domenica 1 marzo 2020

1 marzo 2020




..nella nostra chiesa
1a Quaresima A 

Prima lettura (Gen 2,7-9; 3,1-7)
Dal libro della Genesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio    ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete          
toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Salmo responsoriale (Sal 50)
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia 
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. 

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. 

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Seconda lettura (Rm 5,12-19)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Vangelo (Mt 4,1-11)
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli   disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 1Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
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“Io credo che tu sei il Cristo” –CATECHESI ADULTI
Prima domenica di Quaresima (2020)

Preghiera allo Spirito Santo (Paolo VI)

Vieni, Spirito Santo. Tu sei il Vivificatore, il Consolatore, il Fuoco dell’anima, la viva sorgente interiore.
Tu sei l’Amore, nel significato divino di questa parola.
Noi abbiamo di te assoluto bisogno. Tu sei la Vita della nostra vita.
Tu sei il Santificatore che abbiamo ricevuto tante volte nei sacramenti.
Tu sei il tocco di Dio che ha impresso nelle nostre anime il carattere cristiano. Tu sei la dolcezza e insieme la fortezza della vera vita cristiana.
Tu sei il dolce ospite della nostra anima. Tu sei l’Amico per il quale vogliamo avere attenzione interiore, silenzio reverenziale, ascoltazione docile, devozione affettuosa, amore forte.
Vieni, o Spirito Santo, rinnova la faccia della terra. Amen.

Per introdurci: preghiera penitenziale  (dal salmo 50)

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. 
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. 
 Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io   l’ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio. 
Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito 
mia madre. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo m’insegni
 la sapienza. 
Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve. 
Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato. 
 Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. 
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. 
 Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
    
Lettura del Vangelo -Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Commento al Vangelo

All’inizio del cammino quaresimale la liturgia propone l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto, presentato nei vangeli in collegamento al battesimo a cui egli si sottopose.  Satana si rifà infatti alla voce risuonata al Giordano: Se tu sei Figlio di Dio... Perché questo? Le tentazioni diventano un’occasione offerta a Gesù per provare la sua adesione al Padre. 
Gesù, vero uomo, venne spinto nel deserto dallo Spirito proprio perché era necessario che la sua umanità passasse attraverso la prova. Egli, infatti, non finse di essere tentato per insegnare come si vinca la tentazione/il desiderio/la superbia – per un discorso moralistico – ma realmente visse l’esperienza del dubbio e la fatica di credere divenendo così guida autentica e modello di vita per ogni uomo e donna di fede.
Possiamo ben notare le molte citazioni dalla Bibbia che Gesù, un ebreo perfettamente inserito nelle tradizioni di Israele ben conosceva. Il Maestro Gesù si rifà ai testi sacri del suo popolo, ispirandosi sempre alla Parola di Dio. 
Gesù fa sue le prove del popolo di Israele nel deserto: nelle acque del battesimo si richiama il passaggio del mar Rosso; nel digiuno, i 40 giorni di Mosè sul monte Sinai come pure la peregrinazione del popolo nel deserto. 
Le citazioni poste in bocca a Gesù si rifanno al miracolo della manna (Es 16), al miracolo dell’acqua scaturita dalla roccia (Es 17,1-7) e al dono della terra di
Canaan (Es 23,20-33; 34,11-14). In tutto questo si comprende quanto Israele no
sia riuscito a porre la sua piena fiducia in Dio, cosa che invece Gesù manifesta pienamente.
L’episodio delle tentazioni nel deserto appare come un dialogo,una discussione su tre argomenti fondamentali posti in tre diverse situazioni: la fame nel deserto; l’altezza e la vertigine da gestire sul pinnacolo del Tempio di Gerusalemme, il luogo santo del culto di Israele; il potere conquistabile guardato dal monte più alto di quella sua terra. 

Il primo argomento verte sul fare un miracolo per sfamarsi, soddisfacendo così uno dei bisogni primari di ogni creatura vivente; 
il secondo argomento riguarda lo sfidare Dio ponendo in atto un gesto a dir poco folle, pretendendo che Dio intervenga: un’azione che risulta inoltre oltremodo spettacolare, con lo scopo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica conquistabile attraverso miracoli scenografici; 
il terzo argomento posto dal tentatore ha a che fare con la conquista del potere sul mondo, ottenibile riconoscendo il diavolo come suo incontestato signore.

La prima tentazione ci dice che Gesù ha considerato la Parola del Padre più importante del ciboMio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 4,34). È una necessità che Gesù mette dunque, nella scala dei valori, ad un livello più basso rispetto al Regno: egli si è fidato della provvidenza del Padre, come ci testimonia nell’esortazione a cercare principalmente il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,24-34), e ha sempre rivolto il suo sguardo di Figlio verso quell’unico orizzonte che è Dio stesso, rimanendo fedele, umile ed ubbidientefino alla morte, e alla morte di croce(Fil 2,8).

