sabato 9 gennaio 2021

 10 gennaio 2011: BATTESIMO DEL SIGNORE

Prima lettura (Is 55,1-11)

 

Dal libro del profeta Isaia

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua,

voi che non avete denaro, venite,

comprate e mangiate; venite, comprate

senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane,

il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.

Porgete l’orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,

principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano

a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo d’Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino.

L’empio abbandoni la sua via

e l’uomo iniquo i suoi pensieri;

ritorni al Signore che avrà misericordia di lui

e al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,

le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra,

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo

e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme a chi semina

e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.

 

Salmo responsoriale (Da Is 12)

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza.


Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra. Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 

Seconda lettura (1Gv 5,1-9)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi,  chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.  In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.  In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.  Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.

E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?  Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.  Poiché tre sono quelli che danno testimonianza:  lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi.  Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

 

Vangelo (Mc 1,7-11)

Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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 omelia


Il racconto del Giordano ci riporta alla Genesi, quando la Bibbia prende avvio con una immagine d'acqua: “in principio... lo spi­rito di Dio aleggiava sulle ac­que (Gen 1,2)”… L’azione potente di Dio era già al lavoro nel momento della creazione, prima opera dell’amore di Dio che esce da sé e ci dona l’acqua, assieme alle tante altre manifestazioni della natura.   

Gesù si presenta, ormai adulto, all’inizio della sua attività… condivide il cammino del suo popolo che va dal Battezzatore Giovanni. Lui, innocente e senza peccato, non ha bisogno di riconoscere alcuna colpa, ma si  immerge nelle acque per dire: “Mi immergo e sono partecipe di questa umanità peccatrice per tirarla fuori dalla sue miserie, per darle un futuro di libertà dal male, in tutte le sue forme…”. 

Allora, subito dopo,  la presentazione pubblica del Padre che riconosce e approva la scelta di Gesù.

1° segno: Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come u­na colomba. Il cielo si squarciò, si strappò. (Gli antichi pensavano che, tra cielo e terra, ci fosse una specie di barriera che divideva…).  Questo cielo invece si apre e diventa per sempre un segno di speranza. Il cielo chiuso vorrebbe  dire la distanza, la chiusura di Dio verso gli uomini, come specie una cappa mi­nacciosa e pesante. Cielo aperto, invece, é il volto di Dio che cerca gli uomini, disponibile verso di loro, disposto sempre ad incontrarli…  

2° segno: E’ la parola dall’alto che spiega il senso del gesto di Gesù. 

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

E’ come una di­chiarazione d'amore gioioso; Gesù è per sempre l’Amato dal Padre: «mio com­piacimento» significa: tu mi piaci! Una definizione della grazia di Dio: prima che tu faccia qualsiasi cosa, come sei, per quello sei, tu sei oggetto del mio amore! Prima che io risponda, prima che io sia buono o no, riconosco la gratuità di Dio, perché la grazia è anzitutto dono e non calcolo o me­rito.

Anche per me…. la voce del Padre ripete ad ognuno: io ti amo.

E questa voce è stata detta per noi nel momento del Battesimo….Oggi è la memoria viva anche del nostro battesimo…

E’ giusto valorizzarlo come l’inizio della vita della fede: un inizio che va coltivato per tutta  la vita… La vita cristiana è sviluppo dei quel dono, vivere da figli, rinnovati dalla presenza di quel Dio che è Padre e che ha orientato l’esperieza 

della mia esistenza in vista di Lui e verso la  crescita della fraternità…aperta ad ogni persona..

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10 gennaio 2021 – Festa del Battesimo del Signore

Avvisi

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Preghiera del  Battesimo di Gesù

 

Dopo trent’anni passati a Nazaret, Gesù, tu sei venuto da Giovanni per farti battezzare. Ed è proprio lì che comincia la tua missione: porterai dovunque la buona notizia e l’accompagnerai con segni consolanti di guarigione e di misericordia.

Tutti potremo finalmente intendere quello che il Padre vuole realizzare per la salvezza dell’umanità. 

