sabato 17 aprile 2021

 18 aprile 2021 3a domenica

di Pasqua

catechesi ragazzi sul Vangelo della domenica 



















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Liturgia 3a  Pasqua B 

 

Prima lettura (At 3,13-15.17-19)

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

 

Salmo responsoriale (Sal 4)

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.  

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.  

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

 

Seconda lettura (1Gv 2,1-5)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. 

 

Vangelo (Lc 24,35-48)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

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  omelia 3a Pasqua B 

 

Anche in questa domenica Gesù si fa presente ai suoi amici, desidera incontrarli, farsi loro vicino… Nella piccola comunità dei discepoli  avviene uno scambio molto vivace tra di loro sulle precedenti apparizioni. Anche i due di Emmaus, ritornati nella comunità che avevano abbandonato, delusi,  raccontano la loro esperienza di incontro con quello sconosciuto che un po’ alla volta, si era fatto conoscere e li aveva illuminati perchè uscissero dal loro isolamento… C’è uno spunto per noi, oggi...

*Nella comunità cristiana, sempre, ci si sostiene nella fede comune, si scambiano i doni della personale esperienze nella fede, quindi si alza il liivello della comunicazione, superando tante supeficialità o banalità o pezzegolezzi, si condivide la ricchezza spirituale di ciascuno senza gelosie o invidie, oltre alle proprie difficoltà…  

 

Papa Francesco: (udienza dl mercoledì 14 aprile). La vita di una parrocchia e di ogni comunità cristiana è scandita dai tempi della liturgia e della preghiera comunitaria. Quel dono che nell’infanzia abbiamo ricevuto con semplicità, ci accorgiamo che è un patrimonio grande, un patrimonio e ricchissimo, e che l’esperienza della preghiera merita di essere approfondita sempre di più (cfr ibid., 2688). L’abito della fede non è inamidato, si sviluppa con noi; non è rigido, cresce, anche attraverso momenti di crisi e risurrezioni;

 

La premura di Gesù verso i suoi la accogliamo anche noi nella fede, riconoscendo i segni attuali della sua presenza nei sacramenti, nella parola e nei fratelli.  

Gesù ha già offerto prove convincenti della sua risurrezione: il sepolcro vuoto, la testimonianza degli angeli, l'apparizione ai discepoli sulla strada di Emmaus. Ma davanti all'insistenza e alla crescente mancanza di fede, Gesù offre prove sempre più evidenti: appare agli apostoli riuniti, mostra le sue ferite, si mette a tavola con loro. Con questo l'evangelista Luca intende affermare la realtà e la concretezza della risurrezione. 

Gesù ha un vero corpo. Il Risorto non è un fantasma, un ideale, ma un essere reale. C’ è stato  un reale passaggio dalla morte alla vita, una vita che viene da Dio e si offre a noi, perchè possiamo riceverla nella sua ricchezza, 

In questo racconto dell'apparizione agli undici Gesù è il protagonista assoluto: agisce, parla, saluta, domanda e rimprovera, invita a rendersi conto della sua verità, mostra le mani e i piedi e, infine, mangia davanti ai discepoli. Al contrario, i discepoli sono fermi e silenziosi, tranne il gesto di offrire a Gesù una porzione di pesce. 

Di loro, però, sono descritti con attenzione i sentimenti interiori: lo sconcerto e la paura, il turbamento e il dubbio, lo stupore e l'incredulità, la gioia. Non è facile credere nel Risorto. Dopo la risurrezione l'uomo resta dubbioso e incredulo, sia perché si trova davanti a un fatto assolutamente insolito, sia perché si imbatte in una sorpresa troppo bella, desiderata ma ritenuta impossibile…

Persino la gioia - che si direbbe andare in senso contrario - è presentata da Luca come una ragione che, se pure in modo diverso dalla paura, rende increduli: «Ancora non credevano per la gioia». 

E’ quello che succede quando siamo presi da una gioia improvvisa per un fatto inaspettato e quasi non vogliamo crederci, tanto supera le nostre previsioni…

Ma a dispetto del turbamento e del dubbio dei discepoli, nella parte finale del suo racconto Luca traccia le linee fondamentali del vero discepolo.

Anzitutto Gesù “aprì  la mente a capire le Scritture,” cioè fece comprendere la bellezza e il significato del disegno di Dio. Così, anche oggi, il Signore apre  la nostra mente, ci aiuta a capire le sue intenzioni e i nostri impegni, ci libera dall’ impressione che la nostra fede sia senza efficacia, non abbia forza e capacità di presa su noi stessi e sugli altri.

E poi il dovere della testimonianza… Il Vangelo non piove dal cielo come un miracolo che sconvolge, ma passa attraverso la vita di chi l’ha accolto e si sforza di viverlo con la maggiore coerenza possibile!

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sabato 10 aprile 2021

 11 aprile . 2a domenica di Pasqua

catechesi ragazzi








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2a domenica di Pasqua

 Prima lettura (At 4,32-35)

Dagli Atti degli Apostoli

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. 
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. 
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

 

Salmo responsoriale (Sal 117)

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele: 
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.  

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! 

 

Seconda lettura (1Gv 5,1-6)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. 
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. 
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.

 

Vangelo (Gv 20,19-31)

Dal Vangelo secondo Giovanni


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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Omelia 2a Pasqua B 

L’evangelista Giovanni ci ha raccontato due apparizioni del Risorto nel cenacolo e le colloca in due domeniche successive: il giorno stesso della risurrezione e «otto giorni dopo», cioè nella domenica seguente, quella che stiamo celebrando… Significativo nel racconto è il fatto dell’assenza, prima, e della presenza, poi, del discepolo Tommaso.

 

Gesù appare nel luogo nel quale «le porte erano chiuse». La causa di questa chiusura è subito spiegata: per «timore dei Giudei». gli amici di Gesù hanno paura di fare la stessa fine del loro maestro, paura delle autorità che l’hanno condannato a morte e, perciò,  si chiudono in casa. 

Sono le paure, di altro genere, che anche noi possiamo avere… non tanto quelle esterne.. (non ci sono pericoli di persecuzioni o ostacoli gravi…) ma quelle che vengono da dentro: di non essere capiti come cristiani, di sentirci delusi e mancare di fiducia per i  tanti problemi che ci angustiano, per essere visti dagli altri un po’ “fuori moda”, di non avvertire in modo convinto la presenza del Signore e pensare che Lui sia ormai sia un po’ fuori dai nostri interessi e  che abbia poco da dirci…

Il Vangelo sottolinea la venuta straordinaria del Risorto in quell’ambiente chiuso e precisa poi che «stette in mezzo a loro». 

Di sicuro il Signore capisce lo stato d’ animo dei suoi, intuisce che deve farsi loro vicino e sostenerli, ha messo da parte il ricordo dei loro tradimenti!  “Stette in mezzo a loro…”. Gesù  li aveva chiamati e raccolti attorno a sé, era stato sempre con loro prima della sua morte… La sua vicinanza costante aveva creato momenti indimenticabili di intimità: ”Voi siete miei amici”, aveva detto Gesù.

Ora Lui ritorna e si fa presente, dà loro sicurezza, li saluta con il dono della pace, che è l’insieme di tutti i doni di Dio: la riconciliazione con Dio e tra di loro per una vita bella che soddisfa… 

Poi il gesto di mostrare le mani e il fianco, ovvero le parti del corpo che recano i segni della sua morte, cioè della sua offerta, i segni dell’amore che essi sono invitati a leggere…

 

La pace che  Gesù dà  loro  è dono e impegno: gli apostoli continuano l’opera affidata dal Padre a Gesù, cioè «perdonare i peccati», liberare l’ umanità dal potere del male che rovina il progetto di Dio… 

Questa opera di guarigione può essere compiuta solo dallo Spirito Santo: perciò Giovanni precisa che nel contesto stesso della missione apostolica viene loro donato dal Risorto lo Spirito divino, 

tramite il simbolico gesto del ‘soffio’. In forza di questo Spirito che opera in loro, i discepoli di Gesù potranno realizzare nella storia la grandiosa opera di vittoria sul peccato.

Ora fermiamoci ora su Tommaso, che non era presente la sera di Pasqua. Capiamo i suoi dubbi, l’ostinazione di vedere anche lui il  Signore “in presenza”. Cosa che di fatto avviene. La domanda di Tommaso dice anche molto delle nostre difficoltà a credere… Vorremmo avere delle evidenze, dei segnali più forti che il Signore c’è, quasi delle prove che la fede non è un’ illusione, che non ci siamo sbagliati! In questo senso Tommaso è anche gemello nostro: cioè è come un fratello che ci rappresenta e mette in evidenza anche i nostri dubbi e le nostre domande!

Il primo errore di Tommaso, comunque, è stato quello di non fidarsi della sua comunità, di mettere in dubbio la testimonianza dei suoi amici per fare, piuttosto, un cammino da solo! Gesù lo richiama: “Non essere incredulo ma credente!”. E Tommaso risponde con una grand professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” La fede, pur essendo personale, è un tesoro comunitario: insieme la riceviamo, la viviamo,  la testimoniamo. La chiesa che ci dona la fede, è come la fontana del villaggio all quale tutti possono attingere e dissetarsi! (Papa  Giovanni xxiii)

E la beatitudine finale di Gesù ci consola e ci dà forza: “ Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” 

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Caravaggio: l'incredulità di Tommaso


L’opera è realizzata da Caravaggio tra il 1600 ed il 1601, con la tecnica olio su tela. Misura 107 x 146 cm, conservata a Postdam nella Bildergalerie.

Caravaggio riporta sulla tela fedelmente il passo che vede come protagonista San Tommaso.

L’apostolo Tommaso dopo la morte di Cristo afferma che crederà alla resurrezione solo quando potrà vedere coi suoi occhi e toccare con mano le sue ferite.

“Se non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò!” (Vangelo di Giovanni, 20, 19-29).

La scena narra l’episodio con profondissimo pathos e drammaticità. Lo sfondo scuro tipico di Caravaggio e la luce proveniente da sinistra (quella cioè che rivela la verità divina) mettono a risalto i protagonisti dell’opera. Oltre a Gesù e Tommaso, in secondo piano altri due discepoli assistono all’opera.

San Tommaso ficca il dito nel costato di Gesù che quasi “spinge” la mano per fargli sentire ancora di più le sue ferite. Questo gesto sottolinea la volontà di far trionfare la verità. 

Gli altri due personaggi in realtà non si sa bene chi siano, se discepoli o semplici passanti.

Caravaggio non a caso sceglie questi soggetti: l’universalità della potenza della fede coinvolge chiunque. Chiunque deve fare esperienza dell’amore di Dio.

Gli abiti sono quelli tipici del 1600 ma sono di quelli di ogni uomo o donna del futuro. L’opera assume quindi un messaggio universale che va al di là delle epoche e delle persone.

Questa universalità viene sottolineata anche dalle diverse “mani” che si paragonano. Quelle di Gesù sono affusolate e pulite, quelle di Tommaso tozze e sporche. Nessuno è escluso da Dio, soprattutto quelli “sporchi”, cioè i peccatori.

 

Lo sguardo di Tommaso è più quello di uno scienziato intento a studiare che quello di un discepolo. La sua resa espressiva è potentissima, è quella di uomo incredulo e al tempo stesso stupito e timoroso. Quella degli altri due uomini sembra invece urlare curiosità e interesse nel “verificare” la parola di Gesù.

Le posizione dei personaggi non è – ovviamente – scelta a caso. Gesù e Tommaso sono disposti in un primo piano ipotetico lungo una diagonale che parte da sinistra in basso e va verso destra in alto. Le quattro teste dei protagonisti formano una croce:

La disposizione delle teste dei protagonisti disegna una croce.

Questi espedienti tipici di Caravaggio elevano il pathos della scena a livelli altissimi. Guardando l’opera sembra quasi di sentire sulle nostre dita le ferite che sta toccando San Tommaso.

La concentrazione emotiva dello spettatore oltre che moltissimi virtuosismi tecnici fanno anche questo lavoro di Caravaggio un’opera straordinaria.

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da...




 


















sabato 3 aprile 2021

3-4 aprile- PASQUA DI RISURREZIONE

 

SEQUENZA

Alla vittima pasquale,
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'Agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Vangelo

Egli doveva risuscitare dai morti. - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,1-9

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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la nostra chiesa






 omelia di Pasqua

 

Pasqua è la festa più grande della nostra fede, festa della nuova creazione. Nel nostro intimo sentiamo un po’ tutti che la Pasqua contiene in sé un annuncio di speranza, un messaggio che ci rincuora e ci sostiene. E qual è il fondamento di tutto questo? E’ Gesù risorto e vivo. Lui ci ha aperto la strada verso una nuova vita e noi vogliamo percorrerla! 

Quindi c’è una nuova prospettiva per noi. All’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale abbiamo ascoltato il racconto della creazione del mondo. Questa prepara la creazione nuova, cioè la possibilità di essere rinnovati profondamente nell’intimo, di essere nuova creatura, per il dono del Battesimo (di cui facciamo memoria in questa Veglia..) . 

Il Battesimo mette in noi il germe e l’inizio di una vita come figli di Dio che rende possibile una relazione unica con Il Signore della vita. E’ il fondamento del nostro essere cristiani.

