sabato 13 giugno 2020

14 giugno 2020

SOLENNITA' DEL CORPO E DEL SANGUE  DEL SIGNORE


Prima lettura (Dt 8,2-3.14-16)
Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo: 

«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Salmo responsoriale (Sal 147)
Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.  

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Seconda lettura (1Cor 10,16-17)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Vangelo (Gv 6,51-58)
Dal Vangelo secondo Giovanni




In quel tempo, Gesù disse alla folla: 
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
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Corpus Domini - 2020- omelia

Nella festa del Corpo e del Sangue del Signore la liturgia propone un breve passo del Vangelo di Giovanni (6, 51-58), dal capitolo 6… nella sinagoga di Cafarnao…un ottimo esempio di predicazione sull’Eucaristia. 
Costruendo il suo discorso eucaristico, Giovanni non pensa soltanto all'Eucaristia-sacramento, ma all' intera esistenza di Gesù. 
L'Eucaristia inaugurata nell’Ultima Cena, è il riassunto di tutta la vita di Gesù…che è una continua Eucaristia, una continua offerta di sé per amore, che attraversa come un filo rosso tutta la sua esistenza. 
Le parole «carne», «sangue» indicano la presenza del Signore  in carne e ossa, il suo farsi uomo come noi, l'intera sua vita, la sua vicenda umana e divina, le sue mani di carpentiere, le sue lacrime, le sue passioni, i suoi incontri che portavano speranza e riconciliazione, il perdono dato.. la speranza ai più lontani… 
Gesù, pane disceso dal dal cielo ed è colui che si offre per la vita del mondo. 
E il discepolo, cioè il cristiano di ieri e di oggi, ciascuno di noi, è chiamato a nutrirsi di quel pane. In altre parole, è colui che sente il bisogno di nutrirsi di Gesù nel segno del pane vivo che ci viene dato nella Comunione eucaristica.
Si realizza, allora, un’unione spirituale nella fede con il Signore Risorto. 
Non c’è modo più alto per accogliere il Signore e stare uniti a Lui.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui…”.
Rimanere vuol dire godere di una presenza stabile, vivere una relazione che lascia il segno nella vita…accogliere Colui che diventa compagnia di ogni giorno…
Fare memoria di un dono antico e sempre nuovo, che è sempre disponibile..(v. memoria 1° lettura e memoriale…).

Ma come al tempo di Gesù, anche oggi ci sono obiezioni e difficoltà…
“I Giudei si misero a discutere aspramente…”Come è possibile questo?”

E’ un discorso duro e difficile per più motivi, tanto da indurre anche molti discepoli a tirarsi indietro. 
La prima ragione di questa durezza è che il pane che è Gesù, va oltre quello che le folle cercano, cioè oltre le proprie aspettative… E’ al di là  del pane materiale  e ai bisogni solo immediati. Dio va cercato non perchè soddisfa i propri bisogni, ma perchè è la vera ricchezza, il tesoro nascosto e scoperto che rappresenta la vera fortuna della vita…

La seconda ragioneè che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono nascoste sotto apparenze comuni e quotidiane: Gesù è il figlio di Giuseppe (e, nell'Eucaristia, si nasconde sotto le apparenze del pane e del vino). Come è possibile che Dio si manifesti in questo modo… forse troppo semplice? Ma Dio ci è venuto incontro così…Vogliamo insegnare a Dio la strada migliore per incontrarci o accogliamo la sua strada?
La terza ragione, infine, è la paura che il discepolo prova di fronte all'invito di «mangiare la sua carne e bere il suo sangue»…Non si tratta solo di mangiare di quel pane, compiere materialmente il gesto importante della comunione eucaristica…E poi? Tutto finito? Sarebbe troppo facile… Mangiando di quel pane, il cristiano è chiamato a far suo il progetto stesso di Gesù, a “mangiare” per così dire cioè ad assimilare i suoi pensieri, le sue parole, a fare della vita un dono… a scegliere i valori che il Signore ha scelto… Così diventa vero quel rimanere in lui, significato nel dono eucaristico…
Quindi «mangiare e bere» non soltanto significa accogliere la presenza di Gesù nel suo dono, ma mettersi in sintonia con il suo dono e prolungarlo nella propria vita. In altre parole vivere la vera sequela del Signore.
Ma una domanda aperta… E’ possibile fare  tutto questo senza il sostegno, la forza, 
l’aiuto di quel pane che è l’Eucaristia?
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13/14 giugno 2020- Solennità del CORPO E DEL SANGUE
DEL SIGNORE
Avvisi

Oggi Battesimo di Aiello Enea
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SOLENNITA’ DEL CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE

preghiera sul Vangelo 

Sei tu, Gesù, il pane vivo: pane fragrante che reca il profumo di una comunione profonda ed indicibile
che ti unisce al Padre e allo Spirito Santo.
È mangiando di te che noi partecipiamo alla vita divina
e le nostre povere, limitate esistenze, ricevono un gusto di eternità. 
Sei tu, Gesù, il pane vivo: pane disceso dal cielo, dono di Dio ad un’ umanità affamata di amore e di misericordia,
umiliata nella sua dignità e grandezza, isterilita dall’egoismo e dalla durezza di cuore. 
È mangiando di te che noi veniamo risanati e diventiamo capaci di compassione e di perdono, di generosità e di fedeltà.
Sei tu, Gesù, il pane vivo: pane che trasmette la bellezza e la bontà dei tuoi gesti e delle tue parole.
Sì, perché tu ti sei fatto uomo per cambiare il nostro modo
di essere uomini e donne e per far nascere una terra nuova.
Sei tu, Gesù, il pane vivo: pane spezzato, esistenza donata
per fermare il potere del male e farci sperimentare una capacità inaudita di costruire la giustizia e la pace.

sabato 6 giugno 2020

7 giugno 2020



SS. TRINITA’

Prima lettura (Es 34,4-6.8-9)

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». 

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Salmo responsoriale (Dn 3,52-56)

A te la lode e la gloria nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi 
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Seconda lettura (2Cor 13,11-13)
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. 
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Vangelo (Gv 3,16-18)
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: 
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
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SS.TRINITA’ - A  (libero sviluppo da Bruno Maggioni)


E’ di grande importanza per la nostra fede cristiana, la solennità di questa domenica della SS.Trinità! 
A volte si ha l'impressione che per molti cristiani questa Festa sia niente più di una verità da credere, un mistero del tutto incomprensibile. Quando si parla di mistero, si pensa di solito ad un mondo estraneo anche alla nostra vita, da accettare senza capirne il valore! 
In realtà è un mistero luminoso, cioè che fa luce su Dio (“Chi è veramente il nostro Dio?). 2 testi della Scrittura: “Dio abita in una luce inaccessibile” ma “veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”. 
Di fronte alla rivelazione della Trinità ci è richiesto il silenzio di chi medita e riflette con calma, ma anche lo stupore e la gioia. 
Si tratta di una realtà infinitamente più grande di noi…Nello stesso tempo si tratta anche di una realtà che ci permette di entrare nella verità del nostro Dio. La nostra vita riceve luce, viene illuminata da quel Dio che ha deciso di manifestarsi, di farsi conoscere dalle sue creature…
Conoscendo il Padre, il Figlio e lo Spirito, noi intravediamo che Dio è nel suo intimo più profondo un dialogo di amore tra tre Persone.
(Una grande scuola di approfondimento spirituale, soprattutto nella preghiera, è l’attenzione al linguaggio di fede della liturgia, in particolare della Messa…)
(Nessun uomo l'avrebbe scoperto chi è veramente Dio, se Gesù non ce ne avesse parlato)
Nella sua natura più nascosta Dio è una realtà di comunione, quasi una famiglia. È questa l'originalità della concezione cristiana di Dio che risponde anche all’esigenza profonda della vita umana. 
Infatti l'uomo sente insopprimibile la nostalgia della comunità, della solidarietà e del dialogo; ne ha bisogno per vivere e per crescere, ne ha bisogno più dell'aria che respira. 
T
(Questo bisogno essenziale è emerso anche in questo tempo di pandemia… crisi nella relazioni visibili di affetti..)
Il Dio Trinità ci ricorda che questa nostra esigenza umana riflette la realtà stessa di Dio: Dio per primo è comunione perfetta, è legame infinito di amore… E noi, poiché siamo «immagine di Dio, coié di questo Dio», siamo fatti per incontrarci, per dialogare e amare, e Dio è, appunto – per quanto ci è dato capire – una comunità di amore. La vocazione alla comunità è la traccia della Trinità nell'uomo.
Nella festa della SS. Trinità l'evangelista Giovanni ci invita a vedere in Gesù, concretamente nel suo farsi uomo, nella sua vita e, soprattutto, nella sua Croce (questo è il senso pregnante dell'espressione «dare il Figlio») la sorprendente profondità dell'amore del Padre. Il verbo «dare» significa spesso in Giovanni «donare». Si noti la sottolineatura: «il Figlio unigenito». Il Padre ci ha fatto dono del suo Figlio amato. E si noti anche l'universalità della destinazione del dono: il mondo intero.
L'evangelista prosegue poi dicendoci che Dio ha mandato il Figlio per salvare il mondo, non per giudicarlo. Ma ciò non toglie che il dono del Padre può essere accolto o rifiutato. Nel giudizio Giovanni vede non tanto l'evento futuro, rimandato alla fine, quanto una realtà attuale, già presente e operante dentro la storia e l'uomo. E si direbbe che non sia tanto Dio a giudicare, quanto l'uomo stesso col proprio atteggiamento. Col suo rifiuto o con la sua accettazione dell'amore apparso in Gesù (credere significa, appunto, riconoscere e accogliere il dono di Dio nella propria vita), l'uomo si costruisce come luce o come tenebra.
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Avvisi