Tutti vedranno con i loro occhi i cambiamenti prodotti dalla forza dello Spirito. Ora che i cieli si sono aperti, Dio riversa il suo amore e desidera che ogni creatura si lasci generare a vita nuova. Ecco perché lo Spirito discende su di te, in forma corporea e abita la tua esistenza per poter agire nella storia. Ecco perché il Padre fa udire la sua voce e ti riconosce come il Figlio, colui che offre la sua vita per la salvezza del mondo. Donaci, Gesù, di non chiudere i cuori davanti al Vangelo che ci annunci e di riconoscere con gioia il momento di grazia che ci doni. Tu passi per la nostra vita: a noi, non rendere vana la tua presenza. Tu sei disposto a fare misericordia: a noi il compito di accogliere un’esistenza nuova.

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BATTESIMO DI CRISTO Piero della Francesca (1420-1492) 

Commento a cura di Emilio Rocchi, Settore Catechesi e Arte, Ufficio Catechistico Diocesano, Bologna 

(sintesi per il blog)

 

Innanzi tutto qualche nota sul Pittore: Piero della Francesca di Borgo San Sepolcro, uno dei massimi interpreti del rinascimento pittorico fiorentino, che dipinse questa pala centrale di un trittico destinato alla Badia di Borgo, suo paese natale, fra il 1445 e il 1447, commissionata dal Priore Generale Camaldolese Ambrogio Traversi, suo amico ed anche ispiratore del dipinto stesso. Il dipinto è stato venduto ed è conservato alla National Gallery di Londra dal 1861, mentre le altre parti del trittico sono rimaste nel Museo Civico di Borgo San Sepolcro (AR). Le dimensioni sono 167x116cm. 

Il dipinto ritrae il momento in cui il Battista battezza Gesù nel fiume Giordano alla presenza di tre angeli e di un gruppetto di personaggi sullo sfondo ed un battezzato in secondo piano 


In basso il centro del quadrato inferiore è occupato dalla figura frontale del Cristo in atteggiamento di preghiera mentre Giovanni Battista gli versa l’acqua battesimale del Giordano. 

 

Giovanni sembra piegare il ginocchio sinistro come in un inchino.

Di lato è un albero da frutto bianco, dello stesso colore della carnagione di Cristo ed è chiaramente un albero di noce, come sullo sfondo vi è un secondo albero da frutto (albero della conoscenza del bene e del male?) ed in mezzo vi sono tre angeli, di cui il primo ha le ali iridate e la mano destra è atteggiata in un gesto che allora esprimeva “concordia”, gli altri due si stringono la mano. 

 

Sulla destra vi è una persona, che sembra spogliarsi o più verosimilmente rivestirsi ed ha un indumento intimo, che è molto diverso da quello di Cristo, mentre il colore della pelle è esattamente bianco, come quello di Cristo. 

Ancora dietro alcuni personaggi “importanti” a giudicare dalle vesti rinascimentali e dalle barbe fluenti…

 

Lo sfondo è caratterizzato da dolci colline , quasi appiattite, da una vegetazione rigogliosa con tanti alberi scuri (conifere) a differenza di quello in primo piano, con piccoli cespugli che invadono anche il primo piano e con una serie di tronchi scuri tagliati quasi a livello del terreno. Il fiume Giordano sembra metà in secca e vi è di fianco un sentiero “diritto” (che contrasta con l’ambiente collinare, dolcemente sinuoso) e che porta ad un piccolo borgo sullo sfondo (appunto Borgo, il paese di Piero, che si chiamerà poi “Borgo - San Sepolcro. Infine la luce tersa, che richiama una scena primaverile di rinascita. 

In Piero si raggiunge una perfetta armonia tra forma e colore. I personaggi hanno atteggiamenti molto misurati quasi assorti nei loro gesti e ciò trasmette un senso di calma profonda. 

In questo dipinto allora le figure principali sono :

la colomba, che è anche al centro del cerchio superiore, e l’albero in primo piano, rispetto al quadrato inferiore, in cui, tuttavia, la figura del Cristo occupa il centro geometrico. 

