sabato 6 febbraio 2021

 7 febbraio 2021 

catechesi per bambini e ragazzi



Gesù guarisce la suocera di Pietro
Gesù guarisce i malati



Gesù in preghiera





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Liturgia 5a domenica tempo ordinario







Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse: 
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene». 

 

Salmo responsoriale (Sal 146)

Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.  

Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

 

Seconda lettura (1Cor 9,16-19.22-23)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! 
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.


Vangelo (Mc 1,29-39)

Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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5a dom. B – (2021)- omelia 

 

Come viveva Gesù le sue giornate? Quali erano i momenti più significativi? Certo, il Vangelo non è un diario o una cronaca… Ma dalle scelte che Gesù fa, possiamo capire i punti di forza del suo agire che lo hanno sempre guidato. E Marco ci presenta una giornata tipica di Gesù, come dovevano essere anche molte altre giornate…

E così ci descrive il volto interiore di Gesù stesso. 

Il brano presenta tre momenti: Gesù, uscito dalla sinagoga,  guarisce la suocera di Simone (vv. 29-31); la sera, dopo il tramonto del sole, guarisce molti malati (VV. 32-34); il mattino seguente si porta a pregare in un «luogo deserto» per prepararsi a un nuovo annuncio missionario (vv. 35-39). Quindi: l’annuncio della parola, le guarigioni e la preghiera sono le azioni dominanti…

L’azione di Gesù, poi,  si svolge in due spazi della vita quotidiana: la casa, spazio della vita privata con l’ intimità e gli affetti, e la porta della città, luogo della vita pubblica.

Gesù è nella casa di Pietro che rappresenta il luogo  dell’intimità, dei rapporti profondi dentro una famiglia… e  compie il gesto per chi si trova in stato di bisogno: per la suocera di Pietro. La casa di Simone è quasi immagine della futura comunità, della chiesa che sperimenta la misericordia di Dio e vive rapporti cordiali e fraterni.

In un ambiente e per una mentalità che considerava la malattia come «segno» e conseguenza del peccato (cfr. Gv 9,2), la guarigione della suocera di Pietro (vv. 30-31) è segno della vittoria sul potere della morte e del peccato e della misericordia stessa di Dio.  

«Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò». La parola «alzare» è lo stesso verbo usato per la risurrezione di Gesù. La mano di Gesù è per questa donna la stessa mano di Dio che interviene a liberarla (Sal 73,23: «Tu mi hai preso per la mano destra e mi hai risollevato»).

La suocera di Simone, liberata dalla febbre, si alza per servire Gesù e i discepoli. Il verbo «servire» è ciò che farà lo stesso Gesù: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»(Mc 10,45)!

La suocera di Pietro è esempio per quel servizio reciproco che la chiesa è chiamata a vivere. Dall’ incontro con lui si esce liberati e, proprio per questo, liberi di servire, come Gesù.  Importanti sono anche gli altri due brevi aspetti del racconto: le guarigioni (vv. 32-34) e la preghiera di Gesù (vv. 35-38). 

La gente non ha potuto condurre a Gesù i malati durante il sabato, a motivo del riposo, ma, a sera, quando il riposo è finito, quella piccola piazza davanti alla casa di Simone si riempie di poveri che chiedono guarigione e aiuto. È l’intera città che, secondo Marco, si raduna davanti alla porta, una città che si presenta con i suoi malati a testimoniare la fatica e i problemi dell’esistenza quotidiana. L’esperienza della malattia, le tante fragilità della vita…le paure per la nostra salute  sono aspetti che stiamo sperimentando in questo tempo di pandemia… E sappiamo che Gesù non ci è indifferente e ci dà risorse e coraggio per sperare ancora…



