sabato 10 aprile 2021

 11 aprile . 2a domenica di Pasqua

catechesi ragazzi








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2a domenica di Pasqua

 Prima lettura (At 4,32-35)

Dagli Atti degli Apostoli

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. 
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. 
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

 

Salmo responsoriale (Sal 117)

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele: 
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.  

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! 

 

Seconda lettura (1Gv 5,1-6)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. 
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. 
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.

 

Vangelo (Gv 20,19-31)

Dal Vangelo secondo Giovanni


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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Omelia 2a Pasqua B 

L’evangelista Giovanni ci ha raccontato due apparizioni del Risorto nel cenacolo e le colloca in due domeniche successive: il giorno stesso della risurrezione e «otto giorni dopo», cioè nella domenica seguente, quella che stiamo celebrando… Significativo nel racconto è il fatto dell’assenza, prima, e della presenza, poi, del discepolo Tommaso.

 

Gesù appare nel luogo nel quale «le porte erano chiuse». La causa di questa chiusura è subito spiegata: per «timore dei Giudei». gli amici di Gesù hanno paura di fare la stessa fine del loro maestro, paura delle autorità che l’hanno condannato a morte e, perciò,  si chiudono in casa. 

Sono le paure, di altro genere, che anche noi possiamo avere… non tanto quelle esterne.. (non ci sono pericoli di persecuzioni o ostacoli gravi…) ma quelle che vengono da dentro: di non essere capiti come cristiani, di sentirci delusi e mancare di fiducia per i  tanti problemi che ci angustiano, per essere visti dagli altri un po’ “fuori moda”, di non avvertire in modo convinto la presenza del Signore e pensare che Lui sia ormai sia un po’ fuori dai nostri interessi e  che abbia poco da dirci…

Il Vangelo sottolinea la venuta straordinaria del Risorto in quell’ambiente chiuso e precisa poi che «stette in mezzo a loro». 

Di sicuro il Signore capisce lo stato d’ animo dei suoi, intuisce che deve farsi loro vicino e sostenerli, ha messo da parte il ricordo dei loro tradimenti!  “Stette in mezzo a loro…”. Gesù  li aveva chiamati e raccolti attorno a sé, era stato sempre con loro prima della sua morte… La sua vicinanza costante aveva creato momenti indimenticabili di intimità: ”Voi siete miei amici”, aveva detto Gesù.

Ora Lui ritorna e si fa presente, dà loro sicurezza, li saluta con il dono della pace, che è l’insieme di tutti i doni di Dio: la riconciliazione con Dio e tra di loro per una vita bella che soddisfa… 

Poi il gesto di mostrare le mani e il fianco, ovvero le parti del corpo che recano i segni della sua morte, cioè della sua offerta, i segni dell’amore che essi sono invitati a leggere…

 

La pace che  Gesù dà  loro  è dono e impegno: gli apostoli continuano l’opera affidata dal Padre a Gesù, cioè «perdonare i peccati», liberare l’ umanità dal potere del male che rovina il progetto di Dio… 

Questa opera di guarigione può essere compiuta solo dallo Spirito Santo: perciò Giovanni precisa che nel contesto stesso della missione apostolica viene loro donato dal Risorto lo Spirito divino, 

tramite il simbolico gesto del ‘soffio’. In forza di questo Spirito che opera in loro, i discepoli di Gesù potranno realizzare nella storia la grandiosa opera di vittoria sul peccato.

Ora fermiamoci ora su Tommaso, che non era presente la sera di Pasqua. Capiamo i suoi dubbi, l’ostinazione di vedere anche lui il  Signore “in presenza”. Cosa che di fatto avviene. La domanda di Tommaso dice anche molto delle nostre difficoltà a credere… Vorremmo avere delle evidenze, dei segnali più forti che il Signore c’è, quasi delle prove che la fede non è un’ illusione, che non ci siamo sbagliati! In questo senso Tommaso è anche gemello nostro: cioè è come un fratello che ci rappresenta e mette in evidenza anche i nostri dubbi e le nostre domande!

