezza ai discepoli il suo destino, ma essi non comprendono. 

“E hanno paura di chiedergli spiegazioni…”. Succede quando un discorso suona duro,  imprevisto e difficile da accettare. Può capitare anche a noi, sia pure in momenti meno drammatici. C’è una sorta di meccanismo spontaneo di difesa che arriva anche al punto di rimuovere quanto ci è stato proposto per non pensarci più o il meno possibile! I discepoli sono sulla strada, luogo di incontri, di chiacchere, dove si scambiano anche idee e sentimenti di vario genere|

Poi arrivano a Cafarnao, città che ha visto il primo sviluppo della predicazione di Gesù e dei suoi miracoli. Gesù li incontra in casa. In casa si può parlare con più calma, ci si può intendere di più e creare un clima di confronto e di ascolto più autentico. Nel Vangelo di Marco la casa è simbolo anche della chiesa nella quale si può dialogare, per una relazione che fa crescere le persone e le fa maturare, in una accoglienza reciproca senza pregiudizi o parole che dividono.

Nella comunità cristiana, alla quale si rivolgeva S. Giacomo (2a lettura) si parla della sapienza cristiana che denuncia “il disordine e ogni sorta di cattive azioni”… e si propone come “pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera”.

Tornando al Vangelo, Il Signore fa una domanda che spiazza i suoi amici e li invita a dire la verità, ad uscire allo scoperto! Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 


Segue un silenzio di grande imbarazzo. Il silenzio, a volte, dice molto più delle parole!

“…Per la strada, infatti, avevano discusso tra loro chi fosse più grande”.

Gesù, allora, si siede, nell’atteggiamento tipico del maestro che insegna e si propone. 

Chiama i Dodici e dà loro criterio giusto per dire qual è la classifica dei primi e degli ultimi nel suo regno. 

“Se uno vuole essere il primo, si consideri l'ultimo di tutti e si faccia il servo di tutti»: ecco una di quelle frasi evangeliche che non cessano mai di stupirci: chiare, incisive e dure. Il primo in classifica, il più importante è colui che vive la sua vita in un servizio umile, senza cercare il suo interesse. La dignità di una persona non sta nel posto che occupa, nel lavoro che svolge, nelle cose che possiede, nel successo che ottiene: la grandezza si misura unicamente sullo spirito di servizio. Per il cristiano resta fermo che il modello di ogni forma di servizio è sempre e solo Gesù Cristo.

 

dopo il servizio – e come esempio di servizio – l'accoglienza che assume varie forme a seconda delle persone che incontriamo, delle occasioni e delle diverse circostanze della vita…   Il Vangelo, oggi, ci parla dell' accoglienza dei piccoli. Accogliere significa ascoltare, rendersi disponibili, ospitare: soprattutto richiede la capacità di lasciarsi «modificare» nelle proprie abitudini e nei propri schemi anzitutto dalla Parola, e in questo caso, dal piccolo, per  porsi al suo servizio. Qui si parla dei «bambini»,  di un bambino, in particolare che Gesù mette in mezzo: una catechesi in atto, viva, in presenza! 

I bambini, al tempo di Gesù,  sono il simbolo dei trascurati, di quelli che non contano e che nessuno accoglie. La preferenza è per loro. Gesù li ha cercati, ha avuto per loro tempo, parole e amore: non ha mai ritenuto di avere qualcosa di più importante, o urgente, da fare. E l'accoglienza dei «piccoli» deve diventare la misura del nostro modo di accogliere. Dare spazio ai trascurati, a quelli che non sono considerati, 

a chi ha più bisogno di attenzione e di cura…. In questi piccoli, nei tanti volti che li rappresentano, è presente lo stesso Gesù. Accogliendo loro, si accoglie lui stesso e, nello stesso tempo, il Padre, Dio che ha mandato Gesù come segno del suo amore!

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Avvisi

 

In questa domenica 19, ricorre la GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE 

per il sostentamento del clero diocesano. Vi invito a prendere il foglietto in fondo, sul tavolino, che spiega la possibilità di questa forma di aiuto. L’offerta è deducibile nella denuncia dei redditi. 

 

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Sabato 25 - ore 10.00: catechismo per  i ragazzi della Cresima 

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Domenica 26 alle ore 12.00: matrimonio di Sara e Roberto

 Meeting adolescenti (on line)

preghiera sul Vangelo


Potrei anche tentare, Gesù,  di diventare il servo di tutti,

di consacrare energie e risorse alla loro riuscita, al loro bene.

Non sarebbe facile, lo ammetto: si tratterebbe di morire al mio orgoglio, alla mia superbia, al bisogno insano di emergere, di primeggiare, di impormi all’attenzione e alla stima di tutti.

Ma se poi veramente si dimenticano di me, se poi finiscono col prendermi come l’ingenuo e il buono che riescono a sfruttare per il loro successo? Ma non è giusto farsi condizionare: desidero mettermi anch’io a servizio…. E tu mi chiedi di farlo a tempo pieno, fino in fondo.