Infine, la preghiera solitaria di Gesù, al mattino presto, richiama  l’ atteggiamento del fedele orante che prolunga la sua preghiera tutta la notte (Sal 16,7-8; 134,1) e desidera  essere in preghiera al sopraggiungere del nuovo giorno (Sal 57,9: «Svegliati, mio cuore, voglio svegliare l’aurora». Gesù ritrova ogni volta nella preghiera il vero orientamento della sua vita. Per noi un invito forte. Come la preghiera accompagna la nostra vita? Si dice: “Importante è fare, agire, vivere 

il Vangelo nella pratica della vita…” E’ vero. Ma come ti sarà possibile fare questo, e ispirarti nel tuo agire al Vangelo se non ricevi luce, forza ed energia interiore dal dialogo costante con il Signore? Come puoi essere vicino e familiare di Dio se non lo cerchi, se non trovi momenti di ascolto e di dialogo con Lui? …anche, a volte, in una certa aridità della stessa preghiera.

Pietro vuole quasi interrompere la preghiera di Gesù…”Tutti di cercano..” Forse intendeva dire: “Approfitta di questa grande popolarità 

che ti è piovuta addosso…ne guadagneremo anche noi!…”

 La  risposta ai discepoli: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!» (v. 38),

Gesù è sempre intento a svolgere la sua missione, non si lascia imprigionare da nessun posto e di nessun gruppo umano. E’ libero.. Di qui la sua prontezza e decisione nello scegliere la via segnata dal Padre per la sua missione.  La sua missione è  itinerante: Gesù incammino! Un Gesù sempre in attività, ma che si ferma per chi ha veramente bisogno di lui, che sente necessaria la preghiera anche prolungata, che sfugge al pensiero di una popolarità pericolosa. Abbiamo tutto da imparare!

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7 febbraio 2021 – 5a domenica del tempo ordinario

 

Avvisi

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Questa domenica 7 febbraio è la 43a GIORNATA PER LA VITA sul tema: “Libertà e vita”. 

Ci sarà la possibilità di aiutare il Centro aiuto vita di Verona e di Peschiera (S. Martino). E’ a disposizione anche la rivista periodica “NOI, FAMIGLIA E VITA”, edita da Avvenire, che presenta il messaggio della giornata e altri aspetti ad essa collegati.

 


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Giovedì 11 febbraio è la 29a giornata mondiale del malato.

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Preghiera sul Vangelo

 

Nei tuoi gesti, Gesù, c'è tutto il tuo amore e la tua compassione verso una persona malata. 

Ecco perché tu ti avvicini, ti fai prossimo, vieni accanto:

non puoi guarire a distanza, senza essere troppo coinvolto,

senza toccare con mano un corpo che soffre, che pena.

Ecco perché hai voluto assumere la nostra carne, sperimentare in prima persona quello che passa per le nostre membra, condividere tutto ciò che appartiene alla nostra esistenza umana. 

Tu prendi per mano come fa un padre con il figlio o che non sa ancora orientarsi, come una madre che sostiene il suo passo incerto, come un amico che non ti abbandona quando sei debole, fragile, incapace di rialzarti da solo, di venirne fuori con le tue forze.

Tu prendi per mano e manifesti la tua dolcezza e la tua forza,

senza ferire, senza umiliare. E rimetti in piedi, accompagni, aiuti ognuno di noi perché ritrovi l’energia per camminare, per andare avanti. Rialzi ora e sei pronto a rialzare ogni volta che cadiamo.

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Libertà e vita: Messaggio dei vescovi italiani nella 43a GIORNATA PER LA VITA

 (7 febbraio2021 )

 

La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita. Nelle settimane di forzato lockdown quante privazioni abbiamo sofferto, specie in termini di rapporti sociali! Nel contempo, quanta reciprocità abbiamo respirato, a riprova che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno; quanta cultura della prossimità, quanta vita donata per far fronte comune all’emergenza!

Qual è il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?

Sono domande che in certe stagioni della vita interpellano ognuno di noi, mentre torna alla mente il messaggio chiaro del Vangelo: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). I discepoli di Gesù sanno che la libertà si può perdere, fino a trasformarsi in catene: “Cristo ci ha liberati – afferma san Paolo – perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1).

Una libertà a servizio della vita

La Giornata per la Vita 2021 vuol essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso.

A ben pensarci, la vera questione umana non è la libertà, ma l’uso di essa. La libertà può distruggere se stessa: si può perdere! Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente. Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro. Un uso individualistico della libertà porta, infatti, a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la “casa comune”, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone. Papa Francesco ci ricorda che l’amore è la vera libertà perché distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione (cfr. Udienza 12 settembre 2018).

Responsabilità e felicità

 Il binomio “libertà e vita” è inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice. Senza il dono della libertà l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce. L’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità. Essa è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità. Responsabilità significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente.

Dire “sì” alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia. Ogni uomo merita di nascere e di esistere. Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile. Solo considerando la “persona” come “fine ultimo” sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale. L’esercizio pieno della libertà richiede la Verità: se desideriamo servire la vita con vera libertà occorre che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà s’impegnino a conoscere e far conoscere la Verità che sola ci rende liberi veramente. Così potremo accogliere con gioia “ogni vita umana, unica e irripetibile, che vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile (Papa Francesco, 25 marzo 2020, a 25 anni dall’Evangelium vitae). Gli uomini e le donne veramente liberi fanno proprio l’invito del Magistero: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità!”.






venerdì 29 gennaio 2021

 31 gennaio 2021

Catechesi bambini(e) e ragazzi(e)
































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UNA PICCOLA STORIA.... per riflettere
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31 gennaio : GIORNATA MONDIALE  DEI MALATI DI LEBBRA: 

Raoul Follereau: Un testimone speciale 

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LITURGIA DELLA DOMENICA 4a del tempo ordinario


PRIMA LETTURA

 

È Dio che sceglie i suoi profeti, e Mosè preannuncia per Israele un grande profeta, simile a lui. Egli parlerà a nome di Dio, che metterà sulla sua bocca le sue parole. In realtà Gesù è ben più grande di Mosè.  

 

Dal libro del Deuteronomio.    (Dt. 18,15-20)

 

Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi
, quel profeta dovrà morire”».

 

salmo responsoriale Dal Salmo 94 (95)                                                                   

R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Venite, cantiamo al Signore,acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.

 

Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.

 

Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».

 

SECONDA LETTURA

Continua la lettera di Paolo ai Corinzi. A quella città moderna ed evoluta Paolo propone come valore non solo il matrimonio, ma anche la verginità per il regno dei cieli. Chi si sposa, dice Gesù, si preoccupa di piacere alla moglie o al marito, mentre chi rimane vergine si preoccupa prima di tutto delle cose del Signore.  

  

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi. (1Cor, 32- 35).  

                                          

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni..

 

VANGELO.  Dal vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

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4a domenica t. ord. B – 2021 *omelia

 

Il primo gesto potente di Gesù è nella sinagoga di Cafanao, città del suo ministero profetico, come nella regione della Galilea. Nella Palestina del tempo c'erano sinagoghe non solo nei grandi centri, ma anche nelle piccole città e nei villaggi. Gli israeliti sono lì, come ogni sabato, per la preghiera, per la lettura e la spiegazione della Scrittura. Gesù, (come era previsto…) prende la parola per insegnare.  La domanda che sta sotto il fatto raccontato oggi e in tutto il Vangelo è questa: chi è Gesù?. Ce lo chiediamo anche noi, oggi e sempre: Chi sei Gesù? Che cosa conosco di te? “E voi, chi dite che io sia?”, chiederà Gesù agli apostoli.

La risposta non è mai scontata, né  facile… Ce lo diciamo con sincerità: ho ancora molto da imparare…e desidero  che la mia ricerca non sia mai conclusa. Sapendo, poi, che non si tratta solo di conoscere, ma di vivere secondo il suo stile!

 

«Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi». Più o meno, la stessa cosa è ripetuta alla fine dell'episodio: «Che è mai questo? Una dottrina nuova, insegnata con autorità».