La compostezza, la proporzione e la diposizione rigorosamente geometrica delle figure, nonchè il raccoglimento dei protagonisti ci richiama subito al profondo significato teologico dell’immagine. Ed il primo dato che cogliamo è che il Battesimo, come la figura umana di Cristo (l’incarnazione) sono un opera portentosa della Trinità e dello Spirito santo 

L’umanità vera di Cristo si può caricare del peccato, ma rimane comunque “candida” come il colore della sua pelle...e dello stesso colore diventa anche la pelle del battezzato sullo sfondo: anch’egli è diventato candido per i meriti di Cristo e si sta rivestendo di una “veste candida”, che esprime la nuova Vita in Dio, ricevuta tramite il Battesimo.

Per questo diventa realmente una “nuova creatura” come dice San Paolo (2Cor. 5,17). 

 

Anche il segno della luce di Cristo… richiama fortemente il Prologo di Giovanni “in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv.1,4) “la luce vera che illumina ogni uomo (Gv.,1,9). 

Il battezzato “dopo essere stato illuminato” (Eb.10,32) è divenuto “figlio della luce” (1Ts., 5,5), e “luce” egli stesso (Ef.5,8). Gesù sempre in Giovanni si proclama la Luce del mondo (Gv. 8,12) e questa scena sembra proprio risplendere di luce nuova, che fa germogliare nel catecumeno la nuova vita, ma anche fa germogliare la natura. 

 

Ed è significativo che tutti questi segni e simboli battesimali siano contestualizzati nell’ambiente umbro di Piero e precisamente nel suo paese di Borgo. Così anche il battezzato che si riveste è un contemporaneo di Piero a giudicare dall’abbigliamento. 

Tutto ciò indica chiaramente che lo Spirito “che procede dal Padre e dal Figlio” e che, attraverso il Battesimo, trasforma l’uomo in una nuova creatura, , continua ad operare nella creazione in modo straordinario come al tempo di Piero, così anche in noi se sapremo accoglierlo, anche attraverso questi segni. 

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martedì 5 gennaio 2021

 6 gennaio:  EPIFANIA DEL SIGNORE

Prima lettura (Is 60,1-6) - Dal libro del profeta Isaia

 

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,

nebbia fitta avvolge i popoli;

ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce,

i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda:

tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano,

le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante,

palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,

perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,

verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà,

dromedari di Madian e di Efa,

tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore.

 

Salmo responsoriale (Sal 71)

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

 

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

 

Seconda lettura (Ef 3,2-3.5-6)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Efesini

 

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore:  per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:  che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo,

 

Vangelo (Mt 2,1-12)

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.  Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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EPIFANIA – omelia (2021)

 

La solennità di oggi dà un respiro universale al Natale e al Vangelo. E’ festa missionaria. Epifania vuol dire, appunto, manifestazione di Gesù alle genti, a quelli che non erano ebrei, rappresentati da questi misteriosi personaggi, i magi, venuti da lontano.  Gesù è nato Re dei giudei, ma non solo. E’ venuto per tutti, e tutti possono cercarlo e andare a lui, e da tutti il Signore si lascia incontrare. 

Nasce in una semplice famiglia formata da un artigiano, Giuseppe, e dalla sua giovane moglie, Maria; nasce in una stalla. Eppure alcuni uomini da lontano, dall’oriente, nella loro ricerca, ricevono il dono di vedere, in questa semplice nascita, il compimento della loro attesa.

 

I magi non conoscono le Scritture, la lingua o le consuetudini della terra verso cui si mettono in viaggio. Sembrano anche sprovveduti e ingenui nel chiedere informazioni a Erode, circa la nascita del nuovo re.  Ma sono uomini abitati dal desiderio, dall’inquietudine e dunque in ricerca. 

 

Le persone di ogni tempo e cultura, che seguono la voce della loro coscienza, hanno in comune soprattutto la ricerca del bene. In ogni essere umano c’è l’aspirazione al bene, alla vita piena, alla pace… e questo desiderio, quando non è inquinato dal male che imprigiona, spinge a cercare, a mettersi in cammino, a vedere orizzonti più grandi… 

E domandano: “Dov’è il Re dei giudei che è nato?”. Questa domanda  dei magi crea  inquietudine e turbamento da parte dei rappresentanti del potere politico e di tutta Gerusalemme. Il potere si sente minacciato. 

La domanda è rivolta proprio ai giudei che non si erano accorti della nascita del loro Re. Non se n’era accorto il re che regnava in quel momento, Erode, non se n’erano accorti i sacerdoti del tempio di Gerusalemme e neppure gli esperti delle sante Scritture, gli scribi. 

