sabato 4 settembre 2021

 5 settembre 2021

23a domenica del temo ordinario

Prima Lettura - Dal libro del profeta Isaìa -Is 35,4-7a

 
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 145 (146)

 

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
 
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
 
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.
 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Gc 2,1-5
 
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
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Omelia 2021

 

La guarigione di un sordomuto è inserita nella cornice dei viaggi di Gesù in territorio pagano (V. 31). : l’annuncio del vangelo è aperto a tutti i popoli. In secondo luogo, la guarigione del sordomuto è un «segno» evidente che in Gesù si compiono le profezie messianiche (cfr. prima lettura) e diventa un nuovo invito per i discepoli a riflettere sulle parole e sulle azioni del loro maestro.

Gesù porta il sordomuto lontano dalla folla, in disparte (v. 33a). Nel vangelo di Marco molto spesso Gesù spiega le cose ai suoi stando «in casa», lontano dalla folla. È una indicazione importante: la gente trasforma spesso la parola in chiacchiera, e la chiacchiera crea soltanto frastuono che infastidisce e produce un clima di superficialità che non penetra nel cuore. La chiacchiera porta a «pregiudizi» (il «si dice») che rendono quasi impossibile l’ascolto e la ricerca della verità. Gesù, spesso,  cerca la relazione personale…un incontro a tu per tu…

Gesù, per donare la guarigione, compie gesti che sembrano strani: pone le dita nelle orecchie  del malato, bagna con la saliva e tocca la lingua.(v. 33b). Sono anche  gesti simbolici: il dito che tocca, richiama la potenza creatrice di Dio (pensiamo alla creazione di Adamo nell’ affresco michelangiolesco della Cappella Sistina); la saliva che bagna la lingua secca, indica la trasmissione di vita, perché la  saliva, secondo gli antichi, aveva il potere di curare. Gesù, ancora,  alza gli occhi per indicare una preghiera e la sua partecipazione alle sofferenze del malato. 

La parola effatà, potrebbe essere resa con «sii aperto», per indicare che l’apertura degli orecchi e della lingua è un dono che viene da Dio, reso possibile dalla Parola potente di Gesù. 

L’effetto dei gesti di Gesù è nel sordo e nella folla. Al «sordo» … si aprono gli orecchi e si scioglie il nodo della lingua (v. 35): una vera e propria liberazione dalla schiavitù di non poter ascoltare e quindi nemmeno parlare. Anche nella «folla» si produce qualcosa che è simile a una restituzione della parola, ma non si tratta più di una parola qualunque, perché Marco dice che essi «proclamavano». La parola della gente diventa «annuncio», e l’annuncio si trasforma in lode (vv. 36-37).

«Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sorti e fa parlare i muti!» (V. 37): è un rimando alla creazione (Gen 1,10.12.18.21.25.31: «Dio vide che era cosa buona» e… per mezzo di Gesù viene rinnovata la creazione decaduta. 

 

Il miracolo ha un richiamo simbolico: Gesù è venuto a guarire le nostre infermità fisiche ma anche quelle spirituali. Il sordomuto diventa immagine di una umanità chiusa alla voce di Dio, incapace di comunicare con lui. Le orecchie che si aprono diventano il segno di una disponibilità all’ascolto della Parola e alla fede che di lì scaturisce. La lingua che si scioglie indica la capacità di parlare con Dio, di lodarne le meraviglie, di pregare. Vengono in mente le parole con cui Sant’Agostino ricorda la sua conversione: «Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità».

Possiamo anche vedere nel miracolo di Gesù la possibilità di una comunicazione vera e buona tra le persone. Non sempre le nostre relazioni sono sciolte e sincere, perché sono come bloccate, almeno in parte. Ad esempio facciamo fatica ad ascoltare veramente… per fare spazio alle persone che incontriamo. Far tacere la lingua, mentre un altro ci parla è un modo per accogliere, mentre a volte succede che abbiamo già in mente che cosa dire, interrompiamo il dialogo per soffocare, quasi, le parole che dovremmo ascoltare con pazienza. 

