sabato 4 aprile 2020

3 aprile






Domenica delle Palme

ORAZIONE
Dio Onnipotente ed eterno, benedici questi rami,
e concedi a noi, tuoi fedeli, che accompagniamo
esultanti il Cristo, nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna ....
Oppure:
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli, che rechiamo
questi rami in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone. Per Cristo nostro Signore. 

VANGELO (Mt 21,1-11) - Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo- (Mt 21,1-11)


Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».


Parola del Signore.


Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio,
nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...

Prima Lettura
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Dal libro del profeta IsaìaIs 50,4-7


Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio


Salmo Responsoriale - Dal Sal 21 (22)

R. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.

Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. R.

Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele. R.

Seconda Lettura Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.Dalla lettera di san Paolo apostolo ai FilippésiFil 2,6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. Parola di Dio

Vangelo - La passione del Signore.
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo MatteoMt 26,14 -27,66

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni? In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi mi tradirà

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d'ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge


Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.


- Cominciò a provare tristezza e angoscia


Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.


- Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza


Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto - gli rispose Gesù -; anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa' il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».


- Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte


Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.


- Consegnarono Gesù al governatore Pilato


Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda - colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato Campo di sangue fino al giorno d'oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d'Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».


- Sei tu il re dei Giudei? 


Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


- Salve, re dei Giudei! 


Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.


- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni


Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d'Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.


- Elì, Elì, lemà sabactàni? 


A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa) 
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c'erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo


- Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.
- Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risorto dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie. Parola del Signore.

 
Sulle offerte

Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono;
non lo meritiamo per le nostre opere, ma l'ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio. Per Cristo nostro Signore.


Dopo la comunione


O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni,
e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare
nei beni in cui crediamo, fa' che per la sua risurrezione
possiamo giungere alla meta della nostra speranza.
Per Cristo nostro Signore.
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Vi propongo una serie di slides del mio amico prof. MARINO RAMA, docente di storia e di filosofia in un liceo di Villafranca... 
e da poco in pensione.
In questo tempo di Coronavirus ci regala (dietro sua autorizzazione) alcune riflessioni approfondite che ha voluto offrire ai suoi ex alunni(e)... corredate da testimonianze e brevi frasi di vari pensatori...
Grazie! Ci fanno meditare! 

Aggiungo,o in un altro post, un articolo di E.Bianchi sul tema della preghiera 
(in commento alla preghiera del Papa in piazza S.Pietro)...
e una riflessione di don Vincenzo, monaco Camaldolese. 















venerdì 3 aprile 2020

3 aprile 2020

Due contributi alla riflessione in tempo di Coronavirus
(da Verona Fedele 5 aprile 2020)

Come interviene Dio nelle vicende umane 
I Padri della Chiesa ci aiutano a leggere anche i fatti di stretta attualità 

Reverendo direttore, è vero che spesso la gente, oggi come sempre, è più in ricerca della magia che di Dio. O forse tutti, ci comportiamo così. Già sant’Agostino lamentava: “Molti gridano al Signore per la felicità temporale; solo di rado qualcuno grida al Signore per il Signore stesso. È facile all’uomo desiderare una qualunque cosa da parte del Signore e non desiderare Lui stesso, ma il dono non può essere più dolce di Colui che dona! Nel giorno della tua tribolazione cerca Dio. Non cercare qualcosa d’altro per mezzo di Dio, ma nella tribolazione cerca Dio, in modo che, se ti libererà dalla tribolazione, ciò valga ad unirti a Lui” (Agt 76, 2 e 3 PL 36,971). Mi interessa parlare di un’altra cosa. 
Ci sono altre riduzioni (anche ecclesiastiche) dell’immagine di Dio, perpetrata da tutti coloro che conoscono con certezza e nell’immediato quale sia il volere divino, quasi fossero ammessi quotidianamente al consiglio celeste, unitamente ai santi cherubini. Eccone alcune: “Dio castiga i cinesi perché sono atei comunisti” (versione Radio Maria); “Dio castiga questa umanità perversa” (versione tradizionale); “Pensare che Dio ca- stiga è ragionare da pagani” (versione progressista). Forse converrebbe fare un passo indietro come consiglia la Sapienza: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni” (Sap. 9,13- 14). 
Dio non prende l’umanità a mucchio ma guarda uno ad uno. Nel Nuovo Testamento risulta che ha colpito Anania e Saffira, il re Erode; ha minacciato persone singole e singole città. A volte ha colpito il peccatore per correggerlo e altre volte il santo per condurlo alla perfezione. Certamente Dio non punisce per maligna vendetta.
Questo sì sarebbe un ragionamento pagano ma quando decide di intervenire con durezza, ciò che fa è più che giusto e l’uomo deve adorare e ringraziare. 
Dichiara ancora Agostino: “L’ira o la gelosia di Dio non sono dei suoi turbamenti passionali di Dio. Col termine di ira si intende la vendetta che egli si prende delle colpe, e col nome di gelosia una richiesta di santità. Quando riguardano l’uomo, questi sentimenti producono come effetto il turbamento e la tristezza; se invece toccano Dio, sono perfettamente tranquilli. Con queste parole, poi, è dimostrato che le tribolazioni colpiscono gli uomini a causa dei loro peccati, e queste ci sono per tutti, anche per i fedeli. Da tali tribolazioni fiorisce la gloria del martirio mediante il dono della pazienza, quando si sa sopportare amorevolmente il flagello del Signore” (Agt 78,8 PL 36,1014). 
Quindi può darsi che con l’epidemia (avvenuta forse per causa naturale o forse per causa delinquenziale), Dio abbia deciso di chiamare qualcuno in cielo per premiarlo; qualche altro abbia voluto correggerlo, qualche altro condurlo a maggior perfezione (ad esempio le persone compassionevoli e solidali); qualche altro toglierlo dalle spese perché ormai troppo ingombrante. È chiaro soltanto un fatto: “È vera solo quella vita che si svolge secondo la giustizia di Dio. Infatti ci sono uomini che, mentre sembrano ancora vivi, sono già morti” (Ambrogio PL 14,1267 C). 
Gli increduli chiedono ai fedeli: “Dov’è la potenza di chi soccorre, dov’è la misericordia di un Dio buono? Contro simili obiezioni, c’è bisogno di un animo coraggioso e fedele” (Ilario PL 9,562 A); il quale “sa che nulla gli può accadere, se non per una norma di divina giustizia” (Ilr Pl 9,561 D). 
Grazie per la cortese attenzione
P. Vincenzo Bonato, monaco Camaldolese
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Pregare 
Enzo Bianchi - mercoledì 25 marzo 2020 da Avvenire

Papa Francesco ha avuto l’audacia di porsi come intercessore per l’umanità colpita dal coronavirus. Lo ha fatto andando a pregare davanti all’icona di Maria Salus populi romani e poi davanti allo storico Crocifisso nella chiesa di San Marcello al Corso, lo stesso che Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000 volle in San Pietro per la liturgia di confessione dei peccati commessi dalla Chiesa nella storia. Il Papa ha detto: «Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: fermala, Signore, con la tua mano!».
Parole ispirate dalla fede e dalla convinzione dell’efficacia della preghiera. Sono però parse stonate ad alcuni che hanno sottolineato come la vittoria sul virus si può ottenere grazie alla competenza umana e soprattutto alla ricerca scientifica e alla medicina. Dobbiamo essere sinceri e ammettere che per l’uomo secolarizzato di oggi è difficile, se non impossibile, pensare a un Dio che interviene a togliere il male. Questo soprattutto dopo l’acquisizione, anche nel pensare la fede, che Dio non manda il male per castigare i nostri peccati, perché non vuole la morte dei peccatori ma che essi si convertano e vivano.
Nel nostro immaginario devoto non abbiamo più la concezione di un Dio irato, che punisce o interviene, in nome di una giustizia da noi pensata umanamente, per sanzionare i nostri comportamenti e forzarci al bene. Abbiamo perduto anche l’immagine di un Dio che può liberarci qui e ora dal male in cui gemiamo e soffriamo. Come dunque pregherà un cristiano nell’ora del bisogno, della sofferenza e della morte? Cosa chiederà?
Tutta la Scrittura, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento, ci testimonia preghiere rivolte a Dio o a Gesù per la guarigione, fino alla richiesta di vittoria sulla morte. Mosè, quando sua sorella Maria fu colpita dalla malattia della lebbra, gridò al Signore: «Dio, ti prego, guariscila!» (Nm 12,13) e a Gesù tante volte fu chiesta la guarigione, dai malati stessi o da altri che glieli presentavano. Dunque con fede, semplicità e confidenza filiale in quest’ora di epidemia possiamo chiedere a Dio: «Ferma questa pestilenza! Liberaci da questa pandemia!». 
Non dimentichiamo che questa preghiera fiduciale è la stessa che la Chiesa ha sempre fatto per chiedere la pioggia, il ritorno del sereno, o per la liberazione da tempeste, dalla fame e dalla guerra.
Ma attenzione, il cristiano è ben consapevole: con questa formulazione di preghiera non pretende, non detta a Dio il comportamento, ma semplicemente denuncia davanti a lui il dolore che assale l’umanità e la potenza della morte che avanza. D’altronde Gesù stesso nel Getsemani di fronte alla morte violenta che stava per raggiungerlo pregò così: «Padre, allontana da me questo calice!» (Mc 14,36). Il Padre non gli tolse quel calice che Gesù, restando fedele alla sua vocazione e alla sua verità, non poteva non bere. Significativamente però, come attesta il Vangelo secondo Luca, gli mandò un messaggero, un “angelo interprete”, a consolarlo e a sostenerlo nella prova (cf. Lc 22,43). Potremmo dire che lo Spirito santo si fece consolatore di Gesù e, come l’aveva fortificato nel deserto di fronte alla tentazione del demonio, lo sostenne al momento della sua passione e morte.
Dio risponde sempre alla nostra preghiera, che noi dobbiamo fare con insistenza, senza venir meno: non per affaticare Dio, ma per invocarlo accanto a noi, per entrare nel mistero della sua presenza amorosa e accogliere il suo Spirito santo. Sì, perché Gesù ha detto: «Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito santo a quelli che glielo chiedono» (Lc 11,13).
Ogni nostra preghiera rivolta a Dio è sempre epiclesi,invocazione della discesa dello Spirito; e se non siamo liberati dal male, siamo comunque aiutati dallo Spirito stesso ad attraversare questa notte tenebrosa, sapendo che il Signore è accanto a noi. Come sta scritto nel salmo: «Così dice il Signore: Mi invocherà e io gli darò risposta, io sarò con lui nell’angoscia» ( Sal 91,15).Ecco perché in questi giorni nella nostra preghiera, quella a cui ci invita il Papa, quella spontanea dei credenti (a cui dà “luogo” stasera alla 21 a Brescia il Rosario promosso, anche in tv e sul web, dai media cristianamente ispirati), chiediamo che lo Spirito Santo ispiri la nostra azione, ci sostenga nel prenderci cura dei bisognosi e ci faccia sentire la presenza di Dio accanto a noi. Ma una forma semplice come quella utilizzata dal Papa – «Signore, ferma l’epidemia!» – è un grido che Dio certamente ascolta e comprende; soprattutto, è un grido che predispone chi lo eleva ad abbandonarsi con fiducia nel Signore. Nella preghiera è il nostro cuore che vuole stare accanto al cuore di Dio e le parole vanno comprese con il cuore. Per questo possiamo dire: «Signore, aiutaci, allontana da noi l’epidemia, fa’ trionfare la vita sulla morte!» e, nello stesso tempo, impegnarci per essere suoi strumenti in questa lotta contro il male. Papa Francesco ci ha chiamati a mezzogiorno di oggi alla preghiera comune del Padre Nostro, invitando tutti i cristiani e tutte le Chiese: sarà un’intercessione che ci vedrà concordi nel chiedere a Dio quei doni che sono necessari e che egli, quale Padre buono, non ci negherà. Pregheremo insieme: «Liberaci del male!».

giovedì 2 aprile 2020

3 aprile in vista delle PALME

3 aprile 2020 

Carissimi, ho notato tutto un fervore di proposte e inviti….in vista della prossima DOMENICA DELLE PALME e della SETTIMANA SANTA… Grazie! 
Io ho aspettato con pazienza, per intervenire, le indicazioni della diocesi che sono arrivate e che vi comunico.
Mi limito ora alla prossima domenica  5 aprile. 
Faccio notare che per star dietro a tutte le notizie e le proposte, mi ci vuole molto tempo, perché devo tener conto degli watsapp dei vari gruppi, che in questo periodo, fioccano da tutte le parti! Per semplificare… d’ora in poi vi invito a fare riferimento, soprattutto, al blog della parrocchia, che ci permette una sintesi ed è leggibile anche dal cellulare
(beatoandreablogspot.com o blog beato andrea).


Nella Domenica delle Palme la chiesa rimane aperta. Davanti alla chiesa colloco un crocifisso, accanto al quale metto un po’ di rami d’ulivosemplicemente come simbolo…
La gente può entrare in chiesa, giustificando la presenza con la solita “autocertificazione” che non credo sia abolita nella DOMENICA DELLE PALME. 
Ci sarà il lezionario aperto, con i foglietti soliti della domenica e varie proposte di preghiera…
I rami d’ulivo sono comprensibili e giustificabili all’interno  di una celebrazione vera e propria che comprenda la processione e la liturgia eucaristica.. 
NON SONO UN PORTAFORTUNA o qualcosa del genere! Hanno soprattutto un valore simbolico che richiama la pace e la fraternità, rese spendenti da Gesù che si definisce “mite e umile di cuore”!
Piuttosto approfondiamo la liturgia della parola di questa domenica, con il racconto della passione, e la nostra risposta di preghiera...
Per questa domenica, dalla diocesi, è prevista (non so come meglio definirla) una "benedizione generale” con queste parole del vicario: 

*** "...si invitino i fedeli ad avere un piccolo ramo di olivo nella propria casa, quindi il Vescovo concede ai parroci la facoltà di benedire i rami di ulivo, durante la celebrazione trasmessa attraverso i mezzi di comunicazione....

Quindi ….  ciascuno tenga un ramoscello augurale in casa….preso dal suo alberello di ulivo, nella sua proprietào in quella del vicino…e lo metta in casa o  davanti alla porta, come desidera.
Io non farò nessuna benedizione particolare, dando rilievo giustamente a quella del vescovo…In chiesa non troverete rami d’olivo…(vedi i 3 *** sopra…).

Restiamo uniti nel Signore che ci invita a Gerusalemme per camminare con Lui… don Attilio- BUONA SETTIMANA SANTA!

sabato 28 marzo 2020

liturgia 29 marzo 2020

5a domenica di Quaresima   anno A

Colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,

che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
Egli è Dio e vive e regna con te...
Oppure:

Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo vivente;
tu che hai manifestato la tua compassione nel pianto
di Gesù per l'amico Lazzaro, guarda oggi l'afflizione della chiesa
che piange e prega per i suoi figli morti a causa del peccato,
e con la forza del tuo Spirito richiamali alla vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo ....
Prima Lettura - Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.

Dal libro del profeta EzechièleEz 37,12-14

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale - Dal Sal 129 (130)

R. Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?

Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R.
Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore

più che le sentinelle all'aurora. R.
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. R.

Seconda Lettura
Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,8-11
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Parola di Dio

Vangelo - Io sono la risurrezione e la vita
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 11,1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.

Sulle offerte

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:
tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede,
trasformaci con la potenza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Chiunque vive e crede in me,
non morirà in eterno, dice il Signore. (Gv 11,26)

Dopo la comunione

Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli
di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo,
poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue.
Per Cristo nostro Signore.

 IMMAGINE DA COLORARE...( PER I PICCOLI...)