La seconda tentazione ci mostra che il desiderio di fare spettacolo e di conquistare il successo facendo intervenire addirittura gli angeli e usando Dio per ottenerlo, non fa parte della logica di Gesù. Anche se il tentatore usa la Bibbia e manipola la Parola di Dio per essere più convincente, Gesù non cade nel tranello di recitare un ruolo per ottenere seguaci. Il potere che lui sceglie è quello proprio di Dio, per cui ogni ginocchio si piegherà (Fil 2,10) proclamandolo Figlio e Messia, ma solo dopo aver attraversato l’enigma della morte. Egli decide infatti di essere l’agnello di Dioche vince il male assumendolo pienamente e trasformandolo in bene per il mondo intero. Gesù salva attraverso quella croce proprio perché non risponde con la durezza alla violenza subita, ma accetta con amore la libertà di fare anche il male propria dei suoi accusatori e dei carnefici, riconoscendo in loro l’incomprensione nei suoi confronti e l’incapacità di capire: da qui scaturisce la richiesta del loro perdono fatta al Padre (cf. Lc 23,34).

Nella terza tentazione Gesù, rifiutando il potere offertogli da Satana e allontanando da lui colui che vorrebbe essere adorato per assoggettarlo a sé pienamente, dimostra di non voler influire direttamente sulle scelte che guidano il mondo, ottenendo facilmente il consenso del popolo. Dio è l’unico che ha il vero potere, quello del servizio. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mt 20,28). Il suo mettersi a servizio lo dimostrerà e attuerà in modo lampante durante l’ultima cena, lavando i piedi agli apostoli. 
Concludendo, Gesù viene dunque tentato nel suo essere Messia, per la liberazione dal dominio straniero, ma il messianismo politico concepito dai giudei viene da lui respinto. La conquista e l’instaurazione di un potere imperialistico in nome di Dio è una perversione diabolica della vera relazione di fede che riconosce l’unica signoria di Dio (R. Fabris).
Infine: Gesùche aveva rifiutato l’intervento divino per fare spettacolo e avere successo viene  aiutato nel segreto del deserto dagli angeli mandati dal Padre che, nella sua provvidenza, sazia l’umanissima fame del Figlio: un’immagine bellissima che ci testimonia la tenerezza di Dio, autentico Padre e Madre che soccorre e che ama.

Padre Nostro
Preghiera sul Vangelo

La tua missione è cominciata e tu, Gesù, vieni subito sottoposto alla tentazione. Non è facile il compito che ti aspetta. Coloro che attendono il Messia se lo sono immaginato nei modi più diversi.
E tu devi scegliere, a costo di deludere e di scontentare; a costo di apparire debole e incapace. Ti sei fatto uomo per questo: devi fare i conti con la fame, con la fatica, con la fragilità, legate alla nostra condizione. Non cerchi scorciatoie, ma accetti di farti condurre solo dalla fiducia nel Padre tuo.
Potresti compiere gesti spettacolari per attirare l’ attenzione su di te,
per dimostrare che tu vieni veramente da Dio: sei il suo Figlio!
Ma tu non hai bisogno che il Padre ti spiani la strada da ogni ostacolo
e costringa tutti ad accoglierti: non hai bisogno di prove per essere sicuro del suo amore. Ogni progetto ha bisogno di mezzi e spesso noi uomini riteniamo che sia determinante un grande spiegamento di forze.  
Tu, invece, decidi di essere il Messia povero, 
ma anche totalmente libero, che obbedisce solo al Padre.
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020
«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» 
(2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva. 
In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

2. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà. 
In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui. 

3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48). 
Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione. 

4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.
Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.
Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14). 
Francesco
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sabato 15 febbraio 2020

16 febbraio 2020

VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Prima lettura (Sir 15,16-21)
Dal libro del Siràcide

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

Salmo responsoriale (Sal 118)
Beato chi cammina nella legge del Signore.
Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.  

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.  

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.  

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.

Seconda lettura (1Cor 2,6-10)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. 
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 
Ma, come sta scritto: 
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Vangelo (Mt 5,17-37)
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «1Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione.  In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio,  né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.  Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.  Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».


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16 febbraio 2020- 6a domenica del tempo ordinario 

Avvisi

16 febbraio alle 17.30 nella chiesa di S.Benedetto  incontro - riflessione di Paolo Curtaz:  sul tema: “Credenti credibili
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Domenica prossima 23 febbraio alle 15.30 nel salone parrocchiale: proposta di riflessione sul tema: 
”I SALMI NELL’ESPERIENZA CRISTIANA”
Tiene l’incontro (che è proposto anche a tutte parrocchie della nostra Unità pastorale) don Vincenzo Bonato, monaco Camaldolese
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Ci stiamo preparando alla Quaresima, che inizia il 26 febbraio, mercoledì delle Ceneri. La prossima domenica saranno presentate le iniziative più importanti per vivere bene questo tempo liturgico nell’ambito della carità, 
dell’ impegno missionario, della catechesi e  della liturgia.

Preghiera sul Vangelo

Non ti basta, Gesù, l'osservanza rigorosa e devota alle regole della legge scritta e della tradizione orale: chi vuole seguirti deve obbedire ad una legge d'amore che prevede un cambiamento profondo nel modo di vedere e di giudicare, di scegliere e di agire. Per questo tu chiedi di fare bene attenzione a quello che spesso siamo portati a minimizzare, a non prendere sul serio: all’insulto che umilia e disprezza, all'ira che investe con violenza, al rancore che tarla segretamente i rapporti, al desiderio cattivo che cova nel profondo e attende solo il momento buono
per dare realizzazione a propositi turpi. 
Mentre tutti invocano decisione nel giudicare e condannare
gli errori commessi dagli altri, tu chiedi determinazione,
ma nell’estirpare il male che sta inquinando il nostro sguardo
o le nostre azioni o le nostre parole. 
Anche ciò che è permessodalle leggi degli uomini per te non costituisce un comodo alibiper sentirsi dispensati dal rispettare il comandamento dell’amore,che è infinitamente più impegnativo di ogni norma inventata dagli uomini.
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sabato 8 febbraio 2020

9 febbraio 2020

5a domenica del tempo ordinario

Prima lettura (Is 58,7-10)
Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Salmo responsoriale (Sal 111)
Il giusto risplende come luce.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.  

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. 

Seconda lettura (1Cor 2,1-5)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Vangelo (Mt 5,13-16)
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
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9 febbraio 2020
Avvisi
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Nella  42a GIORNATA NAZIONALE  DELLA VITA di domenica scorsa abbiamo raccolto 701 €uro.  Grazie per il vostro aiuto.
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 Faccio presente ancora l’iniziativadel BANCO FARMACEUTICOpresso la farmacia di Castelnuovo, per aiutare le persone in difficoltà. 

Martedì 11 febbraio è la GIORNATA MONDIALE DEL MALATO. 
Vi invito a prendere sul tavolo il testo del messaggio del Papa. 
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Giovedì 13 febbraio alle 20.30 si riunisce la “Consulta ministeriale” – cioè il Consiglio pastorale parrocchiale. L’incontro è aperto anche ai ministri della Comunione e ai lettori. Programmiamo le iniziative e le proposte per il prossimo periodo della Quaresima e altri appuntamenti. 
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DOMENICA PROSSIMA16 febbraio alle 17.30 nella chiesa di S.Benedetto 
incontro - riflessione di Paolo Curtaz:  sul tema: “Credenti credibili”

Preghiera sul Vangelo
Tu ti ricordi, Signore, ciò che è decisivo e importante nella vita:   
la capacità di dar sapore all’esistenza degli uomini, di rischiarare le loro strade, i loro percorsi tortuosi, i loro sentieri pieni di buche e di  ostacoli. 
Ecco perché tu ci chiedi di essere come il sale che dà gusto alla vita e ai nostri compagni di viaggio, senza pretendere di essere tutti, o tanti, 
o la maggioranza.
Tu ci domandi essere una luce gettata sulle complesse situazioni
che ci troviamo ad attraversare: 
una luce mite, una luce di misericordia, che non colpisce e non umilia, non ferisce e non abbaglia, una fiamma che indica, pur tremula e fragile, la strada che conduce a te,
percorso di salvezza  e di approdo ad un’ eternità di gioia.
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MESSAGGIO di  PAPA FRANCESCO PER LA 28a GIORNATA MONDIALE DEL MALATO  
11 febbraio 2020
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28)