E così succede per le parole. Dovrebbero essere pesate e pensate, nascere dall’interiorità del cuore, cerare un clima di dialogo, essere ponte per una relazione vera. “La lingua è come il timone di una nave” (S. Giacomo). Un richiamo al battesimo che riprende il gesto di Gesù: “Il Signore ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede”…)

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5 settembre  2021 – 23a domenica del tempo ordinario

Avvisi

Il 19 settembre ricorre l’annuale  appuntamento  della

INCORONAZIONE  della REGINA DEL GARDA.


La nostra parrocchia ospiterà l’immagine ella Madonna del Frassini il mattino della prossima domenica 12 settembre.







 








preghiera sul Vangelo

 

Ci sono situazioni, Gesù, che appaiono senza via d'uscita: siamo bloccati, chiusi, impenetrabili a qualsiasi messaggio, incapaci di proferire parole. I nostri orecchi sono chiusi perché non intendiamo ascoltare se non ciò che ci risulta gradito e che non ferisce il nostro orgoglio. La nostra bocca non pronuncia più messaggi di fraternità e di comprensione, abituata com’è a provocare irritazione e contese. Signore Gesù, solo tu puoi sanare la nostra infermità e donarci la possibilità insperata di ristabilire la comunicazione. Signore Gesù, abbatti i muri che noi stessi abbiamo innalzato e trasforma il nostro cuore.

 




mercoledì 1 settembre 2021

 1° settembre

Messaggio per la 16ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato

1° settembre 2021



«Camminare in una vita nuova» (Rm 6,4) –  La transizione ecologica per la cura della vita

 

L’epoca che stiamo vivendo è piena di contraddizioni e di opportunità. Nella fede siamo chiamati ad abbandonare ciò che isterilisce la nostra vita: nell’incontro con Cristo rinasce la speranza e diveniamo capaci di rinnovata fecondità. San Paolo nella lettera ai cristiani di Roma ricorda il grande annuncio pasquale che si realizza nel battesimo di ciascuno: in Cristo siamo morti al peccato e «possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). La vita nuova di cui si parla colloca il discepolo di Gesù in una comunione profonda con Dio. A partire da questa esperienza possiamo immaginare una vera fraternità tra gli uomini, come suggerisce l’Enciclica Fratelli tutti, e una nuova relazione con il creato, secondo il disegno dell’Enciclica Laudato si’.

 

In cammino verso la 49a Settimana Sociale

 

La 16ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato vede la Chiesa che è in Italia in cammino verso la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che avrà per titolo «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso». La strada che conduce a Taranto richiede a tutti un supplemento di coinvolgimento perché sia un percorso di Chiesa che intende camminare insieme e con stile sinodale. La speranza che ci muove alla cura del bene comune si sposa – sottolinea l’Instrumentum Laboris – con un forte senso di urgenza: occorre contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni. «Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che sono sempre più grandi e insostenibili. Non c’è più tempo per indugiare: ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che arrivi a modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo» (IL, n. 20). 

Viviamo, dunque, un cambiamento d’epoca, se davvero sappiamo leggerne i segni dei tempi. Di qui l’invito a una transizione che trasformi in profondità la nostra forma di vita, per realizzare a molti livelli quella conversione ecologica cui invita il VI capitolo dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Si tratta di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano. Con tale transizione diamo espressione alla cura per la casa comune e corrispondiamo così all’immagine del Dio che, come un Padre, si prende cura di ognuno/a. 