Ecco la sorpresa: chi è competente e conosce le Scritture sa dare la risposta esatta: “E’ nato a Betlemme….”. Ma questi esperti non si muovono, sono troppo sicuri di sé, non cercano di capire, sono presi dalla pigrizia delle proprie abitudini,  non colgono i tempi di Dio, l’occasione unica che si presenta! Possono istruire gli altri, ma non si fanno istruire e cambiare dalla sapienza di Dio! 

Di fronte al Vangelo si può rimanere turbati. In che senso? In senso positivo perchè  il Vangelo, letto e accolto nella sincerità del cuore, può farci capire che siamo ancora lontani rispetto alle attese che Dio ha verso di noi… Ci accorgiamo di dovere fare ancora tanta strada (un po’ come i magi…) per rispondere ai desideri del Signore verso di noi… e questo, in una persona spiritualmente sensibile, può creare subito dispiacere e quasi un pentimento. E però questo sentimento sincero non deprime, ma porta ad un senso di sollievo perchè dona pace e muove verso una crescita interiore, sostenuta dalla grazia di Dio…

I sapienti magi, prima orientati dalla stella e ora, soprattutto obbedienti alle Scritture dei giudei, arrivano fino al bambino Re Messia, a Betlemme, non in una reggia, con lo sfarzo degno di un principe, ma semplicemente in un luogo semplice e ordinario. 

 

E così, come convertiti nella loro mente e nel loro cuore, i magi riconoscono la vera regalità, non certo della potenza e della forza ma quella della debolezza umana e dell’umiltà che si offre nella vera potenza dell’amore: proprio quello che quel Bambino è venuto a portare.  

E’ stato un incontro che ha cambiato la loro vita.. lo si può intuire dalle parole finali del Vangelo che dice: “Avvertiti poi in sogno di  non passare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.”

Non è solo una giusta precauzione di salvarsi dall’ira di Erode…Probabilmente l’evangelista avverte un altro significato in questo cambio di strada : Una volta che si è incontrato quel bambino, non si può più camminare sulla solita strada di prima, nelle vecchie abitudini, (per i magi nelle antiche pratiche della loro religione…). Se il Signore é stato ancora veramente accolto, si apre una via nuova, quella della sequela: “Indicami Signore la via dei tuoi comandamenti…”, cioè della tua persona che è via, verità e vita.

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         L’ Adorazione dei Magi di Paolo Caliari detto il Veronese


 

è un tesoro artistico della chiesa di Santa Corona a Vicenza. La grande pala  è alta oltre tre metri, per quasi due e mezzo di base. 

 

Realizzata attorno al 1575, questa grandiosa Adorazione dei Magi testimonia la maturità artistica del Veronese e l’enorme successo della sua pittura, caratterizzata da colori fastosi, sorprendenti effetti di luce e impostazioni scenografiche. Dove l’occhio viene immediatamente appagato dalla ricchezza dei dettagli e dalla vivacità dei giochi cromatici, in un’arte che sembra facile e spensierata, ma che è il frutto di lunga meditazione e attenta elaborazione. E che in fondo è il segno stesso del genio autentico: far apparire semplici le cose più complesse.

 

Per diritto di anzianità, il sapiente dai capelli bianchi

è il primo a portare l’omaggio al Re dei Giudei, e si inginocchia davanti a quella creatura nata a Betlemme, baciando il piedino del divino infante. 

 

È Maria che glielo porge, con quello sguardo che racchiude emozioni profonde e consapevole accettazione degli eventi straordinari a cui è stata chiamata. 

Ma anche Giuseppe osserva, con l’aria di chi si sta sforzando di capire cosa sta succedendo. 

Così come il magio in piedi strabuzza gli occhi, sorpreso, affascinato, mentre il suo moro collega,  lontano di qualche passo, già s’inchina al mistero…


Mistero che si svela come lo squarcio delle nubi in cielo, nella danza di angeli e cherubini, da dove filtra un potente fascio di luce che si concentra sul Verbo incarnato, in un teatrale espediente per cui la stella osservata e seguita, inaudito segnale celeste, si trasforma già nel sole di giustizia, nell’astro sorto a illuminare le genti che ancora camminano nelle tenebre. Quelle genti che pur hanno costruito edifici magnifici, colonne possenti, come quelle a cui è addossata l’umile capanna, che con quel loro svettare verso l’alto denunciano un desiderio di infinito, ma che soltanto ora, con la venuta del Messia, può dirsi esaudito.