Cari fratelli e sorelle,
1. Le parole che Gesù pronuncia: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28) indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e agli stanchi. Queste parole esprimono la solidarietà del Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, di fronte ad una umanità afflitta e sofferente. Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito! Egli chiama tutti ad andare da Lui, «venite a me», e promette loro sollievo e ristoro. «Quando Gesù dice questo, ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade di Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati dal peso della legge e dal sistema sociale oppressivo... Questa gente lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola – una parola che dava speranza» (Angelus, 6 luglio 2014).
Nella XXVIII Giornata Mondiale del Malato, Gesù rivolge l’invito agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione. Gesù Cristo, a chi vive l’angoscia per la propria situazione di fragilità, dolore e debolezza, non impone leggi, ma offre la sua misericordia, cioè la sua persona ristoratrice. Gesù guarda l’umanità ferita. Egli ha occhi che vedono, che si accorgono, perché guardano in profondità, non corrono indifferenti, ma si fermano e accolgono tutto l’uomo, ogni uomo nella sua condizione di salute, senza scartare nessuno, invitando ciascuno ad entrare nella sua vita per fare esperienza di tenerezza. 
2. Perché Gesù Cristo nutre questi sentimenti? Perché Egli stesso si è fatto debole, sperimentando l’umana sofferenza e ricevendo a sua volta ristoro dal Padre. Infatti, solo chi fa, in prima persona, questa esperienza saprà essere di conforto per l’altro. Diverse sono le forme gravi di sofferenza: malattie inguaribili e croniche, patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative, le varie disabilità, le malattie dell’infanzia e della vecchiaia… In queste circostanze si avverte a volte una carenza di umanità e risulta perciò necessario personalizzare l’approccio al malato, aggiungendo al curare il prendersi cura, per una guarigione umana integrale. Nella malattia la persona sente compromessa non solo la propria integrità fisica, ma anche le dimensioni relazionale, intellettiva, affettiva, spirituale; e attende perciò, oltre alle terapie, sostegno, sollecitudine, attenzione… insomma, amore. Inoltre, accanto al malato c’è una famiglia che soffre e chiede anch’essa conforto e vicinanza.
3. Cari fratelli e sorelle infermi, la malattia vi pone in modo particolare tra quanti, “stanchi e oppressi”, attirano lo sguardo e il cuore di Gesù. Da lì viene la luce per i vostri momenti di buio, la speranza per il vostro sconforto. Egli vi invita ad andare a Lui: «Venite». In Lui, infatti, le inquietudini e gli interrogativi che, in questa “notte” del corpo e dello spirito, sorgono in voi troveranno forza per essere attraversate. Sì, Cristo non ci ha dato ricette, ma con la sua passione, morte e risurrezione ci libera dall’oppressione del male. 
In questa condizione avete certamente bisogno di un luogo per ristorarvi. La Chiesa vuole essere sempre più e sempre meglio la “locanda” del Buon Samaritano che è Cristo (cfr Lc 10,34), cioè la casa dove potete trovare la sua grazia che si esprime nella familiarità, nell’accoglienza, nel sollievo. In questa casa potrete incontrare persone che, guarite dalla misericordia di Dio nella loro fragilità, sapranno aiutarvi a portare la croce facendo delle proprie ferite delle feritoie, attraverso le quali guardare l’orizzonte al di là della malattia e ricevere luce e aria per la vostra vita. 
In tale opera di ristoro verso i fratelli infermi si colloca il servizio degli operatori sanitari, medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo, ausiliari, volontari che con competenza agiscono facendo sentire la presenza di Cristo, che offre consolazione e si fa carico della persona malata curandone le ferite. Ma anche loro sono uomini e donne con le loro fragilità e pure le loro malattie. Per loro in modo particolare vale che, «una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro» (Angelus, 6 luglio 2014).
4. Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo “persona”, viene sempre prima dell’aggettivo “malata”. Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile. 
Nell’esperienza del limite e del possibile fallimento anche della scienza medica di fronte a casi clinici sempre più problematici e a diagnosi infauste, siete chiamati ad aprirvi alla dimensione trascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione. Ricordiamo che la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile (cfr Istr. Donum vitae, 5; Enc. Evangelium vitae, 29-53). La vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita. In certi casi, l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona. In ogni caso, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato. 
Purtroppo, in alcuni contesti di guerra e di conflitto violento sono presi di mira il personale sanitario e le strutture che si occupano dell’accoglienza e assistenza dei malati. In alcune zone anche il potere politico pretende di manipolare l’assistenza medica a proprio favore, limitando la giusta autonomia della professione sanitaria. In realtà, attaccare coloro che sono dedicati al servizio delle membra sofferenti del corpo sociale non giova a nessuno.
5. In questa XXVIII Giornata Mondiale del Malato, penso ai tanti fratelli e sorelle che, nel mondo intero, non hanno la possibilità di accedere alle cure, perché vivono in povertà. Mi rivolgo, pertanto, alle istituzioni sanitarie e ai Governi di tutti i Paesi del mondo, affinché, per considerare l’aspetto economico, non trascurino la giustizia sociale. Auspico che, coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute. Ringrazio di cuore i volontari che si pongono al servizio dei malati, andando in non pochi casi a supplire a carenze strutturali e riflettendo, con gesti di tenerezza e di vicinanza, l’immagine di Cristo Buon Samaritano. 
Alla Vergine Maria, Salute dei malati, affido tutte le persone che stanno portando il peso della malattia, insieme ai loro familiari, come pure tutti gli operatori sanitari. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 3 gennaio 2020
Memoria del SS. Nome di Gesù