Il primo errore di Tommaso, comunque, è stato quello di non fidarsi della sua comunità, di mettere in dubbio la testimonianza dei suoi amici per fare, piuttosto, un cammino da solo! Gesù lo richiama: “Non essere incredulo ma credente!”. E Tommaso risponde con una grand professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” La fede, pur essendo personale, è un tesoro comunitario: insieme la riceviamo, la viviamo,  la testimoniamo. La chiesa che ci dona la fede, è come la fontana del villaggio all quale tutti possono attingere e dissetarsi! (Papa  Giovanni xxiii)

E la beatitudine finale di Gesù ci consola e ci dà forza: “ Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” 

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Caravaggio: l'incredulità di Tommaso


L’opera è realizzata da Caravaggio tra il 1600 ed il 1601, con la tecnica olio su tela. Misura 107 x 146 cm, conservata a Postdam nella Bildergalerie.

Caravaggio riporta sulla tela fedelmente il passo che vede come protagonista San Tommaso.

L’apostolo Tommaso dopo la morte di Cristo afferma che crederà alla resurrezione solo quando potrà vedere coi suoi occhi e toccare con mano le sue ferite.

“Se non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò!” (Vangelo di Giovanni, 20, 19-29).

La scena narra l’episodio con profondissimo pathos e drammaticità. Lo sfondo scuro tipico di Caravaggio e la luce proveniente da sinistra (quella cioè che rivela la verità divina) mettono a risalto i protagonisti dell’opera. Oltre a Gesù e Tommaso, in secondo piano altri due discepoli assistono all’opera.

San Tommaso ficca il dito nel costato di Gesù che quasi “spinge” la mano per fargli sentire ancora di più le sue ferite. Questo gesto sottolinea la volontà di far trionfare la verità. 

Gli altri due personaggi in realtà non si sa bene chi siano, se discepoli o semplici passanti.

Caravaggio non a caso sceglie questi soggetti: l’universalità della potenza della fede coinvolge chiunque. Chiunque deve fare esperienza dell’amore di Dio.

Gli abiti sono quelli tipici del 1600 ma sono di quelli di ogni uomo o donna del futuro. L’opera assume quindi un messaggio universale che va al di là delle epoche e delle persone.

Questa universalità viene sottolineata anche dalle diverse “mani” che si paragonano. Quelle di Gesù sono affusolate e pulite, quelle di Tommaso tozze e sporche. Nessuno è escluso da Dio, soprattutto quelli “sporchi”, cioè i peccatori.

 

Lo sguardo di Tommaso è più quello di uno scienziato intento a studiare che quello di un discepolo. La sua resa espressiva è potentissima, è quella di uomo incredulo e al tempo stesso stupito e timoroso. Quella degli altri due uomini sembra invece urlare curiosità e interesse nel “verificare” la parola di Gesù.

Le posizione dei personaggi non è – ovviamente – scelta a caso. Gesù e Tommaso sono disposti in un primo piano ipotetico lungo una diagonale che parte da sinistra in basso e va verso destra in alto. Le quattro teste dei protagonisti formano una croce:

La disposizione delle teste dei protagonisti disegna una croce.

Questi espedienti tipici di Caravaggio elevano il pathos della scena a livelli altissimi. Guardando l’opera sembra quasi di sentire sulle nostre dita le ferite che sta toccando San Tommaso.

La concentrazione emotiva dello spettatore oltre che moltissimi virtuosismi tecnici fanno anche questo lavoro di Caravaggio un’opera straordinaria.

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da...




 


















sabato 3 aprile 2021

3-4 aprile- PASQUA DI RISURREZIONE

 

SEQUENZA

Alla vittima pasquale,
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'Agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Vangelo

Egli doveva risuscitare dai morti. - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,1-9

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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la nostra chiesa






 omelia di Pasqua

 

Pasqua è la festa più grande della nostra fede, festa della nuova creazione. Nel nostro intimo sentiamo un po’ tutti che la Pasqua contiene in sé un annuncio di speranza, un messaggio che ci rincuora e ci sostiene. E qual è il fondamento di tutto questo? E’ Gesù risorto e vivo. Lui ci ha aperto la strada verso una nuova vita e noi vogliamo percorrerla! 

Quindi c’è una nuova prospettiva per noi. All’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale abbiamo ascoltato il racconto della creazione del mondo. Questa prepara la creazione nuova, cioè la possibilità di essere rinnovati profondamente nell’intimo, di essere nuova creatura, per il dono del Battesimo (di cui facciamo memoria in questa Veglia..) . 