L’azzurro del mantello della Vergine, come l’oro, il rosso, il blu delle vesti dei sovrani giunti da Oriente, il bianco del costume del paggio, sono come le tappe di un viaggio sentimentale, dei sensi, ma anche dell’anima. 

Tessuti preziosi, autentici saggi di bravura del talento del Caliari, ma anche testimonianza, a futura memoria, del commercio imbastito dal committente stesso dell’opera, quel Marcantonio Cogollo, vicentino, che discretamente si inserisce nella scena, sul bordo sinistro della tela, dietro il magio africano. E che in fondo ci rappresenta un po’ tutti, curiosi e desiderosi anche noi di affacciarci alla soglia di una storia che salva.


(commento artistico a cura del museo diocesano in S.Eustorgio (Milano), dove la tela è stata esposta nel 2019)

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                               ..altra opera artistica sull'Epifania 


Michelino da Besozzo, bottega di (documentato a Pavia, Milano e Venezia dal 1388 al 1450), Corteo dei Magi, Affresco strappato, cm 210 x 705, Inv. MD 2001.053.002)  

 

 

 L’affresco, che raffigura una parte del corteo dei Magi che si snoda fra speroni rocciosi, riflette i tratti sfarzosi ed eleganti della cultura artistica tardogotica lombarda, evidenti nella varietà delle pose, nella ricchezza dei costumi e dei copricapi, nelle preziose bardature dei cavalli. La lunetta è racchiusa da un motivo geometrico giocato sui colori bianco, rosso e verde, che presenta affinità con la produzione miniata dell’epoca. Caratteristiche della bottega di Michelino sono il sinuoso e fluire della linea e la puntuale attenzione al dato naturale. L’opera, proveniente dalla Quadreria Arcivescovile, era in origine nella chiesa milanese di Santa Maria Podone.

( Milano- commento a cura del Museo diocesano)




giovedì 31 dicembre 2020

 31 dicembre 2020  e 1° gennaio 2021

MARIA SS. MADRE DI DIO

Prima lettura (Nm 6, 22-27)

Dal libro del Numeri

 

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:

Ti benedica il Signore e ti custodisca.

Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.

Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.

Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 

Salmo responsoriale (Sal 66)

Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.  

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

 

Seconda lettura (Gal 4,4-7)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

 

Vangelo (Lc 2,16-21)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.


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Messa 31 dicembre 2020 e 1° gennaio 2021

omelia


Raccogliamo alcune riflessioni sul senso e il valore di questa celebrazione al termine dell’ anno... (e all’inizio del nuovo anno…) Un primo aspetto. Vorremmo dare pieno valore alla celebrazione dell’Eucaristia che significa proprio rendimento di grazie. 

Stiamo vivendo il tempo difficile della pandemia…e ci vien da dire: “Perché ringraziare il Signore? Non ci serve piuttosto chiedere-domandare di essere liberati da questo problema? Non sarebbe più necessario invocare l’aiuto del Signore, anche nella nostra fatica di credere e di avere ancor fiducia in Lui?  E fare alcune domande:” Signore, dove sei? Mostraci il tuo volto di misericordia! Tutto giusto.. Eppure, a ben pensarci, sempre possiamo trovare motivi per dire grazie… 

Per esempio… aver recuperato atteggiamenti di vicinanza in un ascolto più attento, nuove possibilità di incontro nonostante tutto, spazi di vita familiare più intensi e veri, momenti di silenzio non come vuoto ma come capacità di leggere meglio dentro di noi la nostra vita, gesti di aiuto nella carità… Ciascuno di noi potrebbe aggiungere aspetti personali, magari anche poco vistosi, ma autentici!