Domenica prossima 13 giugno 
SOLENNITA’ DEL CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE
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Prepariamoci a vivere con intensità spirituale questa festa dell’Eucarestia.
Diventi sempre più segno e vigore per la nostra fede che sente il bisogno di
essere nutrita dal Pane della vita.

Preghiera sul Vangelo (SS. TRINITÀ)

C ’è un progetto d'amore, Gesù, che va ben oltre la nostra immaginazione ed i nostri più profondi desideri e tu ti sei fatto uomo per realizzarlo.
Attraverso di te il Padre vuole fare di noi, così diversi e talora così ostinatamente lontani, una sola famiglia, la famiglia dei suoi figli.
Ma sarà mai possibile invertire la direzione di una storia che è continuamente ferita, lacerata, umiliata da disegni di violenza e di barbarie? 
È solo nel tuo sangue, Gesù, che può essere costruita 
un’ alleanza, eterna ed universale, tra Dio e gli uomini, 
all’insegna della grazia e della misericordia. 
La tua vita offerta, donata, segna l'inizio di un’ epoca nuova: 
il tuo amore smisurato ci rivela il volto autentico del Padre  e l’ azione dello Spirito rende finalmente possibile ciò che a tutti sembrava inaudito ed insperato.
Ecco perché oggi noi celebriamo te, il Figlio, insieme con il Padre e lo Spirito Santo, una sorgente di comunione che trabocca e raggiunge e trasforma le nostre esistenze.


sabato 30 maggio 2020

31 maggio 2020

PENTECOSTE

Prima lettura (At 2,1-11)
Dagli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo responsoriale (Sal 103)
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Seconda lettura (1Cor 12,3-7.12-13)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. 
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Vangelo (Gv 20,19-23)
Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
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… gli effetti dello Spirito Santo - omelia

Lo Spirito Santo ridesta la nostra fede! Ci libera da una fede stanca, abitudinaria, senza slancio e poco convinta. Ci convince che credere nel Signore è la scelta giusta della vita, anche di fronte a chi non crede.  Ci dona la capacità di crescere in questa stessa fede, per avere la gioia di dare sempre il meglio di noi stessi. 
Ci libera dalla mediocrità. Così potremo seguire Gesù, il Signore crocifisso e risorto, e affrontare le prove quotidiane, confidando nella sua presenza, perché lo Spirito è il Consolatore e il nostro difensore, colui che resta accanto a noi nei momenti difficili per sostenerci.

Ci dona un coraggio nuovo per testimoniare, con rispetto la fede a chi non crede…. Egli rende possibile  l’amore vero che si realizza nella famiglia, nell’amore tra un uomo e una donna, santificato dallo Spirito e non in qualsiasi tipo di unione che abbia la pretesa di essere chiamata famiglia… Nel rispetto per chi la pensa diversamente, il cristiano, su questo aspetto e su tanti altri, non cede alle pressioni culturali e non svende la sua fede.

Lo Spirito Santo, illumina la nostra intelligenza e ci dona un cuore limpido perché possiamo aderire alla verità e cogliere la realtà profonda delle cose e degli avvenimenti. Ci fa ricordare la parola di Gesù perchè resti un punto fermo che ci orienta in mezzo a tanta confusione e a tanti smarrimenti. Ci rende capaci di  accogliere questa parola, anche quando ci sembra scomoda ed esigente.

Lo Spirito ci aiuta a riconoscere i segni della sua azione e i fermenti evangelici presenti dovunque nella nostra storia. Ci porta a valorizzare qualsiasi segnale di bene presente nel mondo, anche dove non ce lo aspettiamo…

Lo Spirito Santo, accende in noi il fuoco del desiderio perché non venga meno la nostra ricerca del Dio vivente. Poiché abbiamo bisogno del dono del consiglio, lo Spirito Santo ci  conduce a scegliere in modo giusto di fronte alle diverse possibilità che la vita ci propone. Ci rallegra con la varietà e la ricchezza di tanti testimoni. 
Fa’ di noi una comunità docile, il Corpo vivo di Cristo, che vive nella fraternità come ci insegna il Vangelo. Ci invita a cercare sempre quello che ci unisce e non quello che ci divide.

preghiera

Vieni, Spirito Santo, trasmettici la forza e la perseveranza perché possiamo 
percorrere fedelmente i sentieri tracciati da Gesù e resistere alle attrattive  di una vita comoda e senza ideali.  
Senza di te, Spirito Santo, la Chiesa si riduce solo ad un organizzazione e l’autorità ad un esercizio di potere, così come accade in ogni società. Ma con te, la comunità cristiana diventa esperienza di fraternità che aiuta a superare qualsiasi conflitto. 
La chiesa, con te, gode della ricchezza spirituale grazie alla diversità di doni che tu le comunichi. Senza di te, Spirito Santo, la missione potrebbe sembrare solo una propaganda. Invece, con te, la missione diventa l’offerta del dono del Vangelo che è bello e doveroso comunicare a tutti coloro che lo accolgono nella libertà 


sabato 23 maggio 2020

24 maggio 2020

24 maggio: SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE



Prima Lettura - Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale Dal Sal 46 (47)
R. Ascende il Signore tra canti di gioia. 

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l'Altissimo,

grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.

Seconda Lettura
Lo fece sedere alla sua destra nei cieli.Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.
Parola di Dio

 Vangelo - A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
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omelia

2a lettura…. il Signore illumini gli occhi della nostra mente….

Nel racconto dell’ascensione di Cristo l’evangelista Luca ha inserito un’osservazione che possiamo trovare sorprendente…. 
Nel suo vangelo dice che i discepoli erano pieni di grande gioia quando dal monte degli ulivi scesero verso Gerusalemme. Secondo la nostra normale psicologia qui c’è davvero qualcosa che non va
l’Ascensione del Signore al cielo era l’ultima apparizione del Risorto; i discepoli sapevano che non avrebbero più rivisto il Signore in questo mondo.

Certo, questo congedo da Gesù non è paragonabile a quello del venerdì santo. Allora, infatti, Gesù sembrava aver fallito e tutte le speranze fino ad allora riposte in lui dovevano apparire ora come una grande illusione. Al contrario, l’Ascensione al cielo porta in sé qualcosa di rassicurante: questa volta Gesù non è infatti consegnato alla morte, ma entra fino in fondo nella vita. Non è sconfitto, ma Dio lo proclama vincitore e Signore della storia…
Tuttavia non deve essere stato facile subito per i discepoli la perdita della vicinanza umana di Gesù. La paura di essere abbandonati potrebbe essere cresciuta… 

Ma proprio qui ci sono le parole della grande gioia di coloro che tornavano a casa, verso la città. Per capire queste parole, è utile rifarci alla testimonianza dei santi e dei martiri. Nel momento della prova estrema non li ha mai abbandonati la certezza che il Signore era con loro, raccoglieva il loro ultimo respiro come segno di una testimonianza incredibile. Nei santi dell’amore del prossimo troviamo la stessa grande serenità proprio nei momenti in cui essi rendono agli ammalati e ai sofferenti i servizi più difficili; e non si tratta solo di storie passate.
Anche oggi ci sono testimoni del Vangelo che dicono con la vita che il Signore rimane con loro,,
loro.
C’è un’altra annotazione dell’evangelista che mi pare importante. Egli afferma che Gesù aprì le braccia e li benedisse. Mentre li benediceva, scomparve dinanzi a loro. La sua ultima immagine sono le sue braccia aperte, i gesti della benedizione. 
L’Ascensione è segno della benedizione. Dice un commentatore: “Le mani di Cristo sono diventate il tetto che ci copre e, insieme, la forza che apre la porta del mondo verso l’alto. E’ benedicendoli che egli se ne va, ma vale anche il contrario: benedicendoli egli resta.
L’evento che i discepoli avevano sperimentato era stato benedizione che aveva superato un senso quasi di nostalgia e di rimpianto. Essi se ne andarono come persone che erano state benedette, non abbandonate.

Del resto Gesù aveva detto nel Cenacolo: “Non vi lascio orfani, io vengo da voi”, 
“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Intercessore, perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16). (Ci stiamo preparando alla Pentecoste…)
Hanno avuto la certezza definitiva:“Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Hanno saputo che Cristo viene ora e per sempre come benedizione.
L’Ascensione di Cristo è un’evento in cui i discepoli sono inseriti e anche noi siamo inseriti e portati con loro. E’ un movimento verso l’alto, a cui tutti veniamo chiamati. Ci dice che l’uomo può vivere rivolto verso l’alto, che è capace dell’altezza stessa di Dio. 
E se ci portiamo all’altezza di Dio, se cioè entriamo nel suo mondo, nel modo di agire stesso di Dio, siamo in grado di condividere il suo stesso stile di vita.
Essere con Cristo innalzati in alto (che è anche la meta della nostra speranza…)
non è sfuggire dalla storia, entrare in un mondo che ci tiene lontano da quelli che ci sono vicini…dimenticare o sfuggire ai problemi e alle necessità.
Lo sguardo in alto (cioè avere la sensibilità stessa di Dio) ci permette di avere lo sguardo stesso di Gesù rivolto alla terra, capace di incontrare gli uomini nella loro vita concreta, di abbassarsi verso la vita di quelli che si aspettano un cenno di aiuto, una mano che risollevi, un gesto che dia speranza…Oggi se ne sente ancora di più 
il bisogno! 


sabato 16 maggio 2020

16-17 maggio 2020

16 maggio 2020
Carissimi,

                  finalmente possiamo riprendere con grande soddisfazione la nostra vita di credenti con la possibilità di partecipare all’Eucarestia. 
A partire da lunedì 18 maggio si potrà celebrare la Messa feriale (nella chiesa grande)e da domenica 24 maggio anche quella festiva. 
(Non celebrerò la Messa di sabato 23 delle ore 18.00).
Le Messe di domenica 24 (Solennità dell’Ascensione del Signore) e le altre che seguiranno, manterranno il solito orario festivo: 8.00 - 9.30 - 11.00. 
Sono in vigore norme molto precise che regolano l’ingresso in chiesa e la disposizione all’interno di essa, con le distanze prescritte e il posto che sarà indicato con un apposito segno. Sulla porta della chiesa è posto un manifesto (dalla diocesi)con le regole prescritte.
Osserviamo con disponibilità queste norme, anche se a qualcuno postranno sembrare un po’ eccessive! Qualche volontario vi aiuterà a metterle in atto con la massima attenzione!
Io credo che sia giusto essere precisi, perché in un periodo ancora incerto, anche da questo dipende la salute di tutti!
Ricordo la regola basilare: indossare guanti e mascherine e sanificare le mani prima di entrare, togliendosi i guanti. Troverete il materiale sanificante apposito: non occorre portarlo da casa.
La nostra chiesa è grande e quindi mi auguro che non ci siano problemi per invitare persone che superassero il numero previsto (in base alle distanze!)di tornarsene a casa! 
Io spero che il lungo e forzato digiuno eucaristico abbia fatto crescere in noi tutti la volontà e il desiderio di nutrirci del Pane della vita, dopo aver ascoltato e meditato sulla Parola del Signore! 

Allora: un sincero e sentito  “Benvenuti a tutti”!

don Attilio
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6a domenica di Pasqua

Prima Lettura- Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli - At 8,5-8.14-17

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 65 (66)

R. Acclamate Dio, voi tutti della terra. Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome, dategli gloria con la lode. Rit.

Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome». Rit.

Venite e vedete le opere di Dio, terribile nel suo agire sugli uomini.
Egli cambiò il mare in terraferma; passarono a piedi il fiume:

per questo in lui esultiamo di gioia. Con la sua forza domina in eterno. Rit.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. Rit.

Seconda Lettura - Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 3,15-18
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Vangelo - Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore
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omelia 6a domenica di Pasqua (con qualche spunto di don B. Maggioni)  

La liturgia di questa domenica continua la lettura del capitolo 14 del vangelo di Giovanni, di cui si è già letto la prima parte domenica scorsa.
Il tema è l'amore, come appare dall'inizio («se mi amate...») e dalla conclusione («chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui»). 

Mi sembra che le idee dominanti siano due. La prima è che il criterio più adatto per verificare la realtà dell'amore a Cristo è l'obbedienza alla sua volontà, cioè l'osservanza concreta dei comandamenti, che in Giovanni si riducono al comandamento dell'amore fraterno. 

Gesù dice: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti…” Quindi l’osservanza dei comandamenti è il segno e il frutto dell’amore. Si osservano non in forza di un’obbedienza dovuta o di un impegno esteriore per metterci in regola o per fare in modo che Gesù sia a nostro favore, evitando guai ed eventuali ritorsioni o punizioni!
Nel nostro agire  e nelle nostre relazioni quotidiane, quando sono autentiche e frutto di amore, ci regaliamo dei doveri e degli impegni che sostengono questo stesso amore. Il quale non è l’anarchia e il capriccio dei sentimenti, per cui ciascuno fa quello che vuole! Amare significa legarsi volontariamente con l’obbedienza amorosa di chi vuole il bene della persona amata e si dà delle regole per sostenere questa stessa relazione! E’ giocare la nostra stessa libertà perchè sia vincolata alla legge di un amore esigente. 
Nell’esperienza cristiana il credente obbedisce perchè nelle norme scopre la bontà di Colui che ci educa per il nostro bene e la nostra felicità o realizzazione! 
Già il profeta Isaia affermava:“Dice il Signore tuo redentore,
il Santo di Israele: Io sono il Signore tuo Dioche ti insegno per il tuo bene,
che ti guido per la strada su cui devi andare
”. (Is. 48)

Un secondo aspetto del Vangelo. Praticare dell'amore è manifestare Dio stesso, renderlo presente a noi stessi e agli altri. L'amore è l'epifania di Dio, il luogo del dono dello Spirito, dell'incontro con la Trinità, della manifestazione di Gesù. Salendo al cielo e sottraendo la sua presenza visibile, Gesù non lascia soli i suoi discepoli, semplicemente si rende presente in modo diverso da prima. Per quanto riguarda l'amore, se ne sottolinea la concretezza: non le parole, non le idee, ma i fatti. È nella concretezza della carità, del dono di sé, che si incontra la presenza del Signore.

E a proposito dello Spirito, si afferma una opposizione fra i discepoli e il mondo. Il mondo, nel linguaggio di Giovani, è  tutto ciò che coscientemente si oppone al progetto di Dio, in Gesù. Il mondo non è in grado di capire e di ricevere lo Spirito. 
Per essere illuminati dallo Spirito occorre uscire da se stessi. Ma se è vero che il mondo non riconosce lo Spirito, Gesù sottolinea che invece lo Spirito è compreso dai discepoli.

L'intima e spirituale presenza dello Spirito è la nuova presenza di Gesù, è l'«attualità» di Gesù: «Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (14,16). È grazie allo Spirito che i discepoli comprenderanno la realtà profonda di Dio, di Gesù e di loro stessi. Gesù avverte, più avanti, che i discepoli saranno odiati dal mondo e perseguitati. Ma insieme li assicura ad essi che l'odio del mondo e la persecuzione saranno l'ambiente in cui si manifesterà la testimonianza dello Spirito e la loro. Nel grande processo tra Cristo e il mondo, che si svolge entro la storia, lo Spirito depone in favore di Gesù. Davanti all'ostilità che incontreranno, i discepoli saranno esposti al dubbio, allo scandalo e allo scoraggiamento. Lo Spirito difenderà Gesù nel loro cuore, li renderà sicuri nella loro disobbedienza al mondo. I discepoli avranno bisogno di certezza: lo Spirito gliela donerà.

Aggiungo un commento di S. Agostino su alcuni versetti di questo Vangelo:

Dicendo poi: Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, il Signore ci fa capire che egli stesso è Paraclito. Paraclito corrisponde al latino avvocato; e Giovanni dice di Cristo: Abbiamo, come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto(1 Gv 2,16). In questo senso dice che il mondo non può ricevere lo Spirito Santo, così come sta scritto: Il desiderio della carne è inimicizia contro di Dio: esso infatti non si assoggetta alla legge di Dio né lo potrebbe(Rm 8,7). Come a dire che l’ingiustizia non può essere giusta. Per mondo qui si intende coloro che amano il mondo di un amore che non proviene dal Padre. E perciò l’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato, è l’opposto dell’amore di questo mondo, che ci sforziamo di ridurre e di estinguere in noi. Il mondo quindinon lo può ricevere perché non lo vede né conosce. L’amore mondano, infatti, non possiede occhi spirituali, senza dei quali non è possibile vedere lo Spirito Santo, che è invisibile agli occhi della carne.
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In tema di "pandemia" un contributo da Avvenire 16 maggio

Non c’è solo il Covid-19, dice Francesco, ma anche guerra, fame e ignoranza
ECCO LE «PANDEMIE DEGLI ALTRI» IL PAPA LE VEDE E CE LE FA CAPIRE 

Parlando della pandemia, papa Francesco ha detto che ci sono anche altre pandemie in atto nel mondo, tre: guerre, fame, non–istruzione. È vero, e fanno danni, vittime e distruzioni. Ma allora perché noi intendiamo sempre e solo la pandemia da coronavirus? Perché è la nostra, è qui, ci riguarda, e stravolge la nostra vita. La nostra pandemia è “nostra”, guerre fame e ignoranza sono pandemie degli altri. La nostra la combattiamo a casa nostra con le leggi e la scienza, le altre le combatteranno gli altri a casa loro.

C’è una gerarchia fra quelle pandemie, c’è una pandemia–madre, che genera o favorisce le altre? Le guerre generano povertà e fame, che a loro volta generano nuove guerre, in un ciclo infinito che si autoriproduce, e la mancanza d’istruzione favorisce l’incomprensionee le ostilità, quindi le guerre. 
Se si cerca la madre di tutti i problemi sociali che bloccano i Paesi del Terzo Mondo, la madre è la non- istruzione, la non alfabetizzazione, l’incultura, l’ignoranza. 
È da lì che viene il sottosviluppo. Ai tempi del ‘68 dicevamo che non esistono Paesi sottosviluppati e paesi sviluppati, ma Paesi sottosviluppati e paesi sottosviluppatori. Il sottosviluppo è un nostro prodotto, un nostro interesse. Il non– sviluppo si accompagna sempre alla non-istruzione. 
Quindi il maggior aiuto che possiamo dare ai Paesi arretrati è l’istruzione. 
I missionari che fanno gl’insegnanti sono preziosi nei Paesi del Terzo Mondo, perché le famiglie sanno che vengono a portare quello che il loro Stato non riesce a fornire, la cultura. I terroristi si oppongono al lavoro di questi missionari, perché i giovani non alfabetizzati sono arruolabili, servono alla causa (papa Francesco dice «alla pandemia») della guerra. Combattendo la non–istruzione combatti anche la pandemia delle guerre e della fame. Questo vale nel Terzo Mondo, ma vale anche nel nostro: ho una grande stima per i maestri e i professori che vanno a insegnare nelle carceri, le carceri sono il campo di concentramento dove lo Stato detiene i nemici interni che ha catturato, ma se da nemicivuol trasformarli in amici, da combattenti in pacifici, non deve usare l’isolamento, il divieto d’incontrare i parenti o di vedere i figli, e tanto meno le armi proibite come qualche occulta bastonata, no, deve usare gli insegnanti, gli educatori. Se devono fare i rieducatori, vuol dire che la prima educazione non c’è stata o ha fallito. Proviamo con la seconda.

Gli insegnanti delle carceri sono un pilastro nella lotta contro il crimine. Ne conosco alcuni, anzi alcune, perché sono soprattutto donne, con i loro allievi riescono a fare perfino giornaletti interni, li stampano al computer, dentro ci mettono pensierini, ragionamenti, pentimenti, saluti, poesie. Andrebbero istituzionalizzati, questi insegnanti delle carceri, un carcere dovrebbe essere noto e valutato anche in base agli insegnanti che ha. Fare l’insegnante delle carceri dovrebbe essere (è) una vocazione. Come fare il medico o il missionario. Di fatto, sono medici o missionari al lavoro contro quella che papa Francesco chiama la pandemia della non–istruzione. Sono pochi, questo è il problema. Ma non è colpa loro, è colpa della società. Colpa nostra.