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Commento di don Bruno Maggioni

Il lungo racconto della risurrezione di Lazzaro è scritto indubbiamente con molta arte. Molti gli aspetti che si potrebbero sottolineare. Ritengo però che il punto nodale sia la sovrapposizione di due vicende: Lazzaro abbandonato alla morte e Gesù abbandonato alla Croce. Il racconto inizia con un appello delle sorelle: «Signore, colui che tu ami è malato». Ma per accogliere questo appello, Gesù deve ritornare in Giudea mettendo a repentaglio la propria vita. È questa la coincidenza che Giovanni sfrutta per sovrapporre le due vicende. Ambedue sono per l'uomo uno scandalo. Gesù ama Lazzaro (questo motivo è ripetutamente sottolineato) e tuttavia lo lascia morire: perché? Ognuno comprende che si tratta del mistero dell'esistenza dell'uomo: una promessa di vita che poi pare smentita, una promessa di Dio che poi sembra contraddirsi. Un mistero inquietante, che in nessun modo va attenuato. Anche Gesù ha pianto di fronte alla morte dell'amico, come ha provato smarrimento di fronte all'imminenza della Croce. La morte, come la Croce, continua a rimanere qualcosa di incomprensibile: sei di fronte al Dio che dice di amarti e tuttavia sembra abbandonarti. Gesù piange, dimostrando in tal modo di amare Lazzaro profondamente. Ma ecco la domanda: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva far sì che questi non morisse?». È la domanda dei presenti ed è anche la nostra domanda.
Ma la stessa domanda, oserei dire ingigantita, si propone anche per la Croce di Gesù. Se Gesù è Figlio di Dio, amato da Dio, perché è abbandonato alla Croce? Se Dio è con lui, non dovrebbe accadere diversamente?
E così il mistero dell'esistenza dell'uomo, amato da Dio e tuttavia abbandonato alla morte, si rispecchia e si ingigantisce nel mistero della Croce di Gesù. Ma anche si risolve. Perché c'è vedere e vedere, e della Croce, come dell'esistenza dell'uomo, sono possibili due letture. C'è lo sguardo privo di fede di chi si arresta allo scandalo, e vede nella morte dell'uomo come nella Croce di Cristo il segno del fallimento. E c'è lo sguardo che si apre alla fede e supera lo scandalo, e vede che nella Croce di Gesù splende la risurrezione, come nella morte dell'uomo. E questo è davvero per i cristiani un punto fermo: se si vuol trovare nella storia e nella vita un senso, occorre saper vedere nella Croce di Cristo la gloria di Dio. Non è possibile diversamente. Con questo preciso richiamo al mistero dell'esistenza dell'uomo - che nel mistero della Croce di Cristo si rispecchia, si ingigantisce e si risolve - possiamo concludere anche la nostra lettura. Giovanni ha saputo trasformare l'episodio di Lazzaro in un discorso altamente teologico, e proprio per questo anche esistenziale, rivolto a ogni uomo che ha il coraggio di porsi l'interrogativo sull'esistenza. 








28 marzo 2020


sabato 21 marzo 2020

22 marzo


4a domenica di Quaresima anno A

Colletta

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure: 
O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri cuori con la grazia del tuo Spirito,
perchè vediamo colui che hai mandato sa illuminare il mondo,e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.Egli è Dio, e vive ....

Prima LetturaDavide è consacrato con l'unzione re d'Israele.

Dal primo libro di Samuele - 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse ilSignore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale Dal Sal 22 (23)
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia. R. 

Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signoreper lunghi giorni. R.

Seconda Lettura Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli EfesìniEf 5,8-14


Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».

Parola di Dio

Vangelo - Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 9,1-41 (forma breve 9,1.6-9.13-17.34-38


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo»
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». 
Parola del Signore.

Sulle offerte
Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera
e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

Dopo la comunione
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa' risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienzae possiamo amarti con cuore sincero.Per Cristo nostro Signore.

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parrocchia Beato Andrea da Peschiera 
GESU’ E IL CIECO NATO (4° incontro di catechesi)

«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».  Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. 

Gv 9,35b-38 

Gesù si rivela come luce e acceca – cioè mette in crisi – chi pensa di vedere. È a partire da qui che i contrasti cominciano a diventare forti soprattutto con le autorità del tempo, a rischio della sua vita. Per di più, tali contrasti iniziano a coinvolgere anche il testimone – in questo caso, colui che prima era cieco e ora ci vede. Tuttavia, al crescere delle ostilità nei confronti di colui che inizialmente era cieco e poi ci vede corrisponde il crescere della fede di quest’ultimo, in un contesto in cui Gesù, luce del mondo, pur prendendo l’iniziativa, non fa mai il passo al posto suo. 

Introduzione all’incontro 

«... non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,14b-15).

Ci sono situazioni in cui la fede è messa in crisi. Ci sono percorsi difficili in cui la fede è chiamata a mettersi a confronto anche con chi non la pensa come me…,una sfida. Ma non sono percorsi inutili. 
Come reagisco ai (pre-)giudizi e ai luoghi comuni che mettono in crisi la mia fede? 

L’articolazione del testo di Gv 9,1-41 

Il cieco nato: la fede come cammino di maturazione 

Prendiamo in esame i due momenti in cui l’uomo è presente sulla scena con Gesù (9,6-7 e 9,35-38), per mostrare come la fede è un cammino in cui si matura se ci si lascia guidare e illuminare dal Signore. 

Giovanni 9,6-7.35-41

 Detto questo, (Gesù) sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco  e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 
Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».  Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 
Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘‘Noi vediamo’’, il vostro peccato rimane». 

Gesù illumina materialmente il cieco (vv. 6-7) 

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù passa all’azione e diventa realmente la luce per il cieco dalla nascita. 
Con il v. 6 infatti il ritmo del racconto si fa sempre più serrato: il cieco-nato non chiede nulla a Gesù e non replica nulla al suo comando. Mostra un’obbedienza silenziosa che è solo il primo passo del suo affascinante e progressivo cammino di fede. 
Insolito è il modo di compiere il miracolo da parte di Gesù. Egli ricorre allo sputo e alla saliva (che erano materie con una riconosciuta funzione di guarigione, ma anche dal sapore simbolico: ciò che fa Gesù richiama la creazione dell’uomo in Gen 2,7). Inoltre  questa azione era vietata in giorno di sabato (era un “lavoro!” e perciò alla base dell’accusa di peccato mossa a Gesù) 
 Poi Gesù invia il cieco a lavarsi alla piscina di Siloe: che vuol dire?
 il Maestro non vuole far tutto senza la collaborazione del cieco, e inviandolo alla piscina di Siloe, ne riconosce la dignità di persona. Poi si spiega il significato della parola aramaica Siloe, «che significa inviato». Si vuol dire che il il cieco-nato  è stato inviato da Gesù ma che Gesù è il vero inviato dal Padre. 

Gesù illumina spiritualmente il cieco (vv. 35-38) 

Va notato che l’assenza dalla scena di Gesù nei vv. 8-34 permette al cieco guarito di affrontare liberamente il dibattito e gli interrogatori a cui è sottoposto, Inoltreviene evidenziato il forte contrasto dei due schieramenti nei confronti di Gesù: la fede del cieco guarito  eil fronte compatto dei contrari (farisei-Giudei).
Proprio nel momento in cui il cieco “viene cacciato fuori” dalle autorità religiose del Tempio, ricompare Gesù, il cui ruolo ora risulterà decisivo. L’azione di Gesù infatti, è riassunta nella parola «trovatolo:  significa “trovare-accogliere” il cieco (in netto contrasto con la chiusura dei Giudei), ma  anche “trovare la pecora perduta” da parte del Buon Pastore per condurla ad approfondire la fede.
Al v. 35 Gesù infatti domanda al miracolato di chiarire  la sua fede nel Figlio dell’uomo. La narrazione, ora, si apre finalmente a un dialogo schietto. Il cieco sanato non ha timore di riconoscere la propria ignoranza, ma anche di mettersi in ricerca per rinnovare la propria disponibilità a credere («e chi è, Signore, perché io creda il lui?...»).
In questo dialogo si mette in luce il desiderio libero di ricerca della verità da parte del cieco, ormai pienamente vedente. Rispetto alle molte domande tranello degli interrogatori precedenti, Gesù vuol quasi mostrare che il cammino per riconoscere Gesù come Figlio dell’uomo non è scontato, ma è frutto di una ricerca prolungata e paziente. 
Stupisce poi il modo di rispondere di Gesù al v. 37: «Lo hai anche visto, e colui che parla con te è lui!». Più che un vedere fisico Gesù sta già indicando al suo interlocutore un altro piano di conoscenza quello interiore, con uno sguardo più profondo... L’esito finale pone ancora una volta la fede in Cristo come punto d’arrivo di un cammino complesso e non privo di difficoltà. Il cieco ora davvero vedente dice a parole e con un gesto al v. 38 la propria fede: «ed egli disse: “Credo, Signore!”. E lo adorò/ si prostrò»).
La conclusione della vicenda (vv.39-41) 
In realtà, le parole di Gesù al v. 39 e poi il dialogo finale dei vv. 40-41, se da un lato servono per rileggere l’esperienza appena raccontata nel capitolo con il duplice risvolto possibile (positivo per il cieco guarito, negativo per i farisei-Giudei), dall’altro risuonano come una chiamata urgente per tutti i presenti, siano essi «i farisei che sono con luii lettori del Vangelo di ogni tempo.
nfatti, la domanda «forse anche noi siamo ciechi?»si presenta come una domanda seria per quelli che ascoltano… il lettore è invitato a domandarsi se ciò non valga anche per se stesso. Questo testo evangelico ci testimonia che proprio nel momento di crisi, di esclusione, di solitudine e di sconforto, il Signore Gesù si manifesta e illumina spiritualmente la vita di colui che è in crisi. 
Lo abbiamo sperimentato anche noi? 

Preghiera finale 

Signore, Tu sei la mia luce; senza di Te cammino nelle tenebre, senza di Te non posso neppure fare un passo, senza di Te non so dove vado: sono un cieco che pretende di guidareun altro cieco.
Se Tu mi apri gli occhi, Signore,io vedrò la tua Luce,i miei piedi cammineranno nella via della vita. Signore, se Tu mi illuminerai io potrò illuminare: Tu fai di noi luce nel mondo. 

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da VERONA FEDELE - 22 marzo 2020- sul CORONAVIRUS

Un nemico minuscolo e ancora piuttosto sconosciuto, ma capacedi cambiare radicalmente le nostrevite, lasciandociimpotenti e smarriti. Siamo giusta-mente preoccupatiper quello che nonpossiamo più faree per un isolamento forzato a cui noneravamo abituati. 
Avvertiamo anche tutta la nostrafragilità che, d’improvviso, condividiamo con ogni altro essere umano,senza più distinzioni. Probabilmente,impariamo anchead apprezzare meglio tante esperienze abituali che da un momento all’altro ci vengono a mancare. Come cristiani, soffriamo soprattutto per non poter celebrare insieme l’Eucaristia e al- tri sacramenti. Certo, le chiese rimangono aperte e ciascuno può continuare a pregare per conto proprio, come raccomanda anche il Vangelo (“quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo...”, Matteo 6,6), ma sentiamo che non ci basta. Perché la Messa non è anzitutto un precetto da assolvere e nemmeno soltanto un rito che ci identifica; è l’espressione più autentica del nostro essere comunità, corpo di Cristo. 
“Senza la domenica non possiamo vivere”,dichiarava con coraggio un gruppo di cristiani perseguitati dei primi secoli. Quel tempo, fortunatamente, è passato, ma il fatto di non poter partecipare alla Messa può aiutarci a non dimenticare che per molti cristiani, come ci ha ricordato anche il recente Sinodo per l’Amazzonia, si tratta di una condizione ordinaria. 
Questo virus, che ci impone di tenere una di- stanza di sicurezza da coloro che incontriamo, ci ha inaspettatamente avvicinato a molte donne e uomini che, quando va bene, riescono a celebrare l’Eucaristia una o due volte all’anno. Ebbene: questa situazione li rende meno cristiani di noi? E noi, in questi giorni difficili, lo siamo meno di prima? Basterà quindi riprendere a celebrare regolarmente la Messa per tornare ad essere cristiani veri? O non possiamo, anche in questa “prova”, continuare ad essere donne e uomini “eucaristici”, cioè pie- ni di gratitudine e ancora capaci di comunione? Non è forse questo il senso più autentico di quel “fate questo in memoria di me”? Ricordare il Signore, in fondo, non consiste proprio nel poterlo celebrare ogni giorno anzitutto con la nostra vita (si legga Romani 12)? 
Questo, nessun virus e nessuna norma potranno mai impedircelo. 


Don Luca Merlo, docente Studio teologico S.Zeno -Verona