sabato 19 giugno 2021

 20 giugno 2021

12a domenica dsel tempo ordinario 

Prima lettura (Gb 38,1.8-11)

Dal libro di Giobbe

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:  
«Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?».

 

Salmo responsoriale (Sal 106)

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Coloro che scendevano in mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore
e le sue meraviglie nel mare profondo.

Egli parlò e scatenò un vento burrascoso,
che fece alzare le onde:
salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;
si sentivano venir meno nel pericolo.  

Nell’angustia gridarono al Signore,
ed egli li fece uscire dalle loro angosce.
La tempesta fu ridotta al silenzio,
tacquero le onde del mare.  

Al vedere la bonaccia essi gioirono,
ed egli li condusse al porto sospirato.
Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini. 

 

Seconda lettura (2Cor 5,14-17)

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. 
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

 

Vangelo (Mc 4,35-41)

Dal Vangelo secondo Marco


In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». 

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»



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omelia  12a domenica anno B 

 

ll racconto della tempesta sedata propone un momento forte e di grande impatto nell’esperienza dei primi discepoli, ex-pescatori, sullo scenario del lago di Galilea. Lago, secondo diverse testimonianze, soggetto a frequenti tempeste. Ma nel racconto possiamo trovare anche elementi di istruzione e di catechesi che vanno oltre i protagonisti di allora e riguardano anche noi, discepoli di oggi!  La traversata sul lago è immagine del viaggio della nostra vita, non sempre liscio e tranquillo! E la barca rappresenta, in particolare, la comunità-chiesa che vive assieme a Gesù…   Il mare infuriato è una rappresentazione delle grandi tempeste della storia umana, che devastano la natura  e la vita fisica e spirituale delle persone. Sono i grandi mali,  i problemi personali che angosciano e i tragici fatti della vita…. Ne è un esempio la pandemia che ha scombussolato la nostra vita e quella di tanta gente! 

Ricorderete in molti quel piovoso 27 marzo 2020, in una p.zza S.Pietro vuota e Papa Francesco che ha proposto, in piena pandemia, un pensiero e una preghiera, carica di speranza, commentando proprio il  Vangelo della liturgia di oggi! (v, il testo in fondo alla pagina....)

Le grandi  onde minacciano di far naufragare la barca sulla quale, idealmente siano anche noi con Gesù!  Ma la sua presenza è tutta da  riscoprire! 

Gesù aveva detto: “Passiamo all’altra riva!”. Il viaggio di Gesù nasce dalla sua volontà di arrivare alla sponda orientale del lago, per entrare nel territorio pagano,nella zona dei Geraseni. Gente molto diversa dagli ebrei e disprezzata da loro. Gesù, quindi, si prepara ad incontrare persone “ad alto rischio”, ostili all’annuncio del Vangelo. E’ una specie di tempesta interiore... che Gesù affronta con coraggio!

 

Ma ora c’è la burrasca! I discepoli sulla barca, colti dal panico chiedono l’aiuto del Maestro. «Maestro, non ti importa che siamo perduti?». Dove sei?  Gesù sembra passivo ed estraneo: dorme sul cuscino a poppa, nella parte posteriore della barca… Il grido dei discepoli è quello di tanta gente che vede Dio quasi silenzioso e indifferente di fronte ai fatti che sconvolgono la vita, a problemi di vario genere… a tutte le insidie e ai fallimenti… una malattia,  un senso di solitudine… un momento di depressione… 

Ma Il sonno di Gesù non è disinteresse: esprime, piuttosto, tutta la sua completa fiducia nel Padre (Sal 4,6): In pace mi corico e mi addormento subito: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare”.

“La mia anima è come un bambino svezzato in braccio a sua madre!”

Ma ora Gesù interviene e calma la tempesta. Il potere di Gesù è grande, efficace. Ai discepoli, invece, rivolge un rimprovero che è decisamente il più forte nei loro confronti. 

Gesù segnala la durezza di cuore, la sfiducia in lui. E la fede se n’è andata?

Avere fede vuol dire a vincere il dubbio, la paura, per non lasciarsi dominare dall’angoscia, dal fallimento, dinanzi a tutte le burrasche della vita…Quello che conta é non rassegnarsi e non mollare. Bisogna abbandonarsi a colui che sembra dormire, ma in realtà veglia,  come ci ricorda la preghiera di un salmo: 

Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra”.

Alla fine resta sempre aperta anche per noi la domanda dei discepoli: 

”Chi è dunque costui?” Chi sei per me, Gesù? Presenza che mi rassicura o mi inquieta? Forse non ti conosciuto abbastanza! Aprimi gli occhi e il cuore perchè ti riconosca e ti segua senza paura! Facciamo entrare Gesù veramente nella storia della nostra vita.Permettiamogli di raggiungerci; lasciamoci afferrare da Lui. 

Cediamo a Lui il timone della nostra barca.

Lui c'è. Perennemente.  Il suo invito è sempre lo stesso: "Perché non avete fede? Io sono il Signore".

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20 GIUGNO  2021 – 12a domenica del tempo ordinario

 

Avvisi 

Giovedì 24 giugno: Festa della Natività di S.Giovanni Battista

 

preghiera sul Vangelo nella domenica  12a  

 

Quante volte, Gesù, ho reagito anch'io al modo degli apostoli!

Sì, in mezzo alla tempesta mi sono sentito abbandonato e  privo di ripari, senza sostegno. Mi è parso che tu dormissi, che non ti interessassi di me, che non ti stesse a cuore la mia sorte. 

Sono tante le burrasche che mi è capitato di attraversare.

Mi sono sentito sopraffatto dal vento dell’ostilità, dalle onde del rifiuto, o del dubbio e del sospetto.

Nella, a cui appartengo, mi sento talvolta sballottato tra gente che sembra avere la risposta ad ogni quesito, il metodo sicuro del successo, il carisma della popolarità, la certezza dell'efficacia.

E a me pare che il tuo Vangelo generi più interrogativi che sicurezze.

In ogni caso mi inviti ad essere sempre controcorrente e critico verso un ambiente che non è sempre disponibile al tuo Vangelo. E questo, senza mancare di rispetto verso nessuno!

Ma tu mi dici: “Coraggio. Non avere paura, io sono con te”


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 MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE - 27 marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati. 

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

 



sabato 12 giugno 2021

 13 giugno 2021

Liturgia 11a domenica del tempo ordinario

 

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: 
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò 
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

 

Salmo responsoriale (Sal 91)

È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.  

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.  

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

 

Seconda lettura (2Cor 5,6-10)

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. 
Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. 
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

 

Vangelo (Mc 4,26-34)


Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

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Omelia 11a Domenica B

 Iniziamo dalla lettura di Paolo che esprime i suoi sentimenti più intimi…

Dopo un tempo di  persecuzione, Paolo è stanco di combattere e sogna il riposo definitivo; sarebbe più semplice morire, soprattutto quando si ha la certezza che morire significa essere per sempre con quel Gesù che ha orientato tutta la vita dell’apostolo!  Paolo capisce, però, che Cristo lo chiama a vivere ed a continuare l’impegno missionaria perché non si può arrivare, dinanzi a Lui, a mani vuote. E quindi accetta la fatica di annunciare ancora il Signore Gesù…è questa la sua passione apostolica… Un po’ di questa passione la chiediamo anche per noi oggi, anche noi responsabili dell’ annuncio cristiano…

 

Il più piccolo di tutti semi diviene più grande di tutti gli ortaggi 

 

Con queste due parabole Gesù vuol dare una risposta alle idee e correggere le aspettative messianiche degli ebrei del suo tempo. 

Ai cristiani di Roma, scossi dalla persecuzione e dispersi nell’immenso impero, Marco ricorda queste  parabole perché ritrovino la fiducia. 

C’erano i farisei, i quali pensavano che si potesse affrettare l’avvento del Regno con la penitenza, con i digiuni, con l’osservanza scrupolosa, della legge e delle tradizioni; c’erano gli zeloti che cercavano di impiantare il Regno ricorrendo alla violenza e alla resistenza armata contro i conquistatori romani..

Gesù, probabilmente, parla anche della sua esperienza di profeta… Il seme nel terreno è tutto il suo lavoro faticoso che annuncia il regno cioè l’azione misericordiosa di Dio che agisce attraverso di Lui. Dopo un primo momento di entusiasmo da parte della gente, segue un crescente abbandono, una sfiducia verso Gesù e la sua parola…l’esperienza, quasi, di un fallimento, per cui le folle diventano un piccolo gregge al quale Gesù si rivolge e che coltiva con grande speranza.

Ma la parola di Dio cresce invisibile nel grembo della terra e la sua forza è immensa, anche quando si ha l’impressione che non succeda nulla e che questo seme sia scomparso per sempre!

Il contadino ha gettato il seme e se ne è andato a riposare, eppure quel seme è carico di energia e continua da solo il suo percorso sotto terra. C’è, quindi, un movimento interno, una forza presente nel seme stesso. Il contadino non fa nulla, se non seminare e prepararsi al raccolto.  Ecco il messaggio: il Regno è, innanzitutto, dono di Dio, non è prodotto nostro, frutto della sola nostra iniziativa.  Il compito dell’uomo deve essere di accoglienza, di grande fiducia nell’azione di Dio,  di lode e di ringraziamento. 

Paolo dirà ai cristiani di Corinto, “Io ho piantato, Apollo (un suo collaboratore..) ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere” (1 Cor 3,6). 

La pazienza del contadino che semina e poi serenamente e a lungo attende che il seme dia frutto ci dà l’immagine della fede che sa accettare anche gli apparenti fallimenti, ricordando la parola del Signore: “C’é chi semina e  altri  mietono”.

 

E’ criticata da Gesù la pretesa di far leva  solo sull’organizzazione, sulle opere, sulle istituzioni e sui programmi invece che sull’ascolto della parola di Dio, sul confronto con il vangelo, sulla fiducia in Dio, sull’ umiltà e sulla preghiera. 

Il tempo del seme è quindi un tempo lungo e segreto che va un po’ contro la pretesa umana di vedere e conoscere in fretta. Non è il segno dell’assenza di Dio, ma del suo modo diverso di parlare. Quindi, attesa fiduciosa. Il seme nella terra lavora sempre e fruttifica sotto l’azione miracolosa di Dio: prodigiosa, continua, nascosta ed efficace!

Tutto questo non significa che dobbiamo essere passivi e pigri, quasi lasciando a Dio tutto il lavoro! E’ chiaro che dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo, affiancare il lavoro di Dio ! Ma nella coscienza che è Lui il protagonista e noi siamo collaboratori umili, nella fiducia che Lui prepara un futuro carico di frutti… Al cristiano deve interessare seminare, non sempre raccogliere. 


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preghiera nella domenica  11°  sul Vangelo 

 

Lo confesso, Gesù, anch’io sono colpito dall’esibizione della forza, del potere, che evidenziano il plauso, il successo acquisito da una persona. E questo mi pare talmente bello da farmi ritenere che sia questo il percorso che ci condurrà al regno di Dio. 

No, il disegno di Dio seguirà uno strano percorso. Non avrà bisogno di un solido dispiegamento di mezzi, non farà ricorso alle maniere forti. Si affermerà a partire da inizi modesti, nella mitezza e nella semplicità che accettano anche la croce, la sofferenza ingiusta a cui si va incontro pur di rimanere fedeli a Dio. E, paradossalmente, dal sangue dei martiri fiorirà una nuova primavera, attraverso la testimonianza di gente debole ed inerme, che non conta agli occhi del mondo.




 

 

sabato 5 giugno 2021

 6 GIUGNO 2021

CORPUS DOMINI – B


Prima Lettura - Dal libro dell'Esodo- Es 24,3-8

 

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 115 (116)

 

R. Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

 

Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. R.

 

Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli. Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: tu hai spezzato le mie catene. R.

 

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo. R.

 

Seconda Lettura - .Dalla lettera agli Ebrei - Eb 9,11-15

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.

Vangelo - Dal Vangelo secondo Marco - Mc 14,12-16.22-26


 

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

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Omelia 2021

 

Spesso, quando  celebro la Messa, ho bisogno di fare un atto di fede! (e ne abbiamo bisogno tutti…),  con alcune domande che mi vengono in mente e che potrebbero essere le vostre…

Sto facendo un atto ripetitivo, il solito? Con quale stato d’animo celebro e partecipo all’Eucarestia? Come superare l’impressione che sia solo un fatto formale e comandato che io eseguo, come mi viene richiesto? Sono proprio convinto che l’Eucarestia sia il passaggio nella mia esistenza e nella comunità cristiana del Signore Risorto che visita la mia e la nostra vita, che ci dona di nuovo se stesso nel segno del pane vivo, disceso dal cielo? E di questo pane io devo nutrirmi? Posso fare a meno dell’Eucarestia… e decido io quale strada prendere per incontrare il Signore, se ancora resta in me questo desiderio?

La mia risposta, (e anche la vostra, credo..) è un nuovo coraggio per  un’adesione e spero anche convinta (e mai scontata) a questo  dono del Signore.  E’ il massimo dei doni che Lui vuole ancora offrirci.


Prima di tutto il VangeloRitorna alla nostra memoria gesto di Gesù in quel Giovedì santo. Gesù celebra la festa della Pasqua, secondo il rito ebraico ma introduce una novità assoluta, non prevista.  

Il suo gesto sul pane e sul vino, le parole di commento, tutto indica la vita di Gesù come una vita donata. Il gesto eucaristico esprime la tensione interiore che ha guidato la sua esistenza fin dall'inizio. Gesù si è offerto, nell’amore, in un clima di tradimento (Giuda) e di abbandono (il rinnegamento di Pietro e l'abbandono dei discepoli). Ora questo pane  è la vita stessa di Gesù donata a me, a noi,  in questo momento. Mangiando di questo pane, io accolgo Gesù in me, mangio e cioè faccio miei i suoi pensieri, il suo stile di vita, la sua volontà di donarsi, il suo perdono e quello dato agli altri, l’impegno di vivere nella famiglia e nella comunità il mio compito di servizio.  E l’ Eucarestia mi impegna! “S.Paolo: “Poiché mangiamo lo stesso pane, formiamo tutti lo stesso corpo, la chiesa”. La chiesa si costruisce e si forma con l’ Eucarestia… non viene da un accordo di persone, da un progetto condiviso ma creato solo da noi, dalla sola nostra buona volontà…


Nel documento “Il sacramento della carità” (testo proposto dopo il Sinodo dei vescovi sull’Eucarestia- 2007) si dice: “Il Signore Gesù, Pane di vita eterna, ci sprona e ci rende attenti alle situazioni di indigenza in cui versa ancora gran parte dell'umanità: sono situazioni la cui causa implica spesso una chiara ed inquietante responsabilità degli uomini. Infatti, « sulla base di dati statistici disponibili si può affermare che meno della metà delle immense somme globalmente destinate agli armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente dall'indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è interpellata. Alle popolazioni che vivono sotto la soglia della povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo di circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella verità può e deve dare nuova speranza ».

 

Quindi fare la comunione non è un pio atto religioso di devozione  che si consuma in quel momento e basta! E’, invece,  un gesto di grande impegno e responsabilità, perché le mie scelte siano vissute nella fedeltà al Vangelo… Dovremmo poter dire anche noi, come il popolo del Signore davanti a Mosè, nella Prima alleanza dei dieci comandamenti:  «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
E senza la Messa, l’obbedienza alla Parola di Dio diventerebbe più difficile e più complicata…sarei come abbandonato a me stesso, contando solo sulle mie forze, pensando di arrangiarmi da solo. Per questo il pane eucaristico, nella tradizione della chiesa, è chiamato, il pane dei forti o il pane del cammino! 

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Dal blog: “La parola cresceva”

 

Un affresco famoso dell’ultima cena si ritrova nella Cappella degli Scrovegni a Padova, cappella fatta costruire da Enrico Scrovegni, figlio di quel Rinaldo che Dante colloca nel girone infernale degli usurai. A scopo di ‘salvarsi l’anima’ e di non esporsi a quel destino che Dante aveva indicato per il padre, Enrico chiamò i più grandi artisti di quell’inizio del secolo XIV, Giotto per la pittura e Giovanni Pisano per la scultura, ad adornare una cappella che aveva fatto erigere.

 

Giotto affresca l’ultima cena in una posizione particolare nel quadro del programma iconografico che struttura la cappella. La colloca infatti nel primo riquadro in basso sulla parete destra, in una posizione vicina all’altare dove veniva celebrata la Messa. Ma era anche una posizione particolare perché si apriva allo sguardo di chi entrava passando per la piccola porta di accesso situata sulla parete sinistra proprio di fronte.

Gesù e i dodici sono presentati raccolti all’interno di un ambiente incorniciato da una architettura che fa intravedere l’esterno, il cielo blu e attraverso le finestre fa giungere un chiarore che pervade tuta la stanza del cenacolo. Ancora il momento della cena fissato nell’immagine è quello in cui Gesù dice “colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradità” (Mt 26,23; Mc 14,17-20). Giuda è rappresentato di spalle vestito di giallo mentre Giovanni è reclinato sul petto di Gesù con gli occhi chiusi.


Accanto a Giovanni c’è Pietro, poi un discepolo con il manto azzurro e accanto a lui un altro discepolo con la barba, forse Giacomo il minore, ‘il fratello di Gesù’, raffigurato come a lui somigliante nel profilo del volto.

Giuda nel ciclo giottesco ha un ruolo non indifferente e viene raffigurato con il mantello color giallo che lo caratterizza nel segno del colore dell’inganno e del tradimento. L’importanza dei colori e il loro simbolismo è un elemento di grande importanza in tutta l’arte medioevale. Anche in altri riquadri come ad esempio al momento dell’incontro con i sacerdoti e nella notte all’orto degli ulivi nel gesto del bacio Giuda è riconoscibile per il mantello giallo (mantello del medesimo colore è indossato da Pietro al momento della lavanda dei piedi, forse un indicazione del suo tradimento che si attua come rinnegamento di Gesù al momento della passione). Giuda e Pietro accostati e posti in parallelo, a sottolineare che non c’è capacità umana di salvezza ma la salvezza può provenire solamente dall’accoglienza del dono gratuito di misericordia di Gesù stesso.

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6 GIUGNO  2021  Solennità del CORPO E 

DEL SANGUE DEL SIGNORE

 

 

 

AVVISI

Un grazie sentito da parte dei volontari del carcere di Montorio per l’offerta a favore dei carcerati della scorsa  domenica: importo di € 570, 00

 

 

Al Frassino, dopo la Messa delle ore 16.00 di domenica 6 giugno, si terrà la processione con il SS. nel piazzale della chiesa. Vi invito a partecipare a questo momento di preghiera…

 

  VENERDI 11 GIUGNO  è la SOLENNITA’ del SACRATISSIMO CUORE DI GESU’. 

(Messa ore 8.00) 

 

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Mercoledì 9 giugno alle 20.30 in salone: incontro con tutte le catechiste (i) per un bilancio annuale della catechesi e prospettive future. 

 

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  preghiera nel  “Corpus Domini”  

 

Di domenica in domenica, Gesù, tu ci chiami alla tua mensa. 

Ci doni la tua Parola perché sia luce sui nostri passi, bussola che orienta il cammino, lampada che rischiara le profondità e gli anfratti oscuri dell’anima. Ci doni la tua Parola perché possiamo decifrare insieme la nostra esistenza, ma anche questa storia a cui apparteniamo.

Di domenica in domenica, Gesù, tu spezzi per noi quel pane che è il tuo Corpo: corpo offerto per la vita del mondo, corpo sacrificato sull'altare della croce, corpo spezzato perché ognuno possa entrare in comunione con te. Di domenica in domenica, Gesù, tu ci fai partecipare allo stesso calice, ci fai bere il tuo Sangue, per suggellare con noi un’alleanza nuova ed eterna che nulla potrà più spezzare. È per la tua morte e risurrezione che noi siamo trasformati, trasfigurati nel corpo e nell’ anima per diventare i cittadini di un mondo nuovo.

 

 


 

 

sabato 29 maggio 2021

 30 maggio 2021: SOLENNITA' DELLA SS.TRINITA'

Prima Lettura

Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; non ve n'è altro.

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 4,32-34.39-40

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo?
O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».

 

Salmo Responsoriale - Dal Sal 32 (33)

R. Beato il popolo scelto dal Signore.


Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra. R.

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. R.

Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.

L'anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

 

Seconda Lettura

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,14-17

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Vangelo

Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo».