 

Marco non precisa in questo brano il contenuto dell'insegnamento di Gesù, (lo farà In tutto il Vangelo che segue…), ma ci dice, fin d’ora, che il suo insegnamento colpisce e pone domande serie, è nuovo e diverso da quello degli scribi che, di solito, si limitavano  a ripetere anche a memoria le parole della Bibbia, ma, come dirà Gesù di loro: “Parlano e non fanno”…cioè non vivono secondo quello che dicono.   Insegnamento nuovo di Gesù, sia  per parole mai  dette prima… ma soprattutto perché si avverte una forza che rigenera e che dà nuovo vigore alla vita!  Lo dimostra il fatto dell’indemoniato nella sinagoga, un “fuori programma” che deve aver creato molto scompiglio in quell’assemblea ordinata di preghiera!

Un indemoniato: qual era la sua malattia? Poteva trattarsi, forse, di un grave problema psichico, di una forma di schizofrenia, diremmo oggi…  Al tempo di Gesù non si distingueva molto tra malattia psichica e presenza del male o del demonio. Di fatto, però, si trattava di una situazione di alienazione, di un grave disagio, forse dovuto anche a situazioni interiori negative e da risanare in quel povero malcapitato! 


Gesù è venuto per restituire all’uomo la sua dignità perduta, la sanità fisica e morale, la salute spirituale nella lotta contro il principe del male,  contro colui che vuole dividere l’uomo da Dio e dagli  altri… E comincia la sfida e la provocazione: “Che vuoi da noi, Gesù? Sei venuto a rovinarci! ” E’ vero quello che dice satana!  Gesù è venuto per mandare in rovina e vincere il potere del male, per liberare l’uomo dalle catene che lo imprigionano e che lo degradano in tutti i sensi…E’ il vero Liberatore e noi dobbiamo sempre invocarlo, come nel Padre nostro: “Liberaci dal male (e dal maligno!)”. Da soli, non ce la facciamo!

Certi fatti dolorosi di cronaca nera, quasi incredibili, ci dicono quale grande sia il potere del male che suggestiona e schiavizza l’uomo e domanda la presenza del Signore, il vero Liberatore!

Gesù mette a tacere lo spirito maligno, seccamente: «Taci ed esci da costui!». 

Lo spirito è costretto ad obbedire e l'uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso. Se lo spirito del male esce da quell’uomo, significa che lui, ora, reso libero, può accogliere dentro di sé, Colui che l’ha risanato… può diventare la dimora di Dio che desidera abitare in lui. Così, tutte le volte che noi siamo liberati dal male (…anche nel sacramento della Penitenza o Confessione…), diventiamo dimora di Dio, tempio del suo Spirito, luogo della sua presenza che possiamo testimoniare anche agli altri, come un cammino aperto per tutti alla potenza di quell’ amore che ci risana!

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31 gennaio 2021 – 4a domenica del tempo ordinario

Avvisi

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La prossima domenica 7 febbraio è la 43a GIORNATA PER LA VITA sul tema: “Libertà e vita”.

 

Ci sarà la possibilità di aiutare il Centro aiuto vita di Verona e di Peschiera (S. Martino). Sarà messa a disposizione anche la rivista periodica “NOI, FAMIGLIA E VITA”, edita da Avvenire, che presenta il messaggio della giornata e altri aspetti ad essa collegati. 

 

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Martedì  2 febbraio è la Festa della “PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO”La Messa è sempre alle ore 8.00, preceduta dalla lettura del Vangelo e dalla processione verso l’altare, con la candela.

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Preghiera sul Vangelo

Gesù, non c’è nessuno che parli di Dio come fai tu, e la gente se ne è accorta. 

Il tuo insegnamento non nasce da sentenze apprese nel tempo, non è una dottrina costruita  con l ’ascolto di tanti maestri e non è neppure il frutto della consultazione di tanti rotoli.

