lunedì 6 aprile 2020

7 aprile 2020



Prima Lettura Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra. (Secondo canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta IsaìaIs 49,1-6

Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele - poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza -, e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale- Dal Sal. 70 (71)

R. La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza. In te, Signore, mi sono rifugiato,mai sarò deluso. Per la tua giustizia, liberami e difendimi,tendi a me il tuo orecchio e salvami. R.

Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,ogni giorno la tua salvezza,che io non so misurare.Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruitoe oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R.

Vangelo Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,21-33.36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». Parola del Signore

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Riflessione sul Vangelo

Mentre Gesù rivela, con i gesti e con le parole della cena, la pienezza del suo amore, l’evangelista Giovanni mette in luce, quasi per contrasto, la debolezza dell'uomo. 
Il tradimento di Giuda e il tradimento di Pietro sono ben diversi, sia nelle motivazioni morali che nella loro conclusione. Eppure sono ambedue segno della fragilità della
“carne” di fronte alla logica del regno di Dio. Carne è l’uomo considerato nel suo limite che può essere superato solo grazie alla potenza di Dio, con la forza del suo Spirito.
Giuda era dominato da bassi interessi come il denaro, o forse da altri, come il nazionalismo fanatico che proponeva la rivolta armata contro il potere di Roma.
Ma anche l’entusiasmo sincero per Gesù da parte di Pietro, non era sostenuto da una adesione forte al progetto del Maestro, che lo invitava a seguirlo sulla via della croce, senza averne risposta, anzi nel suo rifiuto ostinato. Pietro ne aveva di entusiasmo, ma anche per lui, quella fu una notte di tradimento. 
 “Darò la mia vita per te!”,protesta Pietro. E’ una promessa senza fondamento…sulle ali di un entusiasmo inconsapevole e fragile. Non ha capito il vero senso del cammino di Gesù, si fida solo dei suoi poveri sentimenti.
Certo, l’apostolo comprenderà poco alla volta la malizia del suo comportamento, quando incrocerà lo sguardo penetrante di Gesù nel cortile del tempio, dopo la cattura:
E uscito fuori, pianse amaramente...”.Da lì ha inizio un percorso di consapevolezza e di
profonda maturazione interiore. Pietro è tutti noi quando ci fidiamo troppo di noi stessi e non ci affidiamo alla forza dell’amore di Dio che sostiene la nostra debolezza. 
Lo capirà S. Paolo quando affermerà: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza!” (Fil. 4,13)
Tornando a Giuda, il testo dice: “Preso il boccone subito uscì: ed era notte.”.Non è la notte del tempo che segue il giorno, ma la notte delle tenebre, nelle quali entra Giuda. 
Tuttavia la sua fine tragica non ci consente di dare un giudizio definitivo su di lui che spetta solo a Dio.
E in questo contesto di tradimenti e di debolezze Gesù afferma: “Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato”. Perché la gloria di Dio è la forza del suo amore fedele che supera e vince tutte le nostre umane debolezze.

domenica 5 aprile 2020

5 aprile


Lunedì Santo - 6 aprile 2020



Lunedì Santo - 6 aprile 2020
Prima Lettura

Non griderà, non farà udire in piazza la sua voce. (Primo canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta IsaìaIs 42,1-7

«Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento». Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 26 (27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?

Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.
Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. R. 
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia. R. 
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Salve, nostro Re:
tu solo hai compassione di noi peccatori.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
 
Vangelo - Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevanoin Gesù.

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Cari amici, abbiamo iniziato la Settimana Santa. Ho visto che ci sono in visione molti sussidi come video testi e altre possibilità che ci possono aiutare a vivere intensamente questi prossimi giorni.
Grazie per queste vostre iniziative!  
Io mi limito semplicemente ad offrire sul blog della parrocchia, in versione, diciamo così casalinga, la liturgia di ogni giorno con un breve commento sulla parola del Signore.
Il Vangelo del lunedì santo ci presenta un momento di calda intimità di Gesù con la famiglia di Betania, famiglia certamente molto cara a Gesù che godeva spesso dell’ospitalità dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, presente ora a tavola dopo che era stato risuscitato dai morti. La casa di Betania potrebbe essere simbolo anche della casa-Chiesa, nella quale cerchiamo di vivere rapporti fraterni di amicizia, di cordialità e di incontro sereno. Così ci auguriamo che sia la nostra comunità ogni comunità cristiana.
Ed ecco la sorpresa: Maria compie un gesto di grande significato verso Gesù: “prende una libbra di olio profumato di nardo assai prezioso, cosparge i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Tutta la casa si riempie di profumo”.
A questo punto interviene Giuda, che doveva poi tradire Gesù. 
Si lamenta per lo spreco di profumo e giustifica la sua critica con la proposta di beneficare i poveri. In realtà appare la malizia profonda del cuore di Giuda il quale, nella sua avarizia e attaccamento al denaro (..sullo sfondo si delinea l’imminente vendita di Gesù per 30 denari),rubava i soldi dalla borsa comune che sosteneva Gesù gli apostoli.
Gesù apprezza caldamente il gesto di Maria: è quasi un segno profetico in previsione anche della sepoltura. E commenta: “I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
Che intende dire Gesù? Gesù apprezza e gode dell’attenzione premurosa di Maria verso di lui. E questo legame affettuoso deve essere presente in ogni discepolo di Gesù e perciò in ciascuno di noi. La relazione calda con Gesù, l’accoglienza della sua persona, il rapporto vitale con lui, l’obbedienza alla sua parola: sono questi i beni primari che esprimono tutta la nostra fede. Se mancasse questa relazione, non possiamo dirci discepoli di Gesù, ma forse delle generiche persone religiose…

 E i poveri ? Gesù non intende per nulla sottovalutare i poveri, ma vuole mettere in evidenza che l’attenzione ad essi  deve essere accompagnata  dalla primaria dedizione amorevole alla sua persona. Questo attaccamento a Gesù, assolutamente necessario, ci aiuterà anche ad acquisire una giusta sensibilità verso poveri e gli ultimi, come Gesù stesso ha fatto nella sua vita.
Così scrive un commentatore: “Che cosa sarebbe la Chiesa, se la borsa di Giuda fosse piena per i poveri e la casa di Betania vuota di profumo? (V. Mannucci)

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Una simpaticissima e sentita testimonianza dal Brasile....

sabato 4 aprile 2020

3 aprile






Domenica delle Palme

ORAZIONE
Dio Onnipotente ed eterno, benedici questi rami,
e concedi a noi, tuoi fedeli, che accompagniamo
esultanti il Cristo, nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna ....
Oppure:
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli, che rechiamo
questi rami in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone. Per Cristo nostro Signore. 

VANGELO (Mt 21,1-11) - Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo- (Mt 21,1-11)


Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».


Parola del Signore.


Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio,
nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...

Prima Lettura
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Dal libro del profeta IsaìaIs 50,4-7


Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio


Salmo Responsoriale - Dal Sal 21 (22)

R. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.

Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. R.

Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele. R.

Seconda Lettura Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.Dalla lettera di san Paolo apostolo ai FilippésiFil 2,6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. Parola di Dio

Vangelo - La passione del Signore.
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo MatteoMt 26,14 -27,66

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni? In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi mi tradirà

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d'ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge


Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.


- Cominciò a provare tristezza e angoscia


Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.


- Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza


Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto - gli rispose Gesù -; anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa' il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».


- Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte


Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.


- Consegnarono Gesù al governatore Pilato


Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda - colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato Campo di sangue fino al giorno d'oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d'Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».


- Sei tu il re dei Giudei? 


Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


- Salve, re dei Giudei! 


Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.


- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni


Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d'Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.


- Elì, Elì, lemà sabactàni? 


A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa) 
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c'erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo


- Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.
- Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risorto dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie. Parola del Signore.

 
Sulle offerte

Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono;
non lo meritiamo per le nostre opere, ma l'ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio. Per Cristo nostro Signore.


Dopo la comunione


O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni,
e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare
nei beni in cui crediamo, fa' che per la sua risurrezione
possiamo giungere alla meta della nostra speranza.
Per Cristo nostro Signore.
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Vi propongo una serie di slides del mio amico prof. MARINO RAMA, docente di storia e di filosofia in un liceo di Villafranca... 
e da poco in pensione.
In questo tempo di Coronavirus ci regala (dietro sua autorizzazione) alcune riflessioni approfondite che ha voluto offrire ai suoi ex alunni(e)... corredate da testimonianze e brevi frasi di vari pensatori...
Grazie! Ci fanno meditare! 

Aggiungo,o in un altro post, un articolo di E.Bianchi sul tema della preghiera 
(in commento alla preghiera del Papa in piazza S.Pietro)...
e una riflessione di don Vincenzo, monaco Camaldolese. 















venerdì 3 aprile 2020

3 aprile 2020

Due contributi alla riflessione in tempo di Coronavirus
(da Verona Fedele 5 aprile 2020)

Come interviene Dio nelle vicende umane 
I Padri della Chiesa ci aiutano a leggere anche i fatti di stretta attualità 

Reverendo direttore, è vero che spesso la gente, oggi come sempre, è più in ricerca della magia che di Dio. O forse tutti, ci comportiamo così. Già sant’Agostino lamentava: “Molti gridano al Signore per la felicità temporale; solo di rado qualcuno grida al Signore per il Signore stesso. È facile all’uomo desiderare una qualunque cosa da parte del Signore e non desiderare Lui stesso, ma il dono non può essere più dolce di Colui che dona! Nel giorno della tua tribolazione cerca Dio. Non cercare qualcosa d’altro per mezzo di Dio, ma nella tribolazione cerca Dio, in modo che, se ti libererà dalla tribolazione, ciò valga ad unirti a Lui” (Agt 76, 2 e 3 PL 36,971). Mi interessa parlare di un’altra cosa. 
Ci sono altre riduzioni (anche ecclesiastiche) dell’immagine di Dio, perpetrata da tutti coloro che conoscono con certezza e nell’immediato quale sia il volere divino, quasi fossero ammessi quotidianamente al consiglio celeste, unitamente ai santi cherubini. Eccone alcune: “Dio castiga i cinesi perché sono atei comunisti” (versione Radio Maria); “Dio castiga questa umanità perversa” (versione tradizionale); “Pensare che Dio ca- stiga è ragionare da pagani” (versione progressista). Forse converrebbe fare un passo indietro come consiglia la Sapienza: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni” (Sap. 9,13- 14). 
Dio non prende l’umanità a mucchio ma guarda uno ad uno. Nel Nuovo Testamento risulta che ha colpito Anania e Saffira, il re Erode; ha minacciato persone singole e singole città. A volte ha colpito il peccatore per correggerlo e altre volte il santo per condurlo alla perfezione. Certamente Dio non punisce per maligna vendetta.
Questo sì sarebbe un ragionamento pagano ma quando decide di intervenire con durezza, ciò che fa è più che giusto e l’uomo deve adorare e ringraziare. 
Dichiara ancora Agostino: “L’ira o la gelosia di Dio non sono dei suoi turbamenti passionali di Dio. Col termine di ira si intende la vendetta che egli si prende delle colpe, e col nome di gelosia una richiesta di santità. Quando riguardano l’uomo, questi sentimenti producono come effetto il turbamento e la tristezza; se invece toccano Dio, sono perfettamente tranquilli. Con queste parole, poi, è dimostrato che le tribolazioni colpiscono gli uomini a causa dei loro peccati, e queste ci sono per tutti, anche per i fedeli. Da tali tribolazioni fiorisce la gloria del martirio mediante il dono della pazienza, quando si sa sopportare amorevolmente il flagello del Signore” (Agt 78,8 PL 36,1014). 
Quindi può darsi che con l’epidemia (avvenuta forse per causa naturale o forse per causa delinquenziale), Dio abbia deciso di chiamare qualcuno in cielo per premiarlo; qualche altro abbia voluto correggerlo, qualche altro condurlo a maggior perfezione (ad esempio le persone compassionevoli e solidali); qualche altro toglierlo dalle spese perché ormai troppo ingombrante. È chiaro soltanto un fatto: “È vera solo quella vita che si svolge secondo la giustizia di Dio. Infatti ci sono uomini che, mentre sembrano ancora vivi, sono già morti” (Ambrogio PL 14,1267 C). 
Gli increduli chiedono ai fedeli: “Dov’è la potenza di chi soccorre, dov’è la misericordia di un Dio buono? Contro simili obiezioni, c’è bisogno di un animo coraggioso e fedele” (Ilario PL 9,562 A); il quale “sa che nulla gli può accadere, se non per una norma di divina giustizia” (Ilr Pl 9,561 D). 
Grazie per la cortese attenzione
P. Vincenzo Bonato, monaco Camaldolese
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Pregare 
Enzo Bianchi - mercoledì 25 marzo 2020 da Avvenire

Papa Francesco ha avuto l’audacia di porsi come intercessore per l’umanità colpita dal coronavirus. Lo ha fatto andando a pregare davanti all’icona di Maria Salus populi romani e poi davanti allo storico Crocifisso nella chiesa di San Marcello al Corso, lo stesso che Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000 volle in San Pietro per la liturgia di confessione dei peccati commessi dalla Chiesa nella storia. Il Papa ha detto: «Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: fermala, Signore, con la tua mano!».
Parole ispirate dalla fede e dalla convinzione dell’efficacia della preghiera. Sono però parse stonate ad alcuni che hanno sottolineato come la vittoria sul virus si può ottenere grazie alla competenza umana e soprattutto alla ricerca scientifica e alla medicina. Dobbiamo essere sinceri e ammettere che per l’uomo secolarizzato di oggi è difficile, se non impossibile, pensare a un Dio che interviene a togliere il male. Questo soprattutto dopo l’acquisizione, anche nel pensare la fede, che Dio non manda il male per castigare i nostri peccati, perché non vuole la morte dei peccatori ma che essi si convertano e vivano.
Nel nostro immaginario devoto non abbiamo più la concezione di un Dio irato, che punisce o interviene, in nome di una giustizia da noi pensata umanamente, per sanzionare i nostri comportamenti e forzarci al bene. Abbiamo perduto anche l’immagine di un Dio che può liberarci qui e ora dal male in cui gemiamo e soffriamo. Come dunque pregherà un cristiano nell’ora del bisogno, della sofferenza e della morte? Cosa chiederà?
Tutta la Scrittura, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento, ci testimonia preghiere rivolte a Dio o a Gesù per la guarigione, fino alla richiesta di vittoria sulla morte. Mosè, quando sua sorella Maria fu colpita dalla malattia della lebbra, gridò al Signore: «Dio, ti prego, guariscila!» (Nm 12,13) e a Gesù tante volte fu chiesta la guarigione, dai malati stessi o da altri che glieli presentavano. Dunque con fede, semplicità e confidenza filiale in quest’ora di epidemia possiamo chiedere a Dio: «Ferma questa pestilenza! Liberaci da questa pandemia!». 
Non dimentichiamo che questa preghiera fiduciale è la stessa che la Chiesa ha sempre fatto per chiedere la pioggia, il ritorno del sereno, o per la liberazione da tempeste, dalla fame e dalla guerra.
Ma attenzione, il cristiano è ben consapevole: con questa formulazione di preghiera non pretende, non detta a Dio il comportamento, ma semplicemente denuncia davanti a lui il dolore che assale l’umanità e la potenza della morte che avanza. D’altronde Gesù stesso nel Getsemani di fronte alla morte violenta che stava per raggiungerlo pregò così: «Padre, allontana da me questo calice!» (Mc 14,36). Il Padre non gli tolse quel calice che Gesù, restando fedele alla sua vocazione e alla sua verità, non poteva non bere. Significativamente però, come attesta il Vangelo secondo Luca, gli mandò un messaggero, un “angelo interprete”, a consolarlo e a sostenerlo nella prova (cf. Lc 22,43). Potremmo dire che lo Spirito santo si fece consolatore di Gesù e, come l’aveva fortificato nel deserto di fronte alla tentazione del demonio, lo sostenne al momento della sua passione e morte.
Dio risponde sempre alla nostra preghiera, che noi dobbiamo fare con insistenza, senza venir meno: non per affaticare Dio, ma per invocarlo accanto a noi, per entrare nel mistero della sua presenza amorosa e accogliere il suo Spirito santo. Sì, perché Gesù ha detto: «Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito santo a quelli che glielo chiedono» (Lc 11,13).
Ogni nostra preghiera rivolta a Dio è sempre epiclesi,invocazione della discesa dello Spirito; e se non siamo liberati dal male, siamo comunque aiutati dallo Spirito stesso ad attraversare questa notte tenebrosa, sapendo che il Signore è accanto a noi. Come sta scritto nel salmo: «Così dice il Signore: Mi invocherà e io gli darò risposta, io sarò con lui nell’angoscia» ( Sal 91,15).Ecco perché in questi giorni nella nostra preghiera, quella a cui ci invita il Papa, quella spontanea dei credenti (a cui dà “luogo” stasera alla 21 a Brescia il Rosario promosso, anche in tv e sul web, dai media cristianamente ispirati), chiediamo che lo Spirito Santo ispiri la nostra azione, ci sostenga nel prenderci cura dei bisognosi e ci faccia sentire la presenza di Dio accanto a noi. Ma una forma semplice come quella utilizzata dal Papa – «Signore, ferma l’epidemia!» – è un grido che Dio certamente ascolta e comprende; soprattutto, è un grido che predispone chi lo eleva ad abbandonarsi con fiducia nel Signore. Nella preghiera è il nostro cuore che vuole stare accanto al cuore di Dio e le parole vanno comprese con il cuore. Per questo possiamo dire: «Signore, aiutaci, allontana da noi l’epidemia, fa’ trionfare la vita sulla morte!» e, nello stesso tempo, impegnarci per essere suoi strumenti in questa lotta contro il male. Papa Francesco ci ha chiamati a mezzogiorno di oggi alla preghiera comune del Padre Nostro, invitando tutti i cristiani e tutte le Chiese: sarà un’intercessione che ci vedrà concordi nel chiedere a Dio quei doni che sono necessari e che egli, quale Padre buono, non ci negherà. Pregheremo insieme: «Liberaci del male!».

giovedì 2 aprile 2020

3 aprile in vista delle PALME

3 aprile 2020 

Carissimi, ho notato tutto un fervore di proposte e inviti….in vista della prossima DOMENICA DELLE PALME e della SETTIMANA SANTA… Grazie! 
Io ho aspettato con pazienza, per intervenire, le indicazioni della diocesi che sono arrivate e che vi comunico.
Mi limito ora alla prossima domenica  5 aprile. 
Faccio notare che per star dietro a tutte le notizie e le proposte, mi ci vuole molto tempo, perché devo tener conto degli watsapp dei vari gruppi, che in questo periodo, fioccano da tutte le parti! Per semplificare… d’ora in poi vi invito a fare riferimento, soprattutto, al blog della parrocchia, che ci permette una sintesi ed è leggibile anche dal cellulare
(beatoandreablogspot.com o blog beato andrea).


Nella Domenica delle Palme la chiesa rimane aperta. Davanti alla chiesa colloco un crocifisso, accanto al quale metto un po’ di rami d’ulivosemplicemente come simbolo…
La gente può entrare in chiesa, giustificando la presenza con la solita “autocertificazione” che non credo sia abolita nella DOMENICA DELLE PALME. 
Ci sarà il lezionario aperto, con i foglietti soliti della domenica e varie proposte di preghiera…
I rami d’ulivo sono comprensibili e giustificabili all’interno  di una celebrazione vera e propria che comprenda la processione e la liturgia eucaristica.. 
NON SONO UN PORTAFORTUNA o qualcosa del genere! Hanno soprattutto un valore simbolico che richiama la pace e la fraternità, rese spendenti da Gesù che si definisce “mite e umile di cuore”!
Piuttosto approfondiamo la liturgia della parola di questa domenica, con il racconto della passione, e la nostra risposta di preghiera...
Per questa domenica, dalla diocesi, è prevista (non so come meglio definirla) una "benedizione generale” con queste parole del vicario: 

*** "...si invitino i fedeli ad avere un piccolo ramo di olivo nella propria casa, quindi il Vescovo concede ai parroci la facoltà di benedire i rami di ulivo, durante la celebrazione trasmessa attraverso i mezzi di comunicazione....

Quindi ….  ciascuno tenga un ramoscello augurale in casa….preso dal suo alberello di ulivo, nella sua proprietào in quella del vicino…e lo metta in casa o  davanti alla porta, come desidera.
Io non farò nessuna benedizione particolare, dando rilievo giustamente a quella del vescovo…In chiesa non troverete rami d’olivo…(vedi i 3 *** sopra…).

Restiamo uniti nel Signore che ci invita a Gerusalemme per camminare con Lui… don Attilio- BUONA SETTIMANA SANTA!