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SS.TRINITA’ - B- omelia


E’ di grande importanza per la nostra fede cristiana, la solennità di questa domenica della SS.Trinità!

A volte si ha l'impressione che per molti cristiani questa festa sia niente più di una verità da credere, ma è più difficile farla entrare nella nostra coscienza di fede, come la verità profonda di Dio. Vogliamo accogliere sempre più la ricchezza della vita intima di Dio, comunione di Persone. “Dio abita in una luce inaccessibile” (1a Timoteo) ma questa luce si è fatta visibile e noi ne siamo stati illuminati: “Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”.(Gv.) 

La SS.Trinità, quindi, è un mistero di luce. Di fronte a questa rivelazione ci è chiesto il silenzio di chi medita e riflette con calma, ma anche lo stupore e la gioia. La nostra vita riceve luce, viene illuminata da quel Dio che ha deciso di manifestarsi, di farsi conoscere dalle sue creature….Nessun uomo l'avrebbe saputo chi è veramente Dio, se Gesù non ce ne avesse parlato. E’ Gesù che ci ha aperto la strada per diventare “familiari d Dio”, e soprattutto, per sentirci figli amati, fratelli di Gesù, dimora e tempio dello Spirito Santo. Dovremmo sentire maggiormente  la nostra relazione con Dio nella distinzione e unità delle Persone. 

Sentirci figli dello stesso Padre, amici e fratelli di Gesù, 

(Una grande scuola di approfondimento spirituale, soprattutto nella preghiera, è l’attenzione al linguaggio di fede della liturgia, in particolare nella Messa… Quante ci viene ricordata e viene invocata la SS.Trinita! Facciamo tesoro di questi inviti, e impariamo a vivere la nostra relazione con Dio nella ricchezza della sua vicinanza di Padre, Figlio e Spirito Santo! 

Nella sua natura più nascosta, quindi, Dio è una realtà di comunione. Possiamo definire Dio una famiglia, usando le nostre povere e limitate immagini, sempre incapaci di comprendere la grandezza del mistero! … È questa l'originalità della concezione cristiana di Dio. 

E noi, poiché siamo «immagine di Dio”, di questo Dio comunione di amore, siamo chiamati a rendere visibile nel nostro modo di vivere, la grandezza dell’amore del Dio-famiglia per incontrarci, per dialogare e amare, per cercare sempre la strada dell’unità …

Del resto il Vaticano secondo, parlando della chiesa, l’ha chiamata… “un popolo radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!”

 

S. Paolo ci mostra la grandezza della nostra esperienza cristiana, condotta e animata dallo Spirito Santo… Fratelli, non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Non spirito da schiavi… tipico di chi sente un Dio lontano, controllore severo delle nostre azioni, al quale conviene sempre obbedire per non trovarci nei guai, per tenercelo buono in vista del giudizio…

Spirito di figli…E’ di coloro che si sentono amati e che chiamano Dio con il nome tenerissimo di Padre. Proprio perché amati, sentono il bisogno interiore di rispondere all’amore ricevuto con la disponibilità sincera che nasce da un cuore riconoscente!

 

Il grazie della fede diventa, poi, impegno e responsabilità!

“Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono…”
 Si prostrano in un atto di adorazione e danno dei dubbi! Sembra una contraddizione! In realtà la fede è sempre faticosa, può essere messa alla prova e avere delle incertezze. Tuttavia il Signore dice: “Andate!...”, E’ una fiducia piena, nonostante tutto, fondata non tanto sulle nostre capacità ma sulla fedeltà di Dio che ci rende capaci di testimoniarlo nel mondo!

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30 maggio 2021 – SS.TRINITA’

 

 

AVVISI

 

La prossima domenica 6 giugno è la SOLENNITA del CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE (Corpus Domini) 

 

In preparazione spirituale alla festa, ci sarà l’esposizione del SS. Sacramento per la preghiera personale, dalle 15.00 alle 17.45.

Al Frassino, dopo la Messa delle ore 18.00 di domenica 6 giugno, si terrà la processione con il SS. nel piazzale della chiesa. Vi iinvito a partecipare a questo momento di preghiera…

 

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Questo sabato e domenica sono presenti alcuni volontari che sostengono e aiutano i detenuti del carcere di Montorio, chiedono la nostra solidarietà in prodotti per l’igiene personale ed eventuali offerte in denaro. 

 

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Lunedì 31 maggio, Festa della Visitazione della B.V. Maria. 

Alle ore 20.30: conclusione del mese di maggio con la preghiera del rosario. MI sembra utile quest’anno unirci nella preghiera con la comunità del Frassino che propone questo momento conclusivo del mese mariano.

 

preghiera sulla SS.Trinità 

 

Sei tu, Signore Gesù,  il nostro Maestro. Ed è te che siamo invitati a seguire, mettendo i nostri passi sul cammino da te aperto. È la tua parola che ci guida 

e ci sostiene anche quando il nostro andare si fa greve e il percorso deve attraversare le tenebre e la nebbia. Sono i tuoi gesti ad indicarci quali scelte, 

quali atteggiamenti ci rendono fedeli a te, pronti anche a prendere decisioni 

difficili, ma necessarie per raggiungere la pienezza della vita.

Ed è per la tua morte e risurrezione che siamo liberati

dal peccato e dalla morte e possiamo vivere nella speranza

di cieli nuovi e di una nuova terra.

Ma proprio attraverso di te noi entriamo in una comunione

che dilata la nostra esistenza fino alle frontiere dell'eternità.

Sì, perché tu ci conduci al Padre, al suo amore smisurato

e ci doni lo Spirito, il Consolatore, perché ci lasciamo abitare

dalla sua luce e dalla sua forza.

È questa comunione che costituisce l'anima segreta, la linfa vitale di questa vita, l'oceano di pace in cui sconfineremo nei giorni del compimento.

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 DIDASCALIA DAL MONASTERO DI FINALPIA
(Liguria)

Accostiamoci all'icona e osserviamola attentamente, tenendo presente la ricchezza dei simboli usati dal pittore per sottolineare la comune natura divina dei Tre e la Loro identità. 

Essi sono raffigurati come Angeli con le ali, i Loro volti sono uguali e nessuno è più giovane o anziano dell'altro: in Dio non c'è un prima e un dopo, ma un perenne oggi. Tutti e tre tengono in mano il bastone del viandante, segno della stessa autorità; anche le aureole, di giallo luminoso, sono tutte e tre uguali senza alcun segno di distinzione e ancora l'azzurro, colore divino, è in tutte e tre le figure che sono sedute su troni uguali, segno della stessa dignità.

 

Nonostante la Loro somiglianza, gli angeli hanno però identità diverse riferite alla loro azione nel mondo. L'identificazione è suggerita dai colori degli abiti, dalle posizioni dei corpi, dai gesti delle mani, dalla testa, dalla simbologia delle forme geometriche. L'atteggiamento delle tre persone divine, disposte a cerchio aperto verso chi guarda e in conversazione tra di loro, esprime l'Amore trinitario: l'angelo al centro con la tunica rosso-porpora, il colore dell'amore che si dona sino al sacrificio, ha il mantello azzurro che lascia scoperta una spalla: è il Figlio, figura centrare delle Redenzione, è ripreso nel momento in cui ritorna all'interno della Trinità. Due dita della mano destra appoggiata alla mensa rivelano la duplice natura: umana e divina.

L'angelo di destra sembra sul punto di mettersi in cammino e raffigura lo Spirito Santo che sta per iniziare la sua missione: è rivestito di un manto verde, segno di speranza. Ha un atteggiamento di assoluta disponibilità e di consenso alle altre due figure. Entrambi hanno il viso rivolto verso il Padre, che li ha mandati.

E' Lui il punto di partenza dell'immagine. Il mantello ha i colori regali: oro e rosa con riflessi verdi, simbolo della vita. Al centro della mensa luminosa sta un calice-coppa con dentro l'agnello. 

Se si osserva attentamente l'immagine, l'angelo centrale (Figlio) è contenuto nella coppa formata dai contorni interni degli altri due angeli (Padre e Spirito).

"La coppa, punto di convergenza dei tre - spiegò Filarete, metropolita di Mosca, in un'omelia del 1816 - contiene il mistero dell'amore del Padre che crocifigge, l'amore del Figlio crocifisso, l'amore dello Spirito che trionfa con la forza della croce".