 

La transizione come processo graduale

 

Proprio l’idea del cammino rimanda al paradigma biblico dell’esodo, che prevede sia il coraggio di abbandonare antiche logiche sbagliate, sia la capacità di affrontare le crisi nel deserto, sia il desiderio di alimentare la speranza di poter raggiungere la terra promessa. Fuori dalla metafora, appare chiaro che ogni percorso di conversione è sottoposto a momenti di prova. La transizione rimanda a una serie di passaggi e alla capacità di discernimento per capire quali scelte siano opportune. Come il popolo d’Israele nei quarant’anni di passaggio dalla schiavitù verso la terra promessa ci attende un periodo di importanti decisioni. C’è sempre il pericolo di rimpiangere il passato, di sfuggire alla stagione del cambiamento e di non guardare con fiducia all’avvenire che ci attende. Nella transizione ecologica, si deve abbandonare un modello di sviluppo consumistico che accresce le ingiustizie e le disuguaglianze, per adottarne uno incentrato sulla fraternità tra i popoli. Il grido della terra e il grido dei poveri ci interpellano, così come il grido di Israele schiavo in Egitto è salito fino al cielo (Es 3,9). La ricchezza che ha generato sprechi e scarti non deve far nascere nostalgie. Tra mentalità vecchie, che mettono in contrapposizione salute, economia, lavoro, ambiente e cultura, e nuove possibilità di tenere connessi questi valori, come anche l’etica della vita e l’etica sociale (cfr Caritas in veritate, n. 15), abitiamo la stagione della transizione. Ci attende una gradualità, che tuttavia necessita di scelte precise. La nostra preoccupazione è di avviare processi e non di occupare spazi o di fermarci a rimpiangere un passato pieno di contraddizioni e di ingiustizie. Ci impegniamo ad accompagnare e incoraggiare i cambiamenti necessari, a partire dal nostro sguardo contemplativo sulla creazione fino alle nostre scelte quotidiane di vita.

 

La transizione giusta


La transizione ecologica è «insieme sociale ed economica, culturale e istituzionale, individuale e collettiva» (IL, n. 27), ma anche ecumenica e interreligiosa. È ispirata all’ecologia integrale e coinvolge i diversi livelli dell’esperienza sociale che sono tra loro interdipendenti: le organizzazioni mondiali e i singoli Stati, le aziende e i consumatori, i ricchi e i poveri, gli imprenditori e i lavoratori, le nuove e vecchie generazioni, le Chiese cristiane e le Confessioni religiose… Ciascuno deve sentirsi coinvolto in un progetto comune, perché avvertiamo come fallimentare l’idea che la società possa migliorare attraverso l’esclusiva ricerca dell’interesse individuale o di gruppo. La transizione ecologica presuppone un nuovo patto sociale, anche in Italia.

Per realizzare tale transizione sono molti i piani su cui agire simultaneamente. Occorre, da un lato, approfondire l’«educazione alla responsabilità» (IL, n. 38), per un «nuovo umanesimo che abbracci anche la cura della casa comune» (IL, n. 17), coinvolgendo i molti soggetti impegnati nella sfida educativa. C’è innanzitutto da ripensare profondamente l’antropologia, superando forme di antropocentrismo esclusivo e autoreferenziale, per riscoprire quel senso di interconnessione che trova espressione nell’ecologia integrale, in cui sono unite l’ecologia umana con l’ecologia ambientale. Don Primo Mazzolari, maestro di spiritualità e di impegno sociale della Chiesa del Novecento, scriveva così nel 1945: «Forse tante nostre infelicità derivano da questo mancato accordo con la natura, come se noi non fossimo partecipi di essa. Tutto si tiene, ed accettare di vivere in comunione non è una diminuzione, ma una pienezza» (Diario di una primavera).

Occorre, al contempo, promuovere «una società resiliente e sostenibile dove creazione di valore economico e creazione di lavoro siano perseguite attraverso politiche e strategie attente all’esposizione a rischi ambientali e sanitari» (IL, n. 26). Questi passaggi complessi esigono di essere realizzati con attenzione per evitare di penalizzare – specie sul piano lavorativo – i soggetti che rischiano di subire più direttamente il cambiamento: la «transizione ecologica» deve essere, allo stesso tempo, una «transizione giusta». Fondamentali in tal senso sono la conoscenza e la diffusione di quelle buone pratiche che aprono la via a una «resilienza trasformativa» (IL, n. 39).

 

Ricercare assieme

 

Il cambiamento si attiva solo se sappiamo costruirlo nella speranza, se sappiamo ricercarlo assieme: «Insieme è la parola chiave per costruire il futuro: è il noi che supera l’io per comprenderlo senza abbatterlo, è il patto tra le generazioni che viene ricostruito, è il bene comune che torna a essere realtà e non proclama, azione e non solo pensiero» (IL, n. 29). Il bene comune diventa bene comune globale perché abbraccia anche la cura della casa comune. Occorre un discernimento attento per cercare assieme come realizzarlo, in uno stile sinodale che valorizzi a un tempo competenza e partecipazione, che sappia essere attento alle nuove generazioni. Si apra al futuro.

Il cammino verso la Settimana Sociale di Taranto sia accolto da tutta la Chiesa che è in Italia, perché si rafforzi il suo impegno educativo a far diventare la Laudato si’ la bussola di un servizio alla società e al Paese. 

È importante, allo stesso tempo, mantenere viva quell’attenzione ecumenica che ha guidato le Chiese nell’imparare ad ascoltare assieme «il grido della terra e il grido dei poveri», secondo l’indicazione di Laudato si’ (cfr n. 49). Trent’anni fa, nel 1991, si teneva a Canberra l’Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese nel segno dell’invocazione: «Vieni Spirito Santo: rinnova tutta la creazione». Facciamo nostra tale preghiera, che già vent’anni fa sollecitò la Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) a firmare congiuntamente la Charta Oecumenica con l’impegno di istituire una Giornata ecumenica dedicata al Creato. Oggi sentiamo la necessità di rafforzare la natura ecumenica di questa Giornata del 1° settembre. Il sostegno delle Chiese e delle Comunità cristiane ai processi avviati aiuti e favorisca nel dialogo le vie della transizione e del rinnovamento. Sarà un’ulteriore ed eloquente prova della fraternità universale a cui tutti sono chiamati a dare testimonianza.

 

Roma, 24 maggio 2021

VI anniversario dell’Enciclica Laudato si’

 

 

La Commissione Episcopale

per i problemi sociali e il lavoro, 

la giustizia e la pace 

 

 

La Commissione Episcopale

per l’ecumenismo 

e il dialogo

sabato 28 agosto 2021

 29 agosto 2021

Prima Lettura

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 4,1-2.6-8
 
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.
Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.
Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 14 (15)

 

R. Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua. R.
 
Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore. R.
 
Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre. R.
 

Seconda Lettura - Gc 1,17-18.21b-22.27
 
Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.
Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,1-8.14-15.21-23
 
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

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Omelia  22a t. ord. B


 

Gesù viveva le situazioni più complesse della vita, incontrava le persone là dov'erano e attraversava con loro le esperienze della malattia e della sofferenza: dove arrivava, come ci riferiscono i Vangeli,  gli portavano i malati e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccavano venivano salvati. Nel Vangelo di oggi, farisei e scribi lo provocano su delle piccolezze: mani lavate o no, questioni di stoviglie e di oggetti! 

Ci sembra molto strano e lontano da noi il comportamento di questi osservanti. Eppure loro pensavano che certi oggetti, anche di uso quotidiano, fossero inquinati da una presenza negativa dalla quale bisognava purificarsi! Gesù, invece,  “dichiarava puri tutti gli elementi».

Gesù ritorna alIa bellezza della creazione dove si dice: «Dio vide e tutto era cosa buona». I farisei si purificavano materialmente prima della preghiera, evitavano pagani e peccatori, si lavavano scrupolosamente le mani prima dei pasti, compivano abluzioni al ritorno dal mercato, distinguevano fra cibi puri ed impuri. Gesù abolisce tutto questo. Parla di purificazione, ma in un altro senso. Le molte osservanze esteriori possono far dimenticare ciò che più conta: la rettitudine, la giustizia e l'amore. Gesù ricorda il pericolo: si cura l'esterno e si dimentica l'interno. Si combatte il male dove non c'è, per evitare di cercarlo là dove veramente esso si annida, cioè dentro di noi.

Gesù per tre volte risponde: «Voi trascurate il comandamento di Dio per attaccarvi alla tradizione degli uomini». Per tradizioni degli uomini qui si intendono le tradizione «religiose», cioè quei precetti e consigli che gli uomini hanno proposto, per applicare i comandamenti ai vari casi della vita. Uno sforzo anche comprensibile e doveroso… ma c’è sempre il rischio che molte tradizioni diventino così rigide da far dimenticare il comandamento stesso di Dio e far perdere di vista l'essenziale, quello che conta di più! 

Gesù si mostra pienamente libero di fronte alle abitudini del suo tempo… Che respiro di libertà con Gesù! Dice un autore spirituale: “Apri il Vangelo ed è come una boccata d'aria fresca dentro l'afa pesante dei soliti, stanchi comportamenti”. Scorri il Vangelo e ti sfiora il tocco di una perenne freschezza!” Gesù è una persona forte e decisa che non si fa condizionare da comportamenti falsi: “Voi avete il cuore lontano! Lontano da Dio e dall'uomo”.

Il grande pericolo, per i credenti di ogni tempo, è di vivere una religione dal «cuore lontano», fatta di pratiche esteriori, di formule recitate solo con le labbra; di  cerimonie religiose fine a se stesse che non cambiano la vita… Pensiamo, a casi clamorosi come a certe processioni  nelle quali si rende omaggio al capo mafia o al boss di turno! Nella seconda lettura S.Giacomo ci avverte: Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo!”.

Il pericolo del cuore di pietra, indurito, del «cuore lontano» da Dio e dai poveri è quello che Gesù più teme.  Il vero peccato per Gesù è l'ipocrisia di un rapporto solo esteriore con Dio.

Lui propone il ritorno al cuore, la sede interiore che bisogna guarire: Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. E’ un elenco preciso di azioni e pensieri malvagi…Gesù sa bene quello che c’è nel cuore dell’uomo!   Bisogna purificarlo, cioè  renderlo puro, liberarlo dalla scorie che inquinano. E’ un lavoro di grande impegno: è frutto della nostra buona volontà, sempre all’opera,  ma nello stesso tempo dell’intervento di Dio da chiedere sempre: “Crea in me o Dio , un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo e sicuro”

(dal salmo 50)

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Avvisi

Venerdì 3 settembre ore 20.45- via on line- SPAZIO APERTO 

Presenta un incontro con FRANCESCO GESUALDI sul tema:

IL PIANETA MALATO.

E’ un argomento di estrema attualità che, sulle indicazioni anche di Papa Francesco nella “Laudato sii”, ci invita a sviluppare comportamenti per una economia rispettosa e solidale. 


























... come approfondimento...


Da "AVVENIRE"  del 10 AGOSTO 2021

 

La sfida del secolo

Clima, cambiamento irreversibile «Codice rosso» per il mondo / di   LUCIACAPUZZI

Incontrovertibile. Il gruppo di 234 esperti di sessantasei differenti Paesi, riuniti sotto l’egida Onu, non ha più alcun dubbio. Nel nuovo rapporto – il sesto –, l’Inter-governmental panel on climate change (Ipcc) fa piazza pulita dei pochi spiragli di incertezza ancora presenti nel precedente studio, risalente al 2013. Dopo aver esaminato oltre 14mila articoli e pubblicazioni scientifiche, gli scienziati sono giunti alla certezza della responsabilità umana nel riscaldamento globale. Sono stati gli uomini e le donne dell’era industriale e post a «surriscaldare l’atmosfera, gli oceani e la terra» generando «cambiamenti rapidi e irreversibili» nel pianeta. In particolare, a partire dal XIX secolo, le emissioni prodotte dalle energie fossili hanno fatto aumentare la temperatura di 1,1 gradi.