Quello che dici è, in fondo, il respiro della tua esistenza, I’ amore che ti lega al Padre, il rapporto unico ed originale da cui sgorga ogni parola e ogni gesto. Ecco perché tutti avvertono la forza travolgente che emana da te e che può trasformare ogni persona, liberandola da tutto ciò che la tiene prigioniera, incatenata ad un male che logora, ad una sofferenza che non ha fine. In effetti tu non ti limiti ad indicare la guarigione, ma la realizzi, la rendi possibile. Tu non tracci solamente la strada, ma trasmetti l'energia per affrontarla. Tu non sei uno che esorta ad una vita nuova, ma la doni concretamente con la tua misericordia che trasfigura, con la tua saggezza che orienta, con la tua determinazione nel lottare contro ogni potenza oscura che attenta alla nostra dignità.

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giovedì 21 gennaio 2021

24 gennaio 2021... (dopo la catechesi  per i ragazzi, scorri la pagina per leggere il resto!)

 catechesi per ragazzi(e)- 3a domenica anno B 





















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24 gennaio: 3a domenica anno B 

 

Prima lettura (Gn 3,1-5.10)

Dal libro del profeta Giona

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». 
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece. 

 

Salmo responsoriale (Sal 24)

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

 

Seconda lettura (1Cor 7,29-31)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

 

Vangelo (Mc 1,14-20)

Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

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3a domenica B - omelia

 

 

L'evangelista Marco inizia il racconto dell'attività pubblica di Gesù, richiamando  la prigionia di Giovanni Battista…“Dopo che Giovanni fu arrestato”. Non sembrerebbe molto indicato questo tempo per predicare… e poi… «…si recò nella Galilea». Una regione di periferia, con popolazione mista, religiosamente poco affidabile. Eppure Gesù non si lascia condizionare da fatti poco favorevoli e inizia la sua missione lo stesso. Lui è deciso e fedele al disegno del Padre suo; è convinto che la semina della parola contiene la forza stessa di Dio.  

Subito le prime parole della sua predicazione: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nel Vangelo”, cioè abbiate fiducia in questa buona notizia (Vangelo) che sto per darvi: vengo per offrirvi un’occasione straordinaria! Non sprecatela! 

Occorre convertirsi, cioè dare una svolta decisa alla nostra vita, abbandonare quello che non sentiamo in sintonia con la proposta nuova di Dio… E’ Il nostro impegno di oggi e sempre!

 

Nel racconto della chiamata dei primi discepoli, il primo aspetto: l'iniziativa è totalmente dalla parte di Gesù: vide, disse, li chiamò. Gesù vede. Il suo sguardo entra nella profondità della vita, e tuttavia non turba, non indaga per suggestionare, per condizionare…Si fa proposta libera perchè nasce dalla fiducia riposta in quelli che chiama. E’ un primo segno di amore. 

Possiamo risentire le parole del salmo: “Signore, tu mi scruti e mi conosci …Le parole non sono ancora sulla mia lingua e tu, Signore, le conosci tutte…Tu poni su di me la tua mano..”.

Così il Signore guarda anche a noi... con lo stesso sguardo di allora.

L'iniziativa è sua, e il suo appello è gratuito, non dipende dalla nostra disponibilità, anche se questa è richiesta, poi, come risposta responsabile. 

 

Il secondo aspetto è che la chiamata di Gesù comporta un distacco profondo dove l'evangelista parla di abbandono del padre e del lavoro. Nella nostra vita di cristiani come vivere questo distacco?

Certo, noi non abbandoniamo il lavoro, la famiglia e tutte le nostre occupazioni: non avrebbe alcun senso! Anzi dobbiamo viverle con serietà e disponibilità! Penso che il messaggio sia questo: è l’invito a  rompere  i legami che ci rendono meno liberi di fronte alla scelta cristiana, le abitudini che fanno debole la nostra risposta nella fede, i rimandi e le scuse che ci possono impedire di fidarci del Signore…per non rischiare di fare una scelta fragile e incerta! 

 

La chiamata del Signore può avere alcune caratteristiche che ci  invitano  ad aprire il nostro sguardo. Troviamo questi spunti nella singolare vocazione del profeta Giona. Questo libro della Bibbia, non è un racconto storico ma è una parabola sulla vita: le proposte inaspettate di Dio e le resistenze, i dubbi, le fatiche a dirgli di sì. 