Da qui deriva l’essere fratelli nella stessa fede. E’ una grazia  che possiamo vivere perchè riceviamo dal Signore il dono di un amore che non ci siamo dati, che non è prima di tutto il risultato dei nostri sforzi, peraltro sempre necessari. 

Ma ancora prima di vivere la fraternità nella stessa fede, siamo trasformati dalla grazia di Dio che rende possibile relazioni buone, esperienze di dialogo sincero, di perdono e di accoglienza, di ascolto autentico e di sostegno generoso… 

(Vedi le semplici parole dei ragazzi (e) che hanno offerto piccole esperienze  di vita nella  Via Crucis del Venerdì Santo a Roma: momenti nei quali la presenza di Gesù è stata riconosciuta e invocata da loro come forza e sostegno per superare gli ostacoli dell’egoismo e delle proprie piccole chiusure!).

Il Risorto, con la sua potenza di vita, ci fa desiderare e godere tutto ciò che é bello e buono e che dà vigore e serenità alla nostra vita. Senza di Lui non possiamo farcela… soprattutto in questo tempo difficile…

 

Un altro aspetto importante  della Pasqua: “Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1,3). 

La luce rende possibile la vita, l’incontro, la comunicazione.  L’oscurità ci crea ansia e paura. 

Gesù Risorto é finalmente lo splendore pieno della luce… Risorge dal sepolcro e diventa la piena luce di Dio. Questa, però, non si riferisce soltanto a Gesù. Con la sua risurrezione la luce stessa si espande, di diffonde fino a illuminare gli angoli più nascosti delle nostre tenebre, cioè del peccato che ci condiziona. Il Signore ci attira dietro di sé e vince ogni forma di buio. 

E’ possibile, allora la libertà al male. Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, ci prende per mano e ci è stato detto: ricevi la luce della fede e sii fedele a questa! Non vergognarti di essere cristiano! Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo illuminazione.

 

Ed ora una riflessione-preghiera sul Vangelo della resurrezione:

 

È ancora buio, Gesù, quando Maria Maddalena si reca al tuo sepolcro.

Non ci sono solo tenebre all’esterno, c'è oscurità anche dentro il suo cuore,

sconvolto dalla tua morte e ora dall’ impossibilità di piangere su un corpo senza vita. Così si fa strada un’ ipotesi, quella che appare la più plausibile:

«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno postol».

Così Pietro e l'altro discepolo corrono per vedere cos 'è accaduto, e trovano i teli e il sudario, posati all'interno, in bell’ordine.

Ed è a questo punto che il più giovane, lui che era giunto per primo alla tua tomba,

arriva anche per primo alla fede. Era rimasto ai piedi della croce assieme a Maria, la madre tua, ti aveva visto morire, consegnare lo spirito al Padre. Ora avverte che non poteva finire così, che il tuo amore non poteva venir sconfltto dalla morte. E il suo cuore si apre un po’alla volta alla fiducia e alla speranza. Le Scritture si compongono come le tessere di un mosaico e c'è la certezza finalmente di poter incontrarti ancora e sempre. Tu vivo e presente nella nostra vita fi tutti i giorni! (Roberto Laurita)

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LA  RESURREZIONE IN GIOTTO


Giotto raffigura gli angeli seduti sul sepolcro vuoto, le guardie tramortite e l’incontro di Maria di Magdala con il Signore risorto (Giovanni 20,11-18). A Padova, nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305), vediamo Maria protendersi verso Gesù che con la mano le fa segno di non avvicinarsi: è il Noli me tangere di tanti dipinti, in cui il Signore è rappresentato con la vanga o la zappa da giardiniere (così Tiziano, nella tela ora alla National Gallery di Londra, 1514). Giotto, però, non si sofferma sul fraintendimento di Maria, che pensò di avere davanti a sé il custode del giardino e non Gesù risorto. 

Agli attrezzi da giardiniere sostituisce uno stendardo su cui è scritto: «Victor mortis». Ogni equivoco è dissipato: ecco il Signore della vita, vincitore della morte, che come gli angeli indossa una veste bianca con i bordi d’oro. Già apparso nella storia dell’arte, il motivo del vessillo, associato spesso alla croce vittoriosa, diverrà un topos, un emblema frequente della risurrezione, dalla fine del Medioevo in poi. (da "Famiglia cristiana )



giovedì 1 aprile 2021


Seconda Lettura

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice,voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 11,23–26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.




Vangelo - Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,1-15


Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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 OMELIA 

S. Paolo ci ha presentato il momento di quel giovedì che chiamiamo santo perché in quell’ora Gesù ha dato il meglio di sé e ha voluto riassumere tutta la sua vita in un gesto che dura ancora oggi…

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione“ (Lc 22,15): con queste parole Gesù ha vissuto il suo ultimo convito e l’istituzione dell’ Eucaristia. Gesù è andato incontro a quell’ora, desiderandola. 

Nel suo intimo ha atteso quel momento per  celebrare l’alleanza, il legame di amore con gli uomini, con tutti noi … e noi, questa sera, siamo alla stessa mensa che Gesù ha condiviso con i suoi, siamo alla stessa tavola… Ci separano, da quel momento, tanti secoli, più di 2000 anni, ma il Signore ci mette in bocca le sue stesse parole… è nostro contemporaneo, ci prepara la stessa mensa che è stata preparata allora… Con le parole “Fate questo in memoria di me”… noi obbediamo, per amore, alla volontà di Gesù…Non facciamo  la cerimonia di commemorazione di un fatto passato e lontano che vive in noi come un ricordo nostalgico .. ma riceviamo la presenza attuale  del Signore che ci incontra, ci dona la sua parola viva e il suo pane di cui ci nutriamo..

 

Gesù ha desiderio di noi, ci attende perché possiamo apprezzare il suo dono. E noi, dobbiamo domandarci sempre: abbiamo veramente desiderio di Lui? C’è dentro di noi la spinta ad incontrarlo? Desideriamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nell’ Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, troppo abituati al dono che non ci sorprende più? Preferiamo altre strade e altre scelte diverse dall’Eucarestia… Qualcuno dice: “Perché legarci a questa “pratica”, quando ci sono tanti altri modi per essere cristiani? E se è vero che l’Eucarestia non è l’unica strada per esprimere la nostra fede e per incontrare il Signore, è anche vero che questa è l’occasione più forte e unica, che non può essere sostituita da nessun altro momento. Non esiste legame più alto e più efficace nel quale il Signore possa incontrarci.

Il Signore desidera che non ci siano posti vuoti al suo banchetto, che non troviamo scuse facili per disertarlo, per cercare delle giustificazioni comode, come “non ho tempo”, o “non ne ho voglia”  o “verrò quando me la sento…”…

 

Dicendo sì al desiderio di Gesù per noi, dobbiamo anche domandarci: che cosa significa nutrirci di Gesù, prendere e mangiare questo pane.. ? E’ solo un fatto che finisce finchè siamo in chiesa oppure si prolunga nella vita di tutti i giorni? Ci risponde S.Paolo:

“Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor10,16s). Con l’Eucaristia nasce la Chiesa. Noi tutti mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa: Gesù ci rende tutti una cosa sola. L’Eucaristia dice la più grande vicinanza tra noi e Gesù.. e nello stesso tempo l’unione visibile tra tutti, dono e impegno continui. E Gesù ha voluto farci questo regalo nella più assoluta semplicità…Niente cose vistose, complicate, difficili da capire. Il libro della sua parola, una mensa (l’altare), un po’ di pane e un po’ di vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo che ci vengono restituiti come cibo e nutrimento che è Gesù stesso: Lui si trasforma in cibo e bevanda spirituale! “Noi ti offriamo le cose che ci hai dato e Tu donaci in cambio te stesso!” (dalla liturgia)

E  questa unità diventa servizio, impegno di una carità che non si accontenta di buone intenzioni… 

Ecco quello che ha fatto Gesù. Ha lavato i piedi ai suoi, si è chinato davanti a loro come un servo fa verso il suo padrone… Gesù, sconcerta Pietro che si ribella davanti ad a questo segno.  Per lui è segno  di debolezza e di umiliazione, non degno di un maestro importante e prestigioso…che avrebbe inaugurato un futuro glorioso, di prestigio e di potenza…

“Io, maestro e signore, ho fatto  così e anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri..” Che cosa vuol dire? Che significato ciascuno di noi può dare a queste parole?

Cominciamo dai tanti e semplici segni di attenzione, di cortesia e di buone maniere… 

In una società spesso chiusa e diffidente, possiamo dare segnali per invertire la tendenza…

Sembra solo galateo, solo una questione di buone maniere…ma per noi cristiani la sorgente di questi comportamenti è l’amore stesso di Gesù che passa nelle nostre parole e nelle nostre azioni… Lavare i piedi può essere scoprire le necessità degli altri e venire loro incontro… fare un passo verso di loro, mettendo il nostro interesse in secondo piano e cercando il bene dell’altro.. fare piccoli gesti di servizio umile e spesso faticoso che fanno la felicità della persona alla quale ci rivolgiamo……spesso bisognosa.