venerdì 18 aprile 2014

venerdì Santo

+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni


Crocifisso di Cimabue
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 
Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».


Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

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Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

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Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». 

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

- Salve, re dei Giudei! 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. 

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

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Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

- Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

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I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

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Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.


Omelia di fra Vincenzo – Azione liturgica
L'evangelista Giovanni parla della passione di Gesù senza rilevare alcun elemento di drammaticità: non si parla di angoscia, né di tristezza né di dolore. La sofferenza fisica viene presupposta ma non descritta minutamente. La comunità di Giovanni porta la sua attenzione sui benefici ricevuti dalla passione di Gesù. Il suo dolore ha procurato a noi una vera gioia. Scopriamo questo aspetto, osservando soprattutto il momento culminante del racconto. Dopo aver preso l'accento, Gesù disse: è compiuto. E chinato il capo, consegnò lo spirito. Non si fa alcuna menzione degli strazi sofferti né della drammaticità degli eventi. Gesù osserva serenamente tutti i fatti accaduti e traccia un bilancio estremamente positivo: tutto è compiuto, tutto si sta compiendo. Che cos'è questo? È il progetto di Dio sulla storia degli uomini e su ognuno di noi. Potremmo dire: Dio si libera ora da ogni preoccupazione perché il male non dominerà. Gesù, il discendente della donna, ha schiacciato la testa del serpente. Possiamo ripetere ora il canto che leggiamo nel libro dell'apocalisse: ora si è compiuta la salvezza,  e la potenza del suo Cristo. Gesù sulla croce diventa il grande rivelatore di Dio, diventa Colui che riconcilia gli uomini con Dio, diventa il maestro decisivo che affascina e attira tutti a sé. Comincia una nuova storia e una nuova era. 
Qual è il motore di questa nuova storia? Il lievito che la fa crescere? Dopo aver detto che tutto adesso ha cominciato a compiersi e si realizzerà con certezza, Gesù -dice il testo -reclinato il capo verso di noi, ci consegna lo spirito. Consegna anche a lui il dono massimo che aveva ricevuto da Dio. Parlando di Gesù il Battista aveva detto: egli è colui che riceve lo spirito Santo senza alcuna misura. Gesù ha già, in misura piena, ciò che possiede Dio e questo dono, ora, lo consegna anche a noi. 
Lo Spirito! Il frutto della passione è il possesso dello spirito Santo. Che cos'è lo Spirito? È Gesù in noi. Egli trasmette la sua interiorità, se stesso, alla comunità radunata ai piedi della croce. Per parlare dello spirito dovremmo fare un lungo discorso ma ora mi limito soltanto ad un aspetto. 
Generalmente si pensa che la Chiesa sia una istituzione severa che esige impegno, spesso eccessivo, che impone divieti e massacra i suoi aderenti. È vero questo? Di per sé Gesù, non ha consegnato una legge ma a se stesso, il suo spirito, la sua capacità di amore. Gesù ha consegnato alla chiesa la sua carità. La carità cioè l'impegno d'amore è una cosa facile o difficile? È una cosa leggera o pesante? Impone divieti o libera dai divieti?
Dobbiamo intenderci: seguire Gesù, vivere secondo amore è una cosa più difficile che osservare semplicemente un complesso di norme o di regole. Spinte da vero amore tante persone hanno dato la stessa vita e hanno affrontato un mare di difficoltà. Quindi chi vuole avere una vita comoda, è meglio che non si ponga alla sequela di Gesù. Sottostare ad una serie di divieti è meno difficile che vivere secondo le esigenze della carità. Chi ama, si impone da sé tante regole e tante restrizioni. Da questo punto di vista sembra che abbia ragione chi vede il cristianesimo come una congerie di divieti. 

Tuttavia tutto ciò che si fa per amore diventa anche leggero e facile. Immaginiamo, come esempio, una persona che vuole imparare a suonare uno strumento musicale. Se ama questo strumento e un certo genere di musica, volontariamente si sottopone ad un duro sforzo. Si impone regole e divieti. Ma nell'apprendimento si lascia trasportare dalla sua passione e dalla soddisfazione che prova nel vedere i buoni risultati del suo sforzo. Gesù lasciandoci il suo spirito non ci consegna una legge né una serie di norme ma l'amore, che deve diventare per noi una passione dominante. Senza la presenza di questo amore, il cristianesimo può sembrare una serie spaventosa di divieti ma se consideriamo l'energia dello Spirito che pervade il credente maturo, la fede diventa veramente una scuola di gioia e un vero sollievo. Oltre tutto la vita più pesante viene vissuta da chi si lascia dominare dal peccato.

Preghiera universale
Adorazione della Santa Croce

. Il sacerdote, con i ministranti si reca alla porta della chiesa (oppure il sacerdote attende all’altare che gli venga portata la Croce).
 Ogni volta il celebrante innalza la Croce, invitando i presenti all’adorazione con le parole: Ecco il legno della Croce e tutti rispondono: Venite, adoriamo. Dopo ogni risposta, tutti s’inginocchiano e fanno una breve adorazione in silenzio. Chi porta la Croce rimane in piedi, tenendola alquanto elevata.
Infine si depone la Croce con i candelieri all’ingresso del presbiterio.




Ecco il legno della Croce,
al quale fu appeso il Cristo,
Salvatore del mondo.

R. Venite, adoriamo.

giovedì 17 aprile 2014

Papa Francesco lava e bacia i piedi a dodici disabili

DOV'E' CARITA' E AMORE

Giovedì santo

Preghiamo: O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena 
nella quale il tuo unico Figlio, 
prima di consegnarsi alla morte, 
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, 
convito nuziale del suo amore, 
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero 
attingiamo pienezza di carità e di vita. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Tintoretto. L'Ultima Cena

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». 
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». 
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio
Traduzione: Dov'è carita e amore, lì c'è Dio.
L'amore di Cristo ci ha riuniti in unità :
esultiamo e rallegriamoci in esso !
Temiamo ed amiamo il Dio vivente
ed amiamoci con cuore sincero!
Perciò mentre insieme ci raduniamo,
facciamo attenzione a non creare divisioni nei nostri pensieri;
cessino le contese malevole, cessino le liti,
e sia in mezzo a noi Cristo Dio.
E possiamo infine vedere con i beati
nella gloria il tuo volto, Cristo Dio:
gioia immensa e buona
per gli infiniti secoli dei secoli! Amen.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni



Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

sabato 12 aprile 2014

avvisi 13 aprile 2014

QUARESIMA - PASQUA 2014
Domenica della Palme
+ Dal Vangelo secondo Matteo


Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea»

®       In questa domenica delle Palme il gruppo della Carità mette a disposizione dei rami d’ulivo con la possibilità, per chi lo desidera, di sostenere inziative di solidarietà parrocchiale.

Lunedi - Martedì e Mercoledì santo
S.Messa ore 18.00
Lunedì ore 20.30: preghiera per tutti gli adulti  e, in particolare, per coloro che hanno partecipato agli incontri
di catechesi in Quaresima
TRIDUO PASQUALE
GIOVEDI  SANTO  (17 aprile)
ore 9.30: S.Messa del Crisma in Cattedrale

ore 20.30  S.Messa nella Cena del Signore (con il rito della lavanda dei piedi)
  In questa S. Messa sono invitate soprattutto le famiglie dei bambini di 4a elementare
 In questa S. Messa continua la raccolta delle offerte della carità quaresimale, da destinare alla missione triveneta  in Thainlandia

Segue la preghiera davanti all’Eucarestia, fino alle 23.00

VENERDI  SANTO (18 aprile)
ore 8.30       Preghiera di Lodi. Confessioni: 9-11; 16.30 - 18.30
  ore 15.00 Celebrazione della Passione del  Signore
ore 20.30 Via Crucis all’aperto  nella zona della “Colombara”

Il ritrovo per l’inizio della Celebrazione è al parcheggio, dopo il santuario del Frassino
La conclusione è prevista nel parco-giochi  di via S.Francesco, presso il capitello della Madonna. Le famiglie che si trovano nella zona sono invitate a mettere dei segni di devozione al passaggio della Via Crucis. (in caso di cattivo tempo la VIA CRUCIS sarà in chiesa, alla stessa ora)

SABATO SANTO (19 aprile)
ore 8.30 Preghiera di Lodi
Le Confessioni dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.00  alle 19.30
ore 21.30  Solenne  VEGLIA PASQUALE
E’ la Celebrazione più importante di tutto l’anno liturgico, alla quale tutti siete invitati !

PASQUA
 (20 aprile) Orario delle messe: 8.00  9.30 – 11.00- 19.00
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Lunedì dell’Angelo (21 aprile): unica S.Messa alle 9.30
  
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preghiera alla Domenica delle Palme

Fra quelli che ti acclamano, Gesù, fra quelli che si lasciano prendere dall' entusiasmo al tuo passaggio, ce ne sono molti che sognano il ristabilimento della potenza d'Israele,
della sua indipendenza, dell'antico splendore.
Quel titolo, "Figlio di Davide", si presta facilmente a qualche equivoco. Eppure tra poco non ci potrà più essere alcuna ombra di dubbio sul senso autentico della tua missione.
Perché ormai è vicina l'ora della passione,  l'ora della croce, ma anche della gloria, l' ora dell'oscurità, ma anche della rivelazione. Sarà proprio osservando il modo in cui muori che il centurione ti riconoscerà come il Figlio di Dio: venuto non con la forza, ma nella debolezza, non per schiacciare e colpire, ma per liberare ed amare.
In questa Settimana Santa che oggi prende inizio,
noi ti accompagniamo, recando in mano i rami di ulivo, sul percorso doloroso della passione e della morte, per condividere  a tua risurrezione.

Preghiera a PASQUA
È ancora notte quando Maria viene al tuo sepolcro, Cesù, e lo trova spalancato e vuoto. E non le resta che pensare al furto del tuo corpo senza vita. È ancora buio fuori e dentro di lei: sono le tenebre  che avvolgono il suo cuore da quando ha visto il succedersi di avvenimenti drammatici, culminati  nella tua morte sulla croce.
L'oscurità avvolge anche gli animi dei due discepoli che corrono alla tua tomba per constatare di persona.  I teli e il sudario sono lì a testimoniare che tu non ne hai più bisogno, perché la morte è stata sconfitta e tu ora vivi, risorto, nella gloria. Ed è proprio lì dentro il luogo in cui avrebbero voluto seppellire ogni tua parola e ogni tuo gesto, il tuo Vangelo e la speranza che il discepolo si apre
alla luce della fede.È grazie a quella luce che tutto acquista senso e la croce appare nel fulgore della tua risurrezione. È grazie a quella luce che il dolore e la tristezza si mutano in gioia e un' audacia nuova percorre il cuore.