Il Battesimo mette in noi il germe e l’inizio di una vita come figli di Dio che rende possibile una relazione unica con Il Signore della vita. E’ il fondamento del nostro essere cristiani.

Da qui deriva l’essere fratelli nella stessa fede. E’ una grazia  che possiamo vivere perchè riceviamo dal Signore il dono di un amore che non ci siamo dati, che non è prima di tutto il risultato dei nostri sforzi, peraltro sempre necessari. 

Ma ancora prima di vivere la fraternità nella stessa fede, siamo trasformati dalla grazia di Dio che rende possibile relazioni buone, esperienze di dialogo sincero, di perdono e di accoglienza, di ascolto autentico e di sostegno generoso… 

(Vedi le semplici parole dei ragazzi (e) che hanno offerto piccole esperienze  di vita nella  Via Crucis del Venerdì Santo a Roma: momenti nei quali la presenza di Gesù è stata riconosciuta e invocata da loro come forza e sostegno per superare gli ostacoli dell’egoismo e delle proprie piccole chiusure!).

Il Risorto, con la sua potenza di vita, ci fa desiderare e godere tutto ciò che é bello e buono e che dà vigore e serenità alla nostra vita. Senza di Lui non possiamo farcela… soprattutto in questo tempo difficile…

 

Un altro aspetto importante  della Pasqua: “Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1,3). 

La luce rende possibile la vita, l’incontro, la comunicazione.  L’oscurità ci crea ansia e paura. 

Gesù Risorto é finalmente lo splendore pieno della luce… Risorge dal sepolcro e diventa la piena luce di Dio. Questa, però, non si riferisce soltanto a Gesù. Con la sua risurrezione la luce stessa si espande, di diffonde fino a illuminare gli angoli più nascosti delle nostre tenebre, cioè del peccato che ci condiziona. Il Signore ci attira dietro di sé e vince ogni forma di buio. 

E’ possibile, allora la libertà al male. Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, ci prende per mano e ci è stato detto: ricevi la luce della fede e sii fedele a questa! Non vergognarti di essere cristiano! Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo illuminazione.

 

Ed ora una riflessione-preghiera sul Vangelo della resurrezione:

 

È ancora buio, Gesù, quando Maria Maddalena si reca al tuo sepolcro.

Non ci sono solo tenebre all’esterno, c'è oscurità anche dentro il suo cuore,

sconvolto dalla tua morte e ora dall’ impossibilità di piangere su un corpo senza vita. Così si fa strada un’ ipotesi, quella che appare la più plausibile:

«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno postol».

Così Pietro e l'altro discepolo corrono per vedere cos 'è accaduto, e trovano i teli e il sudario, posati all'interno, in bell’ordine.

Ed è a questo punto che il più giovane, lui che era giunto per primo alla tua tomba,

arriva anche per primo alla fede. Era rimasto ai piedi della croce assieme a Maria, la madre tua, ti aveva visto morire, consegnare lo spirito al Padre. Ora avverte che non poteva finire così, che il tuo amore non poteva venir sconfltto dalla morte. E il suo cuore si apre un po’alla volta alla fiducia e alla speranza. Le Scritture si compongono come le tessere di un mosaico e c'è la certezza finalmente di poter incontrarti ancora e sempre. Tu vivo e presente nella nostra vita fi tutti i giorni! (Roberto Laurita)

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LA  RESURREZIONE IN GIOTTO


Giotto raffigura gli angeli seduti sul sepolcro vuoto, le guardie tramortite e l’incontro di Maria di Magdala con il Signore risorto (Giovanni 20,11-18). A Padova, nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305), vediamo Maria protendersi verso Gesù che con la mano le fa segno di non avvicinarsi: è il Noli me tangere di tanti dipinti, in cui il Signore è rappresentato con la vanga o la zappa da giardiniere (così Tiziano, nella tela ora alla National Gallery di Londra, 1514). Giotto, però, non si sofferma sul fraintendimento di Maria, che pensò di avere davanti a sé il custode del giardino e non Gesù risorto. 

Agli attrezzi da giardiniere sostituisce uno stendardo su cui è scritto: «Victor mortis». Ogni equivoco è dissipato: ecco il Signore della vita, vincitore della morte, che come gli angeli indossa una veste bianca con i bordi d’oro. Già apparso nella storia dell’arte, il motivo del vessillo, associato spesso alla croce vittoriosa, diverrà un topos, un emblema frequente della risurrezione, dalla fine del Medioevo in poi. (da "Famiglia cristiana )



giovedì 1 aprile 2021


Seconda Lettura

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice,voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 11,23–26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.




Vangelo - Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,1-15


Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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 OMELIA 

S. Paolo ci ha presentato il momento di quel giovedì che chiamiamo santo perché in quell’ora Gesù ha dato il meglio di sé e ha voluto riassumere tutta la sua vita in un gesto che dura ancora oggi…

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione“ (Lc 22,15): con queste parole Gesù ha vissuto il suo ultimo convito e l’istituzione dell’ Eucaristia. Gesù è andato incontro a quell’ora, desiderandola. 

Nel suo intimo ha atteso quel momento per  celebrare l’alleanza, il legame di amore con gli uomini, con tutti noi … e noi, questa sera, siamo alla stessa mensa che Gesù ha condiviso con i suoi, siamo alla stessa tavola… Ci separano, da quel momento, tanti secoli, più di 2000 anni, ma il Signore ci mette in bocca le sue stesse parole… è nostro contemporaneo, ci prepara la stessa mensa che è stata preparata allora… Con le parole “Fate questo in memoria di me”… noi obbediamo, per amore, alla volontà di Gesù…Non facciamo  la cerimonia di commemorazione di un fatto passato e lontano che vive in noi come un ricordo nostalgico .. ma riceviamo la presenza attuale  del Signore che ci incontra, ci dona la sua parola viva e il suo pane di cui ci nutriamo..

 

Gesù ha desiderio di noi, ci attende perché possiamo apprezzare il suo dono. E noi, dobbiamo domandarci sempre: abbiamo veramente desiderio di Lui? C’è dentro di noi la spinta ad incontrarlo? Desideriamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nell’ Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, troppo abituati al dono che non ci sorprende più? Preferiamo altre strade e altre scelte diverse dall’Eucarestia… Qualcuno dice: “Perché legarci a questa “pratica”, quando ci sono tanti altri modi per essere cristiani? E se è vero che l’Eucarestia non è l’unica strada per esprimere la nostra fede e per incontrare il Signore, è anche vero che questa è l’occasione più forte e unica, che non può essere sostituita da nessun altro momento. Non esiste legame più alto e più efficace nel quale il Signore possa incontrarci.

Il Signore desidera che non ci siano posti vuoti al suo banchetto, che non troviamo scuse facili per disertarlo, per cercare delle giustificazioni comode, come “non ho tempo”, o “non ne ho voglia”  o “verrò quando me la sento…”…

 

Dicendo sì al desiderio di Gesù per noi, dobbiamo anche domandarci: che cosa significa nutrirci di Gesù, prendere e mangiare questo pane.. ? E’ solo un fatto che finisce finchè siamo in chiesa oppure si prolunga nella vita di tutti i giorni? Ci risponde S.Paolo:

“Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor10,16s). Con l’Eucaristia nasce la Chiesa. Noi tutti mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa: Gesù ci rende tutti una cosa sola. L’Eucaristia dice la più grande vicinanza tra noi e Gesù.. e nello stesso tempo l’unione visibile tra tutti, dono e impegno continui. E Gesù ha voluto farci questo regalo nella più assoluta semplicità…Niente cose vistose, complicate, difficili da capire. Il libro della sua parola, una mensa (l’altare), un po’ di pane e un po’ di vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo che ci vengono restituiti come cibo e nutrimento che è Gesù stesso: Lui si trasforma in cibo e bevanda spirituale! “Noi ti offriamo le cose che ci hai dato e Tu donaci in cambio te stesso!” (dalla liturgia)

E  questa unità diventa servizio, impegno di una carità che non si accontenta di buone intenzioni… 

Ecco quello che ha fatto Gesù. Ha lavato i piedi ai suoi, si è chinato davanti a loro come un servo fa verso il suo padrone… Gesù, sconcerta Pietro che si ribella davanti ad a questo segno.  Per lui è segno  di debolezza e di umiliazione, non degno di un maestro importante e prestigioso…che avrebbe inaugurato un futuro glorioso, di prestigio e di potenza…

“Io, maestro e signore, ho fatto  così e anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri..” Che cosa vuol dire? Che significato ciascuno di noi può dare a queste parole?

Cominciamo dai tanti e semplici segni di attenzione, di cortesia e di buone maniere… 

In una società spesso chiusa e diffidente, possiamo dare segnali per invertire la tendenza…

Sembra solo galateo, solo una questione di buone maniere…ma per noi cristiani la sorgente di questi comportamenti è l’amore stesso di Gesù che passa nelle nostre parole e nelle nostre azioni… Lavare i piedi può essere scoprire le necessità degli altri e venire loro incontro… fare un passo verso di loro, mettendo il nostro interesse in secondo piano e cercando il bene dell’altro.. fare piccoli gesti di servizio umile e spesso faticoso che fanno la felicità della persona alla quale ci rivolgiamo……spesso bisognosa. 



lunedì 29 marzo 2021

video catechistici Settimana Santa








 

sabato 27 marzo 2021

 28 marzo 2021 

catechesi ragazzi


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Domenica delle Palme (Anno B)

 

Prima lettura (Is 50,4-7)

Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare 
una parola allo sfiduciato. 
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

 

Salmo responsoriale (Sal 21)

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».  

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.  

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.  

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

 

Seconda lettura (Fil 2,6-11)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio 
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

 

Vangelo (Mc 14,1-15,47)


Forma breve (Mc 15, 1-39):
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? 
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo 
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. 

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota 
Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 

- Con lui crocifissero anche due ladroni 
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. 

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò 
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

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Vangelo: Al cuore del racconto: l’istante della morte di Gesù - 

Commento di V. D’Anna 

 

I cristiani hanno considerato la Passione come una luce e una ricchezza. Marco (Mc 14,1 15,47) proclama la realizzazione sconcertante del piano di Dio, racconta i fatti nella loro cruda realtà.

Nel processo Marco distingue due momenti: l’istruttoria e la seduta del consiglio che si svolge alle prime ore del mattino. Dopo aver situato l’episodio e aver presentato i personaggi (14,53-54), parla dell’istruttoria, il cui risultato è fissato sin dall’inizio: Gesù deve essere messo a morte. Ma questa prospettiva urta con i fatti: Gesù non ha concesso nulla che meriti tale sentenza. Delle numerose deposizioni, Marco ricorda solo una frase riguardante la distruzione del tempio, ma si premura di osservare che su questo come sugli altri punti le testimonianze non erano concordi. Finalmente il Sommo Sacerdote interroga Gesù sulla sua funzione nel piano di Dio: è lui il Messia, il figlio del Benedetto? La risposta di Gesù costituisce una solenne proclamazione di messianicità trascendente. L’unica sua conseguenza è di scatenare le reazioni in senso opposto: si grida alla bestemmia, si afferma che Gesù è reo di morte, egli viene malmenato e dileggiato e i suoi nemici lo legano come un malfattore per consegnarlo a Pilato.

 

L’interrogatorio di Gesù davanti a Pilato è raccontato in poche righe. Riferisce una domanda di Pilato: Sei tu il re dei giudei? Gesù risponde: Tu lo dici. Nessuna spiegazione. Si tratta di uno strano processo: i giudei si accaniscono contro il re dei giudei e questi non risponde nulla. Nella seconda scena il re dei giudei viene messo a confronto con un sedizioso omicida. Chi dei due deve essere liberato? Chi punito? Il procuratore romano propone di liberare il re dei giudei che non ha commesso alcun delitto, ma la folla dei giudei, istigata dai sommi Sacerdoti, vuole che sia inflitto al suo re il supplizio romano: alla fine Pilato cede.

I soldati si affrettano a commentare il verdetto del processo romano con una farsa appropriata: il re dei giudei riceve un mantello di porpora, una corona, omaggi; ma la corona è di spine e gli omaggi sono parole di scherno accompagnate da colpi. 

Possiamo  distinguere sei momenti successivi:  1° Requisizione di Simone di Cirene; 2° Crocifissione; 3° Insulti; 4° Tenebre; 5° Morte di Gesù e sue ripercussioni; 6° Menzione delle pie donne. 

 

Marco fornisce alcuni nomi che garantiscono l’ autenticità dei fatti e rimandano a testimoni che si possono interrogare. La regalità viene riconosciuta in un contesto totalmente opposto a questa dignità: spoliazione completa, umiliazione suprema, impotenza del giustiziato che deve morire. La serie degli insulti si ricollega, senza difficoltà, alla scena della crocifissione. Un primo gruppo di ingiuriatori, i passanti, corrisponde alla sfilata dei falsi testimoni. Essi riprendono l’accusa lanciata contro Gesù davanti ai sommi sacerdoti: Gesù ha preteso di distruggere il tempio e di ricostruirlo in tre giorni. Un secondo gruppo è quello dei giudici che richiamano la domanda fatta in occasione del processo e la dichiarazione messianica di Gesù: il Cristo Re d’Israele. Il contesto è di derisione.

Ed ecco giungere l’ora del giudizio di Dio. In un primo tempo, essa non si presenta come un’ora di liberazione, ma come un’ora di oppressione estrema. In questa atmosfera opprimente il grido di Gesù sembra dar ragione ai dileggiatori. 

Gesù muore in croce (15,33-41). Una nota importante si verifica quando Gesù viene consegnato nelle mani dei peccatori (14,41). Nella parte precedente (14,1-40) si manifestano prima di tutto i diversi atteggiamenti nei confronti della persona di Gesù: la volontà risoluta del sinedrio di ucciderlo (14,1-2), la grande stima della sua persona da parte di una donna (14,3-9), il tradimento di Giuda (14,10-11). Poi Gesù celebra con i dodici la Pasqua (14,22-25), durante la quale istituisce l’Eucaristia, predice il loro prossimo abbandono (14,26-31) e al Getsemani pregando si rende conforme alla volontà del Padre ed esorta i discepoli a vegliare e pregare (14,32-42). A partire dal suo arresto (14,43-52) Gesù è solo, abbandonato dai discepoli e si trova nelle mani dei peccatori. Viene processato e condannato a morte dal sinedrio (14,53-65) e rinnegato tre volte da Pietro (14,66-72). Il sinedrio lo consegna nelle mani di Pilato (15,19) che, indagandone il caso, si rende conto della sua innocenza(15,2-5), ma cede alla pressione della folla e consegna Gesù alla crocifissione (15,6-15).

D’ora in poi Gesù si trova nelle mani dei soldati di Pilato che dapprima deridono questo re dei giudei, poi lo conducono al Golgota e lo crocifiggono (15,16-27). A cominciare dal suo arresto, Gesù sembra completamente passivo e caratterizzato dal silenzio. Lo interrompe solo per rivolgersi al Padre nella preghiera. Una importante cesura è rappresentata dal buio di tre ore. Mezzogiorno è il tempo più chiaro e luminoso della giornata.

Proprio in questo tempo si verifica il contrario. L’oscurità appartiene ai fenomeni del giorno del Signore. È il giorno in cui non agiscono solo gli uomini, ma Dio interviene e giudica l’operare umano. 

Alle tre (ora nona del computo antico), Gesù grida a gran voce e si rivolge a Dio utilizzando l’ inizio del Salmo 22. Marco riferisce l’ inizio del salmo due volte, in aramaico e in greco. Gesù grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 

Colui che prega esprime innanzitutto la sua unione con Dio sin dagli inizi della sua esistenza e ben radicata nella sua persona (Sal 2,10—11). All’unione con Dio è connessa l’esperienza dell’abbandono da Dio che si esprime pure in ulteriori domande: «Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta». Questa sensazione dell’assenza di Dio è causata dall’opprimente presenza dei nemici che deridono e minacciano il supplicante. Gesù riprende questa preghiera e con essa esprime la sua situazione. Nonostante il dominio dei suoi avversari e i dolori di una morte particolarmente terribile e vergognosa, Gesù afferma la sua unione con Dio. 

La reazione di alcuni circostanti che interpretano il grido di Gesù come richiesta dell’aiuto di Elia.

Sembra un ultimo atto di derisione e viene trascurata. È di nuovo Gesù che dà un forte grido e spira. 

Tutti gli evangelisti parlano del morire di Gesù in un modo attivo, riferendosi o verbalmente o nominalmente al suo spirito.

Dicono ‘spirò’ (Mc 15,37; Lc 23,46) o ‘rese lo spirito’ (Mt 27,50; Gv 19,30). Gesù che era riempito e guidato dallo Spirito Santo ridà a Dio questo spirito che lo ha reso un essere vivente e che ha determinato la sua vita.

 

Gesù ha realizzato così il compito che il Padre gli ha affidato, mentre i suoi avversari pensano di avere raggiunto il loro traguardo con il farlo morire. Ora il tempo del dileggio è finito e comincia quello del riconoscimento della sua persona e della conferma delle sue parole. Nello squarcio del velo del tempio si manifesta un altro intervento di Dio (15,38) e il centurione romano, un pagano, è il primo che riconosce Gesù come Figlio di Dio (15,39). D’ora in poi Gesù Figlio di Dio è il luogo della presenza di Dio e della riconciliazione con lui. Questa linea positiva continua con le donne della Galilea che, mentre i discepoli lo abbandonano, sono presenti e accompagnano Gesù nei momenti difficili della passione. Questa presenza delle donne prepara pure la loro partecipazione alla sepoltura di Gesù e la loro visita alla sua tomba il mattino dopo il sabato.


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27/8. 03. 2021:  DOMENICA DELLE PALME 

AVVISI

 

In questa domenica sono consegnati dei rami d’olivo all’uscita della chiesa, come segno di augurio.... E’ promossa anche la raccolta consueta per le persone in difficoltà.

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TRIDUO PASQUALE NELLA MORTE e 

RESURREZIONE DEL SIGNORE


GIOVEDI SANTO (1°.04)


ore 20.00: S. Messa nella “Cena del Signore”

 

 

Dopo la S. Messa, continua la preghiera personale in chiesa davanti all’ Eucarestia.


VENERDI’ SANTO (2.04)

 

Giorno di digiuno e astinenza.

 

ore 8.30: preghiera di Lodi

 

 

ore 15.00: in chiesa:  Celebrazione liturgica della PASSIONE DEL SIGNORE

 

Dalle 16.30 alle 19.00: possibilità della Confessione.

 

ore 20.00: Via Crucis in chiesa

In questo giorno possiamo aiutare le comunità cristiane di Terra Santa

 

SABATO SANTO (3.04)

ore 8.30: preghiera di Lodi

 

Dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00: possibilità della Confessione. E’ presente anche don Vincenzo, monaco 

 

 

ore 20.00: SOLENNE VEGLIA PASQUALE NELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE

E’ la Celebrazione più solenne dell’anno liturgico e prevede 4 momentiLa liturgia della luce - la liturgia della parola - la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica. E’ molto importante la partecipazione a questo momento culminante della vita liturgica.


PASQUA (4-04)

 

LE MESSE hanno il consueto orario: 8.00 – 9.30

11.00 (animata dal coro giovani)

 

Preghiera di Pasqua

 

La tua morte ha gettato i tuoi discepoli  in un dolore cupo e profondo, 

faticano ad uscire. Ma ecco, Gesù, l’annuncio che li raggiunge e li sorprende, al punto di non riuscire ad accogliere le parole delle donne che ti annunciano risorto. Sembrano loro un vaneggiamento, una cosa del tutto impossibile e un sogno che potrebbe provocare un’ ulteriore delusione.

E’ difficile accettare quanto è accaduto: ammettere che la morte non ha potuto pronunciare l’ultima parola sulla tua esistenza, colma d'amore.

È difficile riconoscere che questa è la strada scelta da Dio per salvarci

e che non esistono scorciatoie per arrivare alla gloria della risurrezione.

È difficile passare da un sepolcro in cui piangerti e onorarti come un morto e credere fermamente che tu sei vivo e presente in mezzo a noi, lungo le strade della nostra storia. Eppure se ci lasciamo condurre da questo evento inatteso e insperato, la nostra esistenza conosce un orizzonte nuovo, un futuro diverso. È quella novità che non si realizza con il ricorso alla forza e all’ arroganza, o  con l’atteggiamento di chi pensa di bastare a se stesso e di non aver bisogno di te…

Fa’, o Signore,  che non ti consideriamo un fantasma evanescente, una figura  lontana da noi, una presenza ingombrante di cui possiamo fare a meno… Aiutaci a capire che senza di te, risorto e vivo, non riusciamo a vivere in pienezza, che tu ci doni il segreto di una vita buona e serena, che tu realizzi i nostri desideri più profondi che non ci deludono mai.

 

 

BUONA E SERENA PASQUA A TUTTI !