Dio invita Giona ad andare a Ninive….capitale degli Assiri. Solo la parola NInive creava negli Ebrei un senso di ripulsa e di terrore, per le devastazioni e le deportazioni di cui restava memoria viva nel popolo. Il libro intende allargare gli orizzonti dei lettori: anche un popolo feroce e lontano da Dio può dare segni di cambiamento. Dio agisce perfino nel cuore di quelli che  hanno lasciato tracce di malvagità e di crudeltà. Difficile accettare un prospettiva di questo genere! Ma… “ i cittadini di Ninive credettero a Dio”. Incredibile! E’ sempre possibile un cambiamento che va contro la logica umana e i pregiudizi.

Così il Signore ci aiuta a vedere tracce di umanità e di bontà senza esclusioni, ad essere persone che sanno leggere frammenti di verità e di bontà in tutti. E questo senza ignorare che dobbiamo prendere le distanze  da tutte quelle scelte che degradano, che impoveriscono e che sono segni di morte, anche oggi. 

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Avvisi

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Oggi celebriamo la festa del BEATO ANDREAnostro Patrono.  

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In questa giorno, 24 gennaio, celebriamo la DOMENICA DELLA PAROLA,

voluta da Papa Francesco già nel 2019. Il vescovo Stefano Russo, segretario della CEI, ci ricorda: «Oggi abbiamo bisogno di parole di speranza, che ci consentano di restare con i piedi per terra ma con lo sguardo rivolto al futuro. Queste parole sono custodite dalla Sacra Scrittura che, mentre dà voce al dolore dell’orante, gli assicura quella consolazione del Signore che apre il cuore ad un futuro di solida speranza». (sul blog, vedi approfondimenti…)

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Lunedì 25 gennaio: Festa della conversione di S. Paolo e conclusione della 

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

 

Preghiera sul Vangelo

Ora è giunto il momento,  non c’è più tempo per attendere:

tu dài inizio ad un mondo nuovo e ognuno deve prendere posizione,

accoglierti, cambiare vita oppure rifiutarti ed ignorare la tua offerta di grazia.

È la terribile responsabilità che ognuno di noi si assume, Gesù:

in fondo tu non obblighi nessuno, ma fai appello alla sua libertà.

Quel giorno tu sei passato per il lago di Tiberiade

ed hai chiesto a quei pescatori,

intenti nel loro lavoro, di mollare tutto e di seguirti.

Quel giorno non potevano sapere quanto la loro vita sarebbe stata trasformata, a cosa sarebbero andati incontro,

per quali strade li avresti condotti.

Tu ti saresti servito di loro per raggiungere gli uomini nel bel mezzo delle loro angustie, delle loro fatiche, dei loro smarrimenti

e strapparli dal disorientamento, dal potere del male,  

da tutto ciò che mortifica l’esistenza.

Ancor oggi, Gesù, tu passi per le nostre case e le nostre strade,

per i diversi ambienti di lavoro, e ci chiedi di fidarci di te,

di prendere sul serio la tua proposta, di sporcarci le mani per un mondo nuovo.

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Spunti biografici del Beato Andrea

Il Beato Andrea da Peschiera fu il vero Frate Predicatore, potente in opere e in parole, tutto consacrato al bene delle anime, infaticabile nell’evangelizzare intere popolazioni. Prese l’abito domenicano nel convento di Brescia, da quello passò in S. Marco di Firenze per compiervi gli studi. In questo venerabile cenobio fioriva in pieno, per opera del Beato Antonio Della Chiesa, la riforma voluta dal Beato Raimondo Da Capua, e così Andrea si formò non solo ai forti studi, ma anche alle solide virtù. Inviato nella Valtellina a difendervi la fede, minacciata dall’eresia, per 45 anni ne fu la vigile sentinella, perlustrando instancabile quelle valli alpine, povero e penitente, come il suo gran Padre Domenico, compiendovi prodigi di zelo. Predicò con ardore la divina parola, confermandovi innumerevoli anime nella fede e richiamandole da tutte le vie del male. Creò nuove parrocchie, fondò monasteri, eresse nel 1475, il celebre convento di Morbegno, che non solo contribuì al rifiorimento della vita regolare nell’Ordine, ma fu un vero baluardo contro l’eresia, vera causa della  predicazione di cui egli fu l’anima.  Ma egli non  accettò mai nessun grado di prestigio. L’unico ufficio cui ambì, e che sempre esercitò con santa gioia, fu quello di questuante, fedele, anche in questo, imitatore del glorioso S. Domenico. In questa vita di penitenza, di preghiera, d’incredibili fatiche, perseverò fino alla più tarda vecchiaia. Il suo corpo è ancor oggi molto venerato nella chiesa parrocchiale di Morbegno, paese dove trovò la morte il 18 gennaio 1485, nel convento da lui fondato. Papa Pio VIII il 26 settembre 1820 ha confermato il culto.