Tante volte non ci pensiamo, non ci facciamo caso, li diamo per scontati…

 

Probabilmente ci è stato insegnato a dire “grazie” ogni volta in che qualcuno fa qualcosa per noi, ma la gratitudine è più di questo.  È un atteggiamento del cuore, che Dio desidera realizzare in noi. Ce lo ricorda l’apostolo Paolo in una esortazione  che dice: “In ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio per voi”. (1aTess 5,18). Ogni esperienza può trasformarsi in grazie, può contenere occasioni per far maturare la riconoscenza…

Essere riconoscenti non è sempre facile… come quando si insegna ad un bambino a ringraziare, la parolina “grazie” a volte viene fuori con difficoltà.., Ma per un bambino può essere la prima scuola per uscire da sé, dai suoi piccoli interessi che tendono a chiuderlo nel suo piccolo mondo… E questo vale, fatte le proporzioni, anche per gli adulti…

  La parola di S. Paolo (“rendete grazie”) è un forte invito, quasi un comandamento che il Signore ci dà per il nostro bene. È il modo che egli ha scelto per modellare i nostri pensieri. Ringraziare Dio per quello che ci dà, ci rende più consapevoli dei doni ricevuti, distoglie l’attenzione da noi stessi e  ci fa più sensibili verso gli altri. Il grazie non può basarsi solo sulle nostre  emozioni, ma sulla certezza che Dio è il primo Donatore nei nostri confronti, é presente per darci il meglio di se stesso…  

 

E così impariamo a glorificare Dio sempre, come nelle prime parole del canto del Te Deum: “Noi ti lodiamo, o Dio, ti proclamiamo Signore..”

In un salmo è scritto: “Chi mi offre come sacrificio il ringraziamento, mi rende lode”.

Il sacrificio di cui si parla non è l’ offerta di qualcosa di materiale, ma l’apertura del cuore verso Colui che è il Datore di ogni bene.  

In un altro salmo si dice anche che il ringraziamento deve essere espresso in modo continuo, quasi un movimento costante dell’anima:

“È bello celebrare il Signore e cantare le tue lodi o Altissimo, proclamare al mattino la tua bontà e la tua fedeltà ogni notte” (s. 92).

Sono tanti i modi in cui possiamo farlo. Può essere utile fare memoria, ogni giorno, di alcuni motivi specifici per ringraziare evitando così di pregare in modo generico o abitudinario.. 

 

Un altro spunto di riflessione ci viene dalla presenza di Maria che celebriamo come Madre di Dio in questa Solennità…

Il Vangelo di questa festa è una parte del Vangelo del Natale. E questo è già significativo. Il bambino e la madre non sono separabili. Nel Vangelo di oggi la Madre 

è ricordata con discrezione, come sempre. La Madre è all'ombra del Figlio. 

 

Nel brano evangelico di oggi che parla anzitutto di Gesù, la Madre è ricordata tre volte: i pastori trovarono il bambino e la madre; passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, fu dato al bambino il nome «Gesù», «come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre»; Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

La parola custodire non dice semplicemente il ricordare, ma sottolinea la cura e l'attenzione, come quando si ha fra le mani una cosa preziosa. L'ascolto interiore di Maria è prolungato, non di un solo momento. E la parola «meditandole» dice poi che il custodire di Maria non è un conservare passivo, inerte, bensì un custodire attivo e vivo, che collega e confronta una cosa con l'altra. Maria cerca di comprendere la logica profonda, la direzione e la verità di tutti gli avvenimenti che stava vivendo: in essi lei  vede il passaggio di Dio. che possono sembrare slegate o addirittura in contrasto fra loro.

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 Uno spunto interessante all'inizio del nuovo anno...


“SOLO PER OGGI”, noto anche come “Il Decalogo della Quotidianità“, è un brano scritto da Papa  S. Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, che ci fa capire come a ciascun giorno basta il proprio affanno, vivere giorno per giorno ci permette di ridimensionare le cose e vederle sotto un’altra prospettiva.

1)   Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo), senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.

2)   Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso

3)   Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

4)   Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze  si adattino tutte ai miei desideri         

5)  Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona,  ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura    è necessaria alla vita dell’anima.

6)   Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno

7)   Solo per oggi, farò almeno una cosa che non avrei gusto di fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga.

8)   Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò.  E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

9)   Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona 

  provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.

10)  Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non   

       avrò paura di godere di 

ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che  mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.