Mai prima si era arrivati a tanto, come dimostra la più significativa riduzione dei ghiacciai in due millenni e l’intensificarsi dei fenomeni atmosferici estremi, a cominciare dagli uragani.

E questo è solo l’inizio. Anche se le nazioni facessero tagli drastici e immediati alla quantità di gas immessi nell’atmosfera, non riuscirebbero ad evitare un riscaldamento climatico di almeno 1,5 gradi entro i prossimi venti o trent’anni. Un prossimo futuro più caldo – il termine di riferimento è il 2050 – è, dunque, assicurato. Con ciò che questo comporta: ondate di calore più frequenti per territori dove vive un miliardo di persone, siccità prolungate e la scomparsa di alcune specie animali e vegetali. Non tutto, però, è perduto. Lo studio dell’Ipcc non è un «profeta di sventure». Si tratta, al contrario, come ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, di un «codice rosso per l’umanità ». Un «assordante campanello d’allarme» – ha aggiunto – affinché la comunità internazionale si decida ad agire. Nella consapevolezza che, con uno sforzo repentino e condiviso, il peggio può e deve essere evitato. Contenendo il riscaldamento entro un livello «accettabile » o almeno compatibile con una vita degna: due gradi in centro anni. Il nodo cruciale è smettere di aggiungere CO2 a un’atmosfera già satura: la concentrazione di ossido di carbonio è al massimo rispetto ai livelli degli ultimi due milioni di anni, quella di metano e ossido nitroso è la maggiore in 800 mila anni. 

Per raggiungere tale obiettivo, l’unica strada è l’abbandono progressivo delle fonti fossili, per arrivare a un tasso di “emissioni zero” nel 2050. 

Solo così, l’aumento delle temperature nell’arco di questo secolo resterà contenuto entro i due gradi. In caso contrario, nel 2.100 andrà ben oltre, con picchi di calore a ritmo crescente. Addirittura si rischia di sfiorare la soglia dei 4,4 gradi: fatto che implicherebbe caldo killer in pratica ogni anno e un innalzamento del livello del mare di oltre un metro, per lo scioglimento della calotta polare in Antartide e Groenlandia.

A questi effetti prevedibili – e minuziosamente descritto dall’Ipcc in cinque simulazioni –, si sommano una serie di eventi imprevisti, come l’attuale rallentamento del sistema di circolazione oceanica nell’Atlantico, vitale per stabilizzare il clima in Europa. Di certo, un aumento di oltre i due gradi, rappresenterebbe un punto di non ritorno: l’ultima volta che il clima ha subito un riscaldamento di 2,5 gradi è stato tre milioni di anni fa, quando ancora non c’era l’essere umano. 

Lo scenario è chiaro. La scienza si è espressa senza tentennamenti. Ora la parola passa alla politica. 

Il rapporto dell’ Ipcc – la prima di tre parti che saranno diffuse entro la primavera – sarà sulle scrivanie dei leader internazionali chiamati dall’Onu a Glasgow a novembre per fare il punto sull’accordo di Parigi. E, magari, cercare di andare oltre. Come promesso di recente da Usa e Ue, impegnate ad azzerare le emissioni entro il 2050.

«Non possiamo aspettare. I costi dell’inazione continuano a salire», ha affermato il presidente Joe Biden mentre l’inviato speciale statunitense per il clima, John Kerry, ha chiesto alle «maggiori economie di agire con decisione nei prossimi dieci anni».

«L’Ue sta facendo la sua parte. Tutti devono contribuire», ha dichiarato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. «Mettiamo fine ai combustibili fossili prima che distruggono il pianeta», ha aggiunto il premier britannico Boris Johnson. 

E il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto una risposta «proporzionata all’emergenza». Sulla carta, le premesse sono buone. Ora, però, si tratta di passare dalle dichiarazioni di principio agli impegni. Il vertice climatico di Glasgow sarà la prova del fuoco.

 

L’INTERVISTA

«Frenare il riscaldamento è possibile I mezzi ci sono, è una scelta politica» 

 

La scienza ha fatto la sua parte. «Nel modo più obiettivo e rigoroso possibile, si è cercato di delineare lo stato del clima globale. Nel presente e anche nel prossimo futuro, attraverso la simulazione di cinque scenari possibili», afferma Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima del Cnr e tra gli estensori dell’ultimo rapporto dell’International panel on climate change (Ipcc). 

Stavolta, gli studiosi hanno perfino voluto fare uno sforzo ulteriore per rendere lo studio accessibile anche ai non addetti ai lavori. «Ora la palla passa alla politica. Non si tratta di sapere che cosa fare, bensì di avere la volontà e trovare il consenso per farlo. E questo è il compito dei decisori pubblici», afferma lo scienziato.

In tanti, però, se lo domandano. Che cosa si dovrebbe fare per evitare un livello di riscaldamento impossibile da gestire?

 

La parola d’ordine è “carbon neutrality”: si deve rinunciare ai combustibili fossili. Entro il 2050, dobbiamo azzerare le emissioni. 

Non c’è altro modo per contenere il surriscaldamento globale all’interno della soglia dei due gradi entro il 2100. 

Vorrei sottolineare una parola: contenere. Non si può eliminare il riscaldamento, le temperature sono già cresciute di 1,1 gradi. Si può, però, controllare. L’obiettivo ora è mantenerlo all’interno di un punto limite, quello dei due gradi. Oltre gli effetti si farebbero drammatici.

Ma esiste un modo realistico per contenere l’incremento delle temperature?

 

Certo. L’attuale tecnologia consente la sostituzione progressiva – non parliamo da un giorno all’altro – delle fonte energetiche fossili con quelle rinnovabili, dunque solare, eolico, geotermico. Non è un problema di fattibilità bensì di volontà. È quest’ultima l’unica variabile. Frenare il cambiamento climatico è una scelta politica.

Pensa che i leader internazionali avranno il coraggio di prenderla alla Cop-26 Onu di Glasgow?

 

Di sicuro si tratta di un momento importante.

Nel vertice verrà fatto il “primo tagliando” all’accordo di Parigi del 2015. Con la consapevolezza che finora solo pochissimi Paesi – e non i principali per quanto riguarda il volume di emissioni – hanno adempiuto agli impegni presi. Occorre agire e agire insieme. Il Green Deal europeo è un progetto interessante: l’Ue, però, contribuisce all’immissione di gas serra nell’atmosfera per il 9 per cento. Da solo, dunque, non è sufficiente.

Gli oppositori a un approccio più deciso sostengono che rinunciare alle emissioni significa rinunciare al nostro sistema di vita. È davvero così?

 

È falso. Nessuno scienziato serio chiede un ritorno all’età della pietra o di rinunciare al confort. Si tratta di attuare delle modifiche, al momento del tutto fattibili, proprio per conservare quanto di buono c’è nel nostro modo di vivere. Sarebbe il cambiamento climatico a stravolgerlo tragicamente. Anzi, alcune modifiche potrebbero migliorare il sistema globale attenuando le enormi diseguaglianze esistenti.

In che modo?

 

Con un investimento opportuno da parte del Nord del mondo, l’Africa potrebbe sfruttare le ingenti radiazioni solari di cui dispone. Questo consentirebbe al Continente una transizione virtuosa verso un modello più efficiente dal punto di vista economico e sostenibile, dal punto di vista climatico. Per se stessa e per il resto del pianeta.

Lucia Capuzzi

Per Fuzzi, tra gli autori dello studio «la rinuncia alle fonti fossili non stravolgerebbe il nostro sistema. Anzi potrebbe renderlo più efficiente»«La parola d’ordine è “carbon neutrality”: entro il 2050, dobbiamo azzerare le emissioni. Solo così manterremo il surriscaldamento entro limiti gestibili»


A COP26  DI NOVEMBRE

Verifica degli impegni e nodi irrisolti, il «rebus» di Glasgow 

 

Dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 si terrà a Glasgow la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop26). Per la prima volta ospitato dal Regno Unito con la collaborazione dell’Italia, l’incontro – slittato di un anno a causa del Covid – affronterà le tematiche legate alla necessità di agire per contrastare l’emergenza climatica. 

Alla sessione parteciperanno più di 30mila delegati, tra cui capi di Stato, esperti e attivisti, con l’obiettivo di concordare un piano d’azione volto alla salvaguardia del pianeta. I temi in agenda sono tanti e riguardano la trasparenza, l’unificazione dei meccanismi necessari alla strutturazione di elaborati, inventari, indici, tabelle e report. Si tornerà anche su alcuni argomenti irrisolti nei precedenti summit climatici, come l’articolo 6 dell’accordo di Parigi del 2015. Quest’ultimo delinea i mercati del carbonio come strumento per facilitare gli impegni presi. 

Il meccanismo – controverso – consente lo scambio di quote di emissioni tra i Paesi per far quadrare i conti sui tagli globali alla CO2. Le nazioni non sono ancora riuscite ad accordarsi su quale modalità di contrattazione prevedere. La prima, prevede alle nazioni virtuose di vendere le emissioni a quelle, però, meno efficienti, sulla base, comunque, di obiettivi auto-imposti e, dunque, prevedibilmente al ribasso. 

La seconda, è la possibilità per gli Stati più industrializzati di compensare i gas in eccesso con progetti per lo sfruttamento delle energie rinnovabili nel Sud del pianeta, con il rischio che i primi ritardino i tagli. 

Pur non rientrando tra i punti inseriti ufficialmente nella discussione, anche il cosiddetto “global goal on adaptation” – l’impegno per migliorare la capacità di adattamento e rafforzare la resilienza rispetto a cambiamento climatico – viene considerato uno dei temi più importanti da affrontare, visto che non esiste ancora un obiettivo reale e quantificato.

Allo stesso tempo, tuttavia, si rende necessario anche affrontare gli aspetti finanziari e le problematiche economiche, specialmente per i Paesi a medio e basso reddito. Un forte appello alla comunità internazionale perché attui scelte coraggiose è stato rivolto dal presidente designato della Cop26, Alok Sharma: «Dobbiamo farlo ora o non avremo più tempo».

Trentamila delegati, tra leader, esperti e attivisti, si riuniranno per due settimane nella città scozzese per fare il punto sull’accordo di Parigi

 

IL RAPPORTO 

Lo studio Onu dimostra che l’aumento delle temperature è causato dall’essere umano. Guterres: «Indietro non si torna. La sfida è contenerlo sotto i due gradi entro il 2100 o lo scenario sarà drammatico»

 

Radiografia della crisi che minaccia

il pianeta 


1,1 è l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale in gradi Celsius a causa delle emissioni di gas serra nell’atmosfera

 

2.400 sono i miliardi di tonnellate di CO2 finora immesse nell’atmosfera per effetto delle attività umane, principale causa della crisi

500 miliardi sono le tonnellate aggiuntive di emissioni a partire dalle quali la possibilità di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi si dimezzerebbe

40 miliardi è la quota media di gas serra che l’umanità immette nell’atmosfera ogni anno a partire dall’era industriale per via dell’impiego delle energie fossili

416 è la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera espressa in parti per milione: il livello più alto raggiunto in due milioni di anni

20 centimetri è l’innalzamento del livello del mare che si è verificato tra il 1901 e il 2018. Entro il 2.100, potrebbe duplicare a causa dell’aumento della temperatura




sabato 21 agosto 2021

 22 agosto 2021

21 a domenica  tempo ordinario

 

Dal libro di Giosuè - Gs 24,1-2a.15-17.18
 
In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».
Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 33 (34)

R. Gustate e vedete com'è buono il Signore.


Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo. R.
 
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti. R.
 
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato. R.
 
Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R. 
 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni -Ef  5,21-32
 
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,60-69


 In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


Omelia - 21a B