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TESTI MAGISTERIALI (dal sussidio CEI per la GIORNATA DELLA PAROLA DI DIO)


Benedetto XVI, Spe salvi (3 novembre 2007) 

La fede è speranza (n. 2) 

«Speranza», di fatto, è una parola centrale della fede biblica – al punto che in diversi passi le parole «fede» e «speranza» sembrano interscambiabili. Così la Lettera agli Ebrei lega strettamente alla «pienezza della fede» (10,22) la «immutabile professione della speranza» (10,23). Anche quando la Prima Lettera di Pietro esorta i cristiani ad essere sempre pronti a dare una risposta circa il logos – il senso e la ragione – della loro speranza (cfr. 3,15), «speranza» è l’equivalente di «fede». Quanto sia stato determi- nante per la consapevolezza dei primi cristiani l’aver ricevuto in dono una speranza affidabile, si manifesta anche là dove viene messa a confronto l’esistenza cristiana con la vita prima della fede o con la situazione dei seguaci di altre religioni. Paolo ricorda agli Efesini come, prima del loro incontro con Cristo, fossero «senza speranza e senza Dio nel mondo» (Ef 2,12). Naturalmente egli sa che essi avevano avuto degli dèi, che avevano avuto una religione, ma i loro dèi si erano rivelati discutibili e dai loro miti contraddittori non emanava alcuna speranza. Nonostante gli dèi, essi erano «senza Dio» e conseguentemente si trovavano in un mondo buio, davanti a un futuro oscuro. «In nihil ab nihilo quam cito recidimus» (Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo) [Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. VI, n. 26003] dice un epitaffio di quell’epoca – parole nelle quali appare senza mezzi termini ciò a cui Paolo accenna. Nello stesso senso egli dice ai Tessalonicesi: Voi non dovete «affliggervi come gli altri che non hanno speranza» (1Ts 4,13). Anche qui compare come elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell’insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente. Così possiamo ora dire: il cristianesimo non era soltanto una «buona notizia» – una comunicazione di contenuti fino a quel momento ignoti. Nel nostro linguaggio si direbbe: il messaggio cristiano non era solo «informativo», ma «performativo». Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova. 

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Francesco, Lumen fidei (29 giugno 2013)

 Una forza consolante nella sofferenza (n. 57) 

La sofferenza ci ricorda che il servizio della fede al bene comune è sempre servizio di speranza, che guarda in avanti, sapendo che solo da Dio, dal futuro che viene da Gesù risorto, può trovare fondamenta solide e durature la nostra società. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza perché, anche se la nostra dimora quaggiù si va distruggendo, c’è una dimora eterna che Dio ha ormai inaugurato in Cristo, nel suo corpo (cfr. 2 Cor 4,16–5,5). Il dinamismo di fede, speranza e carità (cfr. 1 Ts 1,3; 1 Cor 13,13) ci fa così abbracciare le preoccupazioni di tutti gli uomini, nel nostro cammino verso quella città, «il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10), perché «la speranza non delude» (Rm 5,5).
Nell’unità con la fede e la carità, la speranza ci proietta verso un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano. Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che “frammentano” il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza