sabato 13 aprile 2019

14 aprile 2019


14.04.2019 -  DOMENICA DELLE PALME


AVVISI

DOMENICA DELLE PALME
e inizio della SETTIMANA SANTA





                         ingresso a Gerusalemme



Lunedì - martedì e mercoledì santo:
S. Messa ore 8.00


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TRIDUO PASQUALE NELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE

GIOVEDì SANTO (18.04)

- alle ore 9.30 - in Cattedrale - S.Messa crismale con la benedizione degli oli e la rinnovazione delle promesse sacerdotali
ore 20.30: S.Messa nella “Cena del Signore”,

 con l’nvito particolare alle famiglie e ai ragazzi di 4a elementare (che si stanno preparando alla Messa di Prima Comunione). 
A questa Messa gli adulti possono consegnare il loro contributo per l’aiuto alle attività missionarie diocesane e i ragazzi il loro salvadanaio, ricevuto all’inizio della Quaresima. Anima la Corale parrocchiale.
Dopo la S. Messa continua la preghiera personale nella cappella feriale davanti all’ Eucarestia.

VENERDI’ SANTO (19.04)- Giorno di digiuno e astinenza.
ore 8.30: preghiera di Lodi
ore 15.00: in chiesa: Celebrazione liturgica della PASSIONE DEL SIGNORE. 
Dalle 16.30 alle19.00: possibilità della Confessione.
ore 20.30: Via Crucis all’aperto, 
nella zona "Via Forte Laghetto”", seguendo il percorso stabilito.
 (in caso di maltempo la Via Crucis sarà in chiesa alle 20.30)
In questo giorno possiamo aiutare le comunità cristiane di Terra Santa

SABATO SANTO (20.04)
ore 8.30: preghiera di Lodi

Dalle ore 9.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00: possibilità della Confessione.


ore 21.30: SOLENNE VEGLIA PASQUALE NELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE,animata dalla Corale parrocchiale
E’ la Celebrazione più solenne dell’anno liturgico e prevede 4 momenti: La liturgia della  luce - la liturgia della parola - la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica. E’ molto importante la partecipazione a questo momento culminante della vita liturgica.

PASQUA


LE MESSE hanno il consueto orario: 

8.00 – 9.30(animata dalla corale parr.) 
11.00(animata dal coro giovani)

Lunedì 2 aprile: unica Messa ore 9.30

Preghiera di Pasqua

La tua morte ha gettato i tuoi discepoli  in un dolore cupo e profondo, 
faticano ad uscire. Ma ecco, Gesù, l’annuncio che li raggiunge e li sorprende, al punto di non riuscire ad accogliere le parole delle donne che ti annunciano risorto. Sembrano loro un vaneggiamento, una cosa del tutto impossibile e un sogno che potrebbe provocare un’ ulteriore delusione.
E’ difficile accettare quanto è accaduto: ammettere che la morte non ha potuto pronunciare l’ultima parola sulla tua esistenza, colma d'amore.
È difficile riconoscere che questa è la strada scelta da Dio per salvarci
e che non esistono scorciatoie per arrivare alla gloria della risurrezione.
È difficile passare da un sepolcro in cui piangerti e onorarti come un morto e credere fermamente che tu sei vivo e presente in mezzo a noi, lungo le strade della nostra storia. Eppure se ci lasciamo condurre da questo evento inatteso e insperato, la nostra esistenza conosce un orizzonte nuovo, un futuro diverso. È quella novità che non si realizza con il ricorso alla forza e all’ arroganza, o  con l’atteggiamento di chi pensa di bastare a se stesso e di non aver bisogno di te…
Fa’, o Signore, che non ti consideriamo un fantasma evanescente, una figura  lontana da noi, una presenza ingombrante di cui possiamo fare a meno… Aiutaci a capire che senza di te, risorto e vivo, non riusciamo a vivere in pienezza, che tu ci doni il segreto di una vita buona e serena, che tu realizzi i nostri desideri più profondi che non ci deludono mai.

BUONA E SERENA PASQUA A TUTTI !






sabato 6 aprile 2019

7 aprile 2019

5a domenica di Quaresima anno C

Prima lettura (Is 43,16-21)
Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore, 
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Salmo responsoriale (Sal 125)
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Seconda lettura (Fil 3,8-14)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési 

Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Vangelo (Gv 8,1-11)
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. 
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in 
 poi non peccare più».
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Letture patristiche (S.Agostino)
1.   Verità, bonta, giustizia e misericordia

            Considerate ora in qual modo la bontà del Signore fu posta alla prova dai suoi nemici. "Allora gli scribi e i farisei conducono una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero. «Maestro, questa donna è stata colta in adulterio. Ora Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare tali donne: tu che ne dici?». E questo dicevano per metterlo alla prova, in modo da poterlo accusare" (Gv 8,3-6).
            Accusarlo di cosa? Forse avevano colto anche lui in qualche delitto?... E siccome i suoi nemici, per invidia e per rabbia, non riuscivano a sopportare queste due qualità, cioè la sua dolcezza e la sua verità, cercarono allora di tendergli un tranello sulla terza, cioè sulla giustizia. In qual modo?
            La legge comandava che gli adulteri dovevano essere lapidati, e la legge non poteva comandare ciò che non era giusto: se qualcuno si opponeva a un precetto della legge, veniva accusato di prevaricazione. I Giudei avevano pensato tra sé: egli è ritenuto amico della verità e appare mansueto; dobbiamo cercare di coglierlo in fallo sulla giustizia: presentiamogli una donna colta in adulterio, e diciamogli che cosa stabilisce la legge in tali casi. Se egli ordinerà che sia lapidata, mostrerà di non essere affatto mansueto: se dirà che deve essere lasciata andare, mostrerà di non avere giustizia. Siccome non vorrà perdere - essi dicevano - l`aureola di mansuetudine, grazie alla quale è amato dal popolo, senza dubbio dirà che dobbiamo lasciarla andare. Cosí noi avremo l`occasione per accusarlo, per dichiararlo reo come prevaricatore e potremo dire di lui che è nemico della legge, che ha parlato contro Mosè o, meglio, contro colui che per mezzo di Mosè ci ha dato la legge; e quindi è degno di morte e deve essere lapidato insieme alla donna.
            Con queste parole e con questi ragionamenti la loro invidia si accresceva, ardeva il loro desiderio di accusarlo, diveniva piú forte la voglia di condannarlo. Cosa li spingeva a parlare in questo modo, e contro chi parlavano? Era la perversità che tramava contro la rettitudine, la menzogna contro la verità, il cuore corrotto contro il cuore retto, la stoltezza contro la sapienza...
            Cosa rispose il Signore Gesú? Cosa rispose la verità, la sapienza, la stessa giustizia contro la quale era diretta l`insidia?
            Non disse: Non sia lapidata! Se lo avesse detto sarebbe apparso che egli andava contro la legge. Ma si guardò bene anche dal dire: Sia lapidata! Egli era venuto infatti per non perdere ciò che aveva trovato, anzi per trovare ciò che si era perduto (cf. Lc 19,10). Cosa rispose? Considerate quanto la sua risposta sia contemporaneamente carica di giustizia, di mansuetudine e di verità! Disse: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei" (Gv 8,7).
            Risposta piena di saggezza! In che modo li costrinse a guardare dentro se stessi? Essi infatti calunniavano gli altri, ma non scrutavano in se stessi: vedevano l`adulterio della donna, non i loro peccati...
            L`avete sentita voi, farisei, dottori della legge, custodi della legge, ma non 
avete compreso il Legislatore.
            Che cosa ha voluto mostrarvi ancora, quando scriveva con il dito in terra? Ha voluto mostrarvi che la legge è stata scritta col dito di Dio e che, a causa della durezza dei cuori, essa è stata scritta sulla pietra (cf.Es 31,18). E ora il Signore scriveva sulla terra perché cercava il frutto della legge. Voi avete inteso: «si compia la legge», «sia lapidata l`adultera»: ma nel punire la donna, la legge dovrà essere applicata da coloro che a loro volta debbono essere puniti? Ciascuno di voi consideri se stesso, entri in se medesimo, si ponga dinanzi al tribunale della sua anima, si costituisca alla sua coscienza, e obblighi se stesso a confessarsi. Egli solo sa chi è, poiché nessun uomo conosce i segreti di un altro, se non lo spirito medesimo dell`uomo che è dentro di lui. Ciascuno, guardando in se stesso, si scopre peccatore (cf. 1Cor 2,11). Non c`è alcun dubbio su questo. Quindi, lasciate andare questa donna, oppure accettate con lei le pene previste dalla legge. Se il Signore avesse detto: Non lapidate l`adultera!, sarebbe stato accusato di ingiustizia; se avesse detto: Lapidatela!, non sarebbe apparso mansueto. Che formuli dunque una risposta che a lui si addice, che è mansueto e giusto: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei». Questa è la voce della giustizia: si punisca la peccatrice, ma non siano i peccatori a punirla; sia rispettata la legge, ma non siano i violatori della legge a imporne il rispetto. Ben a ragione è la voce della giustizia.
            Essi, colpiti da queste parole come da una freccia grossa quanto una trave, "uno dopo l`altro se ne andarono" (Gv 8,9). Restano solo loro due, la misera e la misericordia. E il Signore, dopo averli colpiti con la freccia della giustizia, non si degna neppure di stare a vedere la loro umiliazione, ma, voltando loro le spalle, "di nuovo col dito scriveva in terra" (Gv 8,8).
            Quella donna era dunque rimasta sola, poiché tutti se ne erano andati: Gesú allora levò i suoi occhi su di lei. Abbiamo udito la voce della giustizia, udiamo ora anche quella della dolcezza.
            Credo che quella donna fosse stata piú degli altri colpita e spaventata dalle parole che avete sentito dire dal Signore: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei». I farisei esaminandosi e con la loro stessa partenza confessandosi colpevoli, avevano lasciato la donna con un cosí grande peccato, insieme a colui che era senza peccato. Ed essa, dopo avere udito: «Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei», temeva di essere punita da lui, nel quale non era peccato. Ma egli, dopo avere cacciato i suoi nemici con la voce della giustizia, levando su di lei gli occhi della mansuetudine, le chiese: "Nessuno ti ha condannato?" (Gv 8,10). E quella rispose: "Nessuno, o Signore" (Gv 8,11). Ed egli replicò: "Neppure io ti condannerò (ibid.)",tu che avevi temuto di essere punita da me, poiché in me non hai trovato peccato.
            «Neppure io ti condannerò». Che vuol dire questo, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? No di certo. Sentite ciò che segue: "Va` e d`ora innanzi non peccare più (ibid.)".In altre parole, il Signore condanna il peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse perdonato il peccato, avrebbe detto: Neppure io ti condanno, va` vivi come vuoi, sta` sicura che io ti libererò; per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti libererò da ogni pena e da ogni sofferenza dell`inferno. Ma non disse cosí.
Intendano bene coloro che amano nel Signore la mansuetudine e temano la verità. Infatti è insieme "dolce e retto il Signore" (Sal 24,8).
            Tu lo ami perché è dolce, devi temerlo perché è retto. In quanto è mansueto disse: «Tacqui»; ma in quanto è giusto aggiunse: "Ma forse sempre tacerò?" (Is 42,14secondo i LXX). "Il Signore è pietoso e benigno" (Sal 85,15). Senza dubbio è cosí. Aggiungi ancora «pieno di bontà» e ancora "tardo all`ira (ibid.)"; ma non dimenticare di temere ciò che sarà nell`ultimo giorno, cioè «verace». Egli sopporta ora le colpe dei peccatori, ma allora giudicherà chi lo ha disprezzato. "Ovvero disprezzi le ricchezze della sua bontà e della sua mansuetudine, ignorando che la pazienza di Dio ti spinge alla penitenza? Ma tu con la durezza del tuo cuore impenitente, ti attiri sul capo un cumulo di collera per il giorno dell`ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere" (Rm 2,4-6). Il Signore è mansueto, il Signore è longanime, è misericordioso; ma è anche giusto, è anche verace. Ti dà il tempo di correggerti, ma tu preferisci godere di questa dilazione piuttosto che emendarti. Fosti malvagio ieri? Sii buono oggi. Hai passato nel male la giornata di oggi? Deciditi a cambiare domani. Ma tu aspetti sempre a correggerti, sempre ti riprometti di usufruire della misericordia di Dio, come se colui che ti ha promesso il perdono in cambio del pentimento, ti avesse anche promesso una vita lunghissima. Come fai a sapere che per te ci sarà anche il giorno di domani? Hai ragione quando dici nel tuo cuore: quando mi correggerò, Dio mi rimetterà tutti i peccati. Non possiamo certo negare che Dio ha promesso il perdono a tutti coloro che si correggono e che si convertono. Ma in quella stessa profezia dove tu leggi che Dio promise indulgenza a chi si pente, non puoi leggere che Dio ti ha promesso anche una lunghissima vita.
            Contro due ostacoli gli uomini rischiano di naufragare la speranza presuntuosa e la disperazione; due ostacoli del tutto opposti, e che derivano da sentimenti diametralmente contrari. Uno dice: Dio è buono, è misericordioso, io posso perciò fare ciò che mi pare e piace, posso lasciare sciolte le briglie alle mie passioni, posso soddisfare tutti i miei desideri. Perché posso farlo? Perché Dio è misericordioso, è buono, è mansueto. Costoro corrono rischi proprio per la loro speranza, perché non si inducono mai a correggersi. Sono invece vittime della disperazione coloro che, avendo commesso gravi peccati, ritengono di non poter essere piú perdonati e, considerandosi, senza dubbio alcuno, destinati alla dannazione, dicono: Saremo certamente dannati; perché non possiamo allora fare ciò che ci pare, come fanno i gladiatori che sanno di non avere scampo e che il loro destino è essere uccisi dalla spada? Per questo i disperati sono anche pericolosi: essi che credono di non avere piú ormai niente da temere, debbono invece essere riguardati con timore. La disperazione li uccide, cosí come la speranza uccide gli altri.
            L`anima fluttua tra la speranza e la disperazione. Devi temere di essere ucciso dalla speranza, devi cioè temere che, mentre tranquillamente continui a sperare nella misericordia, tu non ti ritrovi d`improvviso di fronte al giudizio; altrettanto devi temere che la disperazione non ti uccida; devi temere cioè, poiché hai ritenuto di non poter ottenere il perdono per i gravi delitti che hai commesso e perciò non te ne sei pentito, di incorrere nel giudizio del tribunale della sapienza, che dice: "E io riderò della vostra sventura" (Pr 1,26).
            Cosa fa il Signore verso coloro che sono in pericolo per l`una o l`altra di queste due malattie? A coloro che corrono rischi per la troppa speranza dice: "Non tardare a convertirti a Dio, né differire di giorno in giorno; perché d`un tratto scoppia la sua ira e nel giorno del giudizio tu sei spacciato" (Sir 5,7). E a coloro che corrono pericoli per la disperazione, che dice Dio?"In qualunque giorno l`iniquo si sarà convertito, tutte le sue iniquità io dimenticherò" (Ez 18,21.22.27). A coloro dunque che sono in pericolo per la disperazione egli indica il porto dell`indulgenza; per coloro che corrono rischi per la eccessiva speranza e si illudono di avere sempre tempo, fa incerto il giorno della morte. Tu non sai quando verrà l`ultimo giorno. Sei un ingrato, non riconosci la grazia di Dio, che ti ha dato anche il giorno di oggi affinché tu ti corregga.
            Questo è il senso delle parole che disse a quella donna: «Neppure io ti condannerò»: ora che sei tranquilla a proposito di quanto hai commesso in passato, abbi timore di quanto potrà accadere nel futuro. «Neppure io ti condannerò»: cioè ho distrutto ciò che hai commesso, ma osserva quanto ti ho comandato, al fine di ottenere quanto ti ho promesso.
            (Agostino, Comment. in Ioan., 33, 4-8)

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7 aprile 2019: 5a dom. di Quaresima 
AVVISI
Le iniziative principali della Quaresima
1- Venerdi ore 15.00:  la Via Crucis 
2- Tutte le domeniche di Quaresima c’è la raccolta di alimenti
 3- Sensibilizzazione sulle attività missionarie diocesane

Mercoledì 10 aprile - ore 20. 30
nella nostra chiesa
“Spazio aperto” presenta la riflessione in arte e musica:
IL CROCIFISSO

Domenica prossima 14 aprile  è la 
DOMENICA DELLE PALME
 e l’inizio della SETTIMANA SANTA

La Messa delle 9.30sarà preceduta dalla benedizione dei rami d’ulivo nel cortile, (ore 9.15) cui seguirà la processione verso la chiesa, facendo memoria dell’ ingresso di Gesù a Gerusalemme.
  
Anche alla Messa delle ore 11.00faremo la benedizione dei rami d’ulivo sul sagrato davanti all’ingresso della chiesa. 
Teniamo presente la possibilità di aiutare il Centro missionario diocesanoa favore delle iniziative dei nostri preti diocesani. Inoltre c’è la raccolta del gr. Carità con il segno augurale dei rami d’ulivo, per le situazioni di bisogno della parrocchia.
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Preghiera sul Vangelo della 5a domenica di Quaresima

Probabilmente hanno già le pietre in mano, pronte per essere lanciate contro quella donna e non vedono l’ora di toglierla di mezzo. Per farlo prendono a pretesto quello che prescrive la legge di Mosè. 
Lei non può difendersi perché il suo peccato è palese: l’hanno sorpresa in flagranza di reato.
E quindi si aspetta di venir lapidata, uccisa da una scarica di pietre.
Questo è quello che sarebbe accaduto, Gesù, se quel giorno scribi e farisei non avessero voluto concedersi addirittura un piacere in più, quello di metterti in difficoltà. 
All’apparenza non avevi vie d’uscita: o applicavi la legge di Mosé (e allora dov’era tutta la tua misericordia?) o avevi l ’ardire di trasgredirla e ti avrebbero accusato di violare le tradizioni fondanti dell’ebraismo. Tu obblighi tutti a fare i conti  
con la propria coscienza, con le proprie infedeltà.
Con la pietra in mano, nessuno se la sente
di mentire spudoratamente davanti a te.
Rotto il cerchio della morte, tu puoi finalmente offrire alla donna quello che 
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sabato 23 marzo 2019

24 marzo 2029

liturgia della parola 3a Quaresima C 

Prima lettura (Es 3,1-8.13-15)
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele». 
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». 
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

Salmo responsoriale (Sal 102)
Il Signore ha pietà del suo popolo.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.

Seconda lettura (1Cor 10,1-6.10-12)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

Vangelo (Lc 13,1-9)
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»

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Le iniziative principali della Quaresima

1- Venerdi ore 15.00:  la Via Crucis – catechesi degli adulti
2- Tutte le domeniche di Quaresima c’è la raccolta di alimenti
3- Sensibilizzazione sulle attività missionarie diocesane
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Preghiera sul Vangelo della 3a domenica di Quaresima
Oggi più che mai siamo convintidi essere creature estremamente fragili.
Possediamo mezzi straordinari per raggiungere qualsiasi località, ma non siamo messi al riparo da incidenti e catastrofi perché c’è sempre la possibilità di un errore umano e dell’imprevisto.
Ci illudiamo di dominare la natura e di piegarla ai nostri progetti,
ma poi dobbiamo ammettere che un terremoto o un ciclone  ci mettono subito in ginocchio. E tutti sappiamo bene di non poter sfuggire alla violenza cieca e distruttrice del terrorismo che talvolta colpisce a caso, solo per lacerare ed uccidere a scopo dimostrativo. Che cosa fare, Signore Gesù? Certo, non dobbiamo rinunciare a cercare le cause e ad individuare i colpevoli,  ma sappiamo che questo non elimina la debolezza della nostra condizione. Tu ci inviti a non attribuire a Dio eventi che hanno altri responsabili.
Ma ci chiedi anche di non perdere tempo, rimandando ulteriormente il momento della nostra conversione. Sì, solo nelle tue mani la nostra vita può dirsi veramente al sicuro e possiamo affrontare fiduciosi qualsiasi evento.

Programma  catechesi adulti 
                               
giorno
luogo
animatore

Lunedì
ore 15.30
fam. Ivana Bresciani
via S.Francesco
don Attilio
mercoledì
ore 9.00
fam. Tomellini-Marconi

Maria Teresa 
e Cristina
mercoledì
ore 21.00
fam. Idone D.
e Elena
don Attilio
giovedì
ore 15.30
in chiesa
Maurizio Santellani 
venerdì
ore 20.30
fam. Caldogno Francesco
via Lazio, 13
Caldogno Francesco
  SETTIMANA EUCARISTICA 2019
Lunedì   25 marzo
ore   16.00                      adorazione per tutti
ore 17.00                        S. Messa
                                                                                                                                                                                 
Martedì   26  marzo  
ore  16.00                     adorazione per tutti         
ore  17.00                     S. Messa            
  ore 17.30                    preghiera per i ragazzi di 1a media             
Mercoledì  27 marzo 
ore  16.00                     adorazione per tutti         
ore  17.00                     S. Messa
Giovedì    28 marzo 
ore    16.00                   adorazione
ore    17.00                   Vespero
ore     20.30                  preghiera comunitaria, aperta a tutti
ore     21.00                  S. Messaanimata dalla corale 
                                                                                                                                           
Venerdì   29 marzo
ore  15.00                     Via Crucis
ore  15.45                     esposizione e adorazione
ore  17.00                     S. Messa
ore   20.30                    preghieraper anim. ado,                                                                                                                                                                                                                                                                                                     
                                    
Sabato   30 marzo
ore  10.15                     preghieracon i ragazzi di  2a  media    
ore 18.00                       S. Messa           
Domenica 31 m.          S. Messe ore 8.00- 9.30- 11.00e Benedizione euc.                                                       
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I MISSIONARI UCCISI NELL’ANNO 2018
(giornata di ricordo e di preghiera)      

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Nel corso dell’anno 2018 sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente, e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35.Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. 
Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica (21); in America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici (15); in Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti (3); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote (1).

Usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. 
Anche quest’anno molti missionari hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini. Ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana.  Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti.